{"id":59863,"date":"2024-08-18T10:26:08","date_gmt":"2024-08-18T10:26:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=59863"},"modified":"2024-08-18T10:26:08","modified_gmt":"2024-08-18T10:26:08","slug":"agosto-al-cinema-annotazioni-e-spigolature-con-un-po-di-oscuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=59863","title":{"rendered":"Agosto al cinema, annotazioni e spigolature\u00a0 (con un po&#8217; di oscuro)"},"content":{"rendered":"\n<p><em>di\u00a0Carlo Di Stanislao<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/Carlo-Di-Stanislao-1.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"932\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/Carlo-Di-Stanislao-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-59864\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/Carlo-Di-Stanislao-1.jpg 960w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/Carlo-Di-Stanislao-1-300x291.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/Carlo-Di-Stanislao-1-768x746.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/Carlo-Di-Stanislao-1-150x146.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Agosto al cinema, annotazioni e spigolature&nbsp; (con un po&#8217; di oscuro)<\/strong>di<strong>&nbsp;Carlo Di Stanislao<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab&nbsp;<em>Oh, che bel sole di mezz\u2019agosto! \u00bb; \u00ab Per la Vergin pia di mezz\u2019agosto!<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Ruggero Leoncavallo, Pagliacci<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ferragosto, la festivit\u00e0 estiva per eccellenza in Italia, ha ispirato registi e sceneggiatori nel creare pellicole che raccontano, ciascuna a modo proprio, questa giornata che nasce come celebrazione pagana e diventa una festa cristiana ed&nbsp; \u00e8 oggi sinonimo di vacanze, spiagge affollate, pranzi all\u2019aperto e, in generale, di una sospensione dal quotidiano.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Partiamo da&nbsp;<em><strong>\u201cDomenica d\u2019agosto\u201d<\/strong><\/em>&nbsp;(di&nbsp;<strong>Luciano Emmer<\/strong>, 1950): da una Roma afosa e accaldata, una folla di ogni estrazione sociale e con ogni mezzo di trasporto si mette in marcia verso il lido di Ostia. Da ricordare un&nbsp;<strong>Marcello Mastroianni<\/strong>&nbsp;ad inizio carriera, doppiato niente meno che da&nbsp;<strong>Alberto Sordi<\/strong>. Poi c\u2019\u00e8 il brillante&nbsp;<strong>Walter Chiari&nbsp;<\/strong>di&nbsp;<em>\u201c<strong>Ferragosto in bikini\u201d<\/strong>&nbsp;<\/em>(di&nbsp;<strong>Marino Girolami<\/strong>, 1961), alle prese con altri nomi televisivi dell\u2019epoca in un film che mostra personaggi peculiari che si incontrano sulla spiaggia di Fregene.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la vera celebrazione del Ferragosto in chiave di commedia drammatica si ha con&nbsp;<em><strong>\u201cIl sorpasso\u201d&nbsp;<\/strong><\/em>(di&nbsp;<strong>Dino Risi<\/strong>, 1962), tra i primi film a raccontare la citt\u00e0 svuotata e le imprevedibili avventure dei \u2018sopravvissuti\u2019 che restano. Uno dei film manifesto della commedia all\u2019italiana (che volge all\u2019amaro\u2026). Fra i massimi&nbsp; capolavori di Dino Risi (ci ha lasciato nel 2008) che in \u201con the road\u201d ante litteram ispirer\u00e0 anni dopo altri autori come<strong>&nbsp;Dennis Hopper&nbsp;<\/strong>di Easy Rider o&nbsp;<strong>Ridley Scott&nbsp;<\/strong>di Telma &amp; Louise.&nbsp; A Venezia per il Leone d\u2019oro alla carriera a Risi oltre dieci minuti di applausi per la visione restaurata del film; e l\u00ec che racconter\u00e0 del finale tragico da lui voluto con la scommessa fatta insieme al produttore che non lo desiderava in quel modo. Per fortuna la spunt\u00f2 il regista. C\u2019\u00e8, poi, anche l\u2019avventura del monsignore interpretato da&nbsp;<strong>Alberto Sordi<\/strong>&nbsp;che rimane bloccato in ascensore, a Ferragosto, con&nbsp;<strong>Stefania Sandrelli<\/strong>, raccontata dall\u2019episodio \u201cL\u2019ascensore\u201d (di&nbsp;<strong>Luigi Comencini<\/strong>, in&nbsp;<strong><em>\u201cQuelle strane occasioni\u201d<\/em><\/strong>, 1976).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Due anni prima era uscito&nbsp;<strong><em>\u00abTravolti da un insolito destino nell\u2019azzurro mare d\u2019agosto\u00bb<\/em><\/strong>&nbsp;scritto e diretto da&nbsp;<strong>Lina Wertmuller<\/strong>, commedia stravagante sulla \u201clotta di classe\u201d con una accoppiata impareggiabile:&nbsp;<strong>Mariangela Melato<\/strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Giancarlo Giannini<\/strong>; lei la ricca borghese viziata e lui il mozzo di bordo siciliano e comunista. L\u2019azzurro mare d\u2019agosto \u00e8 in Sardegna, dove si misura la politica con l\u2019amore, la gelosia e l\u2019amaro ritorno alle proprie consuetudini. La scena intima (ormai un cult) con la battuta della Melato: \u201cSodomizzami\u2026\u201d e il viso sbigottito di Giannini sintetizza al meglio la riflessione su un\u2019epoca e le sue conseguenze.&nbsp; Coppia&nbsp; impareggiabile in quanto, meno di 30 anni dopo, si \u00e8 tentato un remake diretto da&nbsp;<strong>Guy Ritchie<\/strong>: protagonisti il figlio di Giannini, Adriano, e la cantante attrice Madonna: risultato tutto da dimenticare.<\/p>\n\n\n\n<p>E veniamo al 1977: viene girato interamente in studio \u2013 salvo le scene iniziali \u2013&nbsp;<em><strong>\u00abCasotto\u00bb<\/strong><\/em>&nbsp; di&nbsp;<strong>Sergio Citti<\/strong>, allievo di&nbsp;<strong>Pier Paolo Pasolini<\/strong>, e ispirato (dir\u00e0 il regista) proprio da Domenica d\u2019Agosto di Emmer;&nbsp; il film, sceneggiato con&nbsp;<strong>Vincenzo Cerami<\/strong>, si avvale di un cast d\u2019eccezione in ruoli pressoch\u00e9 di comparse: da&nbsp;<strong>Mariangela Melato<\/strong>&nbsp;a&nbsp;<strong>Gigi Proietti<\/strong>, da&nbsp;<strong>Franco Citti ad Ugo Tognazzi<\/strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Michele Placido<\/strong>,&nbsp;<strong>Paolo Stoppa<\/strong>&nbsp;ed un cameo di&nbsp;<strong>Catherine Deneuve<\/strong>, fino ad una sedicenne&nbsp;<strong>Jodie Foster<\/strong>&nbsp;che l\u2019anno prima aveva ricevuto l\u2019Oscar per il capolavoro di&nbsp;<strong>Martin Scorsese<\/strong>&nbsp;\u00abTaxi Driver\u00bb. \u00c8 dello stesso anno \u00abIl giorno dell\u2019Assunta\u00bb diretto da&nbsp;<strong>Nino Russo<\/strong>&nbsp;con<strong>&nbsp;Leopoldo Trieste<\/strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Tino Schirinzi<\/strong>, ambientazione surreale nel deserto assolato di Roma.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>\u201cUn sacco bello\u201d<\/strong><\/em>&nbsp;(di e con&nbsp;<strong>Carlo Verdone<\/strong>, 1980) \u00e8&nbsp; ambientato in una Roma deserta, e rappresenta l\u2019esordio alla regia dell\u2019attore romano che interpreta i tre personaggi che a modo loro cercano di combattere la propria solitudine e \u2018organizzare\u2019 il ferragosto. Anche&nbsp;<strong>Nanni Moretti<\/strong>, nel 1993, in&nbsp;<em><strong>\u201cCaro Diario\u201d<\/strong><\/em>&nbsp;racconta una Roma desertificata dal Ferragosto nel primo dei tre episodi di cui si compone il film, \u201cIn Vespa\u201d: un viaggio nelle bellezze (e bruttezze) della Roma che attraversa.<\/p>\n\n\n\n<p>Come non citare, poi,<em><strong>&nbsp;\u201cPranzo di Ferragosto\u201d<\/strong><\/em>&nbsp;(2008). Ne \u00e8 regista, autore e interprete&nbsp;<strong>Gianni Di Gregorio<\/strong>. Nel film \u00e8 appunto \u2018Gianni\u2019, un uomo di mezz\u2019et\u00e0, figlio unico, che vive con sua madre in una vecchia casa nel centro di Roma. Il film \u00e8 fra le rivelazioni della Mostra di Venezia e vince il Premio Opera Prima \u00abLuigi De Laurentiis \u00bb,&nbsp; efficace resoconto della terza et\u00e0 e della solitudine cittadina che si acutizza durante le feste di mezza estate. La solitudine degli anziani \u00e8 protagonista anche nel film \u201cUna botta di vita\u201d (regia di&nbsp;<strong>Enrico Oldoini<\/strong>, 1988), nel quale due anziani soli partono per un viaggio durante il quale vivranno avventure paradossali e tragicomiche. Infine, in tempi ancora pi\u00f9 recenti c\u2019\u00e8 il Ferragosto raccontato da&nbsp;<strong>Paolo Virz\u00ec<\/strong>&nbsp;con&nbsp;<em><strong>\u201cFerie d\u2019agosto\u201d&nbsp;<\/strong><\/em>(1996) e&nbsp;<em><strong>\u201cUn altro Ferragosto\u201d&nbsp;<\/strong><\/em>(2024).<\/p>\n\n\n\n<p>Ora qualche notazione.&nbsp;Sapevate il 16 agosto \u00e8 la festa del cinema?<\/p>\n\n\n\n<p>Il 16 agosto si festeggia&nbsp;<strong>San Rocco<\/strong>, protettore dei cani, dei contagiati, degli emarginati, dei viandanti, dei pellegrini, dei farmacisti dei dermatologi e del cinema. Non sembra esserci alcun tipo di connessione tra i settori sopracitati, soprattuto non esiste nessun legame che ci faccia pensare che un santo possa proteggere un\u2019arte che \u00e8 nata soltanto alla fine del 19\u00b0 secolo, ma \u00e8 proprio cos\u00ec. Inoltre&nbsp; Agosto \u00e8 il mese giusto per recuperare i film di cui avete sentito parlare tutto l\u2019anno, ma che non avete avuto tempo di vedere. Ecco gli essenziali, secondo me. Si trovano sulle piattaforme, a volte compresi nell\u2019abbonamento, in qualche caso a noleggio&nbsp;<em>on demand<\/em>.&nbsp;<em><strong>Babylon<\/strong><\/em>. Regia di&nbsp;<strong>Damien Chazelle<\/strong>. Con Brad Pitt, Margot Robbie, Diego Calva.<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Everything Everywhere All at Once<\/strong><\/em>. Regia di&nbsp;<strong>Daniel Kwan&nbsp;<\/strong>e<strong>&nbsp;Daniel Scheinert<\/strong>. Con Michelle Yeoh, Stephanie Hsu, Ke Huy Quan, James Hong, Jamie Lee Curtis. Questo oggetto bizzarro, trionfatore agli ultimi premi Oscar, \u00e8 diretto da due registi trentenni che arrivano dal mondo dei videoclip, sono dei cinefili enciclopedici e credo che amino e si ispirino parecchio al mondo di&nbsp;<strong>Spike Jonze<\/strong>&nbsp;(Essere John Malkovich, Il ladro di orchidee, Her). Certamente hanno un talento tutto loro per il pastiche post-moderno come non si vedeva da tempo. Michelle Yeoh interpreta Evelyn, cinese immigrata in America, che gestisce una lavanderia automatica con il marito Waymond (Ke Huy Quan). Insoddisfatta, frustrata, sempre furibonda, alle prese con conti che non tornano, Evelyn ha anche un rapporto che dire disfunzionale \u00e8 poco con la figlia Joy (Stephanie Hsu) e con l\u2019anziano padre (James Hong), i due poli estremi di ogni dibattito sull\u2019integrazione. Evelyn sta in mezzo, \u00e8 stanca di tutto e tutti. A scatenare il primo atto del film \u00e8 lo scontro con la burocrazia: i nostri eroi devono andare a rispondere di tasse non pagate all\u2019impiegata-mostro interpretata da una Jamie Lee Curtis irriconoscibile. Da questo in poi, scatta il delirio. Rivedremo Evelyn in una serie di universi e vite parallele, dove diventa cantante, chef, star del cinema. Le citazioni abbondano, in una sorta di zibaldone visivo che centrifuga il caos. Forse \u00e8 un abbaglio, forse \u00e8 il film dell\u2019anno.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>\u00abLe otto montagne\u00bb<\/em><\/strong>. Regia di&nbsp;<strong>Charlotte Vandermeersch<\/strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Felix Van Groeningen<\/strong>. Con Alessandro Borghi, Luca Marinelli, Filippo Timi, Elena Lietti. Ha vinto il&nbsp;<strong>David di Donatello<\/strong>&nbsp;come miglior film, ma anche come miglior fotografia, sceneggiatura non originale e suono. Tratto dal romanzo di&nbsp;<strong>Paolo Cognetti<\/strong>&nbsp;racconta la storia di un\u2019amicizia, lunga e profonda, tra due ragazzi, uno montanaro e uno di citt\u00e0. Borghi interpreta il primo e, per farlo, ha preso lezioni per imparare a mungere le vacche, pascolare e fare il formaggio. Ha imparato anche a parlare come un montanaro valdostano e riesce, lui romano de Roma, ad essere credibilissimo. L\u2019amicizia reale tra Borghi e Marinelli, le cui carriere sono sbocciate insieme dai tempi del film Non essere cattivo (2015) regala alle Otto montagne un sapore molto autentico. Girato tra Monte Rosa e Cervino, non a caso \u00e8 stato il primo vero successo cinematografico dopo la pandemia: \u00e8 un film che fa letteralmente respirare, con gioia e calma.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un motivo in pi\u00f9 di orgoglio \u00e8 il David di Donatello al nostro&nbsp;<strong>Alessandro Palmerini&nbsp;<\/strong>per il Suono in Presa diretta. Allievo della&nbsp;<strong>Accademia Internazionale per le Arti e le Scienze dell\u2019Immagine<\/strong>&nbsp;dell&#8217;Aquila,&nbsp; Alessandro&nbsp; ha collaborato con autori come&nbsp;<strong>Daniele Vicari, Carlo Mazzacurati, Nanni Moretti, Mario Martone, Gianni Amelio, Bernardo Bertolucci, Andrea Segre<\/strong>, i quali hanno alimentato un approccio al Suono non semplicemente tecnico, ma con una visione pi\u00f9 ampia, funzionale e coerente all\u2019opera che si stava realizzando. Palmerini ha vinto numerosi altri premi: Nastro d&#8217;Argento e David di Donatello nel 2012 per \u201cDiaz \u2013 don\u2019t Clean up this blood\u201d di&nbsp;<strong>Daniele Vicari<\/strong>, per il quale vince anche il Ciak d\u2019Oro al Miglior Suono. Nel 2008 vince il Ciak d\u2019Oro per \u201cLa ragazza del Lago\u201d di&nbsp;<strong>Andrea Molaioli<\/strong>, ed il Premio AITS per il film Tv Maria Montessori di&nbsp;<strong>Gianluca Tavarelli<\/strong>. Negli anni poi ha&nbsp; ricevuto candidature per il Miglior Suono per \u201cCapri Revolution\u201d e \u201cQui rido io\u201d di&nbsp;<strong>Mario Martone<\/strong>, \u201cI predatori\u201d di&nbsp;<strong>Pietro Castellitto<\/strong>, \u201cLa Tenerezza\u201d di&nbsp;<strong>Gianni Amelio<\/strong>, \u201cSole cuore amore\u201d di&nbsp;<strong>Daniele Vicari<\/strong>, \u201cIo e te\u201d di&nbsp;<strong>Bernardo Bertolucci<\/strong>, \u201cL\u2019ultima ruota del carro\u201d di&nbsp;<strong>Giovanni Veronesi<\/strong>, \u201cLa giusta distanza\u201d di&nbsp;<strong>Carlo Mazzacurati<\/strong>, \u201cLa prima neve\u201d e \u201cIo sono Li\u201d di&nbsp;<strong>Andrea Segre<\/strong>, \u201cL\u2019aria salata\u201d di&nbsp;<strong>Alessandro Angelini<\/strong>, e \u201cAldo Moro il presidente\u201d di&nbsp;<strong>Gianluca Tavarelli<\/strong>. Il suo&nbsp; Suono \u00e8 una ragione in pi\u00f9 per vedere&nbsp;<em>Le otto montagne<\/em>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>\u00abLa stranezza\u00bb<\/strong><\/em>. Regia di&nbsp;<strong>Roberto And\u00f2<\/strong>. Con Toni Servillo, Ficarra e Picone, Giulia And\u00f2. Quattro David di Donatello: miglior scenografia, migliori costumi, miglior sceneggiatura originale e produzione.&nbsp;<em>La stranezza<\/em>&nbsp;racconta di un viaggio in Sicilia di Luigi Pirandello, ormai affermatosi a Roma. Siamo nel 1920 e il drammaturgo arriva nella sua terra natale per un appuntamento \u201cmondano\u201d: il compleanno di Giovanni Verga. Ma la morte della vecchia balia lo costringe a cambiare un po\u2019 i suoi programmi. Pirandello, che cerca di rimanere in incognito come le celebrities di oggi che forniscono false identit\u00e0 alle reception degli hotel, si trova a fare amicizia con due becchini che nel tempo libero gestiscono una sgarrupatissima compagnia teatrale di dilettanti. L\u2019incontro e le sue molte \u201cstranezze\u201d accenderanno il genio di Pirandello e, sembra, gli faranno venire l\u2019idea per la sua pi\u00e8ce forse pi\u00f9 importante, certo pi\u00f9 famosa: Sei personaggi in cerca d\u2019autore.Il film mette in scena, con molta ironia, la passione per il teatro, la frizione (ma anche la commistione) tra cultura alta e cultura bassa e fa dialogare tra loro il prestigio di&nbsp;<strong>Toni Servillo<\/strong>&nbsp;e la popolarit\u00e0 di&nbsp;<strong>Ficarra e Picone<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>\u00abAir \u2013 La storia del grande salto\u00bb<\/strong><\/em>. Regia di&nbsp;<strong>Ben Affleck<\/strong>. Con Matt Damon, Ben Affleck, Viola Davis, Jason Bateman, Chris Messina. Nel 1984 un certo Sonny Vaccaro convinse la madre di Michael Jordan a firmare un contratto di sponsorizzazione con la Nike, un fatto apparentemente marginale ma che avrebbe condizionato il futuro dello sport e del marketing ad esso applicato. Di questo parla il film diretto da Ben Affleck, interpretato dallo stesso regista e dall\u2019amico Matt Damon che \u00e8 il vero protagonista nei panni (una sinfonia di orrende tonalit\u00e0 di beige) di Vaccaro. Ci sono molte eccellenti idee di regia e sceneggiatura, a cominciare dal fatto che Michael Jordan non si sente n\u00e9 si vede mai, \u00e8 solo un\u2019ombra (lunghissima) accanto ai suoi genitori. La madre \u00e8 interpretata dall\u2019immensa Viola Davis che ha troppe poche scene, peccato, ma la battuta migliore del film: \u201cUna scarpa \u00e8 solo una scarpa finch\u00e9 non la indossa mio figlio\u201d. Non \u00e8 un film sul basket o su Michael Jordan. Air \u00e8 un film sul capitalismo, sul personal branding prima che esistesse il termine, ma anche sulla testardaggine e la solitudine. Proprio la solitudine degli uomini, intesi come maschi, cos\u00ec tragicamente comici nella loro smania di voler vincere sempre, voler vincere tutto.<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>\u00abIl ritorno di Casanova\u00bb<\/strong><\/em>. Regia di&nbsp;<strong>Gabriele Salvatores<\/strong>. Con Toni Servillo, Fabrizio Bentivoglio, Natalino Balasso, Sara Serraiocco, Bianca Panconi. Dico subito che ho un pregiudizio a favore nei confronti di tutti i film sul cinema o comunque dove il gioco tra realt\u00e0 e (creazione della) finzione si intreccia di continuo, confondendo i confini. Qui, oltre al cinema, entrano nell\u2019equazione anche la letteratura e, attraverso la letteratura, il mito di Casanova, gi\u00e0 pi\u00f9 volte raccontato nei film, a teatro, nelle canzoni e in molta letteratura. Quindi, ogni riferimento ne trascina un altro, ed \u00e8 molto divertente, quasi un Sudoku delle citazioni. Salvatores prende il romanzo di Arthur Schnitzler Il ritorno di Casanova in cui il personaggio \u00e8 crepuscolare, depresso, sempre pi\u00f9 consapevole della prossimit\u00e0 della fine e dell\u2019esaurirsi del suo potenziale seduttivo. In parallelo c\u2019\u00e8 un regista che sta girando il film tratto, appunto, dal Ritorno di Casanova che, ugualmente, attraversa un momento di crisi, di bilanci da fare, di somme da tirare. Giovani registi sono il nuovo che avanza, la vita sentimentale non pu\u00f2 pi\u00f9 essere ridotta a relazioni superficiali. Bisogna impegnarsi, bisogna diventare adulti, ma adulti davvero. I temi sono crudeli ma la realizzazione di Salvatores \u00e8 leggera, aggraziata e, lasciatemi usare un aggettivo un po\u2019 fuori moda, mozartiana.<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>\u00abFinalmente l&#8217;alba\u00bb<\/strong><\/em>, di&nbsp;<strong>Saverio Costanzo<\/strong>, con&nbsp;Lily James, Rebecca Antonaci, Joe Keery, Rachel Sennott, Alba Rohrwacher, Willem Dafoe. Per me il pi\u00f9 bel film del 2023. In concorso a Venezia 80., \u00e8 la storia di Mimosa, una ragazza semplice che fa la comparsa a Cinecitt\u00e0 nella Roma degli anni Cinquanta. Accetta l\u2019invito mondano di un gruppo di attori americani e con loro trascorre una notte infinita. Ne uscir\u00e0 diversa, all\u2019alba, scoprendo che il coraggio non serve a ripagare le aspettative degli altri, ma a scoprire chi siamo.&nbsp;<strong>Saverio Costanzo<\/strong>&nbsp;torna alla regia di una sua sceneggiatura originale dopo il successo della serie L&#8217;amica geniale, di cui conserva l&#8217;approccio alle scene iniziali, e inizia con un \u00abfilm nel film\u00bb che sottolinea la finzione del cinema. Segue poi l&#8217;omaggio con citazioni di Bellissima e la (magistrale) interpretazione di Carmen Pommella (reduce da L&#8217;amica geniale, oltre che da una lunga carriera teatrale) nei panni della madre di Mimosa, e poi una ricostruzione \u00abkolossale\u00bb (ma con inquadrature alla Sergio Leone) di un \u00abpeplum\u00bb d&#8217;epoca egizia. Poi per\u00f2 la storia derapa verso un percorso vertiginoso che \u00e8 un evidente omaggio proprio a La dolce vita felliniana, con il suo procedere dalle tinte e le proporzioni alterate dell&#8217;incubo (e che quindi ricorda anche il Fuori orario di Scorsese). Le interpretazioni giocano bene sul contrasto fra la finzione ostentata: la caratterizzazione alla Rita Hayworth di Lily James nei panni di Josephina, l&#8217;italiano stentato di Willem Dafoe in quelli dell&#8217;onnipresente Rufo, la legnosit\u00e0 da \u00abmatin\u00e9e idol\u00bb di Joe Keery (ex Stranger Things) si contrappongono alla sincerit\u00e0 luminosa di Rebecca Antonaci nei panni di Mimosa, cuore emozionale del film, portatrice di autenticit\u00e0 in un mondo di contraffazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Per chiudere altri 2 film del 2023, assolutamente da non perdere.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo \u00e8&nbsp;<em><strong>\u00abPast lives\u00bb<\/strong><\/em>, esordio di&nbsp;<strong>Celine Song<\/strong>, nata in Corea del Sud, ma poi emigrata con la famiglia in Canada e ormai residente da tempo a New York, negli Stati Uniti, dov\u2019\u00e8 diventata una commediografa riconosciuta. Il film \u00e8 ispirato alla sua vita. Tuttavia, \u00e8 trasfigurato in una sorta di viaggio sensoriale e spaziotemporale, filtrato dalla sfera intima. Mantiene sempre un tocco leggero e sognante, senza nulla togliere per\u00f2 alla profondit\u00e0 della dimensione introspettiva, anzi. Diviso in lunghe sequenze che sembrano come delle capsule, o astronavi ovattate, \u00e8 anche un cinema d\u2019ambiente, cos\u00ec come esiste la musica d\u2019ambiente. Nora (Greta Lee) e Hae Sung (Teo Yoo) sono due ragazzi profondamente legati, ma a un certo punto la vita li divide radicalmente, come se in una storia di fantascienza \u2013 a cui la cineasta si richiama esplicitamente \u2013 ci fosse stata una frattura e due universi paralleli si incrociassero, generando in maniera del tutto imprevista una storia altra, una rottura netta rispetto alla linearit\u00e0 temporale conosciuta. Se si considera questo, la sequenza della parte iniziale, in cui i due protagonisti si salutano prendendo strade opposte \u2013 quella di lei tutta in salita \u2013 acquisisce un senso pi\u00f9 sottile e profondo di quanto una metafora didascalica lascerebbe intendere a prima vista. Cos\u00ec come la melassa retorica o di maniera, in agguato perch\u00e9 la cineasta si muove su un filo molto sottile come un\u2019equilibrista, \u00e8 sempre evitata: fin dall\u2019inizio, Nora e Hae Sung, ancora dodicenni, si dicono gi\u00e0 in faccia le cose con una franchezza un po\u2019 cruda. E gi\u00e0 si percepisce l\u2019ansia della riuscita e dell\u2019oppressione sociale che, sottotraccia, attraversa un film dominato dalla dimensione intima.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;altro \u00e8 l&#8217;ennesimo capolavoro di un autore che stupisce sempre:&nbsp;<strong>Wim Wenders<\/strong>. Il titolo&nbsp;<em><strong>\u00abPerfect days\u00bb<\/strong><\/em>,&nbsp; che racconta di un umile addetto.alla pulizia dei cessi, le \u00abgiornate perfette\u00bb di Hirayama come una quieta affermazione di dignit\u00e0 quotidiana. L&#8217;uomo svolge il suo lavoro con gesti precisi ed essenziali, accogliendo l&#8217;occasionale contatto umano (anche nella forma anonima di una partita a tris proposta su un foglietto) con generosit\u00e0 e rispetto. Tutto in lui \u00e8 rimasto analogico, come le musicassette che ascolta o la macchina fotografica i cui rullini vanno fatti sviluppare, e le fotografie vengono collezionate in scatole numerate che archiviano la nostalgia del tempo che passa. La concezione architettonica di Wenders incastona la figura umana in spazi ben squadrati e confinanti (a cominciare dal formato 4:3 che ad un certo punto diventa quello ancora pi\u00f9 ristretto dell&#8217;inquadratura da cellulare), e in una Tokyo in cui il sole sorge (non a caso siamo nel Paese del Sol Levante\u00bb) accompagnato dalla canzone perfetta (The House of the Rising Sun). La fotografia nitida e precisa di&nbsp;<strong>Franz Lustig<\/strong>&nbsp;accompagna il ritratto della serena e composta solitudine di un uomo che sa di appartenere ad un&#8217;altra epoca e che ha fatto pace con i suoi errori del passato.&nbsp;<strong>Koji Yakuso<\/strong>, che alcuni ricorderanno in&nbsp;<em>Babel<\/em>&nbsp;di Alejandro Inarritu ma anche ne Il terzo omicidio di Hirokazu Kore&#8217;eda o The Eel di Imamura Shohei, \u00e8 lo straordinario interprete di questo film quasi muto che si snoda in purezza attraverso uno sguardo contemplativo ma mai artefatto. A lui l&#8217;Oscar quale migliore attore 2023. Ancora una volta: buona visione.<\/p>\n\n\n\n<p>Per chi ama anche leggere di cinema e per chi crede che esso, nel bene e nel male, celi intenti gnostici una chiosa finale.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPillola rossa o pillola blu?\u00bb \u00e8 l\u2019arcinota domanda posta da Morpheus a Neo in&nbsp;<em>Matrix<\/em>. Il film \u00e8 del 1999: quell\u2019anno esce anche eXistenZ di Cronenberg, affine al capolavoro dei fratelli Wachowski per tematiche e atmosfere, che ci parla sempre di una realt\u00e0 vera e una simulata. Al di l\u00e0 delle sfumature, a risuonare \u00e8 sempre la stessa domanda: come facciamo a sapere che il mondo in cui viviamo \u00e8 quello vero? I film escono a un anno dalla fine del XX secolo, rappresentandone in qualche modo l\u2019epilogo. Il martoriato \u201csecolo breve\u201d delle ideologie opta cos\u00ec per una via alternativa, proponendo all\u2019uomo una fuoriuscita dalla Storia: \u00abPillola rossa o pillola blu?\u00bb. Che in Matrix significa: continuare a vivere in un mondo irreale oppure svegliarsi alla vera vita? Mobilitato dalle teologie politiche e dai totalitarismi, \u00e8 ora l\u2019uomo a dover compiere una scelta, secondo un retaggio che affonda le proprie radici in un passato molto lontano e che ci costringe a guardare alla Storia in modo radicalmente diverso. E tutto questo avviene nei prodotti cosiddetti \u201cdi massa\u201d. Un paradosso? Fino a un certo punto.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo storico delle religioni&nbsp;<strong>Mircea Eliade&nbsp;<\/strong>ci ha insegnato a trovare nelle produzioni contemporanee patterns di tipo spirituale, tracce di archetipi che si manifestano periodicamente, spesso riemergendo nei modi pi\u00f9 disparati e imprevedibili. \u00c8 lo stesso intento che anima&nbsp;<em>Pillola rossa o Loggia Nera?<\/em>&nbsp;di&nbsp;<strong>Paolo Riberi<\/strong>, uscito per Lindau nel 2017.&nbsp; Il testo, che sonda la Settima Arte in cerca di tematiche gnostiche, presenti in film e serie tv a volte secondo una precisa intenzione dei registi, altre un po\u2019 meno, riflettendo tematiche ben presenti nell\u2019Inconscio Collettivo. La chiave di volta \u00e8 l\u2019idea che le vecchie teorie della gnosi si affaccino oggi sul grande schermo: \u00abDopo un conflitto millenario con il cristianesimo, questo antico pensiero religioso trova spazio in molte opere cinematografiche\u00bb. Una mitologia nascosta \u2013 e nemmeno troppo bene \u2013 che si riflette in trame e personaggi, \u00abraccontata in maniera approfondita e sistematica, utilizzando i moderni linguaggi della fantascienza, del noir, del fantasy e persino dell\u2019horror\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Non che ci\u00f2 sia appannaggio del cinema. Solo concentrandoci sulla letteratura \u201cdi genere\u201d, impossibile ignorare le tracce gnostiche presenti nei romanzi di&nbsp;<strong>Philip K. Dick&nbsp;<\/strong>e nella trilogia cosmica di&nbsp;<strong>C. S. Lewis&nbsp;<\/strong>(Lontano dal pianeta silenzioso, Perelandra e Quell\u2019orribile forza), con il suo sistema di divinit\u00e0 planetarie, cos\u00ec come in V per Vendetta di&nbsp;<strong>Alan Moore<\/strong>, che ha dichiarato: \u00abNel fumetto originale pu\u00f2 emergere qualche sfumatura di gnosticismo\u00bb. L\u2019anarchia di cui si parla nel fumetto \u2013 parola di Moore \u2013 ha anche \u00abun aspetto spirituale: ritenevo contenesse una grande carica di romanticismo, ed ero molto interessato all\u2019occulto e alle idee gnostiche\u00bb. Tra parentesi la sceneggiata \u00e8 dei fratelli (sorelle) Wachowski.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma quali sono i principi fondamentali della gnosi, ereditati da film e serie tv?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In primis, l\u2019esistenza di una pluralit\u00e0 di mondi e l\u2019idea che il nostro sia una prigione custodita da un Demiurgo e dai suoi subalterni, gli Arconti. Se l\u2019umanit\u00e0 ne \u00e8 generalmente all\u2019oscuro, diversamente vanno le cose per il prescelto gnostico, il quale, a seguito di rivelazioni ottenute spesso grazie a esperienze sovrannaturali, si risveglia al mondo vero, compiendo un cammino di liberazione interiore. Ecco i filtri usati da&nbsp;<strong>Riberi<\/strong>&nbsp;per elaborare un atlante della \u201cgnosi pop\u201d, una geografia alternativa che include alcuni tra i film pi\u00f9 visti degli ultimi vent\u2019anni: da Jupiter dei&nbsp;<strong>fratelli Wachowsk<\/strong>i a Dark City, da&nbsp;<strong>Donnie Darko<\/strong>&nbsp;a Ghost in the Shell, fino al visionario Eraserhead di&nbsp;<strong>David Lynch<\/strong>, dal \u201crisveglio\u201d degli androidi di Westworld allo stato sonnambulico di&nbsp;<strong>Jim Carrey-Truman<\/strong>&nbsp;(True man), ispirato al romanzo di Philip K. Dick Tempo fuor di sesto.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma il piatto forte del libro \u00e8 sicuramente il capitolo dedicato alla temibile Loggia Nera che si affaccia nella sinistra cittadina di Twin Peaks raccontata da&nbsp;<strong>David Lynch<\/strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Mark Frost<\/strong>. Una sorta di non-luogo in cui esseri immateriali si spostano da un piano della realt\u00e0 all\u2019altro, insinuandosi nella mente degli ignari abitanti e costringendoli alle peggiori nefandezze, spesso utilizzando come medium elettricit\u00e0 o animali (\u00abI gufi non sono quel che sembrano\u00bb rivelava il Gigante al leggendario Dale Cooper, alter ego di Lynch stesso). Sono gerarchie di spiriti che ricordano (come ha scritto Roberto Manzocco nel suo purtroppo introvabile Twin Peaks e la filosofia) gli Arconti della gnosi. Si annidano nell\u2019oscurit\u00e0 delle foreste, ma possono essere visti da personaggi dotati di un certo occhio interiore \u2013 come la \u201cDonna Ceppo\u201d, che parla per conto di un pezzo di legno. In Io vedo me stesso, Lynch ha rivelato trattarsi di una medium, e quel pezzo di legno altro non \u00e8 che il suo \u201cspirito guida\u201d. Come sanno tutti i fan della serie, la cittadina di Twin Peaks \u00e8 in balia di due luoghi onirici, la Loggia Bianca e la Loggia Nera (la \u201cDimora del Limite Estremo\u201d ideata da Mark Frost, che s\u2019ispir\u00f2 agli studi di Dion Fortune), abitata da uno spettrale nano che danza e parla al contrario e dai doppi dei protagonisti. Sono luoghi nei quali si pu\u00f2 entrare attraverso varchi spazio-temporali aperti nei boschi che circondano Twin Peaks, e da cui escono oggetti (come il terribile anello di Fuoco cammina con me, prequel della serie), oppure animali e spiriti, appunto.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma Loggia Bianca e Loggia Nera sono precedute da una Stanza Rossa: per chi abbia dimestichezza con l\u2019Alchimia, inutile segnalare come questi siano i colori che simboleggiano i tre stadi dell\u2019Arte Regia, nigredo, albedo e rubedo\u2026 Nella prima fase \u2013 l\u2019Opera al Nero, la Notte dell\u2019Anima che folgor\u00f2&nbsp;<strong>Carl Gustav Jung<\/strong>&nbsp;\u2013 avviene la dissoluzione dell\u2019individualit\u00e0, la disgregazione delle certezze. Ebbene, nella Loggia Nera ogni personaggio incontra la propria parte oscura \u2013 l\u2019ombra, direbbe sempre Jung. Con la quale occorre riconciliarsi. Parola di David Lynch: \u00abRaggiungere lo spirito divino attraverso la conoscenza della combinazione degli opposti. \u00c8 questo il nostro viaggio\u00bb. Interpretazioni azzardate? Basterebbe dare un\u2019occhiata al curriculum dei due registi di Twin Peaks\u2026&nbsp;<strong>David Lynch<\/strong>&nbsp;pratica la Meditazione Trascendentale, creata e portata in Occidente da Maharishi Mahesh Yogi (il guru dei Beatles, per capirci). Una pratica non priva di legami con le sue varie attivit\u00e0, come ha rivelato lui stesso: \u00abIl programma di Meditazione Trascendentale che pratico da anni ha svolto un ruolo fondamentale per il mio lavoro nell\u2019ambito del cinema e della pittura e di ogni sfera della mia vita; \u00e8 stato un modo per immergermi in acque sempre pi\u00f9 profonde\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Parola di un gigante del cinema.<\/p>\n\n\n\n<p>Ah, dimenticavo. C&#8217;\u00e8 anche qualcosa da non vedere:&nbsp;<em><strong>Borderlands&nbsp;<\/strong><\/em>(uscito in questi giorni) che \u00e8 un insulto ai gamer, a chi ama il cinema, e a tutte le forme di vita organica. Si potrebbe dire che questo \u00e8 semplicemente il peggior film tratto da un videogioco di sempre, ma anche cos\u00ec non sarebbe abbastanza. E di mezzo ci va pure la (brava)&nbsp;<strong>Cate Blanchett<\/strong>. Il livello di qualit\u00e0 dei film tratti dai videogiochi \u00e8 sempre stato incredibilmente basso, e il motivo per cui queste trasposizioni da schermo a schermo siano cos\u00ec difficili da realizzare \u00e8 un argomento per un altro giorno.&nbsp;<em>Borderlands<\/em>&nbsp;non soffre solo delle solite difficolt\u00e0 nel trasportare qualcosa di enormemente popolare da un medium all\u2019altro, sperando che la maggior parte degli elementi amati e vitali non si perda nella traduzione. \u00c8, senza mezzi termini, un terribile spreco di tempo, talento e pixel. Neanche il piacere di vedere&nbsp;<strong>Cate Blanchett<\/strong>&nbsp;roteare pistole e fare a botte riesce a salvare questo film.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0Carlo Di Stanislao Agosto al cinema, annotazioni e spigolature&nbsp; (con un po&#8217; di oscuro)di&nbsp;Carlo Di Stanislao \u00ab&nbsp;Oh, che bel sole [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[33,10],"tags":[],"class_list":["post-59863","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-espectaculo","category-italiano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/59863","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=59863"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/59863\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=59863"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=59863"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=59863"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}