{"id":6247,"date":"2019-04-24T23:43:25","date_gmt":"2019-04-24T23:43:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=6247"},"modified":"2019-04-24T23:43:25","modified_gmt":"2019-04-24T23:43:25","slug":"quel-libro-sulla-tomba-di-don-savino-a-morrea-leroica-comunita-di-morrea-e-il-suo-valoroso-parroco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=6247","title":{"rendered":"QUEL LIBRO SULLA TOMBA DI DON SAVINO, A MORREA &#8211; L&#8217;eroica comunit\u00e0 di Morrea e il suo valoroso parroco"},"content":{"rendered":"<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-6247 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=6248'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Morrea-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=6249'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/img466-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=6250'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/don-Savino-Orsini-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=6251'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/DSCN0825-7-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure>\n\t\t<\/div>\n\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\"><a name=\"_GoBack\"><\/a> <span style=\"font-size: large;\"><b>QUEL LIBRO SULLA TOMBA DI DON SAVINO, A MORREA<\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\"><b>Le memorie di un prigioniero tedesco fanno riemergere dall\u2019oblio una straordinaria comunit\u00e0 <\/b><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\"><b>e il suo parroco<\/b><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\">di <b>Antonio Bini<\/b><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">L\u2019AQUILA &#8211; I familiari di<b> Ernesto Dimpflmeier<\/b> avevano invano girato il paese alla ricerca di qualche abitante al quale donare una copia del libro \u201c<i>Prigioniero dei liberatori: odissea di un tedesco antinazista in Italia<\/i>\u201d. Dopo inutili tentativi decisero di lasciarne una copia sulla tomba di <b>don Savino Orsini<\/b>, che fu parroco di <b>Morrea<\/b> (L\u2019Aquila), cui peraltro le memorie erano dedicate. A raccontarmi l\u2019episodio \u00e8 il nipote di don Savino, <b>Goffredo Iacobucci<\/b>. Nativo di Morrea, vive da tempo a Roma, dove \u00e8 stato maestro nelle scuole elementari. Tornando in paese aveva ritrovato il libro inzuppato d\u2019acqua, ancora sulla tomba, l\u00ec dov\u2019era stato lasciato. Goffredo \u00e8 rimasto sempre legato al piccolo paese della <b>Valle Roveto<\/b>, dove \u00e8 nato nel 1938. Oggi \u00e8 un paese fantasma, che si rianima in agosto, con tanti morreani che tornano per ritrovarsi, anche grazie alle iniziative promosse dalla proloco. Un\u2019istituzione che ha il merito di far sopravvivere quel che rimane di quel forte senso di comunit\u00e0 di un tempo.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><b>Goffredo Iacobucci<\/b> era un bambino durante quei terribili mesi che vanno dal settembre 1943 al mese di giugno 1944, che videro il paese letteralmente invaso da prigionieri dell\u2019esercito alleato e militari italiani in fuga, eppure ricorda ancora nomi di militari indiani e inglesi. Tra i tanti fuggitivi <b>Ernesto Dimpflmeier<\/b> (in seguito Ernesto), disertore dell\u2019esercito tedesco, la cui storia si distingue alquanto da altre memorie che negli ultimi anni hanno fatto riemergere testimonianze di prigionieri che ebbero salva la vita grazie all\u2019aiuto della popolazione abruzzese, anche a rischio della vita. Un fenomeno ormai sempre pi\u00f9 identificato come \u201c<i>resistenza umanitaria<\/i>\u201d, che rappresent\u00f2 un comportamento spontaneo e collettivo con cui i civili diedero il loro contributo alla resistenza.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Ernesto, nato nel 1916 a <em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Ober\u00f6sch<\/span><\/span><\/em><em><span style=\"font-family: Arial, serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>,<\/b><\/span><\/span><\/em> in <b>Svizzera<\/b>, da madre bavarese e da padre polacco di lingua tedesca, fu registrato con il complicato cognome della madre, forse perch\u00e9 i genitori non erano sposati. La circostanza si riveler\u00e0 favorevole ad <b>Ernesto<\/b>, poich\u00e9 il cognome paterno (Baum) lo avrebbe facilmente identificato come ebreo. Dopo alcuni anni vissuti in Baviera, la famiglia si trasfer\u00ec in Italia, scegliendo di vivere a <b>Roma<\/b>, dove nel 1924 muore il padre. Una decina di anni dopo, durante una gita in <b>Abruzzo<\/b>, Ernesto scopr\u00ec <b>Ovindoli<\/b>. Gli piacque tanto da desiderare di avviare un\u2019attivit\u00e0 alberghiera, da gestire insieme alla madre, avendo ben intuito le potenzialit\u00e0 turistiche della localit\u00e0. Madre e figlio si inseriscono bene nel paese ma, allo scoppio della seconda guerra mondiale, scatta per Ernesto l\u2019obbligo del servizio militare, che assolve presso la sede della Luftwaffe a Roma, svolgendo le funzioni di interprete.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Dopo l\u20198 settembre avvert\u00ec la crescente pericolosit\u00e0 della sua situazione, decidendo di lasciare la divisa e andare a nascondersi in <b>Abruzzo<\/b>. Qui inizia un fase a dir poco movimentata della sua vita. La sua <b>Ovindoli <\/b>\u00e8 ben presidiata dai tedeschi. Gli suggeriscono di raggiungere <b>Morrea<\/b>, nella Valle Roveto, che sarebbe stata un tappa del percorso a sud, finalizzato a superare la <span style=\"color: #000000;\"><b>Linea Gustav<\/b><\/span>. E qui che il suo racconto, costituito da una serie di appunti non sempre caratterizzato da continuit\u00e0 temporale, fa emergere la coraggiosa comunit\u00e0 di Morrea e il suo parroco. Ernesto raggiunse il paese, che contava meno di 500 anime, il 26 dicembre del 1943, rimanendo per oltre un mese, decidendo poi di raggiungere <b>Cassino<\/b> e quindi <b>Roma<\/b>.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">All\u2019arrivo degli americani riesce collaborare come interprete, conoscendo oltre al tedesco e all\u2019italiano e anche l\u2019inglese, fino a quando emerge la sua identit\u00e0. Viene rinchiuso a Regina Coeli e successivamente imbarcato a Napoli per gli <b>Stati Uniti<\/b>, su una nave, insieme ad altri prigionieri. Dopo oltre un anno e altre peripezie riusc\u00ec a tornare in Italia, che considerava il suo Paese. Con la madre torn\u00f2 ancora ad <b>Ovindoli<\/b>, iniziando, con la consueta intraprendenza, la gestione di un nuovo albergo cui dette il proprio nome, recuperando la clientela di un tempo, come spiega il figlio Peter nella sua introduzione, nella quale sono inseriti profili biografici della figura paterna. <b>Ernesto<\/b> morir\u00e0 nel 2005.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Torniamo a quel terribile inverno del 1943. <b>Morrea<\/b>, \u00e8 un piccolo paese della <b>Valle Roveto<\/b>, una volta comune, a 760 m. di altezza, mentre a valle scorre il Liri, che unisce l\u2019Abruzzo, al basso Lazio e alla Campania. Il paese, frazione del comune di <b>San Vincenzo Valle Roveto<\/b>, era praticamente isolato. Solo un anno prima, <b>Mario Longo<\/b> in un suo articolo sul quotidiano \u201cIl Popolo di Roma\u201d (29 agosto 1942) scriveva che \u201cl<i>a viabilit\u00e0 lascia molto a desiderare, non essendovi che una sola mulattiera in pessimo stato<\/i>\u201d, come al tempo in cui vi giunse nel 1791 l\u2019archeologo inglese <b>Richard Colt Hoare <\/b>(cfr. Classical tour through Italy &amp; Sicily, London, 1819). Altri fattori ne faranno una roccaforte, a partire dall\u2019abitato, raccolto all\u2019interno dell\u2019antico castello Piccolomini.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Fu comunque l\u2019eccezionale capacit\u00e0 di accoglienza e di assistenza messa in atto dal parroco <b>don Savino<\/b> che, dopo l\u20198 settembre 1943 e l\u2019arrivo dei primi prigionieri, decise la costituzione di un comitato di assistenza, da lui presieduto e composto da <b>Giuseppe Testa, Pietro Casalvieri <\/b>e<b> Ugo Gemmiti<\/b>. La vecchia canonica, ubicata in un\u2019ala del castello, di fronte alla chiesa di S. Michele, dotata di radio, divenne il centro operativo del comitato, che organizz\u00f2, con la piena adesione dell\u2019intera comunit\u00e0, turni di guardia per l\u2019intera giornata all\u2019esterno del paese, assicurando assistenza, cure e, laddove richiesto, guide per superare tra le montagne il fronte a sud, nonostante la povert\u00e0 e le difficolt\u00e0 di sopravvivenza degli stessi abitanti, prevalentemente pastori e contadini, in gran parte analfabeti.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><a name=\"_Hlk4648779\"><\/a> I morreani accolsero dal settembre 1943 al 6 giugno 1944, condividendo \u201c<i>il pane che non c\u2019era<\/i>\u201d, un fiume di \u201cospiti\u201d, 3100 prigionieri, tra inglesi, indiani, neozelandesi, sudafricani, ecc. oltre a 2700 militari italiani in fuga. Una solidariet\u00e0 senza confini e con numeri incredibili, confermati da una nota del maggiore <b>Homer A. Stebbins<\/b>, del Governo Militare Alleato, in data 14 ottobre 1944. I fuggitivi potevano circolare liberi in paese e in caso di allarme si sarebbero potuti nascondere in grotte e altri ripari in montagna. Nelle sue memorie, <b>Ernesto Dimpflmeier<\/b> racconta che al suo arrivo dorm\u00ec in canonica, nella stanza riservata al vescovo, scoprendo la bellezza del paesaggio della valle. Rivela di aver visto il \u201c<i>libro d\u2019oro<\/i>\u201d (cos\u00ec lo chiamava don Savino<i>),\u201d in cui erano registrati oltre seicento nomi<\/i>\u201d. Ma quello doveva essere solo l\u2019ultimo quaderno riempito in ordine di tempo.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Purtroppo gran parte della documentazione presente un tempo in canonica, ora in abbandono, \u00e8 andata perduta dopo la morte del sacerdote, che fu l\u2019ultimo parroco del paese. <b>Dimpflmeier <\/b>annot\u00f2 tra i suoi appunti \u201c<i>Morrea \u00e8 uno di quegli sperduti villaggi che hanno dato assistenza a tutti questi profughi, quasi si trattasse di un dovere, compiendo questa missione nel pi\u00f9 alto spirito di solidariet\u00e0 cristiana, nonostante l\u2019estrema povert\u00e0 e la fame che si andava diffondendo tra i loro stessi abitanti. Sotto questo aspetto Morrea detiene un autentico primato, e molti hanno un grande debito di gratitudine verso questo coraggioso paesino e soprattutto verso il suo valoroso parroco, don Savino<\/i><span style=\"color: #444444;\">\u201d. <\/span> Ma una spia tedesca, che masticava la lingua italiana, si infiltr\u00f2 in paese come prigioniero in fuga. Il 21 marzo 1944 il paese fu accerchiato dai tedeschi. Venne arrestato <b>don Savino<\/b> insieme ai membri del comitato. Portati al vicino comando di <b>Civita d\u2019Antino<\/b>, furono interrogati, minacciati, picchiati.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Don Savino fu poi rilasciato, come pure Gemmiti e Casalvieri, dopo torture. Non rivelarono nulla, come <b>Giuseppe Testa<\/b>, che venne trattenuto e poi trasferito al comando di <b>Sora<\/b>, per poi essere fucilato ad <b>Alvito<\/b> l\u201911 maggio di settantacinque anni fa. Non aveva nemmeno vent\u2019anni. Il giovane patriota, medaglia d\u2019oro al valor militare, ricordato da un monumento nella piazza di <b>Morrea<\/b> e pi\u00f9 recentemente da un dramma in cinque atti (<i>Il sacrificio<\/i> <i>di Giuseppe Testa<\/i>), scritto da un testimone di quei giorni, <b>Graziano Di Rocco,<\/b> per le scuole gli alunni delle medie di <b>San Vincenzo Valle<\/b> <b>Roveto<\/b> e <b>Balsorano<\/b>.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">L\u201911 maggio 1945, a pochi giorni dalla liberazione dell\u2019Italia, ci fu una intensa commemorazione nel luogo dove fu assassinato. <b>Don Savino<\/b>, con la fascia tricolore al braccio, ricord\u00f2 il sacrificio di Peppino alla presenza dei familiari, dei morreani e dei sindaci della Valle Roveto. <span style=\"color: #000000;\">Disse che avrebbe voluto essere ucciso al posto di Peppino, ribadendo che era stato soltanto il Vangelo a guidare la sua azione e quella dell\u2019intera comunit\u00e0 che lo segu\u00ec con entusiasmo. <\/span>\u201c<i>Tutto abbiamo dato<\/i>\u201d afferm\u00f2. Si tratta di fatti che aiutano a comprendere il senso di gratitudine verso la popolazione abruzzese, espresso dalla scrittrice italo-cubana <b>Alba De C\u00e9spedes<\/b>, quando scrisse: \u201cC<em><span style=\"color: #000000;\">he cosa non vi dobbiamo, cara gente d\u2019Abruzzo &#8230;?\u201d, <\/span><\/em><em><span style=\"color: #000000;\">ripensando a quando<\/span><\/em> nel 1943-44 si nascose a <b>Torricella Peligna<\/b>, sulla Maiella.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">E per Morrea, il suo paese dimenticato dalle istituzioni, si batt\u00e9 sempre per la strada, l\u2019acqua, il medico. Carenze che contribuirono a favorire l\u2019esodo dal paese, con l\u2019unica strada possibile: l\u2019emigrazione. Tanti partirono. Tra questi <b>Giovanni<\/b>, di cui noto il manifesto affisso davanti la chiesa, con cui si annuncia ad un paese che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, la scomparsa avvenuta nel febbraio scorso, a 94 anni, a <b>New York<\/b>. Niente di pi\u00f9 lontano da queste antiche pietre. Annunciare la propria morte ai compaesani costituisce un\u2019abitudine cui i vecchi emigrati tengono ancora, imponendola ai propri familiari. Ed \u00e8 ancora Goffredo a sostenere che <b>Morrea<\/b> si \u00e8 come dissolta dopo la scomparsa del sacerdote, di cui fu guida spirituale ed espressione viva della sua gente per oltre mezzo secolo, dall\u2019aprile 1934 fino alla sua morte, avvenuta nell\u2019ottobre 1986.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Il libro \u201c<i>Prigioniero dei liberatori: odissea di un tedesco antinazista in Italia<\/i>\u201c \u00e8 stato pubblicato a cura dell\u2019Associazione Culturale Il Liri (<span style=\"color: #0563c1;\"><u><a href=\"http:\/\/www.illiri.it\/\">www.illiri.it<\/a><\/u><\/span>), che lo ha presentato a <b>Civitella Roveto<\/b> alla presenza di <b>Noemi Di Segni<\/b>, presidente dell\u2019Unione Comunit\u00e0 Ebraiche Italiane. Nel suo intervento <b>Mary Brocklesby<\/b>, vedova di <b>Ernesto<\/b>, si \u00e8 chiesta come era stato possibile dimenticare la figura di <b>don Savino<\/b>, che nemmeno una piccola targa ricorda nella sua Morrea. Eppure in quel piccolo cimitero non manca mai un fiore sulla sua semplice tomba, addossata ai piedi della piccola cappella comune.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; QUEL LIBRO SULLA TOMBA DI DON SAVINO, A MORREA Le memorie di un prigioniero tedesco fanno riemergere dall\u2019oblio una [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10,22],"tags":[],"class_list":["post-6247","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-italiano","category-libros-y-revistas-literatura"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6247","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=6247"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6247\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=6247"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=6247"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=6247"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}