{"id":55267,"date":"2024-05-11T11:43:17","date_gmt":"2024-05-11T11:43:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=55267"},"modified":"2024-05-11T11:43:17","modified_gmt":"2024-05-11T11:43:17","slug":"siamo-alla-fine-della-ragione-da-sgalambro-a-splenger-nella-decadenza-di-una-civilta-tramontana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=55267","title":{"rendered":"Siamo alla fine della ragione?\u00a0 Da Sgalambro a Splenger nella decadenza di una civilt\u00e0 tramontana"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/20240511_094127-scaled.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/20240511_094127-1024x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-55268\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/20240511_094127-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/20240511_094127-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/20240511_094127-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/20240511_094127-768x768.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/20240511_094127-1536x1536.jpg 1536w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/20240511_094127-2048x2048.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p><em>Pierfranco Bruni*<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La fine della ragione non segna la morte del volere della ragione. Soltanto la morte vive in un apocalittico stato dell&#8217;impotenza. Impotenza della volont\u00e0 e ragione senza rappresentazione sono due limiti e altrettante isole.<br>L&#8217;uomo \u00e8 legato ancestralmente alla misantropica accettazione dell&#8217;isola. Ovvero del silenzio e della solitudine. Sia il silenzio che la solitudine sono mali che Baudelaire ci ha spiegato invitandoci al viaggio. Ma verso dove?<br>Si potrebbe cesellare che in tale&nbsp; scettica ontologia potrebbe rientrare anche il Leopardi delle \u00aboperette\u00bb, diario filosofico di un viandante che si ritrova in \u00abzibaldone\u00bb del colloquio del viaggio permanente.<br>Manlio Sgalambro \u00e8 un invito al viaggio tra le regali magie del tempo che si vive come \u00abtrattato\u00bb che specchia l&#8217;et\u00e0 e comprende che non pu\u00f2 allontanarla. Non so e non vorrei sapere se in Sgalambro possa trionfare il suo Anatol o Siddharta o Aladino o Zarathustra o addirittura il venditore di tempo leopardiano.<br>Ernst Junger ci dice: \u00abCercando di sembrare ci\u00f2 che non siamo, cessiamo di essere quel che siamo\u00bb. Ma chi non siamo? Sarebbe meno complesso dire ci\u00f2 che siamo. Aladino di Junger&nbsp; vive questa risoluzione drammatica. Perch\u00e9: \u00abUomini e popoli o si dimostrano all\u2019altezza dei tempi o da essi vengono rovinati\u00bb.<br>Una risoluzione drammatica, dunque. Come \u00e8 tale il dubbio nel dubbio di Herman Hesse quando in un orientale&nbsp; taciturno sottolinea: \u201cOgni uomo ha un suo compito nella vita, e non \u00e8 mai quello che egli avrebbe voluto scegliersi\u00bb.<br>Si ritorna a un antico vezzo. Se si ha la volont\u00e0 di uscire dalla caverna non si ha neppure la forza. La vita \u00e8 la decadenza dello spirito decadente. Non parlo per aforismi, ma per mancanza della ragione di essere tale. Quando si raggiunge un tale stato la fenomenologia \u00e8 semplicemente un atto e non in atto. Come per dire niccianamente: \u00abDa quando ho imparato a camminare mi piace correre\u00bb.<br>Tutto dunque pu\u00f2 essere un viaggio. O forse resta soltanto un inizio pensato e non diventato un indefinito invito al viaggio.<br>Si \u00e8 forse poi distante dal Baudelaire? che recita:<br>\u00abMon enfant, ma s\u0153ur,<br>Songe \u00e0 la douceur<br>D&#8217;aller l\u00e0-bas vivre ensemble;<br>Aimer \u00e0 loisir,<br>Aimer et mourir<br>Au pays qui te ressemble!<br>Les soleils mouill\u00e9s<br>De ces ciels brouill\u00e9s<br>Pour mon esprit ont les charmes<br>Si myst\u00e9rieux<br>De tes tra\u00eetres yeux,<br>Brillant \u00e0 travers leurs larmes\u00bb.<br>Con Baudelaire, comunque, cambia lo specchio nel quale ognuno di noi si specchia e pur indossando la maschera che indossa \u00e8 solo una persecuzione di ci\u00f2 che si vorrebbe essere o rappresentare.<br>Essere e rappresentare sono due catastrofe. Sono il peggiore che si manifesta proprio nella fine della ragione. Impercettibile enigma che Sgalambro richiama con il pessimo mondo e, nonostante tutto, cerchiamo di nascondere sotto la terra della nostra impaziente rigoglio di destini.&nbsp; Anche se ordine e bellezza sono il circuito in cui Manlio Sgalambro segna&nbsp; la distruzione.<br>Perch\u00e9? Come scrive: \u00abNoi proveniamo dalla societ\u00e0, ma \u00e8 allontanandocene che prendono forma la nostra distinzione e una non ignobile virt\u00f9\u00bb. \u00c8 questa la morte che ci coinvolge perfettamente. Noi siamo \u00abtrattato\u00bb, ma siamo anche l&#8217;et\u00e0 che si inoltra in quanto: \u00ab&#8230;mai un uomo \u00e8 interamente santo o interamente peccatore\u00bb.<br>Ebbene? Anatol di Sgalambro \u00e8 il personaggio che vive al di l\u00e0 del male, aldil\u00e0 della disperazione e al di l\u00e0 del bene. Ma non c&#8217;\u00e8 solo Nietzsche a fare da incipit in tutto questo. Sgalambro nasce con Gorgia nelle salite e discese della conoscenza. Quel Gorgia che ha insegnato a Sgalambro: \u00ab\u201cNon bisogna credere a quanti esprimono opinioni, ma a quanti sanno; n\u00e9 bisogna considerare l&#8217;opinione pi\u00f9 degna di fede della verit\u00e0, ma, all&#8217;opposto, la verit\u00e0 pi\u00f9 dell&#8217;opinione\u00bb.(Gorgia)<br>Un \u00absiculo\u00bb greco? Probabile anche se lo stesso Sgalambro non amava definirsi assolutamente ereditario della distesa&nbsp; ereditaria \u00absicula\u00bb, bens\u00ec di sottosuolo greco &#8211; orientale.<br>Quale \u00e8 il punto nevralgico a mio avviso di tutto ci\u00f2? \u00c8 la presenza di Oswald Spengler. Ovvero il concetto di tramonto dentro l&#8217;Occidente che va tramontare. Un paradosso? Per nulla.<br>Sgalambro incontra Spengler&nbsp; proprio sulla via di questi concetti: \u00abDi fronte a persone inferiori, con cui ci si mette a discutere per la pi\u00f9 nera disperazione, \u00e8 indifferente che si parli pro o contro qualcosa. A livello cos\u00ec basso la &#8216;verit\u00e0&#8217; non ha corso\u00bb. Ed ancora fortemente intriso di Nietzsche nel momento in cui il dispersivo traguardo della accettazione o accondiscendenza si riempie di malinconica ironia tragica.<br>Spengler dir\u00e0 ancora: \u00ab\u00c8 disperante frequentare persone per cui si prova disprezzo: essere obbligati, per pura cortesia, ad ammirare cose la cui insignificanza fa compassione\u00bb. Non incontriamo in ci\u00f2 lo Sgalambro della empiet\u00e0? Del \u00abcrepuscolo e notte\u00bb? Della misantropia? Del pensiero che marcisce? Dei \u00abCapricci morali\u00bb? O del mondo che diventa pessimo dopo essere stato peggiore?&nbsp; Direi proprio di s\u00ec.<br>C&#8217;\u00e8 di pi\u00f9. C&#8217;\u00e8 il tramonto di una civilt\u00e0 che penetra il costato e il pensiero di Sgalambro in un inciso profondo sul quale Spengler fonda la sua filosofia e il suo essere. \u00c8 proprio Spengler che fissa le coordinate affermando: \u00abUna civilt\u00e0 nasce nel punto in cui una grande anima si desta dallo stato della psichicit\u00e0 primordiale di una umanit\u00e0 eternamente giovane e si distacca, forma dall&#8217;informe, realt\u00e0 limitata e peritura di fronte allo sconfinato e al perenne. Essa fiorisce sul suolo di un paesaggio esattamente delimitabile, al quale resta radicata come una pianta. Una civilt\u00e0 muore quando la sua anima ha realizzato la somma delle sue possibilit\u00e0 sotto specie di popoli, lingue, forme di fede, arti Stati, scienze; essa allora si riconfonde con l&#8217;elemento animico primordiale\u00bb.<br>Una civilt\u00e0 nasce&#8230; Una civilt\u00e0 muore&#8230; Portare a tramontare una civilt\u00e0 \u00e8 la necessit\u00e0 del filosofo Sgalambro che trova il suo incipit in Nietzsche e lo colloca in Spengler proprio nel momento in cui ha la consapevolezza che \u00ab\u00c8 la vendetta della memoria contro il ricordo\u00bb (da \u00bb Variazioni e capricci morali\u00bb. Il suo ricordare \u00e8 in Gorgia.<br>Il suo definire \u00e8 in Spengler perch\u00e9 \u00e8 convinto, sempre in questo testo, che \u00abnoi non portiamo a spasso solo il nostro cadavere ma anche quello delle nostre idee\u00bb. Fino a convincersi, sempre con Spengler, che \u00ab&#8230;il &#8216;tramonto del mondo antico&#8217;, lo abbiamo dinanzi agli occhi, mentre gi\u00e0 oggi cominciamo a sentire in noi e intorno a noi i primi sintomi di un fenomeno del tutto simile quanto a decorso e a durata, il quale si manifester\u00e0 nei primi secoli del prossimo millennio, il &#8216;tramonto dell&#8217;Occidente'\u00bb.<br>Il tramonto, dunque, \u00e8 la morte della ragione. \u00c8 il preventivo mondo pessimo di cui si cerca di perderlo di smarrirlo di misantrapizzarlo uscendo da ogni ragione possibile permettendo alla &#8216;civilizzazione antica\u00bb di erigersi come ricordo di un mondo gigante con la consapevolezza che \u00abil tramonto \u00e8 nella storia\u00bb (Spengler). Ci\u00f2 deve insegnarci suggerisce Sgalambro a decadere, ovvero: \u00abSi abbia il coraggio di decadere\u00bb. Dunque, l&#8217;invito al viaggio non \u00e8 altro un invito, in un tempo pessimo, a tramontare. Ritorna il suo Gorgia quando afferma: \u00abL&#8217;essere \u00e8 oscuro se privo di apparenza; l&#8217;apparenza \u00e8 inconsistente se \u00e8 priva di essere\u00bb. Entrare in questo labirinto \u00e8 liberarsi dal caos.<\/p>\n\n\n\n<p><em>*Presidente Comitato nazionale celebrazioni del centenario della nascita di Manlio Sgalambro del Mic<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pierfranco Bruni* La fine della ragione non segna la morte del volere della ragione. 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