{"id":39695,"date":"2023-06-27T23:36:43","date_gmt":"2023-06-27T23:36:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=39695"},"modified":"2023-06-27T23:36:43","modified_gmt":"2023-06-27T23:36:43","slug":"serena-conduce-operaclassica-eco-italiano-2513","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=39695","title":{"rendered":"Serena conduce operaclassica eco italiano"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/ghjk-5.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-39696\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/ghjk-5.jpg\" alt=\"\" width=\"244\" height=\"119\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/ghjk-5.jpg 244w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/ghjk-5-150x73.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 244px) 100vw, 244px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Comunicato Stampa<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>La Boh\u00e8me <\/em><\/strong><strong>di Giacomo Puccini con la regia di Emma Dante<\/strong><\/p>\n<p><strong>Sul podio Francesco Lanzillotta<\/strong><\/p>\n<p><strong>Nel cast Selene Zanetti e Vittorio Grigolo<\/strong><\/p>\n<p><strong>In scena da venerd\u00ec 30 giugno alle 20<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>La Boh\u00e8me<\/em><\/strong> di <strong>Giacomo Puccini<\/strong> con la regia di <strong>Emma Dante<\/strong> \u00e8 in scena al Lirico di Napoli <strong>dal 30 giugno al 7 luglio<\/strong> con la direzione di <strong>Francesco Lanzillotta<\/strong> alla guida di <strong>Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo<\/strong> (quest\u2019ultimo preparato da Jos\u00e9 Luis Basso).<\/p>\n<p>Nei panni di Mim\u00ec si alterneranno <strong>Selene Zanetti <\/strong>(30 giugno, 2, 5, 7 luglio)\u00a0e <strong>Carolina L\u00f3pez Moreno<\/strong> (1 \/ 4 \/ 6 luglio) e in quelli Rodolfo <strong>Vittorio Grigolo, <\/strong>per la prima volta al San Carlo (30 giugno \/ 2 \/ 5 \/ 7 luglio) e <strong>Vincenzo Costanzo<\/strong> (1 \/ 4 \/ 6 luglio).<\/p>\n<p>A dare volto e voce a Musetta saranno <strong>Maria Sardaryan<\/strong> (30 Giugno \/ 2 \/ 5 \/ 7 Luglio) e <strong>Laura Ulloa <\/strong>(1 \/ 4 \/ 6 Luglio) mentre <strong>Andrzej Filonczyk<\/strong> sar\u00e0 Marcello.<\/p>\n<p>Schaunard sar\u00e0 interpretato da Pietro Di Bianco, Colline da\u00a0Alessio Cacciamani e i ruoli di Beno\u00eet e Alcindoro saranno ricoperti da Matteo Peirone.<\/p>\n<p>Completano il cast Andrea Calce\u00a0(Parpignol), Antonio\u00a0Mezzasalma\u00a0(Venditore), Alessandro Lerro\u00a0(Sergente), Sergio Valentino\u00a0(Doganiere). Il Coro di Voci Bianche del Teatro di San Carlo \u00e8 diretto da Stefania Rinaldi.<\/p>\n<p>Le scene di questa produzione del Teatro di San Carlo sono di <strong>Carmine Maringola<\/strong>, i costumi di <strong>Vanessa Sannino<\/strong>, firma le luci di <strong>Cristian Zucaro<\/strong>, mentre la coreografia \u00e8 di <strong>Sandro Maria Campagna<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cLa boh\u00e8me \u2013 afferma Emma Dante nelle note di sala &#8211; \u00e8 una favola d\u2019amore, sospesa, come nel dipinto <em>La promenade<\/em> di Chagall, dove l\u2019innamorato tiene per mano l\u2019innamorata che vola in alto leggera. Ma \u00e8 anche una tragedia di malattia e di morte, un lungo calvario di povert\u00e0 e di sogni infranti\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sette in tutto le repliche del capolavoro pucciniano in programmazione fino al 7 luglio.<\/p>\n<p>Questa produzione de <em>La Boh\u00e8me<\/em> torna in scena al Massimo napoletano dopo il successo dell\u2019ottobre 2021 quando ad essere applauditi nei panni di Mim\u00ec e Rodolfo furono rispettivamente la stessa Selene Zanetti e Stephen Costello.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Prima della prima il 30 giugno alle ore 18 nella sede del <strong>MeMus<\/strong>, per la serie \u201c<strong>Lezioni d&#8217;opera\u201d<\/strong> il musicologo Dinko Fabris terr\u00e0 una conferenza su <em>La boh\u00e8me<\/em> di Giacomo Puccini, a ingresso libero (sar\u00e0 possibile visitare la Mostra in corso su Dario Fo e Rossini).<\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Guida all\u2019ascolto<\/em><\/p>\n<p><em>A cura di <\/em><em>Marco Bizzarini<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong>Boh\u00e8me, \u201cvita gaia e terribile\u201d<\/strong><\/p>\n<p>\u00abSe tutto riesce bene quadrato e snello, perbacco!, mi pare dovrebbe escirne non solo un\u2019opera nuovissima, ma una vera opera d\u2019arte\u00bb. Con queste parole, nell\u2019estate del 1893, l\u2019editore Giulio Ricordi si rivolse al drammaturgo Luigi Illica, impegnato con Giuseppe Giacosa nella problematica stesura del libretto per la futura <em>Boh\u00e8me<\/em> di Puccini. Ma i lavori andarono per le lunghe e solo dopo due anni e mezzo, il 1\u00b0 febbraio 1896, i tempi furono maturi per la prima rappresentazione al Teatro Regio di Torino, con la direzione di un Arturo Toscanini non ancora trentenne. Dunque ci volle infinita pazienza da parte dei due librettisti e altrettanta diplomazia da parte di Ricordi.<\/p>\n<p>Puccini, allora soprannominato \u201cil Doge\u201d per le sue richieste continue e apparentemente capricciose, si era infervorato alla lettura delle <em>Sc\u00e8nes de la vie de boh\u00e8me<\/em> di Henri Murger (1822-1861) e voleva a tutti i costi metterle in musica. La stessa idea, per\u00f2, era venuta anche a Ruggiero Leoncavallo, il quale, con inoppugnabili testimonianze, rivendic\u00f2 la priorit\u00e0 dell\u2019iniziativa. Poich\u00e9 il romanzo di Murger non era pi\u00f9 coperto dal diritto d\u2019autore, entrambi i musicisti avevano campo libero dal punto di vista giuridico. Fu lo stesso Puccini a lanciare il guanto di sfida al rivale partenopeo in una famosa lettera al direttore del \u201cCorriere della Sera\u201d del 21 marzo 1893: \u00abEgli musichi, io musicher\u00f2, il pubblico giudicher\u00e0\u00bb. Tutti conoscono il verdetto del pubblico e della storia. Si potrebbe perfino affermare che senza questa polemica con l\u2019autore dei <em>Pagliacci<\/em>, forse <em>La boh\u00e8me<\/em> pucciniana si sarebbe impantanata nelle continue liti tra il maestro e i suoi poeti. Invece, proprio l\u2019impegno preso pubblicamente dal musicista con i lettori del quotidiano milanese ag\u00ec da deterrente su una possibile rinuncia all\u2019impresa, evitando che Illica, Giacosa e Ricordi facessero &#8211; come a un certo punto l\u2019editore temette &#8211; \u00abuna figura proprio da minchioni\u00bb.<\/p>\n<p>Concepite in origine come romanzo a puntate per la rivista letteraria \u201cLe Corsaire\u201d, le <em>Sc\u00e8nes<\/em> di Murger (1848) ebbero nel medio e tardo Ottocento un\u2019immensa popolarit\u00e0, anche grazie a un adattamento teatrale curato dall\u2019autore stesso, ma tale successo non bast\u00f2 a garantire al testo un posto stabile fra i classici della letteratura. Probabilmente oggi, se non fosse per l\u2019opera di Puccini, una delle pi\u00f9 rappresentate dell\u2019intero repertorio lirico in tutto il globo, ben pochi ricorderebbero gli amori di Rodolphe per Mimi e di Marcel per Musette.<\/p>\n<p>Si sa che in francese la parola <em>boh\u00e9mien<\/em> significa \u201czingaro\u201d perch\u00e9 tradizionalmente si pensava che il popolo nomade provenisse dalla Boemia, ma proprio all\u2019epoca di Murger il termine <em>boh\u00e8me<\/em> assunse l\u2019odierno significato di vita scapigliata, condotta da giovani artisti al di fuori delle convenzioni sociali e della morale borghese, senza guadagni fissi e senza troppe preoccupazioni dinanzi a un futuro assai incerto. Quella era una vita \u00abgaia e terribile\u00bb (\u00abvie charmante et vie terrible\u00bb), come giustamente la defin\u00ec lo scrittore francese: una doppia e contrastante dimensione, ben riflessa anche nella partitura pucciniana.<\/p>\n<p>La riduzione a libretto del romanzo era oggettivamente un compito arduo, soprattutto per l\u2019assenza di una vera e propria struttura narrativa portante. Come suggerito dal titolo, si trattava per l\u2019appunto di <em>Sc\u00e8nes<\/em>, ossia di racconti brevi, non sempre organicamente collegati l\u2019uno all\u2019altro, ma tenuti insieme nel nome dei quattro protagonisti maschili: il poeta Rodolphe (proiezione autobiografica dello stesso Murger), il pittore Marcel, il musicista Alexandre Schaunard e il filosofo Gustave Colline. Quando Ricordi, nella citata lettera del 1893, parlava di un\u2019\u00abopera nuovissima\u00bb, lo faceva a ragion veduta: infatti, per la tradizione del teatro musicale italiano, un lavoro basato su un insieme di quadri narrativi, anzich\u00e9 sul regolare sviluppo e scioglimento di un nodo drammatico, costituiva una sfida audace. Per questo motivo, Giacosa e Illica vollero intitolare la loro elaborazione \u201cScene de <em>La vie de boh\u00e8me<\/em> di H. Murger in quattro quadri\u201d, dunque senza scomodare locuzioni come \u201cdramma lirico\u201d, \u201copera lirica\u201d e simili.<\/p>\n<p>Forse la straordinaria popolarit\u00e0 di cui oggi gode l\u2019opera ci impedisce di cogliere pienamente la natura e l\u2019importanza di tali novit\u00e0, ma \u00e8 chiaro che, per esempio, lo stereotipo melodrammatico del \u201ctenore che s\u2019innamora del soprano contro la volont\u00e0 del baritono\u201d era stato accantonato. Amore e gelosia rimangono ingredienti irrinunciabili, ma a sorpresa n\u00e9 Marcello n\u00e9 Schaunard, entrambi baritoni, assumono il ruolo di rivale in amore del tenore Rodolfo, poich\u00e9 tra quest\u2019ultimo e Mim\u00ec si frappone la misteriosa figura del Viscontino (\u00able jeune vicomte\u00bb di Murger), che tuttavia nell\u2019opera non canta mai ed \u00e8 nominato solo di sfuggita nel terzo e nell\u2019ultimo quadro.<\/p>\n<p>Anche la presenza di ben sei personaggi principali &#8211; le due donne accanto ai quattro <em>boh\u00e9miens<\/em> &#8211; rappresenta un fattore apparentemente anomalo, la cui motivazione, pi\u00f9 che nella fonte letteraria, affonda le radici nella secolare tradizione dell\u2019opera comica. Si tocca qui un altro punto centrale della novit\u00e0 di quest\u2019opera: il tentativo, perfettamente riuscito, di giustapporre l\u2019elemento comico a quello tragico. Pochi capolavori nella storia del melodramma riescono infallibilmente a commuovere lo spettatore come <em>La boh\u00e8me<\/em>, eppure la morte strappalacrime di Mim\u00ec, di cui la musica lascia presagire inequivocabili avvisaglie gi\u00e0 nel primo e nel terzo quadro, s\u2019inserisce all\u2019interno d\u2019un fitto tessuto di episodi da commedia, se non da farsa, come la scena in cui il grottesco signor Beno\u00eet giunge a reclamare l\u2019affitto ma viene apertamente gabbato e sbeffeggiato dai quattro amici. Leggendo il libretto si ha poi l\u2019impressione che \u201cgli episodi drammatici e comici\u201d &#8211; come scrivono Giacosa e Illica nella premessa &#8211; siano soppesati e distribuiti in proporzioni pressoch\u00e9 uguali, anche se la musica di Puccini, con le sue inconfondibili tinte melodico-armoniche, con il suo calore incandescente, tende a spostare il baricentro verso le zone pi\u00f9 appassionate e patetiche. Tipico della contemporanea sovrapposizione di registri sentimentali e buffi, ma con un\u2019opportuna sublimazione musicale, \u00e8 il mirabile quartetto finale del terzo quadro in cui Rodolfo e Mim\u00ec si scambiano delicate espressioni liriche mentre Marcello e Musetta litigano trivialmente.<\/p>\n<p>La lettura del testo originale di Murger \u00e8 ancor oggi raccomandabile sia per prendere coscienza di come l\u2019infallibile senso teatrale di Puccini abbia all\u2019occorrenza preso le distanze da questa fonte, sia per illuminare alcuni dettagli del libretto. Nel personaggio di Mim\u00ec, come puntualizzano Giacosa e Illica, confluiscono due figure femminili di Murger: l\u2019omonima Mimi e la pi\u00f9 delicata Francine, entrambe destinate a morte prematura per etisia. Dal diciottesimo capitolo intitolato <em>Il manicotto di Francine<\/em> \u00e8 ricavato lo spunto narrativo per la celeberrima scena di Mim\u00ec che bussa alla <em>mansarde<\/em> di Rodolfo dopo che le si \u00e8 spento il lume. Ma mentre nell\u2019opera di Puccini la fine di Mim\u00ec produce un impareggiabile sconvolgimento emotivo, nel romanzo l\u2019episodio \u00e8 trattato con una certa freddezza, tanto che Rodolphe, saputo della morte dell\u2019amica, commenta in tono sorprendentemente distaccato: \u00ab\u00c8 strano, non provo nulla, qui: che il mio amore sia morto quando seppi che Mim\u00ec doveva morire?\u00bb. Si comprende, almeno in parte, tale reazione solo se si pensa che la Mim\u00ec di Murger era meno tenera, dolce, innocente e romantica dell\u2019omonima eroina pucciniana.<\/p>\n<p>Per il resto, tanti dettagli dell\u2019opera derivano direttamente dallo scrittore francese: il quadro del <em>Passaggio del Mar Rosso<\/em> dipinto da Marcello mentre si leva il sipario, il giornale \u201cIl Castoro\u201d di cui Rodolfo \u00e8 redattore, il caff\u00e8 Momus nel Quartiere Latino, la chiassosa kermesse per il veglione di Natale, i libri e il pastrano di Colline, il manicotto con cui Mim\u00ec alla fine dell\u2019opera si scalda le mani. Sono invece assenti in Murger particolari pittoreschi o spiritosi come la beffa al signor Beno\u00eet, i giocattoli di Parpignol, il ridicolo personaggio di Alcindoro e la scena dei doganieri alla barriera d\u2019Enfer. Quanto al racconto di Schaunard nel primo quadro, in cui il musicista spiega agli amici come si \u00e8 procurato il denaro per le provviste e la legna, l\u2019antefatto si comprende pi\u00f9 facilmente leggendo il capitolo diciassettesimo del romanzo, ove si narra che un lord inglese voleva a tutti i costi liberarsi del disturbo provocato dal pappagallo di una sua vicina. A tal scopo questo signore aveva chiesto a Schaunard di suonare incessantemente la stessa scala al pianoforte per tanti giorni di fila, sino a far impazzire la dirimpettaia e il suo molesto pennuto. \u00abMa Milord &#8211; osserv\u00f2 Schaunard &#8211; c\u2019\u00e8 un mezzo per sbarazzarsi di questa bestia: il prezzemolo; tutti i chimici sono unanimi nel dichiarare che questa pianta orticola \u00e8 l\u2019acido prussico per quegli animali\u00bb. \u00c8 questo il motivo per cui nell\u2019opera Schaunard canta: \u201cGli propinai prezzemolo! \/ Lorito allarg\u00f2 l\u2019ali, \/ Lorito il becco apr\u00ec \/ da Socrate mor\u00ec!\u201d. La spiritosa aggiunta del parallelo tra il prezzemolo e la cicuta, con citazione dell\u2019antico sapiente greco, ha l\u2019effetto di richiamare finalmente l\u2019attenzione del filosofo Colline, tutto intento ad accendere il fuoco e a preparare le vivande.<\/p>\n<p>Dal punto di vista della drammaturgia musicale sono almeno tre i modelli che Puccini dovette tenere in considerazione. Evidentemente, la triste sorte di Mim\u00ec ricorda da vicino quella della <em>Traviata<\/em> verdiana e lo stesso personaggio ideato da Murger, per quanto idealizzato nell\u2019opera, non \u00e8 poi cos\u00ec lontano dalla signora delle camelie di Alexandre Dumas. L\u2019ultima opera di Verdi, <em>Falstaff<\/em>, andata in scena nel 1893, forn\u00ec un aggiornato e mirabile esempio per le scene d\u2019assieme e incoraggi\u00f2 la riforma delle strutture metriche tradizionali. Infine \u00e8 ben presente, sia pur filtrato dalla tradizione italiana, il magistero del <em>Tristan<\/em> di Wagner nell\u2019adozione delle forme aperte, nella predilezione armonica per le settime di sensibile, nell\u2019impiego dei motivi conduttori e nel ruolo drammatico dell\u2019orchestra. \u00c8 singolare che Puccini, in una lettera a Illica, abbia scherzosamente denominato \u00abTod von Mim\u00ec\u00bb la morte della protagonista della <em>Boh\u00e8me<\/em>, evocando indirettamente quella di Isolde. Ma in tutto questo, Puccini rimane sempre Puccini, e ci\u00f2 che il maestro seppe ricavare dal gran lascito verdiano e wagneriano fu piegato per realizzare \u00abnon solo un\u2019opera nuovissima, ma anche una vera opera d\u2019arte\u00bb. Un\u2019opera che non finir\u00e0 mai di sorprendere per la sua stringente logica compositiva e per la profonda conoscenza del cuore umano di cui \u00e8 perfetta espressione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Teatro di San Carlo<br \/>\n<\/strong>venerd\u00ec 30 giugno 2023, ore 20:00<\/p>\n<p>sabato 1 luglio 2023, ore 19:00<\/p>\n<p>domenica 2 luglio 2023, ore 17:00<\/p>\n<p>marted\u00ec 4 luglio 2023, ore 20:00<\/p>\n<p>mercoled\u00ec 5 luglio 2023, ore 18:00<\/p>\n<p>gioved\u00ec 6 luglio 2023, ore 18:00<\/p>\n<p>venerd\u00ec 7 luglio 2023, ore 20:00<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Giacomo Puccini<\/strong><\/p>\n<p><strong>LA BOH\u00c8ME\u00a0\u00a0\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Opera in quattro quadri<\/p>\n<p>libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, ispirato al romanzo di Henri Murger\u00a0<em>Scene della vita di Boh\u00e8me<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Direttore |\u00a0<strong>Francesco Lanzillotta<\/strong><\/p>\n<p>Regia |\u00a0<strong>Emma Dante<\/strong><\/p>\n<p>Scene |\u00a0<strong>Carmine Maringola<\/strong><\/p>\n<p>Costumi |\u00a0<strong>Vanessa Sannino<\/strong><\/p>\n<p>Luci |<strong>\u00a0Cristian Zucaro<\/strong><\/p>\n<p>Coreografia |<strong>\u00a0Sandromaria Campagna<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Interpreti<\/p>\n<p>Mim\u00ec |\u00a0<strong>Selene Zanetti<\/strong>\u00a0(30, 2, 5, 7)\u00a0<strong>\/\u00a0Carolina L\u00f3pez Moreno\u00a0<\/strong>(1, 4, 6)<br \/>\nRodolfo |\u00a0<strong>Vittorio Grigolo\u00a0<\/strong><em>\u266d<\/em>\u00a0(30, 2, 5, 7)<strong>\u00a0\/ Vincenzo Costanzo\u00a0<\/strong>(1, 4, 6)<\/p>\n<p>Musetta |\u00a0<strong>Maria Sardaryan\u00a0<\/strong><em>#\u00a0<\/em>(30, 2, 5, 7)<strong>\u00a0\/ Laura Ulloa\u00a0<\/strong><em>#\u00a0<\/em>(1, 4, 6)<\/p>\n<p>Marcello |\u00a0<strong>Andrzej Filonczyk<\/strong><\/p>\n<p>Schaunard |\u00a0<strong>Pietro Di Bianco<\/strong><\/p>\n<p>Colline |\u00a0<strong>Alessio Cacciamani<\/strong><\/p>\n<p>Beno\u00eet \/ Alcindoro |\u00a0<strong>Matteo Peirone<\/strong><\/p>\n<p>Parpignol |\u00a0<strong>Andrea Calce<\/strong>\u00a0<em>#<\/em><\/p>\n<p>Venditore |\u00a0<strong>Antonio\u00a0Mezzasalma\u00a0<\/strong>\u266e<\/p>\n<p>Sergente |\u00a0<strong>Alessandro Lerro\u00a0<\/strong>\u266e<\/p>\n<p>Doganiere |\u00a0<strong>Sergio Valentino\u00a0<\/strong>\u266e<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u266d<\/em><em>\u00a0debutto al Teatro di San Carlo<\/em><\/p>\n<p>\u266e\u00a0<em>Artista del Coro<\/em><\/p>\n<p><em># allievo Accademia Teatro di San Carlo<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong>Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo<br \/>\ncon la partecipazione del Coro di Voci Bianche del Teatro di San Carlo<\/strong><\/p>\n<p>Maestro del Coro |\u00a0<strong>Jos\u00e9 Luis Basso<\/strong><\/p>\n<p>Maestro del Coro di Voci Bianche |<strong>\u00a0Stefania Rinaldi<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Produzione Teatro di San Carlo<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Con gentile preghiera di pubblicazione e\/o diffusione <\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>Rossana Russo<\/strong>,<\/p>\n<p>Responsabile della Comunicazione creativa e strategica e Relazioni con la stampa<\/p>\n<p><a href=\"mailto:r.russo@teatrosancarlo.it\">r.russo@teatrosancarlo.it<\/a><\/p>\n<p>cell 3357431980<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Giulia Romito<\/strong>,<\/p>\n<p>Comunicazione e Stampa<\/p>\n<p><a href=\"mailto:g.romito@teatrosancarlo.it\">g.romito@teatrosancarlo.it<\/a> 0817972301<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/La-Boheme_Teatro-di-San-Carlo_ph.L.Romano-4598.jpg\"><img decoding=\"async\" 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