{"id":31592,"date":"2023-01-03T22:48:14","date_gmt":"2023-01-03T22:48:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=31592"},"modified":"2023-01-03T22:48:14","modified_gmt":"2023-01-03T22:48:14","slug":"serena-conduce-operaclassica-eco-italiano-2020","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=31592","title":{"rendered":"Serena conduce operaclassica eco italiano"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/a984d471-09df-0629-2935-37a02c7b1854-3.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-31491\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/a984d471-09df-0629-2935-37a02c7b1854-3.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"202\" \/><\/a><\/p>\n<p>DON GIOVANNI<br \/>\nINAUGURA LA STAGIONE LIRICA 2023<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/1-Don-Giovanni_-ill.Ana-Ariane.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-31593\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/1-Don-Giovanni_-ill.Ana-Ariane.jpg\" alt=\"\" width=\"1579\" height=\"2215\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/1-Don-Giovanni_-ill.Ana-Ariane.jpg 1579w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/1-Don-Giovanni_-ill.Ana-Ariane-214x300.jpg 214w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/1-Don-Giovanni_-ill.Ana-Ariane-768x1077.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/1-Don-Giovanni_-ill.Ana-Ariane-730x1024.jpg 730w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/1-Don-Giovanni_-ill.Ana-Ariane-107x150.jpg 107w\" sizes=\"(max-width: 1579px) 100vw, 1579px\" \/><\/a><\/p>\n<p>L\u2019opera in due atti di Wolfgang Amadeus Mozart, su libretto di Lorenzo Da Ponte, torna al Regio per la sesta volta dopo 29 anni e va in scena nell\u2019allestimento del Teatro di San Carlo di Napoli, con la regia di Mario Martone ripresa da Raffaele Di Florio, in coproduzione con As.Li.Co. e Fondazione I Teatri di Reggio Emilia.<\/p>\n<p>Corrado Rovaris dirige l\u2019Orchestra dell\u2019Emilia-Romagna Arturo Toscanini<br \/>\ne il Coro del Teatro Regio di Parma preparato da Martino Faggiani.<\/p>\n<p>Protagonisti Vito Priante (Don Giovanni), Mariangela Sicilia (Donna Anna), Marco Ciaponi (Don Ottavio), Giacomo Prestia (Il Commendatore),<br \/>\nCarmela Remigio (Donna Elvira), Riccardo Fassi (Leporello),<br \/>\nFabio Previati (Masetto), Enkeleda Kamani (Zerlina).<\/p>\n<p>Teatro Regio di Parma<br \/>\ngioved\u00ec 12, domenica 15, gioved\u00ec 19 gennaio 2023 ore 20.00<br \/>\nsabato 21 gennaio 2023, ore 17.00<\/p>\n<p>Don Giovanni, dramma giocoso in due atti di Wolfgang Amadeus Mozart su libretto di Lorenzo da Ponte apre la Stagione lirica 2023 gioved\u00ec 12 gennaio 2023 ore 20.00 (recite domenica 15 gennaio ore 20.00, gioved\u00ec 19 gennaio ore 20.00, sabato 21 gennaio, ore 15.30), facendo ritorno per la sesta volta al Teatro Regio di Parma, dopo un\u2019assenza lunga 29 anni.<br \/>\nL\u2019opera va in scena nell\u2019allestimento del Teatro di San Carlo di Napoli, in coproduzione con As.Li.Co. e Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, con la regia di Mario Martone ripresa da Raffaele Di Florio, le scene e i costumi di Sergio Tramonti, le luci di Pasquale Mari, le coreografie di Anna Redi. Corrado Rovaris dirige l\u2019Orchestra dell\u2019Emilia-Romagna Arturo Toscanini e il Coro del Teatro Regio di Parma, maestro del coro Martino Faggiani. Nei panni del protagonista Vito Priante, per la prima volta al Teatro Regio; con lui protagonisti in scena Mariangela Sicilia (Donna Anna), Marco Ciaponi (Don Ottavio), Giacomo Prestia (Il Commendatore), Carmela Remigio (Donna Elvira), Riccardo Fassi (Leporello), Fabio Previati (Masetto), Enkeleda Kamani (Zerlina).<br \/>\nTratto dal dramma El burlador de Sevilla y convidado de piedra di Tirso de Molina attraverso il libretto Don Giovanni o sia Il convitato di pietra di Giovanni Bertati per Giuseppe Gazzaniga, Don Giovanni \u00e8 la seconda opera che compone la trilogia Mozart\/Da Ponte, dopo Le nozze di Figaro e prima di Cos\u00ec fan tutte. Composta tra marzo e ottobre 1787, su commissione dell\u2019imperatore Giuseppe II, l\u2019opera debutt\u00f2 a Praga il 29 ottobre 1787.<\/p>\n<p>\u201cSimbolo di un desiderio di infinito che lo pone in costante relazione con l\u2019Assoluto, Don Giovanni \u00e8 divenuto un personaggio mitico che ha dato origine a un\u2019imponente letteratura su cui molto si potrebbe dire \u2013 scrive il direttore Corrado Rovaris. Ci\u00f2 che forse pi\u00f9 colpisce dell\u2019opera mozartiana \u00e8 la sua ambiguit\u00e0 di fondo, la pluralit\u00e0 dei registri stilistici, il fatto che un\u2019opera buffa sconfini nel tragico, o meglio che buffo e tragico coesistano, divenendo l\u2019uno lo specchio dell\u2019altro. L\u2019opera vede infatti interagire personaggi di diverse \u201ctipologie\u201d, e dal punto di vista drammaturgico e musicale vi \u00e8 uno stretto rapporto fra il loro status sociale e il registro stilistico nel quale si esprimono. Da un lato, i personaggi \u201cnobili\u201d come Donna Anna e Don Ottavio sembrano vivere nel mondo dell\u2019opera seria metastasiana, dove il loro ruolo \u00e8 quello di fungere da custodi di alti valori etici: musicalmente si esprimono in arie che creano vere e proprie oasi contemplative, caratterizzate dal tipico linguaggio fiorito dei virtuosi dell\u2019opera seria. Dall\u2019altro, i personaggi di livello sociale inferiore come Zerlina, Masetto, o Leporello, non hanno nulla dell\u2019opera metastasiana, ma nemmeno sono appiattiti nel convenzionale registro dell\u2019opera buffa. Zerlina, ad esempio, \u00e8 carattere semiserio, che si esprime musicalmente attraverso stilemi patetici pi\u00f9 che buffi. Ma le figure che ruotano attorno a Don Giovanni costituiscono un mondo ben pi\u00f9 complesso: Elvira si esprime in versi metastasiani, ma in toni esasperati che suonano sottilmente parodistici, e la sua figura \u00e8 quasi pi\u00f9 tragicomica che di grande eroina tragica. Ma soprattutto, sono gli inquietanti personaggi di Don Giovanni e del Commendatore a trascendere i limiti del teatro musicale di fine \u2019700. Il Commendatore, con il suo canto ieratico accompagnato dal solenne timbro degli ottoni, come a rappresentare la mano della giustizia divina, richiama una dimensione profondamente sacrale che l\u2019opera \u201cbuffa\u201d mai aveva conosciuto fino ad allora; mentre Don Giovanni, protagonista assoluto dell\u2019opera, si trova al centro di questo complesso mondo umano, ed \u00e8 di volta in volta attratto nella sfera espressiva del personaggio con cui interagisce: si mantiene su un registro \u201calto\u201d di fronte ad Anna e Ottavio, \u00e8 insinuante e patetico quando seduce Zerlina, si abbassa allo stile buffo quando schernisce Leporello o deride Elvira, diviene solenne di fronte al Commendatore. Tali registri, tragico e comico, e l\u2019alternanza di affetti che pervadono l\u2019opera, sono esaltati da una sublime orchestrazione che, pur mettendo in risalto ogni singola voce, crea un insieme unico, che ancor oggi affascina per la sua inquietante complessit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>\u201cHo avuto la visione della tribuna di questo Don Giovanni in una notte insonne \u2013 racconta il regista Mario Martone. Un\u2019apparizione improvvisa, generata da chiss\u00e0 quale gorgo psichico, qualcosa tra il teatro elisabettiano, una arena spagnola, degli scranni di tribunale: tutti i personaggi dell\u2019opera di Mozart e Da Ponte schierati insieme, in una sintesi sincronica dell\u2019insieme vitale che lo slancio di Don Giovanni fende, conquista e offende, tutti, attori e spettatori allo stesso tempo. Nel sogno la tribuna progressivamente si svuotava, e venivano a galla la solitudine, l\u2019apparizione del castigo e della morte, il crollo, e infine il senso di vuoto che avvolge l\u2019ascoltatore nell\u2019apparente lieto fine dell\u2019opera. A quel sogno ho provato a restare fedele. Lo spettacolo si protende verso la platea attraverso dei bracci che avvolgono l\u2019orchestra e che \u00e8 costituito da un solo elemento scenografico (la tribuna), esattamente come nelle altre mie messe in scena delle opere della trilogia di Mozart e Da Ponte. Teatro fluido, dunque, e non schematizzato per immagini definite, nel tentativo di far arrivare musica e parole dritte all\u2019inconscio degli spettatori. Del resto, se gli si volesse scattare una fotografia, Don Giovanni verrebbe mosso: in quanto tempo si svolge l\u2019azione dell\u2019opera? Quanti anni ha? \u00c8 giovane o \u00e8 un uomo maturo? Domande a cui \u00e8 impossibile dare una risposta certa. Travestimenti, luoghi oscuri e porte smarrite serpeggiano lungo la partitura. Il congegno narrativo di quest\u2019opera \u00e8 un labirinto, stranamente pi\u00f9 simile a una sceneggiatura che a un canovaccio teatrale. Lo spettacolo che abbiamo creato prova ad assecondarne il mistero\u201d.<\/p>\n<p>PRIMA CHE SI ALZI IL SIPARIO<br \/>\nIl compositore, lo stile, la genesi dell\u2019opera sono alcuni dei temi approfonditi da Giuseppe Martini in Prima che si alzi il sipario, sabato7 gennaio 2023, ore 17.00, al Ridotto del Teatro Regio di Parma, con la partecipazione dei soprani Alessia Merepeza, Yuka Wada, Byul Park, del tenore Simone Fenotti, dei baritoni Jo Won Jun, Alex Franz\u00f2 allievi del Conservatorio di Musica \u201cArrigo Boito\u201d di Parma, accompagnati al pianoforte da Riccardo Mascia; coordinamento musicale di Donatella Saccardi.<\/p>\n<p>PROVE APERTE<br \/>\nSono aperte al pubblico le prove di Don Giovanni nei giorni che precedono il debutto. \u00c8 riservata al pubblico degli under30 la prova dell\u2019opera domenica 8 gennaio 2023, ore 18.00, mentre \u00e8 aperta a tutta la cittadinanza e alle associazioni musicali che seguono il percorso di promozione culturale la prova di marted\u00ec 10 gennaio 2023, ore 15.30.<\/p>\n<p>PARTNER E SPONSOR<br \/>\nLa Stagione del Teatro Regio di Parma \u00e8 realizzata grazie al contributo di Comune di Parma, Ministero della Cultura, Reggio Parma Festival, Regione Emilia-Romagna. Major partner Fondazione Cariparma. Main partners Chiesi. Main sponsor Iren, Barilla. Partner Cr\u00e9dit Agricole. Sponsor Parmalat, Parmacotto, Grasselli, CePIM, GloveICT, GHC, Poliambulatorio Dalla Rosa Prati, Metronotte Drill Pac. Con il contributo di Ascom Confcommercio Parma Fondazione, Ascom Parma Confcommercio, Camera di Commercio Parma, Fondazione Monteparma. Legal counselling Villa&amp;Partners. Con il supporto di \u201cParma, io ci sto!\u201d. Partner artistici Conservatorio Arrigo Boito di Parma, Coro del Teatro Regio di Parma. Partner istituzionale La Toscanini. La Stagione Concertistica \u00e8 realizzata da Societ\u00e0 dei Concerti di Parma, con il sostegno di Chiesi, in collaborazione con Casa della Musica. Wine partner Oinoe. Radio Ufficiale Radio Monte Carlo. Sostenitori tecnici Cavalca, Teamwork, De Simoni, Graphital. Il Teatro Regio di Parma aderisce a Fedora, Opera Europa, Operavision, Emilia taste nature culture, Italiafestival.<\/p>\n<p>BIGLIETTERIA DEL TEATRO REGIO DI PARMA<br \/>\nBiglietti da \u20ac10,00 a \u20ac110,00. Riduzioni del 50% per gli under 30.<br \/>\nStrada Giuseppe Garibaldi, 16\/A 43121 Parma Tel. +39 0521 203999 biglietteria@teatroregioparma.it<br \/>\nOrari di apertura: dal marted\u00ec al sabato ore 11.00-13.00 e 17.00-19.00 e un\u2019ora precedente lo spettacolo. In caso di spettacolo nei giorni di chiusura, da un\u2019ora precedente lo spettacolo. Chiuso il luned\u00ec, la domenica e i giorni festivi. Il pagamento presso la Biglietteria del Teatro Regio di Parma pu\u00f2 essere effettuato con denaro contante in Euro, con assegno circolare non trasferibile intestato a Fondazione Teatro Regio di Parma, con PagoBancomat, con carte di credito Visa, Cartasi, Diners, Mastercard, American Express. \u00c8 inoltre possibile utilizzare i voucher di rimborso ricevuti a fronte degli spettacoli annullati per l\u2019emergenza sanitaria. I biglietti per tutti gli spettacoli sono disponibili anche su teatroregioparma.it.it. L\u2019acquisto online non comporta alcuna commissione di servizio.<\/p>\n<p>PROMOZIONI E AGEVOLAZIONI<br \/>\nUNDER 30 I giovani fino a 30 anni hanno diritto a una riduzione del 50% sul prezzo di abbonamenti e biglietti della Stagione Lirica e del 20% su quelli della Stagione Concertistica e di ParmaDanza, per i posti di platea e di palco. La promozione \u00e8 valida fino a esaurimento posti.<br \/>\nBONUS CULTURA 18APP E CARTA DEL DOCENTE Il Teatro Regio di Parma aderisce a 18App e Carta del Docente, le iniziative a cura del Ministero dei Beni e delle Attivit\u00e0 Culturali, della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero dell\u2019Istruzione riservate ai neo-maggiorenni e ai docenti. Per informazioni www.18App.italia.it; www.cartadeldocente.istruzione.it<br \/>\nSPECIALE GRUPPI Si accettano via email richieste di prenotazioni per gruppi organizzati. Ai gruppi composti da pi\u00f9 di 20 persone \u00e8 riservata una riduzione del 5% sui biglietti degli spettacoli al Teatro Regio. I palchi sono venduti per l\u2019intera capienza e i posti all\u2019interno del palco non sono numerati. \u00c8 possibile usufruire di alcuni retropalchi in cui intrattenersi prima dell\u2019inizio dello spettacolo e durante gli intervalli; \u00e8 prevista in questo caso, in aggiunta al costo del biglietto, una quota da concordare con la Direzione del Teatro. Per informazioni groups@teatroregioparma.it<\/p>\n<p>Parma, 3 gennaio 2023<br \/>\nPaolo Maier<br \/>\nResponsabile Comunicazione, Ufficio Stampa, Progetti speciali<br \/>\nTeatro Regio di Parma strada Garibaldi, 16\/A, 43121 Parma \u2013 Italia<br \/>\nTel. +39 0521 203969<br \/>\np.maier@teatroregioparma.it<br \/>\nstampa@teatroregioparma.it<br \/>\nwww.teatroregioparma.it<\/p>\n<p>Teatro Regio di Parma<br \/>\ngioved\u00ec 12 gennaio 2023, ore 20.00 Opera A<br \/>\ndomenica 15 gennaio 2023, ore 20.00 Opera B<br \/>\ngioved\u00ec 19 gennaio 2023, ore 20.00 Opera C<br \/>\nsabato 21 gennaio 2023, ore 17.00 Opera D<\/p>\n<p>Durata 3 ore e 15 minuti circa, compreso un intervallo<\/p>\n<p>IL DISSOLUTO PUNITO O SIA<br \/>\nDON GIOVANNI<\/p>\n<p>Musica<br \/>\nWOLFGANG AMADEUS MOZART<br \/>\nDramma giocoso in due atti (KV 527) su libretto di Lorenzo Da Ponte<br \/>\ndal dramma El burlador de Sevilla y convidado de piedra di Tirso de Molina attraverso il libretto Don Giovanni o sia Il convitato di pietra di Giovanni Bertati per Giuseppe Gazzaniga<\/p>\n<p>Personaggi Interpreti<br \/>\nDon Giovanni VITO PRIANTE<br \/>\nDonna Anna MARIANGELA SICILIA<br \/>\nDon Ottavio MARCO CIAPONI<br \/>\nIl Commendatore GIACOMO PRESTIA<br \/>\nDonna Elvira CARMELA REMIGIO<br \/>\nLeporello RICCARDO FASSI<br \/>\nMasetto FABIO PREVIATI<br \/>\nZerlina ENKELEDA KAMANI<\/p>\n<p>Maestro concertatore e direttore<br \/>\nCORRADO ROVARIS<\/p>\n<p>Regia<br \/>\nMARIO MARTONE<br \/>\nripresa da RAFFAELE DI FLORIO<\/p>\n<p>Scene e costumi<br \/>\nSERGIO TRAMONTI<\/p>\n<p>Luci<br \/>\nPASQUALE MARI<\/p>\n<p>Coreografie<br \/>\nANNA REDI<\/p>\n<p>ORCHESTRA DELL\u2019EMILIA ROMAGNA ARTURO TOSCANINI<\/p>\n<p>CORO DEL TEATRO REGIO DI PARMA<br \/>\nMaestro del coro MARTINO FAGGIANI<\/p>\n<p>Allestimento del Teatro San Carlo di Napoli<\/p>\n<p>Coproduzione con As.Li.Co. e Fondazione I Teatri di Reggio Emilia<\/p>\n<p>Spettacolo con sopratitoli<\/p>\n<p>APPROFONDIMENTI<\/p>\n<p>L\u2019OPERA IN BREVE<br \/>\ndi Giuseppe Martini<\/p>\n<p>Lo straripante successo ottenuto dalle Nozze di Figaro a Praga \u2013 capitale del Regno<br \/>\ndi Boemia, terza citt\u00e0 dell\u2019Impero asburgico e secolare centro di tradizioni musicali \u2013<br \/>\nspinse il Nostitztheater a invitare Mozart per alcune repliche, invito che il compositore<br \/>\naccett\u00f2 nel gennaio 1787, tornando a Vienna colmo di onori e con un contratto per<br \/>\nuna nuova opera. Il fido librettista Lorenzo Da Ponte si mise al lavoro e in giugno il<br \/>\nlibretto era finito. La musica fu scritta nell\u2019estate e terminata a Praga. La moglie di<br \/>\nMozart, Constanze, rifer\u00ec che l\u2019ouverture fu preparata la notte prima della prova generale,<br \/>\nmentre gli scaldava il punch e per tenerlo sveglio gli raccontava favole dalle<br \/>\nMille e una notte. Il debutto avvenne il 29 ottobre 1787, con enorme successo. Fra<br \/>\ngli spettatori c\u2019era anche Giacomo Casanova.<br \/>\nMozart, che come sempre indaga in musica le motivazioni inconsce delle passioni<br \/>\nin un\u2019epoca che dell\u2019inconscio non aveva alcuna nozione, si avvale qui di alcune<br \/>\ninaudite soluzioni: la voce del Commendatore che, per esprimersi in linguaggio sovrumano,<br \/>\nintona una melodia fatta dalle dodici note dell\u2019ottava che sfugge a qualsiasi<br \/>\nconnotazione di tonalit\u00e0, come una serie dodecafonica ante-litteram (\u201cNon si pasce<br \/>\ndi cibo mortale \/ chi si pasce di cibo celeste\u201d); lo spostamento dei tromboni dalla<br \/>\ntradizionale collocazione in loggia gi\u00f9 in orchestra, per accentuare i toni profondi del<br \/>\nterrore, la cui rappresentazione in questi termini faceva irruzione per la prima volta<br \/>\nnel teatro d\u2019opera; la separazione fra orchestra in scena e orchestra fuori dalla scena,<br \/>\nche crea esplicitamente un divorzio fra sonorit\u00e0 fittizia e voce dell\u2019autore.<br \/>\nA quest\u2019ultima soluzione s\u2019appella anche l\u2019ironia della citazione musicale durante il<br \/>\nbanchetto nel finale primo, quando l\u2019orchestrina in scena cita un passo dall\u2019opera<br \/>\nUna cosa rara di Mart\u00edn y Soler (che l\u2019anno prima a Vienna aveva scalzato Le nozze<br \/>\ndi Figaro dal Burgtheater), poi uno da Fra i due litiganti il terzo gode di Giuseppe<br \/>\nSarti e infine \u201cNon pi\u00f9 andrai farfallone amoroso\u201d dalle Nozze di Figaro, commentata<br \/>\nsardonicamente da Leporello.<br \/>\nTutta l\u2019opera ruota intorno alla figura del protagonista, personaggio antisociale capace<br \/>\ndi scatenare un tumulto di passioni nell\u2019umanit\u00e0 fragile e reale con cui viene a<br \/>\ncontatto. Eppure Don Giovanni non rivela una psiche cangiante, \u00e8 anzi monolitico e<br \/>\ntitanico, ma domina le reazioni altrui anche quando non \u00e8 in scena, animato com\u2019\u00e8<br \/>\nda un\u2019inappagata sete di vitalit\u00e0, anzi \u00e8 la concretizzazione delle possibilit\u00e0 di appagare<br \/>\nla gioia di vivere. La sua sigla \u00e8 la sensualit\u00e0 caparbia della musica che gli ha<br \/>\nregalato Mozart. La sua coerenza incrollabile, che lo porta a respingere il pentimento<br \/>\nanche di fronte alla richieste di una manifestazione ultraterrena e ne determina la<br \/>\nfine, ne fa una figura inquietante che spacca le certezze del secolo della razionalit\u00e0:<br \/>\nDon Giovanni non cede ai suoi giustizieri umani, le sue donne sedotte e i loro uomini<br \/>\ngelosi, ma a potenze celesti, senza mai abdicare da s\u00e9. Non \u00e8 una questione di<br \/>\nmoralit\u00e0, ma di opposizione fra due stati dell\u2019esistenza: una forza naturale e una che<br \/>\nsi sottrae al mondo dei sensi.<br \/>\nPer l\u2019allestimento a Vienna del 7 maggio 1788 Mozart e Da Ponte aggiunsero l\u2019aria<br \/>\ndi Don Ottavio \u201cDalla sua pace\u201d (I, 14), ampliarono le scene II, 9-10 con il duetto<br \/>\ndi Leporello e Zerlina \u201cPer queste tue manine\u201d, inserirono l\u2019aria \u201cMi trad\u00ec quell\u2019alma<br \/>\ningrata\u201d scritta per Caterina Cavalieri, che interpretava Donna Elvira, ed eliminarono la<br \/>\nscena finale. L\u2019esecuzione non ebbe successo. Da Ponte racconta che l\u2019imperatore<br \/>\nGiuseppe II l\u2019apprezz\u00f2, ma ammise che non era \u00abcibo per i denti dei miei viennesi\u00bb.<br \/>\nMozart si limit\u00f2 a rispondere: \u00abLasciamogli il tempo di masticarlo\u00bb.<\/p>\n<p>IL LIBRETTO<br \/>\ndi Giuseppe Martini<\/p>\n<p>La scelta del soggetto per l\u2019opera sembra proprio sia da attribuirsi al librettista, il vittoriese<br \/>\nLorenzo Da Ponte (1749-1838), gi\u00e0 autore del libretto delle Nozze di Figaro, a<br \/>\ncui Mozart in proposito aveva dato carta bianca. La sfida era tanto pi\u00f9 ardua perch\u00e9<br \/>\nnel contempo Da Ponte doveva affrontare altre due commissioni, per un\u2019opera di Salieri<br \/>\ne una di Mart\u00edn y Soler: a Giuseppe II, che riteneva impossibile l\u2019impresa, rispose che<br \/>\nsi sarebbe chiuso in stanza lavorando di mattina per Soler (\u00abe sar\u00e0 il mio Petrarca\u00bb),<br \/>\nal pomeriggio per Salieri (\u00abe sar\u00e0 il mio Tasso\u00bb) e la notte per Mozart (\u00abe sar\u00e0 il mio<br \/>\nInferno dantesco\u00bb), assistito solo da una cameriera sedicenne (Da Ponte, avventuriero<br \/>\ne libertino che finir\u00e0 i suoi giorni addirittura a New York, apparteneva alla stessa gen\u00eca<br \/>\ndei Casanova e dei De Sade).<br \/>\nPer Don Giovanni attinse per lo schema e per alcuni soluzioni poetiche al libretto di<br \/>\nGiovanni Bertati Il convitato di pietra, musicato qualche mese prima da Giuseppe Gazzaniga<br \/>\nper la stagione di Carnevale 1787 del Teatro San Mois\u00e9 di Venezia, nel quale<br \/>\nerano a loro volta confluite idee delle versioni di Carlo Goldoni (Don Giovanni Tenorio,<br \/>\no sia il Dissoluto, 1736) e di Moli\u00e8re (Dom Juan, ou le festin de pierre, 1665), in cui<br \/>\nla tradizione buffonesca del Burlador de Sevilla di Tirso de Molina e della commedia<br \/>\ndell\u2019arte seicentesca veniva ripulita elevando il protagonista a una dimensione psicologica<br \/>\nrazionalista. La qualit\u00e0 poetica di Da Ponte \u00e8 comunque senza dubbio superiore,<br \/>\ne nuova la complessit\u00e0 della materia che propone.<br \/>\nRispetto al modello, che era peraltro conciso in un solo atto (Da Ponte taglia invece il<br \/>\nsuo in due atti), viene portata in primo piano la figura di Donna Anna, vera personificazione<br \/>\ndella vendetta, e sono introdotte le nuove scene del finale primo con il banchetto,<br \/>\nche rappresent\u00f2 una macchina drammaturgica destinata a fare scuola nell\u2019opera italiana,<br \/>\ne quella del balcone nel secondo atto. Sono poi sviluppati e ampliati con finezza<br \/>\nd\u2019inventiva e di versificazione i brani del catalogo e della seduzione di Zerlina. Ma la<br \/>\ndifficolt\u00e0 principale di Da Ponte rimase quella di prolungare per due atti la caccia erotica<br \/>\ndi Don Giovanni, necessaria peraltro a farlo approdare fatalmente al cimitero e dare<br \/>\nadito alla conclusione: pur ricorrendo al tema dello scambio di abiti fra Leporello e il<br \/>\nsuo padrone, peraltro gi\u00e0 in Moli\u00e8re, si avverte nella prima parte del secondo atto una<br \/>\ndifficolt\u00e0 inventiva \u2013 a cui peraltro Mozart avrebbe posto riparo con la musica \u2013 che<br \/>\ncostringe il librettista a ricorrere a luoghi corrivi dell\u2019opera buffa.<br \/>\nSi discosta da Bertati anche la catastrofe finale, che peraltro fu accentuata da Mozart e<br \/>\nDa Ponte nella versione viennese del 1788 con l\u2019eliminazione del fugato e la calata del<br \/>\nsipario mentre il protagonista viene inghiottito negli inferi, dando la stura a un plurisecolare<br \/>\ndibattito sulla natura drammaturgica del Don Giovanni. Se \u00e8 vero che la divisione<br \/>\ndei personaggi (tre parti buffe, tre serie e due realistiche) \u00e8 da \u201cdramma giocoso\u201d,<br \/>\nla coesistenza di comico e tragico \u2013 pur tenuti ben separati \u2013 porta senza dubbio a<br \/>\nsuperare le convenzioni teatrali del tempo. A questo scopo le capacit\u00e0 poetiche di Da<br \/>\nPonte offrirono un contributo di sostanza: uso degli accenti, velocit\u00e0 sintattica, abilit\u00e0<br \/>\ndi sintesi, visione drammaturgica. Qui \u00e8 sufficiente osservare la simmetria fra l\u2019apparizione<br \/>\ndelle tre maschere nel finale primo e della statua parlante nel finale secondo,<br \/>\nrispettivamente simboli di giustizia terrena e ultraterrena, l\u2019accortezza nel tratteggiare gli<br \/>\nscambi di ruolo fra Don Giovanni e Leporello e le ambizioni di elevazione sociale di<br \/>\nquest\u2019ultimo, al limite di un\u2019ambigua immedesimazione con la figura del padrone, non<br \/>\nultimo tratto di un libretto che gareggia con la musica nell\u2019esplorazione della psiche.<\/p>\n<p>SINOSSI<\/p>\n<p>Atto I<br \/>\nDavanti al palazzo di Donna Anna, nottetempo, Leporello si lamenta della vita a cui<br \/>\nlo costringe il suo padrone Don Giovanni, mentre attende che torni da una delle sue<br \/>\navventure galanti (introduzione \u201cNotte e giorno faticar\u201d). L\u2019impresa di Don Giovanni,<br \/>\nsedurre Donna Anna in incognito, non riesce: la dama lo insegue per scoprirne l\u2019identit\u00e0<br \/>\ne lo strepito fa accorrere il padre di lei, il Commendatore, che, allontanatasi la<br \/>\nfiglia a chiedere aiuto, sfida Don Giovanni a duello restandone mortalmente colpito. A<br \/>\nquel punto Don Giovanni e Leporello fuggono. Grande \u00e8 lo sgomento di Donna Anna<br \/>\nquando scopre il cadavere del padre, assistita dal fidanzato Don Ottavio, a cui Donna<br \/>\nAnna fa giurare aiuto nel vendicarsi (duetto \u201cFuggi, crudele, fuggi\u201d).<br \/>\nPoco dopo Don Giovanni e Leporello si imbattono in una donna che si lamenta del<br \/>\nproprio amante (aria \u201cAh chi mi dice mai\u201d): subito interessato, Don Giovanni le si avvicina<br \/>\nper sedurla con la scusa di consolarla, ma scopre che si tratta di Donna Elvira,<br \/>\nche egli stesso aveva abbandonato a Burgos con la promessa di sposarla. Imbarazzato<br \/>\ndalle richieste di spiegazione della donna, lascia a Leporello il compito di giustificarlo e<br \/>\nscappa: a Leporello non resta che rivelare a Donna Elvira l\u2019infinito elenco di conquiste<br \/>\ndel suo padrone, di cui lo stesso servitore tiene nota in un catalogo (aria \u201cMadamina,<br \/>\nil catalogo \u00e8 questo\u201d).<br \/>\nMa Don Giovanni non si ferma: eccolo che cerca di aggiungere alla sua lista la contadinella<br \/>\nZerlina, promessa sposa a Masetto. Prima liquida il ragazzo con l\u2019aiuto di<br \/>\nLeporello (aria \u201cHo capito, signors\u00ec\u201d) e poi, rimasto solo con Zerlina, cerca di circuirla<br \/>\ninvitandola in un casinetto di sua propriet\u00e0 con la promessa di sposarla (duetto \u201cL\u00e0 ci<br \/>\ndarem la mano\u201d). Zerlina tentenna ed \u00e8 sul punto di cedere, quando irrompe Donna<br \/>\nElvira, che la mette in guardia da Don Giovanni e se la porta via.<br \/>\nArrivano Donna Anna e Don Ottavio, per chiedere a Don Giovanni appoggio nella<br \/>\nricerca dell\u2019assassino del Commendatore, ma riappare Donna Elvira, che esorta a<br \/>\ndiffidare del cavaliere (quartetto \u201cNon ti fidar, o misera\u201d), che a sua volta cerca di farla<br \/>\npassare per pazza. Don Giovanni si congeda offrendo a Donna Anna i propri servigi.<br \/>\nAlle sue parole Anna trasalisce: ha riconosciuto la voce dell\u2019assassino di suo padre.<br \/>\nRacconta l\u2019episodio della tentata violenza a Don Ottavio (che sospira quando scopre<br \/>\nche questa non \u00e8 riuscita) e lo spinge a farle giustizia (aria \u201cOr sai chi l\u2019onore\u201d e aria<br \/>\nper l\u2019edizione viennese \u201cDalla sua pace\u201d).<br \/>\nDon Giovanni comunque non si ferma e vuole allungare l\u2019elenco delle conquiste.<br \/>\nOrdina a Leporello di preparare una festa ricca di mense e libagioni, invitando belle<br \/>\nragazze (aria \u201cFin ch\u2019han dal vino\u201d). Nel giardino del palazzo di Don Giovanni, Zerlina<br \/>\ncerca di far pace con Masetto (aria \u201cBatti, batti bel Masetto\u201d). Quando arriva Don Giovanni,<br \/>\nMasetto si nasconde per verificare la fedelt\u00e0 di Zerlina, ma viene scoperto subito.<br \/>\nCon prontezza Don Giovanni invita entrambi alla festa. Intanto Leporello ha scorto tre<br \/>\npersone in maschera e le invita alla festa a nome del padrone. Avviate le danze, Don<br \/>\nGiovanni balla con Zerlina spingendola verso una porta per approfittare di lei. Le urla<br \/>\ndella ragazza attirano gli invitati, che si precipitano in suo soccorso. Don Giovanni cerca<br \/>\nallora di addossare su Leporello la colpa della tentata violenza. A quel punto le tre<br \/>\nmaschere si rivelano: sono Donna Elvira, Donna Anna e Don Ottavio, venuti apposta<br \/>\nper sgominare Don Giovanni, accusandolo pubblicamente. Ma Don Giovanni riesce a<br \/>\nfuggire, segu\u00ecto da Leporello (finale \u201cPresto presto, pria ch\u2019ei venga\u201d).<\/p>\n<p>Atto II<br \/>\nVerso sera, nei pressi dell\u2019alloggio di Donna Elvira, Leporello prova a prendere le<br \/>\ndistanze dal padrone accusandolo d\u2019empiet\u00e0 (duetto \u201cEh via buffone\u201d), ma Don Giovanni<br \/>\nprima lo mette a tecere con un\u2019offerta di denaro, e poi lo obbliga a scambiare<br \/>\ngli abiti con lui, in modo da corteggiare pi\u00f9 agevolmente la cameriera di Donna Elvira,<br \/>\nmentre Leporello dovr\u00e0 indurre in errore Donna Elvira facendola allontanare da casa.<br \/>\nIl piano riesce: pensando in un ravvedimento di Don Giovanni, Elvira si allontana<br \/>\ncon Leporello travestito, e Don Giovanni ha tutto il comodo di fare una serenata<br \/>\nsotto il balcone (canzonetta \u201cDeh, vieni alla finestra\u201d). Ma ecco un nuovo imprevisto:<br \/>\narrivano Masetto e alcuni contadini armati di bastoni per uccidere Don Giovanni.<br \/>\nQuesti, travestito da Leporello, offre loro aiuto disperdendoli in direzioni diverse per<br \/>\npoi, rimasto solo con lui, coprire di legnate Masetto. I lamenti del contadino arrivano<br \/>\nall\u2019orecchio di Zerlina, che corre in suo aiuto (aria \u201cVedrai carino\u201d).<br \/>\nIntanto, girovagando, Leporello e Donna Elvira arrivano dalle parti del palazzo di<br \/>\nDonna Anna. Ormai Leporello \u00e8 in difficolt\u00e0 e teme di essere scoperto, cos\u00ec cerca<br \/>\ndi allontanarsi con una scusa, ma in breve s\u2019imbatte in Donna Anna, Don Ottavio,<br \/>\nZerlina e Masetto che, credendolo Don Giovanni, minacciano di giustiziarlo (sestetto<br \/>\n\u201cSola sola in buio loco\u201d). Disperato, a Leporello non resta che svelare la propria<br \/>\nidentit\u00e0 \u2013 con scorno di Donna Elvira che riconosce di essere stata beffata \u2013 per<br \/>\npoi scappare.<br \/>\nDon Ottavio \u00e8 deciso a consegnare Don Giovanni alla giustizia e lo comunica agli<br \/>\namici pregandoli di prendersi cura di Donna Anna (aria \u201cIl mio tesoro intanto\u201d).<br \/>\nQuanto a Elvira, rimasta sola, non resta che esprimere la lacerazione del proprio<br \/>\nanimo, diviso fra amore e desiderio di vendetta (aria per l\u2019edizione viennese \u201cMi<br \/>\ntrad\u00ec quell\u2019alma ingrata\u201d).<br \/>\n\u00c8 ormai notte. Don Giovanni s\u2019\u00e8 rifugiato nel cimitero, dove lo aspetta Leporello. Don<br \/>\nGiovanni se la ride al racconto delle sue disavventure, ma la risata viene interrotta<br \/>\nda una voce minacciosa che lo ammonisce: smetter\u00e0 di ridere prima che spunti<br \/>\nl\u2019aurora. La voce sembra provenire dalla statua sopra la tomba del Commendatore.<br \/>\nDon Giovanni non si fa intimorire, anzi sfida la statua e la invita a cena, ordinando a<br \/>\nun terrorizzato Leporello di formulare ufficialmente l\u2019invito alla statua parlante (duetto<br \/>\n\u201cO statua gentilissima\u201d). La statua accetta. Leporello, terrorizzato, supplica il padrone<br \/>\ndi lasciare quel luogo spaventoso.<br \/>\nMentre Don Ottavio, in casa di Donna Anna, cerca di convincerla alle nozze e la<br \/>\ndonna lo prega d\u2019aspettare di compiere la propria vendetta su Don Giovanni, in casa<br \/>\ndel libertino la cena \u00e8 pronta (finale secondo \u201cGi\u00e0 la mensa \u00e8 preparata\u201d) e lui \u00e8 gi\u00e0<br \/>\na tavola mentre suona un\u2019orchestrina di fiati.<br \/>\nEntra Donna Elvira. Disperatamente cerca di convincere Don Giovanni al pentimento,<br \/>\nma ne guadaga solo derisione; se ne va, ma nell\u2019allontanarsi, si sentono le sue<br \/>\ngrida di terrore.<br \/>\nDon Giovanni ordina a Leporello d\u2019andare a controllare cosa sia successo, ma gli<br \/>\ngiungono anche le grida del servo che, rientrato impallidito dallo sgomento, annuncia<br \/>\nche alla porta c\u2019\u00e8 la statua del Commendatore. Don Giovanni non si perde<br \/>\nd\u2019animo e fronteggia il convitato. La statua declina l\u2019invito: ben altro \u00e8 il cibo di cui si<br \/>\npasce un defunto. A sua volta invita Don Giovanni a cena e chiede la sua mano in<br \/>\npegno. Don Giovanni non si lascia intimorire e gliela porge. Stretta fatale. Nonostante<br \/>\nle reiterate richieste della statua, Don Giovanni rifiuta di pentirsi e viene trascinato<br \/>\ncos\u00ec in un abisso di fiamme infernali.<br \/>\nTardi arrivano Donna Elvira, Donna Anna, Zerlina, Masetto, Don Ottavio e gli altri personaggi:<br \/>\nLeporello non pu\u00f2 che constatare che la giustizia del Cielo li ha anticipati.<br \/>\nSi volta pagina e ognuno penser\u00e0 al proprio domani.<\/p>\n<p>NOTE DI DIREZIONE<br \/>\ndi Corrado Rovaris<\/p>\n<p>Simbolo di un desiderio di infinito che lo pone in costante relazione con l\u2019Assoluto,<br \/>\nDon Giovanni \u00e8 divenuto un personaggio mitico che ha dato origine a un\u2019imponente<br \/>\nletteratura su cui molto si potrebbe dire.<br \/>\nCi\u00f2 che forse pi\u00f9 colpisce dell\u2019opera mozartiana \u00e8 la sua ambiguit\u00e0 di fondo, la pluralit\u00e0<br \/>\ndei registri stilistici, il fatto che un\u2019opera buffa sconfini nel tragico, o meglio che buffo e<br \/>\ntragico coesistano, divenendo l\u2019uno lo specchio dell\u2019altro.<br \/>\nL\u2019opera vede infatti interagire personaggi di diverse \u201ctipologie\u201d, e dal punto di vista<br \/>\ndrammaturgico e musicale vi \u00e8 uno stretto rapporto fra il loro status sociale e il registro<br \/>\nstilistico nel quale si esprimono.<br \/>\nDa un lato, i personaggi \u201cnobili\u201d come Donna Anna e Don Ottavio sembrano vivere nel<br \/>\nmondo dell\u2019opera seria metastasiana, dove il loro ruolo \u00e8 quello di fungere da custodi<br \/>\ndi alti valori etici: musicalmente si esprimono in arie che creano vere e proprie oasi<br \/>\ncontemplative, caratterizzate dal tipico linguaggio fiorito dei virtuosi dell\u2019opera seria.<br \/>\nDall\u2019altro, i personaggi di livello sociale inferiore come Zerlina, Masetto, o Leporello,<br \/>\nnon hanno nulla dell\u2019opera metastasiana, ma nemmeno sono appiattiti nel convenzionale<br \/>\nregistro dell\u2019opera buffa. Zerlina, ad esempio, \u00e8 carattere semiserio, che si esprime<br \/>\nmusicalmente attraverso stilemi patetici pi\u00f9 che buffi.<br \/>\nMa le figure che ruotano attorno a Don Giovanni costituiscono un mondo ben pi\u00f9<br \/>\ncomplesso: Elvira si esprime in versi metastasiani, ma in toni esasperati che suonano<br \/>\nsottilmente parodistici, e la sua figura \u00e8 quasi pi\u00f9 tragicomica che di grande eroina<br \/>\ntragica.<br \/>\nMa soprattutto, sono gli inquietanti personaggi di Don Giovanni e del Commendatore<br \/>\na trascendere i limiti del teatro musicale di fine \u2019700.<br \/>\nIl Commendatore, con il suo canto ieratico accompagnato dal solenne timbro degli<br \/>\nottoni, come a rappresentare la mano della giustizia divina, richiama una dimensione<br \/>\nprofondamente sacrale che l\u2019opera \u201cbuffa\u201d mai aveva conosciuto fino ad allora; mentre<br \/>\nDon Giovanni, protagonista assoluto dell\u2019opera, si trova al centro di questo complesso<br \/>\nmondo umano, ed \u00e8 di volta in volta attratto nella sfera espressiva del personaggio<br \/>\ncon cui interagisce: si mantiene su un registro \u201calto\u201d di fronte ad Anna e Ottavio, \u00e8<br \/>\ninsinuante e patetico quando seduce Zerlina, si abbassa allo stile buffo quando schernisce<br \/>\nLeporello o deride Elvira, diviene solenne di fronte al Commendatore. Tali registri,<br \/>\ntragico e comico, e l\u2019alternanza di affetti che pervadono l\u2019opera, sono esaltati da una<br \/>\nsublime orchestrazione che, pur mettendo in risalto ogni singola voce, crea un insieme<br \/>\nunico, che ancor oggi affascina per la sua inquietante complessit\u00e0.<\/p>\n<p>NOTE DI REGIA<br \/>\ndi Mario Martone<\/p>\n<p>Ho avuto la visione della tribuna di questo Don Giovanni in una notte insonne. Un\u2019apparizione<br \/>\nimprovvisa, generata da chiss\u00e0 quale gorgo psichico, qualcosa tra il teatro<br \/>\nelisabettiano, un\u2019arena spagnola, degli scranni di tribunale: tutti i personaggi dell\u2019opera<br \/>\ndi Mozart e Da Ponte schierati insieme, in una sintesi sincronica dell\u2019insieme vitale<br \/>\nche lo slancio di Don Giovanni fende, conquista e offende, tutti attori e spettatori allo<br \/>\nstesso tempo. Nel sogno la tribuna progressivamente si svuotava, e venivano a galla<br \/>\nla solitudine, l\u2019apparizione del castigo e della morte, il crollo, e infine il senso di vuoto<br \/>\nche avvolge l\u2019ascoltatore nell\u2019apparente lieto fine dell\u2019opera. A quel sogno ho provato<br \/>\na restare fedele. Lo spettacolo si protende verso la platea attraverso dei bracci che<br \/>\navvolgono l\u2019orchestra ed \u00e8 costituito da un solo elemento scenografico (la tribuna),<br \/>\nesattamente come nelle altre mie messe in scena delle opere della trilogia di Mozart e<br \/>\nDa Ponte. Teatro fluido, dunque, e non schematizzato per immagini definite, nel tentativo<br \/>\ndi far arrivare musica e parole dritte all\u2019inconscio degli spettatori. Del resto, se gli<br \/>\nsi volesse scattare una fotografia, Don Giovanni verrebbe mosso: in quanto tempo si<br \/>\nsvolge l\u2019azione dell\u2019opera? Quanti anni ha? \u00c8 giovane o \u00e8 un uomo maturo? Domande<br \/>\na cui \u00e8 impossibile dare una risposta certa. Travestimenti, luoghi oscuri e porte smarrite<br \/>\nserpeggiano lungo la partitura. Il congegno narrativo di quest\u2019opera \u00e8 un labirinto,<br \/>\nstranamente pi\u00f9 simile a una sceneggiatura che a un canovaccio teatrale. Lo spettacolo<br \/>\nche abbiamo creato prova ad assecondarne il mistero.<\/p>\n<p>TA-TA-TA-TA!<br \/>\ndi Sergio Tramonti<\/p>\n<p>Il segno di regia che Mario Martone mi ha lanciato per il nostro Don Giovanni, fin dalla<br \/>\nprima planimetria, si raccorda con inesorabile logica all\u2019allestimento scenico di Cos\u00ec fan<br \/>\ntutte rappresentato al Teatro di San Carlo nel 1999.<br \/>\nL\u2019andamento di quella scenografia era fortemente caratterizzato da una \u201cpiccola\u201d pedana<br \/>\nin legno (un quadrato di m. 7&#215;7) a sbalzo sull\u2019orchestra, e da due ponti laterali,<br \/>\na destra e a sinistra della buca, che idealmente si ricongiungevano al centro verso il<br \/>\npodio del direttore. Anche questa volta la spinta della pedana, determinata e ridisegnata<br \/>\ndalla gradinata curvilinea, speculare all\u2019arco della ribalta, \u00e8 decisamente a sbalzo sul<br \/>\npubblico oltre che sull\u2019orchestra, \u00e8 una porzione di arena per gli interpreti inquadrata<br \/>\nper larghezza dall\u2019arco scenico, \u00e8 un\u2019ellisse che si offre al pubblico, leggermente inclinata,<br \/>\nsenza quinte n\u00e9 fondali.<br \/>\nLa gradinata che all\u2019inizio dello spettacolo sar\u00e0 interamente occupata dalla folla (il coro,<br \/>\ni figuranti e le orchestrine mescolati ai personaggi dell\u2019opera) si svuoter\u00e0, scena dopo<br \/>\nscena, fino ad evidenziare un ultimo, sinistro, funereo \u201cspettatore\u201d: la statua di pietra<br \/>\ndel Commendatore.<br \/>\nPer \u201ccolorare\u201d e \u201cscolpire\u201d la scena ho proposto a Mario di occuparmi anche dei<br \/>\ncostumi e delle maschere. L\u2019ultima volta che ho firmato scene, costumi e maschere \u00e8<br \/>\nstato per l\u2019allestimento di Giovanna d\u2019Arco al rogo di Honegger-Claudel, per la regia<br \/>\ndel caro Franco Enriquez al \u201cCarlo Felice\u201d di Genova.<br \/>\nAbbiamo deciso di intraprendere questo progetto avvalendoci della collaborazione di<br \/>\nUrsula Patzak, una giovane costumista, determinante anche per la Lulu di Alban Berg,<br \/>\ndiretta da Stefan Anton Reck, al Teatro Massimo di Palermo. Quindi di ridisegnare<br \/>\nun Seicento barocco \u2013 spagnolo \u2013 napoletano, pensando alle luci di Rembrandt, alle<br \/>\npunte secche di Goya, e ai ritratti di Franz Hals, e con uno sguardo ancor pi\u00f9 libero e<br \/>\nsenza preoccupazioni filologiche a tutta la pittura italiana fino a Tintoretto, aspettando<br \/>\nle luci di Pasquale Mari.<br \/>\n\u201cTa-ta-ta-ta!\u201d cos\u00ec lo zoppicante Leporello descrive il passo della Statua di Pietra, il<br \/>\nsuo fragore inesorabile, pauroso, nella scena XV del secondo atto del Don Giovanni.<br \/>\nLa morte \u00e8 scandita dal ritmo. In pochi istanti, con una frattura da grande teatrante,<br \/>\ncome nelle tragedie di Shakespeare, Mozart spezza e rompe la brillante, spavalda cena<br \/>\ndi Don Giovanni e la trasforma in una tetra, bronzea, lugubre, divina commedia tragica.<\/p>\n<p>\u00c8 STATA LA MANO DI MOZART<br \/>\ndi Giuseppe Martini<\/p>\n<p>Arrogante, astuto, libertino, accorto, ingannatore, Don Giovanni arriva a Mozart distillato<br \/>\nda un secolo e mezzo di letteratura che Lorenzo Da Ponte si trova a dover riordinare<br \/>\nper un libretto d\u2019opera tenendo sul tavolino come riferimenti Don Giovanni Tenorio di<br \/>\nGoldoni e l\u2019atto unico di Bertati per l\u2019operina di Gazzaniga: del resto Mozart stimava<br \/>\nmolto il Goldoni librettista e avr\u00e0 avallato, se non suggerito, la scelta di Da Ponte, che<br \/>\nanche per ragioni di tempo procedette a un ruvido saccheggio dalle sue fonti senza<br \/>\nporsi il problema di risalire ai Don Giovanni di Tirso de Molina o di Moli\u00e8re, a loro<br \/>\nvolta sublimazioni di una leggenda popolare rifratta in miriadi di versioni, dai teatri di<br \/>\nstrada ai balletti.<br \/>\nE infatti il seduttore della commedia di Tirso \u00e8 un ingannatore seriale (burlador) e un<br \/>\neretico che sbeffeggia il mistero della morte redentrice (perci\u00f2 l\u2019essenza del Cristianesimo),<br \/>\nquello di Moli\u00e8re \u00e8 un razionalista che irride dogmi e superstizioni anticipando di<br \/>\nquasi un secolo gli illuministi, mentre il Don Giovanni di Da Ponte \u00e8 solo un malandrino<br \/>\nche inanella un tentativo di seduzione dietro l\u2019altro infilandosi in una serqua di pasticci<br \/>\nil cui dato pi\u00f9 rilevante \u00e8 l\u2019abilit\u00e0 che sfoggia per uscirne. Anzi, sembra proprio che<br \/>\nDa Ponte abbia voluto eliminare ogni complicazione e limitarsi a fare di Don Giovanni<br \/>\nnon pi\u00f9 che un personaggio da opera buffa, o comunque a farlo muovere su questo<br \/>\nbinario per tutta quella lunga parentesi che comincia dopo la morte del Commendatore<br \/>\ne si chiude con la scena del cimitero, nonostante il brulicare di amanti offese, fidanzati<br \/>\ngelosi e premonizioni sinistre: nel timore che l\u2019impianto da opera seria con cui aveva<br \/>\nimpostato il lavoro Mozart rischiasse di fare fiasco in una piazza che si era esaltata per<br \/>\nLe nozze di Figaro, pare che il fido librettista abbia insistito per deviare pi\u00f9 sul comico,<br \/>\ntramutando il dramma serio in \u201cdramma giocoso\u201d.<\/p>\n<p>Dramma giocoso<br \/>\nMolto si \u00e8 detto su questo sottotitolo che per alcuni sarebbe una formula ideata per<br \/>\nidentificare il misto di tragedia e comicit\u00e0 che caratterizza il Don Giovanni mozartiano.<br \/>\nA parte che Mozart sulla partitura ha scritto \u201cDramma buffo\u201d, la realt\u00e0 \u00e8 che la parola<br \/>\n\u201cdramma\u201d nel Settecento era da intendersi come sinonimo di \u201ctesto teatrale\u201d, di cui<br \/>\ndiveniva dirimente la determinazione aggettivale (serio, buffo, giocoso che fosse). La<br \/>\nformula \u201cdramma giocoso\u201d \u00e8 usata in altri lavori di Da Ponte, si ritrova in vari libretti<br \/>\nd\u2019opera settecenteschi e va intesa semplicemente come \u201copera comica\u201d, tenendo presente<br \/>\nche all\u2019epoca per \u201ccomico\u201d si intendeva tutto ci\u00f2 che non era tragico: perci\u00f2 non<br \/>\nsolo il buffonesco, ma anche l\u2019idillico, il sentimentale e l\u2019erotico. Sono dunque comici<br \/>\nanche \u201cL\u00e0 ci darem la mano\u201d, \u201cBatti, batti, bel Masetto\u201d e \u201cAh taci, ingiusto cuore\u201d, fine.<br \/>\nChe poi \u201cgiocoso\u201d possa vantare una sfumatura rispetto a \u201ccomico\u201d si pu\u00f2 anche<br \/>\ndiscutere, ma sarebbe un finto problema associarlo alle variazioni di interpretazione del<br \/>\nsignificato dell\u2019opera in relazione ai due finali, quello che a Praga vedeva il ritorno in<br \/>\nscena dei protagonisti che cantano la morale (\u201cl\u2019antichissima canzon\u201d, che sar\u00e0 di modello<br \/>\nanche per Verdi nel finale di Falstaff) e quello che l\u2019anno dopo a Vienna fu reso<br \/>\npi\u00f9 fulminante da Mozart facendo calare la tela sul grido di Don Giovanni inghiottito<br \/>\ndalle fiamme infernali. Nell\u2019opera, si ricordi, conta prima di tutto il contesto della messinscena.<br \/>\nLa scelta per Mozart sar\u00e0 stata pi\u00f9 che altro di efficacia e non, come invece<br \/>\nsar\u00e0 vissuto dall\u2019Ottocento romantico, per cambiare il significato dell\u2019opera.<\/p>\n<p>Il significato dell\u2019opera<br \/>\nPrivato delle problematiche dei testi seicenteschi, il libretto di Da Ponte si limita a mettere<br \/>\nin scena le vicende di un uomo impegnato a tempo pieno nei piaceri vitali (non<br \/>\nsi limita a sedurre: mangia e beve con gusto, anche), sul quale aleggia la riprovazione<br \/>\ngenerale per motivi contingenti, pi\u00f9 che morali: Leporello perch\u00e9 si trova costretto nei<br \/>\ndisagi, le donne perch\u00e9 a vario titolo sedotte e abbandonate, i fidanzati perch\u00e9 gelosi.<br \/>\nPer peccati del genere pare in effetti sproporzionata la terribile punizione divina dell\u2019epilogo,<br \/>\nche infatti si appella semmai all\u2019omicidio, conseguenza di una sicurezza di s\u00e9<br \/>\ne di uno sprezzo dell\u2019altro di cui l\u2019impulso seduttivo \u00e8 solo la manifestazione esteriore<br \/>\npi\u00f9 evidente, o maniacale.<br \/>\n\u00c8 il libertino razionalista di Moli\u00e8re, incapace di credere al soprannaturale, disposto ad<br \/>\naccettare persino una statua parlante perch\u00e9 avr\u00e0 certamente anche questo una spiegazione<br \/>\n\u2013 magari seguendo Condillac, il filosofo della statua che si rianima sentendo gli<br \/>\nodori \u2013, ateo, sprezzatore di ogni superstizione e inneggiatore a una libert\u00e0 che Mozart<br \/>\nnon si perita di fargli ribadire \u2013 nel 1787 l\u2019Europa era in fermento, era annunciata la<br \/>\nconvocazione degli Stati Generali di Francia dopo centosettant\u2019anni \u2013 provocando l\u2019entusiasmo<br \/>\ndel pubblico praghese.<br \/>\nAlla fine, punito il dissoluto, si ristabilisce l\u2019ordine. Ma tutto non potr\u00e0 pi\u00f9 essere come<br \/>\nprima. I personaggi che fino a quel momento erano vissuti con sentimenti diversi in<br \/>\nrelazione a Don Giovanni, ora si sgonfiano come palloncini. Ognuno esce cambiato, da<br \/>\nquesta vicenda. Ma non \u00e8 il libretto a dircelo. Lo fa Mozart attraverso la musica, intervenendo<br \/>\nsu una materia che Da Ponte aveva cercato di assemblare in un filo comico<br \/>\nrocambolesco ma fitto di rimandi e simmetrie.<\/p>\n<p>Rimandi e simmetrie<br \/>\nPoco cambia che il librettista fosse consapevole o meno delle trasformazioni di personaggi<br \/>\ne situazioni nella secolare tradizione letteraria dongiovannesca. A mero titolo di<br \/>\ncuriosit\u00e0 si noti che Donna Anna \u00e8 gi\u00e0 in Tirso, ove il Commendatore (di Calatrava) si<br \/>\nchiama Don Gonzalo de Ulloa, mentre Elvira, moglie o fidanzata di Don Giovanni che<br \/>\nsia, appare in Moli\u00e8re; che della lista di Leporello si accenna per la prima volta nel Don<br \/>\nGiovanni di Giacinto Andrea Cicognini (1632); che Zerlina e Masetto sono nobilitati<br \/>\nda Da Ponte per ragioni pratiche nell\u2019espressione linguistica, poich\u00e9 i loro antecedenti<br \/>\nmolieriani Charlotte e Pierrot parlano in patois e sono molto pi\u00f9 rozzi; e che lo scambio<br \/>\ndi vestiti con Leporello \u00e8 in Moli\u00e8re, ma meno produttivo. Si perde invece la scena di<br \/>\nMoli\u00e8re con Don Giovanni che sfida il mendicante a bestemmiare: Da Ponte e Mozart<br \/>\nhanno smussato qualsiasi spigolo, per evitare problemi di censura.<br \/>\nDa Ponte rielabora perci\u00f2 la tradizione precipitata in Goldoni e Bertati, e risistema.<br \/>\nAccentua la figura di Leporello come doppio del suo padrone: ne rif\u00e0 il nome (era Caterinone<br \/>\nin Tirso, Pasquariello in Moli\u00e8re e Bertati, Carino in Goldoni) e lo plasma come<br \/>\nun brontolone che esordisce a colpi di verbi all\u2019infinito (faticar, gradir, sopportar, servire,<br \/>\nmangiare, dormir) come Uberto all\u2019inizio della Serva padrona di Pergolesi (\u201cAspettare e<br \/>\nnon venire \/ stare a letto e non dormire, \/ ben servire e non gradire, \/ son tre cose<br \/>\nda morire\u201d). Leporello ambisce a essere Don Giovanni. Vuole fare il gentiluomo. Ne<br \/>\nprende le distanze due volte, perch\u00e9 stufo di finire nei guai, salvo \u2013 una volta rifornito<br \/>\ndi contante \u2013 sodalizzare con lui nella scena del finto pentimento nel secondo atto:<br \/>\nin realt\u00e0 \u00e8 un malandrino della stessa risma del suo padrone, solo di grado sociale<br \/>\ndiverso, irrazionale e fifone.<br \/>\nA sua volta Don Giovanni \u00e8 un puro seduttore settecentesco, attira nella trappola non<br \/>\ncon la prestanza o la virilit\u00e0, ma con la parola. Te la racconta, e ci caschi. Lo si coglie<br \/>\nnell\u2019unico momento di azione seduttoria a vista, quello con Zerlina, prima di una serie<br \/>\ndi premonizioni: la mano che gli dar\u00e0 Zerlina si trasforma nel secondo atto in quella<br \/>\nche gli porger\u00e0 la fatale statua.<br \/>\nMa ci sono altre simmetrie ordite da Da Ponte. Leporello brontola a inizio dei due atti;<br \/>\nnel primo atto Don Giovanni non riconosce Elvira, nel secondo Elvira non riconosce<br \/>\nLeporello travestito da Don Giovanni; il terrore di Leporello fintamente accusato da Don<br \/>\nGiovanni e il terrore di Leporello durante il sestetto; le due arie erotiche di Zerlina con<br \/>\nMasetto; le tre maschere, ovvio, e la statua finale, giudici sinistri di un tribunale immaginario,<br \/>\nentrambi legati ai due finale mangerecci, in cui alla fine sar\u00e0 Don Giovanni a<br \/>\nessere mangiato.<br \/>\nRiferimenti, poi, a iosa. Pi\u00f9 di tutti, al tempo \u2013 \u201cEcco il tempo di fuggir\u201d, \u201cTempo non ha<br \/>\nscusate\u201d, \u201cParlo, ascolta, pi\u00f9 tempo non ho\u201d, \u201cAh, tempo pi\u00f9 non v\u2019\u00e8\u201d \u2013 conseguenza<br \/>\ndi una redenzione sempre rinviata per godere del qui e ora. Per non dire, a parte quelle<br \/>\ndi Elvira e delle maschere, della citazione profetica di \u201cNon pi\u00f9 andrai\u201d dalle Nozze<br \/>\n(ma questa l\u2019ha inserita Mozart) e di goliardate estemporanee, come \u201cAh, che piatto<br \/>\nsaporito\u201d, allusione a Teresa Saporiti che interpretava Donna Anna a Praga, o \u201cS\u00ec, eccellente<br \/>\n\u00e8 il vostro cuoco\u201d (Kuchar, cuoco in ceco, era maestro al cembalo alla prima).<br \/>\nIn questo meccanismo Da Ponte ha dovuto inserire vicende a catena che concedessero<br \/>\nlo spazio convenzionale ai momenti solistici dei cantanti, che ubbidissero alle<br \/>\nrichiesta di variet\u00e0 di Mozart e che tirassero la vicenda alla lunga per consentire a Don<br \/>\nGiovanni e Leporello di finire rifugiati per caso nel cimitero. Tanto pi\u00f9 che il suo modello,<br \/>\nBertati, dopo la seduzione di Maturina vola alla conclusione, lasciando a corto di<br \/>\nidee. E se talora Da Ponte va in affanno, riducendo Don Giovanni a un birbone costretto<br \/>\ndi continuo a mentire e a scappare, compensa con le sontuose invenzioni del finale<br \/>\nprimo e del sestetto \u201cSola, sola in buio loco\u201d, vertice della rivelazione di un\u2019umanit\u00e0<br \/>\ndolente. Eppure lasciato cos\u00ec, per quanto gustosissimo, sarebbe stato non pi\u00f9 che un<br \/>\ncanovaccio privo di colpi di scena, se non fosse intervenuta la mano di Mozart.<\/p>\n<p>La mano di Mozart<br \/>\nChe, semplicemente, ha steso sul libretto l\u2019ambiguit\u00e0, il mistero, il non detto, che \u00e8<br \/>\nquello delle pulsioni inconsce che governano i comportamenti. Inutile incapricciarsi a<br \/>\ncapire quanto Donna Anna sia rimasta segnata da qualsiasi cosa sia davvero accaduta<br \/>\nnella sua alcova con Don Giovanni; quali rapporti leghino Donna Elvira al seduttore;<br \/>\nse Don Ottavio incarni il maschio perbenista e antierotico o il sentimento consolatorio<br \/>\ndell\u2019ignuda condizione umana; e, infine, chi sia in effetti Don Giovanni. Mozart ha<br \/>\npreferito lasciarci nel dubbio, obbligandoci a consultare la nostra psiche per capire<br \/>\nla loro. Lo ha fatto con una musica aggrumata di fluttuazioni armoniche che si fanno<br \/>\ncolore e danno significato ineffabile anche alle tirate in lungo di Da Ponte, agli impulsi<br \/>\ndi un\u2019umanit\u00e0 risentita, alla vuotaggine dei corteggiamenti dongiovanneschi (il tema<br \/>\nmusicale del finto pentimento a Elvira \u00e8 lo stesso che usa per corteggiare la cameriera!),<br \/>\nal bisogno di liberazione da quegli affanni che ci attirano verso la catarsi finale di<br \/>\nuna statua che si fa vivente, vero incubo emerso dagli strati pi\u00f9 oscuri del subconscio.<br \/>\nPer evitare di cadere in quello che \u00e8 stato definito \u00abil mestiere dell\u2019interprete di Don<br \/>\nGiovanni\u00bb, che include gi\u00e0 nomi eccellenti da Kierkegaard a Hoffmann, meglio allora<br \/>\nseguire il suggerimento di Mozart: quello di una musica che spinge a sondare l\u2019oscura<br \/>\ncongiunzione di amore e morte, e a intuire ciascuno da s\u00e9 il significato di questa capitale<br \/>\ncontemplazione dei casi umani.<\/p>\n<p>WOLFGANG AMADEUS MOZART<br \/>\n(Salisburgo, 27 gennaio 1756 &#8211; Vienna, 5 dicembre 1791)<br \/>\nFiglio di un eccellente violinista, il piccolo Mozart apprese dal padre la musica e una<br \/>\nbuona cultura di base, fra cui latino, francese e italiano, a sei anni gi\u00e0 componeva e<br \/>\nsostenne un tour al clavicembalo insieme alla sorella, e un altro nel centro Europa con<br \/>\nil padre l\u2019anno successivo. Non servono pi\u00f9 di tanto gli svariati tentativi di spiegare<br \/>\nla psicologia del ragazzo per constatare come questa educazione sia stata decisiva<br \/>\nper il suo sviluppo caratteriale e le sue scelte professionali, a cominciare da quella<br \/>\nche nel 1781 lo port\u00f2 a rifiutare l\u2019impiego di primo violino e direttore d\u2019orchestra<br \/>\ndell\u2019arcivescovo di Salisburgo, ottenuto a tredici anni gratuitamente e dal 1773 con<br \/>\nretribuzione, per tentare l\u2019avventura da libero professionista a Vienna.<br \/>\nA quella decisione approd\u00f2 dopo l\u2019esperienza a contatto con il mondo musicale<br \/>\neuropeo a s\u00e9guito del padre in Italia fra 1769 e 1773, a Monaco di Baviera nel 1775, a<br \/>\nMannheim nel 1778 e poco prima (con la madre, che l\u00ec morir\u00e0) a Parigi, riuscendo a far<br \/>\nallestire alcune sue opere. Ed \u00e8 proprio all\u2019opera che aspirava Mozart come apice della<br \/>\npropria realizzazione professionale: nonostante l\u2019impiego di Kammermusikus imperiale<br \/>\ne i successi del Singspiel Die Entf\u00fchrung aus dem Serail e poi delle tre opere italiane<br \/>\nsu libretto di Lorenazo Da Ponte, Le nozze di Figaro (1786), Don Giovanni (1787) e<br \/>\nCos\u00ec fan tutte (1790) \u2013 esiti invero contrastati sulla piazza viennese, allora incline a un<br \/>\nteatro pi\u00f9 svagato \u2013 le sue condizioni economiche non divennero mai soddisfacenti<br \/>\nper mantenere s\u00e9, la moglie Constanze e i due figli. Anzi, la difficolt\u00e0 della sua musica<br \/>\nda camera \u2013 certe sue sonate per pianoforte non risultavano di facile approccio per<br \/>\ni dilettanti \u2013 e i volubili cambiamenti di gusto del pubblico viennese gli alienarono<br \/>\nrapidamente la piazza, complicata negli ultimi anni dalla congiuntura economica seguita<br \/>\nalla guerra austro-turca.<br \/>\nContinue divennero perci\u00f2 le richieste di prestiti agli amici o di organizzare concerti<br \/>\na cui il pubblico, attratto da musica meno difficile e pi\u00f9 spensierata, spesso non<br \/>\nrispondeva. Non c\u2019era pi\u00f9 accanto a lui la guida scomoda ma sensata del padre,<br \/>\nche un tempo da Salisburgo cercava di convincerlo quanto la semplicit\u00e0 non fosse<br \/>\nnecessariamente banalit\u00e0. L\u2019amicizia di Joseph Haydn, che riconobbe subito tutta la<br \/>\ngrandezza del giovane collega, lo incoraggi\u00f2 anzi a perseguire il proprio ideale di<br \/>\naltezza musicale: ne sortirono alcuni fra i capolavori di tutti i tempi in generi di alta<br \/>\nsostanza drammatica (concerto da camera, concerto per pianoforte, sinfonia, quartetto,<br \/>\nquintetto), nei quali il tocco felice e la convivenza di piacevolezza e fatalismo non<br \/>\ndissimulano quella ricerca di felicit\u00e0 promessa e mai appagata che lo aveva tormentato<br \/>\nper tutta la vita, che si sublima nel mondo favoloso della Zauberfl\u00f6te e che s\u2019infranger\u00e0<br \/>\nsulla vetta del Requiem incompiuto.<\/p>\n<p><strong>note di regia don Giovanni<\/strong><\/p>\n<p>Ho avuto la visione della tribuna di questo <em>Don Giovanni<\/em> in una notte insonne. Un&#8217;apparizione improvvisa, generata da chiss\u00e0 quale gorgo psichico, qualcosa tra il teatro elisabettiano, una arena spagnola, degli scranni di tribunale: tutti i personaggi dell&#8217;opera di Mozart e Da Ponte schierati insieme, in una sintesi sincronica dell\u2019insieme vitale che lo slancio di Don Giovanni fende, conquista e offende, tutti attori e spettatori allo stesso tempo. Nel sogno la tribuna progressivamente si svuotava, e venivano a galla la solitudine, l&#8217;apparizione del castigo e della morte, il crollo, e infine il senso di vuoto che avvolge l&#8217;ascoltatore nell&#8217;apparente lieto fine dell\u2019opera. A quel sogno ho provato a restare fedele. Lo spettacolo si protende verso la platea attraverso dei bracci che avvolgono l&#8217;orchestra e che \u00e8 costituito da un solo elemento scenografico (la tribuna), esattamente come nelle altre mie messe in scena delle opere della trilogia di Mozart e Da Ponte. Teatro fluido, dunque, e non schematizzato per immagini definite, nel tentativo di far arrivare musica e parole dritte all&#8217;inconscio degli spettatori. Del resto, se gli si volesse scattare una fotografia, Don Giovanni \u00a0verrebbe mosso: in quanto tempo si svolge l&#8217;azione dell\u2019opera? Quanti anni ha? \u00c8 giovane o \u00e8 un uomo maturo? Domande a cui \u00e8 impossibile dare una risposta certa. Travestimenti, luoghi oscuri e porte smarrite serpeggiano lungo la partitura. Il congegno narrativo di quest&#8217;opera \u00e8 un labirinto, stranamente pi\u00f9 simile a una sceneggiatura che a un canovaccio teatrale. Lo spettacolo che abbiamo creato prova ad assecondarne il mistero.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Mario Martone<\/p>\n<p><strong>l&#8217;opera in breve<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/1-L_opera-in-breve.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-31594\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/1-L_opera-in-breve.jpg\" alt=\"\" width=\"1299\" height=\"1890\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/1-L_opera-in-breve.jpg 1299w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/1-L_opera-in-breve-206x300.jpg 206w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/1-L_opera-in-breve-768x1117.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/1-L_opera-in-breve-704x1024.jpg 704w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/1-L_opera-in-breve-103x150.jpg 103w\" sizes=\"(max-width: 1299px) 100vw, 1299px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>il libretto<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/2-Il-libretto.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-31595\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/2-Il-libretto.jpg\" alt=\"\" width=\"1299\" height=\"1890\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/2-Il-libretto.jpg 1299w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/2-Il-libretto-206x300.jpg 206w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/2-Il-libretto-768x1117.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/2-Il-libretto-704x1024.jpg 704w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/2-Il-libretto-103x150.jpg 103w\" sizes=\"(max-width: 1299px) 100vw, 1299px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>sinossi<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/911cdbc725fa4240da9e7264fbb9c027WEjZOBgIKrobRmnq-0.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-31596\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/911cdbc725fa4240da9e7264fbb9c027WEjZOBgIKrobRmnq-0.jpg\" alt=\"\" width=\"1299\" height=\"1890\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/911cdbc725fa4240da9e7264fbb9c027WEjZOBgIKrobRmnq-0.jpg 1299w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/911cdbc725fa4240da9e7264fbb9c027WEjZOBgIKrobRmnq-0-206x300.jpg 206w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/911cdbc725fa4240da9e7264fbb9c027WEjZOBgIKrobRmnq-0-768x1117.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/911cdbc725fa4240da9e7264fbb9c027WEjZOBgIKrobRmnq-0-704x1024.jpg 704w, 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