{"id":52208,"date":"2024-03-10T17:16:13","date_gmt":"2024-03-10T17:16:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=52208"},"modified":"2024-03-10T17:16:13","modified_gmt":"2024-03-10T17:16:13","slug":"i-drammi-terribili-delle-guerre-recensione-al-libro-le-scomode-verita-nella-ii-guerra-mondiale-di-vincenzo-di-michele","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=52208","title":{"rendered":"I DRAMMI TERRIBILI DELLE GUERRE &#8211; Recensione al libro \u201cLe scomode verit\u00e0 nella II Guerra mondiale\u00bb, di Vincenzo Di Michele"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Le-scomode-verita-nascoste.-copertina-scaled.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"722\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Le-scomode-verita-nascoste.-copertina-722x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-52209\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Le-scomode-verita-nascoste.-copertina-722x1024.jpg 722w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Le-scomode-verita-nascoste.-copertina-212x300.jpg 212w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Le-scomode-verita-nascoste.-copertina-768x1089.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Le-scomode-verita-nascoste.-copertina-1083x1536.jpg 1083w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Le-scomode-verita-nascoste.-copertina-1444x2048.jpg 1444w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Le-scomode-verita-nascoste.-copertina-106x150.jpg 106w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Le-scomode-verita-nascoste.-copertina-scaled.jpg 1805w\" sizes=\"(max-width: 722px) 100vw, 722px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>I DRAMMI TERRIBILI DELLE GUERRE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Recensione al libro <\/strong><strong><em>Le scomode verit\u00e0 nella II Guerra mondiale<\/em><\/strong><strong>, di Vincenzo Di Michele<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>di <strong>Franco Presicci<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>MILANO &#8211; La guerra non \u00e8 un\u2019avventura, come qualcuno ha sentenziato. Non \u00e8 un\u2019esperienza di vita. La guerra sconvolge uomini e paesi, li incenerisce, li annienta. La guerra lascia ferite e traumi che non si dimenticano pi\u00f9. Il tuono delle bombe, il sibilo delle sirene, le corse ai rifugi antiaerei, le maschere antigas per i capi fabbricato, i pali messi a sostenere i soffitti dei pianterreni per evitare che un ordigno li faccia sprofondare, la paura, il terrore, gli urli delle mamme, i pianti dei bambini, il coprifuoco, le tessere annonarie, le fucilate contro persone innocue, gli stupri. Sentii dire che la guerra ha una funzione economica, anche perch\u00e9 disincrementa le nascite e assottiglia le popolazioni. Cinismo, disumanit\u00e0, ignoranza, e magari interesse in chi durante la guerra fa lievitare il conto in banca.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Ho novant\u2019anni e negli anni della guerra ero in grado di assimilare ci\u00f2 che stava succedendo. Con i miei familiari ero sfollato a <strong>Martina Franca<\/strong>, dove arrivavano le voci dei disastri, tutte inquietanti, ansiogene. E dal piazzale del trullo la notte potevamo vedere l\u2019orizzonte che s\u2019infiammava. L\u00ec c\u2019era <strong>Taranto<\/strong>. Da bambini ci dicevano: arrivano gli americani, i liberatori, chiss\u00e0 se passeranno da qui; e se lo fanno che sar\u00e0 di noi? Sar\u00e0 un bene o un male? I tedeschi, passati da alleati a nemici, evacuavano, facendo altre distruzione, altri morti, altri feriti: per dispetto, per rabbia, per crudelt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Gli americani ci \u201cregalarono\u201d prima le bombe, poi le chewing gum, la cioccolata, le sigarette Lucky strike, il woogie boogie. Alcuni sposarono le nostre donne, altri le lasciarono spegnendo in loro il sogno americano, altre vennero stuprate e lasciate sulla strada. Ricordo la borsa nera, il pane razionato, gli ordigni atomici su Hiroshima e Nagasaki \u2026 Terminato il conflitto, la gente sent\u00ec il bisogno di distrarsi, di dimenticare, di disperdere l\u2019angoscia, affollando le balere. Dimentic\u00f2 davvero?<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Poi abbiamo vissuto quasi 80 anni di pace, con l\u2019illusione che mai pi\u00f9 l\u2019uomo avrebbe perduto i lumi della ragione. E invece ci ritroviamo nell\u2019inferno con l\u2019<strong>Ucraina<\/strong> quasi rasa al suolo e la striscia di <strong>Gaza<\/strong> infiammata, con la tregua che balugina tra un giorno e l\u2019altro, insanguinati. La televisione manda immagini terrificanti: palazzi crollati, sventrati, scheletri di cemento, gigantesche macerie su migliaia di vittime, che i superstiti bagnano di lacrime. Ci domandiamo con paura: E se questa follia coinvolge altri Paesi? E se un potente fuori di testa, andando oltre le minacce, decide di sganciare la bomba atomica? Sarebbe l\u2019apocalisse.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; L\u2019uomo dissolve ci\u00f2 che tocca. Chi odia la guerra e chi la teme sono impotenti, indignati, terrorizzati, disgustati nel vedere chi ordina la distruzione di massa sorridere davanti alle telecamere fra le mimose, simbolo di delicatezza, virt\u00f9 delle donne, di riscatto da una condizione di ingiusta inferiorit\u00e0. Che c\u2019entra con la mimosa l\u2019uomo che annulla un Paese con disumana freddezza? E gli altri? Hanno le loro colpe.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; L\u2019abbiamo gi\u00e0 vissuta la guerra in casa: non vorremmo che proseguisse, sconfinasse, accrescendo i lutti e il dolore. Immagino la sorpresa di <strong>Arrigo Benedetti<\/strong> quando entr\u00f2 a <strong>Tombolo<\/strong> e incontr\u00f2 i contadini che si tenevano lontano dai campi che erano stati minati; e nelle baracche degli Alleati erano ammonticchiati farina, birra in scatola, pizza preconfezionata, zucchero\u2026&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/strong><strong> <\/strong><strong>Curzio Malaparte<\/strong>, futuro autore de <em>\u201cLa pelle\u201d<\/em> (uscir\u00e0 nel \u201849), descrisse i drammi di <strong>Napoli<\/strong> tra \u201csegnorine\u201d e sciusci\u00e0, fame, miseria, disastri, tormenti, una citt\u00e0 meravigliosa, quasi unica, sconvolta. A <strong>Livorno<\/strong> i tedeschi disseminarono le strade di penne stilografiche e altri oggetti trasformati in ordigni che strapparono dita o mani o gambe, la vita a chi ebbe l\u2019imprudenza di toccarli. La cattiveria, la brutalit\u00e0 fatte persona. Oltre a <strong>Napoli<\/strong>, <strong>Palermo<\/strong>, <strong>Roma<\/strong>, <strong>Pescara<\/strong>, <strong>Livorno<\/strong>&#8230; bombardate. A <strong>Milano<\/strong> la pioggia di fuoco mutil\u00f2 la<strong> Scala<\/strong>, la Galleria Vittorio Emanuele, piazza San Fedele, demol\u00ec una scuola elementare a <strong>Greco<\/strong>, facendo un centinaio di morti. Ricordi non in ordine di data, ma lancinanti.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; A scatenare la memoria non sono stati soltanto i conflitti in <strong>Ucraina <\/strong>e nella <strong>striscia di Gaza<\/strong>, ma anche un libro di <strong>Vincenzo Di Michele<\/strong> intitolato <strong><em>\u201cLe scomode verit\u00e0 nascoste nella seconda guerra mondiale\u201d <\/em><\/strong>(Edizioni Vincenzo Di Michele, Roma, 2024), interessante, stile limpido, scorrevole. Di verit\u00e0 nascoste ce ne sono state davvero tante. Un esempio? Le foibe. Occultate per anni. Migliaia di corpi gettati negli anfratti, nelle grotte per sottrarli alla scoperta. Quante donne sono state violentate nella seconda guerra mondiale, in casa, in strada, ovunque. Quanti soprusi sono stati perpetrati contro le donne, ridotte allo stato di schiave anche nei posti di lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSul fronte orientale i tedeschi violentarono le donne russe, mentre in Ucraina e Bielorussia rastrellarono e sterilizzarono le giovani donne e poi le assoldarono per soddisfare i desideri sessuali del loro esercito\u2026 La Germania era totalmente distrutta e in una situazione di grave indigenza\u201d. Pagine crude, senza voli stilistici. Si inoltrano nei crimini nazisti, negli orrori dei campi di concentramento, dove la vita non aveva alcun valore, dove l\u2019annientamento di massa era fatto sistematicamente: una vita si trasformava in fumo che usciva dai comignoli dei forni crematori. \u201cTu passerai per il camino\u201d. E migliaia di esseri umani ci passarono.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Di Michele<\/strong> d\u00e0 spazio ai racconti delle donne ebree che sono riuscite a salvarsi dai campi recintati col fil di ferro spinato, con ferite sul corpo e nell\u2019anima che non si cancelleranno mai. \u201cAvrei voluto essere un cane, perch\u00e9 ai nazisti piacevano i cani\u201d. I tedeschi non avevano una coscienza o un barlume di ragione\u2026 Consideravano subumani i prigionieri: \u201ctutti esseri deboli, fisicamente tarati e sempre con le mani alzate in segno di resa, perennemente propensi alla sconfitta e al pianto\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel loro comportamento squilibrato i soldati di <strong>Hitler<\/strong> non facevano altro che infliggere violenze e umiliazioni. \u201cAizzavano i cani che mordevano i genitali agli uomini e il seno alle donne. A seguire premiavano queste bestie con carezze e coccole in maniera smisurata\u201d. Uomini e donne per la fame e le scudisciate erano scheletri con gli occhi infossati. Uomini e donne, persone, certi di non sopravvivere fino al giorno dopo. I racconti di chi ce l\u2019ha fatta sono tremendi. Umiliante \u00e8 il numero che portano ancora sul braccio: numero che sta a testimoniare la condizione in cui erano ridotti: un numero e basta. Senza un nome. Senza pi\u00f9 una storia. Fantasmi in cammino, chi aveva ancora la forza di muovere le gambe per fare un passo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; Alla fine della guerra, davanti ai tribunali i responsabili di questi crimini si difesero dicendo che avevano obbedito agli ordini. Questo li assolve? <strong>Kappler <\/strong>fugg\u00ec dal Celio, un giorno di agosto. Forse raggomitolato in una valigia? L\u2019ipotesi s\u2019impose. Ma chi fu complice della fuga? <strong>Erich Priebke<\/strong> anche dinanzi al tribunale mantenne la sua boria senza allentarla un momento, sicuro di aver operato bene. Almeno cos\u00ec quando lo si vedeva comparire sul piccolo schermo. Chi \u00e8 stato complice delle fughe dei nazisti che dovevano rendere conto delle loro azioni? <strong>Di Michele<\/strong> risponde senza esitazioni, senza dubbi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 un uomo \u2013 lo ricorda anche <strong>Di Michele<\/strong> \u2013 che tenacemente, instancabilmente, cerc\u00f2 ovunque i criminali nazisti, acciuffandone non pochi. Si chiamava <strong>Simon Wiesenthal<\/strong>, ed era stato liberato dagli alleati nel maggio del \u201845 dal campo di sterminio di Mauthausen. <strong>Di Michele<\/strong> incalza. Episodio dopo episodio, storia dopo storia. Compresa quella della scomparsa di <strong>Ettore Majorana<\/strong>, il fisico scomparso la sera del 25 marzo \u201838, a 31 anni. Era molto stimato da <strong>Enrico Fermi<\/strong>, che scrisse al duce per sollecitarne la ricerca.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; ll libro contiene anche una serie di immagini, tra cui quelle terribili delle bombe su <strong>Hiroshima<\/strong> (il 6 agosto) e su <strong>Nagasaki<\/strong> (il 9) del 1945. Scorrono anche quelle di <strong>Pierre<\/strong> e <strong>Marie Curie<\/strong> nel loro laboratorio all\u2019Istituto di Fisica e Chimica di <strong>Parigi<\/strong>, e scene sulle brutalit\u00e0 della guerra. Ce n\u2019\u00e8 abbastanza. Speriamo di non vedere pi\u00f9 affisso sui muri il manifesto con la scritta \u201cTacete, il nemico vi ascolta\u201d. E speriamo di non vedere pi\u00f9 nemmeno la foto della donna anziana vestita di nero che si aggira tra le macerie del suo paese.<\/p>\n\n\n\n<p>Milano, 10 marzo 2024<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I DRAMMI TERRIBILI DELLE GUERRE Recensione al libro Le scomode verit\u00e0 nella II Guerra mondiale, di Vincenzo Di Michele di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10,22],"tags":[],"class_list":["post-52208","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-italiano","category-libros-y-revistas-literatura"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/52208","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=52208"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/52208\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=52208"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=52208"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=52208"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}