{"id":27384,"date":"2022-09-16T20:59:36","date_gmt":"2022-09-16T20:59:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=27384"},"modified":"2022-09-16T20:59:36","modified_gmt":"2022-09-16T20:59:36","slug":"serena-conduce-operaclassica-eco-italiano-1755","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=27384","title":{"rendered":"Serena conduce operaclassica eco italiano"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/ghjk-1.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-26730\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/ghjk-1.jpg\" alt=\"\" width=\"244\" height=\"119\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/ghjk-1.jpg 244w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/ghjk-1-150x73.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 244px) 100vw, 244px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Teatro di San Carlo <\/strong><\/p>\n<p><strong>Musica da Camera<\/strong><\/p>\n<p><strong>Nuovo appuntamento domenica 18 settembre ore 18.00<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Dopo la pausa estiva, riprendono gli appuntamenti della <strong>Stagione da Camera del Teatro di San Carlo.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Domenica 18 settembre 2022 alle ore 18.00<\/strong> il trio composto da <strong>Mariano Lucci<\/strong> al Clarinetto, <strong>Lorenzo Ceriani<\/strong> al Violoncello e <strong>Alexandra Brucher<\/strong> al pianoforte eseguir\u00e0 il <em>Trio n.4 in Sib maggiore, Op. 11<\/em> di <strong>Ludwig van Beethoven<\/strong>, il <em>Trio in la minore per clarinetto violoncello e pianoforte, Op. 114<\/em> di <strong>Johannes Brahms<\/strong> e il <em>Trio per clarinetto, violoncello e pianoforte<\/em> di <strong>Nino Rota<\/strong>.<\/p>\n<p>I tre brani in programma, per una formazione non molto usuale che unisce il clarinetto al violoncello e pianoforte, furono scritti dai tre grandi compositori nell\u2019arco di poco meno di due secoli, da fine Settecento all\u2019ultimo terzo del Novecento.<\/p>\n<p>Ciascuno di questi lavori fu concepito per le particolari caratteristiche di specifici esecutori, che i tre compositori ben conoscevano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>GUIDA ALL\u2019ASCOLTO<\/strong><\/p>\n<p><strong>A cura di Dinko Fabris<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Come indica il numero d\u2019opera 11, il Trio in Sib maggiore appartiene ancora alla fase giovanile di Ludwig van Beethoven, arrivato a Vienna da Bonn solo sei anni prima. Nonostante la presenza del clarinetto, \u00e8 numerato tra i Trii per archi e pianoforte (di fatto fu presto eseguito in alternativa col violino al posto dello strumento a fiato) e questo indica la mancanza di una vera attenzione alle caratteristiche idiomatiche del clarinetto, almeno in questa fase. Il Trio, dedicato alla contessa Maria Wilhelmine von Thun (che aveva patrocinato Mozart e madre di un mecenate di Beethoven, il principe Lichnovsky) \u00e8 sempre stato considerato formalmente legato al Settecento &#8211; la sua prima esecuzione avvenne nel 1798 a Vienna &#8211; e per questo non paragonabile alla straordinaria fase creativa beethoveniana che fece seguito alla terribile crisi del 1802. Pur nella compostezza formale nel solco di Haydn, i tre tempi presentano comunque alcuni tratti sorprendenti sia per le soluzioni armoniche (come per esempio l\u2019apparizione di un tema secondario nel primo tempo, Allegro con brio o di una struggente cantabilit\u00e0 nell\u2019Adagio intermedio) sia per l\u2019emergere di pattern di variazioni, che occupano l\u2019intero ultimo tempo, Allegretto. Queste ultime prendono spunto da una melodia cantata nell\u2019opera comica <em>L&#8217;Amor marinaro<\/em>\u00a0di Joseph Weigl, rappresentata con grande successo popolare nel 1797, proprio mentre Beethoven stava componendo il Trio: da qui il sottotitolo asesegnato al Trio di \u201cGassenhauer\u201d ossia \u201cla canzonetta\u201d.<\/p>\n<p>Quasi cento anni pi\u00f9 tardi Johannes Brahms, sul finire della sua esistenza, scopriva le meraviglie timbriche e tecniche del clarinetto, che entr\u00f2 con ben quattro brani nell\u2019ultima parte del suo catalogo. Ci\u00f2 si deve all\u2019incontro con Richard M\u00fchlfeld, clarinettista dell\u2019orchestra di Meiningen, che gli fece scoprire le qualit\u00e0 timbriche uniche dello strumento: nacquero cosi il Trio e il Quintetto con clarinetto oltre a due sonate col pianoforte. Il Trio op. 114 fu terminato nell\u2019estate del 1891 a Bad Ischl e suonato alla prima dallo stesso Brahms al pianoforte, con M\u00fchlfeld al clarinetto e l\u2019intervento del virtuoso violoncellista Hasmann.\u00a0 Il Trio, in quattro movimenti, mostra fin dal primo tempo, in la minore,\u00a0 la caratteristica brahmsiana del rinnovamento all\u2019interno della tradizione (un po\u2019 come abbiamo visto per il Trio di Beethoven), essendo composto in perfetta forma sonata con i due temi contrastanti: presto emerge un terzo tema lirico che rimette in discussione quello che sembrava un percorso scolastico obbligato, tanto che lo sviuluppo \u00e8 significativamente pi\u00f9 breve del consueto, e l\u2019Allegro termina con una coda piuttosto vistosa. Il successivo Adagio in re maggiore sviluppa un dialogo sognante tra i due strumenti melodici su costanti arpeggi del pianoforte. L\u2019Andantino grazioso, in forma di un classico minuetto col trio, si avvia nella tonalit\u00e0 di la maggiore e costuitsce uno dei momenti pi\u00f9 riusciti della composizione grazie al suo perfetto equilibrio formale intorno a un unico tema di grande fascino.: qualche critico ha sottolineato il corteggiamento quasi amoroso tra il clarinetto e il violoncello. Il tempo Finale ripropone la tonalit\u00e0 di La minore con un unico tema e alcune idee secondarie, sovrapponendo ancora una volta alla forma sonata un serrato contrappunto tra gli strumenti in un gioco di densit\u00e0 e rarefazione che ben rappresenta la mano di uno dei maggiori compositori di musica da camera di tutti i tempi.<\/p>\n<p>Con un altro volo di un secolo, il programma ci porta infine nell\u2019Italia degli anni Settanta con uno dei tanti gioielli cameristici di Nino Rota, compositore a lungo considerato inattuale per la sua atemporalit\u00e0 considerata reazionaria, ed oggi premiato dalla storia come il compositore italiano della seconda met\u00e0 del Novecento pi\u00f9 eseguito al mondo. Fin dalle prime battute di questo Trio\u00a0 si avverte la tipica \u201cfirma\u201d di Nino Rota, con le melodie leggermente dissonanti di clarinetto e violoncello su una base ritmica ossessiva e allo stesso tempo sognante del pianoforte, in uno straniante tempo di valzer viennese. Il clarinetto era uno strumento molto usato dal compositore nelle sue colonne sonore per Fellini, soprattutto per delineare le atmosfere clownesche e surreali. Ma lo aveva anche sapientemente adoprato in composizioni cameristiche di grande spessore, come <em>La petite offrande musicale<\/em> dedicata nel 1943 al suo maestro Casella e soprattutto la <em>Sonata per clarinetto e pianoforte<\/em> scritta nel 1945. La Sonata di Rota venne composta per il clarinettista Attilio Torquato Scotese, docente presso l\u2019allora Liceo Musicale di Bari in cui Rota era da sei anni docente e di cui sarebbe diventato direttore dopo la trasformazione in Conservatorio.\u00a0Come gran parte della sua musica da camera, al momento della sua elaborazione nel 1973 anche il Trio con clarinetto era stato probabilmente provato ed eseguito dai docenti di quel tempo: Angelo Perrino al clarinetto e Franco Rossi al violoncello, con lo stesso Rota al pianoforte, enmtrando poi nel repertorio personale dei successivi allievi. La partitura autografa compilata a matita, secondo le abitudini del compositore, si trova nel Fondo Rota della Fondazione Cini di Venezia ed \u00e8 stata stampata dall\u2019editore Schott nel 2002. Si compone di tre movimenti alla maniera classica. Dopo il valzer iniziale, il tempo centrale del Trio si rivela una pagina di straordinaria sensibilit\u00e0 timbrica, con il violoncello in grande evidenza a costruire atmosfere tardoromantiche in contrappunto con i suoni pi\u00f9 caldi del clarinetto, su un accompagnamento pianistico evocativo dell\u2019intera orchestra. Le melodie intrecciate sembrano rappresentare il mondo onirico dei grandi registi con cui aveva collaborato Rota, soprattutto quando si passa al terzo movimento, un \u201callegrissimo\u201d che riporta alle situazioni circensi e pi\u00f9 in generale ad un \u201cpiccolo mondo antico\u201d ormai perduto per sempre.<\/p>\n<p><strong>Teatro di San Carlo<br \/>\n<\/strong>Domenica 18 settembre 2022, ore 18:00<\/p>\n<p>BEETHOVEN\/BRAHMS\/ROTA<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Clarinetto |\u00a0<strong>Mariano Lucci<\/strong><strong>\u266e\u266e<\/strong><\/p>\n<p>Violoncello|\u00a0<strong>Lorenzo Ceriani<\/strong><strong>\u266e\u266e<\/strong><\/p>\n<p>Pianoforte |\u00a0<strong>Alexandra Brucher<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u266e\u266e<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><em>Professori d\u2019Orchestra del Teatro di San Carlo<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Programma<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ludwig van Beethoven, Trio n.4 in Sib maggiore, Op. 11<\/p>\n<p>(1770-1827)<\/p>\n<ol>\n<li>Allegro con brio<\/li>\n<li>Adagio (mi bemolle maggiore)<\/li>\n<li>Allegretto con variazioni<\/li>\n<\/ol>\n<p>Johannes Brahms, Trio in la minore per clarinetto violoncello e pianoforte, Op. 114<\/p>\n<p>(1833-1897)<\/p>\n<ol>\n<li>Allegro (la minore)<\/li>\n<li>Adagio (re maggiore)<\/li>\n<li>Andantino grazioso (la maggiore). Trio (re maggiore)<\/li>\n<li>Allegro (la minore)<\/li>\n<\/ol>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nino Rota, Trio per clarinetto, violoncello e pianoforte<\/p>\n<ol>\n<li>Allegro<\/li>\n<li>Andante<\/li>\n<li>Allegrissimo<\/li>\n<\/ol>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Con gentile preghiera di pubblicazione e\/o diffusione <\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>Rossana Russo<\/strong>,<\/p>\n<p>Responsabile della comunicazione creativa e strategica e relazioni con la Stampa<\/p>\n<p><a href=\"mailto:r.russo@teatrosancarlo.it\">r.russo@teatrosancarlo.it<\/a><\/p>\n<p>cell 3357431980<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Giulia Romito<\/strong>,<\/p>\n<p>Comunicazione e Stampa<\/p>\n<p><a href=\"mailto:g.romito@teatrosancarlo.it\">g.romito@teatrosancarlo.it<\/a> 0817972301<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Teatro di San Carlo Musica da Camera Nuovo appuntamento domenica 18 settembre ore 18.00 \u00a0 \u00a0 Dopo la pausa estiva, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-27384","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-sin-categoria"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/27384","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=27384"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/27384\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=27384"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=27384"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=27384"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}