{"id":61125,"date":"2024-09-10T09:10:49","date_gmt":"2024-09-10T09:10:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=61125"},"modified":"2024-09-10T09:10:49","modified_gmt":"2024-09-10T09:10:49","slug":"barbato-da-sulmona-e-il-suo-tempo-incidenza-di-personaggi-meno-noti-del-medioevo-sui-processi-politico-culturali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=61125","title":{"rendered":"Barbato da Sulmona e il suo tempo &#8211; Incidenza di personaggi meno noti del Medioevo sui processi politico-culturali"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Sulmona.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"640\" height=\"450\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Sulmona.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-61126\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Sulmona.jpg 640w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Sulmona-300x211.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Sulmona-150x105.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/cola-di-rienzo.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" data-id=\"61127\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/cola-di-rienzo-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-61127\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/cola-di-rienzo-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/cola-di-rienzo-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/cola-di-rienzo-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/cola-di-rienzo-150x112.jpg 150w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/cola-di-rienzo.jpg 1067w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Federico-II-di-Svevia.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"686\" data-id=\"61128\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Federico-II-di-Svevia-1024x686.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-61128\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Federico-II-di-Svevia-1024x686.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Federico-II-di-Svevia-300x201.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Federico-II-di-Svevia-768x515.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Federico-II-di-Svevia-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Federico-II-di-Svevia.jpg 1224w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/petrarca.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"420\" height=\"505\" data-id=\"61129\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/petrarca.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-61129\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/petrarca.jpg 420w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/petrarca-250x300.jpg 250w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/petrarca-125x150.jpg 125w\" sizes=\"(max-width: 420px) 100vw, 420px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Barbato da Sulmona e il suo tempo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><a><\/a> <em>Incidenza di personaggi meno noti del Medioevo sui processi politico-culturali<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>di<strong> Gabriella Izzi Benedetti *<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Barbato da Sulmona<\/strong> viene alla luce nel 1304, stesso anno di nascita di <strong>Francesco Petrarca<\/strong> di cui diverr\u00e0 grande amico e con il quale corrisponder\u00e0 a lungo. Il nome Barbato deriva da San Barbato vescovo di Benevento; non \u00e8 dunque il cognome, poich\u00e9 a quel tempo non era indispensabile; la sua identificazione si avvale della provenienza, Sulmona, oppure della discendenza, <strong>Barbato di Jacopo<\/strong>, essendo quello il nome paterno. Non sappiamo se Jacopo fu notaio come lo era il padre Berardo; sicuramente dal nonno Berardo verr\u00e0 convogliato verso studi di giurisprudenza. L\u2019intelligenza acuta unita all\u2019interesse verso ogni forma di conoscenza faranno di lui, gi\u00e0 dagli esordi, una figura di rilievo presso la <strong>corte dei d\u2019Angi\u00f2<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualsivoglia personaggio, soprattutto se figura storica o letteraria meno in vista, richiede un\u2019indagine sull\u2019epoca e le dinamiche che di essa hanno segnato le specifiche, per meglio comprenderne la rilevanza in vari settori del vivere. In modo particolare l\u2019epoca a cui appartiene <strong>Barbato<\/strong> \u00e8 complessa sul piano storico-politico e in fase culturalmente evolutiva. In questo intreccio di situazioni il risveglio intellettuale acquista un particolare significato e, come la continuit\u00e0 amministrativa risulta piuttosto evidente nel passaggio dal dominio svevo all\u2019angioino, una continuit\u00e0 nell\u2019apertura verso forme seppur minori di autonomie cittadine, cos\u00ec vediamo che l\u2019impronta fortemente intellettualistica impressa da <strong>Federico II di Svevia<\/strong> ha lasciato tracce, anche se il clima sta cambiando in una pi\u00f9 attenta analisi di tipo classico.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla morte di <strong>Federico II di Svevia<\/strong> (1250), re e imperatore straordinario, non a caso definito <em>stupor mundi<\/em> per le grandi doti in ogni campo, parlava nove lingue, si circond\u00f2 di tutte le menti pi\u00f9 eccelse del tempo, indipendentemente da razza e religione, cre\u00f2 la scuola siciliana che precede il dolce Stil Novo e che crea una nuova formula poetica il sonetto, ma che \u00e8 inviso al Papa, poich\u00e9 siamo ancora all\u2019interno delle fazioni guelfe e ghibelline, e Federico \u00e8 Imperatore del Sacro Romano Impero, dunque antagonista papale, alla sua morte dicevo, l\u2019impero svevo si sfascia. Il <strong>Papa Urbano IV<\/strong>, per mettere fine al regno svevo chiama a sostegno il fratello del re di Francia, <strong>Carlo d\u2019Angi\u00f2<\/strong> che diverr\u00e0 Carlo I, di comprovata fede guelfa, vassallo della Chiesa e, sia il figlio di Federico, <strong>Manfredi<\/strong>, che il nipote <strong>Corradino<\/strong> verranno sconfitti; il primo a <strong>Benevento<\/strong> nel \u201966 e il suo corpo verr\u00e0 gettato in mare perch\u00e9 nessuno possa farne un mito; il secondo a <strong>Tagliacozzo<\/strong> nel \u201868.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Corradino<\/strong> verr\u00e0 giustiziato nella piazza del Mercato a <strong>Napoli<\/strong>. Con lui finisce la discendenza maschile degli <strong>Honestaufen<\/strong>, rimarr\u00e0 solo quale erede la figlia di Manfredi, <strong>Costanza<\/strong>, sposata al re <strong>Alfonso d\u2019Aragona<\/strong>. I d\u2019Angi\u00f2 dominano in molte parti d\u2019Italia come Piemonte, Toscana, Emilia Romagna, sono re d\u2019Ungheria, di Gerusalemme, hanno dunque un grande potere e devono difenderlo; per cui subissano di tasse i sudditi. In pi\u00f9 sono arroganti. Il popolo aveva amato e ammirato gli <strong>Svevi <\/strong>e mal sopporta la situazione che in Sicilia precipita e baster\u00e0, nel 1282, una goccia, l\u2019aver dei soldati mancato di rispetto a una donna siciliana per scatenare la rivolta che ricordiamo tutti sotto il nome dei <strong>Vespri siciliani<\/strong>. A quel punto <strong>Costanza figlia di Manfredi<\/strong> rivendica i diritti sulla Sicilia e si muove col marito alla sua riconquista. Inutilmente <strong>Carlo d\u2019Angi\u00f2<\/strong> cercher\u00e0 di arginarla. 20 anni di guerra senza esito; fra l\u2019altro il figlio Carlo, che diverr\u00e0 <strong>Carlo II<\/strong>, viene fatto prigioniero e lo \u00e8 ancora quando il padre muore nel 1285; una situazione che mette in pericolo l\u2019intero dominio angioino e per sicurezza i figli di lui Ludovico, Roberto e Raimondo vengono inviati in Provenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Infine dietro trattativa <strong>Carlo&nbsp;II<\/strong> torna in libert\u00e0 iniziando un lungo patteggiamento con <strong>Alfonso d\u2019Aragona<\/strong> che pretende quali ostaggi presso la propria corte i figli minori di Carlo Ludovico, Roberto e Raimondo. Il maggiore <strong>Carlo Martello<\/strong> rimarr\u00e0 col padre. In un arco di 10 anni (1285-1295) che si concluder\u00e0 con un\u2019alleanza poich\u00e9 Carlo&nbsp;II, ormai vedovo, sposer\u00e0 la figlia di Alfonso e Costanza, i ragazzi ostaggi degli aragonesi, trattati principescamente, vengono istruiti dalle migliori menti del regno. Vivono presso i frati minori francescani, il gruppo degli spirituali; \u00e8 questo un momento in cui i benedettini sono un po\u2019 messi da parte avendo acquisito troppo potere, mentre la figura di <strong>Francesco d\u2019Assisi<\/strong> con la sua spiritualit\u00e0 suggestiona e avvince. Importante per i ragazzi \u00e8 la presenza di <strong>Pietro di Giovanni Olivi<\/strong>, il teologo, il personaggio di punta del gruppo degli spirituali, e dunque oltre a una istruzione approfondita in ogni ambito, l\u2019influsso di questo intellettuale tra i pi\u00f9 raffinati del tempo con il suo modello di francescanesimo esigente, influisce sulla loro formazione. E questo, specie riguardo a <strong>Roberto<\/strong>, avr\u00e0 una vera importanza storica, poich\u00e9 <strong>Ludovico<\/strong> decider\u00e0 di farsi frate, e alla morte del maggiore <strong>Carlo Martello<\/strong>, Roberto eredita il regno. Il padre, vassallo guelfo della Chiesa, chiede e ottiene l\u2019imprimatur del Papa.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla morte di <strong>Carlo<\/strong> (1309), Roberto diviene un sovrano che stupisce per la sterminata cultura, deciso a espanderla, in certo senso prolungamento e competizione nei riguardi degli Svevi; un re con forte inclinazione verso le teorie del francescanesimo; non perde occasione per impartire sermoni, pare molto apprezzati. Questo aspetto \u00e8 insolito in un re, ma lui ha un\u2019esigenza spirituale che intreccia con attuazioni di tipo architettonico, artistico, giuridico. Far\u00e0 costruire il bellissimo monastero di santa Chiara, chiamer\u00e0 presso la corte artisti come <strong>Giotto<\/strong>, <strong>Simone Martini<\/strong>. Ambisce all\u2019unificazione d\u2019Italia sempre all\u2019insegna di un riconoscimento dell\u2019autorit\u00e0 papale. Ama la filosofia, la teologia di tipo aristotelico-tomistico, del resto \u00e8 stato lui a proporre <strong>Tommaso d\u2019Aquino<\/strong> per la santificazione. Dunque Roberto fonde differenti correnti di pensiero in un scambio di idee con intellettuali di altre regioni, e cerca di circondarsi di illustri personaggi di cultura del suo regno.<\/p>\n\n\n\n<p><a><\/a> Si forma un gruppo intellettuale di stampo evoluto, e il suo prestigio diviene fondamento del regime. Ha un potere enorme: in Italia domina in aree sparse a macchia di leopardo. In qualit\u00e0 di capo della corrente guelfa molte citt\u00e0 assieme ai territori circostanti chiedono protezione. Ovviamente \u00e8 avversato dai ghibellini,<em> in primis<\/em> <strong>Dante Alighieri<\/strong>. A Firenze e parte della Toscana il suo dominio dura anni. Questo spiega i continui rapporti fra Napoli e il resto della penisola. Passer\u00e0 anche lunghi periodi ad <strong>Avignone<\/strong>, residenza papale dal 1305. Una lontananza poco proficua per la funzione reale. Infatti alla sua morte amministrativamente il regno \u00e8 florido, ma politicamente instabile. E non ha eredi maschi. Lascia per\u00f2 una situazione culturale invidiabile, con personaggi di primo piano fra i quali appunto <strong>Barbato da Sulmona<\/strong>, personalit\u00e0 tra le pi\u00f9 stimate. Presso la corte emerge per cultura e acume politico; a 23 anni diviene notaio della tesoreria del figlio di <strong>Roberto<\/strong> e per questo si sposta a <strong>Firenze<\/strong>, a <strong>Siena<\/strong> dimostrando di tenere alto il prestigio angioino. Ottiene dal re la nomina di Giudice a vita riguardo ai contratti in Terra di lavoro, Abruzzo e Molise.<\/p>\n\n\n\n<p>Fa parte e forse \u00e8 il fulcro del gruppo intellettuale formato, tra gli altri, da Giovanni Barilli, Niccol\u00f2 d\u2019Alife, Tommaso de Ioha, Pietro di Monteforte,&nbsp;Luca di Penne. A Napoli vivevano anche alcuni toscani come l\u2019Acciaiuoli e <strong>Cino da Pistoia<\/strong>, poich\u00e9 la corte era tenuta in grande considerazione e tale era il prestigio di <strong>Roberto d\u2019Angi\u00f2<\/strong> che quando <strong>Francesco Petrarca<\/strong> nel 1341 viene invitato a <strong>Roma<\/strong> per essere incoronato poeta in Campidoglio, vuole prima dirigersi a <strong>Napoli <\/strong>e farsi esaminare da Roberto a conferma di essere meritevole dell\u2019onorificenza. Ed \u00e8 allora che inizia la grande amicizia fra il <strong>Petrarca<\/strong> e <strong>Barbato<\/strong>, di cui restano tracce in epistole, egloghe, una serie di scritti che coprono 22 anni, fino alla morte di Barbato. Dopo pochi giorni dalla partenza il Petrarca gli scrive da Pisa con la breve notizia della laurea in Campidoglio, della quale lo stesso giorno scrive pi\u00f9 ampiamente al re. Uno degli amici pi\u00f9 cari al Petrarca, legato alla corte dei d\u2019Angi\u00f2, era <strong>Dionigi da Borgo S. Sepolcro<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dionigi <\/strong>fu probabilmente colui che influ\u00ec sull\u2019amicizia tra <strong>Petrarca<\/strong> e <strong>Barbato<\/strong> che, dopo la morte di Dionigi, divenne l\u2019amico pi\u00f9 saldo del Petrarca nell&#8217;Italia meridionale e il pi\u00f9 sollecito divulgatore della sua fama. L\u2019amicizia tra i due si rinsalda qualche anno pi\u00f9 tardi, alla morte di <strong>Roberto d\u2019Angi\u00f2<\/strong> nel 1343. <strong>Papa Clemente VI<\/strong> da Avignone dove soggiorna, attraverso il cardinale Colonna invia il Petrarca a Napoli. L\u2019ascesa al trono di Napoli della giovanissima nipote di Roberto, Giovanna, ha creato non poca inquietudine. Petrarca che ha vissuto buona parte del suo tempo specie giovanile ad <strong>Avignone<\/strong>, \u00e8 tra i personaggi pi\u00f9 in vista della cultura ed \u00e8 perfetto come ambasciatore del papa. A Napoli trova una situazione incerta, Giovanna non \u00e8 ben vista, troppo giovane, 17 anni, e donna. Poi sposer\u00e0 il cugino e le cose miglioreranno, ma non per molto. Il soggiorno del Petrarca dal 9 ottobre 1343 a met\u00e0 dicembre, viene da lui stesso descritto nelle <em>epistolae familiares.<\/em> Di particolare interesse la narrazione riguardo a un vero e proprio tsunami che si abbatt\u00e9 sulla costa campana; maremoto e terremoto terribili. Il 25 novembre durante la notte la finestra della stanza del <strong>Petrarca<\/strong> \u00e8 spalancata dal vento, il lume si spegne, la terra trema. Probabilmente ci fu uno smottamento sotto l\u2019<strong>isola d\u2019Ischia <\/strong>o di <strong>Stromboli<\/strong> e questo cre\u00f2 il formarsi di onde altissime, un muro d\u2019acqua che si abbatt\u00e9 sulla costa.<\/p>\n\n\n\n<p>Al mattino sono quasi per perdere la vita perch\u00e9, andati verso la costa, il terreno si sbriciola sotto i loro piedi e a fatica riescono a tornare indietro mentre le onde altissime inghiottono tutte le navi come fossero fuscelli. Una sola si salva; sul punto di affondare improvvisamente arriva la bonaccia, il cielo si rasserena e la nave \u00e8 salva. <strong>Petrarca<\/strong> scrive che mai pi\u00f9 avrebbe messo piede su una nave, anche se gliel\u2019avesse ordinato il Papa o fosse tornato dall\u2019al di l\u00e0 suo padre. Ma il periodo napoletano fu anche piacevole per le escursioni alla ricerca dei luoghi descritti da <strong>Virgilio<\/strong>, i lunghi scambi intellettuali e il sollievo di conversazioni con un amico comune come il Barilli, e le gite a Baia e a Pozzuoli, importante per gli interessi archeologici del Petrarca. Parlare del Petrarca sembra superfluo, ma a parte la sua prodigiosa produzione letteraria, la sua straordinaria conoscenza del latino che ce lo consegna tra i pi\u00f9 raffinati e colti scrittori di tutti i tempi, \u00e8 con il Petrarca che ha inizio il grande moto spirituale e culturale che verr\u00e0 definito umanesimo, moto che va oltre la tendenza al culto mitologico, a una visione ingenua di una Roma favolistica, spostandone la conoscenza in termini storici, critici, filologici.<\/p>\n\n\n\n<p>Le testimonianze dei classici sono da lui capillarmente controllate e le attualizza in una conciliazione fra il patrimonio classico e quello cristiano. I valori della sapienza antica, della tradizione letteraria vengono svincolati e messi a confronto con le nuove formule filosofiche e scientifiche. \u00c8 chiaro che la sua visione innovatrice influenzer\u00e0 gli amici. Prima di partire da Avignone <strong>Petrarca<\/strong> incrocia il romano <strong>Cola di Rienzo<\/strong>, inviato presso la corte pontificia. \u00c9 personaggio noto, innamorato della grandezza di Roma, uno studioso, notaio, oratore trascinante che mal sopportava la corruzione in Roma, la prepotenza dei nobili che approfittavano della mancanza del pontefice. Cola sognava una nuova grandezza per Roma, sperava di portarla alla libert\u00e0 comunale e quando venne inviato presso la corte pontificia di Avignone, <strong>Clemente VI<\/strong> ascolt\u00f2 il suo drammatico racconto sulla degradazione morale di Roma e lo nomin\u00f2 notaio della Camera Apostolica, visto che aveva grandi competenze in materia giuridica a amministrativa.<\/p>\n\n\n\n<p>Una volta a Napoli il <strong>Petrarca<\/strong>, vedendo l\u2019amico <strong>Barbato<\/strong> preoccupato per la precariet\u00e0 della situazione politica, scrive a <strong>Cola di Rienzo<\/strong> divenuto tribuno e senatore di Roma, perch\u00e9 offrisse all\u2019amico un impiego sicuro. Non si sbagliava nel ritenere poco sicuro il regno dei d\u2019Angi\u00f2; di l\u00ec a poco Andrea, il marito della regina Giovanna venne assassinato e nel regno si visse un periodo di estrema incertezza. Purtroppo Cola di Rienzo che a fatica era riuscito a superare i contrasti con le grandi famiglie arroccate nei loro poteri, ed era riuscito in quanto il popolo era con lui, dopo un periodo di gestione saggia della cosa pubblica venne preso dal demone del potere, da mania di grandezza; ne approfittarono le grandi famiglie per aizzargli il popolo contro e venne ucciso nel 1347. <strong>Barbato <\/strong>che condivideva con <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Cola_di_Rienzo\">Cola di Rienzo<\/a> l&#8217;amore per il ritorno di Roma alle antiche glorie, aveva scritto per lui l&#8217;epistola<em>Romana res publica urbi Rome<\/em>. Non sappiamo se gliela invi\u00f2, certo non fece a tempo a usufruire della sua protezione. Ma lo scritto ci \u00e8 giunto e come sempre si nota una tendenza verso forme didascaliche, che lo rendono per noi piuttosto pedante. Tale per\u00f2 non doveva apparire ai contemporanei, compreso il Petrarca, che in due <em>Metriche <\/em>inviate all\u2019amico lo sprona a completare un\u2019opera che lo avrebbe rivelato come un novello Ovidio.<\/p>\n\n\n\n<p>Certo possedeva una base di solidi studi incrementati dai contatti con le culture di <strong>Roma<\/strong>, <strong>Firenze <\/strong>e <strong>Avignone<\/strong> e i pi\u00f9 vivaci fermenti degli uomini di una cultura nuova, poich\u00e9 erano numerosi i fiorentini e anche i francesi che frequentavano la capitale angioina. Noi vediamo questi nostri antichi sempre in movimento, in viaggio. Affrontano percorsi lunghissimi. In realt\u00e0, a parte zone defilate, ed erano molte, esisteva una viabilit\u00e0 invidiabile per quei tempi. I romani, lo sappiamo, sono stati grandi costruttori di strade e nel Medioevo percorsi alternativi esistevano, molto ben amministrati come la <strong>via degli Abruzzi<\/strong> che da <strong>Firenze<\/strong> arrivava a <strong>Napoli<\/strong>, attraversando <strong>Spoleto<\/strong> e in particolare l\u2019<strong>Abruzzo<\/strong> terra fortificata con molte torri d\u2019avvistamento e castelli. C\u2019era poi la <strong>via Francigena<\/strong> che partiva dalla <strong>Scozia<\/strong>, proseguiva per la Francia per approdare a <strong>Roma<\/strong> e proseguire fino a <strong>Brindisi<\/strong> per l\u2019imbarco dei <strong>Crociati<\/strong>. Ma c\u2019erano anche le vie della lana che collegavano tratti brevi e lunghi come quella da Bologna a Firenze o quella da <strong>Guardiagrele<\/strong> in Abruzzo fino a <strong>Prato<\/strong>. Per non parlare dei tratturi, strade enormi, che a parte i due periodi primavera e autunno dedicati alla transumanza delle greggi, erano ottime vie di comunicazione. E poi i nostri antichi erano capaci di sacrifici, avevano una tenuta che noi non possediamo pi\u00f9. Sicch\u00e9 il viaggio non \u00e8 solo una questione di cavalieri erranti, \u00e8 una forte spinta all\u2019incontro e allo scambio, una forma di sopravvivenza e di evoluzione.<\/p>\n\n\n\n<p>La vicenda di <strong>Cola di Rienzo<\/strong> viene a chiarire come il ritorno alla classicit\u00e0, alle glorie romane diveniva sempre pi\u00f9 pressante in quell\u2019atmosfera prodroma del <strong>Rinascimento<\/strong>. Delle 66 epistole che conserviamo del carteggio del <strong>Petrarca<\/strong>, 22 sono dirette a Barbato e alcune sono inserite tra le <em>Metricae,<\/em> altre tra le <em>Epistolae familiares<\/em>, o fra le <em>Miscellanee.<\/em> Ci sono poi delle egloghe che il Petrarca scambi\u00f2 con <strong>Barbato<\/strong> e sono confluite nel <em>Bucolicum carmen.<\/em> In seguito Barbato conobbe Boccaccio e condivise con lui l\u2019ideale umanistico. Divennero complici nel diffondere l\u2019opera dell\u2019amico aretino presso l\u2019ambiente napoletano, insistendo perch\u00e9 quest\u2019ultimo portasse a compimento il poema <em>Africa<\/em>. Petrarca accett\u00f2 il consiglio ma non riusc\u00ec a completarla. I ricercatori <strong>Vattasso<\/strong> e <strong>Weiss<\/strong> hanno recuperato anche tre lettere di <strong>Barbato<\/strong> al Petrarca. 6 o 7 invece sono andate perdute, ma sono in qualche modo testimoniate e una di esse inizia con le parole <em>Extremuni Olimpiadis<\/em><em><strong>.<\/strong><\/em> Del soggiorno napoletano parler\u00e0 il Petrarca in una bellissima egloga <em>Argus<\/em> che invier\u00e0 a Barbato nel 1347.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-table\"><table><tbody><tr><td>Intanto nel regno angioino le nuove nozze di <strong>Giovanna<\/strong> con <strong>Luigi di Taranto<\/strong> offrirono una certa stabilit\u00e0 soprattutto per l\u2019opera del gran siniscalco <strong>Niccol\u00f2 Acciaiuoli<\/strong> e il <strong>Petrarca<\/strong> scrisse all\u2019Acciauoli una famosissima epistola che <strong>Barbato<\/strong> comment\u00f2, ed \u00e8 il solo scritto di una certa ampiezza che ci \u00e8 pervenuto. Lavoro di tipo scolastico ma non privo di ricercatezza. Si tratta di un documento dove la conoscenza diretta della situazione dimostra una presenza importante del Barbato presso la corte. In seguito <strong>Barbato<\/strong> si trasferisce stabilmente a <strong>Sulmona<\/strong> dove vive agiatamente con la famiglia, riceve personaggi illustri, conserva le stesse prerogative e gli stessi privilegi che aveva a corte, ma ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 importante, crea un gruppo di allievi e amici intellettualmente vivace. Continuano gli scambi epistolari anche con il <strong>Boccaccio<\/strong>. Alla sua morte avvenuta nel 1363, <strong>Petrarca<\/strong> informato probabilmente da Quatrario allievo tra i pi\u00f9 fidati, scrisse nella lettera di risposta parole bellissime, che dimostrano il grande affetto e la profonda ammirazione. Ci\u00f2 che resta di particolarmente importante \u00e8 il carteggio tra i due intellettuali, lontano da preziosismi letterari. Rivela un\u2019amicizia autentica, verit\u00e0 di sentimenti, la voglia di raccontarsi senza schermature; mette in luce la mentalit\u00e0, il senso morale, l\u2019amore per la cultura. Si parla anche della cerchia di amici e si mette in risalto il desiderio di <strong>Barbato<\/strong> di diffondere la conoscenza di cos\u00ec straordinario intellettuale. I carteggi sono tra i documenti pi\u00f9 autentici che ci vengono dal passato. Fra il \u2018300 e il \u2018400 assistiamo allo svilupparsi di questa forma di comunicazione che cresce velocemente ed \u00e8 un fenomeno cos\u00ec rilevante da divenire una rete, una continuit\u00e0 culturale, una repubblica culturale virtuale che andr\u00e0 sotto il nome di \u201cRepubblica delle lettere\u201d e avr\u00e0 culmine nel \u2018700. Avviene quindi che personaggi di cultura non necessariamente letteraria, ma medici, architetti, ogni tipologia legata alla conoscenza, provi il piacere di confrontarsi. Le distanze geografiche, le differenze politiche, passano in secondo piano, le tradizioni e culture si integrano, interagiscono e cresce in questo spirito comunitario la voglia di unit\u00e0 e di autonomia. L\u2019idea dell\u2019Italia unita non era mai venuta meno. Del resto quando ci fu la riforma augustea nell\u2019intento di dividere l\u2019enorme impero romano in province, la penisola italica fu inclusa in un unicum, riconoscendo unit\u00e0 di lingua e di tradizioni. Ricorderete Dante: Ahi serva Italia i dolore ostello. Lo spirito \u00e8 quello. Nel tempo la voglia di unit\u00e0 verr\u00e0 incrementata anche dal crescente studio dei classici, dal ritrovato orgoglio per una grandezza che si prolunga come dato reale, ed esploder\u00e0 soprattutto nel \u2018700 con la passione archeologica, passione che abbiamo gi\u00e0 visto appartenere al <strong>Petrarca<\/strong> e che specie nel centro e nel sud Italia porter\u00e0 alla luce monumenti di valore inestimabile. Noi troppo spesso guardiamo queste figure poco note come personaggi su cui non porre troppa attenzione. Saranno figure secondarie sul piano della qualit\u00e0 letteraria, ma la loro opera nel creare scuole di pensiero, nell\u2019 incrementare interessi formativi, nel dare vita a palestre di conoscenza, ha avuto un valore indiscusso, sia come crescita individuale, sia come partecipazione e prolungamento di idee le cui ramificazioni sfuggono alla nostra capacit\u00e0 di individuarne le dimensioni e diramazioni. <strong>Barbato <\/strong>rimane un personaggio illuminato s\u00ec dalla figura del <strong>Petrarca<\/strong>, ma che ha saputo restituire ampiamente la sua ricchezza umana e culturale, contribuendo attivamente alla diffusione del sapere.<br><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><em>*Presidente della Societ\u00e0 Vastese di Storia Patria<\/em><\/h2>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Barbato da Sulmona e il suo tempo Incidenza di personaggi meno noti del Medioevo sui processi politico-culturali di Gabriella Izzi [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[43,10],"tags":[],"class_list":["post-61125","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-historias","category-italiano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/61125","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=61125"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/61125\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=61125"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=61125"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=61125"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}