{"id":39040,"date":"2023-06-20T00:52:17","date_gmt":"2023-06-20T00:52:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=39040"},"modified":"2023-06-20T00:52:17","modified_gmt":"2023-06-20T00:52:17","slug":"serena-conduce-operaclassica-eco-italiano-2482","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=39040","title":{"rendered":"Serena conduce operaclassica eco italiano"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/ghjk-3.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-39041\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/ghjk-3.jpg\" alt=\"\" width=\"244\" height=\"119\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/ghjk-3.jpg 244w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/ghjk-3-150x73.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 244px) 100vw, 244px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Comunicato Stampa<\/strong><\/p>\n<p><strong>Giuseppe Gibboni debutta al Teatro di San Carlo con il<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<em>Concerto in re maggiore per violino e orchestra, op. 35 <\/em>di P\u00ebtr Il\u02bci\u010d \u010cajkovskij<\/strong><\/p>\n<p><strong>In scaletta anche la<em> Sinfonia n. 5 in mi minore, op. 64 <\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><strong>Sul podio Dan Ettinger \u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Mercoled\u00ec 21 giugno alle 19<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Giuseppe Gibboni<\/strong>, vincitore nel 2021 del Concorso Paganini, premio che ha riportato in Italia dopo ben 24 anni, debutta al Teatro di San Carlo <strong>mercoled\u00ec 21 giugno alle 19<\/strong>. Accompagnato dall\u2019<strong>Orchestra del Massimo napoletano <\/strong>diretta da <strong>Dan Ettinger<\/strong>, il giovane talento campano (classe 2001) eseguir\u00e0 <strong><em>Concerto in re maggiore per violino e orchestra, op. 35<\/em><\/strong> di <strong>P\u00ebtr Il\u02bci\u010d \u010cajkovskij<\/strong>, tra le pagine pi\u00f9 difficili e tecnicamente impervie dell&#8217;intera letteratura violinistica ottocentesca, talmente popolare da avere ispirato un film di successo (<em>Il concerto<\/em>, del regista rumeno-francese Radu Mih\u0103ileanu, del 2009).<\/p>\n<p>Ancora di \u010cajkovskij \u00e8 il secondo brano in scaletta, <strong><em>Sinfonia n. 5 in mi minore, op. 64<\/em><\/strong><\/p>\n<p>scritta nel 1888, in un periodo abbastanza sereno della vita del compositore ed eseguita per la prima volta a San Pietroburgo sotto la sua stessa direzione. L&#8217;ottima accoglienza del pubblico fece s\u00ec che la \u201cQuinta\u201d fosse eseguita in breve tempo anche a Praga, Amburgo e Londra.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nato nel 2001, <strong>Giuseppe Gibboni<\/strong> inizia lo studio del violino a tre anni con il padre e a sei \u00e8 stato ammesso per meriti straordinari al Conservatorio. Si \u00e8 diplomato a 15 anni con Lode e Menzione d\u2019Onore presso il Conservatorio \u00abMartucci\u00bb di Salerno sotto la guida di Maurizio Aiello. Nell&#8217;ottobre del 2015, a soli 14 anni, Giuseppe Gibboni \u00e8 stato ammesso all\u2019Accademia Stauffer di Cremona nella classe di Salvatore Accardo. Nel 2016 ha ricevuto il Diploma d&#8217;Onore ai corsi di Alto Perfezionamento all&#8217;Accademia Chigiana di Siena. Dal 2016 frequenta il corso di Alto Perfezionamento presso l\u2019Accademia Perosi di Biella nella classe di Pavel Berman. Attualmente studia nella classe di Pierre Amoyal al Mozarteum di Salisburgo. Giuseppe Gibboni ha partecipato a vari concorsi nazionali ed internazionali classificandosi sempre al 1\u00b0 posto: CAM Castellaneta, Barletta, Eratai, Denza, Trofeo Citt\u00e0 di Greci, Campagnano di Roma, Puccini &#8211; Citt\u00e0 di Eboli, Media Musicale, Antonello da Caserta, Jacopo Napoli, Campi Flegrei, Don V. Vitti, Napoli Nova, Luciani di Cosenza, Caccamo Benedetto Albanese, P. Mandanici &#8211; Barcellona P. di Gotto, Premio Lions 2013 Mercato San Severino, Concorso A. Vivaldi &#8211; Sapri, Orfeo Stillo &#8211; Cosenza, A. Apreda &#8211; Sorrento, V. Scaramuzza Crotone, Paisiello Lecce, Citt\u00e0 di Magliano Sabina &#8211; Roma. Spiccano il Primo Premio Crescendo Agimus Firenze &#8211; 2016; XXIII Concorso Internazionale Violinistico A. Postacchini (con premio speciale per l\u2019esecuzione dei capricci di Paganini) 2016; International Competition L. Kogan 2017 &#8211; Bruxelles; International Music Competition Dinu Lipatti (premio speciale miglior violinista con assegnazione violino modello Stradivari \u201cIl Cremonese\u201d 1715 del liutaio M\u00b0 Mester); 3\u00b0 premio (con I\u00b0 non assegnato) al prestigioso G. Enescu International Violin Competition di Bucarest. A marzo 2019 gli \u00e8 stato assegnato il Concorso Internazionale \u201cProgetto Guglielmo\u201d. A ottobre 2020 ha vinto il 1\u00b0 Premio al 36\u00b0concorso Valsesia Musica. Giuseppe Gibboni ha conquistato il 56\u00ba Premio Paganini di Genova, oltre al premio speciale per la miglior esecuzione del concerto di Paganini, il premio speciale per il maggior riconoscimento da parte del pubblico e il premio speciale per la miglior interpretazione dei Capricci di Paganini.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Guida all\u2019ascolto<\/em><\/p>\n<p><em>A cura di Fiorella Sassanelli<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong>Curarsi col pessimismo della musica di \u010cajkovskij<\/strong><\/p>\n<p>Nel 2009 il film <em>Le Concert<\/em> del regista &#8211; rumeno di origine e francese di adozione &#8211; Radu Mih\u0103ileanu compie col Concerto per violino e orchestra di \u010cajkovskij un\u2019operazione simile a quella che nel 1996 <em>Shine<\/em> (regia di Scott Hicks con l\u2019attore Geoffrey Rush nei panni del pianista David Helfgott) aveva realizzato col Concerto n. 3 per pianoforte e orchestra di Rachmaninov: rendere nota anche al grande pubblico una pagina del repertorio sinfonico che per gli appassionati rappresenta un capolavoro insuperato per bellezza, stile, intensit\u00e0, spettacolare virtuosismo e romanticismo in senso lato. Tra tutti i Concerti per violino e orchestra dell\u2019Ottocento, quello di \u010cajkovskij \u00e8 indubbiamente \u201cil Concerto\u201d (per parafrasare il film di Mih\u0103ileanu), l\u2019obiettivo principe di ogni interprete: un obiettivo ambizioso, per l\u2019elevato grado tecnico richiesto da questa pagina che \u00e8 una tappa pressoch\u00e9 obbligata nei programmi dei pi\u00f9 prestigiosi concorsi internazionali. Se fosse vero, come si dice, che in una ipotetica classifica dei Concerti per violino e orchestra tocca al Concerto in re maggiore (op. 61) di Beethoven detenere il primato della quantit\u00e0 di esecuzioni ed incisioni discografiche, il Concerto (sempre) in re maggiore (op. 35) di \u010cajkovskij \u00e8 secondo e a pochissima distanza dal primo. Oggi i due lavori condividono la massima fortuna, ma gli esordi (1806 Beethoven, 1878 \u010cajkovskij) sono stati molto difficili.<\/p>\n<p>Franz Clement, il virtuoso per il quale Beethoven scrive il suo Concerto, snobba la composizione al punto che la sera del debutto (Vienna, 23 dicembre 1806), tra il primo e il secondo movimento, non esita a presentare al pubblico una Sonata per violino solo di sua composizione, di tenore ben pi\u00f9 virtuosistico del Concerto stesso. \u010cajkovskij fatica non poco a trovare persino un interprete.<\/p>\n<p>Nel 1878 il compositore russo, allora trentottenne, ha scelto la pace di Clarens, sul lago di Ginevra, per riprendersi dalla depressione conseguente al fallimento del matrimonio con Antonina Miliukova e alle voci ormai insistenti sulla sua omosessualit\u00e0. Durante il soggiorno svizzero, \u00e8 raggiunto dal giovane violinista Iosif Kotek, suo allievo per la composizione nonch\u00e9 prezioso collaboratore. \u010cajkovskij infatti non \u00e8 violinista: \u00abNon saprei fare nulla senza di lui \u00bb ammette in una lettera al fratello Anatolij, tessendo le lodi del giovane. In un mix di concentrazione e ritrovata serenit\u00e0 in appena un mese \u010cajkovskij porta dunque a termine il Concerto per violino, e ci\u00f2 nonostante la riscrittura integrale del secondo movimento, la cui prima versione avrebbe costituito il primo di tre brani (<em>M\u00e9ditation<\/em>) per violino e pianoforte dal titolo <em>Souvenir d\u2019un lieu cher<\/em> (il luogo caro \u00e8 forse proprio Clarens). Pur interpretando il Concerto al meglio, Kotek si limita a eseguirlo in forma privata, col compositore al pianoforte, temendo che l\u2019eventuale notizia di una relazione tra lui e il compositore possa nuocere alla sua carriera. Per eguale prudenza, \u010cajkovskij si astiene dal dedicare il concerto al giovane allievo e amico e, sperando in una presentazione a Pietroburgo, preferisce rivolgere la dedica al grande violinista ungherese Leopold Auer, allora leggendario professore di violino al conservatorio di Mosca. Auer per\u00f2 respinge il Concerto giudicandolo \u2013 secondo alcune voci &#8211; \u00abinsuonabile\u00bb e pur apportando alcune modifiche alla parte solistica, rifiuta di eseguirlo. \u010cajkovskij, mortificato, ritira la dedica (anni dopo Auer avrebbe ritrattato le sue posizioni, e gi\u00e0 nel 1893, alla vigilia dell\u2019improvvisa morte del compositore, esegue il Concerto dinanzi a \u010cajkovskij col quale riesce infine a riconciliarsi). Nell\u2019impasse, tocca a Adolf Brodskij, giovane violinista gi\u00e0 devoto a \u010cajkovskij, ricevere l\u2019onore della dedica e impegnarsi per il debutto che avviene a Vienna, il 4 dicembre 1881 con la Filarmonica diretta da Hans Richter. Il pubblico viennese, che due anni prima ha accolto con favore il Concerto per violino di Brahms (anch\u2019esso in re maggiore, come tributo al Concerto beethoveniano), giudica la partitura di \u010cajkovskij volgare per mancanza di gusto e fischia l\u2019esecuzione. Il critico Eduard Hanslick, paladino della musica di Brahms, definisce il primo movimento \u00abselvaggio\u00bb, perch\u00e9 il violino risulta grattato, lacerato e raschiato e ci\u00f2 a causa dell\u2019eccessiva difficolt\u00e0 della parte solistica: Brodskij \u00abha martirizzato se stesso e i suoi ascoltatori\u00bb, scrive Hanslick. Pur risparmiando la <em>Canzonetta<\/em>, il critico scaglia feroci strali sul terzo movimento nel quale ritrova \u00abla baldoria brutale e indecente di una festa popolare russa. Vediamo volti selvaggi e volgari, udiamo bestemmie, l\u2019aria \u00e8 impregnata di acquavite\u00bb. Hanslick non \u00e8 il solo a stroncare il Concerto, eppure a differenza di quanto accaduto per il Re maggiore di Beethoven \u2013 costretto ad attendere trentasette anni finch\u00e9 un giovanissimo Joseph Joachim gli restituisce ogni merito \u2013 quello di \u010cajkovskij si fa strada presto nel repertorio violinistico. La spettacolarit\u00e0 del suo rutilante virtuosismo strumentale \u00e8 una lusinga imperdibile verso chi ha mezzi per gestirla. Non sono tanti a dire il vero: lo stesso Itzhak Perlman, che nel 1979 con Eug\u00e8ne Ormandy ha regalato in disco una indimenticabile e forse insuperata versione non ha avuto difficolt\u00e0 ad ammettere che quel Concerto \u00ab\u00e8 sempre scomodo, non importa quanto lo si studi\u00bb. Al di l\u00e0 della sfida tecnica, la vertigine della partitura \u00e8 nell\u2019inventiva melodica che si offre al solista e all\u2019orchestra. La magistrale strumentazione consente infatti a tutti \u2013 interpreti ed\u00a0 ascoltatori \u2013 di amare questa musica, liberamente, e senza vergogna. Abbracciando l\u2019alto e il basso, la grande tradizione romantica e il ritmo gitano, la composizione \u00e8 un saggio di equilibrismo virtuoso e voluttuoso che stimola tutti i punti della percezione. Nel film citato all\u2019inizio (ambientato tra Mosca e Parigi) quel Concerto \u00e8 la colonna sonora di un riscatto umano, politico e sociale, da parte di un direttore e un\u2019orchestra (del Bolshoj) che a Parigi si riprendono la propria dignit\u00e0 e il proprio passato. Trent\u2019anni sono trascorsi da quando il governo Brezhnev \u2013 facendo irruzione durante l\u2019esecuzione del Concerto di \u010cajkovskij \u2013 ha brutalmente sciolto l\u2019antica orchestra del teatro e cacciato il suo direttore, colpevole di non aver voluto allontanare i musicisti ebrei al suo interno. Da allora i musicisti si sono dati ai mestieri pi\u00f9 disparati o sgangherati, alcuni di loro hanno reintegrato le comunit\u00e0 rom d\u2019origine. La possibilit\u00e0 di poter risuonare a Parigi quella musica di \u010cajkovskij d\u00e0 forza e coesione a quest\u2019umanit\u00e0 disintegrata, una musica che lungi dal giudicare le fragilit\u00e0 di ciascuno \u2013 non era lo stesso compositore, colpevole di simpatizzare per l\u2019occidente, ritenuto autore di una musica peccaminosa ? &#8211; riaccende la scintilla della dignit\u00e0 e dei sogni.<\/p>\n<p>Tante volte \u010cajkovskij \u2013 coerente con l\u2019estetica decadente che lo informa \u2013 insiste sulla metafora del fato ineluttabile e di una vita sottomessa agli imperscrutabili disegni della Provvidenza, una vita senza via di scampo: del resto certe letture della biografia del compositore (l\u2019idea del suicidio indotto come unica strategia per soffocare scandali omosessuali vietati in ambienti governativi) avvalorano uno stato di claustrofobia esistenziale (un pessimismo cosmico di sapore kafkiano) che non offre altra soluzione se non la morte. La <em>Quinta Sinfonia<\/em> \u00e8 un esempio di questa cruda drammaticit\u00e0. Composta tra maggio e ottobre 1888, ed\u00a0eseguita per la prima volta a Pietroburgo il 5 novembre di quell\u2019anno, diretta dallo stesso \u010cajkovskij, riportando un modesto successo, la Sinfonia \u00e8 una vasta pagina sinfonica in quattro movimenti, attraversati da un unico tema conduttore. Come un\u2019ossessiva <em>id\u00e9e fixe<\/em>, il motto appare sin dal principio dell\u2019<em>Andante<\/em> introduttivo, esposto dal clarinetto nel registro basso, intendendo esprimere, secondo l\u2019autore, \u00abuna completa rassegnazione di fronte al destino\u00bb. Quel motto torna evidente nel secondo movimento (dove si ascolta la celebre melodia accorata del corno) e poi nel quarto, ma persino nella coda del terzo, un valzer che sa s\u00ec di alleggerimento ma nient\u2019affatto di svago. Sappiamo tuttavia che a fronte di quest\u2019impianto iniziale, il compositore si allontana dal programma lasciando che la sinfonia prenda naturalmente forma dagli elementi di cui \u00e8 composta: una gamma infinita di colori, una densit\u00e0 del gusto tale da sentirne fisicamente la grana, una smisurata ricchezza melodica, affetti dolci e malinconici a profusione, compiacimento narcisistico, a tratti autolesionistico. Ovvero tutto quello che serve per sentirsi vivi e rinascere. \u00abSolo la musica illumina, rasserena, consola. Non \u00e8 solo un fragile supporto a cui aggrapparsi. E\u2019 un\u2019amica fidata che protegge e conforta e solo grazie ad essa vale la pena di vivere in questo mondo. Forse in cielo la musica non ci sar\u00e0. Perci\u00f2 restiamo su questa terra finch\u00e9 la terra ce lo consente\u00bb (P\u00ebtr Il\u2019j\u010d \u010cajkovskij).<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Teatro di San Carlo<br \/>\n<\/strong>mercoled\u00ec 21 giugno 2023, ore 19:00<\/p>\n<p><strong>DAN ETTINGER \/ GIUSEPPE GIBBONI<\/strong><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Direttore |\u00a0<strong>Dan Ettinger<\/strong><\/p>\n<p>Violino |<strong>\u00a0Giuseppe Gibboni<\/strong><em>\u266d<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Programma<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>P\u00ebtr Il&#8217;i\u010d \u010cajkovskij<br \/>\n<\/strong><em>Concerto<\/em>\u00a0per violino e orchestra in re maggiore, op. 35<br \/>\n<em>Sinfonia<\/em>\u00a0n. 5 in mi minore, op. 64<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>\u266d<\/em><em>\u00a0<\/em><em>debutto al Teatro San Carlo<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Giuseppe Gibboni \u00e8 Vincitore del premio Paganini 2021<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Orchestra del Teatro di San Carlo<\/strong><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Con gentile preghiera di pubblicazione e\/o diffusione <\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>Rossana Russo<\/strong>,<\/p>\n<p>Responsabile della comunicazione creativa e strategica e relazioni con la Stampa<\/p>\n<p><a href=\"mailto:r.russo@teatrosancarlo.it\">r.russo@teatrosancarlo.it<\/a><\/p>\n<p>cell 3357431980<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Giulia Romito<\/strong>,<\/p>\n<p>Comunicazione e Stampa <a href=\"mailto:g.romito@teatrosancarlo.it\">g.romito@teatrosancarlo.it<\/a> 0817972301<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/giuseppe-gibboni.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-39042\" 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