{"id":3830,"date":"2018-05-09T09:33:53","date_gmt":"2018-05-09T09:33:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=3830"},"modified":"2018-05-09T09:33:53","modified_gmt":"2018-05-09T09:33:53","slug":"fonte-damore-lezione-di-umanita-di-mario-salzano-e-mario-setta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=3830","title":{"rendered":"FONTE D\u2019AMORE, LEZIONE DI UMANIT\u00c0 &#8211; di Mario Salzano e Mario Setta"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-3830 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=3831'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Teresa-Clowes-Bartholomew-col-marito-davanti-allentrata-del-Campo-78-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=3832'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Maria-Petrilli-e-Teresa-Bartholomew-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure>\n\t\t<\/div>\n\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\">FONTE D\u2019AMORE, LEZIONE DI UMANIT\u00c0<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\">di Mario Salzano e Mario Setta<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Non pu\u00f2 non apparire strano che una localit\u00e0, alle falde del monte Morrone, sotto l\u2019eremo di papa Celestino V, chiamata da tempi antichissimi \u201cFonte d\u2019Amore\u201d, sia stata individuata come sede di un campo per prigionieri della prima e della seconda guerra mondiale.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><b>Donald Jones<\/b>, nella autobiografia intitolata <i>Fuga da Sulmona<\/i>, ricorre al classico umorismo inglese scrivendo: \u201cBel nome per un campo di prigionia!\u201d. Eppure quegli stessi prigionieri della seconda guerra mondiale, reclusi in quel Campo dal numero 78, ricordavano e sottolineavano lo \u201cspirito di Sulmona\u201d, quello spirito che li teneva uniti, che anche dopo aver riconquistata la libert\u00e0 cercavano di conservare come stile di vita: \u201cQuello che avevamo era diviso comunemente l\u2019uno per l&#8217;altro. Le nostre lettere divenivano di propriet\u00e0 comune, lette ad alta voce; problemi di cibo, vestiario, freddo, malattia, malinconia venivano risolti tutti quanti da quello che ancora oggi continuiamo a chiamare lo spirito di Sulmona, quello spirito che ci coltivava, ci respirava, ci tirava avanti, quello spirito che ancora ci spinge e ci guida\u2026\u201d<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Uno di loro, <b>John Esmond Fox<\/b>, nel libro autobiografico, <i>Spaghetti e filo spinato<\/i>, ricostruisce con la tecnica del flash-back la sua avventura di prigioniero di guerra, mentre con la moglie \u00e8 in visita al Campo 78, nel giugno del 1966, annotando che il mondo sarebbe un paradiso se la solidariet\u00e0, l&#8217;amicizia, l&#8217;ospitalit\u00e0 e la comprensione, trovate e provate in quegli anni e in quel luogo, fossero sempre presenti nel mondo: \u201c\u00c8 strano rilevare come uomini di varia estrazione sociale, diversi per lingua e costumi, credo e razza, imprigionati per qualche crudele capriccio del fato, dominati con la forza, privati e spogliati della propria individualit\u00e0, ridotti al solo comune denominatore di esseri umani, siano stati capaci di gettar via l\u2019orgoglio e il pregiudizio per un legame di amicizia\u2026 Che miracolo sarebbe se un simile cameratismo o spirito di corpo, chiamatelo come volete, prevalesse nella vita quotidiana. Il mondo allora sarebbe davvero ad un passo pi\u00f9 vicino all&#8217;ultima Utopia dei nostri sogni pi\u00f9 cari\u00bb.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Ma era stato <b>William Simpson<\/b>, dopo la fuga dal Campo 21 di Chieti, accolto e ospitato al Borgo Pacentrano di Sulmona, che nel dopoguerra, in qualit\u00e0 di rappresentante della ASC (<i>Allied Screening Commission<\/i>), nell\u2019aula comunale di Sulmona, pronunciava queste parole: <span style=\"font-size: small;\">\u00abSulmona \u00e8 stato uno dei pochi centri italiani che si siano veramente distinti in questa opera di solidariet\u00e0 e di carit\u00e0 cristiana: questa simpatica cittadina, che mi ha ospitato gentilmente sia da prigioniero che da uomo libero, la considero come la mia seconda patria. Sulmona ha salvato dagli artigli germanici ben settemila prigionieri alleati. Difficilmente potremo dimenticarlo\u00bb<\/span>.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Le pagine di storia che presentano la <i>Resistenza Umanitaria<\/i> hanno come centro la citt\u00e0 di Sulmona. \u00c8 qui che la maggior parte dei prigionieri fuggiaschi trova ospitalit\u00e0 e nascondimento. In particolare il Borgo Pacentrano. Secondo i dati dell\u2019ASC furono 473 i prigionieri ospitati. Un numero assolutamente rilevante per quei tempi, quando la citt\u00e0 aveva pressoch\u00e9 raddoppiato il numero degli abitanti, invasa dagli sfollamenti dei paesi vicini.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Le donne ebbero un posto di rilievo nella vicenda dell&#8217;aiuto ai prigionieri alleati. Un aiuto che non si risolse soltanto nel dare <i>il pane che non c&#8217;era<\/i>, ma si manifest\u00f2 concretamente e moralmente grazie a quella solidariet\u00e0 tipica delle famiglie povere di mezzi ma ricche di affetti, come la descrisse mirabilmente la scrittrice <b>Alba de C\u00e9spedes<\/b>: \u201c<span style=\"font-size: small;\">\u00abEntravamo nelle vostre case timidamente: un fuggiasco, un partigiano, \u00e8 un oggetto ingombrante, un carico di rischi e di compromissioni. Ma voi neppure accennavate a timore o prudenza: subito le vostre donne asciugavano i nostri panni al fuoco, ci avvolgevano nelle loro coperte, rammendavano le nostre calze logore, gettavano un\u2019altra manata di polenta nel paiolo. [\u2026] Che cosa non vi dobbiamo, cara gente d\u2019Abruzzo? Ci cedevate i vostri letti migliori, le vesti, gratis, se non avevamo denaro\u00bb. <\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">\u00c8 nel calore della famiglia, tra le mura domestiche che si opera la ricostruzione di personalit\u00e0 distrutte da anni di guerra e di prigionia. Trattati nuovamente da esseri umani i prigionieri rinascono a nuova vita. Ricominciano a sperare e a credere nel loro futuro.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><b>John Furman<\/b>, nel libro \u201c<i>Non aver paura<\/i>\u201d, pone in rilievo la dedizione, il sacrificio, l&#8217;affetto, dimostrati dalle donne sulmonesi: per tutte basta l&#8217;esempio di Maria Santilli, che dedica le sue migliori attenzioni ad un malato di eczema, Gilbert Smith: \u201cMaria era un angelo che avrebbe diviso la sua ultima crosta di pane con un cane affamato\u201d.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Lo spirito di riconoscenza per l\u2019aiuto ricevuto e per la coralit\u00e0 creatasi nel periodo di guerra offre la panoramica di un\u2019umanit\u00e0 utopica, ideale raggiungibile quando gli uomini abbandonano legami locali e territoriali per sentirsi partecipi della stessa natura, abitanti della stessa casa.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Conflitti tra uomini e nazioni, eccidi e stragi, deportazioni e massacri disumani non fanno parte della natura umana.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">L\u20198 ottobre 1943, un treno con oltre 300 persone indifese, part\u00ec dalla stazione di Sulmona, per giungere al campo di sterminio di Dachau. Tra loro una trentina di Roccacasale e un ragazzino di sedici anni, Angelo De Simone, che non torner\u00e0 pi\u00f9 in paese.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Vita e morte, umanit\u00e0 e bestialit\u00e0 non sono retaggio forzato e destino ineluttabile. Per questo, le testimonianze di quanti si appellano alla dignit\u00e0 umana e ne valorizzano l\u2019importanza sono lezione di vita, anche e soprattutto oggi. I familiari che ricercano le orme di genitori e parenti, sopravvissuti nel periodo di guerra, sono spinti da amore profondo e imperituro. L\u2019amore per l\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Coloro che, spesso, tornano a Sulmona per ritrovare, conoscere e ringraziare quelle persone e famiglie che accolsero e aiutarono i loro cari, sono degni di stima e di esempio. Commovente la lezione delle <span style=\"color: #1d2129;\">tre figlie di Samuel Redden Webster, prigioniero fuggiasco dal Campo 78, arrivate dagli Stati Uniti a Sulmona per rintracciare quelli che aiutarono il loro padre. <\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"color: #1d2129;\">Una lista numerosa in questi anni del dopoguerra. <\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"color: #1d2129;\">L\u2019arrivo a Sulmona, luned\u00ec 7 maggio, dei due nipoti di Ma<\/span>urice Bartholomew, classe 1915, c<span style=\"color: #222222;\"><span lang=\"bs-BA\">atturato in Nord Africa il 2 aprile 1941, recluso al Campo 78, fuggito nel settembre del 1943, accolto e ospitato in casa di Salvatore Petrilli, \u00e8 segno di fede in un nuovo mondo. Un mondo in cui Teresa e Andrew, fratello e sorella, che abbracciano Maria Petrilli, figlia di Salvatore, apre la via alla speranza. La lezione d&#8217;una memoria che non passa e che resta impressa nei cuori. <\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; FONTE D\u2019AMORE, LEZIONE DI UMANIT\u00c0 di Mario Salzano e Mario Setta Non pu\u00f2 non apparire strano che una [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[43,10],"tags":[],"class_list":["post-3830","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-historias","category-italiano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3830","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3830"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3830\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3830"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3830"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3830"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}