{"id":3288,"date":"2018-02-22T11:59:15","date_gmt":"2018-02-22T11:59:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=3288"},"modified":"2018-02-22T11:59:15","modified_gmt":"2018-02-22T11:59:15","slug":"il-fascismo-e-i-corrispondenti-americani-in-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=3288","title":{"rendered":"Il fascismo e i corrispondenti americani in Italia"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div dir=\"ltr\">\n<div>\n<h1 class=\"m_-3726368630839175605m_-1821980321368943909gmail-title\"><strong><span style=\"font-size: large;\">IL FASCISMO E I CORRISPONDENTI AMERICANI IN ITALIA, IL SAGGIO DI MAURO CANALI<\/span><\/strong><\/h1>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>La presentazione del libro al Centro Studi Americani di Roma. Una lettura del ventennio mussoliniano da un punto di vista inedito, i casi Hemingway e Scott Fitzgerald.<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Roma, febbraio 2018 \u2013<i>\u00a0La scoperta dell\u2019Italia, il fascismo raccontato dai corrispondenti americani\u00a0<\/i>(Marsilio Edizioni) \u00e8 l\u2019ultima opera del professor\u00a0<b>Mauro Canali<\/b>, per la quale lo storico romano \u00e8 stato insignito pochi giorni fa del\u00a0<b>Premio FiuggiStoria 2017<\/b>\u00a0per la saggistica. Il libro \u00e8 stato presentato a Roma nel corso di un incontro pubblico che ha avuto luogo\u00a0presso il\u00a0<b>Centro Studi Americani<\/b>\u00a0e a cui hanno partecipato, oltre all\u2019autore,\u00a0<b>Paolo Messa<\/b>\u00a0(direttore del Centro),\u00a0<b>Piero Craveri<\/b>\u00a0(presidente della Fondazione Biblioteca Benedetto Croce),\u00a0<b>Mario Avagliano\u00a0<\/b>(giornalista e storico) e il giornalista del Messaggero\u00a0<b>Fabio Isman<\/b>.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Mauro Canali, professore ordinario di\u00a0<b>Storia Contemporanea<\/b>\u00a0all\u2019Universit\u00e0 di Camerino e membro del Comitato scientifico di Rai-Storia, \u00e8 uno degli studiosi pi\u00f9 autorevoli del fascismo, a cui ha iniziato a dedicarsi in giovane et\u00e0 sotto la guida del suo maestro\u00a0<b>Renzo De Felice.\u00a0<\/b>Ha concentrato in particolare le sue ricerche sulla struttura totalitaria e sui meccanismi informativi e repressivi del regime mussoliniano. Questo bel saggio, che si legge come un romanzo molto avvincente, nasce \u2013 come lo stesso autore ha spiegato nel corso della presentazione \u2013 soprattutto dalla necessit\u00e0 di scoprire e chiarire sotto quale luce il regime fascista apparisse agli occhi di un paese estraneo all\u2019Italia come gli Stati Uniti, e come venisse descritto ai suoi lettori. Un punto di vista quindi inedito per ripercorrere le vicende di quegli anni, in grado di offrirci al tempo stesso uno spaccato molto interessante della societ\u00e0 del ventennio fascista.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Si tratta di un lavoro che ha richiesto una lunga e meticolosa ricerca attraverso le fonti pi\u00f9 disparate, tra cui gli archivi privati di molti corrispondenti che spesso lasciavano ai posteri dei diari e appunti legati a quel periodo storico. Rispetto ad altri testi che hanno analizzato il tema del rapporto tra gli Stati Uniti e Mussolini \u2013 a cominciare da quello dello storico californiano\u00a0<strong>John Diggins<\/strong>\u00a0(<i>L\u2019America, Mussolini e il fascismo<\/i>, Laterza 1972) \u2013 Canali ha voluto indagare pi\u00f9 in profondit\u00e0 per scoprire fino a che punto certe prese di posizione nei confronti del fascismo fossero condizionate dalle pressioni (che spesso sfociavano in ricatti e minacce) e in veri e propri tentativi di corruzione che il regime esercitava nei confronti degli inviati esteri.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il libro mostra come nel primo periodo il fascismo venisse visto generalmente di buon occhio da parte della stampa americana. Si trattava di un giudizio che, prima ancora dell\u2019avvento al potere di\u00a0<b>Benito<\/b>\u00a0<b>Mussolini<\/b>, risentiva del bagaglio di esperienze legato alla fase turbolenta post-bellica in cui si trovavano gli Stati Uniti, e del fatto che questi inviati avessero nella maggior parte dei casi una conoscenza molto superficiale della storia e della politica italiana, frutto essenzialmente di pregiudizi e di stereotipi. Il Duce era ritenuto l\u2019artefice di una rivoluzione \u201cbella e giovane\u201d e veniva dipinto come l\u2019unico credibile baluardo nei confronti del pericolo bolscevico: negli Stati Uniti infatti si avvertiva un forte allarme per quelle manifestazioni di grande conflittualit\u00e0 sociale che ebbero luogo in Italia nel cosiddetto \u201cbiennio rosso\u201d, poi culminate con l\u2019occupazione delle fabbriche nel settembre del 1920.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il fascismo rappresentava quindi per molti di questi corrispondenti americani una risposta efficace in quanto aveva saputo mettere a tacere i sindacati e le lotte di classe, garantendo una pax sociale fatta di ordine e disciplina. Una soluzione certo non esportabile negli Stati Uniti ma che a loro avviso si adattava bene all\u2019Italia, che inquadravano come un paese un po\u2019 anarcoide e tendenzialmente refrattario all\u2019ordine costituito. Tra questi giornalisti Canali cita ad esempio\u00a0<b>Kenneth Roberts<\/b>, inviato del \u201cSaturday Evening Post\u201d e autore del romanzo storico<i>\u00a0Passaggio a nord-ovest<\/i>, che dopo aver denunciato il pericolo comunista, esalt\u00f2 il fascismo come un movimento necessario per impedire che l\u2019Italia precipitasse \u201cin un turbine caotico di comunismo e di disastri finanziari\u201d. Un altro corrispondente,\u00a0<b>Isaaac Marcosson<\/b>, defin\u00ec Mussolini addirittura \u201cIl Theodore Roosevelt latino\u201d, cos\u00ec come\u00a0<b>Lincoln Steffens<\/b>\u00a0del \u201cNew York American\u201d, che arriv\u00f2 a scrivere frasi apologetiche come questa: \u201cImmaginate un Theodore Roosevelt consapevole, mentre governava, del posto che avrebbe occupato nella storia degli Stati Uniti, e avrete l\u2019immagine di Benito Mussolini in Italia\u201d. E poi ancora\u00a0<b>Walter Lippmann<\/b>, vincitore di due premi Pulitzer e molto noto nella comunit\u00e0 degli italo-americani; e\u00a0<b>Anne O\u2019Hare McCormick<\/b>, autrice di molti reportage pi\u00f9 che lusinghieri nei confronti del fascismo per il supplemento domenicale del \u201cNew York Times\u201d, autentico megafono della propaganda del regime mussoliniano in America.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ma tra questi corrispondenti vi era chi aveva maturato riguardo al Duce un\u2019opinione del tutto opposta. Ci riferiamo in particolare a mostri sacri della letteratura del Novecento come\u00a0<b>Francis Scott Fitzgerald<\/b>\u00a0e\u00a0<b>Ernest Hemingway<\/b>. In particolare Fitzgerald, che trascorse cinque mesi a Roma nel 1924 insieme alla moglie Zelda, cap\u00ec subito che il fascismo si presentava con il volto del vecchio autoritarismo e in riferimento ad esso parlava senza mezzi termini di \u201cspasmi di un cadavere\u201d, invitando i suoi lettori a non lasciarsi ingannare dal suo dinamismo apparente. In seguito sar\u00e0 costretto ad andarsene e a non mettere pi\u00f9 piede in Italia perch\u00e9 fermato dalla polizia, malmenato e portato in prigione per qualche ora: racconter\u00e0 questa sua brutta esperienza in uno dei suoi pi\u00f9 celebri capolavori,\u00a0<i>Tenera \u00e8 la notte<\/i>.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il caso di Hemingway \u00e8 diverso: inizialmente sembrava attratto da Mussolini, che apprezzava soprattutto per le sue qualit\u00e0 di patriota combattente, ritenendo legittima la reazione del fascismo contro la minaccia di una trionfante rivoluzione bolscevica. Lo incontr\u00f2 per la prima volta a Milano e lo descrisse sul \u201cToronto Daily Star\u201d come \u201cun uomo grande, dalla faccia scura con una fronte alta, una bocca lenta nel sorriso, e mani grandi ed espressive\u201d. Poi solo sei mesi dopo il giudizio di Hemingway cambi\u00f2 radicalmente. Nel gennaio del 1923, in un articolo pubblicato dopo aver incontrato Mussolini a Losanna in occasione del meeting internazionale che avrebbe dovuto regolare i rapporti tra la nuova Turchia di Atat\u00fcrk e le potenze uscite vittoriose dalla guerra, si lascer\u00e0 andare a una critica molto feroce nei confronti del duce: arriver\u00e0 a definirlo \u201cil pi\u00f9 grande bluff d\u2019Europa\u201d, come uno che ha del \u201cgenio nel rivestire piccole idee con paroloni\u201d; aggiunger\u00e0 inoltre di non sapere se e quanto questo bluff potr\u00e0 durare: se quindici anni o se verr\u00e0 rovesciato al pi\u00f9 presto. E racconter\u00e0 un episodio a dir poco grottesco: appena entrato nel salone dove si svolgeva la conferenza stampa vide Mussolini seduto alla scrivania mostrandosi molto concentrato come per darsi delle arie da grande intellettuale \u201cintento a leggere un libro con il famoso cipiglio sul volto\u201d. Hemingway si avvicin\u00f2 e sbirciando alle sue spalle scopr\u00ec \u201cche si trattava di un dizionario francese-inglese, tenuto al rovescio\u201d. Dopo aver letto quell\u2019articolo Mussolini gli giur\u00f2 che non lo avrebbe pi\u00f9 fatto tornare in Italia. Canali svela anche che anni dopo, nel pieno della guerra di Spagna, dopo che sulla stampa americana erano apparse alcune sue corrispondenze da Tarragona fortemente critiche nei confronti degli italiani impegnati a combattere a fianco delle truppe franchiste, dei personaggi che gravitavano intorno al consolato italiano di New York avevano studiato un piano di aggressione fisica ai suoi danni.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Quest\u2019ultimo episodio \u00e8 rivelatore dell\u2019opera sistematica di controllo che il regime esercitava nei confronti della stampa, sia attraverso tentativi di corruzione sia, come nel caso di Hemingway, per mezzo di veri e propri atti di intimidazione. E questo spiega il motivo per cui solo pochi coraggiosi inviati americani si fossero esposti fino denunciare il carattere repressivo e autoritario del regime e la presenza sempre pi\u00f9 asfissiante del famigerato apparato poliziesco dell\u2019Ovra nella vita quotidiana. Un apparato che gi\u00e0 a met\u00e0 degli anni Trenta sar\u00e0 particolarmente raffinato e in grado di controllare la vita dei cittadini (e quindi anche degli inviati esteri) in maniera spietata e relativamente facile.\u00a0I lettori americani furono cos\u00ec per tanti anni di fatto ingannati dai loro corrispondenti: nei direttori e negli editori delle principali testate prevalse la prudenza nel raccontare le vicende del regime, anche per evitare i costi delle inevitabili espulsioni dei loro corrispondenti. Persino dopo il\u00a0<strong>delitto Matteotti<\/strong>\u00a0i grandi giornali americani si mostrarono sostanzialmente allineati e non fecero altro che riportare le veline dell\u2019ufficio stampa di Mussolini, quindi la versione secondo cui il deputato socialista sarebbe stato ucciso da alcune frange estremiste di fascisti fuori controllo. Il solo inviato che ebbe il coraggio di indagare sul caso fu il corrispondente del \u201cChicago Tribune\u201d\u00a0<strong>George Seldes<\/strong>, che infatti fu per questo motivo cacciato brutalmente dall\u2019Italia.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">L\u2019idillio con il fascismo comincer\u00e0 a tramontare con la guerra di Etiopia (tra il 1935 e il 1936) e in seguito con la guerra civile spagnola (1936-1939), la promulgazione delle leggi antisemite nel 1938 e il progressivo avvicinamento alla Germania nazista. Fu a quel punto che il presidente americano\u00a0<b>Frank Delano Roosevelt<\/b>, che pure in passato aveva manifestato apprezzamento verso le riforme sociali fasciste legate allo stato corporativo, cap\u00ec di avere a che fare con un personaggio del tutto inaffidabile e con cui non si poteva avere nulla a che spartire.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">La stampa americana si pose quindi sulla stessa lunghezza d\u2019onda del capo della Casa Bianca, assumendo finalmente una posizione non pi\u00f9 indulgente nei confronti del fascismo, fino a denunciarne il carattere totalitario. Ci fu cos\u00ec un inasprimento del metodo repressivo e fioccarono inevitabilmente le espulsioni di molti corrispondenti in Italia. Tra le prime testate ad adeguarsi vi fu il \u201cNew York Times\u201d con la sostituzione del fascistissimo\u00a0<b>Arnaldo Cortesi<\/b>\u00a0con\u00a0<b>Herbert Matthews<\/b>, reduce dalla guerra civile spagnola e convertito all\u2019antifascismo. Tuttavia non sar\u00e0 facile giustificare questo repentino cambio di rotta. Gli articoli di Matthews erano sottoposti come quelli di tutti gli altri corrispondenti alla censura preventiva ma l\u2019inviato del giornale newyorkese non rinuncer\u00e0 a pubblicarli lasciando gli spazi bianchi che coincidevano con i tagli che venivano operati dagli uomini del regime.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><b>Sebastiano Catte<\/b><\/p>\n<\/div>\n<p><br clear=\"all\" \/><\/p>\n<div>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"m_-3726368630839175605m_-1821980321368943909gmail_signature\" data-smartmail=\"gmail_signature\">\n<div dir=\"ltr\">\n<div>\n<div dir=\"ltr\">\n<div>\n<div dir=\"ltr\">Sebastiano Catte<\/p>\n<div>Agenzia Comunica<\/div>\n<div><a href=\"http:\/\/www.agenziacomunica.net\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\" data-saferedirecturl=\"https:\/\/www.google.com\/url?hl=es&amp;q=http:\/\/www.agenziacomunica.net&amp;source=gmail&amp;ust=1519386937756000&amp;usg=AFQjCNEN4jQC3iPR9XD6n9epxGmHGv4gPQ\">www.agenziacomunica.net<\/a><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"yj6qo ajU\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; IL FASCISMO E I CORRISPONDENTI AMERICANI IN ITALIA, IL SAGGIO DI MAURO CANALI La presentazione del libro al [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10,22],"tags":[],"class_list":["post-3288","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-italiano","category-libros-y-revistas-literatura"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3288","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3288"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3288\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3288"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3288"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3288"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}