{"id":38875,"date":"2023-06-14T17:23:27","date_gmt":"2023-06-14T17:23:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=38875"},"modified":"2023-06-14T17:23:27","modified_gmt":"2023-06-14T17:23:27","slug":"serena-conduce-operaclassica-eco-italiano-2473","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=38875","title":{"rendered":"Serena conduce operaclassica eco italiano"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/ghjk-1.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-38189\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/ghjk-1.jpg\" alt=\"\" width=\"244\" height=\"119\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/ghjk-1.jpg 244w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/ghjk-1-150x73.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 244px) 100vw, 244px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Comunicato Stampa<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il talento di Alexandra Dovgan assieme all\u2019Orchestra del Teatro di San Carlo<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0Dirige Dan Ettinger <\/strong><\/p>\n<p><strong>Venerd\u00ec 16 giugno ore 19<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Alexandra Dovgan<\/strong> e l\u2019<strong>Orchestra del Teatro di San Carlo <\/strong>diretta da <strong>Dan Ettinger<\/strong> sono i protagonisti del nuovo appuntamento della <strong>Stagione di Concerti<\/strong> in programma <strong>venerd\u00ec 16 giugno alle ore 19<\/strong> al Massimo napoletano.<\/p>\n<p>Primo brano in locandina \u00e8 il\u00a0<em>Concerto\u00a0per pianoforte e orchestra n. 2<\/em> di\u00a0<strong>Fryderyk Chopin<\/strong>, composto tra il 1829 e il 1830 e presentato a Varsavia il 17 marzo 1830 dallo stesso autore. Assieme al <em>Concerto n.1<\/em> \u00e8 considerata un\u2019opera giovanile, influenzata dallo stile cosiddetto \u201cBiedermeier\u201d ovvero uno stile molto melodico e cantabile in cui esecutori esperti trovassero occasione per esibire le loro doti virtuosistiche.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nella seconda parte del concerto sar\u00e0 eseguita la <em>Sinfonia<\/em>\u00a0n. 9 in mi minore \u201cDal nuovo mondo\u201d\u00a0di\u00a0<strong>Anton\u00edn Dvo\u0159\u00e1k<\/strong>, l&#8217;ultima e sicuramente pi\u00f9 famosa sinfonia del compositore ceco, scritta tra il 1892 e il 1893 a New York e detta \u201c<em>Dal Nuovo Mondo<\/em>\u201d, perch\u00e9 ispirata alle musiche popolari americane, come gli <em>spirituals<\/em> d&#8217;origine afroamericana e i canti popolari dei pellerossa, rielaborate attraverso il linguaggio musicale europeo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nata nel 2007, Alexandra Dovgan torna al Teatro di San Carlo dopo la partecipazione al Festival pianistico dello scorso anno.<\/p>\n<p>Nata in una famiglia di musicisti e inizia i suoi studi di pianoforte all\u2019et\u00e0 di quattro anni e mezzo. Il suo straordinario talento viene subito notato e a cinque anni entra nella rinomata Scuola Centrale del Conservatorio di Mosca dove attualmente studia sotto la guida di Mira Marchenko. Alexandra Dovgan \u00e8 vincitrice di cinque concorsi internazionali, tra questi il Concorso Internazionale Vladimir Krainev a Mosca, il Concorso Internazionale \u201cAstana Piano Passion\u201d e il Concorso internazionale Televisivo per Giovani Musicisti \u201cNutcracker\u201d. Nel maggio del 2018, non ancora undicenne ha vinto il Grand Prix del II\u00b0 Concorso Internazionale per Giovani Pianisti \u00abGrand Piano Competition\u00bb di Mosca (direttore artistico Denis Matsuev). Le immagini del suo concerto hanno fatto il giro del mondo sui canali tv e web emozionando musicisti e amanti del pianoforte.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Guida all\u2019ascolto<\/em><\/p>\n<p><em>A cura Gianluca D\u2019Agostino<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong>MUSICA ROMANTICA DAL VECCHIO AL NUOVO MONDO<\/strong><\/p>\n<p>Il programma odierno presenta due capolavori dell\u2019Ottocento europeo distanti tra loro oltre mezzo secolo. Quello che unisce i due compositori, Chopin e Dvo\u0159\u00e1k, \u00e8 l\u2019esplorazione di mondi ai loro tempi poco esplorati, per il pianoforte come per l\u2019orchestra.<\/p>\n<ol>\n<li><strong> Chopin, Concerto n\u00b0 2 in fa minore op.21<br \/>\n<\/strong>Composti tra 1829-30, i due Concerti per pianoforte e orchestra di Fryderyk Chopin (1810-1849) sono opere giovanili influenzate dalla cultura musicale che si respirava allora a Varsavia e, pi\u00f9 in generale, dallo stile cosiddetto \u201cBiedermeier\u201d. Con tale termine in musica si intende uno stile essenzialmente semplice e molto melodico e cantabile, nel quale comunque esecutori esperti, e segnatamente pianisti talentuosi, trovassero occasione per esibire le loro doti virtuosistiche con cui ottenere il gradimento delle platee internazionali (e per Chopin questo significava quella di Parigi). In entrambi i concerti &#8211; il cui ordine di pubblicazione, peraltro, \u00e8 invertito rispetto a quello di composizione, nel senso che il Concerto n\u00b0 1 in mi minore op. 11 fu in realt\u00e0 composto l\u2019anno successivo al Concerto op. 21 &#8211; la funzione della parte orchestrale \u00e8 limitata all\u2019accompagnamento del solista. Per il resto le due opere differiscono, e questo Concerto \u00e8 percepito e definito come pi\u00f9 \u201cintimo e nervoso\u201d rispetto all\u2019altro; diversa fu anche la loro fortuna, visto che il Secondo Concerto, nonostante fosse il preferito ed il pi\u00f9 eseguito dal compositore, fu ripreso pi\u00f9 raramente da altri pianisti. Dedicato alla contessa Delphine Potocka, la partitura fu tuttavia ispirata dall\u2019amore per un\u2019altra donna, tale Konstancja Gladkowoska, un\u2019allieva del Conservatorio di Varsavia, della quale Chopin scriveva a un amico: \u00abForse, per mia sfortuna, ho trovato il mio ideale, a cui sono rimasto fedele, pur senza dirle una parola, per sei mesi; quella che sogno, a cui ho dedicato l\u2019Adagio del mio Concerto\u00bb. Il primo movimento inizia con un\u2019introduzione orchestrale che presenta i due temi fondamentali, il primo consistente in una melodia in fa minore di taglio abbastanza marziale (anche per via dei ritmi puntati) e il secondo, pi\u00f9 lirico, in la bemolle maggiore, introdotto dai legni. Al suo ingresso, maestoso, il pianoforte reinterpreta entrambi i temi, dapprima in modo lirico ed espressivo, ma poi subito assumendo quel carattere improvvisativo che permea tutta la composizione, come si rileva dalla sistematica ornamentazione delle melodie ottenuta tramite variazioni virtuosistiche di crescente complessit\u00e0. Una breve ma intensa ripresa dell\u2019orchestra \u00e8 presto interrotta dal ritorno del pianoforte, che introduce al vero e proprio sviluppo, dove numerose modulazioni trasportano i temi in tonalit\u00e0 remote, pur senza alterare la loro fisionomia. A quel punto l\u2019orchestra \u00e8 abbondantemente ridotta alla funzione di sfondo sonoro, mentre il movimento si avvia ad una rapida e impetuosa conclusione, sempre all\u2019insegna di passaggi estremamente virtuosistici. Il successivo Larghetto, in la bemolle maggiore, esprime tutta la cantabilit\u00e0 intima e sentimentale di cui era capace questo impareggiabile maestro della tastiera, il quale appunto, secondo molti osservatori, quando sedeva al pianoforte \u00absi abbandonava ad uno stato di tale concentrazione che tutti gli altri pensieri venivano cancellati\u00bb. Questo movimento \u00e8 quello direttamente ispirato dall\u2019infelice amore per Konstancja, secondo la testimonianza dello stesso autore; e molti critici guardano ad esso come una delle pi\u00f9 delicate creazioni chopiniane, che sembra decisamente anticipare l\u2019atmosfera sognante dei <em>Notturni<\/em>. Anche qui c\u2019\u00e8 una breve e abbastanza convenzionale introduzione orchestrale, sulla quale entra subito il pianoforte con la sua lunga e patetica melodia, ripetuta due volte, e riccamente ornata. Un episodio centrale contrasta nettamente con questo inizio, per via del suo tono drammatico conferito dal tremolo degli archi, sopra i quali il solista si lancia in veementi ed appassionate frasi irregolari: l\u2019effetto \u00e8 molto teatrale, cos\u00ec come lo \u00e8 il ritorno al lirismo iniziale. Qualcuno ha letto in questa doppia natura del movimento un riflesso diretto della biografia dell\u2019autore: la sognante \u201creverie\u201d iniziale esprimerebbe l\u2019amore inconfessato, mentre l\u2019episodio centrale starebbe a rappresentare la brusca confessione del proprio sentimento, comunque frustrato. In effetti, al netto della brillantezza dei passaggi virtuosistici, un tono malinconico pervade l\u2019intero Concerto. <em>L\u2019Allegro vivace<\/em>finale ritorna al fa minore. Quest\u2019ultimo movimento \u00e8 certamente una \u201cvetrina di incandescenti passaggi di bravura\u201d, come \u00e8 stato detto. A colpire sono soprattutto le invenzioni melodiche e le capricciose trovate ritmiche, impreziosite da due \u201cammiccamenti\u201d alla tradizione popolare, e cio\u00e8 due omaggi all\u2019immenso repertorio delle danze: un Valzer e soprattutto una Mazurka, ossia quella danza che dalle campagne polacche era ormai approdata ai salotti borghesi. Anche la netta cesura imposta dal segnale dei corni, prima della stretta finale, sa di colpo di teatro, ma al tempo stesso evoca le atmosfere pastorale o le battute di caccia; e dopo la brillante cadenza del pianoforte, il concerto si conclude luminosamente in fa maggiore.<\/li>\n<\/ol>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Dvo\u0159\u00e1k, Sinfonia in mi minore \u201cDal nuovo mondo\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Si \u00e8 soliti, e a ragione, abbinare Anton\u00edn Dvo\u0159\u00e1k (1841-1904) al discorso sul nazionalismo musicale e sulle scuole nazionali, poich\u00e9 egli fu l\u2019esponente di spicco della scuola musicale ceca, insieme a Smetana e Janacek, restando per\u00f2, rispetto a questi ultimi, il pi\u00f9 vicino al classicismo austro-tedesco e il maggiormente influenzato da esso. \u00a0Dvo\u0159\u00e1k proveniva da una famiglia borghese, che lo avvi\u00f2 precocemente alla musica. A poco pi\u00f9 di trent\u2019anni colse il suo primo vero successo, componendo un inno patriottico ascrivibile alla corrente irredentista propria degli ambienti culturali boemi. Di poco successiva \u00e8 la vittoria di una borsa di studio assegnatagli da una giuria in cui sedevano, tra gli altri, Eduard Hanslick e Johannes Brahms, che agli occhi del boemo fu sempre il suo idolo e che in effetti gli fece anche un po\u2019 da pigmalione. La svolta internazionale della carriera avvenne nel 1884, quando il compositore si rec\u00f2 per la prima volta in tourn\u00e9e in Inghilterra, riportandone un bel successo personale. Forte e significativo fu questo legame con la Gran Bretagna, dove Dvo\u0159\u00e1k si sarebbe recato molte altre volte, cos\u00ec come significativa sarebbe stata anche la relazione con la grande ex-colonia britannica, gli Stati Uniti, ossia il \u201cNuovo mondo\u201d. \u00a0In effetti sia al pubblico che ai critici anglosassoni piaceva particolarmente la sua produzione sinfonica, tutta peraltro ascrivibile al decennio Ottanta- primi anni Novanta: ben nove sinfonie (si noti il numero, che \u00e8 ovviamente simbolico) delle quali, per\u00f2, solo le ultime cinque fanno parte del repertorio. Di conseguenza queste sinfonie hanno una doppia numerazione: la\u00a0<em>Quinta <\/em>fu pubblicata come\u00a0<em>Terza<\/em>\u00a0op. 76 nel 1888; la\u00a0<em>Sesta<\/em> come\u00a0<em>Prima<\/em>\u00a0op. 60 nel 1882, la Sinfonia n. 7 in re minore apparve come n. 2 op. 70 nel 1884-85, l&#8217;<em>Ottava-Quarta<\/em>\u00a0in sol maggiore del 1889 e infine l\u2019ultima e famosissima, la <em>Nona<\/em>\u00a0ovvero <em>Quinta<\/em>, in mi minore, nota appunto come Sinfonia \u201cDal nuovo mondo\u201d, nel 1892-93. \u00a0Nel 1891-92 il compositore fu invitato a trasferirsi a New York, per assumere la direzione del locale conservatorio; l\u2019invito &#8211; che il maestro all\u2019inizio aveva accolto, si dice, con qualche titubanza &#8211; fu corroborato da un allettante stipendio, messo a disposizione da facoltosi commercianti e filantropi locali, che evidentemente ammiravano la sua musica. Giunto in terra americana, pare che alcuni studenti di colore lo avessero messo in contatto con la musica dei neri, ossia gli <em>spirituals<\/em> e i canti delle piantagioni; inoltre nello Iowa il compositore ebbe occasione di ascoltare melodie proprie della comunit\u00e0 indiana. Come si vede, egli si impegn\u00f2 da subito in una sorta di indagine \u201cetnomusicologica\u201d, i cui primi frutti furono un discorso, pronunciato nel settembre \u201992, sul patrimonio musicale locale e soprattutto sull\u2019uso che avrebbero dovuto farne i compositori colti. Vi si leggono affermazioni come queste:<br \/>\n<em>Io sono convinto che la musica futura di questa nazione debba basarsi su quelle che sono chiamate melodie Negre. Queste possono essere la base di una scuola di composizione seria e originale, da svilupparsi negli Stati Uniti. Questi graziosi e variati temi sono il prodotto del terreno; sono le canzoni popolari dell\u2019America e i vostri compositori devono rivolgersi ad esse.<\/em><\/p>\n<p>Ma vi troviamo anche alcune precisazioni, fatte quasi a fugare ogni dubbio e possibile obiezione sulla \u201coriginalit\u00e0\u201d del materiale compositivo:<\/p>\n<p><em>Io non ho usato attualmente nessuna delle natie melodie americane. Ho semplicemente scritto temi originali, incorporando le peculiarit\u00e0 della musica indiana, e, usando questi temi come soggetti, li ho sviluppati con tutte le risorse dei ritmi moderni, del contrappunto e del colore orchestrale.<\/em><\/p>\n<p>Queste sono dunque le premesse e le suggestioni da cui scatur\u00ec, tra il dicembre 1892 ed il maggio 1893, la <em>Sinfonia in mi minore,<\/em> \u201cZ Nov\u00e9ho sv\u00e9ta\u201d (Dal nuovo mondo): grandissimo e memorabile affresco sinfonico, articolato in quattro movimenti (Adagio &#8211; Allegro molto; Largo; Scherzo. Molto vivace; Allegro con fuoco) ciascuno preceduto, a mo\u2019 di procedimento unificante, da una breve introduzione lenta. Il primo movimento \u00e8 sostanzialmente bitematico, con un primo tema molto ritmico e dalla inconfondibile fisionomia \u201cad arco\u201d, che apre l&#8217;<em>Allegro molto <\/em>e che poi torner\u00e0 nel corso della sinfonia, fungendo quasi da\u00a0<em>Leitmotiv<\/em>, al quale rispondono in verit\u00e0 due secondi temi, il primo annunciato da oboi e flauti (nella cui concertazione l\u2019autore ha sempre la mano davvero felicissima) e poi ripreso dagli archi, e il secondo, davvero memorabile, che viene enunciato dall\u2019oboe solo in modo molto icastico, quasi certamente di provenienza \u201cetnica\u201d: Segue una ricapitolazione, molto teatrale, di quanto udito e quindi lo sviluppo e poi subito la conclusione, animati sostanzialmente dagli stessi temi fin qui sentiti, ma intrecciati e variati, dove a colpire \u00e8 soprattutto la verve ritmica e la continua pulsazione orchestrale, che alterna impetuose cavalcate a dolci rallentamenti bucolici. Nel\u00a0<em>Largo<\/em> seguente, dopo una progressione accordale assai suggestiva (e di sapore wagneriano), la connotazione etnica \u00e8 resa ancor pi\u00f9 esplicita dal tema principale, con la sua melodia pentatonica, per la quale l\u2019autore stesso dichiar\u00f2 essersi ispirato a un poema epico della trib\u00f9 degli irochesi<em>. <\/em>\u00c8 il corno inglese ad esporlo, in uno dei momenti di grandissimo pathos di cui \u00e8 cosparsa la composizione. Si noti, per\u00f2, anche l\u2019estrema bellezza della ripresa di questo tema, affidata subito dopo al quartetto degli archi: il loro finissimo contrappunto in particolare, che ci ricorda quello che l\u2019autore stesso affermava, appunto, circa lo \u201csviluppo dei temi originari ottenuto con le risorse\u2026 del contrappunto\u201d; anche perch\u00e9 \u00e8 all\u2019interno del tessuto degli archi che Dvo\u0159\u00e1k colloca alcuni dei suoi proverbiali cambi armonici, con i quali conferiva improvviso e nuovo colore alle sue sonorit\u00e0. La sezione centrale del movimento \u00e8 pi\u00f9 animata, con il momento culminante che ripropone un frammento del tema principale del primo tempo. Nel terzo movimento, uno <em>Scherzo<\/em>, si ritrova il gusto deciso per la vitalit\u00e0 ritmica, ottenuto soprattutto con l\u2019inciso, iterato mille volte, formato dalle tre crome puntate seguite dalle due semiminime e dalla pausa: inciso di memoria direi beethoveniana, ma un Beethoven trasformato in una danza ceca dall\u2019andamento quasi furioso, il che poi si riconduce alla pretta tradizione musicale mitteleuropea della quale l\u2019autore era imbevuto, fatto salvo l\u2019occasionale interesse per quello che poteva essere il \u201cfolklore indo-americano\u201d<em>.<\/em> Il finale \u00e8 aperto da un tema decisamente assertorio ed epico, un\u2019altra di quelle melodie che hanno assicurato alla Sinfonia la sua immortalit\u00e0, anzi forse la pi\u00f9 famosa di tutta la partitura. Si contrappone ad essa una seconda melodia pi\u00f9 lirica, esposta inizialmente dai fiati e poi ripresa dall\u2019orchestra. Tuttavia \u00e8 il prosieguo ad essere particolarmente coinvolgente e ben costruito, poich\u00e9 in esso ritornano sia il\u00a0<em>Leitmotiv<\/em>\u00a0sia le principali idee tematiche del\u00a0<em>Largo<\/em>\u00a0e dello\u00a0<em>Scherzo<\/em>. Non \u00e8 per\u00f2 una mera riproposizione di quanto gi\u00e0 esposto, bens\u00ec una sintesi onnicomprensiva e davvero molto serrata di tutta l\u2019opera, la cui acme si trova, a nostro parere, nella meravigliosa preparazione al vero e proprio finale, ossia in quel progressivo crescendo di intensit\u00e0 che va dal momento lirico, al \u201csostenuto\u201d, allo \u201cstringendo\u201d, fino al conclusivo \u201cAllegro con fuoco\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Teatro di San Carlo<br \/>\n<\/strong>venerd\u00ec 16 giugno 2023, ore 19:00<\/p>\n<p><strong>DAN ETTINGER \/ ALEXANDRA DOVGAN<\/strong><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Direttore |\u00a0<strong>Dan Ettinger<br \/>\n<\/strong>Pianoforte |<strong>\u00a0Alexandra Dovgan<\/strong><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Programma<\/p>\n<p><strong>Fryderyk Chopin<br \/>\n<\/strong><em>Concerto\u00a0<\/em>per pianoforte e orchestra n. 2 in fa minore, op. 21<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Anton\u00edn Dvo\u0159\u00e1k<br \/>\n<\/strong><em>Sinfonia<\/em>\u00a0n. 9 in mi minore \u201cDal nuovo mondo\u201d, Op. 95<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Orchestra del Teatro di San Carlo<\/strong><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Con gentile preghiera di pubblicazione e\/o diffusione <\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>Rossana Russo<\/strong>,<\/p>\n<p>Responsabile della comunicazione creativa e strategica e relazioni con la Stampa<\/p>\n<p><a href=\"mailto:r.russo@teatrosancarlo.it\">r.russo@teatrosancarlo.it<\/a><\/p>\n<p>cell 3357431980<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Giulia Romito<\/strong>,<\/p>\n<p>Comunicazione e Stampa <a href=\"mailto:g.romito@teatrosancarlo.it\">g.romito@teatrosancarlo.it<\/a> 0817972301<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Dan-Ettinger__\u00a9Mario-Wurzburger_Teatro-San-Carlo_26032022_905400_WEB.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-38876\" 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