{"id":41991,"date":"2023-08-18T13:04:30","date_gmt":"2023-08-18T13:04:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=41991"},"modified":"2023-08-18T13:04:30","modified_gmt":"2023-08-18T13:04:30","slug":"cesare-pavese-chi-furono-i-suoi-nemici-italo-calvino-lo-critico-in-vita-in-morte-di-pierfranco-bruni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=41991","title":{"rendered":"Cesare Pavese. Chi furono i suoi nemici? Italo Calvino lo critic\u00f2 in vita. In morte&#8230;  di Pierfranco Bruni"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/20230818_140824.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-41992\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/20230818_140824.jpg\" alt=\"\" width=\"2896\" height=\"2896\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/20230818_140824.jpg 2896w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/20230818_140824-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/20230818_140824-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/20230818_140824-768x768.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/20230818_140824-1024x1024.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 2896px) 100vw, 2896px\" \/><\/a><\/p>\n<div class=\"gE iv gt\"><\/div>\n<div class=\"\">\n<div id=\":5y\" tabindex=\"-1\"><\/div>\n<div id=\":5l\" class=\"ii gt\">\n<div id=\":5k\" class=\"a3s aiL \">\n<div dir=\"auto\">Cesare Pavese. Chi furono i suoi nemici? Italo Calvino lo critic\u00f2 in vita. In morte&#8230;<br dir=\"auto\" \/><br dir=\"auto\" \/>Pierfranco Bruni<br dir=\"auto\" \/><br dir=\"auto\" \/><br dir=\"auto\" \/>Cesare Pavese. Uno scrittore che seppe vedere lontano sia in termini letterari che filosofici. Proprio per questo non fu amato all&#8217;interno del suo ambiente. Sopport\u00f2 sottili avversione ma no fece mai alcun problema.\u00a0<br dir=\"auto\" \/>Chi furono realmente i veri amici di Cesare Pavese? Chi furono, invece, i nemici mascherati di amici? I veri \u201cnemici\u201d o \u201cavversari\u201d Pavese li aveva proprio all\u2019interno della sua casa editrice. Einaudi. Tra questi Calvino. Italo Calvino non fu mai amico di Cesare Pavese. Pavese che \u00e8 stato il suo maestro e il maestro di molti scrittori che, invece, sono sempre stati \u201cinfedeli\u201d. S\u00ec, perch\u00e9 la fedelt\u00e0 \u00e8 un valore ma anche un confronto e mai uno scontro o una ripicca. Non gli \u00e8 stato amico Calvino, non gli \u00e8 stato amica, quella che Pavese considerava affidabile, Natalie Ginzburg, non gli \u00e8 stato amico Ernesto De Martino. Ma mentre quest\u2019ultimo si opponeva a Cesare con delle motivazioni ideologiche, ostacolandolo nelle scelte per la Collana che dirigevano insieme (si pensi al contrasto per la pubblicazione dei testi di Mircea Eliade, uno dei pi\u00f9 innovatori studiosi di religiosit\u00e0 antiche e di antropologie comparate), Calvino e la Ginzburg erano stati colpiti dall\u2019invidia. Della Ginzburg va ricordata anche la polemica con Diego Fabbri ai tempi della rappresentazione teatrale de \u00abIl vizio assurdo\u00bb con Luigi Vannucchi.<\/p>\n<div dir=\"auto\"><br dir=\"auto\" \/><\/p>\n<div dir=\"auto\">Calvino fu, chiaramente, l\u2019uomo che pi\u00f9 di tutti invidi\u00f2 Pavese. Tanto che lo apostrof\u00f2, commentando \u201cLavorare stanca\u201d come un \u201cragazzo nel mondo degli adulti, senza mestiere nel mondo di chi lavora, senza donna nel mondo dell\u2019amore e delle famiglie, senza armi nel mondo delle lotte politiche cruente e dei doveri civili\u201d.<\/div>\n<div dir=\"auto\"><br dir=\"auto\" \/>Sullo stesso tenore sono alcune sottolineature di Natalie Ginzburg quando in \u201cRitratto d\u2019un amico\u201d, in \u201cLe piccole virt\u00f9\u201d, sottolinea: \u201cIl nostro amico viveva nella citt\u00e0 come un adolescente: e fino all\u2019ultimo visse cos\u00ec. Le sue giornate erano, come quelle degli adolescenti, lunghissime, e piene di tempo: sapeva trovare spazio per studiare e per scrivere, per guadagnarsi la vita e oziare sulle strade che amava: e noi che annaspavamo combattuti tra pigrizia e operosit\u00e0, perdevamo le ore nell\u2019incertezza di decidere se eravamo pigri o operosi. Non volle, per molti anni, sottomettersi a un lavoro d\u2019ufficio, accettare una professione definita; ma quando acconsent\u00ec a sedere a un tavolo d\u2019ufficio, divenne un impiegato meticoloso e un lavoratore infaticabile, pur serbandosi un ampio margine d\u2019ozio; consumava i suoi pasti velocissimo, mangiava poco e non dormiva mai.\u201d<br dir=\"auto\" \/>\n<\/div>\n<div dir=\"auto\">Entrambi, Calvino e Ginzburg, provengono da una stessa formazione non solo ideologica, ma anche letteraria che non sono mai riusciti a penetrare il tessuto mitico \u2013 simbolico delle opera di Pavese. Il loro realismo iniziale, soprattutto in Calvino, contrastava con la griglia mito-achetipo-simbolo di Pavese.<\/div>\n<div dir=\"auto\">De Martino, invece, aveva capito troppo e si contrapponeva adducendo\u00a0 motivazioni scientifiche. Infatti \u00e8 una disputa su questioni prettamente \u201cantropologiche\u201d. Pavese \u00e8 stato sempre uno scrittore che ha attraversato il mito per toccare le corde di una dimensione simbolica e di archetipi che superano il realismo o il documento. De Martino si poneva la visione del mito come una fatto folcloristico al contrario di Pavese che legge nel mito, appunto, un vissuto metafisico e di antropologia dell&#8217;umanesimo.<br dir=\"auto\" \/>Calvino ha giocato con il concetto di leggerezza proprio per giustificare la \u201cpesantezza\u201d di Pavese e discutendo di leggerezza ha cercato di porre all\u2019attenzione una letteratura che va oltre il senso dell\u2019ontologico e del tragico. Infatti non c\u2019\u00e8 letteratura mediocremente leggera di quella di Calvino. Negli ultimi anni si rende conto egli stesso di ci\u00f2 e va verso \u201cSe un viaggiatore\u2026\u201d o \u201cPalomar\u201d. Ovvero una letteratura tra la favola e la fabula.<\/div>\n<div dir=\"auto\"><br dir=\"auto\" \/>Pavese, consapevole della mediocrit\u00e0 di Calvino, gli sottolinea in una lettera del 1949 delle osservazioni dure. Era stato pubblicato il romanzo \u201cTra donne sole\u201d e Calvino lo recensisce, con supponenza, negativamente, non capendo il valore estetico del romanzo. Pavese gli scrive:<br dir=\"auto\" \/>\u201cCaro Italo, non mi dispiace che \u2018Tra donne sole\u2019 non ti piaccia. Le ragioni che ne dai sono la trascrizione fiabesca di un tema letterario; un abbozzo di novella di Italo Calvino. Cavallinit\u00e0 e peni di faggio sono pura e bella invenzione\u2026 Applichi due schemi, come due occhiali, al libro e ne cavi impressioni discordanti che non ti curi di comporre\u2026\u201d.<br dir=\"auto\" \/>Molto vere e molto precise le indicazioni di Pavese. Conosceva molto bene Calvino e sapeva il suo peso letterario. Aggiunge ancora: \u201cMa tu \u2013 scoiattolo della penna \u2013\u00a0 calcifichi l\u2019organismo componendolo in fiaba e in trance de vie. Vergogna\u201d. Si tratta di una lettera datata: Torino, 29 luglio 1949.<\/div>\n<div dir=\"auto\"><br dir=\"auto\" \/>Credo che sia una testimonianza di una importanza notevole per comprendere il clima che si respirava intorno a Cesare Pavese. Uno scrittore chiave di una letteratura che segue il pellegrinaggio di un linguaggio confessione. Uno scrittore unico e profetico che ha dato \u201cpoesia agli uomini\u201d con eleganza, stile e un sicuro riferimento di una inquietudine che ha rappresentato la grande letteratura del Novecento nel tragico del\u00a0 vivere.<br dir=\"auto\" \/>Dopo Gabriele D\u2019Annunzio, Pavese chiude il viaggio del tragico e della scrittura. Un anno dopo la lettera a Calvino Pavese si suicida. Ma quel \u201cVergogna\u201d, termine puntuale, rivolto a Calvino da Pavese resta uno scavo potente nella vita della letteratura.<\/div>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n<div dir=\"auto\">Pavese venne avversato? Perch\u00e9? Qui l\u2019interrogativo si risolve nella grande capacit\u00e0 di intuizione con la quale catturava subito i nuovi percorsi editoriali e culturali. Aspetto che distanziava tutti gli altri dal leggere i tempi che cambiavano. \u00c8 chiaro che Pavese come scrittore era un profondo innovatore soprattutto nel legare letteratura e antropologia. I suoi studi su Nietzsche sono una pietra angolare di ci\u00f2 che scrisse nel suo Diario. Questo potrebbe essere un solo elemento oltre alle naturali invidie umane e ad impostazioni di ordine ideologico alle quali Pavese non ha mai creduto.<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Cesare Pavese. Chi furono i suoi nemici? Italo Calvino lo critic\u00f2 in vita. 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