{"id":6087,"date":"2019-04-01T11:51:29","date_gmt":"2019-04-01T11:51:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=6087"},"modified":"2019-04-01T11:51:29","modified_gmt":"2019-04-01T11:51:29","slug":"laquila-dieci-anni-dal-terremoto-del-2009-di-luigi-fiammata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=6087","title":{"rendered":"L\u2019Aquila, dieci anni dal terremoto del 2009 &#8211; di Luigi Fiammata"},"content":{"rendered":"<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-6087 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=6088'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/LAquila-dal-cielo-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=6089'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Luigi-Fiammata-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure>\n\t\t<\/div>\n\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">1 aprile 2019<\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><span style=\"font-size: x-large;\"><b>L\u2019Aquila, dieci anni dal terremoto del 2009<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">di <\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><b>Luigi Fiammata<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">L\u2019AQUILA &#8211; Il terremoto segna una scissione nel senso comune dei cittadini. A L\u2019Aquila, tutto si definisce indicandone le condizioni, prima e dopo il terremoto. Eppure, non \u00e8 possibile comprendere i processi attivati dal post sisma, e le attuali condizioni della citt\u00e0, se non si tiene conto della permanenza, e degli effetti, delle dinamiche che caratterizzavano la citt\u00e0, prima del 6 aprile 2009. La Destra ha governato L\u2019Aquila dal 1998 al 2007, minandone in profondit\u00e0 l\u2019impianto urbano, attraverso il ricorso ad una pluralit\u00e0 di forme di edilizia contrattata e condividendo, con il Centrosinistra, l\u2019attenzione alla preminenza degli interessi degli imprenditori edili locali. La Cassa di Risparmio locale ha sostenuto questo intreccio tra impresa edile e politica, anche oltre il legittimo, e, anche per questo, entrata in sofferenza, \u00e8 stata poi acquisita, dopo il sisma, da una azienda di dimensione nazionale, che ha presto spostato altrove i centri decisionali e che molto debolmente sostiene oggi le imprese del territorio. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">Prima del sisma, L\u2019Aquila si identificava col suo Centro Storico, che era area direzionale, e di pregio monumentale, luogo principe della socialit\u00e0 cittadina e luogo d\u2019elezione della rendita immobiliare che approfittava della vasta presenza di studenti universitari fuori sede, cui era affittato, spesso fuori regola, un costruito privo di condizioni di sicurezza. Le periferie erano preda di assalti selvaggi al paesaggio da parte di una edilizia senza pregio, e senza spazi pubblici, che in molti luoghi sommava, e somma ancora oggi, la presenza contemporanea di insediamenti abitativi disorganici, con capannoni industriali, vuoti, costruiti perch\u00e9 una Legge Regionale ne favoriva l\u2019edificazione senza vincoli, privilegiandone la sola rendita fondiaria e disinteressandosi di un vero impiego produttivo o di servizio. Le frazioni della citt\u00e0, che prima del fascismo avevano dimensione comunale autonoma, erano rimaste un sistema distante e disorganico rispetto all\u2019area urbana, avviato a trasformarsi lentamente in periferia senza pi\u00f9 anima. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">A luglio del 2008, venne arrestato il Presidente della Giunta Regionale Ottaviano Del Turco, insieme ad alcuni dei suoi Assessori. E furono indette nuove elezioni, che, a dicembre, videro la Destra riprendere il controllo della Regione. L\u2019intervento della Magistratura apr\u00ec l\u2019ennesima crisi della legalit\u00e0, e della credibilit\u00e0 della classe politica in Abruzzo, sul terreno della Sanit\u00e0, che sarebbe stato decisivo per definire una stagione di nuovo, universale, efficiente ed efficace welfare in un una regione caratterizzata da un territorio difficile, in larga parte montuoso, e dalla viabilit\u00e0 disagevole; soggetto a forti processi di invecchiamento della popolazione e di spopolamento delle aree interne. La Sanit\u00e0 pubblica invece, \u00e8 stata oggetto di un continuo ed indiscriminato taglio delle risorse e dei servizi, senza neppure ridefinirne correttamente il rapporto con la Sanit\u00e0 privata o convenzionata, ma anzi, perpetuando ed accrescendo sprechi e dinamiche clientelari e baronali. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">Buona parte della classe dirigente locale, e regionale, \u00e8 composta da medici, in tutti gli schieramenti politici. Gruppi di potere, spesso trasversali e perfettamente adattati alla prevalenza ormai ideologicamente acquisita delle ragioni del mercato, sul bisogno di Salute, si disputano il capitolo \u201cSanit\u00e0\u201d, quello pi\u00f9 ricco in assoluto dell\u2019intero bilancio regionale. L\u2019intreccio tra costi della Sanit\u00e0 e irresponsabilit\u00e0 della politica e dell\u2019amministrazione, ha toccato il suo culmine subito dopo il sisma del 2009, quando la Giunta Regionale di Destra ha sottratto alla ASL aquilana 47 milioni di euro &#8211; erogati dall\u2019assicurazione sottoscritta contro il danno per il terremoto, e che avrebbero dovuto essere utilizzati per ricostruire gli immobili danneggiati dal sisma &#8211; per allentare le sofferenze del bilancio regionale al limite del dissesto; l\u2019Ospedale aquilano, cos\u00ec, a dieci anni dal sisma, ancora non \u00e8 stato del tutto ricostruito e una parte strategica della citt\u00e0, l\u2019intera collina prospiciente la Basilica di Collemaggio, con i suoi numerosi edifici dell\u2019ex manicomio, della Direzione Sanitaria e dei Distretti sanitari territoriali, \u00e8 in totale abbandono, mentre la ASL, proprietaria dei luoghi, paga fior di affitti ai costruttori locali per le sue sedi \u201cprovvisorie\u201d. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">A settembre del 2008 iniziarono ad avvertirsi i primi segnali, a livello nazionale, della terribile crisi economica, che, iniziata con la bancarotta della finanza statunitense, \u00e8, ancora oggi, non riassorbita dall\u2019economia mondiale. A L\u2019Aquila la crisi impatta su un territorio che, nel 1994, con il primo governo Berlusconi, \u00e8 stato espulso, prima della naturale scadenza, dal sistema di sostegno straordinario dell\u2019Europa per il Mezzogiorno e che ha appena subito colpi terribili dalla riorganizzazione del sistema delle imprese a Partecipazione Statale, un tempo nerbo di una presenza industriale importante, nella produzione e nei servizi per le Telecomunicazioni, anche spaziali e per la Difesa, oltre che nelle industrie elettroniche specificamente vocate ai sistemi d\u2019arma. Un intero settore industriale, con migliaia di occupati di cui oltre il 50% donne, con le sue competenze e professionalit\u00e0 pregiate, viene totalmente cancellato dai processi di privatizzazione insensati e gestiti solo nell\u2019ottica del rientro dal debito pubblico in previsione dell\u2019ingresso dell\u2019Italia nell\u2019area dell\u2019euro. Per la prima volta nella storia repubblicana della citt\u00e0, \u00e8 impossibile alla politica locale intervenire nei processi economici, la cui portata, e la cui origine, \u00e8 troppo lontana e ampia, perch\u00e9 possa essere condizionata. La mancata percezione di questa debolezza strutturale del sistema locale, da parte delle maestranze interessate, della politica locale, della citt\u00e0 complessivamente e di larga parte del Sindacato territoriale, lascia sul terreno la sensazione di una violenta e inspiegabile ingiustizia subita, che non consente di organizzare risposte e alternative credibili, ma solo la ricerca di capri espiatori. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">La citt\u00e0 quindi, alla vigilia del sisma, vive una situazione di forti disequilibri, tra Centro e Periferia, tra Occupati e Espulsi dai luoghi di lavoro; tra poteri locali indeboliti, frammentati nelle competenze e messi in competizione tra loro dalla improvvida riforma \u201cfederalista\u201d di Bassanini e poteri nazionali e globali. Vive una profonda crisi di prospettiva, avendo investito molto di s\u00e9 stessa nella formazione e nell\u2019alta formazione, ma ritrovandosi improvvisamente quasi del tutto priva di sbocchi credibili per i giovani che contribuiva ad istruire. L\u2019Aquila \u00e8 segnata dai processi di marginalizzazione delle aree interne del Paese e vede accentuare la propria passivizzazione, poich\u00e9 la fonte preponderante di sostentamento \u00e8 il flusso di risorse pubbliche verso la citt\u00e0, con gli stipendi alla diffusa classe di lavoratori pubblici di un capoluogo di Regione &#8211; ivi comprese le scuole d\u2019ogni ordine e grado e una Universit\u00e0 che contava oltre ventimila iscritti &#8211; con le pensioni erogate ad una popolazione che invecchia e che ha visto, prima del tempo, porre in quiescenza migliaia di persone prima impegnate nell\u2019industria, con il sostegno generalizzato alle numerose, ricche di storia preziosa e qualificate Istituzioni culturali cittadine.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">E poi arriva il trauma. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">Il terremoto dell\u2019Aquila, da subito, diviene innanzitutto una rappresentazione mediatica. La citt\u00e0 \u00e8 raccontata dai mezzi di comunicazione di massa, dalla televisione in special modo, con una capacit\u00e0 di drammatizzazione enorme e secondo una precisa e attenta scansione sceneggiata. Mentre i cittadini vengono obbligati, in massa, ad abbandonare la citt\u00e0, \u00e8 messo in atto, subito, un percorso che non deve ripetere le scansioni temporali che hanno caratterizzato altre tragedie nazionali. La tripartizione di \u201cgestione dell\u2019emergenza \u2013 transizione \u2013 ricostruzione\u201d, \u00e8 abolita. Il Presidente del Consiglio non pu\u00f2 permettersi che L\u2019Aquila sia esposta allo stesso modo in cui le sue televisioni hanno mostrato, puntualmente e per ragioni di opportunit\u00e0 politica, il terremoto in Umbria: la presenza nei telegiornali, delle immagini, ad ogni ricorrenza, degli stenti delle \u201cFestivit\u00e0 nei container\u201d, per i terremotati, non pu\u00f2 essere consentita. La fase di transizione \u00e8 perci\u00f2 cancellata e con essa anche la possibilit\u00e0 di sedimentare un racconto condiviso della tragedia nella popolazione. E di costruire una riflessione seria e capace di traguardare il futuro, sui caratteri e la qualit\u00e0 della ricostruzione di un Capoluogo di Regione, la cui distruzione e recisione di tutti i gangli sociali, economici, relazionali, direzionali e di elaborazione, \u00e8 subitanea e totalmente inedita nella storia del Paese. La volont\u00e0 di \u201cdare un tetto\u201d in tempi rapidissimi a decine di migliaia di persone \u00e8 assolutamente lodevole e innovativa. La proposta del \u201cProgetto C.A.S.E.\u201d tramortisce l\u2019intero Centrosinistra al governo della citt\u00e0, e le forze sociali, e ne sancisce l\u2019afasia anche col prolungamento strumentale dei poteri commissariali, in varie forme, fino al dicembre del 2012. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">Il terremoto si trasforma in un grimaldello utile a cambiare i rapporti di potere, e l\u2019equilibrio dei rapporti tra poteri, in Italia.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">La gestione dell\u2019emergenza nella citt\u00e0 \u00e8 caratterizzata dalla sospensione di ogni regola di democrazia. Sin dalla prima Ordinanza post sisma viene sospesa la validit\u00e0, per il territorio colpito dal sisma, di decine e decine di leggi di indirizzo e controllo dell\u2019intervento pubblico: ad esempio, tutto il codice degli Appalti; tutto il magistero di controllo della Corte dei Conti; tutta la normativa sul trasporto dei rifiuti, anche tossici, speciali e pericolosi; persino la legge sulla trasparenza degli atti della Pubblica Amministrazione \u00e8 abolita, a L\u2019Aquila, tra l\u2019altro. E\u2019 qui che si innesta il tentativo di trasformare la Protezione Civile in una Societ\u00e0 per Azioni cui affidare la realizzazione di tutte le Grandi Opere Pubbliche, in regime di emergenza, anche sotto il profilo della gestione dell\u2019ordine pubblico, e che \u00e8 bloccato solo quando emergono gli scandali delle \u201ccene galanti\u201d nella residenza del Presidente del Consiglio dei Ministri. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">Un fiume di risorse finanziarie, un mare di persone mobilitate per L\u2019Aquila, un oceano di solidariet\u00e0 vera, nazionale, e internazionale, talora raccontati e amplificati dai canali televisivi e dalla carta stampata, non ancora sottoposta all\u2019attacco dei Social Media, rendono indicibile il dissenso. Nessuna discussione fu possibile, e neppure oggi lo \u00e8, in realt\u00e0, riguardo l\u2019impatto del Progetto C.A.S.E. sulla realt\u00e0 cittadina. Da ottobre del 2009, il Progetto C.A.S.E. ospita confortevolmente e dignitosamente, fatto salvo qualche crollo negli ultimi anni, migliaia di aquilani spossati dal sisma e da mesi di lontananza fisica dalla citt\u00e0. Ma oggi tende a trasformarsi in residenza riservata a fasce marginali della popolazione: il rischio di doversi confrontare con dei ghetti \u00e8 altissimo, gi\u00e0 ora. I veri costi del Progetto C.A.S.E. sono un mistero, mentre non lo sono le fonti che ne finanziarono la realizzazione: il Fondo Europeo di Solidariet\u00e0 per le calamit\u00e0 naturali fu praticamente impiegato per intero, e, pertanto, il \u201cmerito\u201d della realizzazione del Progetto C.A.S.E., andrebbe almeno diviso con l\u2019Unione Europea e non essere oggetto di vanto esclusivo del Presidente del Consiglio dei Ministri dell\u2019epoca.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">Il ricorso alle risorse dell\u2019Unione, inoltre, vincola il destino futuro dei diciannove \u201cquartieri\u201d sparsi per il territorio comunale: essi devono restare strutture \u201ctemporanee\u201d, ma i cui costi, in realt\u00e0, per l\u2019abbattimento e il ripristino del territorio, nessuno sosterr\u00e0 mai. E quelle \u201cstrutture temporanee\u201d non possono generare \u201cutili\u201d per il Comune, divenutone nel frattempo il proprietario, che pertanto non pu\u00f2 alienarli a soggetti utilizzatori che avrebbero tutto l\u2019interesse a mantenerne intatta ogni funzionalit\u00e0. Si \u00e8 taciuto per anni che la quantit\u00e0 di risorse necessaria ad una vera manutenzione di quei complessi residenziali, non \u00e8 realisticamente sostenibile dal solo bilancio del Comune di L\u2019Aquila, che, peraltro, soffre fino al limite del collasso finanziario per i mancati introiti derivanti dall\u2019evasione del pagamento delle bollette per le utenze (tutte formalmente in capo al Comune proprietario), che tantissimi inquilini del Progetto C.A.S.E. hanno praticato e praticano, talvolta per vero bisogno, molto pi\u00f9 spesso per intollerabile cinismo, tutt\u2019oggi; spesso irresponsabilmente spalleggiati da quasi tutte le formazioni politiche che hanno cavalcato, secondo le convenienze elettorali del momento, una demagogica idea di \u201cassistenza totale\u201d. La citt\u00e0 militarizzata e quasi interamente svuotata, nel luglio 2009, quando la riunione del G8, con un colpo di teatro, fu spostata dalla Sardegna a L\u2019Aquila, racconta un potere che, purch\u00e9 non sia disturbato ma ubbidito, elargisce con assoluta generosit\u00e0 assistenza e sostegno, e persino una intera estate aquilana di spettacoli d\u2019intrattenimento dal vivo di grande qualit\u00e0, mobilitando il meglio degli artisti italiani, gratuitamente. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">Il territorio comunale, coi suoi nuovi nuclei abitati costruiti in quei mesi, si estende ora lungo l\u2019asse Est-Ovest per oltre trenta chilometri, senza che vi siano le risorse per i corrispondenti necessari servizi pubblici, dal trasporto alla raccolta dei rifiuti, ad esempio, o una dotazione infrastrutturale adeguata, e senza che l\u2019edificazione di questo patrimonio residenziale aggiuntivo abbia contribuito a eliminare l\u2019abusivismo edilizio, che, al contrario, \u00e8 esploso, usando come cavallo di Troia una sciagurata Delibera comunale della Giunta di Centrosinistra. Quell\u2019atto autorizzava la realizzazione di manufatti provvisori in legno nella fase d\u2019emergenza, i cui oneri di urbanizzazione sono stati a totale carico delle risorse pubbliche, e che ha generato poi migliaia di \u201ccasette di legno\u201d (censite, peraltro), abusive persino per i criteri previsti dalla Delibera, ma anch\u2019esse urbanizzate e oggetto oggi dell\u2019attesa di una sanatoria generalizzata, nel cui nome sono stati eletti alcuni consiglieri della Destra vincente alle ultime elezioni comunali. Il patrimonio edilizio abitativo di L\u2019Aquila, senza contare gli insediamenti del Progetto C.A.S.E. capaci di ospitare oltre tredicimila persone, \u00e8 sovradimensionato di circa il 30%, rispetto ai residenti attuali (poco meno di settantamila), anche per le previsioni del Piano Regolatore della citt\u00e0, risalente ai primi anni \u201970, e da allora mai cambiato, se non con interventi in deroga, che immaginava una citt\u00e0 di centoquarantamila abitanti, e estendeva le aree edificabili a quella dimensione demografica. A questa inflazione di appartamenti vuoti s\u2019aggiungono i \u201cpremi di cubatura\u201d, che le Leggi varate dai vari Governi, hanno nel frattempo consentito nella ricostruzione e che hanno generato, anche per questa via, nuova edificazione. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">Il Centrosinistra ha governato la citt\u00e0 dal 2007 al 2017. Nessuno, obiettivamente, pu\u00f2 immaginare che vi fosse una classe dirigente locale preparata alla tragedia e all\u2019incredibile sconquasso che ha colpito la citt\u00e0. Ma quella Amministrazione \u00e8, culturalmente prima che politicamente, corresponsabile dell\u2019attuale conformazione urbana e sociale della citt\u00e0. Quando il Governo del Presidente del Consiglio Berlusconi inizi\u00f2 a discutere la Legge che avrebbe dovuto presiedere alla ricostruzione della citt\u00e0, fu subito chiaro che la quantit\u00e0 di risorse economiche che sarebbe stata posta a disposizione dei cittadini avrebbe reso materialmente impossibile ricostruire L\u2019Aquila, talmente sottodimensionate erano le cifre. Il Centrosinistra, locale e nazionale, guid\u00f2 l\u2019opposizione alle scelte del Governo. La parola d\u2019ordine, che mobilit\u00f2 la citt\u00e0, chiedeva che il danno fosse risarcito al 100%, richiesta assolutamente legittima, e che tutto fosse ricostruito come era e dove era. Come se la ricostruzione di ogni singola abitazione privata, ricostruisse una citt\u00e0. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">Una citt\u00e0 \u00e8 fatta di storia, e di storie. Di relazioni. Di interessi economici e conflitti. Di dinamiche culturali e produttive. Di servizi e di formazione e istruzione. Di luoghi pubblici e d\u2019incontro, di commerci, di attivit\u00e0 amministrative e direzionali. Di emergenze artistiche e ambientali, di luoghi di culto. E tutto \u00e8 unito in uno spazio fisico, ed immateriale, le cui funzioni sono talvolta gerarchizzate, talaltra capaci di convivenza paritaria, ma sempre mutevoli e bisognose d\u2019interpretazione e governo. Non pu\u00f2 essere ridotta una citt\u00e0 alla somma del suo patrimonio immobiliare. Ed invece quelle parole d\u2019ordine hanno reso la ricostruzione un processo eminentemente individuale, familiare, al pi\u00f9; e che si esaurisce nella riparazione della propria abitazione, o delle proprie abitazioni. Il futuro, nelle aspettative degli aquilani, sarebbe stato caratterizzato, semplicemente, dal ritorno allo splendore di un passato idealizzato. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">L\u2019Aquila oggi non ha una identit\u00e0; \u00e8 un vasto spazio disperso, disordinato ed affastellato, congestionato, nel quale si sono formati nuovi poli di attrazione, dopo la perdita di rilevanza del Centro Storico, senza che ne sia stata strutturata, urbanisticamente, l\u2019importanza; che, anzi, grava su infrastrutture assolutamente inadeguate, in aree del tutto prive di spazio pubblico. Tutto l\u2019asse della Strada Statale 17, ad ovest e ad est della citt\u00e0, per esempio. L\u2019Aquila \u00e8 percorsa, di fatto, solo in automobile, anche per brevi distanze; le relazioni sociali vivono quasi solo se strutturate, in orari, in luoghi. La gran parte della citt\u00e0, e delle sue frazioni, \u00e8 vissuta solo per il ritorno alle abitazioni individuali, chiuse, e separate tra loro, dentro un contesto urbano disseminato di recinzioni. L\u2019incontro tra persone avviene in aree interstiziali, o come derivato della frequentazione di luoghi del consumo. L\u2019intero Centro Storico \u00e8 oggi quasi un deserto di presenze stabili; smozzicato e ancora semidistrutto. Privo di una qualsivoglia fisionomia urbana, con la sua alternanza di zone parzialmente ricostruite, anche con immobili ed edifici di pregio storico-architettonico magnificamente rivitalizzati, pur se spesso privi di funzione, e di vastissime aree ancora totalmente ferme al 7 aprile 2009. Nel Centro Storico si concentravano, prima del terremoto, oltre mille attivit\u00e0 di commercio, artigianali e professionali. Ne sono aperte ad oggi, dopo dieci anni dal sisma, un\u2019ottantina circa. Quasi nessuna chiesa ha visto riparati i danni, talora gravissimi, subiti dal terremoto, per il contenzioso aperta dalla Curia, che chiede di essere stazione appaltante unica, e col diritto di affidare i lavori a trattativa privata, in contrapposizione alle scelte del Ministero dei Beni Culturali e alla necessit\u00e0 di gare ad evidenza pubblica. Lo svuotamento del Centro Storico ha generato un imponente processo di ridislocazione delle attivit\u00e0 nelle periferie e nei Nuclei Industriali di Sviluppo, e nessuno, ad oggi, immagina un riuso delle strutture che, probabilmente, nel giro di una decina d\u2019anni, saranno abbandonate per un ritorno nelle aree centrali, prefigurando, in questo modo ulteriori alterazioni e ferite del tessuto urbano. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">I diversi schieramenti politici hanno usato e usano il terremoto per le loro contrapposizioni, fatte anche di strumentalizzazione delle difficolt\u00e0 oggettive e di spregiudicato utilizzo dell\u2019emergenza. La Legge per la ricostruzione della citt\u00e0, del giugno 2009, contiene, ad esempio, la totale liberalizzazione del gioco d\u2019azzardo, anche on line, in Italia, con tutto il suo coinvolgimento potenziale della criminalit\u00e0 organizzata, utilizzando il pretesto che una parte degli introiti derivanti dalla tassazione dell\u2019azzardo &#8211; peraltro questa previsione di Legge non \u00e8 mai stata effettivamente verificata &#8211; sarebbero stati destinati ai processi di ricostruzione della citt\u00e0. Non \u00e8 stato possibile mai, in alcun momento della gestione post sisma, un terreno comune di riflessione, dibattito e decisione tra le varie forze politiche, pur nel permanere delle diverse identit\u00e0. Tra i cittadini che non abbiano subito lutti, l\u2019uso strumentale e propagandistico del terremoto ha alimentato una divisione profonda, fondata in realt\u00e0, pi\u00f9 sulle conseguenze materiali soggettive che la furia della natura e l\u2019indifferenza delle Leggi ha riverberato su ciascuno, che su diverse prospettive progettuali o di senso. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">Ha pesato, enormemente, sui tempi della ricostruzione, la lotta defatigante perch\u00e9 fossero disponibili risorse davvero sufficienti, coronata da sostanziale successo solo nel 2013, col Governo Monti e il Ministro per la Coesione Territoriale Fabrizio Barca. Cos\u00ec come ha pesato enormemente, rendendo la ricostruzione impossibile, la normativa per la gestione dell\u2019emergenza che ha spossessato, in quella fase, la citt\u00e0 delle sue reali possibilit\u00e0 d\u2019intervento. E pesa ancor oggi la normativa che ha stabilizzato le modalit\u00e0 di ricostruzione, comunque estremamente farraginosa, densa di insidie e lacunosa in alcuni punti decisivi; tale da rendere possibili forti disparit\u00e0 di trattamento e arbitrii generalizzati. La ricostruzione dei palazzi di propriet\u00e0 privata danneggiati dal sisma, ad esempio, \u00e8 stata strutturata a partire dalla libera determinazione delle Assemblee condominiali, che hanno il compito di affidare i lavori a tecnici e imprese, sulla base di progetti, posti poi all\u2019attenzione di una speciale struttura pubblica che ne certifica la congruit\u00e0 e assegna le risorse necessarie agli interventi. Le Assemblee condominiali, per\u00f2, non avevano, e non hanno in genere, le competenze tecniche e scientifiche per scegliere una tipologia ricostruttiva piuttosto che un\u2019altra, rispetto alla sicurezza antisismica ad esempio, o per valutare la congruit\u00e0 economica e tecnica di un\u2019offerta, o la solidit\u00e0 finanziaria, la professionalit\u00e0 e competenza di un\u2019impresa piuttosto che di un\u2019altra, producendo per questa via ritardi nei tempi di ricostruzione &#8211; per il fallimento di imprese affidatarie ad esempio &#8211; contenzioso e indeterminatezze. Inoltre, le Assemblee condominiali possono essere state artatamente, ed impunemente, condizionate da relazioni inconfessabili tra progettisti, amministratori di condominio e imprese; non esiste nel nostro Paese, infatti, il reato di corruzione tra privati, e questo pu\u00f2 aver reso possibili innumerevoli malversazioni nell\u2019affidamento di lavori, che talvolta ammontano a milioni di euro anche per un singolo edificio.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">L\u2019alternativa sarebbe stata affidare la ricostruzione privata alla normativa in vigore per gli appalti pubblici, e qualcuno ci aveva anche pensato. Ma questo avrebbe reso totalmente impossibile la ricostruzione della citt\u00e0: prova ne sia che tutti gli edifici di propriet\u00e0 pubblica, comprese le scuole di ogni ordine e grado, danneggiati dal sisma, non sono stati ancora ricostruiti (salvo due o tre importanti eccezioni). Sulle scuole, in particolare, ad agosto del 2009, si consumava una beffa tragica per mano di una circolare interpretativa del Ministero delle Opere Pubbliche, retto allora dal ministro Altero Matteoli, riguardante la Legge sulla ricostruzione di L\u2019Aquila del giugno 2009. Quella Circolare stabilisce, di fatto, che per tutte le scuole della citt\u00e0, che non siano crollate col sisma, ma abbiano resistito sia pur danneggiate, sia sufficiente, perch\u00e9 siano agibili, l\u2019adeguamento alla vecchia normativa antisismica e non invece necessario il massimo tecnologicamente installabile degli accorgimenti costruttivi per resistere a futuri possibili terremoti. Il terremoto di L\u2019Aquila lascia aperto quindi, per lo Stato italiano, il problema di avere una normativa quadro che risolva il nodo di risorse pubbliche gestite liberamente da soggetti privati: che tuteli certo la finanza pubblica da sperperi inaccettabili, ma dia anche certezze di diritto alle popolazioni colpite, sul piano dell\u2019assistenza dovuta e sulle misure del ristoro, e che preveda un certo grado di adattabilit\u00e0 a specifiche condizioni territoriali, soprattutto in merito all\u2019intreccio tra disposizioni urbanistiche vigenti al momento dell\u2019evento e interventi di risposta, per impedire speculazioni o occasione di violazione dei vincoli ambientali e storico-architettonici di un luogo. <\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">*****<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><a name=\"_GoBack\"><\/a> <span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">L\u2019assenza di uno strumento simile, a L\u2019Aquila, ha comportato tra l\u2019altro, uno scontro durissimo sulla figura del Commissario per l\u2019Emergenza che coincideva con il capo del Dipartimento della Protezione Civile. Percepito da una parte della popolazione come il salvatore messianico (e per tutta una lunga fase l\u2019intera classe politica del territorio, senza distinzioni di colore, lo ha omaggiato come se fosse il sovrano benevolo delle azioni di intervento sull\u2019emergenza), e da un\u2019altra parte della popolazione come il prevaricatore tirannico, responsabile peraltro, almeno moralmente, dell\u2019inganno mediatico dalle conseguenze tragiche della riunione della Commissione Grandi Rischi tenutasi a L\u2019Aquila il 31 marzo 2009, che aveva rassicurato la popolazione in merito ai possibili sviluppi dello sciame sismico iniziato a dicembre 2008 e crescente in intensit\u00e0, oggetto di tre gradi di processo, che hanno infine assolto tutti gli imputati, tranne uno. Il terremoto di L\u2019Aquila, anche per questa via, evidenzia la deformazione preoccupante, avvenuta in questi anni, del senso dello Stato; come se essere responsabile nazionale della Protezione Civile non imponesse, di per s\u00e9, il massimo dell\u2019impegno e dell\u2019azione positiva a tutela e salvamento delle popolazioni interessate da calamit\u00e0 naturali, ma consentisse invece, per come il ruolo \u00e8 stato materialmente esercitato, arbitrio graziosamente elargito; le caratteristiche soggettive del titolare di una carica, sostituiscono totalmente e annullano le sue prerogative, e doveri, d\u2019istituzione. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">Per una breve stagione, la citt\u00e0 ha vissuto un importante protagonismo civico che ha combattuto le storture della gestione emergenziale e le ingiustizie che si profilavano a danno della comunit\u00e0, in alcuni momenti con un vasto consenso di popolo, e che ha posto, in alcune sue parti, rilevanti questioni di prospettiva; sul piano del disegno urbano e della qualit\u00e0 dei processi di ricostruzione e sul piano della necessit\u00e0 di coniugare alla ricostruzione fisica un\u2019idea di sviluppo materiale e immateriale del territorio. Tale protagonismo civico, inedito per la citt\u00e0 prima del sisma, quasi da subito \u00e8 stato caratterizzato pi\u00f9 dalla capacit\u00e0 di trovare volta per volta un avversario che dalla solidit\u00e0 di una strutturazione della rappresentanza, capace di dialogare da pari a pari, e autonomamente, con le Istituzioni e con le singole forze politiche. A quella stagione ne \u00e8 seguita una di ripiegamento, in parte per ragioni connaturate anche ai diversi interessi materiali, incarnati nelle diverse anime del movimento, ed in parte per il conflitto scatenato dalla politica che s\u2019\u00e8 sentita espropriata da queste forme di democrazia diretta e partecipata, e le ha combattute, con la repressione da un lato, e attraverso processi sotterranei o espliciti di cooptazione, dall\u2019altro. La citt\u00e0, oggi, non ha pi\u00f9 alcuna eredit\u00e0 visibile e influente di quella stagione, salvo una individuale presenza in Consiglio Comunale attraverso una Lista Civica che esplicitamente si \u00e8 richiamata a quella esperienza, ed un presidio occupato, in un\u2019area dell\u2019ex Ospedale Psichiatrico di Collemaggio. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">Gran parte del futuro della citt\u00e0 si gioca sulle prospettive per i suoi giovani. Forse, molte occasioni sono gi\u00e0 state irrimediabilmente perdute. Ma non si dovrebbe rinunciare all\u2019idea, ancor oggi, che la massa di risorse che la citt\u00e0 sta ricevendo dalla comunit\u00e0 nazionale, per ricostruirsi, sia spesa anche per far germogliare nuove opportunit\u00e0 stabili, strutturali, magari anche inattese, che connotino la citt\u00e0 in un quadro europeo almeno. L\u2019Aquila, non dovrebbe restar chiusa tra le sue montagne: dovrebbe essere capace di scalarle, per liberare lo sguardo verso l\u2019Adriatico e il Tirreno, e oltre le Alpi, mantenendo il suo tratto antico di rapporto con il Mezzogiorno, segnato dal passo dei tratturi della Transumanza. Per questo resta decisivo rompere l\u2019isolamento della citt\u00e0, dotandola di un reale attraversamento autostradale Tirreno-Adriatico, concludendo l\u2019autostrada che parte da Roma, con l\u2019allaccio alla A14, non lasciandola interrotta a Teramo come \u00e8 oggi. Cos\u00ec come sarebbe necessario puntare ad un collegamento veloce su rotaia con Roma, ma anche con Napoli attraverso Sulmona, e alla strutturazione di forme di governo comune del territorio, in tutta l\u2019area dell\u2019Appennino Centrale, che vive problematiche comuni e che potrebbe avere opportunit\u00e0 positive scegliendo soluzioni condivise. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #141823;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">Sindacato e Imprese, invece, hanno inseguito, nella fase immediata del post sisma, una fantomatica Zona Franca Urbana che, secondo la Legge per la Ricostruzione della citt\u00e0 del 2009, avrebbe dovuto rilanciare l\u2019economia e l\u2019occupazione a L\u2019Aquila, senza neppure accorgersi della totale inadeguatezza e sfasatura dimensionale della misura (che era stata pensata dall\u2019Europa per quartieri di aree urbane ad elevato disagio sociale), che infatti non ha dato risultati. Non vi \u00e8 stata alcuna attivit\u00e0 vertenziale specifica, significativa, da parte delle Organizzazioni Sindacali, e capace di mobilitare e rappresentare la popolazione, per affrontare il complesso delle questioni legate alla ricostruzione, se si eccettua il tentativo di declinare, in termini locali, le mobilitazioni nazionali o la riproposizione, sul cratere del sisma, di Protocolli d\u2019Intesa, sperimentati altrove, per il rispetto della Legalit\u00e0 e dei Contratti, nel settore dell\u2019Edilizia. In questo senso, vi sono risultati contraddittori; positivi sino ad ora sul piano della prevenzione degli infortuni, quando invece i cantieri sono caratterizzati da forme generalizzate di elusione dagli obblighi contrattuali; partendo dall\u2019inquadramento dei Lavoratori, quasi tutti classificati come manovali edili nei livelli pi\u00f9 bassi dei contratti, passando per i falsi part-time e finendo con un sistema diffuso di neo partite IVA, che nascondono subappalti oltre i limiti di Legge, e lavoro a cottimo. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #141823;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">Nonostante gli innumerevoli convegni e i documenti sottoscritti e le Piattaforme rivendicative scritte, nella realt\u00e0 \u00e8 totalmente mancata, e manca, una idea condivisa di futuro per la citt\u00e0, capace di veicolare azioni strategiche, coordinate ad ogni livello, per inserire L\u2019Aquila in un circuito europeo di citt\u00e0, di media dimensione, innovative e sostenibili. Per porre a fattor comune le tanti iniziative lodevoli, ma isolate, che in ogni campo si sono affacciate in citt\u00e0 in questi anni. Il vero \u201ccapitale fisso\u201d, da impegnare per la competitivit\u00e0 di L\u2019Aquila, che non ha mai avuto massa critica in alcun settore, \u00e8 il suo intero sistema territoriale, col suo ambiente che non dovrebbe essere degradato ma caratterizzato dall\u2019uso di tecnologie a risparmio energetico e intelligenti in ogni campo; capace di coniugare bellezza e storia con la ricerca e di sviluppare e mettere in relazione positiva e dinamica tra loro le intelligenze e i saperi diffusamente presenti, anche sul piano artistico e culturale. Una citt\u00e0 \u201cconnessa\u201d, dentro un nodo di reti materiali e immateriali sulla frontiera delle tecnologie. Sarebbe doverosa un\u2019azione mirata a consolidare il patrimonio di pratiche e progettualit\u00e0 e tecnologie poste in essere nell\u2019intervento sul patrimonio edilizio storico e di rilievo artistico, perch\u00e9 sia esportato dalle imprese del territorio in interventi di prevenzione auspicabili e oggetto magari di specifici programmi di finanziamento nazionale ed europeo, per l\u2019intero Appennino almeno, e per il suo fragile edificato, patrimonio identitario dell\u2019intero Paese, ma a forte rischio sismico ed idrogeologico. Ma l\u2019Assessorato alla Cultura del Comune di L\u2019Aquila, con la sua attuale Giunta di Destra, s\u2019occupa di carri di Carnevale, ad esempio, o di luminarie natalizie, a sottolineare la passione provinciale per tutto quanto non abbia a che fare con il progresso della Citt\u00e0. Le massime espressioni sportive della citt\u00e0 che, nel calcio e soprattutto nel rugby, avevano raggiunto traguardi di assoluto rilievo in campo nazionale, militano mestamente nelle serie minori, senza reali supporti finanziari, senza nessuna relazione di rilievo col sistema delle imprese intervenute per la ricostruzione della citt\u00e0 e senza vere prospettive di futuro. Mentre la citt\u00e0 \u00e8 stata disseminata di palazzetti dello sport, e di impianti sportivi, oggetto di donazione anche da paesi stranieri, senza che per nessuno di essi possa essere data una forma di gestione, pubblica o privata, economicamente sostenibile. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #141823;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">La misura di sostegno all\u2019economia, individuata infine dal Governo di Centrosinistra, dopo un percorso di concertazione che ha tenuto insieme Parti Sociali, Enti Locali, Associazioni Professionali, Universit\u00e0, \u00e8 stata quella di destinare, tramite delibere CIPE, a specifici progetti d\u2019intervento, sull\u2019intero cratere colpito dal sisma, e sull\u2019economia regionale, il 4% del totale dei fondi erogati per la ricostruzione. Una misura che il Territorio ha per\u00f2 interpretato come una nuova forma deresponsabilizzante d\u2019intervento straordinario a fondo perduto; andando a ripianare i debiti dell\u2019Azienda municipalizzata locale che si occupa delle funivie del Gran Sasso, tra l\u2019altro. Sono stati sostenuti progetti di Grandi Imprese, che comunque sarebbero stati posti in essere, e che non hanno prodotto incrementi occupazionali (forse qualche stabilizzazione di rapporti precari gi\u00e0 esistenti), ed \u00e8 stato varato uno specifico programma di incentivazione al reinsediamento di attivit\u00e0 nel Centro Storico di L\u2019Aquila, che ha avuto, quale sostanziale risultato, il sostegno alla rendita improduttiva dei proprietari di abitazioni ed edifici, che hanno potuto mantenere, per questa via, innaturalmente alti gli affitti degli immobili. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #141823;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">E\u2019 emerso in citt\u00e0 il settore dei call center in <\/span><\/span><span style=\"color: #141823;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"><i>outsourcing<\/i><\/span><\/span><span style=\"color: #141823;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\"> che occupa oggi stabilmente oltre il migliaio di persone (e quasi altrettante in forma precaria), anche grazie alla dinamica innescata dalla positiva soluzione industriale e occupazionale che il Sindacato \u00e8 stato capace di dare alla chiusura, decisa a causa del terremoto, dell\u2019unica azienda allora presente a L\u2019Aquila. Pare, oggi, quasi capace di sostituire in termini sociali e dimensionali quello che rappresentava l\u2019industria, anche per la massiccia presenza di occupazione femminile, generando per\u00f2 inedite contraddizioni, date dai salari, bassi in genere, anche per l\u2019uso diffuso del part-time e dalla sottoutilizzazione delle risorse di conoscenza del territorio, per l\u2019esplosivo contrasto tra professionalit\u00e0 richieste, tutto sommato non alte, e titoli di studio degli occupati, che sono come minimo diplomati, con una larga presenza di laureati. Il settore \u00e8 in s\u00e9 strutturalmente fragile, per la scarsa propensione delle imprese all\u2019innovazione tecnologica e per l\u2019esposizione di ogni singola azienda ad una concorrenza, anche internazionale, tutta giocata sul costo del lavoro, senza che vi siano regole davvero cogenti di tutela dei diritti e dell\u2019occupazione, nel susseguirsi di appalti e subappalti che lo caratterizzano. Restano un presidio forte le aziende del settore Chimico-Farmaceutico e quelle dell\u2019elettronica per lo Spazio e per le Telecomunicazioni della Difesa, che hanno superato i processi di riorganizzazione degli anni passati. Cos\u00ec come, insieme all\u2019Universit\u00e0, al Conservatorio, resta l\u2019Istituto Nazionale di Fisica Nucleare del Gran Sasso e il Gran Sasso Science Institute, costituito dopo il sisma, ancora grazie all\u2019impegno del Ministro Barca, a sottolineare la vocazione cittadina a scommettere sulla conoscenza, che meriterebbe molto pi\u00f9 che il sostegno spesso proclamato, solo a parole, da politica ed istituzioni. Cos\u00ec come un punto di forza del Territorio appare essere, nonostante la grande difficolt\u00e0 del vivere quotidiano, la volont\u00e0 dei cittadini a non abbandonare L\u2019Aquila, a non andar via, che non \u00e8 inerzia ma scelta identitaria. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #141823;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">La citt\u00e0 non riesce, per\u00f2, a costruire una relazione positiva di integrazione con le sue frazioni e col suo bacino vasto di comuni minori, la cui crescita armonica, invece, sarebbe garanzia di progresso proprio per il capoluogo di regione. N\u00e9 sono cessate tensioni tra il sistema imponente di Aree Protette e Parchi naturali che caratterizza la citt\u00e0 di L\u2019Aquila, oltre che la sua Provincia, in relazione diretta con le province vicine anche del Lazio e del Molise, e nuclei di interessi diversi che scaricano la frustrazione della crisi economica, e ricorrenti tentazioni speculative, sui vincoli di tutela del territorio, che non si trasformano mai in occasioni di crescita. Forse, la dinamica che ha investito la citt\u00e0 col sisma pu\u00f2 essere letta anche evidenziando i dati raccolti dal Centro per l\u2019Impiego di L\u2019Aquila, che serve l\u2019area che va, pi\u00f9 o meno, da Montereale a Capestrano, dove vivono circa 106.000 persone (Censimento Istat 2011), e che coincide sostanzialmente con il cratere del sisma del 6 aprile 2009. Occorre precisare, per\u00f2, che il dato del 2018 \u00e8 raccolto con criteri diversi da quello del 2009, poich\u00e9, ad esempio, nel 2009 era considerato disoccupato chi avesse meno di otto mesi di lavoro nell\u2019anno ed entro una certa soglia di reddito; mentre nel 2018 occorre restare sotto la soglia dei sei mesi di lavoro, nell\u2019anno, per essere considerato disoccupato. Questo implica che, se si raccogliessero i dati oggi con gli stessi criteri del 2009, essi vedrebbero numeri ancora pi\u00f9 alti di quelli che gi\u00e0 appaiono. Nel 2009 gli Iscritti al Centro per l\u2019Impiego erano 16330, di essi 782 erano stranieri comunitari e 1264 erano stranieri extracomunitari: gli stranieri complessivamente, erano il 12,52% degli Iscritti totali. Nel 2018, gli Iscritti al Centro per l\u2019Impiego di L\u2019Aquila sono divenuti 23650, di essi 2271 sono stranieri comunitari e 2394 gli stranieri extracomunitari; complessivamente, gli stranieri Iscritti, rappresentano oggi il 19,72% degli Iscritti totali. Tra il 2009 e il 2018 il numero complessivo degli iscritti al Centro per l\u2019Impiego \u00e8 cresciuto di 7320 unit\u00e0; una crescita di oltre il 44%, rispetto al dato di partenza (pur se le basi di riferimento sono diverse), che non pu\u00f2 essere imputata integralmente a ragioni demografiche, ma che sconta invece una marcata tendenza migratoria alla quale gli stranieri concorrono con un incremento percentuale delle presenze di circa il 128% (per gli italiani l\u2019incremento \u00e8 del 33% circa), rispetto al dato di partenza. Il 50% circa degli Iscritti al Centro per l\u2019Impiego \u00e8 donna; nel 2009, lo era il 55% degli Iscritti. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #141823;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">I movimenti nel mercato del lavoro, per grandi agglomerati, consentono un confronto pi\u00f9 omogeneo dei dati: nel 2009, all\u2019inizio della crisi economica, gli avviamenti al lavoro, erano stati 17126; nel 2018 sono stati 25921, con un incremento percentuale del 51% circa, e mentre nel 2009 gli avviamenti al lavoro con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato erano 5022 (il 29 % circa del totale), nel 2018 sono stati di nuovo 5022 (che per\u00f2 ora rappresenta il 19 % del totale). E se si tiene conto del fatto che in edilizia, normalmente, si viene avviati al lavoro con un contratto di lavoro a tempo indeterminato, che non impedisce i licenziamenti per fine cantiere o quando a dicembre il maltempo rende quasi impossibile lavorare all\u2019aperto, e se si considera la dimensione certo preponderante a L\u2019Aquila del particolare mercato del lavoro edile, si pu\u00f2 supporre che l\u2019area della precariet\u00e0 lavorativa interessi ormai quasi totalmente ogni assunzione che viene fatta. Nel 2009, le cessazioni dei rapporti di lavoro, ad ogni titolo, erano state 9775, segnando un saldo positivo per gli avviamenti, di 7351 unit\u00e0; nel 2018 le cessazioni sono state 26154, segnando un saldo negativo di 233 unit\u00e0 (vale la pena qui, sottolineare che nel 2017 gli avviamenti al lavoro erano stati 35753, e le cessazioni 30778, con un saldo positivo a favore degli avviamenti, di 4975 unit\u00e0).<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #141823;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">Sembrerebbe quindi che, a L\u2019Aquila, in un quadro grandemente accresciuto di disponibilit\u00e0, e quindi di concorrenza tra soggetti deboli, i movimenti sul mercato del lavoro siano estremamente veloci; pronti a registrare quasi in tempo reale l\u2019efficienza e l\u2019efficacia, e la quantit\u00e0, della spesa per la ricostruzione e sottolineando cos\u00ec, anche per questa via, l\u2019avvenuta trasformazione del lavoro, e dei Lavoratori, in una merce al pari delle altre, della quale ci si approvvigiona quando serve e che si dismette, senza alcun problema, appena un attimo prima che rischi di generare qualche appesantimento nei conti aziendali. In questi dieci anni la peculiare declinazione italiana della \u201cflessibilit\u00e0\u201d, a L\u2019Aquila, mostra sia una pressione migratoria, di italiani e di stranieri, che col compiersi dei processi di ricostruzione si allenter\u00e0 in larga parte, generando nuove problematiche a cui oggi non ci si prepara (dal decremento del numero degli alunni, allo svuotarsi di strutture ricettive per il vitto e per l\u2019alloggio, ad esempio), che un\u2019inedita impossibilit\u00e0 a pensare le proprie vite in termini di progetto, travolti come si \u00e8 dall\u2019alternarsi di contratti a termine, in varie forme, e periodi di disoccupazione, in una citt\u00e0 dai marcati tratti di alienazione urbana. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #141823;\"><span style=\"font-family: Arial Narrow, serif;\">Avrei voluto che L\u2019Aquila fosse riuscita ad individuare un luogo, nel suo territorio comunale, dove piantare 309 alberi, perch\u00e9 fosse possibile un ricordo vivente delle vittime del sisma del 6 aprile 2009. E\u2019 in corso invece una procedura che individui un possibile \u201cmonumento ai caduti\u201d: perch\u00e9 ancora L\u2019Aquila non ha trovato il modo di dare una strutturazione degna al lutto e alla memoria; ma io non penso che un cippo di cemento possa essere il modo migliore per ricordarci che la vita deve convivere con una natura che ha i suoi ritmi, e le sue scosse; per stimolarci ad essere migliori, quando vogliamo provare a prevenire disastri naturali, che sono probabili anche nel futuro, e che ci permetta di sognare che la vita delle vittime possa essere condotta oltre i limiti del tempo. Forse, per ricordare e onorare davvero le vittime del terremoto aquilano, che erano italiane e straniere, giovani e adulte, bambine e anziane, sarebbe importante provare ad essere migliori, come comunit\u00e0. Ma per davvero! <\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; 1 aprile 2019 L\u2019Aquila, dieci anni dal terremoto del 2009 di Luigi Fiammata L\u2019AQUILA &#8211; Il terremoto segna una [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10,35],"tags":[],"class_list":["post-6087","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-italiano","category-opiniones"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6087","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=6087"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6087\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=6087"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=6087"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=6087"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}