{"id":4541,"date":"2018-08-17T13:11:14","date_gmt":"2018-08-17T13:11:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=4541"},"modified":"2018-08-17T13:11:14","modified_gmt":"2018-08-17T13:11:14","slug":"la-storia-di-navelli-nella-storia-dellitalia-meridionale-annotazioni-sul-volume-quelli-che-hanno-dato-storia-del-meridione-dal-1860-a-oggi-di-antonio-galeota","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=4541","title":{"rendered":"LA STORIA DI NAVELLI NELLA STORIA DELL&#8217;ITALIA MERIDIONALE &#8211; Annotazioni sul volume \u201cQuelli che hanno dato \u2013 Storia del Meridione dal 1860 a oggi\u201d di Antonio Galeota"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/invito-galeota.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-4542\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/invito-galeota.jpg\" alt=\"\" width=\"2480\" height=\"1150\" \/><\/a><\/p>\n\n<p align=\"center\"><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\"><b>LA STORIA DI NAVELLI NELLA STORIA DELL&#8217;ITALIA MERIDIONALE<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\">Annotazioni sul volume \u201c<\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\"><i>Quelli che hanno dato \u2013 Storia del Meridione dal 1860 a oggi<\/i><\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\">\u201d di Antonio Galeota<\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\">di <\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\"><b>Giuseppe Lalli<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\">L\u2019AQUILA &#8211; Il 13 agosto scorso, nell\u2019Aula consiliare del Comune di <\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\"><b>Navelli<\/b><\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\">, con vista sull&#8217;antico stupendo borgo, si \u00e8 svolta la presentazione del volume \u201c<\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\"><i>Quelli che hanno dato \u2013 Storia del Meridione dal 1860 a oggi<\/i><\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\">\u201d, scritto da <\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\"><b>Antonio Galeota<\/b><\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\">. Come tutte le opere originali, il libro sfugge ad una precisa classificazione di genere. Si tratta di un lungo racconto scritto sotto forma di saggio storico-politico; ma potrebbe essere anche l&#8217;abbozzo di una storia sociale dell&#8217;Italia meridionale. Lo scritto \u00e8 percorso da cima a fondo da un vivo senso della giustizia e da un&#8217;esigenza di verit\u00e0. In esso convivono passione civile e rigore storiografico, direi &#8211; tanto per entrare in argomento &#8211; nella migliore tradizione della cultura meridionale. In pi\u00f9 di una pagina, ho avuto l&#8217;impressione di rileggere il <\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\"><b>Francesco De Sanctis<\/b><\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\"> di \u201c<\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\"><i>Un viaggio elettorale<\/i><\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\">\u201d.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\">La trattazione \u00e8 densa, ricca di notizie e di argomenti. Ci s\u2019imparano molte cose. Io vi ho imparato ad apprezzare la figura di <\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\"><b>Giuseppe Garibaldi<\/b><\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\">, sulla quale non avevo mai riflettuto a fondo. L&#8217;autore ce lo presenta come un personaggio di spessore a tutto tondo: non solo il grande condottiero e stratega militare che tutti abbiamo conosciuto nei libri di storia, ma anche l&#8217;uomo che pensa in maniera politica, che \u00e8 disposto ad accantonare il suo repubblicanesimo e il suo radicalismo sociale convinto com&#8217;\u00e8 che l&#8217;unit\u00e0 politica della nostra penisola si sarebbe potuta realizzare solo sotto l&#8217;egida del Piemonte di <\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\"><b>Cavour <\/b><\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\">e dei <\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\"><b>Savoia<\/b><\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\">. Un&#8217;altra cosa che ho appreso, nel capitolo dedicato all&#8217;emigrazione, quando si riferisce del terribile episodio avvenuto a New Orleans dell&#8217;uccisione per linciaggio di alcuni italiani (tra cui il navellese <\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\"><b>Loreto C\u00f2mitis<\/b><\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\">), imputati dell&#8217;uccisione di un rappresentante delle forze dell&#8217;ordine ed assolti, \u00e8 quanto, in molti momenti della sua storia, la societ\u00e0 americana sia stata percorsa da sentimenti di odio razziale ed etnico, di cui i primi emigrati italiani fecero le spese.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\">La copertina del libro \u00e8 assai didascalica. Sotto, sulla falsa riga di un celebre dipinto, \u201cIl quarto stato\u201d di <\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\"><b>Giuseppe Pellizza da<\/b><\/span> <span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\"><b>Volpedo<\/b><\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\">, sono raffigurate tutte quelle figure sociali, a partire da una coppia con bambino in braccio, che da sempre tirano la carretta, quelli, appunto, che hanno sempre dato. C&#8217;\u00e8 il contadino, il medico, l&#8217;operaio, il carabiniere, insomma quelli che producono vera ricchezza, finanziaria e soprattutto morale. Si tratta, tutto sommato, come nel quadro di Pelizza da Volpedo, di una forza tranquilla. Sopra, invece, \u00e8 raffigurata tutta quella borghesia che soprattutto nel meridione \u00e8 vissuta all&#8217;ombra della rendita di posizione o, addirittura, ai limiti della legalit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\"><b>Goffredo Palmerini<\/b><\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\">, nella prefazione al libro, a proposito di quella ricca articolazione di fatti locali e vicende nazionali che \u00e8 uno dei tratti caratteristici del libro, evoca appropriatamente la lezione di un grande storico francese, <\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\"><b>Jaques<\/b><\/span> <span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\"><b>Le Goff<\/b><\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\">, autore per il quale, nella ricerca storica, fatti come la lingua, le tradizioni, i racconti, i monumenti, insomma tutto ci\u00f2 che \u00e8 parte viva di una memoria collettiva, ha la stessa dignit\u00e0 di fonte del documento scritto. A me la lettura del libro ha evocato un altro grande esponente di quella corrente storiografica che va sotto il nome di \u201cScuola delle Annales \u201c, e cio\u00e8 <\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\"><b>Fernand Braudel<\/b><\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\">, che parla di correnti che si muovono nel sottosuolo della storia, processi di lunga durata, che<\/span><b> <\/b><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\">agiscono sotto la superficie della politica e che da questa superficie sono toccate solo parzialmente. Sono quei piani bassi della societ\u00e0, su cui Antonio Galeota, in questo suo libro, getta i riflettori: quei piani abitati, appunto, da quelli che hanno sempre pagato, quelli che, alla fine, fanno la storia vera.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\">Una delle principali chiavi di lettura di questo saggio, che consta di otto capitoli, va ricercata a mio parere nel capitolo secondo, quello dedicato al brigantaggio e alle politiche dell&#8217;Italia postunitaria. E&#8217; qui infatti che l&#8217;autore crede di rintracciare le radici di quella \u201cquestione meridionale\u201d che appare tuttora non risolta. Il fenomeno del brigantaggio meridionale postunitario \u00e8, a mio avviso, esemplare di quella visione di lunga gittata di cui si parlava, perch\u00e9 ripropone temi che vanno al di l\u00e0 della stessa vicenda politica dalla quale prese le mosse. I libri di storia \u201cufficiale\u201d hanno operato, su questo tema, o una rimozione, o, a mio parere, una interpretazione quasi sempre parziale. C&#8217;\u00e8 una storiografia di ispirazione marxista che ha voluto vedere nel brigantaggio una rivoluzione in anticipo, una rivolta sociale che reclamava una dottrina e una guida politica. Da parte liberale, invece, si \u00e8 preferito spesso sottolineare la strumentalizzazione politica operata dalle vecchie classi dirigenti spodestate: un incidente di percorso.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\">Nel libro c&#8217;\u00e8 un approccio corretto. Si sottolinea la partecipazione contadina al movimento e si dice che si tratt\u00f2 di una vera e propria guerra civile, combattuta anche \u201cda centinaia di donne in servizio armato permanente\u201d. Si chiarisce che il brigantaggio era s\u00ec antiunitario e filoborbonico, ma non per deliberata scelta politica, ma come inevitabile risposta ad un profondo malessere sociale. Una secolare esperienza e un istinto atavico induceva i braccianti e i contadini poveri a diffidare dei cambiamenti, e a vedere nelle stesse richieste costituzionali solo la possibilit\u00e0 data a quella nascente borghesia agraria piccola e grande presente nei municipi e sempre pronta a cambiare cavallo, di accaparrarsi le terre, ed eliminare quelle concessioni, come i diritti di uso civico (pascolo, legnatico, seconda raccolta) che gli aristocratici riconoscevano per antica consuetudine. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\">I fatti, come si dimostra nel libro, daranno ragione ai contadini: niente pi\u00f9 concessioni e, in cambio, tasse e servizio militare obbligatorio. Ma Galeota accenna, sia pure fugacemente, ad una spiegazione pi\u00f9 profonda, che richiama quelle correnti sotterranee a cui si accennava. Per paradossale che possa apparire, le plebi meridionali percepiscono il regime borbonico come pi\u00f9 equo, e pi\u00f9 in sintonia con quel sentimento religioso radicato in quel mondo. Agisce insomma l&#8217;autorit\u00e0 di una tradizione secolare, aspetto su cui non si \u00e8 abbastanza riflettuto. Non si tratta certo di alimentare sentimenti neoborbonici, che sono del tutto estranei, credo, all&#8217;autore, ma di aderire, come si diceva, ad un&#8217;esigenza di verit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\">Se \u00e8 vero che il processo di unificazione era scritto nel destino della nostra penisola (come aveva capito gi\u00e0 <\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\"><b>Napoleone<\/b><\/span> <span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\"><b>Bonaparte<\/b><\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\">) e se \u00e8 altrettanto vero che, in quel contesto determinato, esso poteva essere portato a termine solo dal Piemonte di Cavour e dei Savoia (come era convinto Giuseppe Garibaldi), questo non significa &#8211; sembra dire Galeota &#8211; che non si potesse agire in maniera diversa. L&#8217;alternativa alla famigerata legge che porta il nome di un deputato aquilano, la legge Pica del 1863, che dava all&#8217;esercito piemontese i poteri pi\u00f9 arbitrari nella repressione del brigantaggio, era attuare \u201cpolitiche giuste ed equanimi\u201d. Galeota non manca di richiamare il quadro normativo entro il quale si consum\u00f2 la grande ingiustizia. Un provvedimento a firma del Luogotenente <\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\">Farini<\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\"> (che nel dicembre del 1862 diventer\u00e0 Presidente del Consiglio), istituiva, per ogni provincia, dei commissari governativi che avrebbero dovuto provvedere alla ripartizione dei terreni del demanio pubblico, quel demanio pubblico dove erano state \u201caccantonate\u201d provvisoriamente le terre degli antichi feudi baronali soppressi nel 1806 da <\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\"><b>Giuseppe<\/b><\/span> <span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\"><b>Bonaparte<\/b><\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\"> (provvedimento che i Borbone avevano mantenuto), appezzamenti che assai spesso venivano affittati ai contadini a prezzi calmierati. In ossequio a quanto stabiliva il decreto, i commissari agirono di concerto con la amministrazioni comunali. Ma fin\u00ec per prevalere il criterio di assegnare le terre non ai senza-terra, ma a chi gi\u00e0 di fatto le possedeva, vale a dire a quei proprietari che da sempre agivano all&#8217;interno dei consigli comunali. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\">Pi\u00f9 tardi, in occasione della alienazione delle terre confiscate agli ordini religiosi (la cosiddetta \u201cmano morta\u201d) e trasferite al Demanio dello Stato nel 1862, si dispose che esse potessero essere acquistate solo da chi vantava crediti nei confronti dello Stato. Ma chi poteva vantare crediti nei confronti della Pubblica Amministrazione se non quelli che Galeota definisce \u201ci soliti noti\u201d? Non erano mancate voci di dissenso, come quella di un magistrato aquilano, <\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\"><b>Pasquale Carli<\/b><\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\">, che a proposito delle suddette terre ecclesiastiche, aveva proposto, sul modello di quanto era avvenuto in Toscana e in Umbria,<\/span><b> <\/b><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\">di assegnarle: prima, al demanio dei Comuni; e di ripartirle poi tra i contadini poveri, conservando inoltre i diritti di uso civico, \u201c In tal modo &#8211; scriveva saggiamente il Carli in un editoriale del 19 gennaio 1861 pubblicato su un giornale edito all&#8217;Aquila \u2013 non solo verrebbe tolta la causa o il pretesto alla sedizione, ma si trasferirebbero gli avversari della libert\u00e0 in ardenti partigiani di essa \u201c .<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\">Nel libro non si esita a sfatare anche un altro luogo comune, quello di uno Stato borbonico, al tempo della spedizione garibaldina, opprimente e retrogrado. L&#8217;autore ci mostra, dati alla mano, una realt\u00e0 alquanto diversa. C&#8217;era s\u00ec un piano di infrastrutture appena abbozzato e decisamente insufficiente, ma era in corso un apprezzabile impulso allo sviluppo industriale in vari settori. Le condizioni sociali negli ultimi anni erano migliorate. Si cita uno studio del 1900 di <\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\"><b>Francesco Saverio Nitti<\/b><\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\"> nel quale lo statista lucano aveva rilevato che, al momento dell&#8217;unificazione, l&#8217;Italia meridionale vantava \u201cun grande demanio, una grande ricchezza monetaria, un credito pubblico solidissimo\u201d, ereditati dal nuovo Stato e messo a frutto non certo a vantaggio di chi li aveva prodotti e conservati.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\">Avviene in quegli anni, da parte delle classi dirigenti &#8211; scrive con documentata argomentazione Galeota &#8211; la deliberata scelta di favorire il solo sviluppo industriale del Nord. A ci\u00f2 concorse una politica di agevolazioni fiscali e, pi\u00f9 tardi, di protezionismo doganale, che dal punto di vista della produzione industriale, fin\u00ec per trasformare il meridione \u2013 \u00e8 questa l&#8217;amara conclusione dell&#8217;autore \u2013 in una sorta di colonia interna, sul modello di quanto far\u00e0 l&#8217;Inghilterra con le sue colonie \u201cesterne\u201d (tesi certo forte e discutibile, ma niente affatto isolata nel panorama culturale italiano). <\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\"><b>Guido Dorso<\/b><\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\">, forse il pi\u00f9 appassionato e penetrante tra i meridionalisti, nel libro \u201c<\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\"><i>La rivoluzione meridionale<\/i><\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\">\u201d del 1925, si esprime in termini assai simili. A ci\u00f2 concorse anche \u2013 aggiunge Galeota \u2013 un ceto politico meridionale pi\u00f9 attento a curare i propri orticelli locali e clientelari che a farsi portavoce di riforme strutturali a beneficio delle genti meridionali. Si manifesta qui quel costume, tipico di una certa tendenza meridionale, di coltivare virt\u00f9 private e pubblici vizi, da cui nascerebbero quello scarso senso dello Stato di cui tanto si \u00e8 parlato ai nostri giorni.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\">L&#8217;autore documenta, in altra parte del libro laddove la storia si confonde con l&#8217;attualit\u00e0 politica, che in termini di investimenti statali e di spesa pubblica, il divario favorevole al Nord non si \u00e8 mai attenuato, a dispetto di tutta quella propaganda contro il presunto assistenzialismo meridionale. Alla denuncia del passato, recente e meno, l&#8217;autore fa seguire una serie di indicazioni. Ne parla nel capitolo 7, dall&#8217;eloquente titolo \u201cPuntare sul meridione \u201c. Tra le tante proposte, due meritano a mio avviso particolare attenzione. La prima, di carattere generale, \u00e8 quella rivolta alla politica nazionale: si tratta di vincere le resistenze dell&#8217;Unione Europea per poter modificare una legge che, mentre permette che lo Stato finanzi, tramite una societ\u00e0 pubblica, la Simest, con capitali della Cassa Depositi e Prestiti, la delocalizzazione delle nostre industrie in altri paesi a basso costo del lavoro, vieta che questo avvenga a favore delle due regioni del Sud che presentano redditi pro-capite molto al di sotto della media Europea. La seconda indicazione degna di attenzione riguarda direttamente il nostro territorio. Si tratterebbe, da un lato, di tornare alla cultura dell&#8217;artigianato finalizzato ai prodotti ad alto contenuto tecnico ed estetico; dall&#8217;altro di dare impulso ad un settore terziario al servizio di quel turismo che nella nostra regione sta conoscendo una fase di ripresa, in un territorio come il nostro disseminato di borghi stupendi come Navelli, con una discreta capacit\u00e0 ricettiva e un alto grado di attrazione.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\">L&#8217;autore di questo libro, come si evince fin dalle prime pagine, \u00e8 un meridionalista convinto, un meridionalista per\u00f2 che ama analizzare la realt\u00e0 nei suoi aspetti quantitativi, cercando i rimedi, piuttosto che attenersi alla sola teoria. C&#8217;\u00e8 poi un&#8217;altra faccia del libro di <\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\"><b>Antonio Galeota<\/b><\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\">, non meno importante, quella in cui descrive quel microcosmo sociale che \u00e8 stata la <\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\"><b>Navelli<\/b><\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\"> dei primi decenni del secolo scorso. Vi dedica un capitolo specifico &#8211; \u201cTra le due guerre mondiali \u201c -, ma Navelli sta sullo sfondo di tutto il lungo racconto. Sembra quasi che l&#8217;autore abbia voluto saldare con questo borgo un debito sentimentale, in pagine dove spesso il dato storico e lo slancio poetico si fondono. Viene in mente quel nostro grande conterraneo, <\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\"><b>Benedetto Croce<\/b><\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\">, che in appendice alla sua \u201c<\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\"><i>Storia del regno di Napoli\u201d<\/i><\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\">, scritta nel 1924, riproduce due precedenti scritti dedicati a due paeselli d&#8217;Abruzzo, <\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\"><b>Montenerodomo<\/b><\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\"> e <\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\"><b>Pescasseroli<\/b><\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\">, che sono i paesi d&#8217;origine rispettivamente della famiglia del padre e di quella della madre. E&#8217; certamente un omaggio ai sentimenti e alle radici, ma risponde anche ad una esigenza intellettuale del filosofo, quella di \u201cvedere in miniatura i tratti medesimi della storia generale\u201d, come egli stesso scrive.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\"><b>Antonio Galeota<\/b><\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\">, crociano di fatto, fa una cosa analoga con Navelli. Con una differenza, mi permetto di osservare: che <\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\"><b>Benedetto Croce<\/b><\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\"> non potette avvalersi, nella sua ricerca su Montenerodomo e Pescasseroli, di un archivio ordinato come quello di Navelli. Antonio, come Don Benedetto, ci ricorda che siamo sempre figli, oltre che dei tempi, anche dei luoghi, come ha ricordato a noi aquilani, di dentro e fuori le mura, anche quella tremenda notte del 6 aprile di nove anni fa. Antonio ha scritto un libro pedagogico, di educazione civile, cosa tanto pi\u00f9 importante in questi nostri giorni di confusione civile e morale. Mi viene da pensare, in conclusione, a quante volte abbiamo sentito, fin dai banchi di scuola, quel vecchio adagio secondo cui \u201cla storia \u00e8 maestra di vita\u201d. Ebbene, se \u00e8 vero che la storia \u00e8 maestra di vita, \u00e8 altrettanto vero che questa maestra, assai spesso, ha avuto scolari distratti. <\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\"><b>Antonio Galeota<\/b><\/span><span style=\"font-family: 'Arial Narrow', sans-serif;\"> non sembra essere stato uno scolaro distratto. Ha scritto un libro in ottimo italiano, condito di ironia, punteggiato di espressioni dialettali caustiche ed efficaci. E queste sono ragioni in pi\u00f9 per leggerlo, rispetto a quelle dianzi illustrate.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; LA STORIA DI NAVELLI NELLA STORIA DELL&#8217;ITALIA MERIDIONALE Annotazioni sul volume \u201cQuelli che hanno dato \u2013 Storia del Meridione [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[43,10],"tags":[],"class_list":["post-4541","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-historias","category-italiano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4541","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4541"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4541\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4541"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4541"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4541"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}