{"id":34524,"date":"2023-03-16T23:47:36","date_gmt":"2023-03-16T23:47:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=34524"},"modified":"2023-03-17T01:47:54","modified_gmt":"2023-03-17T01:47:54","slug":"serena-conduce-operaclassica-eco-italiano-2202","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=34524","title":{"rendered":"Serena conduce operaclassica eco italiano"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ghjk-1.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-34344\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ghjk-1.jpg\" alt=\"\" width=\"244\" height=\"119\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ghjk-1.jpg 244w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/ghjk-1-150x73.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 244px) 100vw, 244px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Comunicato Stampa<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Stagione di Concerti: <\/strong><\/p>\n<p><strong>Marco Armiliato e Giovanni Andrea Zanon<\/strong><\/p>\n<p><strong>domani venerd\u00ec 17 marzo alle 19 al Politeama <\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/\u00e8poiuytrew.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-34536\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/\u00e8poiuytrew.jpg\" alt=\"\" width=\"1130\" height=\"650\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/\u00e8poiuytrew.jpg 1130w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/\u00e8poiuytrew-300x173.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/\u00e8poiuytrew-768x442.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/\u00e8poiuytrew-1024x589.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/\u00e8poiuytrew-150x86.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 1130px) 100vw, 1130px\" \/><\/a><\/strong><\/p>\n<p>Giunge al termine la breve trasferta del Teatro di San Carlo al Politeama resa necessaria dai lavori di restauro che hanno interessato la sala storica del Lirico di Napoli.<\/p>\n<p>Ultimo appuntamento nel Teatro di via Monte di Dio \u00e8 il concerto in programma domani <strong>venerd\u00ec 17 marzo alle ore 19,<\/strong> che vedr\u00e0 sul podio <strong>Marco Armiliato<\/strong> impegnato a dirigere l\u2019<strong>Orchestra<\/strong> e <strong>Giovanni Andrea Zanon,<\/strong> giovane e talentuoso interprete del violino, tra i pi\u00f9 interessanti della sua generazione.<\/p>\n<p>Il programma del concerto include l\u2019<strong><em>Ouverture<\/em><\/strong> da <strong><em>La sposa venduta<\/em><\/strong> di <strong>Bed\u0159ich Smetana<\/strong>, il <strong><em>Concerto in mi minore per violino e orchestra, op. 64<\/em><\/strong> di <strong>Felix Mendelssohn-Bartholdy<\/strong> e <strong>la <em>Sinfonia n. 7 in re minore, op. 70<\/em><\/strong> di <strong>Anton\u00edn Dvo\u0159\u00e1k<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Marco Armiliato<\/strong> \u00e8 oggi uno dei pi\u00f9 richiesti direttori d&#8217;orchestra ed \u00e8 spesso ospite dei pi\u00f9 prestigiosi teatri d&#8217;opera del mondo. La sua straordinaria carriera lo ha portato a dirigere in teatri come il Metropolitan di New York (dove ha diretto quasi 500 rappresentazioni), la Wiener Staatsoper, la Bayerische Staatsoper, la Deutsche Oper di Berlino, il Covent Garden di Londra, l&#8217;Op\u00e9ra National de Paris, l&#8217;Opernhaus Z\u00fcrich, il Teatro Real di Madrid, il Gran Teatre del Liceu di Barcellona, il Teatro alla Scala e il Festival di Salisburgo. Nel 2022 \u00e8 stato nominato direttore musicale del Festival dell&#8217;Arena di Verona. Il suo lungo sodalizio con la Wiener Staatsoper, dove ha diretto finora oltre 300 spettacoli, gli \u00e8 valso il titolo di \u201cMembro onorario della Wiener Staatsoper\u201d nel 2019. Marco Armiliato ha all&#8217;attivo numerose registrazioni con alcuni dei maggiori cantanti del nostro tempo, come Anna Netrebko, Jonas Kaufmann e Rolando Villazon e Marina Rebeka. La sua incisione \u201cVerismo Arias\u201d con Ren\u00e9e Fleming ha vinto un Grammy Award nel 2010 e \u201cRomantic Arias\u201d con Jonas Kaufmann il Diapason d&#8217;or nel 2009.<\/p>\n<p><strong>Giovanni Andrea Zanon, <\/strong>classe 1998 \u00e8 vincitore di oltre 30 concorsi nazionali ed internazionali, tra cui il Premio Nazionale delle Arti come miglior violinista dei conservatori italiani, il concorso di Novosibirsk in Russia dove ottiene anche tutti i premi speciali ed il diploma di laurea al Wieniawski and Lipinski Violin Competition di Lublino. In qualit\u00e0 di solista si esibisce in alcune delle sale pi\u00f9 prestigiose, tra le quali la Carnegie Hall di New York, il Teatro alla Scala di Milano, il Teatro La Fenice di Venezia, la Smetana Hall di Praga, la Bayerische Staatsoper di Monaco, il Festspielhaus di Baden-Baden, il Gran Teatre del Liceu di Barcellona, la Royal Opera House di Muscat, l\u2019Auditorium Parco della Musica di Roma e l\u2019Arena di Verona. Ha partecipato a numerosi progetti di musica da camera, che lo hanno portato ad esibirsi al fianco di artisti come Pinchas Zukerman, Anna Netrebko, Mario Brunello e Pablo Ferrandez. Riceve numerose menzioni e riconoscimenti fra i quali, a sei anni, la menzione del Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi, il Leone d\u2019Oro dalla Regione Veneto per i meriti artistici conseguiti all\u2019estero e la nomina di Alfiere della Repubblica dal Presidente Sergio Mattarella.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Guida all\u2019ascolto<\/em><\/p>\n<p><em>di Gianluca D\u2019Agostino<\/em><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>TRE CLASSICI DEL SINFONISMO TARDOROMANTICO: MENDELSSOHN, SMETANA, <\/strong><strong>DVO\u0158\u00c1K<\/strong><\/p>\n<p><strong>Smetana, <em>Prodan\u00e1 nev\u011bsta<\/em> (\u201cLa sposa venduta\u201d), <em>Ouverture<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Bedrich Smetana (1824-1884) \u00e8 generalmente noto soprattutto per il poema sinfonico <em>Ma vlast<\/em> (\u201cLa mia patria\u201d), di cui fa parte la <em>La<\/em> <em>Moldava<\/em>, celeberrima descrizione musicale della natura boema. Meno nota \u00e8 la sua produzione operistica, che tuttavia ha una notevole valenza estetica e poetica, perch\u00e9 finalizzata a rafforzare la coscienza dell\u2019unit\u00e0 nazionale ceca, in quella che fu una lunga lotta, politica ma anche culturale ed artistica, per affrancarsi dalla monarchia austriaca. Infatti negli sforzi fatti dagli studiosi, e rivolti alle classi medie ed elevate, per risollevare la storia, la cultura, la lingua e le tradizioni patrie, s\u2019iscrive a pieno titolo anche l\u2019operato svolto in musica da Smetana.<\/p>\n<p>Egli, appunto, dopo sei anni di esilio a Goteborg, torn\u00f2 a Praga nel 1862, e da quel momento contribu\u00ec decisivamente all\u2019apertura di un \u201cTeatro Provvisorio\u201d che andasse inteso come preparatorio di quello \u201cNazionale\u201d. In quel teatro fu rappresentata nel 1866 <em>La sposa venduta<\/em>, che poi \u00e8 la pi\u00f9 celebre delle otto opere costituenti il suo catalogo teatrale, e che pu\u00f2 definirsi un\u2019opera buffa nel senso tradizionale del termine, basandosi sulla la storia di una coppia di paesani che corona il proprio sogno d\u2019amore in barba alla ridicola opposizione delle famiglie.<\/p>\n<p>L\u2019Ouverture, brano \u201cvivacissimo\u201d, eseguito con dinamiche quasi sempre basse e come sussurrate, \u00e8 all\u2019insegna di saettanti scambi ritmico-motivici che rimbalzano da una sezione orchestrale all\u2019altra, alla stregua di un moto perpetuo, ed in questo senso parrebbe memore dello stile di Mendelssohn, che poi era uno dei grandi idoli romantici alla cui scuola il boemo si era idealmente formato (gli altri essendo Schumann, Liszt, Wagner). Altri invece hanno scorto analogie, nello spirito pi\u00f9 che altro, con pagine donizettiane.<\/p>\n<p>L\u2019invenzione tematico-melodica non \u00e8 certo il dato pregnante, mentre lo \u00e8 quella ritmica, essendo d\u2019altronde l\u2019intento del brano, un\u2019ouverture, appunto, quello di destare l\u2019attenzione del pubblico con il dovuto brio e di prepararlo all\u2019azione scenica. Vi \u00e8 riconoscibile una struttura ternaria (ABA\u2019) con un breve interludio pi\u00f9 lirico al centro, e poi una coda finale.<\/p>\n<p><strong>Mendelssohn, <em>Concerto per violino e orchestra<\/em> op. 64.<\/strong><\/p>\n<p>Il celeberrimo <em>Concerto per violino<\/em> di\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Felix_Mendelssohn_Bartholdy\">Mendelssohn<\/a>\u00a0fu commissionato dal suo amico e virtuoso\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Ferdinand_David\">Ferdinand David<\/a>, allora primo violino alla <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Leipzig_Gewandhaus_Orchestra\"><em>Gewandhaus Orchestra<\/em><\/a> di Lipsia, il prestigioso organico di cui il compositore era direttore principale dal 1835. Sebbene concepita nel 1838, ci vollero altri sei anni perch\u00e9 la partitura fosse completata (1844) e un altro ancora perch\u00e9 venisse eseguita in prima esecuzione, per opera del David ma sotto la direzione del danese Niels Gade, in quanto l\u2019autore era allora in cattive condizioni di salute. Durante tutto l\u2019arco temporale della composizione Mendelssohn mantenne una corrispondenza regolare con il violinista, chiedendogli frequenti consigli e ragguagli soprattutto tecnici. D\u2019altra parte la sostanza musicale \u00e8 interamente farina del suo sacco, come si evince fin da una nota del 1838 in cui il compositore rivel\u00f2 al violinista di avere gi\u00e0 ben chiari in mente la tonalit\u00e0 d\u2019impianto e il tema principale, quel \u201cMi minore che mi ronza in testa da tempo, ed il cui inizio non mi d\u00e0 pace\u201d.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Successivamente alla prima esecuzione, nell\u2019ottobre 1845 il concerto sarebbe stato replicato sempre dal violinista David, ma questa volta sotto la direzione dell&#8217;autore, ottenendo un enorme successo, e poi di nuovo eseguito nel\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/1847\">1847<\/a>\u00a0dal giovane violinista\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Joseph_Joachim\">Joseph Joachim<\/a>, pupillo di\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Felix_Mendelssohn_Bartholdy\">Mendelssohn<\/a>, che era divenuto famoso per l&#8217;esecuzione del\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Concerto_per_violino_e_orchestra_(Beethoven)\"><em>concerto per violino in re maggiore<\/em><\/a>\u00a0di\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Beethoven\">Beethoven<\/a>, l\u2019altra pietra miliare del repertorio concertistico per violino, dal confronto con la quale Mendelssohn ovviamente non pot\u00e9 sottrarsi. Gi\u00e0 verso la fine del secolo il Concerto di Mendelssohn era divenuto un cimento ineludibile dei migliori virtuosi dello strumento. Molti e notevoli sono gli spunti innovativi di quest\u2019opera, che davvero segna una forte transizione tra periodo classico e romantico: a partire dal notissimo incipit \u201cin medias res\u201d, con il quale\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Felix_Mendelssohn_Bartholdy\">Mendelssohn<\/a>\u00a0rinunci\u00f2 alla tradizionale esposizione orchestrale, facendo iniziare il concerto dal solista, e proseguendo con l\u2019altra novit\u00e0 dei tre movimenti (\u201cAllegro molto appassionato\u201d, \u201cAndante\u201d, \u201cAllegretto non troppo-Allegro molto vivace\u201d) che non solo sono collegati armonicamente e melodicamente fra loro, ma che risultano proprio attaccati l\u2019un altro, come se non ci fosse soluzione di continuit\u00e0. Il che conferisce all\u2019opera il carattere di una forma ciclica, altro elemento tipico dello stile musicale romantico. Anche il fatto che il solista non di rado accompagni l\u2019orchestra con ampi e prolungati arpeggi costitu\u00ec una novit\u00e0 per gli ascoltatori del tempo.\u00a0 Il concerto inizia con l\u2019entrata quasi immediata del violino, che esegue il famoso tema in mi minore che gli conferisce la sua tipica impronta e che certamente contribu\u00ec a fargli acquistare fama immediata.<\/p>\n<p>Dopo alcuni passaggi solistici di agilit\u00e0 su rapide scale discendenti e poi di note ascendenti &#8211; che servono anche a mettere in chiaro, per cos\u00ec dire, il carattere di brillantezza e al contempo di sfida tecnica che permea tutta l\u2019opera &#8211; il tema \u00e8 ripetuto e ribadito sontuosamente dall\u2019orchestra. C\u2019\u00e8 quindi un episodio di transizione abbastanza lungo in cui la sonorit\u00e0 orchestrale, e specialmente certe fanfare, ricorda alquanto Beethoven, dopo di che il violino riprende la scena per quella che sembra essere una prima conclusione, a met\u00e0 tra il brillante ed il lirico. C\u2019\u00e8 quindi una netta cesura e dopo, con la tipica compostezza \u201cclassicistica\u201d e nel contempo la ripulsa di ogni \u201crisvolto inquietante dello slancio ideale verso l\u2019assoluto\u201d (Di Benedetto) che caratterizzano Mendelssohn, si modula tranquillamente ad un secondo soggetto in sol maggiore, molto delicato e sognante: la melodia \u00e8 inizialmente eseguita dagli strumenti a fiato, con il solista che fornisce una sorta di pedale di accompagnamento, e poi ripresa dal violino stesso ed eseguita in modo assai galante. Dopo il violino riprende improvviso vigore e una codetta termina a questo punto l\u2019esposizione del primo movimento, cui segue lo sviluppo in cui i due temi fondamentali sono combinati tra loro; qui non ci sono altre novit\u00e0 tematiche salienti da far notare, mentre \u00e8 il carattere virtuosistico ad imporsi nuovamente, assieme ad alcune soluzioni (scale ascendenti del solista che sfociano in prolungati tremoli dell\u2019orchestra) che sanno di concessioni retoriche e un po\u2019 teatrali.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0La ripresa della coda del primo tema e altri frammenti di esso sono ancora distribuiti tra solo e tutti, sempre attraverso la tipica oscillazione tra brillantezza e lirismo, prima di pervenire alla famosa cadenza del violino solo, che \u00e8 un altro elemento innovativo del brano, perch\u00e9 Mendelssohn la scrisse per esteso, anzich\u00e9 lasciarla improvvisare al solista. Essa si caratterizza per il procedimento di intensificazione ritmica: da passaggi in crome si va ad altri in terzine\u00a0e quindi si passa a trilli e a rapidissimi arpeggi in semicrome che ricordano addirittura Bach (e che impegnano il solista nella tecnica del far rimbalzare l\u2019archetto),\u00a0sui quali ultimi si innesta magnificamente l\u2019orchestra con la ripresa del primo tema, in ci\u00f2 che appare l\u2019inizio di una riuscitissima ricapitolazione e forse il momento pi\u00f9 bello del movimento. In essa i due temi fondamentali sono nuovamente ripetuti, con un bel passaggio stavolta in mi maggiore, prima dall\u2019orchestra poi dal solista, per poi ritornare nella tonalit\u00e0 minore d\u2019impianto. Un nuovo sprazzo lirico, anch\u2019esso molto teatrale, prelude ad una rinnovata intensificazione rimica, annunciata da piccoli colpi di timpano: ci si avvia cos\u00ec alla coda, in cui la scrittura si fa di nuovo virtuosistica, e ad un \u201cpi\u00f9 presto\u201d\u00a0con il quale termina, in un ritmo serratissimo, il primo movimento.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Una lunga nota di fagotto tiene legati la conclusione del primo e l\u2019inizio del secondo movimento, un\u00a0<em>andante<\/em>\u00a0tripartito che potrebbe ben dirsi \u201cromanza senza parole\u201d, dal tono decisamente lirico. La sezione centrale, in La minore, introdotta dall\u2019orchestra e subito ripresa dal violino, \u00e8 decisamente pi\u00f9 drammatica ed \u00e8 notevole anche perch\u00e9 il violino vi appare sdoppiarsi assumendo sia il ruolo della melodia che quello dell\u2019accompagnamento. Torna quindi il tema iniziale in Do maggiore, che stavolta si avvia ad una serena conclusione.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Il terzo movimento \u00e8 introdotto da una sorta di prologo moderato che si ricollega direttamente al primo tema del primo movimento. Quindi delle fanfare di trombe annunciano il tema fondamentale del movimento, parimenti famoso, e caratterizzato da tratti folleggianti e capricciosi che non possono non ricordare il <em>Sogno di una notte di mezza estate<\/em>.\u00a0C\u2019\u00e8 una seconda sezione in Si maggiore\u00a0in cui il solista si impegna in rapidi arpeggi ascendenti e discendenti, e poi una ripresa in cui l\u2019interazione solo-tutti raggiunge effetti di rara efficacia, con una breve coda finale, frenetica e festante.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Dvo\u0159\u00e1k, <em>Sinfonia n. 7 in re minore<\/em> op. 70<\/strong><\/p>\n<p>Con Dvo\u0159\u00e0k torniamo a parlare di nazionalismo musicale o meglio di scuole nazionali, essendo il maestro l\u2019esponente di spicco della scuola musicale ceca, insieme a Smetana e Janacek, ma rispetto a questi ultimi restando il pi\u00f9 vicino al classicismo austro-tedesco e il pi\u00f9 influenzato da esso. Limitandoci (per modo di dire) al Dvo\u0159\u00e0k sinfonico, corre l\u2019obbligo di ricordare che delle sue nove sinfonie (numero ovviamente simbolico), solo le ultime cinque fanno parte del repertorio, e che di esse solo una &#8211; che non \u00e8 questa <em>Settima<\/em>, ma la <em>Nona<\/em>, \u201cDal nuovo mondo\u201d &#8211; \u00e8 universalmente nota. Di conseguenza queste sinfonie hanno una doppia numerazione: la\u00a0<em>Quinta <\/em>fu pubblicata come\u00a0<em>Terza<\/em>\u00a0op. 76 nel 1888; la\u00a0<em>Sesta<\/em> come\u00a0<em>Prima<\/em>\u00a0op. 60 nel 1882, e questa Sinfonia n. 7 in re minore apparve come n. 2 op. 70 nel 1884-85. Seguirono l&#8217;<em>Ottava-Quarta<\/em>\u00a0in sol maggiore del 1889 e infine l&#8217;ultima e famosissima, la\u00a0predetta <em>Nona<\/em>\u00a0in mi minore del 1892-93 (ovvero\u00a0<em>Quinta),<\/em>\u00a0\u201cDal nuovo mondo\u201d. Esse furono pubblicate dall&#8217;editore Simrock di Berlino, l\u2019amico per il cui tramite Dvo\u0159\u00e0k aveva conosciuto il suo idolo Brahms.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La <em>Settima Sinfonia<\/em> fu un lavoro su commissione, che nacque su richiesta della Societ\u00e0 Filarmonica di Londra, a seguito del successo riscosso dalla <em>Sesta<\/em>, ma forse anche sotto la pressione di un pubblico gi\u00e0 entusiasta dell\u2019autore e memore di altre e pi\u00f9 facili sue partiture, come le <em>Danze slave<\/em>, con la loro impareggiabile grazia folklorica.\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Tuttavia, niente di facile c\u2019\u00e8 in questo lavoro, che \u00e8 anzi lungo e ambizioso, e il cui processo creativo dovette essere complesso e faticoso. In esso \u00e8 facile intravvedere il modello brahmsiano che sta alla base ed in particolare il Brahms della <em>Terza Sinfonia<\/em>, che infatti Dvo\u0159\u00e0k aveva ascoltato a Vienna nel 1883 e di nuovo l\u2019anno seguente a Berlino: si noti come la data sia molto vicine a quella di composizione della <em>Settima<\/em>.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 In ogni caso la prima esecuzione lasci\u00f2 abbastanza insoddisfatto l\u2019autore, che invece fu convinto della bont\u00e0 della sua opera solo dopo altre sue due trionfali esecuzioni, questa volta a Berlino, dirette da Hans von Bulow nel 1889.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Del Brahms epico, drammatico, complesso, ma anche fortemente assertivo e coerente, quest\u2019opera ha praticamente tutto, compreso il tematismo poco pronunciato e al contrario molto mutevole e cangiante, fatto di moltissime cellule che si propongono e si rincorrono ma che mai si ripetono uguali; per non parlare della formidabile tecnica orchestrale e della strumentazione che sfrutta un\u2019amplissima tavolozza di colori.<\/p>\n<p>Il primo movimento ha un primo tema misterioso ed inquieto, di fattezze quasi modali (e forse di matrice etnica, cio\u00e8 slava), esposto inizialmente da viole e violoncelli, a cui rispondono i fiati e che viene poi ripreso e sviluppato con altri materiali da tutta l\u2019orchestra, in un modo che appare vibrante e quasi lacerante. Segue un piccolo inciso pi\u00f9 morbido, ma subito si riaffaccia il primo tema, cui segue una transizione cromatica che conduce al vero e proprio secondo tema, di carattere pi\u00f9 pastorale. Lo sviluppo, qui, diventa la parte essenziale del discorso, ed esso ha toni spesso epici e tipicamente brahmsiani, a discapito di una ripresa che invece \u00e8 praticamente assente (grande novit\u00e0!), cos\u00ec come \u00e8 sorprendente anche la conclusione che \u00e8 del tutto sommessa e anti-retorica, fin a quando il tema iniziale \u00e8 riecheggiato dolcemente da due corni che poi si spengono. Il secondo movimento, \u201cpoco Adagio\u201d, in fa maggiore, stabilisce all\u2019inizio un clima di calma elegiaca; ma subito arriva una nota malinconica contrastante, e dopo inizia la seconda parte che \u00e8 parimenti all\u2019insegna dell\u2019opposizione ma che davvero \u00e8 descrivibile solo come un lungo \u201cviaggio della coscienza\u201d, all\u2019insegna di immagini evocative (forse memorie di paesaggi campestri) e di spunti che sembrano continuamente spegnersi e rinnovarsi.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Solo nominalmente conforme alla tradizione classica \u00e8 anche il terzo movimento, uno \u00abScherzo\u00bb in forma ABA, che ha la prima parte all\u2019apparenza avente un carattere danzante e baldanzoso, ma che in effetti si basa sulla sovrapposizione di due melodie simultanee eseguite su metri diversi (6\/4 e 3\/2). Qui Dvo\u0159\u00e0k si rivela per quello che \u00e8, un provetto maestro della polifonia contrappuntistica (come lo era il suo maestro ideale Brahms). La medesima sovrapposizione ritmica persiste lungo il Trio, che si dipana in modo pi\u00f9 delicato e capriccioso, sempre caratterizzato dal fatto che i temi, sovrapposti, sfidano qualsiasi tentativo di identificazione. Poi torna lo Scherzo, il cui finale si accende improvvisamente e quasi fa le veci di ultimo movimento. Ultimo movimento \u2013 il quarto \u2013 che invece c\u2019\u00e8, e che \u00e8 ancor pi\u00f9 dei precedenti nel segno di Brahms. La struttura qui \u00e8 quella di una forma sonata, quindi con la ripresa che questa volta \u00e8 presente, bench\u00e9 in forma mascherata. L\u2019inizio \u00e8 di nuovo modale ed ha prima un che di tenebroso, poi di decisamente epico; lo sviluppo vede, analogamente a ci\u00f2 che era venuto prima, un\u2019elaborata sovrapposizione tematica (e armonica), con alcuni passaggi che colpiscono l\u2019attenzione, come degli arabeschi di fiati molto suggestivi. E la ripresa \u00e8, come detto, camuffata; mentre la coda, solitamente retorica e trionfale, si risolve in una ricapitolazione virtuosistica di tutti le cellule tematiche esposte nel corso del movimento (e forse dell\u2019intera partitura), con una finale tonalit\u00e0 di Re maggiore, raggiante.<strong>\u00a0<\/strong><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong>Teatro Politeama<br \/>\n<\/strong>venerd\u00ec 17 marzo 2023, ore 19:00<\/p>\n<p><strong>MARCO ARMILIATO<\/strong><\/p>\n<p>Direttore |\u00a0<strong>Marco Armiliato<br \/>\n<\/strong>Violino |<strong>\u00a0Giovanni Andrea Zanon<\/strong><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Programma<\/p>\n<p><strong>Bed\u0159ich Smetana<\/strong><br \/>\n<em>La sposa venduta, Ouverture<br \/>\n<\/em><strong>Felix Mendelssohn-Bartholdy<\/strong><br \/>\n<em>Concerto<\/em>\u00a0in mi minore per violino e orchestra, op. 64<br \/>\n<strong>Anton\u00edn Dvo\u0159\u00e1k<\/strong><br \/>\n<em>Sinfonia<\/em>\u00a0n. 7 in re minore, op. 70<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Orchestra del Teatro di San Carlo<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Con gentile preghiera di pubblicazione e\/o diffusione <\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>Rossana Russo<\/strong>,<\/p>\n<p>Responsabile della comunicazione creativa e strategica e relazioni con la Stampa<\/p>\n<p><a href=\"mailto:r.russo@teatrosancarlo.it\">r.russo@teatrosancarlo.it<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Giulia Romito<\/strong>,<\/p>\n<p>Comunicazione e Stampa <a href=\"mailto:g.romito@teatrosancarlo.it\">g.romito@teatrosancarlo.it<\/a> 0817972301<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/MarcoArmiliato_ph.L.Romano-6533-1.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-34525\" 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