{"id":5390,"date":"2018-12-20T22:53:47","date_gmt":"2018-12-20T22:53:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=5390"},"modified":"2018-12-20T22:53:47","modified_gmt":"2018-12-20T22:53:47","slug":"milano-la-madonna-il-bambinello-e-le-statue-del-presepe-di-manola-artuso-e-gianluca-seregni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=5390","title":{"rendered":"MILANO: LA MADONNA, IL BAMBINELLO E LE STATUE DEL PRESEPE DI MANOLA ARTUSO E GIANLUCA SEREGNI"},"content":{"rendered":"\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>LA MADONNA, IL BAMBINELLO E LE STATUE DEL PRESEPE DI MANOLA ARTUSO E GIANLUCA SEREGNI<br \/>\nA Milano le creazioni dei due artisti sulla Nativit\u00e0 sono richieste da tutto il mondo<\/p>\n<p>di Franco Presicci<\/p>\n<p>MILANO &#8211; Le Madonne e gli altri santi abilmente eseguiti da Manola Artuso, 51 anni, diploma di pittura a Brera, bassina, sottile, bella, e da suo marito Gianluca Seregni, cinquantacinquenne, abile e sensibile pittore naif, nel loro laboratorio \u201cLa Stele\u201d di viale Certosa 91, a Milano, prendono anche la via dell\u2019estero, come tantissimi italiani (24 milioni soltanto tra il 1860 e il 1973), che emigrarono per ragioni diverse. Anche i loro Bambinelli vengono richiesti da chiese dell\u2019America Latina, dell\u2019Africa, della Spagna\u2026 Sono figure ad altezza naturale, dall\u2019incarnato roseo, realistico. Sembrano il frutto di un dialogo, tra i due artisti, e il modello. I collezionisti e i semplici clienti sono specialmente meneghini e lombardi, il cui flusso \u00e8 frequente soprattutto in questi giorni in cui si si sente il fascino del grande evento.<br \/>\nUna volta a Milano e in Lombardia si faceva l\u2019albero di Natale, ma poi i tempi sono cambiati e non solo nei templi in centro e in periferia, ma anche nelle case private, si \u00e8 cominciato ad allestire, magari sotto l\u2019abete con il puntale argenteo, il presepe: meravigliosa evocazione della Nativit\u00e0, che richiede arte e devozione. Ognuno, per costruirlo, usa il materiale che preferisce, compreso il polistirolo; e tante sono le statuine di Manola e Gianluca: Re Magi, pastori e ogni elemento che richiama i valori di quest\u2019architettura: l\u2019acqua, quindi il laghetto, il mulino, la fontana, la donna che spande i panni o porta la brocca sulle spalle; il fuoco, quindi il paiolo per cuocere la polenta, il fornaio, il camino, la lampadina rossa che palpita sotto i tre paletti incrociati in alto; la cometa, le luci, che danno al presepe un\u2019immagine teatrale. L\u2019acqua simboleggia la rigenerazione; il fuoco la purificazione\u2026 Nei vecchi presepi lombardi mancavano il pizzaiolo e il pescivendolo, presenti invece in quelli napoletani, dove la pizza \u00e8 sempre stata largamente diffusa molto prima di essere, nel 1929, introdotta a Milano dal ristorante Santa Rita, a due passi da piazza San Fedele.<br \/>\nHo osservato attentamente Manola e Gianluca mentre spalmavano il gesso nella matrice di un San Giuseppe in preghiera; e ho apprezzato l\u2019amore e la dedizione con cui svolgevano il loro lavoro. Sono rimasto un bel po\u2019 di tempo nel laboratorio e nella sala affollata di zampognari, guardastelle, suonatori\u2026 tutto il popolo del presepe, fonte di felicit\u00e0 non soltanto per gli artefici, spesso veri artisti, ma anche per i bambini, che davanti a queste strutture s\u2019incantano. Manola e Gianluca lavorano con lena, ma non lesinano le informazioni. E ad ascoltarli c\u2019\u00e8 da imparare davvero tanto. Accennano alle scenografie in Lombardia nel XVI e XVII secolo; descrivono vecchie botteghe che sfornavano statue prestigiose, come quella di via Copernico 8, nei pressi della stazione Centrale; artigiani di una bravura eccezionale; alla gloriosa tradizione presepiale nel Bergamasco&#8230;<br \/>\nAutentici appassionati del presente, conoscono l\u2019attivit\u00e0 dei figuli di altre regioni, come i pastori del calabrese Michele Morrone; i portatori di doni del pugliese Sergio Bruno; i Re Magi di Giovanni Mastro di Grottaglie; il pecoraio di Marco Serafino di Ruffano; le casette del leccese Antonio Grazioli\u2026 ; e le grandi collezioni custodite in musei, come quello di Dalmine; il presepe genovese con personaggi in terracotta colorata, quelli di Elsa Berla, creati a suo tempo in un appartamentino in via Pontaccio, nella citt\u00e0 del Porta, addirittura i presepi di carta conservati nella Raccolta Bertarelli; le statuine di Guido De Zan&#8230; Insomma una piccola storia del presepe, che suscita anche ricordi personali.<br \/>\nRiemergono dall\u2019archivio della memoria i presepi fatti per noi bambini dai nostri genitori con fogli di giornali immersi in un secchio d\u2019acqua e di argilla, rami di pino vero rapinati a un albero chiss\u00e0 dove, le figure sagomate dalla mamma che aveva il dono di una certa manualit\u00e0 (erano i tempi del dopoguerra e c\u2019era poco da spendere), mentre il nonno, tra i ghirigori sprigionati dalla pipa fatta di un fornello di creta e un cannello ricurvo, s\u2019impegnava a raccontarci la nascita di Ges\u00f9 da lui inventata al momento, ma con tanta passione e fede da coinvolgere. Davanti a quella ricostruzione, dove l\u2019illuminazione era data da una comune lampadina nascosta dietro una grotta o una collina pi\u00f9 alta delle altre si restava immobili ed estasiati. Presepi messi su in qualche maniera su scheletri di legno sottile e con erba raccolta nel prato vicino.<br \/>\nOggi i presepi sono spesso opere d\u2019arte, come quelli visti qualche anno fa a Cant\u00f9 in una mostra che presentava presepi raffiguranti cascine con la nativit\u00e0 nella stalla, i pomodori e le cipolle, il granturco e altro appesi sul ballatoio, i visitatori inginocchiati nel cortile, le galline accovacciate sotto alberi realizzati con rametti naturali. Ges\u00f9 pu\u00f2 nascere ovunque, anche in aperta campagna e in Puglia in un trullo. Ma \u00e8 nel nostro cuore che emette il primo vagito.<br \/>\nPresepi sorgono in ogni parte d\u2019Italia, come testimonia il Museo di Dalmine, che, famoso in tutto il mondo, venne creato da Giacomo Piazzoli e allinea centinaia di opere provenienti da ogni parte: dalla Toscana, da Genova, da Napoli, da Brescia, da Lecce, dagli Stati Uniti, dal Portogallo\u2026 Da noi esistono associazioni amici del presepe, come nel Bresciano, i cui soci realizzano strutture spettacolari anche di decine di metri (da qualche parte ne fanno uno ancora pi\u00f9 lungo). Il presepe d\u00e0 gioia anche al laico impenitente. Per la cronaca, quado avevo 18 anni, presi a frequentare con l\u2019indimenticabile professor Raffaele D\u2019Addario il laboratorio della Casa del Presepe di Taranto, dove i titolari erano, anche loro, maestri di quest\u2019arte sublime. E da allora ho sempre seguito questi percorsi luminosi.<br \/>\nA Milano ogni anno visitavo il negozio di articoli religiosi di via Montebello, dove a Natale venivano sistemati statuine di ogni tempo, anche di resina, oltre che di terracotta, di gesso, di cartapesta con abiti veri. Poi quell\u2019esercizio abbass\u00f2 la saracinesca, sulla quale i manovratori di spray colorati tracciavano segni incomprensibili in nero, in rosso e in altri colori. Poi mi fu indicato \u201cLa Stele\u201d di Manola e Gianluca, un luogo storico, una bottega, un laboratorio dominato da figure splendide. Il presepe \u00e8 anche messaggio di luce, di pace in un mondo in cui \u00e8 piombata l\u2019oscurit\u00e0 dell\u2019anima.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; LA MADONNA, IL BAMBINELLO E LE STATUE DEL PRESEPE DI MANOLA ARTUSO E GIANLUCA SEREGNI A Milano le creazioni [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10,42],"tags":[],"class_list":["post-5390","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-italiano","category-religion"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5390","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5390"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5390\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5390"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5390"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5390"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}