{"id":57634,"date":"2024-06-24T10:50:51","date_gmt":"2024-06-24T10:50:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=57634"},"modified":"2024-06-24T10:50:51","modified_gmt":"2024-06-24T10:50:51","slug":"leonardo-da-vinci-a-spasso-per-labruzzo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=57634","title":{"rendered":"Leonardo da Vinci a spasso per l\u2019Abruzzo"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Gabriella-Izzi-Benedetti-1.png\"><img decoding=\"async\" width=\"536\" height=\"375\" data-id=\"57635\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Gabriella-Izzi-Benedetti-1.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-57635\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Gabriella-Izzi-Benedetti-1.png 536w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Gabriella-Izzi-Benedetti-1-300x210.png 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Gabriella-Izzi-Benedetti-1-150x105.png 150w\" sizes=\"(max-width: 536px) 100vw, 536px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/LAquila-piazza-duomo.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"850\" height=\"567\" data-id=\"57636\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/LAquila-piazza-duomo.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-57636\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/LAquila-piazza-duomo.jpg 850w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/LAquila-piazza-duomo-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/LAquila-piazza-duomo-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/LAquila-piazza-duomo-150x100.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Leonardo-da-Vinci-1.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"978\" data-id=\"57637\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Leonardo-da-Vinci-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-57637\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Leonardo-da-Vinci-1.jpg 800w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Leonardo-da-Vinci-1-245x300.jpg 245w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Leonardo-da-Vinci-1-768x939.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Leonardo-da-Vinci-1-123x150.jpg 123w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Leonardo da Vinci a spasso per l\u2019Abruzzo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>di Gabriella Izzi Benedetti *<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cNessun effetto \u00e8 in natura senza ragione. Intendi la ragione e non bisogna sperienza\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;<\/em>Leonardo da Vinci &#8211; \u201cCodice Atlantico\u201d<em>&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Se, come pare ormai accertato attraverso analisi e documentazioni, il pi\u00f9 antico disegno a penna di <strong>Leonardo da Vinci<\/strong>, datato 5 agosto 1473, noto con la sigla 8P, attualmente presso il <strong>Museo degli Uffizi di Firenze<\/strong>, non rappresenta le colline del Chianti, ma il <strong>castello Piccolomini a Celano in Abruzzo, il lago del Fucino sottostante e le alture contigue<\/strong>, bisogna convenire che <strong>Leonardo<\/strong>, in un periodo giovanile, soggiorn\u00f2 nella <strong>Marsica<\/strong>. Non \u00e8 il solo documento che ci porta sulle tracce di <strong>Leonardo<\/strong> in <strong>Abruzzo<\/strong> a pi\u00f9 riprese; Leonardo \u00e8 stato un instancabile viaggiatore, con un\u2019attenzione capillare verso ogni mutamento della natura.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>I nostri antichi amavano il viaggio pur con tutte le scomodit\u00e0 e i pericoli connessi; ed \u00e8 del tutto normale in un\u2019epoca in cui il viaggiare era una necessit\u00e0 di conoscenza diretta, la sola possibile; obbligatoria per chi si dedicava al commercio, essenziale per chi amava l\u2019apprendimento, il sapere. In quanto a <strong>Leonardo<\/strong> la particolare orografia del territorio abruzzese con i suoi mutamenti climatici, la ricchezza e variet\u00e0 di fauna e flora, sicuramente gli ha fornito suggestioni, interpretazioni traslocate nei disegni che ancora oggi si presentano come progetti pionieristici, studi scientifici, oltre che descrizioni paesaggistiche.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non dimentichiamo poi che dal tredicesimo secolo fu massiccia la presenza toscana in <strong>Abruzzo<\/strong>, e gi\u00e0 il nome <strong>Piccolomini<\/strong> ci dice qualcosa a riguardo. Le maggiori famiglie fiorentine fecero a gara per aggiudicarsi territori che si mostravano molto interessanti per qualit\u00e0 e quantit\u00e0 della lana, per ricchezza di pascoli, di patrimonio boschifero, di prodotti e realizzazioni di varia natura, come la cartiera, o gualchiera di <strong>Celano<\/strong> tra le pi\u00f9 importanti d\u2019Italia o la lavorazione della lana attraverso telai di particolare e quasi inaccessibile livello tecnico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La <strong>via degli Abruzzi<\/strong> che collegava <strong>Firenze<\/strong> a <strong>Napoli<\/strong>, due capitali di rilievo nel panorama politico, attraversando <strong>Spoleto<\/strong>, <strong>L\u2019Aquila<\/strong>, <strong>Sulmona<\/strong>, <strong>Roccaraso<\/strong>, <strong>Capua<\/strong>, per fare qualche nome, facilitava la relazione fra queste due realt\u00e0. Rilevante fu anche il rapporto commerciale fra l\u2019<strong>Abruzzo<\/strong> e il <strong>ducato di Milano<\/strong>. E attraverso una serie di camminamenti, fra i quali la <strong>via Francigena<\/strong>, o quella che da <strong>Monte Sant\u2019Angelo<\/strong> <strong>in Puglia<\/strong> arrivava a <strong>Mont Sant Michel in Francia<\/strong> e oltre, le vie della lana, una rete di contatti coinvolgeva anche la terra d\u2019Abruzzo al resto dell\u2019Europa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tra le motivazioni, specie per ci\u00f2 che riguarda il <strong>ducato di Milano<\/strong>, la fama delle lane degli altipiani aquilani, ritenute le pi\u00f9 pregiate sul mercato; veniva acquistata sia come materia prima, sia come prodotto finito, in panni e tessuti. La <strong>via degli Abruzzi<\/strong> che faceva da tramite era ritenuta tra le pi\u00f9 sicure grazie alle tante fortificazioni esistenti in Abruzzo, con Torri d\u2019avvistamento, Castelli, Fortilizi. Nella <strong>citt\u00e0 dell\u2019Aquila<\/strong> molti mercanti presero dimora o crearono dei veri e propri luoghi stabili di commercio: ne rimangono testimonianze attraverso la toponomastica; troviamo infatti <strong>via dei Veneziani<\/strong>, <strong>via dei Lombardi<\/strong>, <strong>via degli Alemanni<\/strong> e cos\u00ec via.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La transumanza abruzzese, la pi\u00f9 importante, seconda solo alla <strong>Spagna<\/strong>, si avvaleva dei <strong>Tratturi regi o magni<\/strong>, strade erbose enormi, 111 metri e 11 cm esatti, il pi\u00f9 importante dei quali <strong>partiva dall\u2019Aquila per raggiungere a Foggia<\/strong>. E non era il solo, in <strong>Abruzzo<\/strong> se ne contavano cinque o sei, tra essi il tratturo <strong>Pescasseroli-Foggia<\/strong>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Terminato il sodalizio con <strong>Ludovico il Moro<\/strong> duca di Milano, <strong>Leonardo<\/strong> era libero di andare dove pi\u00f9 gli piacesse. I bozzetti da lui realizzati tra il 1498 e il 1501 periodo in cui si trattenne in <strong>Abruzzo<\/strong>, lo mostrano nuovamente prediligere le alture, le quote alte del <strong>Gran Sasso<\/strong> (ci sono disegni dello stesso periodo raffiguranti le balze collinari del Val d\u2019Arno, di Volterra oltre al Gran Sasso, tutti luoghi d\u2019altura), e questo non deve stupire in un uomo il cui sogno era quello di volare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il desiderio di creare una macchina volante accompagn\u00f2 <strong>Leonardo<\/strong> per tutta la vita ed \u00e8 normale immaginarlo alla ricerca ravvicinata di volatili tra i pi\u00f9 grandi, come le aquile, dai quali carpire il segreto del volo, o calcolare la rapidit\u00e0 e l\u2019angolatura di una discesa aerea con angolature, spazi di ritorno in quota. Quindi al di l\u00e0 di altre considerazioni, il fatto che l\u2019<strong>Abruzzo<\/strong> possegga le vette pi\u00f9 alte dell\u2019<strong>Appennino<\/strong> \u00e8 gi\u00e0 motivo sufficiente per giustificare la sua presenza. Ma non \u00e8 certo il solo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Alla vigilia del viaggio, intorno al 1498, verso <strong>Sulmona<\/strong> in compagnia di un amico milanese <strong>Paolo Trivulzio<\/strong>, ricco mercante di stoffe che spesso scendeva negli <strong>Abruzz<\/strong>i per l\u2019acquisto appunto di lane e tessuti, <strong>Leonardo<\/strong> scrisse <em>\u201cVolo conoscere questo paese che tiene tante cose a vederse\u201d<\/em>. Si riferiva a <strong>Sulmona<\/strong> che era luogo di importanza strategica per la transumanza suaccennata, per reperti archeologici, non molto distante dall\u2019area fucense. La permanenza di <strong>Leonardo<\/strong> \u00e8 sensibile fino al 1501.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Seguendo la sete di conoscenza che lo contraddistingueva, oltre <strong>Sulmona<\/strong> che comunque ritrasse, si spost\u00f2 a <strong>Rocca Calascio<\/strong>, a <strong>L\u2019Aquila<\/strong> e il territorio circostante fra cui <strong>Taranta Peligna<\/strong>, un centro all\u2019avanguardia per la produzione delle coperte di lana e si interess\u00f2 molto al funzionamento dei telai (pare che <strong>Trivulzio<\/strong> lo spingesse molto in questo senso) della cui tecnica si appropri\u00f2 immediatamente. <strong>Trivulzio<\/strong> i cui interessi avevano carattere commerciale se ne torn\u00f2 a <strong>Milano<\/strong> prima di <strong>Leonardo<\/strong> e, quasi certamente, fece riprodurre copia dei telai nel capoluogo lombardo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tant\u2019\u00e8 che subito dopo il viaggio di <strong>Leonardo<\/strong> i macchinari milanesi mostrarono grandi migliorie e le produzioni abruzzesi divennero meno appetibili sul mercato. Certo \u00e8 che, per gratitudine?, <strong>Leonardo<\/strong> disegn\u00f2 per i tessitori di <strong>Taranta Peligna<\/strong> coperte molto belle; il disegno di una di esse \u00e8 conservato&nbsp; presso il <strong>Castello di Windsor<\/strong> <strong>a Londra<\/strong>. E non solo, sono presenti altri bozzetti presso la <strong>Royal Collection<\/strong>, sempre di propriet\u00e0 dei reali d\u2019Inghilterra.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Disegni che ritraggono <strong>Sulmona<\/strong>, il <strong>Morrone<\/strong>, la <strong>Maiella<\/strong>, il <strong>Gran Sasso<\/strong>, il profilo del <strong>Monte Prena<\/strong>, l\u2019insellatura del <strong>Vado di Ferruccio<\/strong> e la <strong>gola dello Scoppaturo<\/strong>, un rilievo roccioso ricco di guglie che riporta al <strong>Corno Piccolo<\/strong>. Mentre nel <strong>Codice L<\/strong> della biblioteca dell\u2019Istitute de France a <strong>Parigi<\/strong>, la figura contenuta nel <strong>codice D<\/strong> \u00e8 quella di <strong>Rocca Calascio<\/strong>. Osservando l\u2019immagine, si nota l\u2019assenza delle torri cilindriche, e dunque il disegno risulta essere precedente alla costruzione della cinta rinascimentale; non \u00e8 da escludere che essa sia frutto della capacit\u00e0 inventiva <strong>di Leonardo<\/strong>, che influ\u00ec sul rinnovamento delle tecniche d\u2019assedio di alcune fortificazioni abruzzesi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Gli schizzi o bozzetti di <strong>Leonardo<\/strong> sono eseguiti su carta della <strong>gualchiera di Celano<\/strong>, una fabbrica in cui oltre alla follatura della lana che impermeabilizzava le tele infeltrendole, veniva lavorato il cotone con cui si fabbricava la carta e quella di <strong>Celano<\/strong> era tra le pi\u00f9 importanti del medioevo; tutt\u2019oggi esistente. In quel periodo i <strong>maestri cartai di Celano<\/strong>, <strong>del Vetoio<\/strong> <strong>dell\u2019Aquila<\/strong> e <strong>di Sulmona<\/strong> erano molto rinomati in tutto il Regno di Napoli. La cartiera di Celano usava macchinari idrovori alimentati dall\u2019enorme <strong>lago del Fucino<\/strong>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La carta derivata dalla follatura del cotone e che diveniva ultra sottile, rigida e resistente, possedeva all\u2019interno una filigrana che ne attestava l\u2019autenticit\u00e0. Ed \u00e8 quella usata da <strong>Leonardo<\/strong>. Che non si limit\u00f2 alla osservazione della natura e dei macchinari, ma intrattenne rapporti con personalit\u00e0 abruzzesi insigni come <strong>Giovan Battista Branconio<\/strong> e <strong>Serafino Aquilano<\/strong>, celebre musicista. <strong>Branconio<\/strong> orafo e protonotario apostolico fu un importante committente artistico, molto legato a <strong>Papa Leone X<\/strong>. Papa presso il quale <strong>Leonardo<\/strong> oper\u00f2.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Leone X<\/strong>, figlio di <strong>Lorenzo de\u2019 Medici<\/strong> e fratello di <strong>Giuliano duca di Nemours<\/strong>, aveva ai primi del \u2018500 concesso al fratello la bonifica dell\u2019agro pontino, a proprie spese. Il rapporto fra il <strong>Papa Leone X<\/strong> e <strong>Leonardo<\/strong> inizia nel 1514 ed \u00e8 cos\u00ec che quest\u2019ultimo realizza il progetto di prosciugamento delle paludi pontine per poter creare il porto di <strong>Civitavecchi<\/strong>a. Anche questo progetto \u00e8 conservato presso la <strong>Royal Library<\/strong> dei Windsor.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo gli studiosi il progetto fu reso possibile grazie agli studi che <strong>Leonardo<\/strong> aveva fatto precedentemente riguardo alle tecniche per il <strong>prosciugamento del Fucino<\/strong>, lago in area avezzanese, il terzo per grandezza in Italia dopo i laghi di <strong>Garda<\/strong> e <strong>Maggiore<\/strong>. Il Fucino aveva creato problemi fin dall\u2019antichit\u00e0 per una serie di situazioni legati a influssi e deflussi determinanti un livello di acque variabilissimo, in grado di creare danni ingenti ai paesi circostanti. Sicch\u00e9 <strong>Giulio Cesare<\/strong>, per primo, aveva dato inizio a un iter per attuarne il prosciugamento o un vero incanalamento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sappiamo che la sua morte blocc\u00f2 l\u2019opera, ma si impegn\u00f2 a continuarla l\u2019imperatore <strong>Claudio<\/strong> (da qui il nome, i <strong>Cunicoli di Claudio<\/strong> o claudiani) fra il 42 e il 52 d. C., scegliendo tecnici di altissimo livello sicch\u00e9 viene giudicata la pi\u00f9 grande opera idraulica dell\u2019antichit\u00e0 e certamente attrasse l\u2019attenzione del genio ingegneristico del <strong>Rinascimento<\/strong>; si tratta di un canale sotterraneo con 6 cunicoli e 32 trentadue pozzi, lungo almeno 5 Km e mezzo. Lavoro di scavo durissimo se si pensa al terreno spesso roccioso. L\u2019obiettivo era quello di prosciugare il lago, proteggere i paesi marsicani dalle esondazioni, rendere i terreni prosciugati coltivabili.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Purtroppo <strong>Nerone<\/strong> alla morte del padre, Claudio, non si interess\u00f2 al mantenimento della funzionalit\u00e0 del progetto, i cunicoli presero a ostruirsi; in seguito se ne occup\u00f2 <strong>Adriano<\/strong>; fra molte omissioni si arriva a quel personaggio straordinario che fu <strong>Federico II di Svevia<\/strong> che ridiede respiro all\u2019opera. Ma per una soluzione effettiva e duratura bisogna attendere <strong>Alessandro Torlonia<\/strong>; parliamo del diciannovesimo secolo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 un curioso e affascinante incrociarsi delle due situazioni, <strong>paludi pontine<\/strong>, <strong>lago del Fucino<\/strong>. Secondo gli esperti quando <strong>Leonardo<\/strong> si interess\u00f2 alle tecniche legate alla progettazione del prosciugamento o incanalamento del Fucino, trasse conclusioni, varianti, migliorie che travas\u00f2 in altro progetto, quello commissionatogli da papa <strong>Leone X<\/strong>: la bonifica delle paludi Pontine. Il progetto, realizzato da <strong>Leonardo<\/strong> nel 1514 \u00e8 simile in maniera sorprendente alla tecnica usata per il <strong>Fucino<\/strong>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Leonardo da Vinci<\/strong> realizz\u00f2 in una carta geografica, datata 1514, una veduta a volo d\u2019uccello delle paludi Pontine a penna, inchiostro ed acquerello, nell\u2019intento di ottenere una visione d\u2019insieme in grado di giovare al progetto che avrebbe dovuto essere realizzato attraverso canali e macchine idrovore. Con la morte di <strong>Leone X<\/strong> si blocc\u00f2 l\u2019opera, ma il piano di lavoro risultava talmente efficiente che non fu mai dimenticato. Di queste tecniche venne a conoscenza la <strong>famiglia<\/strong> <strong>Torlonia<\/strong> proprietaria dei territori fucensi e <strong>Alessandro Torlonia<\/strong> decise di usarle per il <strong>prosciugamento del Fucino<\/strong>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ci vollero ingentissime somme, ma i <strong>Torlonia<\/strong> avevano grazie al commercio, alla banca da loro fondata, a matrimoni sagacemente coordinati, titoli nobiliari acquisiti, oculatezza gestionale, accumulato una fortuna enorme. E <strong>Alessandro<\/strong> era un uomo testardo. Rimase famosa la sua frase: \u201cO io prosciugo il Fucino o il Fucino prosciuga me\u201d. <strong>Leonardo<\/strong> era morto da un pezzo, ma esiste un dettaglio che, oltre alla similitudine delle tecniche, fa riflettere. Infatti avrebbe poco senso, se non ci fosse questo legame, trovare ad <strong>Avezzano<\/strong>, all\u2019ingresso di Villa Torlonia, sul soffitto, sopra l\u2019affresco che rappresenta il <strong>castello di Celano<\/strong> e il l<strong>ago del Fucino<\/strong>, tre ritratti: al centro <strong>Alessandro Torlonia<\/strong>, da un lato <strong>Giulio Cesare<\/strong>, dall\u2019altro <strong>Leonardo da Vinci<\/strong>, cio\u00e8 il primo ad aver avuto l\u2019idea di prosciugare il lago, il mecenate, colui della cui tecnica ci si era serviti per riuscire nell\u2019impresa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Detto per inciso i <strong>principi Torlonia<\/strong>, proprietari della pi\u00f9 vasta collezione privata di arte al mondo, hanno posseduto, in un ideale legame con il genio rinascimentale, una delle migliori copie della <strong>Monnalisa,<\/strong> attribuita a <strong>Berardino Luini<\/strong>, contemporaneo di <strong>Leonardo<\/strong>. Nel 1892 <strong>Giovanni Torlonia<\/strong> l\u2019ha donata allo Stato italiano, e ora \u00e8 esposta nella Sala Aldo Moro di Montecitorio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Una continuit\u00e0 leonardiana, virtuale ma suggestiva \u00e8 data dal <strong>Codice<\/strong> o <strong>manoscritto Lauri<\/strong>. La famiglia Lauri di <strong>Pescara<\/strong> conserva uno dei tre apografi del <strong>Trattato della Pittura<\/strong> di <strong>Leonardo da Vinci<\/strong>, realizzato anch\u2019esso su <strong>carta di Celano<\/strong>, come suggerirebbe la filigrana della carta, unica in tutto il manoscritto che, in controluce, riporta lo stemma della citt\u00e0 marsicana. Il Codice venne compilato da <strong>Francesco Melzi<\/strong>, figlio del conte palatino Girolamo, capitano della milizia milanese.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Francesco<\/strong> era uno degli allievi prediletti di <strong>Leonardo<\/strong> che lasci\u00f2 Francesco erede <em>\u201cdi tutti et ciascheduno li libri de edicto testatore ha de presente et altri strumenti et portracti circa l\u2019arte sua et industria de pictori\u201d. <\/em>Si ritiene che il <strong>Melzi <\/strong>avesse concordato con il Maestro di riunire in un unico manoscritto (il codice urbinate 1270 della Biblioteca Apostolica Vaticana) il cosiddetto <strong>Trattato di pittura<\/strong>, un insieme di scritti e pensieri sparsi, annotazioni, teorie.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A sostegno della teoria che l\u2019opera fosse conclusa o quasi nel 1498 non ci sono prove. Mentre di sicuro questa venne realizzata circa 20 anni dopo la morte di <strong>Leonardo<\/strong>. In seguito fu da <strong>Francesco<\/strong> donato a suo figlio Orazio, il primo di otto figli. Il viaggio alla scoperta delle tracce di <strong>Leonardo in Abruzzo<\/strong> \u00e8 quanto mai affascinante. E potrebbe essere arricchito da ritrovamenti d\u2019archivio non solo presenti in <strong>Abruzzo<\/strong> ma in <strong>Toscana<\/strong>, nel milanese e altrove, come la <strong>Francia<\/strong>, dove Leonardo soggiorn\u00f2 e mor\u00ec nel 1519. Un viaggio nel viaggio che <strong>Leonardo<\/strong> ha intrapreso e che prosegue testardamente come la sua fama che scavalca i secoli.<\/p>\n\n\n\n<p><em>*Presidente Societ\u00e0 Vastese di Storia Patria<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Leonardo da Vinci a spasso per l\u2019Abruzzo di Gabriella Izzi Benedetti * \u201cNessun effetto \u00e8 in natura senza ragione. 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