{"id":5325,"date":"2018-12-14T10:42:01","date_gmt":"2018-12-14T10:42:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=5325"},"modified":"2018-12-14T10:42:01","modified_gmt":"2018-12-14T10:42:01","slug":"a-new-york-una-casa-a-mott-street-e-il-ricordo-del-nonno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=5325","title":{"rendered":"A NEW YORK, UNA CASA A MOTT STREET E IL RICORDO DEL NONNO"},"content":{"rendered":"\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A NEW YORK, UNA CASA A MOTT STREET E IL RICORDO DEL NONNO<\/p>\n<p>di Nicola Felice Pomponio<\/p>\n<p>Fulgenzio Pomponio scese dalla nave \u201cAmerica\u201d\u00a0a Ellis Island il 26 luglio 1921. All\u2019et\u00e0 di soli 22 anni aveva alle spalle esperienze tutt\u2019altro che simpatiche. Nato in uno sperduto paesino dell\u2019Appennino abruzzese era uno dei \u201cragazzi del \u201899\u201d ovvero di quella leva straordinaria arruolata nonostante la giovanissima et\u00e0 e spedita al fronte per arrestare l\u2019avanzata austriaca &#8211; anzi \u201caustroungarica\u201d, come diceva sempre lui &#8211; dopo Caporetto. Si trov\u00f2 cos\u00ec catapultato nella guerra di trincea a fare il portaordini sul monte Grappa e di questa esperienza avrebbe raccontato a me, suo piccolo nipote, a distanza di pi\u00f9 di mezzo secolo, episodi la cui crudelt\u00e0 ancor oggi mi fa rabbrividire. Anche a lui, come a tutti gli altri umili fanti-contadini, fu promessa la terra dopo la vittoria, ma, a parte un ricco medagliere di cui andava fierissimo (era Cavaliere di Vittorio Veneto), non arriv\u00f2 nient\u2019altro e cos\u00ec, dopo essersi sposato,\u00a0and\u00f2 a Napoli, trov\u00f2 un lavoro sull\u2019America, si pag\u00f2 il passaggio e sbarc\u00f2 una prima volta negli USA.<\/p>\n<p>Di lui sono rimaste tracce precise e dettagliate sui moduli riempiti dagli addetti della dogana statunitense e, al riguardo, \u00e8 da sottolinearsi l\u2019ammirevole lavoro svolto dalla Ellis Island Foundation che ha messo in rete le registrazioni dei circa 12 milioni di migranti passati ad Ellis Island tra il 1892 e il 1954. Mio nonno risulta con occhi e capelli marroni, alto circa m. 1,65, di professione contadino, senza malattie n\u00e9 segni particolari, proveniente da Liscia &#8211; in provincia di Chieti, nel cosiddetto \u201calto vastese\u201d &#8211; di nazionalit\u00e0 italiana e, particolare di un certo interesse, alla voce \u201cPeople or Race\u201d indicato come \u201cItalian South\u201d, una definizione significativa dell\u2019approccio americano. Ma di tutto ci\u00f2 non so cosa comprese\u00a0quel giovanotto che non sapeva nemmeno l\u2019inglese; probabilmente il suo obiettivo era quello di trovarsi al pi\u00f9 presto con il cognato che lo aspettava e che risiedeva al 147 di Mott Street, una via che allora era in piena Little Italy e ora fa parte di Chinatown.<\/p>\n<p>Posso solo immaginare la scena dell\u2019incontro e la vita trascorsa a New York ma senz\u2019altro doveva essergli piaciuta molto se tre anni dopo, il 30 marzo 1924 circa quattro mesi prima che gli nascesse il secondo di sette figli, mio padre trov\u00f2 un nuovo passaggio, sempre pagatosi lavorando, a Ellis Island. Stavolta dal transatlantico \u201cConte rosso\u201d che avr\u00e0 un tragico destino finendo affondato il 24 maggio 1941 dal siluro di un sommergibile inglese al largo di Siracusa e causando la morte di 1297 soldati diretti in Libia.<\/p>\n<p>L\u2019America, comunque, rimase nel cuore di mio nonno. Impar\u00f2 l\u2019inglese e ammir\u00f2 sempre i paesi anglosassoni; a me, piccolo bambino che guardava affascinato quest\u2019uomo con tanta storia alle spalle, raccontava di un luogo dalle grandi realizzazioni, edifici enormi, tantissime persone provenienti da tutto il mondo, una lingua strana ma bella da parlare, con modi di dire assenti nell\u2019italiano e poi la libert\u00e0. Non solo le \u201cgrandi libert\u00e0\u201d di stampa, parola, espressione ma anche la tolleranza in cose che oggi ci fanno sorridere ma che in minuscolo paesino, rinchiuso in se stesso, misero e arretrato era impossibile avere. In America poteva, nelle feste, giocare a nascondino e a mosca cieca e, come raccontava a mia cugina, era bello poter ridere e scherzare nei giardini newyorkesi sbattendo anche contro gli alberi, come gli era capitato.<br \/>\nMa, come sempre, la vita dei \u201cpiccoli\u201d \u00e8 in bal\u00eca di forze ben maggiori. Probabilmente avrebbe voluto trasferirsi negli USA, ma proprio gli USA da tempo avevano assunto una politica restrittiva verso l\u2019immigrazione italiana, accusata di tener bassi i salari e con accenti anche razzisti (i \u201cwhite negroes\u201d); a ci\u00f2 si aggiunse la politica fascista che dal 1927 rese quasi impossibile l\u2019emigrazione negli Stati Uniti, ma non risolse il problema della mancanza di lavoro costringendo cos\u00ec le persone a continuare ad emigrare ma verso il Sud America, mentre la generazione successiva si orient\u00f2 anche verso l\u2019Australia e l\u2019Europa.<\/p>\n<p>Mio nonno dopo il 1924 non torn\u00f2 pi\u00f9 a New York; gli rimasero tanti bei, affettuosi ricordi e la conoscenza dell\u2019inglese. Conoscenza che gli venne utilissima quando, dopo una fugace esperienza di colono in Etiopia, che nelle fantasie mussoliniane doveva costituire lo sbocco dell\u2019emigrazione italiana, venne militarizzato, si trov\u00f2 di nuovo a combattere (stavolta contro gli inglesi, da lui ammiratissimi) e venne fatto prigioniero nel 1941 a Cheren. A questo punto gli anni trascorsi a New York gli vennero in soccorso perch\u00e9 conoscendo l\u2019inglese svolse un ruolo di \u201ccollegamento\u201d tra soldati inglesi e italiani nel campo di prigionia in India dove venne internato fino al 1946. Ma questa \u00e8 un\u2019altra storia.<\/p>\n<p>Sono andato a Mott Street non molto tempo fa. Una specie di pellegrinaggio personale in quella via e in quella New York di cui, affascinato, sentivo parlare da lui. Non so se la casa che ho visto \u00e8 la casa in cui abitava &#8211; in un secolo cambiano molte cose &#8211; ma quei finestroni ampi e rettangolari, quei fitti mattoni rossi, quelle scale di emergenza poste in diagonale tra un piano e l\u2019altro mi hanno dato la sensazione di una storia e di un vissuto che mi appartengono perch\u00e9, indirettamente, attraverso sottilissimi fili, l\u2019emigrazione di mio nonno, come quella di mio padre in Germania o dei miei zii in Belgio e Svizzera ha contribuito a formare il mio carattere e quello dei miei figli.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 mi fortifica, mi plasma, mi fa comprendere meglio sia l\u2019attuale, enorme migrazione di popoli verso il Nord del pianeta, sia il destino personale mio e dei miei figli i quali, a loro volta, per realizzare i propri progetti di vita si dirigono l\u2019uno verso la Germania e l\u2019altra verso gli\u2026\u2026.USA;\u00a0sono passati cento anni e la storia si ripete, ma noi, gli \u201ceffimeri\u201d (come ci chiama Eschilo), traiamo valore e dignit\u00e0 anche, ma non solo, dal nostro passato e dal passato delle collettivit\u00e0 di cui facciamo parte.<\/p>\n<p>Di mio nonno ho vivissimi ricorsi personali, ma purtroppo nessuna fotografia; c\u2019\u00e8 per\u00f2 un\u2019opera di un incisore svizzero che ritrae un \u201cContadino abruzzese\u201d. L\u2019autore, Giuseppe Haas Triverio, era amico del grande artista olandese Maurits Cornelius Escher e negli anni \u201930 del Novecento percorsero insieme il Sud Italia fermandosi a lungo in Abruzzo (qui Escher incise una bellissima litografia di Castrovalva, paesino abbarbicato su uno sperone roccioso vicino ad Anversa degli Abruzzi in provincia dell\u2019Aquila).<br \/>\nQuesto \u201cContadino abruzzese\u201d possiede tratti somatici incredibilmente simili a quelli di mio nonno. Non per i folti baffoni e la barba, ma per le profonde trincee scavate dal tempo sulla fronte, per l\u2019austera magrezza del volto e del corpo, per gli occhi vivaci e penetranti, per il largo cappello nero indossato. Un ritratto che evoca una calma e serena consapevolezza di se stesso come quando, ormai anziano e io con l\u2019et\u00e0 che lui aveva sul Grappa, gli chiedevo come stava e, invariabilmente, tra una partita di scopa e l\u2019altra, sempre sorridente mi rispondeva che aspettava la morte e leggeva il Vangelo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; A NEW YORK, UNA CASA A MOTT STREET E IL RICORDO DEL NONNO di Nicola Felice Pomponio Fulgenzio Pomponio [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10,15],"tags":[],"class_list":["post-5325","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-italiano","category-italiani-allestero"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5325","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5325"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5325\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5325"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5325"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5325"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}