{"id":6023,"date":"2019-03-23T10:25:32","date_gmt":"2019-03-23T10:25:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=6023"},"modified":"2019-03-23T10:25:32","modified_gmt":"2019-03-23T10:25:32","slug":"attualita-dellutopia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=6023","title":{"rendered":"Attualit\u00e0 dell&#8217;Utopia"},"content":{"rendered":"<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-6023 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=6024'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Mario-Setta-1-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure>\n\t\t<\/div>\n\n<p class=\"western\" align=\"center\">ATTUALIT\u00c0 DELL\u2019UTOPIA<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\">di <b>Mario Setta<\/b><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">L\u2019<b>utopia<\/b> \u00e8 come l\u2019araba fenice. Un uccello che viveva cinquecento anni, moriva e rinasceva dalle sue stesse ceneri. Anche l\u2019utopia muore e rinasce. Senza di essa, gli uomini resterebbero fermi. Come nella descrizione che ne fa <b>Eduardo Galeano<\/b>: \u201cLei sta all\u2019orizzonte. Mi avvicino di due passi; lei si allontana dieci passi pi\u00f9 in l\u00e0. Per quanto io cammini, non la raggiunger\u00f2 mai. Quindi, a che serve l\u2019utopia? Serve a questo: a camminare\u201d.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">D\u2019altronde, l\u2019ideatore della parola \u201cUtopia\u201d, <b>Thomas More<\/b>, applica il neologismo ad un\u2019isola immaginaria: \u201cMi vergogno quasi di ignorare in qual mare sia l\u2019isola di cui ho esposto tante cose\u201d. Non esistendo, Thomas More si lancia a galoppo della fantasia. Il libro di More, come quello del suo amico <b>Erasmo da Rotterdam<\/b> sull\u2019educazione del principe cristiano, voleva essere una risposta alle idee espresse qualche anno prima nel \u201cPrincipe\u201d da <b>Niccol\u00f2 Machiavelli<\/b>. Se per quest\u2019ultimo, il nocciolo della politica \u00e8 \u201cla verit\u00e0 effettuale\u201d, prescindendo dalla morale, per More ed Erasmo il comportamento etico deve stare al vertice: onest\u00e0, giustizia, coerenza sono princ\u00ecpi imprescindibili.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">La politica dipende dalla morale. Una teoria che <b>Norberto<\/b> <b>Bobbio<\/b> definiva \u201cmonismo rigido\u201d. <b>Thomas More<\/b>, con quel suo accentuato <i>humour<\/i> tipicamente inglese, sembra divertirsi nel descrivere la vita nell\u2019isola di <b>Utopia<\/b>. Ma c\u2019\u00e8 un problema che gli sta particolarmente a cuore: la comunione dei beni. \u201c\u00c8 sicuro che far sparire del tutto la miseria non \u00e8 possibile; ma ben la si potrebbe alleviare un pochino, bisogna ammetterlo. Evidentemente si potrebbe stabilire che nessuno possegga al di l\u00e0 di una determinata quantit\u00e0 di terra, e fissare per legge la ricchezza in denaro di ciascuno\u201d.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><a name=\"_GoBack\"><\/a> Non pensava certamente che si dovessero adoperare i metodi che in seguito user\u00e0 <b>Stalin<\/b>, massacrando i piccoli proprietari terrieri russi, i <b>kulaki<\/b>. Cinque milioni di morti. Per <b>Thomas More<\/b> erano ben diversi i metodi. Una specie di economia keynesiana ante litteram. Un \u201c<i>Welfare State<\/i>\u201d tra iniziativa privata e intervento statale, tra diritti dell\u2019individuo ed esigenze della societ\u00e0. Oggi, il liberismo della <i>new-economy<\/i> ha prodotto in pochissimo tempo l\u2019accentramento in poche mani del capitale mondiale. \u201cSembrava che il nuovo sistema economico &#8211; ha scritto <b>Joseph Stiglitz<\/b> &#8211; avrebbe portato i Paesi poveri ad una prosperit\u00e0 senza precedenti. Senza precedenti, invece, \u00e8 stata la povert\u00e0 in cui sono sprofondati\u201d.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Secondo il pi\u00f9 famoso e pi\u00f9 seguito storico ebreo, <b>Yuval Noah Harari<\/b>, che ha studiato Storia a Oxford e insegna all\u2019Universit\u00e0 di Gerusalemme, la storia segue una direzione, un\u2019inesorabile tendenza all\u2019unit\u00e0. Come se il cammino ultramillenario dell\u2019<i>Homo Sapiens <\/i>si ripetesse nelle varie fasi temporali. Il rapporto tra specie umana ed economia globale crescer\u00e0 ancora, ma aumenter\u00e0 il numero delle persone che saranno nella fame e nel bisogno. Ha quindi un gran valore la questione del reddito minimo universale, perch\u00e9 \u00e8 \u00abinconcepibile che le 100 persone pi\u00f9 ricche del mondo possiedano pi\u00f9 del patrimonio complessivo di 4 miliardi di persone povere. Possiamo non amare il capitalismo \u2013 afferma Harari \u2013 ma non possiamo vivere senza di esso\u00bb.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Oggi, la povert\u00e0, non riguarda solo i Paesi poveri. Riguarda anche i cosiddetti Paesi ricchi. I poveri in tali Paesi aumentano in progressione geometrica. La ricchezza viene accumulata nelle mani di pochi. Che diventano straricchi. Mai come oggi \u00e8 drammaticamente lacerante quel grido del papa <b>Paolo VI<\/b> nella \u201c<i>Populorum Progressio<\/i>\u201d: \u201cI ricchi diventano sempre pi\u00f9 ricchi e i poveri sempre pi\u00f9 poveri\u201d.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">La disoccupazione galoppante, con l\u2019avvento delle nuove tecnologie informatiche, riduce al lastrico numerose famiglie. L\u2019analisi di <b>Jeremy Rifkin<\/b>, contenuta in un famoso best seller dal titolo \u201c<i>La fine del lavoro<\/i>\u201d, di vari anni fa, appare profetica. Rifkin proponeva un \u201csalario sociale\u201d, un \u201creddito minimo garantito\u201d, come augurabile da Harari, e come sembra volersi realizzare parzialmente in Italia con la proposta del \u201creddito di cittadinanza\u201d, a fronte di numerose riserve sia di carattere economico e sia di ordine socio-psicologico, come quelle sollevate dal Comitato Scientifico delle Settimane Sociali dei Cattolici Italiani, secondo cui \u201csarebbe enorme il rischio di aumentare queste forme di cittadinanza non solo passiva, ma anche parassitaria nei confronti dello Stato\u201d.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Nel terzo libro del \u201c<i>Capitale<\/i>\u201d, <b>Marx<\/b> scrive: \u201cIl regno della libert\u00e0 comincia soltanto l\u00e0 dove cessa il lavoro determinato dalla necessit\u00e0\u2026 Al di l\u00e0 del regno della necessit\u00e0 comincia [\u2026] il vero regno della libert\u00e0\u2026\u201d. Ecco, l\u2019utopia marxista, rimasta solo a parole: \u201cOgnuno secondo le sue capacit\u00e0, ad ognuno secondo i suoi bisogni\u201d. Un fallimento, anche se le stesse parole si trovano nei primi capitoli degli Atti degli Apostoli, che descrivono la prima comunit\u00e0 cristiana come comunit\u00e0 di cuori e di beni (4.32-35)<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Oggi le macchine sostituiscono il lavoro degli uomini e l\u2019informatica con l\u2019algoritmo riesce a controllare la vita, i sentimenti e perfino i pensieri degli uomini. <b>Eric Fromm<\/b>, anni fa, ha lanciato una proposta-shock: garantire a tutti i cittadini un salario-base, perch\u00e9, in tal modo, ognuno sceglierebbe di lavorare liberamente, con creativit\u00e0 e con piacere, presupponendo come postulato che \u201clavorare\u201d \u00e8 una dimensione vitale dell\u2019uomo.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Forse per questo, come ricorda <b>Yuval Noah Harari<\/b> nel suo ultimo libro: \u201c<i>21 Lezioni per il XXI secolo<\/i>\u201d, anche <b>Mark Zuckeberg<\/b>, il 16 febbraio 2017, ha lanciato un manifesto sulla necessit\u00e0 di costruire una comunit\u00e0 globale, ricorrendo all\u2019uso di <b>Facebook<\/b>, con oltre due miliardi di utenti. Ma se la filosofia aziendale di Facebook \u00e8 quella di stimolare la gente a passare sempre pi\u00f9 tempo <i>online <\/i>rischia di deformare intelligenze e coscienze. Mentre sarebbe opportuno incoraggiare le persone a connettersi quando necessario e per un tempo limitato alle reali esigenze. Uomini e macchine non possono non essere strettamente collegati, perch\u00e9 non si potrebbe sopravvivere se non connessi alla rete. L\u2019uomo, quindi, dovr\u00e0 appellarsi all\u2019intelligenza in quanto capacit\u00e0 di risolvere i problemi e alla coscienza in quanto capacit\u00e0 di provare sentimenti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ATTUALIT\u00c0 DELL\u2019UTOPIA di Mario Setta L\u2019utopia \u00e8 come l\u2019araba fenice. 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