{"id":3799,"date":"2018-05-04T11:51:30","date_gmt":"2018-05-04T11:51:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=3799"},"modified":"2018-05-04T11:51:30","modified_gmt":"2018-05-04T11:51:30","slug":"donatella-di-pietrantonio-scrittrice-della-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=3799","title":{"rendered":"Donatella Di Pietrantonio, scrittrice della vita"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-3799 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=3800'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/di-pietrantonio-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=3801'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/larminuta-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=3802'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/catena-del-gran-sasso-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure>\n\t\t<\/div>\n\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: x-large;\"><b>Donatella Di Pietrantonio, scrittrice della vita<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"center\">di<b> Giuseppe Lalli<\/b><\/p>\n<p align=\"justify\">La nostra terra d&#8217;Abruzzo, magica e misteriosa, come ebbe a definirla qualche anno fa la scrittrice <b>Dacia Maraini<\/b>, \u00e8 da sempre terra di talenti letterari. Solo nell&#8217;ultimo secolo, accanto a giganti come <b>Gabriele D&#8217;Annunzio<\/b> e <b>Ignazio Silone<\/b>, molti sono i poeti e scrittori nati e cresciuti nella nostra regione: basti pensare a <b>Fedele Romani<\/b>, <b>Edoardo Scarfoglio<\/b>, <b>Giovanni Tittarosa<\/b>, <b>Ennio Flaiano,<\/b> <b>Laudomia Bonanni<\/b>, <b>Ugo Maria Palanza<\/b>, <b>Mario Pomilio<\/b>, per nominare solo alcuni nomi che vengono alla mente. Nel 2017 ad aggiudicarsi il prestigioso <i><b>Premio Campiello<\/b><\/i><i> <\/i>\u00e8 stata la<i> <\/i>scrittrice abruzzese <b>Donatella<\/b> <b>Di Pietrantonio<\/b> con il romanzo <i><b>L&#8217;Arminuta<\/b><\/i><i>.<\/i><\/p>\n<p align=\"justify\"><b>Donatella Di Pietrantonio<\/b> \u00e8 nata e cresciuta ad <b>Ars\u00ecta<\/b>, in provincia di Teramo. Antico e povero borgo contadino adagiato sulle pendici del Monte Camicia, sul versante orientale del <b>Gran Sasso<\/b>, \u00e8 stato per la giovane Donatella la piccola <i>Macondo<\/i> che l&#8217;ha spinta a scrivere. Ha conseguito all&#8217;Aquila la laurea in Odontoiatria e vive a <b>Penne<\/b>, in provincia di Pescara, dove esercita la professione di odontoiatra pediatrico. Posseduta dal demone della scrittura fin da bambina, ha pubblicato nel 2011 il suo primo romanzo, <i>Mia madre \u00e8 un fiume, <\/i>che narra di un difficile rapporto madre-figlia che si consuma sullo sfondo di un mondo contadino postbellico, in un villaggio senza acqua n\u00e9 luce ispirato dall&#8217;infanzia trascorsa ad Ars\u00ecta. La malattia degenerativa della madre e la necessit\u00e0 terapeutica di aiutarla a ricostruire un&#8217;identit\u00e0 forniranno l&#8217;occasione per recuperare un legame affettivo, e rimediare cos\u00ec ad un rapporto \u201cnato storto\u201d fin dall&#8217;inizio. Quello del rapporto tra madre e figlia, che torner\u00e0 prepotentemente nel suo ultimo romanzo, sembra un punto \u201cnevralgico\u201d nella tematica narrativa dell&#8217;odontoiatra Di Pietrantonio.<\/p>\n<p align=\"justify\">Del 2013 \u00e8 il romanzo<i> Bella<\/i> <i>mia, <\/i>ispirato alla<i> <\/i>scrittrice dal terremoto che nel 2009 ha colpito <b>L&#8217;Aquila<\/b>, citt\u00e0 a cui si sente molto legata. E&#8217; il racconto di una donna che nel sisma perde la sorella gemella, che lascia un figlio adolescente di cui la donna \u00e8 chiamata ad occuparsi insieme all&#8217;anziana madre. La necessit\u00e0 di convivere con un tragico presente porta i protagonisti al recupero doloroso di un passato da accarezzare con la nostalgia dei ricordi. Saranno i piccoli gesti che si esprimeranno nelle reciproche attenzioni ad aprire la strada alla speranza della rinascita, nel segno di una ricostruzione del tessuto familiare e sociale dopo la tragedia.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ed eccoci a <i>L&#8217;Arminuta. <\/i>Il titolo, accattivante e misterioso, altro non \u00e8 che la traduzione dialettale dell&#8217;espressione \u201cla ritornata\u201d. Il periodo storico della vicenda narrata \u00e8 quello dell&#8217;autrice. Il romanzo ci racconta di una ragazzina di tredici anni nata in una famiglia povera e adottata da una coppia di lontani parenti che \u00e8 finita per diventare la sua nuova famiglia, tanto che la bambina chiama i nuovi genitori \u201cmamma\u201d e \u201cpap\u00e0\u201d<i>.<\/i> Data in adozione dalla famiglia biologica per motivi di bisogno, si vede riconsegnata dal padre adottivo, come una merce, alla famiglia di origine, che con la bambina non si era mai fatta viva. Inizia cos\u00ec per la protagonista del racconto una nuova vita, una realt\u00e0 imprevista in cui \u00e8 chiamata a riconnettersi con un mondo molto diverso da quello accarezzato solo fino a qualche giorno prima. Dopo essere vissuta al riparo da ogni difficolt\u00e0, nel nuovo ambiente familiare, freddo e a tratti ostile, \u00e8 chiamata a crescere e a riconquistarsi una identit\u00e0 giorno dopo giorno. Comincia a fare esperienza di un piccolo universo chiuso, che all&#8217;inizio rischia di apparirle perfino brutale. Il lettore \u00e8 cos\u00ec condotto, sulle prime, a vedere &#8211; e a giudicare &#8211; attraverso gli occhi pieni di risentimento della ragazzina. Della famiglia fanno parte, oltre ai genitori, la sorella Adriana, di poco pi\u00f9 piccola, un bambino di pochi mesi e tre fratelli maschi, il pi\u00f9 grande dei quali \u00e8 il diciottenne Vincenzo. L&#8217;Arminuta aveva trascorso l&#8217;infanzia in una perenne fame di madre, eppure, quando se la vede di fronte, non riesce nemmeno a pronunciare la parola \u201cmamma\u201d: &lt;&lt; da quando le sono stata restituita la parola \u201cmamma\u201d &#8211; dice con originale similitudine &#8211; si \u00e8 annidata nella mia gola come un rospo che non \u00e8 pi\u00f9 saltato fuori &gt;&gt;. L&#8217;Arminuta, tuttavia, non si lascia andare, a suo modo lotta per non affogare, come &#8211; stando alla efficace immagine ascoltata dalla viva voce della scrittrice &#8211; le molecole di latte che si agitano e si dimenano per non andare a fondo, e cos\u00ec facendo si solidificano fino a diventare formaggio. All&#8217;inizio trova la sua ancora di salvezza in Adriana, che appare forte e sicura di s\u00e9 fin tanto che agisce nel mondo chiuso della sua famiglia, ma fuori dal suo ambiente \u00e8 smarrita, e finir\u00e0 lei ad essere aiutata dall&#8217;Arminuta. Nascer\u00e0 tra le due ragazze una solidariet\u00e0 che alla fine si riconosceranno reciprocamente: &lt;&lt;Nella complicit\u00e0 ci siamo salvate&gt;&gt;, si legge nell&#8217;ultima pagina del romanzo. Altro personaggio interessante \u00e8 il fratello Vincenzo, ribelle e sincero, precocemente indurito dalla vita, all&#8217;apparenza spregiudicato, ma pieno di vita e a suo modo desideroso di riscattarsi da un ambiente asfissiante. Al confronto con i figli, i genitori ci appaiono dei rassegnati, peggio ancora: dei vinti dalla vita.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il romanzo non manca di denunciare anche un lato opaco della nostra societ\u00e0: una scuola a dir poco distratta (dice Vincenzo: &lt;&lt; Eh sc\u00ec, la scuola! Mi sono ritirato alla seconda media, tanto<i> <\/i>mi bocciavano!!!<i> &gt;&gt;<\/i>) e una famiglia che, anche quando c&#8217;\u00e8, risulta assente. Quella del rapporto genitori-figli, insieme alla famiglia biologica contrapposta a quella adottiva, \u00e8 una delle dicotomie che attraversano il romanzo; un&#8217;altra \u00e8 quella tra la citt\u00e0 (simbolo della modernit\u00e0 nella quale la bambina \u00e8 cresciuta) e la campagna, con quel piccolo mondo antico dove l&#8217;Arminuta sembra essere sprofondata. Manca, per la verit\u00e0, nel cammino di questi giovani, anche la figura di un maestro dello spirito che, nel bel mezzo della strada, in citt\u00e0 o in campagna, sappia additare una direzione di marcia per non smarrirsi tra le nebbie di un&#8217;ambigua modernit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"justify\">Bench\u00e9 ambientato nella seconda met\u00e0 del secolo scorso, tra le righe del racconto accade spesso di percepire gli echi lontani di un <b>Abruzzo<\/b> senza tempo, quello evocato dai racconti dei nostri genitori e nonni, quando a sera le donne rientravano a casa dopo una dura giornata di lavoro nei campi e si accingevano a preparare la cena; mentre gli uomini si accovacciavano vicino al focolare, e il padre pareva non esserci mai per i figli.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ne <i>L&#8217;Arminuta<\/i>, e ancor pi\u00f9 nel primo romanzo dell&#8217;autrice, si respira a tratti l&#8217;atmosfera del <b>D&#8217;Annunzio<\/b> delle <i>Novelle della Pescara<\/i>; ma ancor pi\u00f9 evidente appare il debito della scrittrice pennese nei confronti di <b>Ignazio Silone<\/b>. Il villaggio senza luce e senza acqua che fa da sfondo al racconto di <i>Mia madre \u00e8 un fiume <\/i>ricorda molto da vicino <b>Fontamara<\/b>. E&#8217; il Silone degli oppressi e dei \u201ccafoni\u201d, a cui con un raggiro i signori possono portare via perfino l&#8217;acqua, a far breccia nel cuore della giovane Donatella, come in quello di tanti giovani abruzzesi che nel secolo scorso si sono avvicinati ai romanzi del grande scrittore marsicano rimanendone affascinati. Silone, dunque, come riconoscibile risonanza emotiva&#8230;<\/p>\n<p align=\"justify\">Aspetto non secondario di <i>L&#8217;Arminuta<\/i> \u00e8, infine, il linguaggio e, pi\u00f9 in generale, lo stile narrativo. La prosa \u00e8 quasi sempre asciutta, scarna, ma anche luminosa e penetrante, come lo sguardo della protagonista quando si posa sulle persone e sulle cose. Il ritmo incalzante e scorrevole del racconto \u00e8 reso ancor pi\u00f9 fluido dall&#8217;uso sapiente della forma dialettale, presente nei termini usati e nella stessa struttura sintattica delle frasi dei dialoghi. La comunicazione \u00e8 semplice e immediata, come avviene nel parlato dialettale. Coerente con la forma dialogica risulta lo stile descrittivo, che ci appare senza orpelli o artificiose sovrastrutture. A ci\u00f2 concorrono la brevit\u00e0 delle frasi e una punteggiatura essenziale, fatta solo di punti e di virgole. Questa scelta stilistica ha il suo precedente pi\u00f9 illustre, nella narrativa italiana, nella prosa verista di <b>Giovanni Verga<\/b> (si pensi ai celebri <i>Mastro Don Gesualdo <\/i>e <i>I Malavoglia<\/i>). Rintracciabile anche in molte pagine di Silone, ha, nel Novecento, la sua massima espressione nel <b>Pasolini<\/b> di <i>Ragazzi di vita<\/i> e di <i>Una vita violenta<\/i>: \u00e8 il linguaggio che si adegua al carattere dei personaggi e al contesto sociale che fa da sfondo alla vicenda narrata. Si ha l&#8217;impressione che l&#8217;autrice dia la parola ai suoi personaggi avendo cura di mettersi dietro le loro spalle: la protagonista, Adriana, Vincenzo, la madre stessa ci si mostrano per come sono, anche quando fingono; parlano come mangiano, per dirla con una frase fatta.<\/p>\n<p align=\"justify\">Non mancano tuttavia, a proposito di stile, pennellate di vera poesia, come questa:<\/p>\n<p align=\"justify\">&lt;&lt; L&#8217;ultimo quarto di luna si \u00e8 affacciato alla finestra e l&#8217;ha attraversata. Sono rimaste le stelle a strascico e la minima fortuna di avere il cielo sgombro di case, da quella parte.&gt;&gt;; o come quando l&#8217;Arminuta descrive lo spettacolo pirotecnico sul mare: &lt;&lt; Si spegnevano dopo un attimo di gloria universi di stelle appena esplose, sullo sfondo freddo degli astri fissi. Sott&#8217;acqua, lontano dai nostri pensieri, lo spavento muto dei pesci &gt;&gt;.<\/p>\n<p align=\"justify\">Romanzo sociale e psicologico, ma anche diario esistenziale, il libro \u00e8 percorso da un grande bisogno di autenticit\u00e0 e dalla deliberata scelta di rifuggire da ogni ipocrisia. Significativi, a questo riguardo, i riferimenti al sesso, fatti dall&#8217;autrice sempre con accenti di maturo realismo, come quando il racconto sfiora il tema scabrosissimo dell&#8217;attrazione fisica tra consanguinei \u2013 tra L&#8217;Arminuta e Vincenzo \u2013 tema, questo, non estraneo alle vecchie cronache dei mostri villaggi di montagna. L&#8217;amore, senza altra qualificazione, \u00e8 un altro filo rosso del romanzo.<\/p>\n<p align=\"justify\"><b>Donatella Di Pietrantonio<\/b> sa bene che ogni scrittore ha i suoi d\u00e8moni (\u201cOgni angelo \u00e8 tremendo\u201d, scriveva un&#8217;altra scrittrice contemporanea), e quindi ogni libro \u00e8 sempre in qualche modo autobiografico. Se questo \u00e8 vero, e se ha ragione <b>Paul Valery<\/b> quando asserisce che ogni libro che scriviamo altro non \u00e8 che un capitolo di un&#8217;unica opera, ne discende che con <i>L&#8217;Arminuta<\/i> siamo di fronte, per la Di Pietrantonio, a un punto di arrivo e di partenza. Occorrer\u00e0 tenerla d&#8217;occhio&#8230;<\/p>\n<p align=\"justify\"><i> L&#8217;Arminuta<\/i> \u00e8 un romanzo che si legge tutto d&#8217;un fiato; ma parla al cuore e alla testa, e chiede, pertanto, di essere riletto e meditato. La vera letteratura non \u00e8 semplice svago, <i>divertissemen<\/i>t: \u00e8 vita che si aggiunge a vita. Buona lettura, dunque, e soprattutto, come ama ripetere la scrittrice, buona vita a tutti!<\/p>\n<p align=\"justify\">A conclusione di questa breve recensione del libro di <b>Donatella Di Pietrantonio<\/b>, sulla scia di un filo rosso che si coglie nella sua narrativa ben al di l\u00e0 delle vicende particolari narrate (parliamo di antiche risonanze di un Abruzzo ancestrale), mi piace riportare le parole che si leggono nelle prime pagine di quell&#8217;epocale romanzo di <b>Ignazio Silone<\/b> che \u00e8 <i>Fontamara, <\/i>gi\u00e0 evocato. In questo Abruzzo senza tempo, Fontamara poteva essere Ars\u00ecta, Assergi, Aielli, Pescina: tutte piccole patrie dormienti e attraversate da piccole storie che di tanto in tanto (si trattasse di rare vicende risorgimentali o di episodi, meno rari, di brigantaggio, di emigrazione o di guerra) il vento della grande Storia ricollegava ai destini di una patria pi\u00f9 grande.<\/p>\n<p align=\"justify\"><b> \u201cFontamara somiglia, dunque, per molti lati, a ogni villaggio meridionale il quale sia un po&#8217; fuori mano, tra il piano e la montagna, fuori delle vie del traffico, quindi un po&#8217; pi\u00f9 arretrato e misero e abbandonato degli altri. <\/b><\/p>\n<p align=\"justify\"><b>Un centinaio di casucce quasi tutte a un piano, informi, annerite dal tempo e sgretolate dal vento, dalla pioggia, dagli incendi, coi tetti mal coperti da tegole e rottami d&#8217;ogni sorta. <\/b><\/p>\n<p align=\"justify\"><b>A chi guarda Fontamara da lontano, dal Feudo del Fucino, l&#8217;abitato sembra un gregge di pecore scure e il campanile un pastore. Un villaggio come tanti altri; ma per chi vi nasce e cresce, il cosmo. L&#8217;intera storia universale vi si svolge: nascite morti amori odii invidie lotte disperazioni&#8230;\u201d.<\/b><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; Donatella Di Pietrantonio, scrittrice della vita di Giuseppe Lalli La nostra terra d&#8217;Abruzzo, magica e misteriosa, come ebbe [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4,10],"tags":[],"class_list":["post-3799","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-cultura","category-italiano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3799","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3799"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3799\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3799"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3799"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3799"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}