{"id":4029,"date":"2018-06-01T09:42:48","date_gmt":"2018-06-01T09:42:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=4029"},"modified":"2018-06-01T09:42:48","modified_gmt":"2018-06-01T09:42:48","slug":"la-piazza-del-mio-villaggio-molto-piu-di-una-piazza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=4029","title":{"rendered":"LA PIAZZA DEL MIO VILLAGGIO: MOLTO PIU&#8217; DI UNA PIAZZA&#8230;"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-4029 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=4030'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/assergi-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=4031'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Grazia-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=4032'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/piazza-di-assergi-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure>\n\t\t<\/div>\n\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>LA PIAZZA DEL MIO VILLAGGIO: MOLTO PIU&#8217; DI UNA PIAZZA&#8230;<\/p>\n<p>di Giuseppe Lalli<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019AQUILA &#8211; Sono nato e cresciuto ad Assergi, un villaggio abbarbicato sulle pendici del versante meridionale del massiccio del Gran Sasso, un villaggio costruito sulla roccia, scosceso, e con le case raggruppate e quasi abbracciate tra di loro. Visto da lontano, il mio villaggio poteva apparire come un gregge di pecore su un pendio, che si stringono per meglio difendersi da un pericolo imminente. D&#8217;inverno poi, nelle giornate di bufera, era come se una sciarpa bianca lo avvolgesse. Il villaggio, con le sue mura antiche e le sue pietre luminose, pieno di vicoli e piazzette, aveva nella piazza principale, situata a sud, verso la valle, il suo punto di convergenza e il suo baricentro. Si era allargato attraverso i secoli, a partire dalla piazza e dalla chiesa, e ad esse non aveva mai smesso di guardare.<\/p>\n<p>La piazza del mio villaggio \u00e8 molto bella. In passato era molto pi\u00f9 di una piazza. Vi si accede da una via detta \u201cla strada ritta\u201d. C&#8217;\u00e8 una chiesa quasi millenaria dalla facciata luminosa, con un portale in stile finemente romanico e un campanile superbo. All&#8217;interno, poi, dalle colonne alla cripta sotterranea, tutto concorre al bello e al buono. Al centro della piazza c&#8217;\u00e8 una fontana, dove un tempo le donne di casa andavano ad attingere l&#8217;acqua con le conche, portate agilmente sulla testa. Di fronte alla fontana, un piccolo giardino di pini &#8211; \u201cgl&#8217;arboretti\u201d -, dove da bambini giocavamo con le biglie colorate, ricordava i caduti di quella Grande Guerra di cui ricorrono cento anni.<\/p>\n<p>Nella bella stagione, al pomeriggio, la piazza si riempiva di mille voci, e diventava il teatro di infiniti giochi. Uno di questi giochi, che vedevo praticato dai ragazzi pi\u00f9 grandi, era quello di \u201cmazz&#8217;e lirga\u201d. Consisteva nel colpire con una mazza di legno lunga circa mezzo metro, la \u201cmazza\u201d, un legnetto di circa 15 centimetri appuntito alle estremit\u00e0, la \u201clirga\u201d, e farla andare il pi\u00f9 lontano possibile. Un partecipante al gioco lo raccoglieva con la mano e lo rilanciava al punto di battuta. Il battitore cercava di respingerlo colpendolo al volo con la mazza. Se il bastoncino corto cadeva a terra senza essere respinto, ma a una distanza superiore alla lunghezza del bastone grande, il battitore aveva a disposizione tre colpi per farlo vibrare in aria e rispedirlo, con un colpo ben assestato, il pi\u00f9 lontano possibile. A questo punto, il giocatore perdente era quello che non era riuscito ad avvicinare il bastoncino corto, la lirga, alla misura necessaria rispetto al punto di battuta. Il pegno che era costretto a pagare consisteva nel portare a cavalcioni il giocatore vincente fino al punto di battuta, per il numero di volte concordato all&#8217;inizio della partita.<\/p>\n<p>Altro gioco preferito da noi maschi era quello del \u201csalt&#8217;alla mula\u201d. Si formavano due squadre. Dopo aver fatto \u201calla conta\u201d, cio\u00e8 sorteggiato il turno, i componenti di una delle due squadre si disponevano a fare da sedile &#8211; da mula -, con un ragazzo dritto con la testa rigirata verso il muro a fare da cuscino, e gli altri del suo gruppo attaccati a fungere da groppa della mula. I ragazzi dell&#8217;altro gruppo, uno per volta, prendendo la rincorsa e ogni volta chiamando per nome il saltatore successivo, saltavano in groppa, e nel tempo che pronunciavano la frase di rito \u201cTre tre gi\u00f9 gi\u00f9, tre tre gi\u00f9 gi\u00f9, tre tre gi\u00f9 gi\u00f9: gi\u00f9, gi\u00f9, gi\u00f9\u201d, quelli di sotto dovevano resistere a tanto peso e cos\u00ec alternarsi nel salto. Se non resistevano e crollavano, erano obbligati a fungere di nuovo da mula.<\/p>\n<p>Le bambine, invece, praticavano giochi pi\u00f9 fantasiosi e affascinanti. Ricordo che in uno di essi si tenevano per mano inscenando una piccola fiaba e cantavano a gruppi alterni: \u201c Oh quante belle figlie madama Dor\u00e8, oh quante belle f\u00ecglie&#8230;; \u201c Son belle e me le tengo madama Dor\u00e8, son belle e me le t\u00e8ngo&#8230;\u201d. Oppure lanciavano la palla verso il muro, e prima di riprenderla senza farla cadere a terra, dovevano muoversi con una parte del corpo, e accompagnare con le parole i movimenti. Ne venivano fuori figure bellissime: \u201cMuovendomi&#8230;stando ferma&#8230;con un piede&#8230;con una mano&#8230;a da battere&#8230;allo zigolo lo zagolo&#8230;al violino&#8230;un bacino&#8230;tocco terra&#8230;tocco cuore&#8230;fiorellin d&#8217;amore&#8230;\u201d. Le donne, fin da piccole, mostrano di essere molto pi\u00f9 dell&#8217;altra met\u00e0 del cielo&#8230;<\/p>\n<p>Ad una certa ora, la campanella della chiesa interrompeva i giochi e annunciava la lezione di catechismo, \u201cla dottrina\u201d, come la chiamavamo noi ragazzi. Ci andavamo molto volentieri, perch\u00e9 dopo il catechismo il prete ci faceva vedere la televisione, a quel tempo assai poco diffusa nelle case. Lassie&#8230;Rin Tin Tin&#8230;Bonanza: che belle trasmissioni, che bella televisione&#8230; Ma la piazza era anche luogo di ritrovo dei vecchi, che spesso apparivano al mio sguardo di bambino in atteggiamento contemplativo: placidi, baffuti, con un bastone rudimentale in mano e, d&#8217;inverno, il mantello, anzi&#8230;la mantella. Ce n&#8217;erano di molto originali, alcuni sembravano usciti da un romanzo dell&#8217;Ottocento.<\/p>\n<p>Uno di essi era soprannominato \u201cSciancacrapa\u201d. Baffi bianchi e appuntiti come il suo sguardo, aveva l&#8217;aspetto di un vecchio garibaldino. Ci parlava spesso delle sue sofferenze durante il conflitto del 1915-18. Noi lo ascoltavamo increduli, col naso all&#8217;ins\u00f9, e quando ci vedeva giocare alla guerra ci apostrofava: \u201cHeh vagli\u00f2&#8230;, ha ta reven\u00ec quela guerra! &#8230;\u201d. Un altro, chiamato \u201cB\u00e8bb\u00e8\u201d, indossava una giacca nera, un cappello a bell&#8217;e meglio e un pantalone tenuto su e abborracciato da una cinta di cuoio che correva fuori dai passanti. Quando nella piazza si preparava il palco per la festa patronale, approfittava della presenza di qualche forestiero per vantarsi di una sua caratteristica anatomica di cui andava molto fiero. Asseriva scherzosamente di avere ben tre mammelle (\u201ctre sise\u201d), e volentieri le esibiva agli increduli ascoltatori. Si allargava la camicia nel petto, e scandiva ad alta voce: \u201cE una&#8230;e d\u00f9&#8230;e&#8230;tre\u201d, e mostrava un&#8217;escrescenza della pelle in corrispondenza delle costole che ricordava vagamente una mammella.<\/p>\n<p>C&#8217;era poi una donnina che ricordo sempre vecchia. Si chiamava Grazia, viveva in un piccolo tugurio nella parte interna del villaggio, e andava in giro avvolta in una vestaglia stretta da una cinta di stoffa nella quale scorreva una grossa chiave. A vederla cos\u00ec, con quella chiave, vicino alla chiesa, me la figuravo la mamma di san Pietro. Povera Grazia! Un sorriso dolce e sdentato illuminava eternamente il suo viso di rughe che parevano solchi. Sembrava una bambina invecchiata prematuramente. Quando ti parlava ti prendeva le mani, e finiva il discorso sempre con la stessa frase, detta in dialetto, l&#8217;unica lingua che conosceva: \u201cMa pr\u00f2&#8230;ma pr\u00f2&#8230;Graziuccia nen s&#8217; tocca&#8230;\u201d, come a dire: ditemi quello che volete, ma sappiate che la mia onest\u00e0 \u00e8 a prova di bomba. E come darle torto? &#8230;<\/p>\n<p>Alla festa del patrono, poi, la piazza diventava sagrato e mercato, luogo di devozione e di divertimento: film all&#8217;aperto, processioni, stendardi, banda musicale e bancarelle. Suggestiva, la sera che precedeva la festa di San Franco, il protettore principale, era la \u201cmostra delle Reliquie\u201d, che si faceva da un loggiato contiguo alla chiesa, che dava sulla piazza. Per noi ragazzi era quasi una festa nella festa. Partivamo dalla cripta sotto la navata centrale, ciascuno con una reliquia in mano dietro ai sacerdoti, e salivamo, tra due ali di folla di devoti, al piano superiore, per poi raggiungere il posto dell&#8217;esposizione attraverso una scala di legno a chiocciola all&#8217;interno della chiesa. Il tratto della scala era buio e, a ripensarci, sembrava di assistere ad una scena del film \u201cIl nome della rosa\u201d, dal famoso romanzo di Umberto Eco. A questa impressione concorreva la figura di padre Stefano, un frate cappuccino che veniva da Chieti per dar man forte al parroco, e che, con la barba, due nere e folte sopracciglia, la capigliatura rasata a corolla attorno alla testa e l&#8217;espressione grave del viso, aveva tutta l&#8217;aria di un inquisitore medievale. Per ogni reliquia, il sacerdote illustrava, con espressione di voce appropriata, il contenuto: \u201cIn questa reliquia&#8230;si conserva&#8230;\u201d. Seguiva dalla piazza un breve stacco musicale della banda, e, subito dopo, uno sparo. E cos\u00ec di seguito.<\/p>\n<p>Ci fu un anno in cui la cerimonia non poteva iniziare perch\u00e9 il rivenditore di noccioline, un commerciante di Bussi sul Tirino che veniva tutti gli anni e si metteva sempre allo stesso posto, teneva acceso il motore per tostare le arachidi, e gridava a squarciagola: \u201cNoccioline americane!!! Noccioline americane!!!America!!!America!!!\u201d. Allora, mentre il parroco, il compianto Don Demetrio, sbuffava contro l&#8217;affarismo che a suo dire era ormai invalso nelle feste religiose, padre Stefano, con il tono di voce stentoreo del predicatore provetto, microfono in mano, annunci\u00f2 urbi et orbi: \u201cIl rivenditore di nocelle \u00e8 pregato di spegnere il motore!!!\u201d. Il buon religioso dovette ripetere l&#8217;invito pi\u00f9 volte perch\u00e9 la piazza si tacesse. Ma subito dopo, la banda, con infelice scelta di tempo e di genere musicale, accenn\u00f2 ad un motivetto allora molto in voga, portato alla ribalta da un cantante francese di nome Antoine, dal titolo \u201cLe pietre\u201d (&#8230;sei bello, e ti tirano le pietre, non sei bello, e ti tirano le pietre&#8230;). A quel punto, Don Demetrio in persona, fuori dai gangheri, prese in mano la situazione e il microfono, e grid\u00f2 sdegnato verso la piazza: \u201ceh no! eh no! le pietre proprio no!!!\u201d. La scena, da sacra, era diventata molto esilarante, come in un film di Carlo Verdone.<\/p>\n<p>Del resto, a quell&#8217;et\u00e0 tutto, per noi ragazzi, era occasione per ridere, come quando una compaesana a dir poco originale che abitava vicino alla piazza, di nome Lidia, preoccupata per la stabilit\u00e0 della sua casa, tutte le volte che durante la processione sentiva risuonare l&#8217;eco degli spari nella valle, usciva con le mani nei capelli e gridava: \u201cA D\u00ec m\u00ec, a D\u00ec m\u00ec: quisti m&#8217; fann&#8217; spall\u00e0 la casa!!!\u201d. Cara, simpatica Lidia! Era una di quelle persone senza et\u00e0, quelle che sembrano destinate a non morire mai. Ancora la rivedo, mentre attraversa la piazza col cappotto e l&#8217;ombrello, sia d&#8217;estate che d&#8217;inverno. E poi, un po&#8217; pi\u00f9 in l\u00e0 con gli anni, c&#8217;erano le interminabili partite di calcio, con la base del campanile trasformata in una delle due porte e la cunetta di raccolta dell&#8217;acqua a fungere da met\u00e0 campo, attenti, sempre, che non si vedesse la camionetta dei carabinieri, che spesso ci sequestravano la palla. E, tra una partita e l&#8217;altra, i primi dibattiti di religione e di politica, in quell&#8217;et\u00e0 in cui i propositi si confondono con i sogni, e, insieme al pallone, si cominciano ad inseguire le vocazioni di una vita.<\/p>\n<p>Quante volte questo piccolo luogo dell&#8217;anima, che \u00e8 la piazza del villaggio, ha colorato le mie passioni e la mia fantasia, e fatto da sfondo alle mie letture! Quando a scuola sentivo recitare dagli insegnanti le poesie di Giacomo Leopardi &#8211; Il sabato del villaggio o A Silvia, in particolare -, essa era sempre l\u00ec, a ricordarmi che, dovunque andiamo, ci portiamo sempre dietro i colori del nostro vissuto, e che la poesia \u00e8 un&#8217;infanzia che non vuol passare, un bambino che bussa sempre alla porta del cuore, e reclama&#8230;i suoi diritti.<\/p>\n<p>Mi \u00e8 capitato qualche tempo fa di contemplare trasognato la piazza del mio villaggio una sera di fine estate, mentre l&#8217;ultimo raggio di sole dipingeva d&#8217;argento il campanile e la campana rintoccava in solitudine. Mi sono girato per andarmene, ma&#8230;improvvisamente, mi \u00e8 parso di vedere centinaia di rondini che intrecciavano con i loro voli i tetti, i pini e il campanile e\u2026mi \u00e8 parso di udire molte voci di fanciulle che cantavano&#8230; \u201cOh quante belle figlie madama Dor\u00e8, oh quante belle f\u00ecglie&#8230;\u201d e, pi\u00f9 in l\u00e0&#8230; \u201cmuovendomi&#8230;stando ferma&#8230;\u201d. E&#8217; stato un attimo, poco prima che le ombre della sera ricoprissero i miei sogni. Per\u00f2, \u00e8 sempre molto bella la piazza del mio villaggio!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; LA PIAZZA DEL MIO VILLAGGIO: MOLTO PIU&#8217; DI UNA PIAZZA&#8230; di Giuseppe Lalli &nbsp; L\u2019AQUILA &#8211; Sono nato [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[43,10],"tags":[],"class_list":["post-4029","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-historias","category-italiano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4029","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4029"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4029\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4029"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4029"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4029"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}