{"id":49098,"date":"2023-12-29T12:40:02","date_gmt":"2023-12-29T12:40:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=49098"},"modified":"2023-12-29T12:40:02","modified_gmt":"2023-12-29T12:40:02","slug":"alessandro-manzoni-e-il-natale-1833-il-presepe-e-la-croce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=49098","title":{"rendered":"ALESSANDRO MANZONI E IL NATALE 1833: IL PRESEPE E LA CROCE"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Giuseppe-Lalli-1.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1022\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Giuseppe-Lalli-1-1022x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-49099\" style=\"width:840px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Giuseppe-Lalli-1-1022x1024.jpg 1022w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Giuseppe-Lalli-1-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Giuseppe-Lalli-1-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Giuseppe-Lalli-1-768x770.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Giuseppe-Lalli-1-1533x1536.jpg 1533w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Giuseppe-Lalli-1.jpg 1790w\" sizes=\"(max-width: 1022px) 100vw, 1022px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Enrichetta-Blondel.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"403\" height=\"658\" data-id=\"49100\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Enrichetta-Blondel.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-49100\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Enrichetta-Blondel.jpg 403w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Enrichetta-Blondel-184x300.jpg 184w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Enrichetta-Blondel-92x150.jpg 92w\" sizes=\"(max-width: 403px) 100vw, 403px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Alessandro-Manzoni.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"385\" height=\"500\" data-id=\"49101\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Alessandro-Manzoni.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-49101\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Alessandro-Manzoni.jpg 385w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Alessandro-Manzoni-231x300.jpg 231w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Alessandro-Manzoni-116x150.jpg 116w\" sizes=\"(max-width: 385px) 100vw, 385px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<p><strong>ALESSANDRO MANZONI E IL NATALE 1833: IL PRESEPE E LA CROCE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>di <strong>Giuseppe Lalli<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>S\u00ec che Tu sei terribile!<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>S\u00ec che in quei lini ascoso,<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>In braccio a quella Vergine,<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Sovra quel sen pietoso,<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Come da sopra i turbini<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Regni, o Fanciul severo!<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>\u00c8 fato il tuo pensiero,<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>\u00c8 legge il tuo vagir.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Vedi le nostre lagrime,<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Intendi i nostri gridi;<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Il voler nostro interroghi,<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>E a tuo voler decidi;<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Mentre a stornar la folgore<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Trepido il prego ascende,<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Sorda la folgor scende<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Dove tu vuoi ferir.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Sono questi i primi versi di una poesia, <em>Natale 1833 \u2013 <\/em>poche e frammentarie strofe \u2013 che <strong>Alessandro Manzoni<\/strong> (1785\u20131873) scrisse nel primo anniversario della morte della moglie, <strong>Enrichetta Blondel <\/strong>(1791\u20131833). Lungi da me che scrivo l\u2019idea di parafrasare questi versi. Rischierei di inserire note stonate in un concerto: la vera poesia \u00e8 musica sacra, si pu\u00f2 solo ascoltare. Rischierei di imbrattare un quadro: la poesia \u00e8 tela dipinta con i colori dell\u2019anima, si pu\u00f2 solo contemplare.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Pure, non si pu\u00f2 fare a meno di notare che in questi versi non c\u2019\u00e8 nulla di lezioso, n\u00e9 di ricercato. Non c\u2019\u00e8 nemmeno quell\u2019atmosfera di solennit\u00e0 che si respira negli <em>Inni sacri<\/em>. Il tono stesso della poesia \u00e8 tutt\u2019altro che distaccato. Diciamo pure che \u00e8 un grido di dolore quello che leggiamo, quasi una recriminazione. Dio, anche nelle forme di un bambino tra le mani pietose di sua madre, appare lontano, in un cielo muto e solcato da tremendi lampi, insensibile alle preghiere e ai lamenti (\u00abSorda la folgor scende dove tu vuoi ferir\u00bb).&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il 25 dicembre 1833 al poeta era venuta a mancare la sua adorata moglie <strong>Enrichetta<\/strong>. Dio lo aveva visitato \u00abterribilmente\u00bb, come aveva scritto al Granduca di Toscana <strong>Leopoldo II <\/strong>(1797\u20131870), che aveva avuto nei confronti del gi\u00e0 famoso scrittore parole di delicata partecipazione al suo dolore. Sposata in tenera et\u00e0 \u2013 aveva sedici anni \u2013 solerte e silenziosa, religiosissima, madre di numerosa prole, ci\u00f2 che a lungo andare aveva finito per fiaccare la sua gi\u00e0 delicata complessione, Enrichetta era stata il vero nume tutelare della casa, oltre che la musa discreta del marito letterato.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel frontespizio dell\u2019<em>Adelchi<\/em>, che \u00e8 del 1822, si leggeva \u00abAlla diletta e venerata sua moglie&#8230;\u00bb. \u201cDiletta e venerata\u201d e non semplicemente amata: parole che fanno pensare da un lato a quel misterioso libro che \u00e8 <em>Il Cantico dei Cantici<\/em> (\u00abSorgi diletta mia e vieni \u00bb), dall\u2019altro evocano un sentimento che al poeta Manzoni, pur sempre romantico ancorch\u00e9 cattolico, fa apparire la sua donna gi\u00e0 oltre il mondo degli umani, in una zona rarefatta dello spirito.<\/p>\n\n\n\n<p>Donna di infinita dolcezza, \u00e8 stata forse la persona che pi\u00f9 di ogni altra ha ispirato all\u2019autore de <em>I Promessi Sposi<\/em> la figura di<em> Lucia<\/em>, l\u2019eroina del suo grande romanzo: come quei pittori che ritraevano nelle loro tele il volto della moglie, di cui non avevano mai smesso di essere innamorati. A questa donna minuta, mite e dai modi apparentemente sottomessi ma a suo modo volitiva, graziosa la sua parte, certo diversa dall\u2019avvenente e vivace Giulia, sua madre, Alessandro doveva molto, forse doveva tutto. Possiamo solo immaginare la trepidante angoscia che dovette albergare nel cuore di <strong>Manzoni<\/strong> in quei giorni di aggravamento della sua gi\u00e0 malferma salute.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019adorata <strong>Enrichetta<\/strong> transit\u00f2 in Cielo alle ore otto della sera di quel fatale Natale del 1833. Non ci \u00e8 dato di conoscere i moti dell\u2019anima, certo tempestosi, di Alessandro in quelle ore e nei giorni che seguirono. Chi pu\u00f2 penetrare il mistero di un\u2019anima? E di quell\u2019anima? Al massimo possiamo conoscere noi stessi, come ammonisce il grande vescovo di Ippona, e solo Cristo, rivelando Dio all\u2019uomo, svela l\u2019uomo a s\u00e9 stesso, come ben sapeva l\u2019agostiniano Manzoni.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Manzoni<\/strong>, che pure cerca di trovare una risposta alla sofferenza, quando giunge al dilemma intellettuale, cui la ragione sembra condurlo, se negare la provvidenza o accusarla (\u00ab<em>Ti vorrei dir: che festi?\/Ti vorrei dir: perch\u00e9?<\/em>\u00bb, dicono due versi del primo abbozzo), ci\u00f2 che a fronte della fede cristiana equivarrebbe a due bestemmie, scopre che anche nel silenzio di Dio vi \u00e8 un disegno provvidenziale. E finisce per scegliere il silenzio. Non a caso le parole con cui si chiude, incerta, la poesia sono \u00ab<em>cecidere manus<\/em>\u00bb (\u00abcaddero le mani\u00bb). Ma perch\u00e9 Dio doveva rimanere impassibile di fronte al suo dolore?&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non era stato lui, qualche anno prima, scrivendo il suo romanzo, a mettere in bocca a<em> Padre Cristoforo <\/em>quelle parole, \u00abDio vi ha visitate\u00bb, dirette a <em>Agnese<\/em> e <em>Lucia<\/em> minacciate dal sopruso di un potente? Convivevano in Manzoni due opposte tensioni: il coraggio e la paura, <em>Padre Cristoforo <\/em>e <em>Don Abbondio<\/em>, un tenero altruismo della sofferenza e la paura di veder soffrire: le lacrime invendicate di un bambino avrebbero procurato in lui lo stesso tormento che procuravano nell\u2019anima di Dostoevskij.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla domanda \u201cPerch\u00e9, nonostante Dio, il dolore abita il mondo?\u201d la risposta per lui \u00e8 \u201cCristo\u201d.&nbsp; Mai come in quel Natale questa risposta, da verit\u00e0 accarezzata solo con la mente, si faceva anima e carne. Nel sacrario pi\u00f9 intimo della sua coscienza dovettero risuonare a lungo le prole di Giobbe di fronte alla sventura: \u00abIl signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore\u00bb. Egli, in quei giorni di sventura, tocca con mano la verit\u00e0, a lungo meditata, che Dio si fa pi\u00f9 presente quando chi lo prega si riconosce nudo, impotente, ed \u00e8 gi\u00e0 un miracolo un uomo o una donna che prega, che chiede a Dio di impolverarsi delle sue piccole o grandi miserie quotidiane.<\/p>\n\n\n\n<p>Del dolore il grande romanziere aveva scritto in pagine memorabili (si pensi alla <em>madre di Cecilia<\/em>, fiore di poesia cresciuto nella desolazione della sventura collettiva della peste di Milano), ma non aveva ancora frequentato le sue aspre latitudini. Mai, prima di quel Natale, poesia e dolore dovettero apparirgli cos\u00ec profondamente intrecciati. Il presepe e la croce.<\/p>\n\n\n\n<p>Da questo dramma personale del <strong>Manzoni<\/strong> emerge la debolezza dell\u2019uomo e della storia nei confronti del dolore. Mentre scrivo di questo episodio, lontano 190 anni esatti ma vicino come se si svolgesse nell\u2019altra stanza, mentre risuona ancora nella mente lo stanco ritualismo degli \u201cauguri di buon Natale\u201d (ma \u201cauguri\u201d di che? &#8230; del panettone, del torrone, del cenone da consumare il 24 a sera?), infuriano, in questa \u00abaiuola che ci fa tanto feroci\u00bb gli inferni dell\u2019<strong>Ucraina<\/strong> e del <strong>Medio Oriente<\/strong>, e l\u2019uomo \u00e8 annientato dall\u2019uomo. Quanti bambini, piccoli Cristi, sono violati e uccisi in questi nostri giorni di violenza dei grandi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci fu, in un Natale di tanti anni fa, un giovane padre, da sempre appassionato di <strong>Manzoni<\/strong>, che augurava ogni bene al suo bambino. E ci fu una ragazza di Nazareth, della casa di Davide, che partor\u00ec in una stalla perch\u00e9 non c\u2019era posto in albergo per lei e per suo marito. Quella donna ci ricorda che, finch\u00e9 camminiamo sui sentieri della vita, la gioia, per quanto intensa possa apparirci, ha sempre le radici a forma di croce.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Manzoni<\/strong> ne fece esperienza in quel Natale del 1833, noi che ci diciamo cristiani non dovemmo dimenticarlo quando ci scambiamo gli auguri di Natale. Altrimenti \u00e8 il <em>Dies Natalis Solis Invicti<\/em>, il solstizio d\u2019inverno, il Natale pagano, quello che festeggiamo. La saggezza del popolo cristiano, col suo infallibile <em>sensum fidei<\/em>, ha sempre visto la croce sullo sfondo del presepe, e chiama \u201cPasquetta\u201d quella festa dell\u2019Epifania in cui si bacia il Bambinello.<\/p>\n\n\n\n<p>Il grande scrittore cap\u00ec, perch\u00e9 lo sent\u00ec nella sua carne e non solo nella sua anima (appena nove mesi dopo verr\u00e0 a mancarle, in giovanissima et\u00e0, anche la primogenita Giulietta) che alla croce di tutti i giorni, a cui ci chiama il Signore della storia, quella storia che vista dal lato dell\u2019uomo \u00e8 spesso storia di forza bruta, non ci \u00e8 dato di sfuggire. Altrimenti \u201cDio\u201d diventa un concetto vuoto, un vizio della mente, una sublime scaramanzia: un Dio a nostra immagine e somiglianza, anzi a nostra misura. E invece:<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>S\u00ec che tu sei terribile<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>S\u00ec che tu sei pietoso!<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Indifferente ai preghi<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Doni concedi e neghi.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Ti vorrei dir: che festi?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Ti vorrei dir: perch\u00e9?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Non perdonasti ai tuoi<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Non perdonasti a te.<\/em><\/strong> &#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ALESSANDRO MANZONI E IL NATALE 1833: IL PRESEPE E LA CROCE di Giuseppe Lalli S\u00ec che Tu sei terribile! 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