{"id":30404,"date":"2022-11-26T21:11:08","date_gmt":"2022-11-26T21:11:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=30404"},"modified":"2022-11-26T21:11:08","modified_gmt":"2022-11-26T21:11:08","slug":"il-cinema-degli-anni-1940","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=30404","title":{"rendered":"Il cinema degli anni 1940"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/20220729_153125.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-30406\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/20220729_153125.jpg\" alt=\"\" width=\"2896\" height=\"2896\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/20220729_153125.jpg 2896w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/20220729_153125-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/20220729_153125-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/20220729_153125-768x768.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/20220729_153125-1024x1024.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 2896px) 100vw, 2896px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Era il tempo di Amedeo Nazzari, di Gino Cervi e dei registi come Blasetti quando uccisero Luisa Ferida e\u00a0 Osvaldo Valenti<\/p>\n<p>Pierfranco Bruni<\/p>\n<p>Era il tempo di Amedeo Nazzari. Di Vittorio De Sica. Di registi come Blasetti. Personaggi che avevano portato all&#8217;interno del complesso cinematografico quell&#8217;arte che \u00e8 espressione di un valore fondamentale in grado di catturare in un\u2019immagine l&#8217;immaginario e il sogno. Quel tempo era anche quello di Luisa Ferida e Osvaldo Valenti. Massacrati il 30 aprile del 1945.<\/p>\n<p>I loro corpi giacevano inermi in via Poliziano a Milano. Lei stringeva in un pugno una scarpetta di lana celeste. Erano stati falcidiati dai mitra delle Brigate Osoppo. Quel gruppo di partigiani che dietro il comando, non si sa di chi, diede la morte a Luisa Ferida e Osvaldo Valenti. Due grandi artisti che avevano aderito alla Repubblica Sociale di Sal\u00f2. Attori che avevano fatto la storia del cinema italiano negli anni del Fascismo e che avevano dato un senso alla cinematografia dell\u2019epoca, passando dal clima e dall&#8217;atmosfera dei telefoni bianchi al cinema successivo.<\/p>\n<p>Dopo il 25 luglio e l\u20198 settembre del \u201843, Osvaldo Valenti e Luisa Ferida decidono di abbandonare Roma. Il cinema si stava trasferendo sulla Laguna di Venezia. Al contrario di altri attori che riuscirono a rimanere a Roma, o imboscati in altri luoghi, Luisa e Osvaldo decisero di proseguire la loro carriera di attori trasferendosi al Nord dove, tra Venezia e Milano, continuarono a svolgere la loro attivit\u00e0 artistica.<\/p>\n<p>Osvaldo Valenti nacque nel 1906. Luigia Manfrini Farn\u00e9, in arte Luisa Ferida, nel 1914. Osvaldo era nato a Costantinopoli. Figlio di un barone le cui origini erano siciliane (di Messina), mentre la madre era figlia di un archimandrita di Cipro.<\/p>\n<p>Luigia Manfrini Farn\u00e9, invece, era nata a Bologna. Il padre era un possidente terriero di Castel San Pietro. La loro fu una storia molto inquieta e travagliata, ma ci\u00f2 che mi interessa, in modo particolare, \u00e8 il grande amore che li univa. Perch\u00e9 vennero uccisi? Perch\u00e9 vennero falcidiati dai mitra?<\/p>\n<p>\u00c8 necessario cercare una risposta oggi? Non so. Ci\u00f2 che resta \u00e8 una storia dentro la storia e dentro le storie.\u00a0In quegli ultimi istanti di vita, Luisa si doveva essere chiesta perch\u00e9 doveva morire. Aveva compiuto soltanto 31 anni. Osvaldo, invece, di anni ne aveva 39 quando i fari illuminarono i loro corpi lanciati fuori dal camion e falcidiati.<\/p>\n<p>Credo che questa storia, come quella di Claretta e Benito, sia dentro il destino degli uomini e di un tempo, qual \u00e8 stato quello tra il \u201843 e il \u201945. Vennero uccisi a guerra finita, quando gi\u00e0 Mussolini e Claretta erano stati appesi dai talloni a Piazzale Loreto. La piet\u00e0 umana che senso pu\u00f2 avere davanti a una simile situazione? Mi chiedo se esiste la piet\u00e0\u2026<\/p>\n<p>Osvaldo aveva aderito alla X\u00aa Flottiglia MAS di Junio Valerio Borghese e poi era stato un frequentatore di Villa Triste in cui si commettevano sevizie ai danni dei partigiani, il cui protagonista era Koch.\u00a0\u00c8 la storia che racconta.\u00a0Osvaldo frequentava questa \u201ccasa\u201d, rimasta aperta per circa un mese. Le accuse rivolte, sia a Osvaldo che a Luisa, furono di connivenza con Pietro Koch, il fustigatore dei partigiani.\u00a0Ma Luisa era al di fuori di tutto questo. Una donna che aveva sofferto molto per la perdita del figlio Kim. Non si separava mai dalla sua scarpetta di lana\u2026\u00a0Aveva anche subito il dolore profondo di un aborto.<\/p>\n<p>Quando venne massacrata dai colpi del mitra, era nuovamente incinta.\u00a0Si pu\u00f2 uccidere una donna in questo modo?\u00a0Ora riposa accanto a Osvaldo nel Cimitero di Musocco, Campo X del Cimitero Maggiore a Milano.\u00a0Insieme per sempre. Due croci. Nessun epitaffio, soltanto l\u2019incisione della data di morte: 30 aprile 1945.\u00a0La storia \u00e8 fatta di destini.\u00a0La Brigata Pasubio, parte integrante dei reparti della sesta Brigata Matteotti, decise la morte dei due attori. L\u2019accusa, al pari di criminali di guerra, era quella di aver inflitto torture e sevizie a detenuti politici. Cos\u00ec si legge nel verbale.<\/p>\n<p>\u00c8 difficile, a distanza di anni epoche stagioni, poter o dover guardare con visione critica a fatti del genere. Tuttavia, da questa storia tragica \u00e8 stato tratto un film. Una vicenda che resta nelle viscere di una Nazione. Il loro ultimo film \u00e8 stato <em>Fatto di cronaca<\/em>, risalente al 1944, per la regia di Piero Ballerini. E fu proprio un fatto di cronaca la loro tragica fine.<\/p>\n<p>Si erano conosciuti sul set cinematografico e i loro film avevano lasciato una traccia indelebile. Erano gli anni in cui Osvaldo Valenti interpretava <em>Mille lire al mese<\/em>. Nel 1940 girarono insieme <em>La corona di ferro<\/em> di Alessandro Blasetti. Nel cast un gruppo di attori che hanno fatto la storia del cinema italiano: Gino Cervi, Elisa Cegani, Rina Morelli, Massimo Girotti, Paolo Stoppa.\u00a0Al di l\u00e0 della questione cinematografica, al di l\u00e0 di tutto questo, alla fine cosa resta? Cosa ci lascia questa tragedia?<\/p>\n<p>Una storia non scritta con la verit\u00e0. Una storia che si vuole dimenticare in un orizzonte di sangue. Perch\u00e9 questo \u00e8 un fatto in cui ancora oggi l&#8217;ideologia prende il sopravvento. Osvaldo fu divo fino in fondo. La maschera dell&#8217;attore. La recita, il teatro. \u201c<em>Bisogna saper morire<\/em>\u201d, diceva. In ogni morte c&#8217;\u00e8 un destino segnato e ogni destino ha la sua forza. La sua capacit\u00e0 di espressione, di esperienza. Di umanit\u00e0. Ma dov\u2019\u00e8 l\u2019umanit\u00e0 in un episodio del genere?<\/p>\n<p>L\u2019uomo dovrebbe essere fatto di piet\u00e0\u2026 La storia recita sempre una tragedia o recita sempre <em>la <\/em>tragedia. Bisogna saperla ascoltare e avere il coraggio di non accettarla e di andare oltre. Superare e tentare di afferrare quella visione in cui la menzogna pu\u00f2 diventare una<em> verit\u00e0<\/em> o pu\u00f2 essere letta come tale.\u00a0A quei tempi imperversava una frase che Mussolini aveva mutuato da Lenin: \u201c<em>Il cinema \u00e8 l&#8217;arte pi\u00f9 forte<\/em>\u201d. Il cinema rappresentava la propaganda.<\/p>\n<p>Ma Osvaldo e Luisa cosa c&#8217;entravano in questa \u201carte forte\u201d? Loro amavano soltanto recitare e, a partire dal 1937 con Cinecitt\u00e0, diventano il baluardo di un percorso in cui il paesaggio del cinema si fa paesaggio di una esistenza vera e propria. C\u2019\u00e8 stato patimento nelle loro vite. La malinconia era cucita negli occhi di Luisa Ferida. In quel passaggio dal muto al sonoro nasce il \u201cdivismo\u201d e Luisa fu una diva che divenne icona di bellezza. La vita \u00e8 oltre il mito. La vita \u00e8 oltre ogni considerazione di esistenze quotidiane, perch\u00e9 o la si vive o ci si lascia vivere dalla vita.<\/p>\n<p>Luisa, amando Osvaldo, am\u00f2 l&#8217;uomo e il cinema. Riusc\u00ec ad afferrare il tragico di una esistenza in anni armonici e felici. Dopo il 25 luglio, in anni tragici e agonizzanti, ebbe il coraggio di vivere dentro questa tragedia. I suoi occhi erano espressione vivente e morente della sofferenza di una donna che aveva vissuto il dolore della perdita del figlio Kim a pochi giorni dalla nascita. Che aveva vissuto il dolore di un aborto. Una donna i cui occhi riflettevano il desiderio, stroncato con la morte, di partorire quel figlio tanto atteso concepito con Osvaldo. Un figlio che entrambi desideravano fortemente.<\/p>\n<p>Come si pu\u00f2 scaraventare due persone fuori da un camion, abbagliarli con i fari e scaricare il caricatore del mitra sui loro corpi\u2026 Via Poliziano. Milano. 30 aprile 1945. Molte volte ho cercato di ricostruire questa storia in termini romanzati, ma \u00e8 difficile. C&#8217;\u00e8 il sopravvento del dolore che diventa costante e afferra le parole. Afferrare le parole diviene incontro fatale tra vita e letteratura in questo doppio significato in cui la Repubblica di Sal\u00f2 \u00e8 soltanto un tragico immaginario dove la morte stringe tutto dentro il destino.\u00a0Alcuni anni dopo un partigiano di nome Marozin disse: \u201c<em>Luisa Ferida non aveva fatto nulla ma era con Osvaldo Valenti. La rivoluzione travolge tutti. Parole di <\/em><em>Vero Marozin, ex capo partigiano\u201d.<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 possibile, dopo anni, ascoltare queste parole?\u00a0Dopo che la morte ha consumato persino il ricordo e dopo che il ricordo \u00e8 diventato memoria e travolge storia e destino, travolge vite\u2026\u00a0Era bella Luisa Ferida. Molto bella.\u00a0Occhi pungenti. Sguardo profondo. Un viso malinconico e labbra carnose.\u00a0La sua parola non superava mai il limite.\u00a0Venne uccisa perch\u00e9 amava troppo Osvaldo Valenti. Tutto ci\u00f2 ho raccontato nel mio \u00abLuisa portava in una mano una scarpetta di lana\u00bb edito da Tabula Fati, Marco Solfanelli. Ritorner\u00f2 a parlare di Luisa in un mio prossimo libro tracciando il legame tra la vita della Ferida e di Valenti e il cinema tra gli anni 1940 e 1945.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Era il tempo di Amedeo Nazzari, di Gino Cervi e dei registi come Blasetti quando uccisero Luisa Ferida e\u00a0 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10,22],"tags":[],"class_list":["post-30404","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-italiano","category-libros-y-revistas-literatura"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/30404","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=30404"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/30404\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=30404"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=30404"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=30404"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}