{"id":60981,"date":"2024-09-07T23:27:07","date_gmt":"2024-09-07T23:27:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=60981"},"modified":"2024-09-07T23:27:07","modified_gmt":"2024-09-07T23:27:07","slug":"avversita-transumane-qualche-riflessione-sulla-condizione-umana-nel-tempo-presente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=60981","title":{"rendered":"Avversit\u00e0 transumane &#8211; Qualche riflessione sulla condizione umana nel tempo presente"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Carlo-Di-Stanislao.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"932\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Carlo-Di-Stanislao.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-60982\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Carlo-Di-Stanislao.jpg 960w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Carlo-Di-Stanislao-300x291.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Carlo-Di-Stanislao-768x746.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Carlo-Di-Stanislao-150x146.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Avversit\u00e0 transumane<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><a><\/a> <em>Qualche riflessione sulla condizione umana nel tempo presente<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>di<strong> Carlo Di Stanislao<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Nelle situazioni avverse mostrati coraggioso<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>e forte: sempre tu, saggiamente, ammainerai<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>le vele gonfie per un vento troppo favorevole\u00bb<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Orazio&nbsp;<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Orazio<\/strong> \u00e8 il padre del \u201c<em>carpe diem<\/em>\u201d.&nbsp;Un invito immortale a non farsi troppe domande nella vita, ma cercare la bellezza in ogni sua cosa. Vissuto durante l\u2019et\u00e0 dell\u2019oro della letteratura latina, era un maestro nell\u2019arte di trasmettere concetti filosofici attraverso la poesia.&nbsp;Il messaggio centrale di questi versi \u00e8 l\u2019importanza dell\u2019equilibrio, un concetto caro agli stoici, ma che Orazio adatta con un tocco di umanit\u00e0 e realismo. Il poeta ci esorta a non lasciarci sopraffare dalle avversit\u00e0, ma a mostrare coraggio e forza d\u2019animo. Questo approccio bilanciato alla vita \u00e8 una riflessione sull\u2019instabilit\u00e0 delle fortune umane, un tema che ricorre spesso nella letteratura classica.&nbsp;La \u201cfortuna\u201d, intesa come il destino mutevole degli eventi, \u00e8 imprevedibile e inaffidabile.&nbsp;Orazio ci consiglia quindi di non permettere che il vento delle circostanze, sia esso favorevole o contrario, determini completamente il nostro stato d\u2019animo o il nostro comportamento. Nel linguaggio corrente si utilizza la parola \u201cstoico\u201d per indicare un comportamento ammirevole per virt\u00f9, saggezza e coraggio.&nbsp;Per gli stoici, d\u2019altra parte, lo scopo del vivere \u00e8 il raggiungimento della felicit\u00e0. L\u2019etica deve determinare in che cosa esattamente consista la felicit\u00e0 e quali siano i mezzi appropriati per raggiungerla.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per gli <strong>stoici<\/strong>, la soluzione di questo problema costituisce non lo scopo di un settore della filosofia ma lo scopo unico di tutte quante le parti della filosofia: la logica, la fisica e l\u2019etica.&nbsp;Alla filosofia si chiede, insomma, l\u2019arte di vivere.&nbsp;La storia di <strong>Epitteto<\/strong> \u00e8 emblematica: da schiavo studia, diventa un uomo libero e fonda una propria scuola (a Nicopoli, nella Grecia nord-occidentale).&nbsp;Lo stoicismo, mettendo in crisi gli antichi miti della nobilt\u00e0 del sangue o della superiorit\u00e0 della razza, proclama che la natura peculiare dell\u2019uomo \u00e8 la ragione, il logos, e l\u2019uomo deve vivere attuando proprio la ragione.&nbsp;Quindi, l\u2019uomo \u2013 indipendentemente dalla sua condizione personale, sia esso potente o umile o schiavo \u2013 viene proclamato libero e capace di giungere alla virt\u00f9: vero libero \u00e8 il saggio, vero schiavo \u00e8 lo stolto.&nbsp;Non c\u2019\u00e8 quindi da meravigliarsi se nello stoicismo ritroviamo fianco a fianco un imperatore, <strong>Marco Aurelio<\/strong>, e un ex schiavo affrancato.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma oggi possiamo chiedere ai filosofi attuali&nbsp;regole per restare uomini e quindi felici nelle avversit\u00e0? Possiamo trovare in un universo in cui il meglio \u00e8 rappresentato da <strong>Galimberti<\/strong> e <strong>Cacciari<\/strong>, indicazioni e parole per uscire dalla falsa felicit\u00e0 fatta di calcio, tennis, spiagge affollate, vacanze intruppate e diffuse paure ecologiche, infettivologiche, di guerre diffuse e via discorrendo? Ben vivere, cio\u00e8 soffrire senza avvilirsi \u00e8 un problema antico quanto l\u2019uomo. Attualmente, ahim\u00e9, la ricetta sembra essere quella di aderire a una di quelle dottrine <strong>New Age<\/strong> che uniscono un po\u2019 di tutto: yoga e yogurt, fitness e meditazione, saggezza e massaggi.&nbsp;Lo stoicismo invece richiede&nbsp;impegno, poich\u00e9 stabilisce che l\u2019unica cosa degna di essere perseguita e coltivata sia la virt\u00f9 morale; considera invece \u2018indifferenti preferibili\u2019 la salute, la conoscenza e la ricchezza (anche se gli stoici non predicavano certo uno stile di vita ascetico, anzi: molti tra loro avrebbero dimostrato di sapersi godere le cose belle della vita).<\/p>\n\n\n\n<p>A fronte di ci\u00f2, qualsiasi lista di intellettuali contemporanei \u00e8 destinata ad apparire insoddisfacente.&nbsp;Se ne sono accorti anche al New York Times, quando l\u2019editoralista <strong>Ross Douthat<\/strong> ha tentato di stilare un elenco dei pensatori pi\u00f9 influenti \u2013 che non significa migliori \u2013 del nuovo millennio. Una delusione.&nbsp;Si va da <strong>Ta-Nehisi Coates<\/strong> a <strong>Slavoj \u017di\u017eek<\/strong>, insieme a <strong>Peter Thiel, Ibram X. Kendi<\/strong> e, udite udite, <strong>Robin DiAngelo<\/strong> (l\u2019inventrice del concetto di \u201cfragilit\u00e0 bianca\u201d).&nbsp;Non manca il discusso <strong>Jordan Peterson<\/strong> e il best seller <strong>Yuval Noah Harari<\/strong>.&nbsp;Quale di questi nomi potrebbe diventare il prossimo <strong>Dostoevskij<\/strong> o il futuro <strong>Karl Marx<\/strong>?Il timore \u00e8 che la risposta sia: nessuno.&nbsp;\u00c8 un malessere che pervade la cultura occidentale&nbsp;e l\u2019anglosfera in generale,&nbsp;anche se i nomi apparsi altrove non incoraggiano granch\u00e9. Nel mondo della letteratura, che ha spesso funzionato come un serbatoio di riserve della repubblica degli intellettuali, la situazione appare simile: tutto langue.<\/p>\n\n\n\n<p>La forma romanzo \u00e8 meno in crisi di quanto si pensasse, quella della poesia invece \u00e8 messa peggio.&nbsp;In ogni caso, mancano i <strong>Philip Roth<\/strong> e i <strong>Saul Bellow<\/strong>.&nbsp;Mentre altrove qualcosina si muove ancora: <strong>Michel Houellebecq<\/strong> in Francia e <strong>Karl Ove Knausgaard<\/strong> in Norvegia, ma nonostante l\u2019indubbia qualit\u00e0 le aspettative non sono alte. Le ragioni di questa fase di stanchezza sono diverse. Douthat le trova nel radicalismo degli anni \u201960, che ormai (dopo 60 anni) ha perso la spinta di una volta. Altri nella malinconia innescata dal post-1989 e dalla cosiddetta fine della storia. Oggi mancano idee, libert\u00e0 ed avanguardie che trascinano verso l&#8217;alto. Nel Portogallo della Prima Guerra Mondiale \u00e8 emerso <strong>Fernando Pessoa<\/strong>, il realismo viscerale del Messico degli anni \u201970 \u00e8 tornato in <strong>Roberto Bola\u00f1o<\/strong> (il suo <em>\u201cI detective selvaggi<\/em>\u201d \u00e8 una lettera d\u2019amore a quei movimenti underground che rubavano libri dai mercatini e odiavano i letterati pi\u00f9 celebri, tanto da voler rapire il poeta <strong>Octavio Paz<\/strong>).&nbsp;\u201c<em>Forse mi inganneranno la vecchiaia e la paura, ma sospetto che la specie umana \u2013 l\u2019unica \u2013 stia per estinguersi e che la Biblioteca sia destinata a permanere: illuminata, solitaria, infinita, perfettamente immobile, armata di volumi preziosi, inutile, incorruttibile, segreta<\/em>\u201d. La frase di <strong>Jorge Luis Borges<\/strong> \u00e8 tratta da una delle sue opere pi\u00f9 emblematiche, La biblioteca di Babele e sembra ora quanto mai veritiera. Nell\u2019immaginario borgesiano, la Biblioteca rappresenta un universo metafisico, una costruzione in cui sono contenuti tutti i libri possibili, scritti in ogni combinazione immaginabile di lettere e simboli.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019idea che la <strong>Biblioteca<\/strong> rimanga immutata e incorruttibile, mentre l\u2019umanit\u00e0 si estingue, solleva importanti interrogativi esistenziali. Questa biblioteca infinita diventa una metafora dell\u2019universo stesso, un luogo dove ogni evento possibile \u00e8 scritto in una sorta di libro cosmico, ma che, allo stesso tempo, risulta essere caotico e privo di senso. <strong>Borges<\/strong> gioca con l\u2019idea che, sebbene la conoscenza sia potenzialmente infinita, \u00e8 anche impossibile da comprendere o decifrare completamente. L\u2019idea che la Biblioteca rimanga immutata e incorruttibile, mentre l\u2019umanit\u00e0 si estingue, solleva importanti interrogativi esistenziali. Borges ci porta a riflettere sulla possibilit\u00e0 che la conoscenza e la cultura, accumulate nel corso dei secoli, possano sopravvivere alla nostra stessa specie.&nbsp;Tuttavia, la frase \u201cinfinita, perfettamente immobile, armata di volumi preziosi, inutile\u201d ci avverte dell\u2019inutilit\u00e0 di questa sopravvivenza. Una Biblioteca senza lettori, senza esseri umani che ne traggano significato, diventa un luogo inutile, una reliquia del passato, perfetta nella sua conservazione, ma priva di vita. In un mondo sempre pi\u00f9 minacciato da crisi ambientali, guerre e catastrofi naturali, l\u2019idea che l\u2019umanit\u00e0 possa estinguersi non sembra pi\u00f9 un\u2019ipotesi remota.&nbsp;Borges anticipa con grande lucidit\u00e0 il senso di vulnerabilit\u00e0 che accompagna la nostra esistenza.&nbsp;La sua visione \u00e8 inquietante: se l\u2019umanit\u00e0 si estingue, cosa rimarr\u00e0 della nostra cultura, della nostra conoscenza, delle nostre scoperte?&nbsp;La Biblioteca, simbolo dell\u2019intera eredit\u00e0 culturale umana, potrebbe rimanere intatta, ma a quale scopo? La frase \u201carmata di volumi preziosi, inutile\u201d \u00e8 particolarmente significativa. Questa umanit\u00e0 \u00e8 degna di questa immensa biblioteca?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Aristotele<\/strong> ci invita a riflettere su cosa significhi veramente essere degni e come la nostra percezione interna di merito sia fondamentale per il vero valore di qualsiasi riconoscimento esterno. \u201cLa dignit\u00e0 non consiste nel possedere onori, ma nella coscienza di meritarli\u00bb scrive l&#8217;ateniese e ci&nbsp;avverte che il possesso di onori non garantisce automaticamente la dignit\u00e0.&nbsp;La dignit\u00e0, infatti, \u00e8 un valore intrinseco, radicato nella propria coscienza e nel senso di merito personale. In altre parole, non \u00e8 il riconoscimento esterno che determina la nostra dignit\u00e0, ma piuttosto la nostra consapevolezza di essere veramente meritevoli di tale riconoscimento. Un aspetto interessante della riflessione di Aristotele riguarda il pericolo della vanit\u00e0 e dell\u2019autoinganno. In una societ\u00e0 in cui l\u2019apparenza spesso conta pi\u00f9 della sostanza, \u00e8 facile cadere nella trappola di cercare onori per ragioni superficiali. Ed invece di questo oggi noi esclusivamente ci nutriamo o aspiriamo a farlo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Secondo me, non c\u2019\u00e8 nulla di pi\u00f9 sciocco della convinzione che quello che \u00e8 familiare sia necessariamente rassicurante, e si tratta addirittura di una convinzione tipica della psicologia di massa.<\/em>\u201d La frase di <strong>H. P. Lovecraft<\/strong>, tratta da \u201c<em>Altri racconti<\/em>\u201d, tocca un tema fondamentale non solo nella sua opera, ma anche nella filosofia e nella psicologia umana: il rapporto tra familiarit\u00e0 e rassicurazione. Lovecraft, noto per la sua capacit\u00e0 di esplorare gli abissi dell\u2019ignoto e del terrore cosmico, qui sfida un\u2019idea profondamente radicata nella nostra mente: quella che associa ci\u00f2 che \u00e8 familiare con ci\u00f2 che \u00e8 sicuro e confortante. Ed ecco allora che il potere vero ci mostra diversivi semplici e rassicuranti, portati da personaggi addirittura peggiori di noi. Questa tendenza psicologica pu\u00f2 portarci a ignorare o sottovalutare pericoli reali che si nascondono proprio in ci\u00f2 che riteniamo familiare. Ad esempio, in ambito sociale o politico, potremmo continuare ad accettare norme, istituzioni o abitudini dannose solo perch\u00e9 fanno parte della nostra quotidianit\u00e0, senza mettere in discussione la loro effettiva bont\u00e0 o sicurezza. Questo meccanismo psicologico si estende anche alla nostra percezione dell\u2019ignoto. Lovecraft \u00e8 famoso per aver introdotto nei suoi racconti l\u2019idea del \u201ccosmic horror\u201c, un terrore derivante dall\u2019incontro con l\u2019ignoto, con entit\u00e0 o fenomeni cos\u00ec alieni e incomprensibili da sfidare la nostra sanit\u00e0 mentale.&nbsp;Eppure, egli sembra suggerire che il vero terrore non risieda solo nell\u2019ignoto, ma anche nel familiare: ci\u00f2 che \u00e8 vicino e noto pu\u00f2 nascondere orrori altrettanto grandi, proprio perch\u00e9 non lo percepiamo come una minaccia. <strong>Lovecraft<\/strong>, nel contesto del suo tempo, osservava una societ\u00e0 in cui il conformismo e la paura dell\u2019ignoto si traducevano in un rifiuto di tutto ci\u00f2 che era diverso, nuovo o sconosciuto.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi quasi due secoli dopo \u00e8 ancora peggio. Il ruolo prevale completamente sulla soggettivit\u00e0, fino al suo completo livellamento e cancellazione.&nbsp;Al guadagno di un&#8217;immagine socialmente approvata segue un&#8217;eclissi totale dell&#8217;essere pi\u00f9 particolare della persona, con i relativi effetti sul piano psichico.&nbsp;E al di fuori dello sballo di un momento (una festa, un vincitore olimpico, ecc.) diventiamo depressi e vittime illusorie delle avversit\u00e0 (povert\u00e0, malattie, guerre e via dicendo). Il tratto che accomuna questi tipi di depressione \u00e8 senz&#8217;altro un profondo senso di vuoto.&nbsp;Esso pu\u00f2 prendere la forma o dell&#8217;apatia, dell&#8217;indifferenza, dello spegnimento di ogni vitalit\u00e0, oppure al contrario dell&#8217;euforia e dell&#8217;iperattivismo sganciati per\u00f2 da ogni dimensione di vero piacere e di vera gioia.&nbsp;L&#8217;eccesso di adeguamento mimetico alle richieste della realt\u00e0 e ai modelli imposti svuota l&#8217;essere umano, rendendolo simile ad una macchina performante ma priva del sentimento della vita.&nbsp;La sofferenza del provare ad essere se stessi, il conflitto, il fallimento, l&#8217;erranza vengono neutralizzati attraverso l&#8217;identificazione massiccia ad un sembiante sociale.&nbsp;Ma, insieme ai patimenti, in questi soggetti scompaiono pure le gioie, sparisce la vita stessa.<\/p>\n\n\n\n<p>Un noto psicoanalista inglese, <strong>Christopher Bollas<\/strong>, definisce tali personalit\u00e0 \u00abnormotiche\u00bb.&nbsp;In effetti sono persone \u00abanormalmente normali\u00bb, troppo normali, troppo conformiste.&nbsp;Spesso accade che abbiano successo all&#8217;interno di ambienti professionali che non incentivano creativit\u00e0 o indipendenza di pensiero, ma che privilegiano al loro interno la rigida osservazione di regole e protocolli.&nbsp;Il loro disagio \u00e8 tendenzialmente invisibile, sembrano appunto normali\u00bb.&nbsp;Dentro sono morti ma nessuno se ne accorge, nemmeno loro stessi.&nbsp;Finiscono con il chiedere aiuto quando si trovano nella condizione di sentire finalmente qualcosa, frequentemente a partire proprio da un vacillamento del loro ruolo. Tipicamente un insuccesso lavorativo li getta nella disperazione pi\u00f9 nera.&nbsp;Allora le emozioni, prima assenti, diventano travolgenti, ingovernabili.&nbsp;Capita anche che il loro malessere interiore diventi manifesto quando sono chiamati ad agire creativamente, quando per esempio devono prendere delle decisioni o pi\u00f9 in generale in tutte quelle situazioni della vita in cui non basta seguire un modello ma bisogna attingere alla parte pi\u00f9 profonda di se stessi, alla propria soggettivit\u00e0.&nbsp;L&#8217;amore spesso \u00e8 un territorio che mette in difficolt\u00e0, perch\u00e9 fa appello a gusti e sentimenti personali.&nbsp;Un incontro davvero significativo&nbsp;pu\u00f2 avere il potere di svegliare dal torpore, con tutto il correlato destabilizzante che tale risveglio finisce per provocare.&nbsp;E in assenza di questo incontro ci si&nbsp;affida al gruppo, al gregge. Il problema inizia proprio quando giustifichiamo le nostre azioni dicendoci: \u201clo hanno fatto anche gli altri\u201d, trasformando la nostra identit\u00e0 individuale in identit\u00e0 di gruppo.&nbsp;Non ci percepiamo pi\u00f9 come persone uniche e dotate di coscienza propria, ma come parte integrante di gruppi diversi in cui&nbsp;ci facciamo trasportare da quello che fanno gli altri.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo psicologo <strong>Solomon Asch<\/strong> si occup\u00f2 di queste tematiche con un celebre esperimento del 1951, tra i pi\u00f9 popolari nell\u2019ambito della psicologia sociale in relazione alla conformit\u00e0 di gruppo.&nbsp;La semplicit\u00e0 del metodo e la generalizzabilit\u00e0 delle conclusioni sono alle base degli studi che indagano le influenze dei gruppi e delle maggioranze sulle scelte e sulle percezioni del mondo di un individuo. In questo studio Asch cerca di dimostrare come gli individui si comportano, e pi\u00f9 specificatamente se sono in grado di andare controcorrente quando sanno che la maggioranza \u00e8 in errore.&nbsp;La richiesta ai partecipanti era di fornire la risposta pi\u00f9 corretta a un problema.&nbsp;All\u2019interno del gruppo, vi erano alcuni partecipanti in accordo nel dare una risposta palesemente sbagliata. Tra i partecipanti ignari, un\u2019alta percentuale diede la risposta sbagliata pur confessando che da soli avrebbero risposto diversamente. Questo dimostra quanto sia importante come si comportano gli altri e che cosa pensano, tanto da consentirci di adattare il nostro comportamento pur di essere accettati dal gruppo.&nbsp;Pur essendo consapevoli di fornire una risposta sbagliata, molti partecipanti hanno comunque preferito sbagliare pur di essere \u201caccettati\u201d e conformi al gruppo, e questo conferma come ci comportiamo conformandoci a quello che gli altri si aspettano da noi. Quindi vivere l&#8217;attimo e cercare in noi e a nostro&nbsp;modo la felicit\u00e0 \u00e8 l&#8217;unica risposta alle diverse avversit\u00e0, vere o presunte. E vero o presunto&nbsp;\u00e8 il senso di allontanamento dei valori capitalisti e neoliberali del mondo occidentale americanizzato che si legge nel decreto firmato da Putin il 19 agosto scorso?&nbsp;E soprattutto: cosa c&#8217;\u00e8 davvero dietro?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La condanna a un a un anno e tre mesi inflitta a <strong>Piercamillo Davigo<\/strong> per rivelazione del segreto d\u2019ufficio ha, comprensibilmente, riempito le cronache dei giornali e dato spazio ai giudizi anche sarcastici dei commentatori per le caratteristiche del personaggio.&nbsp;La sorte ci ha messo la sua ironia. Davigo era stato rinviato a giudizio, lo scorso anno, nel giorno del trentesimo anniversario dell\u2019arresto di <strong>Mario Chiesa<\/strong> e quindi dell\u2019inizio dell\u2019epopea di <strong>Mani pulite<\/strong>.&nbsp;E per giunta \u00e8 stato condannato mentre il Senato commemorava la scomparsa e celebrava la figura di <strong>Silvio Berlusconi<\/strong>, la sua antitesi giudiziaria per tre decenni. La caduta nella polvere del moralizzatore fa rileggere con altro sapore tutta quella serie di aforismi e aneddoti giustizialisti che Davigo ha propalato per anni sui giornali e in televisione: dai colpevoli che la fanno franca agli innocenti non ancora scoperti, per arrivare alle ricadute sociali sugli imputati gi\u00e0 a partire dal rinvio a giudizio con la trita e ritrita davighiana parabola del pedofilo: \u201cSe il mio vicino di casa \u00e8 rinviato a giudizio per pedofilia, io mia figlia di sei anni non gliel\u2019affido quando vado a fare la spesa. Poi, se verr\u00e0 scagionato, si vedr\u00e0\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0, si vedr\u00e0 sempre dopo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre scrivo apprendo della morte a 79 anni di&nbsp;<strong>Ottaviano Del Turco<\/strong>, ex presidente della regione Abruzzo, vice segretario della Cgil, ultimo segretario del Partito socialista (Psi), nonch\u00e9 ex ministro delle Finanze dal 2000 al 2001, ma soprattutto&nbsp;finito al centro di un caso politico-istituzionale perch\u00e9, nonostante gravemente malato, si era visto revocare dall&#8217;Ufficio di presidenza del Senato il vitalizio a cui aveva diritto, a causa della condanna definitiva a 3 anni e 11 mesi pronunciata dalla Corte di Cassazione nell&#8217;ottobre 2018 per induzione indebita, nell\u2019inchiesta sulla cosiddetta Sanitopoli abruzzese, che a luglio del 2008 gli cost\u00f2 anche l\u2019arresto. Buona parte delle accuse allora mosse all\u2019ex segretario del Psi si rivelarono infondate, su tutte la pi\u00f9 infamante: associazione a delinquere.&nbsp;Venuta meno quella, assieme alle accuse di corruzione e falso, anche l\u2019accusa di induzione indebita, secondo i suoi legali, avrebbe dovuto sgretolarsi.&nbsp;Parere non condiviso dalla Cassazione, che aveva ha deciso di confermare la condanna.&nbsp;<strong>Del Turco<\/strong> avrebbe voluto affrontare una nuova sfida giudiziaria: la revisione del processo. Ma le sue condizioni di salute non lo consentirono: era malato di cancro, di Parkinson e Alzheimer. Soprattutto era stato scartato dai poteri forti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il 25 agosto \u00e8 stato il 124\u00b0 anniversario della morte di&nbsp;<strong>Nietzsche<\/strong>, che ha lasciato un\u2019impronta indelebile nel panorama intellettuale occidentale, con idee che continuano a stimolare il pensiero critico e a sfidare le convenzioni sociali e morali. <em>\u201cCos\u00ec parl\u00f2 Zarathustra\u201d<\/em> rimane un\u2019opera fondamentale per chiunque voglia esplorare le profondit\u00e0 della condizione umana e le possibilit\u00e0 della nostra esistenza. In un mondo in continua trasformazione, le sue parole risuonano ancora, invitandoci a diventare ci\u00f2 che siamo veramente. Non \u00e8 solo un trattato filosofico, ma anche un poema epico, un racconto profetico, e una meditazione esistenziale. Nietzsche, attraverso la figura di Zarathustra, un profeta ispirato al fondatore del mazdeismo, Zoroastro, esplora temi fondamentali come la volont\u00e0 di potenza, la morte di Dio, e la possibilit\u00e0 di un nuovo tipo di umanit\u00e0, il \u201csuperuomo\u201d. Il tema centrale dell\u2019opera \u00e8 la ribellione contro la cultura e la morale dominante. Zarathustra incarna il rifiuto di un mondo governato dalla mediocrit\u00e0 e dalla debolezza, promuovendo invece una visione della vita come una forza indomabile, dove la volont\u00e0 \u00e8 lo strumento principale di affermazione di s\u00e9. E questo le ombre oscure che dominano il mondo lo sanno e sanno che occorre spezzare la volont\u00e0 per indurci alla ubbidienza. E questo presentando nel mondo continue avversit\u00e0 che fiacchino coraggio e disciplina. Il concetto di <strong>\u201csuperuomo\u201d<\/strong> pu\u00f2 essere interpretato in vari modi nell\u2019odierno contesto sociale.&nbsp;Se da un lato pu\u00f2 rappresentare un\u2019aspirazione alla realizzazione personale e all\u2019autodeterminazione, dall\u2019altro pu\u00f2 essere visto come un avvertimento contro il pericolo dell\u2019egocentrismo e dell\u2019isolamento morale che possono derivare dall\u2019eccessiva enfasi sulla volont\u00e0 individuale. E quest&#8217;ultima cosa&nbsp;il potere oscuro vuole che sembri.<\/p>\n\n\n\n<p>In un mondo sempre pi\u00f9 globalizzato e interconnesso, la tensione tra l\u2019individuo e la collettivit\u00e0 \u00e8 un tema di crescente importanza che i dominatori non vogliono sia presente nel pensiero corrente.&nbsp;L\u2019idea dell&#8217; \u201deterno ritorno\u201d, che suggerisce la possibilit\u00e0 che tutto si ripeta infinitamente, pu\u00f2 essere vista come una metafora della condizione moderna, in cui la storia sembra spesso ripetersi, e le vecchie sfide si ripresentano sotto nuove forme.&nbsp;Questo concetto spinge a riflettere sul significato delle nostre azioni e sulle scelte che facciamo, sapendo che potrebbero avere un peso eterno. Per questo i potenti fanno di tutto per cercarlo. Le trasformazioni prodotte dal largo utilizzo e diffusione della tecnologia conducono verso forme di alterazione sempre pi\u00f9 sofisticate, con la conseguente e quasi naturale sostituzione dell\u2019uomo con qualcosa di artificiale.&nbsp;Da qui deriva anche una progressiva e massiccia trasformazione della societ\u00e0, la cui prima e pericolosa conseguenza sembra essere proprio una ridefinizione dell\u2019umano, concepita&nbsp;come una vera e propria ristrutturazione, che investe tutte le sfere dell\u2019essere, a partire dal livello biologico.&nbsp;La lezione che possiamo apprendere dall\u2019antropologia filosofica consiste nell\u2019ammettere che se vogliamo attraversare il complesso fenomeno della disumanit\u00e0 non baster\u00e0 ripartire dalle radici delle scienze sperimentali che offrono una spiegazione dell\u2019umano, ma sar\u00e0 altres\u00ec necessario ricorrere e convocare aspetti che ineriscono la sfera morale, ma per certi versi anche religiosa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Considerando come risorsa antropologica fondamentale la peculiare capacit\u00e0 dell\u2019umano di distanziarsi da tutto e da ciascuno, l\u2019essere umano si specchia gli negli altri sia che si tratti dei suoi simili che dell\u2019animale, nella misura in cui, spiega <strong>Plessner<\/strong>: \u00ab<em>Ego e l\u2019alter ego trovano il proprio limite l\u2019uno nell\u2019altro<\/em>\u00bb. <strong>Nietzsche<\/strong> affida l\u2019annuncio della \u201cmorte di Dio\u201d (ovvero della fine di tutte le certezze) al profeta Zaratustra che sfida, con la sua lanterna accesa in pieno giorno, la folla che sulla piazza del mercato \u00e8 in attesa del funambolo, gridando \u201cCerco l\u2019uomo!\u201d, proprio come <strong>Diogene il Cinico<\/strong> 14 secoli prima.&nbsp;Mi sembra un\u2019immagine efficace e profetica per dire dov\u2019\u00e8 l\u2019uomo oggi. Sono finite le certezze e, per questo, l\u2019uomo \u00e8 al tempo stesso uno che deve oltrepassare l\u2019esistente (ma solo il profeta se ne rende conto), oppure uno che facilmente cade in un vuoto e nello stordimento.&nbsp;Ed ecco come si diventa massa, come il centro di tutto diventa il mercato e l\u2019attesa non \u00e8 pi\u00f9 di un <strong>Messia<\/strong>, ma di un funambolo. La storia ci insegna che ogni svolta \u00e8 complessa e lenta e va letta cautamente.&nbsp;Per questo, mi sembra anzitutto importante cogliere il contesto pi\u00f9 ampio in cui si sviluppano post-umanesimo e trans-umanesimo e guardarlo in tutta la sua problematicit\u00e0, ma anche in tutte le prospettive che si possono intravedere nella misura in cui \u2013 lasciandoci interpellare! \u2013 non ci lasciamo impaurire, ma comprendiamo a quale bisogno di fondo rimandano e quali vie altre sono possibili rispetto all\u2019attesa di un funambolo.<\/p>\n\n\n\n<p>***<\/p>\n\n\n\n<p>Il termine \u201c<strong>transumanesimo<\/strong>\u201d indica che l\u2019uomo, cos\u00ec come oggi lo conosciamo, con le sue fragilit\u00e0 e i suoi limiti, \u00e8 ormai prossimo a una trasformazione radicale che, grazie al progresso scientifico, lo condurr\u00e0 nel giro di alcuni decenni a trasformarsi in una nuova condizione, oltre l\u2019umano.&nbsp;La condizione postumana rappresenterebbe l\u2019esito dell\u2019evoluzione della nostra specie: una metamorfosi resa possibile dall\u2019alleanza tra una conoscenza scientifica sempre pi\u00f9 capace di penetrare i misteri della natura e un&#8217;abilit\u00e0 tecnico-manipolativa sempre pi\u00f9 sofisticata.&nbsp;Un\u2019umanit\u00e0 infinitamente pi\u00f9 intelligente, non pi\u00f9 vulnerabile, pi\u00f9 longeva, pi\u00f9 ricca, dotata di capacit\u00e0 sensoriali estese e di una fisicit\u00e0 potenziata.&nbsp;Un\u2019umanit\u00e0 irriconoscibile e oggi inimmaginabile, ma anche, proprio per questo, se cos\u00ec accadesse, non pi\u00f9 umana. Ci\u00f2 che combattiamo, con intelligenza e perseveranza, non sono i nostri limiti reali, che ci rendono uomini, ma piuttosto i nostri limiti presunti. Un po\u2019 come accade nello sport, dove la sfida con se stessi e con i propri limiti \u00e8 pane quotidiano: ci\u00f2 a cui lo sportivo mira non \u00e8 superare i limiti del suo corpo biologico, ma esprimere fino in fondo le sue autentiche potenzialit\u00e0.&nbsp;Se il superamento del limite, di ogni limite, fosse il fine della pratica sportiva, allora lo sport migliore sarebbe quello in cui ogni potenziamento bio-tecnologico (doping, protesi) sarebbe non solo lecito, ma dovuto.&nbsp;E invece, in quel superamento esasperato del limite, noi avvertiamo che qualcosa di prezioso \u00e8 stato sciupato e che il senso della pratica sportiva \u00e8 stato violentato. Per essere autenticamente umano, ogni desiderio deve mantenere l\u2019equilibrio tra il tecnicamente possibile e l\u2019umanamente sensato.&nbsp;Per farlo \u00e8 per\u00f2 necessario porre nuovamente al centro la questione antropologica, chiedendoci non tanto come andare oltre i limiti dell\u2019umano, quanto piuttosto che cosa rende autenticamente umana la nostra esistenza.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Nella tana del lupo\u201d<\/em>, libro di <strong>Gabriele Tupini,<\/strong> \u00e8 un\u2019opera che esplora il profondo viaggio psicologico dell\u2019umanit\u00e0 verso la consapevolezza e la liberazione dalla sofferenza.&nbsp;Con un approccio chiaro e accessibile, l\u2019autore si propone di decifrare i passaggi tradizionalmente criptici dell\u2019opera alchemica, una metafora antica che rappresenta la trasformazione interiore e spirituale. Il libro si distingue per la sua capacit\u00e0 di rendere comprensibili concetti complessi, spesso avvolti in un linguaggio esoterico.&nbsp;Tupini utilizza un linguaggio semplice e diretto, senza rinunciare alla profondit\u00e0 delle riflessioni proposte.&nbsp;Ogni capitolo rappresenta un passaggio essenziale del percorso alchemico, interpretato come un cammino verso la conoscenza di s\u00e9 e la liberazione dalle catene dell\u2019ego e delle illusioni. Un elemento centrale del libro \u00e8 la sottolineatura dell\u2019importanza della consapevolezza come strumento per eliminare la sofferenza.&nbsp;Ecco allora il primo passo da compiere: aprire gli occhi e cercare in ogni circostanza di essere consapevoli. Ma l&#8217;uomo di oggi si nutre solo di uccisione e violenza come ci dice senza piet\u00e0 alcuna&nbsp;<strong>Gianni Canova<\/strong>, attualmente rettore e professore ordinario di Storia e critica del cinema presso l\u2019Universit\u00e0 Iulm di Milano, presidente della Giuria internazionale Venezia Opera Prima \u201cLuigi De Laurentiis\u201d nell\u2019imminente <strong>81\u00aa Mostra internazionale d\u2019arte cinematografica di Venezia<\/strong>, nel suo romanzo <em>\u00abPalpebre\u00bb<\/em>&nbsp;che rientra nel genere giallo, ma in cui si possono&nbsp; scorgere venature di noir, thriller e horror e anche descrizione di una umanit\u00e0 in totale declino.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel racconto il protagonista \u00e8 Giovanni Vigo (il cui nome ricorda quello del celebre regista <strong>Jean Vigo<\/strong>), studioso di letteratura presso l\u2019Universit\u00e0 Statale di Milano, interessato in particolare all\u2019analisi del Purgatorio di Dante.&nbsp;Colpito da una giovane donna, Mia, la segue mentre lei si dirige nei bagni universitari con un uomo e diventa testimone dell\u2019omicidio di quest\u2019ultimo, rimanendone sconvolto.&nbsp;Per cercare di capire quanto successo, Giovanni chiede aiuto all\u2019amico Simmel (nome scelto per omaggiare il sociologo e filosofo tedesco <strong>Georg Simmel<\/strong>), cronista di nera.&nbsp;Ben presto i due si trovano alle prese con una pericolosa organizzazione e \u201cproiettati in un vero e proprio inferno\u201d.&nbsp;Il tutto si svolge in pochi giorni, ma \u201cPalpebre\u201d riesce ad esplorare le ossessioni del nostro tempo: il sesso, lo sguardo e le trasformazioni dei corpi. <strong>Canova<\/strong> ha spiegato come il suo sia un \u201clibro sul male\u201d, scritto per capire cosa spinge l\u2019uomo ad essere attratto da esso.&nbsp;\u00c8 ambientato nel 2004, anno delle prime decapitazioni filmate da <strong>Al Qaida<\/strong> e da ci\u00f2 sorge spontaneo chiedersi cosa attraesse gli occidentali stessi a prenderne visione in massa.&nbsp;Proprio il protagonista del romanzo avr\u00e0 a che fare con una pericolosa banda che lucra attraverso la vendita dei cosiddetti \u201csnuff movies\u201d (video che riprendono torture realmente messe in pratica che terminano con la morte delle vittime). Sembrerebbe, dice l\u2019autore, che il pubblico sia allettato da ci\u00f2 proprio in quanto reale. L\u2019analisi del titolo spiega il tema culturale alla base del romanzo: lo sguardo. \u201cPalpebre\u201d, in quanto lo scrittore si rif\u00e0 al canto tredicesimo della <strong>Divina Commedia<\/strong>, ovvero quello riguardante il girone degli invidiosi, ai quali vengono cucite le palpebre. Invidia e paura, sentimenti che attraversano l&#8217;uomo di oggi e lo&nbsp;allontanano sempre pi\u00f9 dall&#8217;umano.<\/p>\n\n\n\n<p>Nato da una stirpe di artisti, <strong>Bach<\/strong> aveva un carattere fumantino ed irascibile, che da giovane lo port\u00f2 pi\u00f9 volte a malmenarsi con altri musicisti e al non essere ligio alle leggi. Con il passare del tempo la sua arroganza non mitig\u00f2, anzi si acu\u00ec. Conscio delle sue indubbie doti non lesinava pesantissime critiche ai suoi allievi, provocandone il risentimento pi\u00f9 acuto e non temeva di portare avanti tempestose liti anche con i nobili e committenti. Secondo voi \u00e8 possibile che un borioso soggetto come lui&nbsp;potesse firmare i suoi spartiti con la sigla S.D.G. (Soli Deo Gloria), ovvero \u201cSolo alla gloria del signore\u201d? Paradossalmente, come disse <strong>Albert Schweitzer<\/strong> suo biografo, decise di bollare cos\u00ec i suoi lavori perch\u00e9 si sentiva tanto grande da potersi permettere di essere modesto. Oggi nessuno fa e si sente cos\u00ec.&nbsp;E torniamo ad <strong>Aristotele<\/strong> e al suo messaggio sul valore di un uomo.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono un medico e non posso non fare una considerazione sui rischi della medicina nell&#8217;epoca del transumanesimo. \u00abRegoler\u00f2 il tenore di vita per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio, mi asterr\u00f2 dal recar danno e offesa. Non somministrer\u00f2 ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, n\u00e9 suggerir\u00f2 un tale consiglio; similmente a nessuna donna io dar\u00f2 un medicinale abortivo\u00bb.Questo chiede <strong>Ippocrate di Kos<\/strong> al medico di giurare;&nbsp;ma oggi teniamo fede a tutto questo? Nel 1976 <strong>Jerrold S. Maxmen<\/strong> sosteneva e prevedeva la scomparsa della figura del medico nel ventunesimo secolo. Un\u2019era in cui questa figura sarebbe diventata obsoleta per motivi tecnologici, politici, economici e sociali, un\u2019era in cui si sarebbe instaurato un modello di erogazione delle cure gestito dal computer e da una nuova figura professionale. Gi\u00e0 allora si poteva prevedere come le funzioni cliniche e non cliniche dei dottori avrebbero potuto essere gestite da un computer.&nbsp;Per l\u2019autore, con le conoscenze e la tecnologia, gi\u00e0 allora a disposizione, la necessit\u00e0 del medico era solo un mito. Maxmen ha fatto previsioni fino al 2025 e buona parte di queste si sono realizzate sia nel campo delle comunicazioni che in quello della tecnologia cos\u00ec come molte in quello biomedico. I mutamenti sono stati sostanziali e rapidi come mai \u00e8 avvenuto nei secoli precedenti. Possiamo distinguere grossolanamente quattro fasi. Nella prima fase, dall\u2019inizio del novecento fino agli anni \u201950, il medico acquisiva finalmente strumenti per curare e guarire malattie acute e infettive. Le vaccinazioni di massa, la scoperta degli antibiotici e di altri farmaci efficaci cambiavano radicalmente le condizioni di salute della popolazione nel mondo occidentale. Il medico aveva un ruolo importante e definito nella societ\u00e0 e gestiva la cura in modo autoritario e paternalistico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La seconda fase fino agli anni \u201980 \u00e8 stata caratterizzata dalla esaltazione delle specializzazioni nate dallo sviluppo della tecnologia prevalentemente diagnostica. Questo ha portato ad una frammentazione delle conoscenze e delle abilit\u00e0 mediche, ha mutato la formazione accademica e ha portato la maggior parte dei medici ad occuparsi in maniera quasi esclusiva di un organo, di un apparato o di una apparecchiatura diagnostica o terapeutica complessa.&nbsp;La terza fase inizia alle soglie del 2000, la tecnologia permette di curare molte malattie e di modificarne la storia naturale. Permette di cambiare la demografia dei continenti. Cambiano le aspettative dei pazienti e la domanda di prestazioni sanitarie. Con la globalizzazione la tecnologia non ha pi\u00f9 confini, la figura del medico muta geograficamente solo perch\u00e9 viene disegnata dai sistemi di erogazione delle cure decisi dalla politica. In questa fase la medicina si interessa anche di ambiti estranei alla sua tradizione. Fecondazione assistita, manipolazioni genetiche, chirurgia estetica, protesi meccaniche, trapianti di organi, clonazione, transessualit\u00e0, sopravvivenza di soggetti ridotti a una vita vegetativa ed eutanasia sono tutte nuove prestazioni mediche.&nbsp;La quarta fase \u00e8 quella in cui siamo immersi, \u00e8 quella dell\u2019inflazione di informazioni, quella degli algoritmi, delle piattaforme di rete, dell<strong>\u2019IA<\/strong> e della genetica. Del definitivo trionfo della tecnica che uccide l&#8217;uomo e la vera medicina come era stata concepita in ogni traduzione e in ogni&nbsp;angolo del mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Si chiama <strong>nunchi<\/strong>, o noonchi, sta per \u201cforza\/potere dell&#8217;occhio\u201d e in <strong>Corea <\/strong>divide le persone in due categorie: chi \u00e8 dotato di quello veloce ha la capacit\u00e0 di decodificare il comportamento delle persone in un istante. Gli altri, quelli insomma dal nunchi lento, devono invece faticare per snellire le proprie interazioni sociali, imparando a leggere tra le righe e a interpretare il linguaggio non verbale. E un medico, rapido o lento.deve possedere questa dote, che un computer con tutte le fisiognomiche del mondo non&nbsp;avr\u00e0 mai.&nbsp;Riflettiamo su ci\u00f2 che scrive <strong>George Orwell<\/strong>: \u00bb Non \u00e8 tanto importante restare vivi, quanto restare uomini\u00bb. Invece in un mondo finto le falsificazioni sono l&#8217;unica cosa che regge. Quella&nbsp;del cinema che celebra la sua stessa morte a Venezia fra glamour e vuoto culturale;&nbsp;quella di un fenomeno musicale, i <strong>Maneskin<\/strong>,&nbsp;inventato a suon di soldi e di manager molto furbi e ammanicati,&nbsp;che ora si scopre non esistere e in via di scioglimento. Se la vita \u00e8 sogno quella di oggi \u00e8 davvero un brutto sogno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Facciamo un ultimo esempio che riguarda la Biennale in corso a <strong>Venezia<\/strong>,&nbsp;dove il padiglione israeliano resta chiuso in segno di protesta per il non rilascio&nbsp;degli ostaggi a <strong>Gaza<\/strong>, mentre una bandiera palestinese si fa largo sull&#8217;opera dell\u2019artista franco-africana <strong>Jos\u00e8fa Ntjam<\/strong> alle Belle Arti e il direttore dell\u2019Accademia la lascia sventolare.&nbsp;Il polverone si era alzato prima ancora dell\u2019inaugurazione, quando migliaia di artisti avevano chiesto la chiusura del padiglione israeliano. Nonostante la Biennale avesse ufficialmente dichiarato il diritto dell\u2019artista <strong>Ruth Patir<\/strong> di esporre il proprio lavoro nel padiglione predisposto \u2013&nbsp;cos\u00ec come per tutti gli altri padiglioni \u2013 il giorno precedente l\u2019inaugurazione l\u2019artista israeliana ha deciso di non aprire le porte del padiglione, perfettamente allestito, fino al giorno della liberazione di tutti gli ostaggi a Gaza e, conseguentemente, di un cessate il fuoco permanente. Invece,&nbsp;tra i padiglioni esterni ai Giardini e all\u2019Arsenale, spicca quello ospitato dall\u2019Accademia di Belle Arti dove, sopra la splendida opera dell\u2019artista franco-africana <strong>Jos\u00e8fa Ntjam<\/strong>, \u00e8 stata issata una bandiera palestinese. Non si tratta di una scelta dell\u2019artista, poich\u00e9 l\u2019opera era stata inaugurata \u2013 come tutte \u2013 ad aprile, mentre gli studenti dell\u2019Accademia hanno issato la bandiera a maggio. E, da allora, non \u00e8 mai stata tolta.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019arte, da sempre, \u00e8 il risultato del contesto (anche) politico dei tempi in cui viene prodotta. Ma quando l\u2019ideologia altrui fa incursione nell\u2019estetica dell\u2019artista, vengono compromessi alcuni capisaldi che, invece, dovrebbero essere garantiti in ogni esperienza estetica. E non importa che la bandiera in questione sia palestinese, israeliana o degli aborigeni australiani: poich\u00e9 l\u2019appropriazione politica di qualsiasi opera d\u2019arte porta con s\u00e9 il seme di quel cortocircuito culturale, tipico dei nostri tempi, in cui ogni qual volta ci si appropria o si strumentalizza una bandiera, qualunque essa sia, ci si fa anche portatori di certi valori.\u00a0Per questo risulta preoccupante che il direttore dell\u2019Accademia di Belle Arti non abbia tolto dall\u2019ateneo la bandiera palestinese. Non certo per i colori dello stendardo esposto, ma perch\u00e9 domani potrebbe esserne issato (o bruciato) un altro, mettendo in discussione \u2013 proprio in un luogo come un ateneo \u2013 quei valori\u00a0umani che, invece, dovrebbero preservare uno sguardo aperto sul mondo.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Tutte l\u2019opinioni versati nel sito correspondono solo a chi la manifesta. Non e necessariamente l\u2019opinione della Direzione<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Avversit\u00e0 transumane Qualche riflessione sulla condizione umana nel tempo presente di Carlo Di Stanislao \u201cNelle situazioni avverse mostrati coraggioso e [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10,35],"tags":[],"class_list":["post-60981","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-italiano","category-opiniones"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/60981","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=60981"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/60981\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=60981"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=60981"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=60981"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}