{"id":62229,"date":"2024-09-30T10:12:13","date_gmt":"2024-09-30T10:12:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=62229"},"modified":"2024-09-30T10:12:13","modified_gmt":"2024-09-30T10:12:13","slug":"poetico-vampiro-e-filosofi-martiri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=62229","title":{"rendered":"Poetico vampiro e filosofi martiri"},"content":{"rendered":"\n<p><em>di\u00a0Carlo Di Stanislao<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Carlo-Di-Stanislao-2.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"932\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Carlo-Di-Stanislao-2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-62230\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Carlo-Di-Stanislao-2.jpg 960w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Carlo-Di-Stanislao-2-300x291.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Carlo-Di-Stanislao-2-768x746.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Carlo-Di-Stanislao-2-150x146.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p><em>Per te ho attraversato il tempo, vinto la morte, abiurato Dio. Per te amore, per poterti ritrovare.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Bram Stoker<em>, Dracula&nbsp;<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Scusate se per un attimo torno alla telenovela&nbsp;<strong>Sangiuliano-Boccia<\/strong>, fattasi tormentone pi\u00f9 serio che faceto, ma mi serve come premessa.&nbsp;Debbo per prima cosa dire che&nbsp;la videointervista per&nbsp;<em>Elle<\/em>&nbsp;di&nbsp;<strong>Geppi Cucciari<\/strong>, una ok e di sinistra, mi fa molto pi\u00f9 pena della non consulente di un ex ministro che se la squaglia per paura da&nbsp;<em>Cartabianca<\/em>, dove fiuta aria di tranello.&nbsp;Per inciso da&nbsp;<strong>Bianca Berlinguer<\/strong>.scappano tutti: la Maria Rosaria, Mauro Corona, il prof Orsini per cui fra breve ci sar\u00e0 solo lei sullo sgabello.<\/p>\n\n\n\n<p>Torniamo alla&nbsp;<strong>Geppi<\/strong>&nbsp;invece, osannata e da osannare perch\u00e9 ridicolizza ministri (senza troppa fatica in verit\u00e0), guarda un punto fisso davanti a s\u00e9, abbassa il tono della voce e riflette sul modo in cui gli altri la guardano. \u00abTemo sempre che la gente possa pensare che io sia solo quella che vede in tv, ignorando che la sostanza \u00e8 molto pi\u00f9 complessa di un modo di essere\u00bb, dice dalla finestra di Zoom aperta nel giardino della sua casa vicino a&nbsp;<strong>Olbia<\/strong>, con i parenti che ogni tanto saluta al di l\u00e0 dello schermo e con gli occhiali da sole che terr\u00e0 dal primo all\u2019ultimo istante, come una coperta di Linus.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Almeno la&nbsp;<strong>Boccia<\/strong>&nbsp;(signora non dottoressa, come dice il&nbsp;marito con il quale \u00e8 ancora tecnicamente sposata, ma anche&nbsp;<strong>Alessandro Giuli<\/strong>, attuale ministro della cultura non lo \u00e8)&nbsp;e l&#8217;ex ministro&nbsp;<strong>Sangiuliano<\/strong>&nbsp;(che invece una laurea ce l&#8217;ha)&nbsp;fanno sentire tutti gli italiani superiori: gli uomini sono tutti pi\u00f9 alti e intelligenti di lui, le donne sono tutte pi\u00f9 leali ed eleganti di lei. Tutti insieme, per\u00f2, sono un popolo di guardoni inferociti, degli autentici vampiri.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualcuno pi\u00f9 in alto di me avrebbe dovuto ripetere le parole&nbsp;di Cristo:&nbsp;<em>\u201cChi \u00e8 senza peccato scagli la prima pietra\u201d<\/em>. Dov\u2019\u00e8 il maschio di ben protesi nervi che non gradisce le attenzioni di una bella femmina?<\/p>\n\n\n\n<p>Io non sono inorridito dal branco assetato di sangue che ha circondato, e atterrato,&nbsp;<strong>Sangiuliano<\/strong>,&nbsp;ma&nbsp;inorridisco perch\u00e9 non vi \u00e8 stato nessuno del suo partito e del governo che lo abbia difeso (tranne la&nbsp;<strong>Santanch\u00e8<\/strong>, che per\u00f2 ha gi\u00e0 le sue gatte da pelare e comunque dichiara di essere dalla parte della moglie dell&#8217;ex ministro).&nbsp;Dov\u2019\u00e8 quel marito che non si \u00e8 mai tolto la fede in situazioni promettenti? Se questi maschi e questi mariti esistono sono dei santi e nessun santo gode delle disgrazie altrui.&nbsp;Siamo tutti diventati&nbsp;mariti fedeli nei secoli dei secoli e, per il nostro amore coniugale, abbiamo fatto prodigi come&nbsp;<strong>Vlad III<\/strong>&nbsp;detto Drac il sanguinario, il vampiro,&nbsp;che per l&#8217;amore coniugale rinunci\u00f2 persino a Dio?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Riprendendo il mito del vampiro aristocratico, distante dall&#8217;immagine presente nel folklore, lanciato nella letteratura da&nbsp;<strong>John William Polidori<\/strong>, Stoker realizza un romanzo dalle atmosfere cupe, in cui il terrore e la minaccia assillano i protagonisti, in un crescendo di emozioni che conduce alla scoperta dell&#8217;orrore rappresentato dal tetro vampiro, ma al contempo racconta una straordinaria storia d&#8217;amore.&nbsp;<strong>Coppola<\/strong>&nbsp;lo ha capito e il suo&nbsp;<em>Dracula&nbsp;<\/em>del 1992&nbsp;non \u00e8 un film horror, ma una storia d\u2019amore intensa e infinitamente romantica e passionale, che riesce a far impietosire lo spettatore anche di fronte a un&nbsp;mietitore di morte, perch\u00e9 quando si ama nulla pi\u00f9 intorno esiste, e le vicende che si susseguono al fine del ricongiungimento con la propria amata spariscono in un secondo piano privo di rilievo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Ho attraversato gli oceani del tempo per trovarti<\/em>\u00bb sussurra Drac alla sua amata e bellissima Myna e cosi diviene ci\u00f2 che&nbsp;<strong>Stoker<\/strong>&nbsp;aveva immaginato 90 anni prima:&nbsp;assoluto protagonista, distante dalla dimensione di pura mostruosit\u00e0 di cui era stato simbolo cinematografico da quando il cinema era nato.&nbsp;Non era certamente la prima volta in cui quel mostro terrificante veniva portato sul grande schermo. Anzi, si pu\u00f2 dire che il cinema in un certo senso \u00e8 nato anche grazie a&nbsp;<strong>Dracula<\/strong>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Anno 1922, al cinema Marmorsaal del Zoologischer Garten Berlin, il regista&nbsp;<strong>Friederich Murnau<\/strong>&nbsp;presenta il suo&nbsp;<em>Nosferatu il Vampiro<\/em>, il padre di tutti i film horror, palesemente ispirato a Dracula di&nbsp;<strong>Stoker<\/strong>. Violare il diritto d&#8217;autore non port\u00f2 bene a Murnau, la vedova dello scrittore gli fece causa, la sua Prana films dichiar\u00f2 bancarotta e quasi tutte le copie di quel capolavoro furono distrutte. Quasi (nella Cineteca dell\u2019Istituto Cinematografico dell\u2019Aquila ad esempio ve ne \u00e8 una).&nbsp;Comunque, ormai il sentiero era stato tracciato e da quel momento di film sui vampiri ne sarebbero usciti a dozzine, di fatto creando un sottogenere horror che ancora oggi impera a livello produttivo, sovente staccandosi dalla classicit\u00e0 per riabbracciare l\u2019identit\u00e0 del film di genere.<\/p>\n\n\n\n<p>Lui,&nbsp;<strong>Vlad III di Valacchia<\/strong>, psicopatico nobile rumeno del XV secolo che sal\u00ec agli onori della cronaca per il fanatismo con cui combatteva gli ottomani, grazie a&nbsp;<strong>Coppola<\/strong>&nbsp;per\u00f2 divent\u00f2 protagonista di una struggente storia d&#8217;amore, dopo essere stato il villain in capolavori della cinematografia, interpretato da attori leggendari.&nbsp;Ma prima vi era stato un altro grande e folle visionario a rivedere il mito:&nbsp;<strong>Werner Herzog<\/strong>, genio assoluto prosciugato da Hollywood come tanti altri (fra gli ultimi il nostro&nbsp;<strong>Muccino&nbsp;<\/strong>che in verit\u00e0 stenta ancora a riprendersi, anche se blatera contro la legge sulla Settima Musa varata dalla destra). Le nostre attrici (le donne per natura fiutano il pericolo) se ne sono&nbsp;scappate a tempo: la&nbsp;<strong>Magnani<\/strong>, la&nbsp;<strong>Loren&nbsp;<\/strong>e la&nbsp;<strong>Lollo&nbsp;<\/strong>e si sono salvate.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Di recente ho rivisto&nbsp;<em>Nosferatu<\/em>, il film di&nbsp;<strong>Werner Herzog<\/strong>&nbsp;del 1979. Il violento candore di quel Dracula \u00e8 indimenticabile e delinea, credo, l\u2019identit\u00e0 ambigua di chi lo interpreta.&nbsp;<strong>Klaus Kinski<\/strong>&nbsp;\u2013 pallido, spigoloso, bellissimo \u2013 \u00e8 un uomo che ha fatto copulare gli estremi, ha congiunto ferocia e tenerezza, innocenza e violenza. Attore di folgorante prestanza, tra gli indimenticabili di sempre,&nbsp;<strong>Kinski<\/strong>&nbsp;ha vissuto la vocazione del poeta. Lo testimoniano, tra l\u2019altro, i dischi registrati dagli anni Cinquanta in cui KK recita Goethe e Schiller, Dostoevskij, Wilde, Shakespeare e i canti magici africani. Tra tutti, aveva sintonia con il linguaggio di&nbsp;<strong>Fran\u00e7ois Villon<\/strong>&nbsp;e di&nbsp;<strong>Arthur Rimbaud<\/strong>. \u201cNelle febbre incalzante, nello strappo e nello squarcio, nell\u2019eccessiva inquietudine dell\u2019anima con cui vuole solcare l\u2019intero mondo, \u00e8 come Rimbaud, seguace della sua sanguinosa sconfitta, della sua rabbiosa fame di vita, della sua critica incessante al tutto, della sua delusione e della sua lotta per la verit\u00e0 e la giustizia che ancora lo respinge nella desolata solitudine del fuorilegge\u201d, scrive il futuro attore in uno testo autobiografico,&nbsp;<em>Leben bis sommer 1952<\/em>, che reca in s\u00e9 la spina di un destino.<\/p>\n\n\n\n<p>Le parole cardinali, in questo scritto, sono febbre e fuorilegge. Come Fieber, \u201cFebbre\u201d, in effetti, sono state raccolte da&nbsp;<strong>Peter Geyer<\/strong>, le poesie di&nbsp;<strong>Klaus Kinski<\/strong>, la prima volta nel 2001, per&nbsp;<strong>Eichborn Verlag<\/strong>, poi nel 2006, per&nbsp;<strong>Suhrkamp<\/strong>. I testi \u2013 creduti smarriti e fortunosamente ritrovati \u2013 sono stati raccolti da&nbsp;<strong>Antonio Curcetti<\/strong>, che prima ha allestito un servizio per \u201cPoesia\u201d, la rivista di Crocetti, poi ha fatto da s\u00e9, pubblicando, fuori commercio, con il fantomatico marchio \u201cnessuno editore<em>\u201d, Febbre. Diario di un lebbroso<\/em>. Era il 2018 e&nbsp;<strong>Kinski&nbsp;<\/strong>portava gi\u00e0, inciso con il fuoco, il marchio del repellente, del disgustoso, dell\u2019impubblicabile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2013&nbsp;<strong>Suhrkamp<\/strong>&nbsp;aveva pubblicato&nbsp;<em>Kindermund<\/em>, l\u2019autobiografia in cui&nbsp;<strong>Pola Kinski<\/strong>&nbsp;accusa il padre di averla violentata, quando era ragazzina. Il libro usc\u00ec in Italia per Newton Compton come&nbsp;<em>L\u2019amore di pap\u00e0<\/em>; sottotitolo \u201cL\u2019autobiografia choc della figlia di Klaus Kinski\u201d.&nbsp;<strong>Klaus Kinski<\/strong>&nbsp;era morto nel 1991, alla fine di novembre, solo, ostracizzato, nella casa californiana di Lagunitas.&nbsp;Da allora, sul corpo-corpus di Kinski agisce la scure di una virulenta&nbsp;<em>damnatio memoriae<\/em>&nbsp;mentre lui indossa la parte da sempre desiderata, quella del Cristo al contrario, del Cristo-vampiro, maledetto, malvoluto, sputato, dileggiato. Naturalmente, da allora le poesie di Kinski, un tempo documento artistico d\u2019alto pregio, sono latitanti, fuorilegge dai cataloghi degli editori tedeschi di rango. In un verso, Kinski parla del \u201cmio cuore germogliato di bianco\u201d; purezza che fu lucore di lebbra, abbaglio, mania che boccheggia.<\/p>\n\n\n\n<p>Negli anni Cinquanta,&nbsp;<strong>Kinski<\/strong>&nbsp;riemp\u00ec una valigia dei suoi manoscritti poetici \u2013 la affid\u00f2 a un amico \u2013 la dimentic\u00f2. Era cos\u00ec: un uomo pronto, sempre, a farsi fuori, a morire di molte morti. Come i vampiri, si nutr\u00ec dell\u2019altrui morte \u2013 si nutre di chi, da morto, continua a ucciderlo. Fra le altre cose scrive Kinski&nbsp;proprio questo in occasione del&nbsp;<em>Grande Silenzio<\/em>, spaghetti western atipico di&nbsp;<strong>Sergio Corbucci<\/strong>&nbsp;(da un\u2019idea di&nbsp;<strong>Duccio Tessari<\/strong>, fiorentino e quindi un po\u2019 pazzo), in cui incredibilmente&nbsp;vince il male sul bene, \u00abl\u2019uomo che si credeva Dio e si rivel\u00f2 vampiro\u00bb e lui uccide il buono e muto Trintignant destinato, dal&nbsp;<em>Sorpasso<\/em>&nbsp;in poi, a morire sempre in Italia.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1955, a un giornalista di&nbsp;<em>\u201cFilm Revue\u201d<\/em>, disse di aver scritto una raccolta di poesie \u201csenza eguali nel suo tempo\u201d.&nbsp;<strong>L\u00e1szl\u00f3 Benedek<\/strong>, il regista ungherese di&nbsp;<em>Morte di un commesso viaggiatore<\/em>, che a Hollywood aveva diretto&nbsp;<strong>Marlon Brando<\/strong>&nbsp;ne&nbsp;<em>Il selvaggio<\/em>, gli aveva appena offerto la prima parte importante, per quanto infima. Kinder, M\u00fctter und ein General (passato in Italia come \u201c<em>All\u2019est si muore<\/em>\u201d), racconta gli ultimi, drammatici giorni del Terzo Reich. Per&nbsp;<strong>Klaus Kinski<\/strong>&nbsp;fu una specie di nemesi: diciassettenne, arruolato nella Wehrmacht, tent\u00f2 la diserzione; fu arrestato dai britannici nei Paesi Bassi. Impar\u00f2 l\u00ec, in carcere, i rudimenti del teatro, e la diserzione pi\u00f9 letale: quella dal s\u00e9. La madre,&nbsp;<strong>Susanne Eva<\/strong>, era morta durante un bombardamento alleato; il padre,&nbsp;<strong>Bruno<\/strong>, farmacista con velleit\u00e0 da tenore, era deceduto in un campo di prigionia, in Cecoslovacchia.<\/p>\n\n\n\n<p>A quell\u2019epoca,&nbsp;<strong>Kinski&nbsp;<\/strong>portava un viso apollineo, volitivo, da divinit\u00e0 ferina. Compiva 29 anni, aveva cominciato recitando Fran\u00e7ois Villon, Goethe e Nietzsche; in una delle sue tante, incompiute, autobiografie, \u201cLeben bis sommer 1952\u201d, scrisse di sentirsi un redivivo Rimbaud, \u201cnella sua sanguinosa sconfitta, nella sua rabbiosa fame di vita, nella critica incessante di tutto\u201d. Scrisse di scrivere \u201cpi\u00f9 di dieci poesie al giorno\u201d. L\u2019ispirazione poetica, sorta dalle tenebre del secondo dopoguerra, avvelen\u00f2 Kinski per una manciata di anni, fino al \u201956, quando dalla crisalide del poeta sbocci\u00f2 l\u2019attore, enigmatico, che mesmerizzava gli astanti.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019acme accadde nel 1949: ridotto in un ospedale psichiatrico, sgangherato dall\u2019elettroshock,&nbsp;<strong>Kinski<\/strong>&nbsp;scrive un poemetto di irosa potenza, Irrenhaus, \u201c<em>Manicomio<\/em>\u201d. Chi parla \u00e8 l\u2019irredento radiato dal convegno umano, il reietto deragliato dagli sputi&nbsp;<em>(\u201cessi mentivano e scatarravano bava\/ sul mio cuore infranto e avvilito\/ atomizzavano il tormento del mio spirito\/ dicendo d\u2019accarezzarmi l\u2019anima\u201d<\/em>). In una terzina di orfica intensit\u00e0, Kinski delinea il proprio destino: \u201c<em>io avevo solo lacerato la mia vita\/ gettato il mio corpo tra le vampe\/ per sfuggire alla follia degli uomini!<\/em>\u201d. In sostanza,&nbsp;<em>Manicomio<\/em>&nbsp;\u00e8 una specie di infernale via crucis che fonde i toni della sacra rappresentazione medioevale al cupo rombo delle ballate di&nbsp;<strong>Antonin Artaud<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Novello Cristo,&nbsp;<strong>Kinski<\/strong>&nbsp;\u00e8 \u201cun maiale sbollentato\u201d alla catena, viene scortato \u201ccome un cannibale\u201d mentre \u201c<em>una civetta funesta\/ mi pisciava in faccia come un cane\/ addomesticato<\/em>\u201d. Il Cristo\/Kinski subisce ogni oltraggio possibile \u2013 \u201c<em>io vengo pesato come un tozzo di pane\/ trascinato a forza mentre occhi di iena\/ valutano il mio corpo malconcio\u201d<\/em>&nbsp;\u2013 mentre avanza l\u2019invettiva contro la vilt\u00e0 dell\u2019uomo<em>: \u201cah, tutti voi che vivete e al mattino vi risvegliate liberi\/ non dimenticate i chiodi che portate nei cuori\/ quelli come voi sono fatti per schernire,\/ che stramazzi ancora una volta Cristo!\u201d<\/em>. Pi\u00f9 che altro,&nbsp;<em>Manicomio&nbsp;<\/em>pare la pi\u00e8ce di un mostro, di un dio marziale e carnivoro, creatura solare capace di eclissarsi nel proprio opposto, infantile bandito. Si ode qui, l\u2019incanto di&nbsp;<em>Nosferatu<\/em>&nbsp;e di Fitzcarraldo, la violenza di Aguirre e di \u201cCobra Verde\u201d. Agli occhi di&nbsp;<strong>Bruce Chatwin<\/strong>, Kinski era per sempre \u201cun adolescente\u2026 tutto in bianco, con una criniera di capelli gialli\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La vicenda delle poesie di&nbsp;<strong>Klaus Kinski<\/strong>&nbsp;\u00e8 nota. All\u2019epoca, l\u2019attore frequentava&nbsp;<strong>Thomas Harlan<\/strong>, il figlio di&nbsp;<strong>Veit Harlan<\/strong>, regista di&nbsp;<em>S\u00fcss l\u2019ebreo<\/em>, il pi\u00f9 noto cineasta del Terzo Reich. I due, negli anni Cinquanta, s\u2019imbarcano come mozzi a Marsiglia, direzione&nbsp;<strong>Haifa<\/strong>. Kinski lascia la valigia con i manoscritti a casa di un amico; non torn\u00f2 pi\u00f9 a riprendersela. Riemersi presso una casa d\u2019aste di Monaco nel 1999, i manoscritti lirici di Kinski vengono acquistati da&nbsp;<strong>Peter Geyer<\/strong>&nbsp;e trovano una prima sistemazione editoriale per&nbsp;<strong>Eichborn Verlag<\/strong>, nel 2001. Cinque anni dopo&nbsp;<strong>Suhrkamp&nbsp;<\/strong>pubblica&nbsp;<em>Jesus Christus Erl\u00f6ser und Fieber<\/em>: il libro risulta fuori catalogo. Dal 2014 la pi\u00f9 importante casa editrice tedesca stampa Kindermund, resoconto autobiografico in cui&nbsp;<strong>Pola Kinski<\/strong>&nbsp;racconta di essere stata regolarmente violentata dal padre. Klaus Kinski, cos\u00ec, resta il terrorista della poesia occidentale, un paria alle lettere: nessuno osa pubblicarlo.<\/p>\n\n\n\n<p>In Italia, si prende cura dei suoi testi, con dedizione autenticamente sovversiva,&nbsp;<strong>Antonio Curcetti<\/strong>. Nel 2012 ha pubblicato su \u201cPoesia\u201d un servizio,&nbsp;<em>Febbre.<\/em>&nbsp;<em>Diario di un lebbroso<\/em>&nbsp;(n. 271; memorabile la copertina, con Kinski giovanissimo, d\u2019efebica ferocia, e corona d\u2019alloro in cranio); poi, nel 2018, per la fittizia \u201cnessuno editore\u201d, pubblica come&nbsp;<em>Febbre<\/em>&nbsp;un\u2019antologia di poesie di&nbsp;<strong>Kinski<\/strong>, fuori commercio. Al samizdat poetico, ha aggiunto, ora, un tassello prodigioso: la traduzione integrale di&nbsp;<em>Manicomio<\/em>&nbsp;(come sempre, l\u2019edizione \u00e8 fuori commercio; info:&nbsp;<a href=\"mailto:info.nessunoeditore@tim.it\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">info.nessunoeditore@tim.it<\/a>). La plaquette \u00e8 inghirlandata da sovracopertina e da alcune immagini tratte da&nbsp;<em>Der rote Rausch<\/em>, film di&nbsp;<strong>Wolfgang Schleif<\/strong>&nbsp;del 1962, con Kinski che sversa in urla, nella parte del maniaco. Alcuni libri \u00e8 bene che viaggino cos\u00ec, clandestini, di mano in mano \u2013 la poesia, questa cosa cos\u00ec lieve, troppo importante per stare stivata in una libreria, miseria tra altre merci, deve spargersi tra filatteri di candele e coltelli, nei sottoscala, cosa proibita, cibo per massacrati dal mondo, per vitalisti invalidi a questo vivere.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando, nel 1971,&nbsp;<strong>Klaus Kinski<\/strong>&nbsp;mette in scena un suo testo lirico,&nbsp;<em>Jesus Christus Erl\u00f6ser<\/em>, fu un disastro. Alla Deutschlandhalle di&nbsp;<strong>Berlino&nbsp;<\/strong>il pubblico lo contesta, lo crocefigge al suo dire, se ne va (non c&#8217;entra nulla, ma lo stesso anno lo scrivente se ne va,&nbsp;decide di abbandonare il sogno cinema per studiare medicina). Il tour previsto fu&nbsp;annullato. Mai Cristo fu cos\u00ec demoniaco. Vent\u2019anni dopo,&nbsp;<strong>Klaus Kinski<\/strong>&nbsp;morir\u00e0 in solitudine, da tutti inviso, nella casa di Lagunatis,&nbsp;<strong>California<\/strong>. Dicono che fu il cuore a cedere. Non si pu\u00f2 vivere ogni giorno come un Rimbaud in estro. \u201c<em>Vorrei uscire per le strade e aiutare la gente, e alleviare il loro dolore<\/em>\u201d, aveva scritto, ragazzo. Voleva sanare, lui come&nbsp;<strong>Nietzsche<\/strong>&nbsp;voleva curare l&#8217;uomo e l&#8217;umanit\u00e0, tirare fuori il poeta dal vampiro.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab<em>Gli anglosassoni sono perfezionisti. In America e in Inghilterra c\u2019\u00e8 una sola parola per descrivere il fallimento, failure, in romeno ce ne sono molte. Forse perch\u00e9 siamo esperti della materia<\/em>\u00bb. E se una parola alternativa in italiano c\u2019\u00e8, \u201cerrore\u201d, questa rimanda piuttosto alla dimensione dell\u2019errare, dell\u2019andare di luogo e luogo, esperienza che&nbsp;<strong>Costica Bradatan<\/strong>, filosofo romeno, ha detto di aver fatto pi\u00f9 volte. L\u2019accademico, docente di Studi umanistici alla Texas Tech University e professore onorario di Filosofia all\u2019Universit\u00e0 del Queensland, in Australia, ha presentato il 7 settembre scorso a&nbsp;<strong>Mantova<\/strong>&nbsp;il suo Elogio del fallimento. Quattro lezioni di umilt\u00e0 (Il Saggiatore), incentrato su quattro figure:&nbsp;<strong>Simone Weil<\/strong>,&nbsp;<strong>Gandhi<\/strong>,&nbsp;<strong>Emil Cioran<\/strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Yukio Mishima<\/strong>. Tutti personaggi che non ci si aspetta di vedere rubricati tra i perdenti, ma che hanno messo il fallimento al centro della loro riflessione e lo hanno testimoniato con le loro vite. Un libro per certi versi simile a&nbsp;<em>Morire per le idee<\/em>, uscito nel 2017 per Carbonio e dedicato da&nbsp;<strong>Bradatan<\/strong>&nbsp;ai \u201cfilosofi martiri\u201d. In qualche modo anche loro dei falliti. Con Bradatan protagonista dell\u2019incontro \u201cErrare \u00e8 umano\u201d, tenutosi nella cappella palatina di Santa Barbara, \u00e8 stato il filosofo di Trento&nbsp;<strong>Paolo Vanini<\/strong>, esperto della terza figura,&nbsp;<strong>Cioran<\/strong>, il grande pessimista romeno esule a&nbsp;<strong>Parigi<\/strong>. Ecco allora che non possiamo non notare che&nbsp;<strong>Klaus Kinski<\/strong>&nbsp;appartiene a questa gloriosa schiera di falliti redenti dalla propria vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel corso di un recente dibattito quando a&nbsp;<strong>Bradatan&nbsp;<\/strong>hanno chiesto perch\u00e9 tra i falliti non abbia messo Ges\u00f9, egli ha&nbsp;detto di non averlo fatto perch\u00e9 non ha studi teologici alle spalle che lo permettano e per rispetto, visto che la figura di Ges\u00f9 \u00e8 talmente grande che non pu\u00f2 essere ridotta al fallimento. Ma pensando al tema del fallimento (che molto mi intriga e mi riguarda) si arriva al centro di molte religioni, come testimonia la visione buddista della vita come sofferenza. In conclusione il fallimento, l\u2019errore (dimensione che implica il perdersi o l\u2019arrivare in un luogo sconosciuto e non previsto, e in questo senso pu\u00f2 essere anche una arricchimento) pu\u00f2 essere un\u2019occasione educativa, un aprire lo sguardo all\u2019autorit\u00e0 del \u201cdettaglio meschino\u201d (Cioran), un modo di uscire dallo stigma sociale, aggravato dalla dimensione on-line che acutizza il problema della nostra proiezione esterna di ci\u00f2 che vorremmo essere (e spesso non siamo).<\/p>\n\n\n\n<p>Lo dimostra la parabola del pigrissimo&nbsp;<strong>Cioran<\/strong>, maestro dell\u2019inazione, che si definiva con orgoglio un parassita sociale, e che \u00e8 passato dallo scrivere un saggio sulla \u201cTrasfigurazione della Romania\u201d a \u201cSommario della decomposizione\u201d: due concetti opposti, ma che&nbsp;alla fine hanno come ultima parola la terra, l\u2019<em>humus<\/em>, l\u2019umilt\u00e0. E di una terra speciale ha bisogno il vampiro per poter sussistere e costantemente lamenta la mancanza di una sua terra il poeta&nbsp;<strong>Kinski.&nbsp;<\/strong>\u201c<em>Occorre avere almeno un paese da cui poter fuggire\u00bb<\/em>&nbsp;scrive&nbsp;<strong>Cesare Pavese<\/strong>&nbsp;ne&nbsp;<em>La luna e i fal\u00f2<\/em>. Il fallito in ogni luogo e tempo questo non ha: una terra, un paese.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p><\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p><em><strong>Tutte l\u2019opinioni versati nel sito correspondono solo a chi la manifesta. Non e necessariamente l\u2019opinione della Direzione<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0Carlo Di Stanislao Per te ho attraversato il tempo, vinto la morte, abiurato Dio. Per te amore, per poterti ritrovare. 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