{"id":63339,"date":"2024-10-21T10:43:52","date_gmt":"2024-10-21T10:43:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=63339"},"modified":"2024-10-21T10:43:52","modified_gmt":"2024-10-21T10:43:52","slug":"beetlejuice-beetlejuice-fine-di-un-visionario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=63339","title":{"rendered":"Beetlejuice Beetlejuice, fine di un visionario"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Carlo-Di-Stanislao-3.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"932\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Carlo-Di-Stanislao-3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-63340\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Carlo-Di-Stanislao-3.jpg 960w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Carlo-Di-Stanislao-3-300x291.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Carlo-Di-Stanislao-3-768x746.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Carlo-Di-Stanislao-3-150x146.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Beetlejuice Beetlejuice, fine di un visionario<\/strong>di&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Carlo Di Stanislao<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>The idea of a sequel came up many times:<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>there were various scripts written, too.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Tim Burton<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ecco il.plot:&nbsp;L&#8217;ex adolescente Lydia Deetz torna a Winter River dove ritrover\u00e0 le sgradite apparizioni dell&#8217;incontenibile&nbsp;<strong>Beetlejuice<\/strong>. Lei \u00e8 cresciuta ma non ha perso l&#8217;abilit\u00e0 di vedere i fantasmi; solo che adesso la sfrutta per portare visibilit\u00e0 e soldi al suo show televisivo:&nbsp;<em>\u00abGhost house\u00bb<\/em>. La morte rocambolesca e improvvisa del padre, la riporta a Winter River, insieme alla figlia Astrid e alla matrigna Delia, per un ultimo saluto al defunto, proprio nel momento in cui viene visitata, a distanza di trentacinque anni, dalle sgradite apparizioni dell&#8217;incontenibile Beetlejuice, del quale sperava di essersi liberata per sempre. Mentre Lydia \u00e8 inseguita dalla sua vecchia conoscenza, lui \u00e8 inseguito dalla sua ex moglie, che ha rimesso insieme i pezzi del proprio cadavere con una sparapunti, e anela a spettacolare vendetta. Intanto la giovanissima Astrid (Mercoled\u00ec attraverso lo specchio), infastidita dalla stranezza della madre, fa amicizia con un ragazzo locale che cita pericolosamente Dostoevskij.<\/p>\n\n\n\n<p>Sequel tanto atteso quanto (via via) temuto,&nbsp;<em><strong>Beetlejuice Beetlejuice<\/strong><\/em>&nbsp;riesce quantomeno a contenere, riassumere e in parte persino spiegare la parabola creativa di&nbsp;<strong>Tim Burton<\/strong>, qui alle prese con l\u2019inevitabile passare del tempo, i mutamenti generazionali e le derive del cinema (e dell\u2019immaginario) hollywoodiano. Nel bene e nel male, un\u2019opera-mondo forse definitiva, tombale. Un immaginario che perde i pezzi, alcuni insostituibili. Non solo la voce di Harry Belafonte, ma anche l\u2019eroina teen&nbsp;<strong>Winona Ryder<\/strong>, non rimpiazzabile dalla pur volenterosa&nbsp;<strong>Jenna Ortega<\/strong>. Non c\u2019\u00e8, non ci pu\u00f2 essere, un passaggio di consegne. Avvinghiati al plastico di Winter River, a questo momentaneo trionfo sugli arrembanti pixel (con l\u2019AI sempre pi\u00f9 galoppante, incombente e minacciosa), mettiamo in saccoccia il cameo di&nbsp;<strong>Danny DeVito<\/strong>, l\u2019intramontabile verve di&nbsp;<strong>Michael Keaton<\/strong>, la presenza persino superflua ma romanticissima di&nbsp;<strong>Monica Bellucci<\/strong>&nbsp;(un po\u2019 sposa cadavere, un po\u2019 Sally di&nbsp;<em>Nightmare Before Christmas<\/em>). Ah, l\u2019amore, cosa fa l&#8217;amore anche quando si sono perse fantasia ed ispirazione&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel volo armonioso \u00e8 un po\u2019 ingannevole della macchina da presa sulla cittadina di Winter River si intrecciano passato, presente e futuro del cinema. Non solo del cinema di&nbsp;<strong>Tim Burton<\/strong>, ma un po\u2019 di tutta l\u2019industria dei sogni. Infatti, pur non rinunciando totalmente al supporto della computer grafica,<em>&nbsp;Beetlejuice Beetlejuice<\/em>&nbsp;poggia le proprie immaginifiche fondamenta sull\u2019analogico, sull\u2019esistente, sulla capacit\u00e0 di costruire e ricostruire qualcosa che non si limiti alla mera patinata illusione degli effetti digitali, della dimensione virtuale. Nulla di male ovviamente nel digitale, ma \u00e8 sempre una questione di misura, finalit\u00e0 e contesto. Nella ripresa aerea che apre l\u2019ultima fatica di Burton il ritorno \u00e8 duplice: all\u2019originale Beetlejuice \u2013 Spiritello porcello dell\u2019oramai lontanissimo 1988 ma anche \u2013 e forse soprattutto \u2013 a un\u2019estetica pi\u00f9 artigianale, a una manualit\u00e0 che \u00e8 anche fonte di idee, a una spazialit\u00e0 nobilitata da illusioni ottiche e movimenti di macchina. Insomma, il senso e al tempo stesso il trionfo della settima arte, al di l\u00e0 della riuscita o meno della pellicola.<\/p>\n\n\n\n<p>Al di l\u00e0 e Aldil\u00e0. Nel riesumare cadaveri e fantasmi del suo glorioso passato,&nbsp;<strong>Burton&nbsp;<\/strong>certifica quel che \u00e8 stato e quello che, purtroppo, non \u00e8 pi\u00f9 da parecchi lustri. Quale sia lo spartiacque della filmografia burtoniana, magari&nbsp;<em>Planet of the Apes<\/em>&nbsp;\u2013 Il pianeta delle scimmie (anche se, ad esempio, poi sono arrivati&nbsp;<em>La sposa cadavere<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>Frankenweenie<\/em>, mica fesserie), non \u00e8 poi cos\u00ec interessante o utile, anche perch\u00e9 non \u00e8 sempre facile distinguere l\u2019ispirazione dai suoi riflessi, dai fantasmi di idee ingannevolmente splendenti. E in tal senso, ahinoi,&nbsp;<em>Beetlejuice Beetlejuice<\/em>&nbsp;\u00e8 ingannevole, ci rincuora, ci illude. Risplende nel portarci indietro, fin dall\u2019incipit, ad ogni nostalgica entrata in scena, ad ogni omaggio o citazione \u2013 tra tutte, il coro a cappella di Day-O (The Banana Boat Song) durante il funerale. Si arena malamente, invece, a ogni tentativo di rinnovarsi, di aggiungere qualcosa. Il nuovo non c\u2019\u00e8, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. Siamo dalle parti della pur gradevole Mercoled\u00ec, anche nella prevedibilit\u00e0 della scrittura. Torniamo a questo film che ha aperto la<strong>&nbsp;81^ Mostra di Venezia<\/strong>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Burton<\/strong>&nbsp;mischia anche qui i generi con sequenze fantastiche, il \u00absuo\u00bb aldil\u00e0 \u00e8 pieno di colori, di figure che conoscevamo e che ritornano variate nelle nuove possibilit\u00e0 tecnologiche \u2013 i serpentoni di sabbia \u2013 di musica, di invenzioni, la banchina del Soul Train destinazione ignota e senza ritorno \u00e8 un musical di Broadway, i defunti stanno sempre in una sala d\u2019attesa che somiglia a una qualche ufficio terreno, e hanno i corpi che \u00abraccontano\u00bb la loro morte: divorati dallo squalo a met\u00e0 come Charlie Deetz o pieni di pesciolini come il marito di Lydia e padre amatissimo di Astrid affogato nel Rio delle Amazzoni. A complicare le cose c\u2019\u00e8 una ex di Beetlejuice che vuole succhiargli l\u2019anima (Bellucci) e quel poliziotto \u00abfinto\u00bb \u2013&nbsp;<strong>Dafoe<\/strong>&nbsp;\u2013 che va a caccia di vivi quando valicano la porta dei morti citando film di genere (omaggio esplicito a Mario Bava).<\/p>\n\n\n\n<p>Ma in definita nulla brilla davvero e tutto \u00e8 smunto ed opaco,&nbsp;un\u2019operazione vintage di nostalgia nella quale il regista sembra divertirsi a disseminare senza rimpianti il presente nel passato, quasi che quel plastico fermo nella soffitta sia fermo anche lui. Comunque \u00e8 il film campione&nbsp; di incassi in un settembre che ha visto&nbsp; il cinema in profondissima crisi, crisi che secondo Dagospia (che ormai \u00e8 il&nbsp; giornate di riferimento non dei cialtroni ma di quelli che si reputano intelligenti) sarebbe dovuta a&nbsp;una oscura manovra del&nbsp;<strong>governo Meloni<\/strong>&nbsp;e dell\u2019ormai ex ministro della Cultura&nbsp;<strong>Gennaro Sangiuliano<\/strong>, che avrebbe addirittura scatenato tra gli italiani l\u2019odio per le sale cinematografiche.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La tesi delirante \u00e8 stata esplicitata da M<strong>arco Giusti<\/strong>, critico cinematografico tra i pi\u00f9 noti, gi\u00e0 autore della trasmissione cult&nbsp;<strong>Blob<\/strong>&nbsp;(povero Ghezzi). Il giornalista (che fino ad oggi apprezzavo)&nbsp; pronuncia la sua sentenza:&nbsp;<em>\u00abIn realt\u00e0 i film ci sarebbero, ma non c\u2019\u00e8 alcun tipo di comunicazione, n\u00e9 di attrattiva per andarli a vedere. L\u2019odio scatenato da Sangiuliano &amp; Co per il cinema, visto come macchina per dare soldi ai fighetti di sinistra ha completato l\u2019opera. Altro che complotto contro di lui. Cos\u00ec non andiamo da nessuna parte\u00bb.&nbsp;<\/em>Che fesseria!&nbsp; La crisi non solo settembrina del cinema ha ben altre cause:&nbsp;dipende dalla concorrenza di Netflix e delle altre piattaforme, dipende da un rito collettivo che tra gli italiani si va perdendo, \u00e8&nbsp;causata dalla programmazione nelle sale di tante pellicole inguardabili, \u201cgirate in due camere e cucina\u201d, colpa di una narrazione che impone gli stessi temi triti e ritriti e quasi sempre politicamente iper corretti e allineati a una sola visione del mondo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ora provate a immaginare la scena cos\u00ec come la teorizza&nbsp;<strong>Marco Giusti<\/strong>. Sabato mattina, lui e lei nel salotto di casa.&nbsp;<em>\u201cCara, stasera andiamo al cinema?\u201d<\/em>&nbsp;E l\u2019altra che risponde categorica:&nbsp;<em>\u201cNo, tesoro perch\u00e9 Sangiuliano ha detto che \u00e8 meglio di no, senn\u00f2 diamo i soldi ai fighetti di sinistra\u201d.&nbsp;<\/em>Dalla commedia all\u2019italiana alla fantascienza \u00e8 un attimo. E magari riesumiamo&nbsp;<strong>Antonio Margheriti&nbsp;<\/strong>a firmare la regia del tutto, con il titolo:&nbsp;<em>\u00abI Diafanoidi vengono da Pompei\u00bb.&nbsp;<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Beetlejuice Beetlejuice, fine di un visionariodi&nbsp; Carlo Di Stanislao The idea of a sequel came up many times: there were [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[33,10],"tags":[],"class_list":["post-63339","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-espectaculo","category-italiano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/63339","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=63339"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/63339\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=63339"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=63339"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=63339"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}