{"id":52146,"date":"2024-03-08T10:17:02","date_gmt":"2024-03-08T10:17:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=52146"},"modified":"2024-03-08T10:17:02","modified_gmt":"2024-03-08T10:17:02","slug":"un-decennale-e-un-centenario-filosofico-manlio-sgalambro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=52146","title":{"rendered":"Un decennale e un centenario filosofico Manlio Sgalambro"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/IMG-20240308-WA0000.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"225\" height=\"224\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/IMG-20240308-WA0000.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-52147\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/IMG-20240308-WA0000.jpg 225w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/IMG-20240308-WA0000-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p>Manlio Sgalambro.<br>Un centenario che si intreccia a un decennale nella filosofia del viaggio<\/p>\n\n\n\n<p>Pierfranco Bruni<\/p>\n\n\n\n<p>Decennale e centenario. Nascita e morte di Manlio Sgalambro. 1924. 2014. Una filosofia imperfetta per un filosofo che ha radici nelle alchimie del Sole e eredit\u00e0 tra la \u00abcaverna\u00bb e la pace imperpetua. Il suo Kant non ha nulla da dividere con Hegel. Schopenhauer e Nietzsche sono la grecit\u00e0 perfettibile. Su questo lavoreremo per un bel po&#8217;. Il mondo pessimo \u00e8 nella consolazione del tempo immortale nella mortalit\u00e0 degli uomini e non dell&#8217;uomo.<br>Credo che ogni tempo in ogni epoca abbia avuto il suo divergente pensare o pensiero. \u201cChe io debba essere governato: ecco da dove inizia lo scandalo della politica. La politica \u00e8 la tutela dei minorati\u201d. Ci ricorda, oltre Platone, Manlio Sgalambro. Sono un infedele, ma coerentemente vero nella verit\u00e0 incongrua di uno stillicidio di parole insensate. Mi appartengo e mi confesso. Tutto mi scivola tra la luna e il serpente che cerca di penetrare ogni bifora del nostro esistere da morenti. L\u2019uomo \u00e8 cattivo. L\u2019uomo \u00e8 feroce. L\u2019uomo \u00e8 un sottosuolo. L\u2019uomo non esiste. Esiste la tragedia della inesistenza dell\u2019uomo. Bisogna sempre conoscere il peggio per capire l\u2019inesistenza dell\u2019uomo. \u201cChe non ci sia niente di peggiore del mondo, non si deve dimostrare\u201d. Soltanto l\u2019uomo dell\u2019isola, ovvero l\u2019uomo solo pu\u00f2 creare l\u2019invisibile. \u201cL\u2019Idea \u00e8 raggiungibile solo in uno stato di misantropia. Il misantropo non vede pi\u00f9 l\u2019uomo, la cui carne detesta, ma l\u2019Idea dell\u2019uomo\u201d. In una antropologia dell\u2019idea insiste l\u2019antropologia del non pensiero.<\/p>\n\n\n\n<p>Manlio Sgalambro. Un viaggio tra l\u2019invito baudelairiano e il mondo pessimo \u201cnicciano\u201d che si incastona tra le griglie di Cioran. Variazioni per una metafisica. Sarebbe il titolo dello sconforto per una morte che naviga tra il vuoto e la noia. Quando l\u2019ho incontrato il suo sguardo mi ha raccontato la contemplazione, il silenzio e attraversare la noia, la \u201cpesantezza\u201d nella bellezza della ricerca. L\u2019uomo \u00e8 mortale come tutto \u00e8 mortale. Persino gli dei immortali. Bisogna essere unici e soli per essere veri. Io e Sgalambro siamo finiti. Non eterni. L\u2019eternit\u00e0 \u00e8 per chi si confonde nelle uguaglianze.<\/p>\n\n\n\n<p>Noi siamo ferocemente destino o nulla. Io sono mortale. Dio \u00e8 finito. Le religioni non esistono perch\u00e9 sono illusioni. Io non credo nelle religioni. Dio \u00e8 mortale. Tutto muore perch\u00e9 tutto nasce. Nonostante si sforzino di inventarsi una teologia pubblica. Una farsa per illuderci. Sto con Manlio:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cQui vi \u00e8 il tentativo di costruire una teologia pubblica \u2010 anzi, se ci \u00e8 concesso di mutuare uno stilema a una grande memoria, una teologia pubblica europea. Se l\u2019epoca della teologia appare conclusa, o se ne trascina appena l\u2019ombra, ci\u00f2 \u00e8 avvenuto perch\u00e9 gli stinti intelletti che se ne sono occupati (a parte alcune eccezioni) portano in loro il tarlo che aveva roso la disciplina. Come se questa avesse dovuto seguire le sorti della religione a cui la legava la subalternanza. La stessa caduta della religione, ormai solo oggetto di fede e di speranza \u2010 squallidi sostegni del nostro incerto destino \u2010, doveva favorirla e sbarazzare il campo da ogni equivoco. Che Dio esista \u00e8 solo un fatterello sinistro. Niente di pi\u00f9. (Dato come vanno le cose, bisognava aspettarselo)\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche Dio \u00e8 mortale. Pi\u00f9 degli dei. \u201cVera disciplina nelle cose dell\u2019intelletto \u00e8 una spietata intransigenza contro lo spirito di discussione. Ogni concessione fatta in nome della reciproca eguaglianza \u00e8 un tradimento della verit\u00e0 su cui si fa prevalere la cortesia. Pensare divide\u201d. Cos\u00ec ci dice Sgalambro. Perch\u00e9 l\u2019uomo \u00e8 cattivo? Perch\u00e9 un \u201cUomo giusto \u00e8 chi sa questo: che egli deve annullare Dio quotidianamente affinch\u00e9 la misura dell\u2019eterna giustizia quotidianamente si compia\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Un filosofo nel tempo non della storia ma della metafisica della storia e dell\u2019ontologia di un\u2019anima in costante frammento di un\u2019esistenza in cui l\u2019io non diventa mai noi. Ma c\u2019\u00e8 l\u2019attualismo che non \u00e8 quello gentiliano. Neppure la crociana estetica ha appigli e frammentazioni lungo il pellegrinaggio degli attimi. L\u2019antropologia degli attimi \u00e8 l\u2019antropologia della polvere che abita il nostro essere nel non esserci in altri.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel mondo pessimo \u00e8 una variazione nella metafisica del tempo. Ce lo ha insegnato Sgalambro. Manlio Sgalambro era nato a Lentini il 9 dicembre del 1924. Mor\u00ec a Catania il 6 marzo del 2014. In uno dei suoi ultimi libri il gioco degli aforismi \u00e8 l\u2019aforismo di una vita spesa nell\u2019attesa. Il suo avvicinarsi ai linguaggi immersi nel quotidiano o i linguaggi della canzone che ricostruiscono la visione di una poetica tutta graffiata sulle pareti della coscienza. Non esistenza una antropologia della conoscenza. Esiste una antropologia dell\u2019essenza.<\/p>\n\n\n\n<p>In \u201cLa porta dello spavento supremo\/Il sogno\u201d, testo di Manlio Sgalambro e Carlotta Wieck si legge: \u201cQuello che c\u2019\u00e8 \/ ci\u00f2 che verr\u00e0 \/ ci\u00f2 che siamo stati \/ e comunque andr\u00e0 \/tutto si dissolver\u00e0\u2026Sulle scogliere fissavo il mare \/ che biancheggiava nell\u2019oscurit\u00e0 \/ tutto si dissolver\u00e0\u201d. Appunto nella sua teoria della canzone si avverte la metafisica della parola nel comunicante sogno di completare e contemplare la morte nel (e del) tempo. Ma il tempo muore? Non cito titoli. Ma resto legato a quella sua disperante esistenza di un linguaggio in cui il mondo pessimo \u00e8 creazione ed essendo creazione \u00e8 impalcatura del nostro cuore.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci invita al viaggio. Come la poesia maledetta ci ha indicato nel suo pensare il verso come l\u2019esistente. E i suoi allievi hanno focalizzato questa attenzione. Credo che da Battiato a Califano abbia inciso un essere dell\u2019uomo tra il contemplante sguardo di un Oriente tutto interiorizzato da Battiato alla fragilit\u00e0 dell\u2019amore di Califano. Ma siamo nella teoria del linguaggio. Non esiste un linguaggio debole o robusto. Bisogna recuperarsi oltre la leggerezza. Sgalambro: \u201cUn alleggerimento che considero doveroso. Dobbiamo sgravare la gente dal peso del vivere, invece che dare pane e brioches. Questa volta, mi sono sgravato anch\u2019io. E poi, la musica leggera ha questo di bello, che in tre minuti si pu\u00f2 dire quanto in un libro di 400 pagine o in un\u2019opera completa a teatro\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Esiste il linguaggio ed esiste la metafisica del linguaggio che si fa creazione. Sgalambro l\u2019ho incontrato nel corso del mio peregrinare tra culture e sguardi nella filosofia e in quella letteratura che \u00e8 poesia della filosofia. Come Maria Zambrano. Il Cioran del nichilismo nella tradizione del Tempio della Vita che \u00e8 il Tempio del Cielo.<\/p>\n\n\n\n<p>Leopardiano sino a distruggerlo nel Pessimismo: \u201cColui che \u00e8 stato educato al pessimismo e ne \u00e8 divenuto il discepolo, e per giunta, in qualit\u00e0 di epigono, intende trasportarlo nel proprio tempo, vede in esso un tema classico, un tema eterno. Sa bene quello che il pessimismo esige e quello che si esige da esso. Egli \u00e8 il pessimista della verit\u00e0, se cos\u00ec si pu\u00f2 chiamare costui. Il pessimismo onora la verit\u00e0: questa la tesi generale. Questo pessimista ha seguito il retto cammino dell\u2019onore. Egli ha onorato la verit\u00e0. Questo \u00e8 il pessimismo che vogliamo con tutte le nostre forze, egli dice: percorrere il cammino che percorre ogni uomo che si sia accostato alla verit\u00e0 sino al suo nucleo pi\u00f9 crudele, l\u00e0 dove essa non \u00e8 pi\u00f9 con lui. Perch\u00e9 la verit\u00e0 \u00e8 il tutto contro la parte, il tutto contro di te\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma il suo mondo ciceroniano si include in quella della morte del tempo che esulta nella brevit\u00e0 della vita di Seneca. Sgalambro supera Agostino per restare nel cerchio delle fantasie che giocano intorno alle farfalle del mistero che sono quelle gozzaniane ma sono anche le farfalle che lacerano il fiore appena nato.<\/p>\n\n\n\n<p>Sgalambro: \u201cDefinisco il pensare come l\u2019attenzione per tutto ci\u00f2 che non \u00e8 se stessi o l\u2019attenzione per se stessi ma come se non lo si fosse. Per gli equivoci che causa, sono propenso a usare invece di \u201cpensare\u201d, \u201cessere attento\u201d e al posto di \u201cpensiero\u201d, \u201cattenzione\u201d. Uno dei benefici sarebbe quello di lasciare \u201cpensiero\u201d all\u2019uso corrente. L\u2019idea di sforzo connessa vi sarebbe ben spiegata dal concetto di attenzione che \u00e8 implicito in essa. Definisco, poi, idea lo scarto tra noi e le cose. Allibisco quando sento dire che le idee e le cose sono identiche. \u00c8 il potere di questo scarto che definisce la capacit\u00e0 di pensare\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto finisce e tutto ha un seguito. Tutto si chiude nelle stanze ovattate proustiane, ma tutto ha una sua eredit\u00e0. Ci sono gli orizzonti che non bisogna mai toccare perch\u00e9 sono loro che camminano intorno alle nostre tristezze. Non amava Croce e Gentile era enigmatico. Di loro dir\u00e0: \u201cErano loro che occupavano tutto lo spazio culturale, ma io non mi ritrovavo affatto in quei sistemi complessi e completi, dove ogni cosa era gi\u00e0 stata incasellata. Per me pensare era una destructio piuttosto che una costructio: ero uno che notava le rovine, piuttosto che la bellezza. Questo era un po\u2019 scomodo, e non certamente accademico\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Finalmente uno scrittore che attraversa i linguaggi della modernit\u00e0 e rende la parola un sentiero della filosofia oltre il concetto melodrammatico della leggerezza. Sono i futili e i deboli che si chiudono nella spiegazione della leggerezza. Noi abbiamo bisogno di penetrare le pareti della fortezza e del pesante nel capire il grimaldello che apre le esistenze. O le chiude!<\/p>\n\n\n\n<p>Certo, Cioran \u00e8 il principio di uno scavo \u201cnicciano\u201d. Ma non c\u2019\u00e8 tristezza. C\u2019\u00e8 la consapevolezza che il sogno radicato tra le pareti dei labirinti debba diventare non la nebbia della tragedia ma la tragedia dell\u2019onirico. Forse Ionesco. Ma l\u2019assurdo \u00e8 altro. La filosofia dell\u2019attesa si decifra nella filosofia di questo mondo pessimo che non ci tocca vivere perch\u00e9 ci tocca abitare. L\u2019antropologia della morte investe coloro che credono viventi.<\/p>\n\n\n\n<p>Due concetti forti e diversi. Vivere e abitare. Ma Sgalambro anche con la sua dipartita non fa altro che invitarci al Viaggio. Una poesia della ripetizione nella vita che non sgombra il terreno al senso dell\u2019ascolto e delle conoscenze. Saremo isole. Siamo sempre isole. La teoria di Sgalambro sull\u2019isola \u00e8 molto precisa: \u201dL\u00e0 dove domina l\u2019elemento insulare \u00e8 impossibile salvarsi. Ogni isola attende impaziente di inabissarsi. Una teoria dell\u2019isola \u00e8 segnata da questa certezza. Un\u2019isola pu\u00f2 sempre sparire. Entit\u00e0 talattica, essa si sorregge sui flutti, sull\u2019instabile. Per ogni isola vale la metafora della nave: vi incombe il naufragio\u201d. Un filosofo oltre le accademie e le scienze cercate. La filosofia resta il pensiero dei folli. Come la poesia. Come i linguaggi della rarefazione che sono dentro il nostro non assentarci mai. L\u2019antropologia dell\u2019assente invita a morire.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche quando non ci saremo pi\u00f9. E allora non sar\u00e0 pi\u00f9 un problema. Almeno per noi. Quando noi non ci saremo, Plotino sa, resteremo sempre a raccontare l\u2019assenza sino a che le macerie diventeranno polvere nel vento e poi ci sar\u00e0 il vento\u2026 perch\u00e9 \u201c\u2026 i miei pensieri sono i miei unici averi. Tutto ci\u00f2 che posseggo\u201d. Eraclito era nel suo pensare e nel suo linguaggio. Citandolo ripercorreva i suoi frammenti: \u201cLa stessa cosa sono il vivente e il morto, lo sveglio e il dormiente, il giovane e il vecchio: questi infatti mutando son quelli e quelli mutando son questi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci crediamo \u201cviventi\u201d. Siamo soltanto dei \u201cmorenti\u201d. Sempre pi\u00f9 sono convinto con Sgalambro che \u201cSe dovessimo porci il problema dell\u2019utilit\u00e0 e del danno del pessimismo per la vita, non ci sarebbe che una sola risposta da dare: la verit\u00e0 o la vita\u201d. Cerchiamo di non rendere memoria la conoscenza del peggio. \u00c8 perenne nella quotidiana mortalit\u00e0. L\u2019antropologia della mortalit\u00e0 \u00e8 nella vacanza di esistenza.&nbsp; Ma possono esistere variazioni nel viaggio? Forse s\u00ec. Soltanto se il viaggio diventa un invito. Ecco perch\u00e9 Baudelaire non \u00e8 solo un poeta e Sgalambro non \u00e8 solo un filosofo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Manlio Sgalambro.Un centenario che si intreccia a un decennale nella filosofia del viaggio Pierfranco Bruni Decennale e centenario. 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