{"id":3050,"date":"2018-01-08T11:25:35","date_gmt":"2018-01-08T11:25:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=3050"},"modified":"2018-01-08T11:25:35","modified_gmt":"2018-01-08T11:25:35","slug":"ling-alberto-alberici-abruzzese-appassionato-della-sua-terra-esempio-di-tenacia-e-intelligenza-in-argentina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=3050","title":{"rendered":"L&#8217;ing. Alberto Alberici, abruzzese appassionato della sua terra, esempio di tenacia e intelligenza in Argentina"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><b>STORIE DI EMIGRATI<\/b><\/strong><\/p>\n<p><strong><b>L&#8217;ing. Alberto Alberici, abruzzese appassionato della sua terra, esempio di tenacia e intelligenza in Argentina<\/b><\/strong><\/p>\n<p><strong>Esponente della generazione dei bambini emigrati con i genitori nell\u2019ultimo dopoguerra, questo figlio dell\u2019antica Popoli non ha mai dimenticato la terra natia. La dolorosa esperienza dell\u2019emigrazione, che ha superato con tenacia, con sacrifici e con intelligenza, sostenendo la famiglia e mai dimenticando l\u2019Abruzzo. Laureatosi ingegnere, ha lavorato in molte tra le pi\u00f9 importanti ditte elettromeccaniche prima di creare la sua impresa, fornitrice dell\u2019industria petrolchimica, del gas e nucleare. Il suo impegno umanitario e l\u2019attivit\u00e0 in seno alla comunit\u00e0 abruzzese d\u2019Argentina.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>BUENOS AIRES &#8211;\u00a0Vita, opera e passioni di un abruzzese in\u00a0<strong>Argentina<\/strong>. Potrebbe essere il titolo di un libro, certamente interessante, che testimoni le vicende umane di un bambino, poi ragazzo, quindi di un uomo che ha saputo affrontare a viso aperto le difficolt\u00e0, per costruire una vita esemplare. E\u2019 il libro che potrebbe raccontare la storia di\u00a0<strong>Alberto Alberici<\/strong>, abruzzese classe 1939, sposato, tre figlie, un nipote, ingegnere meccanico, industriale di successo e appassionato della natia\u00a0<strong>Popoli<\/strong>.\u00a0Nel raccontare le storie degli italiani che emigrarono nell\u2019ultimo dopoguerra, abbiamo parlato dei casi di \u201cpiccoli emigrati\u201d, quelli che non avevano l\u2019et\u00e0 per decidere, che furono portati via dalla terra natia dai loro genitori che cercavano per le loro famiglie un futuro migliore, una terra di promesse, lontana dalla guerra appena vissuta.<\/p>\n<p>E\u2019 anche la storia di\u00a0<strong>Alberto Alberici<\/strong>. Iniziata nella ridente\u00a0<strong>Popoli<\/strong>, cittadina abruzzese in provincia di\u00a0<strong>Pescara<\/strong>, nata attorno all\u2019anno mille, posta tra i fiumi Pescara e Aterno e nota un tempo come \u201ccitt\u00e0 dei tre Abruzzi\u201d, per la sua posizione di centro nevralgico tra il Tirreno e l\u2019Adriatico e tra Firenze e Napoli. Dopo la concessione in feudo del 1269 la cittadina fu governata per secoli dai\u00a0<strong>Duchi<\/strong>\u00a0<strong>Cantelmo<\/strong>, che ampliarono e rinforzarono il Castello, i cui resti ancora oggi dominano l&#8217;abitato. La pianta urbana si \u00e8 sviluppata nel corso dei secoli seguendo caratteristiche idrografiche dei 4 corsi d&#8217;acqua che attraversano la citt\u00e0: i fiumi Aterno e Pescara, che confluiscono proprio a livello dell&#8217;abitato, e i fiumi Giardino e San Callisto che hanno le loro sorgenti nell&#8217;area urbana.<\/p>\n<p>Durante la seconda guerra mondiale\u00a0<strong>Popoli<\/strong>\u00a0fu bombardata due volte e distrutti il ponte sul fiume Pescara e il centro cittadino e molti abitanti furono uccisi. Popoli diede i natali all\u2019ingegnere\u00a0<strong>Corradino D\u2019Ascanio<\/strong>, inventore del primo prototipo di elicottero moderno e progettista della\u00a0Vespa\u00a0Piaggio.\u00a0In quella cittadina &#8211; oggi di 5500 abitanti &#8211; nel 1939 nacque Alberici, secondo dei tre figli di\u00a0<strong>Antonio Alberici<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Bonita Pettinella<\/strong>. I nove anni trascorsi a Popoli sono rimasti profondamente impressi nella memoria dell\u2019ing. Alberici perch\u00e9, nonostante la guerra, furono gli anni della fanciullezza, delle scoperte della vita, degli aromi e dei sapori. Gli anni delle prime avventure, delle birichinate con gli amici, l\u2019inizio della scuola.<\/p>\n<p>Quel mondo felice nonostante i problemi, spar\u00ec bruscamente quando i genitori decisero di emigrare. Nel 1947 part\u00ec il padre, Antonio, che in\u00a0<strong>Argentina\u00a0<\/strong>aveva trovato un lavoro nella marina mercantile, come capo caldaie. Poi part\u00ec Bonita con i tre figli. Senonch\u00e9, come avvenne purtroppo spesso, le promesse fatte a chi veniva chiamato dall\u2019altra parte del mondo non furono mantenute, a cominciare da quella della casa. Antonio decise di rientrare in Italia, per cui sped\u00ec un telegramma annunciando la decisione e chiedendo alla moglie di non partire. Non erano tempi di whatsapp, anzi, anche i telegrammi, tardavano ad arrivare e quello spedito da Antonio si incroci\u00f2 con la nave che era gi\u00e0 partita da Genova per l\u2019Argentina, dove si riun\u00ec la famiglia. Era il 1948 e fu l\u2019inizio di un periodo difficile, di problemi, di amarezze, di delusioni.<\/p>\n<p>Aiutati da un prete italiano, gli\u00a0<strong>Alberici<\/strong>\u00a0 riuscirono a sistemarsi in un locale nel quartiere di\u00a0<strong>Saenz Pe\u00f1a<\/strong>, nella periferia di\u00a0<strong>Buenos Aires<\/strong>, purtroppo inadeguato, al punto che Alberto e il fratello maggiore Luciano furono iscritti in una scuola di suore come alunni internati. Un doppio sradicamento per il piccolo\u00a0<strong>Alberto\u00a0<\/strong>in un ambiente che sent\u00ec inospitale: dalla terra natia e dall\u2019affetto familiare e per di pi\u00f9, dovendo ricominciare la scuola da capo, bench\u00e9 avesse gi\u00e0 fatto in Italia fino alla terza elementare. Vi rimassero per cinque anni e poi conclusero la primaria in un\u2019altra scuola.<\/p>\n<p>Nel frattempo suo padre, Antonio, cominciava a costruire la casa di famiglia, ma la disgrazia era in agguato e quando aveva appena 44 anni, mor\u00ec, lasciando la moglie e i tre figli soli e senza alcun sostegno.\u00a0Fu un dolore profondo che colp\u00ec Bonita e i suoi figli, costretti ad affrontare una vita di grandi e piccole rinunce. Come fu per\u00a0<strong>Alberto<\/strong>\u00a0il dover lasciare la musica e in particolare il violino, per il quale era molto dotato.\u00a0Ma a volte, come riconosce Alberto, l\u2019angoscia, il dolore, la sofferenza, sono la molla che fa scattare la reazione, di fronte alla voglia di vivere. Cominci\u00f2 a lavorare giovanissimo e sempre di pi\u00f9, per poter aiutare a casa, dove la mamma<strong>\u00a0Bonita\u00a0<\/strong>faceva miracoli per sostenere la famiglia facendo lavori di cucitrice fino quasi all\u2019alba.<\/p>\n<p>Anche per lui il giorno cominciava prestissimo. Ad un certo punto lavor\u00f2 dalle 3 alle 7 del mattino in una fabbrica di pasta. Andava poi di corsa per entrare nel secondo lavoro e la sera andava alla scuola industriale, rientrando a casa alle 23. E il fine di settimana diventava manovale, per aiutare a concludere la costruzione della casa di famiglia.\u00a0Col tempo e con grande impegno personale e grazie ai sacrifici fatti le cose cominciarono a cambiare in bene. Riusc\u00ec a finire la scuola tecnica, ottenne nuovi lavori, si iscrisse all\u2019<strong>Universit\u00e0 Tecnologica Nazionale<\/strong>\u00a0nella quale si laure\u00f2 ingegnere meccanico. Si specializz\u00f2 in programmazione industriale, e per otto anni fu docente presso la sua Universit\u00e0.\u00a0Tra il 1973 e il 1980 lavor\u00f2 presso importanti imprese metalmeccaniche (Siam Electromec\u00e1nica, Ricsa S.A., ATMA, Covema e altre), occupando diversi incarichi, da capo settore a gerente di produzione. Inoltre fu gerente di produzione della Eternit in Argentina, quadruplicando la produttivit\u00e0 dello stabilimento.<\/p>\n<p>Nel 1980 avvi\u00f2 la sua prima attivit\u00e0 personale, creando la \u201c<strong>Ingenier\u00eda Vial-Ma SRL<\/strong>\u201d, dedita alla vendita di macchine, ferramenta, attrezzi, motori e articoli industriali. Nel 1985 costitu\u00ec una nuova ditta, la \u201cR\u00f3mulo A. Barberis e\u00a0 Hijo S.A.\u201d, col tempo diventata \u201cTalleres Versailles de R\u00f3mulo A. Barberis e\u00a0 Hijo S.A.\u201d, della quale \u00e8 presidente.\u00a0Produce elementi per l\u2019industria petrolifera, petrolchimica, del gas e nucleare, anche su richiesta, secondo le specificazioni dei clienti pi\u00f9 esigenti, tra i quali Shell, YPF, Chevron e la \u201cComisi\u00f3n Nacional de Energ\u00eda At\u00f3mica\u201d. La produzione viene certificata secondo norme internazionali di qualit\u00e0.<\/p>\n<p>La vita ti concede una rivincita, si dice in\u00a0<strong>Argentina<\/strong>, oppure, come dicono i credenti, il Buon Dio non si dimentica di noi. Dopo le amarezze e le sofferenze, dopo i sacrifici coronati col successo professionale, l\u2019ing.\u00a0<strong>Alberto Alberici\u00a0<\/strong>conosce anche l\u2019amore della sua vita, l\u2019avvocato\u00a0<strong>Patricia Carmen Giallorenzi<\/strong>, quattro nonni di altrettante regioni d\u2019Italia, anche se lei \u00e8 particolarmente legata ai parenti che risiedono a\u00a0<strong>Macerata<\/strong>. Alberto e Patricia hanno tre figlie, Veronica, Vanina e Valeria, che sono allo stesso tempo gioia e orgoglio dei coniugi Alberici. Hanno anche un nipotino, Joaquin, tre anni, un vispo maschietto, dolce e allegro.\u00a0L\u2019anno scorso Alberto ha vissuto l\u2019immensa allegria di portare in Italia e nella natia\u00a0<strong>Popoli<\/strong>\u00a0tutta la famiglia:\u00a0 moglie, figlie, generi e il piccolo Joaquin. \u201cUna emozione senza pari, della quale rendo grazie a Dio\u201d, dice l\u2019ingegnere.<\/p>\n<p>Ringraziamento: espressione di una fede profonda trasmessa dalla mamma, Bonita, che in Italia e in Argentina, di fronte ai momenti difficili o di dolore, si affidava con fiducia alla Madonna Santissima della Libera di\u00a0<strong>Pratola Peligna<\/strong>. Come quando\u00a0a Popoli\u00a0si ammal\u00f2 gravemente\u00a0<strong>Lucia<\/strong>, sorella di Alberto, che allora aveva due anni e che guar\u00ec in un modo che i medici non riuscirono a spiegarsi. O come quando\u00a0<strong>Alberto<\/strong>\u00a0preg\u00f2 la Madonna, per sua madre colpita da una malattia inguaribile, e lei non soffr\u00ec i dolori fortissimi, abituali in quella situazione. Che lo port\u00f2 inoltre a rivolgersi a\u00a0<strong>Padre Mario Pantaleo<\/strong>, il prete pistoiese deceduto nel 1992, oggi considerato santo in\u00a0<strong>Argentina<\/strong>, e a collaborare con le sue opere di misericordia.<\/p>\n<p>Alberto, conquistata una buona posizione, regal\u00f2 alla sua mamma\u00a0 il primo viaggio in\u00a0<strong>Italia<\/strong>\u00a0nel 1980. Poi ci furono altri viaggi, per Bonita, per Alberto e la sua famiglia, tutti immancabilmente con una sosta nell\u2019amata Popoli. Dove naturalmente pensa di ritornare, e il suo sogno \u00e8 di girare in largo e in lungo tutto l\u2019<strong>Abruzzo<\/strong>.\u00a0L\u2019amore per la terra natia, per la sua regione, ha portato l\u2019<strong>ing. Alberto Alberici<\/strong>\u00a0anche all\u2019incontro con i corregionali residenti in\u00a0<strong>Argentina<\/strong>. Oltre ad essere vicepresidente del\u00a0<strong>Centro Abruzzese di Buenos Aires<\/strong>, ha avuto una attiva partecipazione alla nascita e nei lavori del\u00a0<strong>Comitato Uniti per l\u2019Abruzzo<\/strong>, costituito dagli abruzzesi dell\u2019Argentina all\u2019indomani del sisma del 2009 per raccogliere fondi, coi quali collaborare alla ricostruzione delle zone colpite dal terremoto.<\/p>\n<p><strong>Alberici\u00a0<\/strong>ha pi\u00f9 volte manifestato la disponibilit\u00e0 ad autorit\u00e0 ed esponenti della Regione, a lavorare per collegare l\u2019<strong>Argentina<\/strong>\u00a0all\u2019<strong>Abruzzo<\/strong>, anche in campo economico e imprenditoriale. Una disponibilit\u00e0 che unisce le sue capacit\u00e0 professionali e imprenditoriali al suo amore sconfinato per la terra natia. Ragione, tra l\u2019altro, del \u201c<strong>Premio Fedelt\u00e0 al Lavoro<\/strong>\u201d che gli assegn\u00f2 la\u00a0<strong>Camera di Commercio di Pescara\u00a0<\/strong>e che gli fu consegnata nel 2006 durante una missione della stessa in Argentina.<\/p>\n<p>\u201cMai, mai e poi mai ho dimenticato Popoli &#8211; dice l\u2019ing. Alberici &#8211; \u00e8 stata sempre presente nella mia vita, nei miei ricordi. La mia casa, le avventure con gli amici, i rumori, gli aromi e i sapori. I paesaggi, le montagne, le acque sorgenti, i fiumi. Le allegrie condivise sono state sempre vicine nei miei pensieri. I sogni dei miei genitori, le angosce e le paure vissute durante la guerra, mi hanno sempre accompagnato e hanno segnato la mia vita. Popoli fu, \u00e8 e sar\u00e0 per\u00a0 sempre parte della mia vita e del mio cuore\u201d.\u00a0Forte e gentile. Da buon abruzzese!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Walter Ciccione<\/strong><span style=\"font-weight: 400;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><em>Tribuna Italiana<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; STORIE DI EMIGRATI L&#8217;ing. 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