{"id":5839,"date":"2019-03-01T10:25:37","date_gmt":"2019-03-01T10:25:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=5839"},"modified":"2019-03-01T10:25:37","modified_gmt":"2019-03-01T10:25:37","slug":"le-interviste-ai-protagonisti-della-mostra-sullemigrazione-italiana-a-wolfsburg-allestita-a-settimo-torinese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=5839","title":{"rendered":"Le interviste ai protagonisti della mostra sull&#8217;Emigrazione italiana a Wolfsburg, allestita a Settimo Torinese"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Aldo-Corgiat.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-5840\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Aldo-Corgiat.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Aldo-Corgiat.jpg 600w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Aldo-Corgiat-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Aldo-Corgiat-150x113.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/a> <a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Rocco-Artale.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-5841\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Rocco-Artale.jpg\" alt=\"\" width=\"2048\" height=\"1536\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Rocco-Artale.jpg 2048w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Rocco-Artale-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Rocco-Artale-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Rocco-Artale-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Rocco-Artale-150x113.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 2048px) 100vw, 2048px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><b>MOSTRA SULL\u2019EMIGRAZIONE, LE INTERVISTE AI PROTAGONISTI<\/b><\/p>\n<p align=\"center\">di<b> Nicola F. Pomponio<\/b><\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\">TORINO &#8211; Abbiamo incontrato, a margine della mostra sull\u2019emigrazione italiana in Germania \u201c<i>L\u2019Italia negli occhi<\/i>\u201d che si tiene a <b>Settimo Torinese<\/b> dal 15 febbraio al 17marzo 2019, gli organizzatori dell\u2019esposizione, <b>Rocco Artale<\/b> emigrante in Germania e <b>Aldo Corgiat<\/b>, presidente della Fondazione Ecm, potendo cos\u00ec porre loro alcune domande sull\u2019iniziativa.<\/p>\n<p align=\"justify\">A<b> Rocco Artale<\/b>, cittadino onorario di <b>Wolfsburg<\/b> e presidente della locale associazione di Abruzzesi, chiediamo cosa ha significato emigrare e cosa ha significato per la Germania l\u2019emigrazione italiana.<\/p>\n<p align=\"justify\">Io sono emigrato quando avevo 20 anni. Allora, negli anni \u201960, mancava completamente il lavoro sia nel mio paese, <b>Alanno<\/b> (Pescara), sia negli altri paesi dell\u2019entroterra abruzzese. Scelsi cos\u00ec di andare in <b>Germania<\/b> perch\u00e9 non volevo dipendere economicamente da mio padre e non volevo andare troppo lontano dall\u2019Italia. Pensavo, all\u2019inizio, di tornare ma poi il lavoro sicuro e ben retribuito alla Volkswagen mi convinse a restare in Germania dove mi sono sposato e ho avuto due figli. Per rispondere alla seconda domanda ritengo che l\u2019emigrazione in generale, e quella italiana in particolare, abbia enormemente contribuito alla ricostruzione dell\u2019economia tedesca. Se noi ricordiamo l\u2019accordo bilaterale italo-tedesco del 1955 ci rendiamo subito conto del grande bisogno di manodopera che l\u2019industria tedesca aveva: questa manodopera \u00e8 stata fornita anche dall\u2019Italia.<\/p>\n<p align=\"justify\"><b>E oggi com\u2019\u00e8 vista la comunit\u00e0 italiana?<\/b><\/p>\n<p align=\"justify\">Oggi, a sessanta anni da quando andai per la prima volta in Germania si pu\u00f2 dire che la comunit\u00e0 italiana \u00e8 integrata nel tessuto sociale tedesco. I nostri figli sono parte integrante della vita tedesca e molti, grazie agli studi svolti, ricoprono ruoli importanti e dirigenziali; ora siamo giunti alla terza generazione e i nipoti dei primi emigranti sono, anche grazie alle scuole, tedeschi a tutti gli effetti. Certo, questo quadro odierno non pu\u00f2 far dimenticare che quanti emigrarono, come me, in quegli anni, si scontrarono con forme di razzismo e marginalizzazione; abbiamo vissuto sulla nostra pelle la diffidenza, talvolta la xenofobia ma, fortunatamente, questa situazione, nel corso degli anni, si \u00e8 superata. Questo \u00e8 anche il senso della mostra ed \u00e8 plasticamente rappresentato nelle pitture qui esposte di <b>Morena Antonucci<\/b>: a partire dal buio dei primi anni, attraverso un processo lungo e faticoso, siamo giunti all\u2019integrazione e l\u2019ultima generazione ha potuto archiviare l\u2019oscurit\u00e0 della partenza.<\/p>\n<p align=\"justify\"><b>Com\u2019\u00e8 noto, \u00e8 ripresa un\u2019emigrazione giovanile dall\u2019Italia; fino a poco fa la Gran Bretagna era la meta preferita, ora, anche per via della Brexit, la Germania \u00e8 tornata ad essere una meta importante. Cosa pensa di questo fenomeno e che consigli darebbe a chi vuole partire?<\/b><\/p>\n<p align=\"justify\">Io penso che l\u2019emigrazione attuale sia profondamente diversa da quella che ho vissuto perch\u00e9 siamo davanti a un\u2019emigrazione di persone spesso con una notevole preparazione scolastica (vi sono molti laureati) e, in un certo senso, pi\u00f9 \u201cconsapevole\u201d di quanto li aspetta. Ci\u00f2 per\u00f2 non toglie che questi ragazzi vanno comunque incontro a notevoli difficolt\u00e0; spesso fanno lavori umili e sottopagati e non sempre ci si pu\u00f2 integrare in tempi brevi. Potessi dare loro un consiglio, \u00e8 questo: pensateci bene prima di partire perch\u00e9 la stessa economia tedesca sembra essere entrata in una fase di debolezza e la Germania non \u00e8 in grado di assorbire facilmente la manodopera, anche qualificata, che aspira a stabilirvisi. Resta una grande amarezza che vale sia per la mia generazione, sia per l\u2019attuale: il fatto che l\u2019Italia non sia in grado di offrire una sistemazione ai suoi figli. Questo dovrebbe essere l\u2019obiettivo principale di una sana politica: rendere possibile il lavoro in Italia senza costringere i propri figli ad emigrare. Il lavoro \u00e8 il problema principale.<\/p>\n<p align=\"justify\"><b>Un aspetto particolare: negli Usa un ruolo fondamentale per le nostre comunit\u00e0 fu svolto dalla Chiesa Cattolica. E\u2019 successo lo stesso in Germania?<\/b><\/p>\n<p align=\"justify\">Noi emigranti eravamo tutti cattolici e ci siamo trovati in posti dove il Cattolicesimo era minoranza. Ma questo non ha mai costituito motivo di discriminazione, anzi ti racconto un episodio che d\u00e0 l\u2019idea dell\u2019importanza delle relazioni tra tedeschi e Vaticano. Il direttore generale della Volkswagen era un conoscente di Papa Pio XII e, grazie a questa conoscenza, nel 1962 pi\u00f9 di 3000 italiani poterono andare a Wolfsburg senza intoppi burocratici e difficolt\u00e0 per le pratiche d\u2019immigrazione!<\/p>\n<p align=\"justify\"><b>Un\u2019ultima domanda: in Italia nei confronti degli immigrati si sta assistendo a fenomeni fino a poco tempo fa sconosciuti. Com\u2019\u00e8 la situazione in Germania?<\/b><\/p>\n<p align=\"justify\">Anche in Germania vi sono partiti apertamente xenofobi, se non razzisti e per me che ho vissuto sulla mia pelle queste situazioni \u00e8 triste vedere la storia che si ripete, stavolta a danno di stranieri a cui non si vuole riconoscere lo status di rifugiato. Io credo invece che ci\u00f2 che serve a noi tutti \u00e8 rimettere al centro i valori della tolleranza e del rispetto di chi \u00e8 diverso: senza tolleranza, io credo, i paesi europei non possono andare avanti!<\/p>\n<p align=\"justify\">Ad <b>Aldo Corgiat<\/b>, presidente della Fondazione Ecm ed ex sindaco di Settimo, chiediamo invece quali siano, a suo avviso, i temi che, insieme all\u2019emigrazione, sono centrali in questa mostra.<\/p>\n<p align=\"justify\">L\u2019emigrazione \u00e8 un grande tema a cui sono legati molti altri elementi. Ne ricorderei almeno tre. Innanzi tutto il tema del lavoro. Si emigra perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 lavoro, esistono squilibri territoriali ed economici profondi e l\u2019emigrazione rappresenta una possibile soluzione, per\u00f2 a vantaggio delle aree economicamente pi\u00f9 avanzate, a questi squilibri. Il lavoro inoltre, grazie agli stimoli provenienti con i nuovi arrivati, diventa il luogo fondamentale per almeno altri due aspetti. Da un lato la contaminazione culturale (preferisco questo termine a quello di integrazione, che talvolta sembra prospettare una sorta di superiorit\u00e0 di una cultura rispetto alle altre) e dall\u2019altra \u00e8 la sede in cui emergono nuovi bisogni interni al lavoro stesso o esterni all\u2019ambiente di lavoro ma ad esso pi\u00f9 o meno collegati (dal tema dei trasporti, all\u2019assistenza medica ecc.). Vedrei quindi l\u2019emigrazione strettamente intrecciata alle questioni dello sviluppo e sottosviluppo economico, della disoccupazione e della necessit\u00e0 di rivedere, reinventare, sia gli assetti lavorativi di dove si emigra, sia il tessuto sociale e urbano dei luoghi di immigrazione.<\/p>\n<p align=\"justify\"><b>A proposito di quest\u2019ultimo punto, qual \u00e8 stata l\u2019esperienza di un sindaco che ha dovuto confrontarsi con notevoli flussi migratori?<\/b><\/p>\n<p align=\"justify\">E\u2019 chiaro che, soprattutto all\u2019inizio, ci si trova davanti a problemi notevoli dovuti a un grande aumento della richiesta di servizi da parte dei nuovi arrivati. Le strutture del welfare cittadino si trovano sotto pressione e il primo compito \u00e8 quello di cercare di rispondere alla crescita della domanda. E\u2019 un processo che, ovviamente, non si risolve velocemente, ma si innescano dei meccanismi che, se gestiti bene, possono condurre a situazioni di notevole miglioramento rispetto a quanto si offriva ai cittadini prima dell\u2019arrivo degli immigrati. Non a caso i luoghi che hanno vissuto l\u2019esperienza dell\u2019immigrazione spesso hanno uno standard di servizi superiore a luoghi che sono rimasti ai margini di questo fenomeno, penso, ad esempio, agli squilibri che si sono approfonditi tra la citt\u00e0 e la campagna. Settimo ha vissuto almeno tre ondate migratorie: dalla campagna (da dove provengo anch\u2019io), dal Veneto e dal Meridione. Oggi, pur continuando ad essere presente l\u2019identificazione originaria, i cittadini si sentono settimesi a tutti gli effetti e ci\u00f2 \u00e8 importante per tutto il tessuto sociale che non pu\u00f2 che beneficiare da questo atteggiamento.<\/p>\n<p align=\"justify\"><b>Quando si pu\u00f2 dire di aver raggiunto una piena integrazione?<\/b><\/p>\n<p align=\"justify\">Io, al riguardo, la penso come mi ha detto un mio amico somalo: mi sento integrato quando scelgo liberamente se restare in un determinato posto o se andare via. Credo che sia questo il segno dell\u2019integrazione, quando vivo come libera scelta il luogo dove vivere; a quel punto divento una sorta di cittadino del mondo e non vivo pi\u00f9 come costrittiva la mia residenza in un luogo anzich\u00e9 in un altro. Ma attenzione, a questa risposta sono collegati veramente molti aspetti. Il primo \u00e8 la capacit\u00e0\/possibilit\u00e0 di un paese ospitante di restituire al paese da cui si emigra energie che, attraverso l\u2019emigrazione, gli sono state sottratte. Quando si emigra, s\u2019impoverisce il paese d\u2019origine e si contribuisce a costruire la ricchezza sociale del paese in cui si immigra. Una politica lungimirante dovrebbe tener conto di dare la possibilit\u00e0 di tornare al luogo d\u2019origine con le capacit\u00e0 acquisite per renderne possibile lo sviluppo; se un migrante sceglie liberamente di tornare a casa e lo fa dopo aver acquisito capacit\u00e0 professionali che prima non possedeva, noi aiutiamo il suo paese d\u2019origine restituendogli anche una piccola parte di quanto l\u2019attivit\u00e0 predatoria nel passato, e purtroppo ancora oggi, gli aveva sottratto. Quindi, collegato al fatto che sono integrato quando mi sento libero di decidere dove stare, c\u2019\u00e8 una grande questione di politica estera, di rapporti tra gli stati. Continuare a pensare l\u2019immigrazione come una questione solo di politica interna (se non addirittura, ci\u00f2 \u00e8 veramente folle, solo di sicurezza) vuol dire non prospettare una soluzione reale del problema che nasce dagli squilibri economici tra zone diverse del pianeta, ma, nella migliore delle ipotesi, impostare il problema solo sotto la rubrica dell\u2019accoglienza. Il che \u00e8 sempre meglio dell\u2019equazione immigrato uguale delinquente ma si limita a una risposta moralmente alta, ma che non affronta il problema di base dell\u2019emigrazione. Noi dobbiamo contribuire a costruire una classe dirigente nei paesi d\u2019origine senza trascurare il fatto che, contrariamente a quanto si dice di norma, gran parte dei flussi migratori sono composti da persone che hanno gi\u00e0, da parte loro, notevoli capacit\u00e0 tecniche e professionali.<\/p>\n<p align=\"justify\"><b>C\u2019\u00e8 ancora in programma qualcosa, oltre questa bella mostra, come Fondazione Ecm sul tema dell\u2019emigrazione?<\/b><\/p>\n<p align=\"justify\"><a name=\"_GoBack\"><\/a> S\u00ec. Noi abbiamo organizzato un ciclo d\u2019incontri sull\u2019immigrazione a Settimo senza per\u00f2 privilegiare un approccio legato alle realt\u00e0 regionali di provenienza, anche perch\u00e9 sono presenti qui quasi tutte le regioni d\u2019Italia: probabilmente, a mo\u2019 d\u2019esempio, vi sono pi\u00f9 ischitellani a Settimo che a Ischitella! Abbiamo pensato fosse pi\u00f9 utile parlare dell\u2019emigrazione legandola a particolari contesti d\u2019origine che facessero emergere l\u2019intreccio tra emigrazione e altre questioni importanti (come dicevamo prima). In questo senso presentiamo, tra gli altri, il libro di un autore calabrese, Santo Gioffr\u00e8 \u201cL\u2019opera degli ulivi\u201d (ed. Castelvecchi), che ricostruisce la storia degli scontri tra estremisti di destra e di sinistra a Reggio Calabria, ma sullo sfondo di faide tra famiglie e di scontri all\u2019interno della \u2018ndrangheta; questo vuol dire tenere insieme l\u2019emigrazione con la storia del novecento italiano e alcuni aspetti particolarmente bui dell\u2019Italia di oggi (in questo caso la malavita prima e il terrorismo poi).<\/p>\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\">\n<p align=\"justify\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; MOSTRA SULL\u2019EMIGRAZIONE, LE INTERVISTE AI PROTAGONISTI di Nicola F. 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