{"id":36188,"date":"2023-04-21T14:59:51","date_gmt":"2023-04-21T14:59:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=36188"},"modified":"2023-04-21T14:59:51","modified_gmt":"2023-04-21T14:59:51","slug":"ma-il-25-aprile-non-e-una-storia-condivisa-lo-disse-anche-cesare-pavese-credemmo-ma-fu-unillusione-di-pierfranco-bruni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=36188","title":{"rendered":"Ma il 25 APRILE NON E\u2019 UNA STORIA CONDIVISA. Lo disse anche Cesare Pavese.  CREDEMMO MA FU UN\u2019ILLUSIONE.   di Pierfranco Bruni"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/20221205_102556.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-36189\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/20221205_102556.jpg\" alt=\"\" width=\"1088\" height=\"1224\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/20221205_102556.jpg 1088w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/20221205_102556-267x300.jpg 267w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/20221205_102556-768x864.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/20221205_102556-910x1024.jpg 910w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/20221205_102556-133x150.jpg 133w\" sizes=\"(max-width: 1088px) 100vw, 1088px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"gE iv gt\">\n<table class=\"cf gJ\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr class=\"acZ xD\">\n<td colspan=\"3\">\n<table class=\"cf adz\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td class=\"ady\">\n<div id=\":6t\" class=\"ajy\" tabindex=\"0\" role=\"button\" aria-haspopup=\"true\" data-tooltip=\"Mostrar detalles\" aria-label=\"Mostrar detalles\"><\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<div class=\"\">\n<div class=\"aHl\"><\/div>\n<div id=\":6s\" tabindex=\"-1\"><\/div>\n<div id=\":6h\" class=\"ii gt\">\n<div id=\":6g\" class=\"a3s aiL \">\n<div dir=\"auto\">Ma il 25 APRILE NON E\u2019 UNA STORIA CONDIVISA. Lo disse anche Cesare Pavese.\u00a0 CREDEMMO MA FU UN\u2019ILLUSIONE.<br dir=\"auto\" \/>\u00a0<br dir=\"auto\" \/>di\u00a0Pierfranco Bruni<br dir=\"auto\" \/><br dir=\"auto\" \/>Un discorso aperto e ingannevale come tutti i fatti ambigui che dal 1945 in poi si fanno strada&#8230; Non esiste una storia condivisa e tanto meno una \u00abStoria siamo Noi\u00bb. Chi sono i \u00abNoi\u00bb?<\/p>\n<div dir=\"auto\">\u201cGuardare certi morti \u00e8 umiliante. Non sono pi\u00f9 faccenda altrui; non ci si sente capitati sul posto per caso. Si ha l\u2019impressione che lo stesso destino che ha messo a terra quei corpi, tenga noialtri inchiodati a vederli, a riempircene gli occhi. Non \u00e8 paura, non \u00e8 la solita vilt\u00e0. Ci si sente umiliati perch\u00e9 si capisce \u2013 si tocca con gli occhi \u2013 che al posto del morto potremmo essere noi: non ci sarebbe differenza, e se viviamo lo dobbiamo al cadavere imbrattato. Per questo ogni guerra \u00e8 una guerra civile: ogni caduto somiglia a chi resta, e gliene chiede ragione\u201d (Cesare Pavese).<br dir=\"auto\" \/><br dir=\"auto\" \/>Quel 25 aprile coinvolse anche uno scrittore come Cesare Pavese? Restano emblematiche alcune pagine di un romanzo straordinario dal titoloLa casa in collina: \u201c\u2026ho visto i morti sconosciuti, i morti repubblichini. Sono questi che mi hanno svegliato\u2026\u201d. Non \u00e8 vero che Pavese \u00e8 da annoverare tra gli scrittori che si sono rifugiati fuori dalla Resistenza o fuori dalla lotta politica tra il 1943 \u2013 1945. Pavese non condivise la lotta armata. Leggere i suoi scritti per credere. Non la condivise n\u00e9 come uomo n\u00e9 come intellettuale.<br dir=\"auto\" \/><br dir=\"auto\" \/>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0E non \u00e8 neppure vero che scrisse\u00a0Il compagno\u00a0per farsi perdonare qualcosa. Scrisse questo romanzo per denunciare una situazione ideologica. Cos\u00ec come\u00a0La casa in collina\u00a0e\u00a0\u00a0La luna e i fal\u00f2. In questi due romanzi non c\u2019\u00e8 assolutamente il disimpegno. C\u2019\u00e8 invece l\u2019impegno dell\u2019intellettuale e in modo particolare dello scrittore che riusciva a guardare e ad osservare uno spaccato storico non con le lenti dell\u2019ideologia e della demagogia ma con una capacit\u00e0 critica che va oltre ogni pur semplicistica posizione ideologica.<br dir=\"auto\" \/>Ho lavorato per oltre quarant\u2019anni su Cesare Pavese pubblicando numerosi libri , cfr anche il video realizzato da Anna Montella\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=nXshZL7E1vA\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\" data-saferedirecturl=\"https:\/\/www.google.com\/url?q=https:\/\/www.youtube.com\/watch?v%3DnXshZL7E1vA&amp;source=gmail&amp;ust=1682175338436000&amp;usg=AOvVaw100G5TA-PcJDr9lIjSkF4u\">https:\/\/www.youtube.<wbr \/>com\/watch?v=nXshZL7E1vA<\/a>.\u00a0<br dir=\"auto\" \/>\u200b<br dir=\"auto\" \/>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Pavese non si disimpegn\u00f2. Si impegn\u00f2 come scrittore. Questo impegno non \u00e8 chiaramente a misura ideologica. E\u2019 qualcosa di diverso anche se non manca una precisa affermazione culturale. Il travaglio di Pavese \u00e8 stato un travaglio tutto esistenziale e intellettuale ma che chiedeva una voce, un approccio, un riferimento cristiano. In Pavese questa necessit\u00e0 di dare risposta alla sua coscienza si avvertiva. La letteratura era un attraversamento mitico e simbolico. E questo percorso verso il mito, comunque, costituiva l\u2019altra faccia di una medaglia la cui interpretazione aveva una valenza sacrale.<br dir=\"auto\" \/>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0C\u2019\u00e8 pathos proprio in\u00a0La casa in collina. La centralit\u00e0 dell\u2019uomo oltre ogni ideologia. Un messaggio di tolleranza e di pacificazione. Occorre rileggere certe pagine: \u201cSe un ignoto, un nemico, diventa morendo una cosa simile, se ci si arresta e si ha paura a scavalcarlo, vuol dire che anche vinto il nemico \u00e8 qualcuno, che dopo averne sparso il sangue bisogna placarlo, dare una voce a questo sangue, giustificarne chi l\u2019ha sparso\u201d.<br dir=\"auto\" \/>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<br dir=\"auto\" \/>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Il 1936 \u00e8 l&#8217;anno di\u00a0Lavorare stanca. Poi vennero i \u00abpaesi\u00bb della rievocazione dei miti sino al 1947 con\u00a0Dialoghi con Leuc\u00f2. E poi ancora il mito della casa, come memoria di un luogo e dell&#8217;anima, e della collina. Poi ancora la metafora &#8211; simbolo della luna e il richiamo ancestrale del fal\u00f2. Ma l\u2019anno precedente al 1950 \u00e8 un anno chiave per Pavese. Il 1949 \u00e8 stato uno degli anni pi\u00f9 intensi, e forse pi\u00f9 faticosi anche sul piano esistenziale, della vita e della ricerca letteraria di Cesare Pavese. L\u2019anno successivo, nell\u2019agosto del 1950, si uccide in un albergo di Torino, lasciando sul comodino uno dei libri, certamente, pi\u00f9 significativi che abbia scritto.<br dir=\"auto\" \/>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Mi riferisco a\u00a0Dialoghi con Leuc\u00f2\u00a0.\u00a0\u00a0Un libro simbolo nel quale si ripercorre tutto un viaggio all\u2019insegna del mito e del simbolo. Mito e simbolo hanno caratterizzato una chiave di lettura che ha trovato proprio in Pavese un riferimento per quei valori che si identificano nelle radici, nella riscoperta di una appartenenza, nel bisogno di memoria che le civilt\u00e0, i popoli, gli uomini hanno. Vita e letteratura dunque nel dramma di un poeta e di un uomo.<br dir=\"auto\" \/>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Pavese, nonostante tutto, resta uno di quegli scrittori che ha raccontato gli anni della Resistenza, la guerra partigiana e repubblichina con angoscia e pathos. Sempre da\u00a0La casa in collina: \u201cE verr\u00e0 il giorno che nessuno sar\u00e0 fuori dalla guerra; n\u00e9 i vigliacchi, n\u00e9 i tristi, n\u00e9 i soli. Da quando vivo qui coi miei, ci penso spesso\u2026\u201d. Certo non si pu\u00f2 parlare di un Pavese disimpegnato. Si serviva degli strumenti della letteratura. Si pensi a\u00a0La luna e i fal\u00f2. Un romanzo dichiarazione. Proprio all\u2019inizio del dodicesimo capitolo c\u2019\u00e8 un inciso di una forza stravolgente: \u201c\u2026quanti poveri italiani che avevano fatto il loro dovere fossero stati assassinati barbaramente dai rossi. Perch\u00e9, dicevano a bassa voce in piazza, sono i rossi che sparano nella nuca senza processo\u2026\u201d.<br dir=\"auto\" \/>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<br dir=\"auto\" \/>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0E\u2019 inutile ormai spingere verso una letteratura dell\u2019impegno o viceversa. La letteratura non \u00e8 impegno politico o sociale. Non \u00e8 neppure divagazione. E\u2019 sostanzialmente dentro il processo esistenziale dell\u2019uomo in una temperie in cui si ha bisogno di nuovi radicamenti. Fare i conti con questo Novecento letterario, e i critici militanti o la critica osservante devono certamente non trascurare, significa aprirlo nella sua globalit\u00e0 e nella sua interezza. Significa, tra l\u2019altro, confrontarsi con i testi e con gli autori tralasciando le teorie precostituite che tuttora hanno una valenza ideologica. La letteratura non va letta con le lenti dell\u2019ideologia.<br dir=\"auto\" \/>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0L\u2019inquietudine di Pavese era profondamente un\u2019inquietudine dettata da principi religiosi. La speranza e la preghiera erano i due \u201ccontinenti\u201d di cui Pavese si era impossessato proprio negli ultimi anni della sua vita. Una inquietudine religiosa che soltanto agli animi cristiani \u00e8 dovuta. In merito a questo sono state scritte della pagine sublimi da Carlo Bo, da Geno Pampaloni, da Divo Barsotti. Per Pavese la vita stessa era scrivere. In un suo scritto sottolineava: \u201cAccade coi libri come con le persone. Vanno presi sul serio. (\u2026) I libri non sono gli uomini, sono mezzi per giungere a loro; chi li ama e non ama gli uomini, \u00e8 un fatuo o un dannato. (\u2026) \u2026 non si vede con che diritto, davanti a una pagina scritta, dimentichiamo di essere uomini e che un uomo ci parla\u201d.<br dir=\"auto\" \/>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Non bisogna dimenticare i processi esistenziali che vivono dentro il travaglio letterario e viceversa di uno scrittore. Soprattutto quando questo scrittore si chiama Cesare Pavese. Gli ultimi due capitoli del romanzo\u00a0La casa in collina\u00a0sono una testimonianza spirituale di alto valore. E\u2019, comunque, il romanzo della riconciliazione.<br dir=\"auto\" \/>\u00a0<br dir=\"auto\" \/>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Nel penultimo capitolo ancora del romanzo citato la chiesa non \u00e8 soltanto una struttura o un rifugio. Rappresenta il simbolo, lo si dice chiaramente, dell\u2019attesa, della speranza, della riconcialiazione alla vita. appunto. Rappresenta il bisogno di sacro e di fede per l\u2019uomo contemporaneo che \u00e8 incarnato da quell\u2019io narrante che \u00e8 proprio lo scrittore: \u201cMi fermai contro la chiesa, sotto il sole. Nella luce e nel silenzio ebbi un\u2019idea di speranza. Mi parve impossibile tutto ci\u00f2 che accadeva\u2026\u201d.<br dir=\"auto\" \/>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a01949. La Seconda\u00a0guerra mondiale era finita ormai da quattro anni. Il clima della speranza, la ricostruzione della democrazia, il bisogno di riprendere un cammino pur non dimenticando il recente passato: dalla caduta del fascismo alla spaccatura tra due Italie. Quella della Resistenza e quella di Sal\u00f2. I giovani di allora vivevano ancora tragicamente una divisione proprio nel ricordo di ci\u00f2 che Pavese aveva raccontato in romanzi come\u00a0La casa in collina\u00a0o\u00a0La luna e i fal\u00f2. Romanzi in cui la metafora e la realt\u00e0 sono un intreccio che si esprimono nella visione delle storie e dei personaggi.<br dir=\"auto\" \/>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Non \u00e8 vero che Pavese non volle prendere una posizione durante il fascismo e negli anni della Resistenza. La prese e come se la prese. Chi avrebbe potuto scrivere le pagine del diario inedito (pubblicato qualche anno fa con grandi polemiche: ce lo siamo dimenticati di gi\u00e0?) fino a qualche tempo fa e ora pubblicato? Chi avrebbe potuto scrivere quei capitoli de\u00a0La luna e i fal\u00f2\u00a0come sono stati scritti da Pavese con quella crudezza? Capitoli dove si parla che i \u201crossi\u201d sparano alla nuca o l\u2019ultimo capitolo nel quale si descrive l\u2019uccisione di Santa? Chi avrebbe scritto quelle pagine &#8211; simbolo de\u00a0La casa in collina\u00a0con quel pathos e con quella umanit\u00e0 che soltanto uomini e scrittori come Pavese hanno saputo fare. Pavese ha raccontato con molto anticipo una \u201cantiresistenza\u201d all\u2019insegna per\u00f2 della riappacificazione.<br dir=\"auto\" \/>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<br dir=\"auto\" \/>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Il Pavese che continua nella scoperta costante del mito e, attraverso il mito, si va alla rivelazione di una infanzia nella quale si vive l\u2019iniziazione alla vita. Non c\u2019\u00e8 un Pavese dell\u2019impegno politico. La poesia era tutto e grazie alla poesia cercava di leggere non la storia ma la memoria dei popoli e delle civilt\u00e0.<br dir=\"auto\" \/>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Il paese, i paesaggi, i luoghi e poi la grecit\u00e0 o la mediterraneit\u00e0, il mare, non amato, ma presente, e le colline non sono un contrasto. Sono un ennesimo richiamo ai valori del tempo che si riconosce nel sogno. Sottolineava: \u201cSenza mito \u2013 l\u2019abbiamo gi\u00e0 ripetuto &#8211; non si d\u00e0 poesia: mancherebbe l\u2019immersione nel gorgo dell\u2019indistinto, che della poesia ispirata \u00e8 condizione indispensabile\u201d.<br dir=\"auto\" \/>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<br dir=\"auto\" \/>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Geno Pampaloni in un suo scritto di alcuni anni fa affermava: \u201cIn che senso era religioso Pavese? Non in senso positivo, nel senso di una fede vissuta e indirizzata. Lo era quando identificava la poesia con l\u2019 \u2018essere\u2019 (e contrapponeva lo \u2018stile di fare\u2019 di Vittorini al proprio \u2018stile di essere\u2019). Lo era quando scriveva che \u2018la religione consiste nel credere che tutto quello che ci accade \u00e8 straordinariamente importante. Non potr\u00e0 mai sparire dal mondo\u2019, e introduceva l\u2019eternit\u00e0 nella storia. Lo era quando confessava che, alla luce dell\u2019idea di Dio, \u2018il tuo travaglio verso il simbolo s\u2019illumina d\u2019un contenuto infinito\u2019\u201d.<br dir=\"auto\" \/>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Ma c\u2019\u00e8 una riflessione di Divo Barsotti apparsa\u00a0\u00a0sulla rivista dei frati di Santa Croce \u201cCitt\u00e0 di vita\u201d nel gennaio del 1968 che dovrebbe far riflettere con molta serenit\u00e0 pur nello strazio della vicenda umana di Pavese. Ecco: \u201cDio sembra definitivamente morto per lui. E\u2019 nell\u2019atto in cui egli si d\u00e0 la morte che Dio ritorna a farsi vivo e presente nell\u2019umile preghiera che invoca piet\u00e0\u201d.<br dir=\"auto\" \/>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Un viaggio tra la luna e i fal\u00f2 nella memoria di un tempo che si raccoglie tra i destini e i miti. Pavese fu un vero scrittore. E resta tale pur in un processo dialettico in cui si pu\u00f2 discutere di impegno o disimpegno anche se Pavese ha speso la sua vita per la letteratura. Io sto con Pavese. Non mi inteinteressa una storia condivisa.<\/div>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n<\/div>\n<div dir=\"auto\"><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=nXshZL7E1vA\">https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=nXshZL7E1vA\u00a0<\/a><\/div>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div dir=\"auto\">\n<h6 id=\":4y\" class=\"hP\" tabindex=\"-1\" data-thread-perm-id=\"thread-f:1759747074767908635\" data-legacy-thread-id=\"186be0a41612ef1b\"><strong><em>Tutte l\u2019opinioni versati nel sito correspondono solo a chi la manifesta. Non e necessariamente l\u2019opinione della Direzione.<\/em><\/strong><\/h6>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Ma il 25 APRILE NON E\u2019 UNA STORIA CONDIVISA. 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