{"id":63934,"date":"2024-10-26T09:54:36","date_gmt":"2024-10-26T09:54:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=63934"},"modified":"2024-10-26T09:54:36","modified_gmt":"2024-10-26T09:54:36","slug":"il-corvo-torna-ma-non-vola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=63934","title":{"rendered":"Il Corvo torna, ma non vola"},"content":{"rendered":"\n<p><em>di\u00a0Carlo Di Stanislao<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Carlo-Di-Stanislao-4.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"932\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Carlo-Di-Stanislao-4.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-63935\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Carlo-Di-Stanislao-4.jpg 960w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Carlo-Di-Stanislao-4-300x291.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Carlo-Di-Stanislao-4-768x746.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Carlo-Di-Stanislao-4-150x146.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p><em><br>La distinzione tra passato, presente e futuro \u00e8 solo un&#8217;illusione ostinatamente persistente.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Albert Einstein<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante le cupe atmosfere da terreo, eterno inverno,&nbsp;<em>The Crow&nbsp;<\/em>usc\u00ec in sala nel maggio del 1994. Il film divent\u00f2 immediatamente \u2018di culto\u2019: celebrava l\u2019amore oltre la morte, la speranza al di l\u00e0 dell\u2019orrore, una vita nottambula. Fu il manifesto \u2013 a tinte manichee \u2013 del&nbsp;<strong>dark<\/strong>&nbsp;anni Novanta, una disperazione androgina, dal volto pitturato a pierrot, con i Cure in sottofondo, i Rage Against the Machine in endovena. A conferire al film \u2013 in verit\u00e0, piuttosto didascalico \u2013 un crisma leggendario fu la morte, sul set, di<strong>&nbsp;Brandon Lee<\/strong>, tragica incarnazione del protagonista, Eric Draven. Quanto al regista,&nbsp;<strong>Alex Proyas<\/strong>, continu\u00f2 ad approfondire il genere \u2013 senza deviare nei dintorni del capolavoro \u2013 con&nbsp;<em>Dark City<\/em>&nbsp;(1998) e&nbsp;<em>Io, Robot<\/em>&nbsp;(2004). La fonte primaria del film \u2013 oltre ai generici arcangeli della decadenza dark, del sulfureo nichilismo, della disperanza \u2013 \u00e8&nbsp;<em>Il Corvo<\/em>, il poemetto di&nbsp;<strong>Edgar Allan Poe<\/strong>, dal ritmo ipnotico, dai toni enigmatici e tombali, con quell\u2019inquieto gracchiare,&nbsp;<em>Quoth the raven<\/em>,<em>&nbsp;\u201cNevermore\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il film di&nbsp;<strong>Proyas&nbsp;<\/strong>s\u2019intitola&nbsp;<em>The Crow<\/em>, la poesia di Poe s\u2019intitola&nbsp;<em>The Raven<\/em>; che differenza c\u2019\u00e8 tra corvo e corvo? Nella mitologia dei nativi americani,&nbsp;<strong>Corvo&nbsp;<\/strong>(tradotto come Raven) \u00e8 il trickster, il mago degli imbrogli, il co-creatore, abile nell\u2019arte retorica, custode dei segreti del primo giorno, capace nell\u2019assumere ogni foggia, mediatore tra i vivi e i morti, tra i terrestri e i celesti. Il suo ruolo, nell\u2019armamentario leggendario dei nativi, \u00e8 pari a quello del Coyote. Tuttavia,&nbsp;<em>gens du corbeau<\/em>, genti del corvo, Crow, sono stati chiamati dai francesi gli&nbsp;<strong>Apsaroke,<\/strong>&nbsp;una trib\u00f9 molto, molto evoluta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per capire l\u2019intelligenza del corvo bisogna leggere un libro di&nbsp;<strong>Bernd Heinrich<\/strong>,&nbsp;<em>La mente del corvo<\/em>, edito da Adelphi. Tra Raven e Crow c\u2019\u00e8 la stessa differenza che passa tra corvo e cornacchia? Non lo so.&nbsp;<strong>Cornacchia<\/strong>,&nbsp;<em>cornacula<\/em>, vuol dire piccolo corvo; per capire il genio della cornacchia devo leggere un aforisma di&nbsp;<strong>Kafka<\/strong>&nbsp;(nella gabbia del suo nome, in effetti, \u00e8 appollaiato un corvo):<em>&nbsp;\u201cLe cornacchie affermano che una sola cornacchia potrebbe distruggere il cielo. Questo \u00e8 indubbio, ma non prova nulla contro il cielo, poich\u00e9 i cieli significano appunto: impossibilit\u00e0 di cornacchie\u201d<\/em>. La Bibbia \u00e8 piena di corvi: \u201cDio li nutre\u201d dice di loro Ges\u00f9 (Lc 12, 24). Di \u201ccornacchie fra il cielo e la terra\u201d parla invece Baruc (6, 53), in modo sinistro: riferendosi agli idoli fasulli, agli \u201cd\u00e8i bugiardi\u201d forgiati \u201cda artigiani e da orefici\u201d. Il corvo che vuol farsi dio retrocede in cornacchia, il miraggio di un&#8217;aquila, uccello che proclama e non mantiene; il corvo seguace di Dio viene da Lui nutrito. Le cornacchie sono gli uccelli pi\u00f9 prossimi alla terra: al posto delle ali, sembrano avere delle zampe, sembrano rospi, gli anfibi del cielo.<\/p>\n\n\n\n<p>Non credo che tra le fonti di&nbsp;<em>The Crow&nbsp;<\/em>ci sia Crow, il libro pi\u00f9 bello e tumultuoso e complesso di&nbsp;<strong>Ted Hughes<\/strong>. Uscito per la Faber nel 1970, con la copertina disegnata da Leonard Baskin, \u00e8 una specie di immane, polifonico, imperfetto poema sulla caduta dell\u2019Occidente. Hughes adotta un linguaggio assertivo, scabro, violento, che mescola i miti dei nativi americani, le bibliche mattanze, i simboli della fiaba britannica. Il poeta giustific\u00f2 le intenzioni di Crow cos\u00ec:&nbsp;<em>\u201c\u2026\u00e8 la storia dell\u2019Uomo Occidentale. \u00c8 la storia della sua sempre pi\u00f9 disperata ricerca di sicurezze meccaniche e razionali e simboliche, con cui sostituire la fiducia spirituale nella Natura che ha perso\u2026 Quando qualcosa abbandona la Natura o viene abbandonato dalla Natura, perde contatto con il creatore, ed \u00e8 evoluzionisticamente un vicolo cieco. Da questo punto di vista, la nostra Civilt\u00e0 \u00e8 un errore evoluzionistico\u201d<\/em>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il ciclo di Crow inizia con una pistola (<em>\u201cQuando la bocca della pistola fu alzata\u201d), su una pistola finisce (\u201c\u2026mantenne cos\u00ec pulita la sua coscienza che divent\u00f2 nero\/ Pi\u00f9 nero\/ della pupilla\/ di una canna di pistola\u201d<\/em>). Corvo \u00e8 Edipo ed \u00e8 Ulisse, \u00e8 tirannosauro e&nbsp;<em>King of Carrion<\/em>&nbsp;(<em>\u201cIl suo palazzo \u00e8 fatto di teschi.\/ La sua corona \u00e8 fatta delle ultime schegge\/ del vaso della vita.\/ Il suo trono \u00e8 la forca delle ossa, l\u2019ultimo letto di tortura dell\u2019impiccato.\/ Il suo mantello \u00e8 il nero dell\u2019ultimo sangue<\/em>\u201d; cito sempre dalla traduzione di&nbsp;<strong>Nicola Gardini<\/strong>, in:&nbsp;<em>Ted Hughes, Poesie<\/em>, Mondadori, 2008), \u201cera talmente pi\u00f9 nero\/ dell\u2019ombra della luna\/ da avere stelle\u201d. Le due canzoni eschimesi che ispirano il testo sono molto belle; in generale, lo sciamanico&nbsp;<strong>Hughes<\/strong>&nbsp;tenta parole rituali nell\u2019era dal rito estratta, disfatta:&nbsp;<em>\u201cL\u2019uomo correva senza faccia sulla terra\/ Senza occhi e senza bocca a faccia nuda correva\/\/ Sapeva di pestare la pietra della morte\/ Sapeva di essere un fantasma nient\u2019altro sapeva\u201d. Difficile riprodurre in italiano l\u2019anatomia della ballata, l\u2019andatura di una lingua tutta tamburi e colpi di selce<\/em>&nbsp;(\u201cIl grido dell\u2019uomo si fece pi\u00f9 affilato. La neve pi\u00f9 alta\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Questa \u00e8 una storia in cui i corvi sono latori di morte; una storia in cui l\u2019amore si compie nella vendetta e nella fuga. Il poeta \u2013 figura ambigua e transfuga, con il becco e le penne finanche intorno alla lingua \u2013 non pu\u00f2 dare la vita ai morti, non pu\u00f2 placare la loro ansia. Traffica con parole pari a un azzardo.&nbsp; Questo \u00e8&nbsp;<em>The Crow<\/em>&nbsp;&#8211; Il corvo di&nbsp;<strong>Rupert Sanders<\/strong>&nbsp;con protagonista&nbsp;<strong>Bill Skarsg\u00e5rd<\/strong>, reboot dell&#8217;omonimo film del 1994. La pellicola , nelle sale italiane dal 28 agosto scorso,&nbsp; parte da un deficit importante, che \u00e8 quello di doversi confrontare con un film che nel corso del tempo \u00e8 divenuto sempre pi\u00f9 materia aerosa nelle menti degli appassionati perch\u00e9 si \u00e8 man mano allontanato dalla sua definizione audiovisiva per approdare ad un\u2019eternit\u00e0 donatagli dalla tragica morte di&nbsp;<strong>Brandon Lee<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Tantissime persone che hanno sentito parlare de&nbsp;<em>Il corvo<\/em>&nbsp;o sanno cos\u2019\u00e8, lo sanno proprio a causa di quel tragico incidente. Quando bisogna confrontarsi con qualcosa che \u00e8 divenuto altro da s\u00e9 si perde in partenza, quindi, si \u00e8 cercato di sfruttare l\u2019immaginario cercando un aggiornamento contemporaneo, anche in virt\u00f9 di una possibilit\u00e0 di mercato che prevede un momento di grande confusione nei cinecomics. Un marasma in cui ci si pu\u00f2 provare ad infilare. Si tratta di un\u2019ipotesi ibrida, ce ne rendiamo conto, ma probabilmente \u00e8 la migliore per ragionare su un malinteso da entrambi questi fondamentali punti di vista. S\u00ec il&nbsp; film \u00e8 brutto e non funziona, non \u00e8 ben pensato, non \u00e8 ben realizzato e neanche cos\u00ec ben recitato, tanto che viene da chiedersi&nbsp; i motivi dietro la realizzazione di un\u2019operazione del genere, che da anni \u00e8 in cantiere e da anni viene puntualmente stoppata per motivi vari ed eventuali. C\u2019\u00e8 una motivazione creativa? Una spinta commerciale? Una scommessa persa da parte di qualcuno che conta, una congiunzione astrale o, peggio, planetaria in stile Hercules, oppure, ancora, un giro di&nbsp; riciclaggio di denaro? Non lo sapremo mai.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il fumetto originale usc\u00ec sul finire degli anni Ottanta, e conservava ancora molte tracce di quel decennio: era una storia cupa e romantica come lo era la musica di Cure e Joy Division, e il look dei personaggi (protagonista in primis) sembrava ispirato a una gita in una discoteca goth. Il film originale del &#8217;94, riprende queste suggestioni estetiche, alle quali aggiunge un set design che molti accostarono al primo&nbsp;<em>Batman<\/em>&nbsp;di&nbsp;<strong>Tim Burton<\/strong>, ma che a noi ha fatto venire in mente a pi\u00f9 riprese&nbsp;<strong>Blade Runner&nbsp;<\/strong>\u2013 e non solo per la quantit\u00e0 di pioggia che cade durante la vicenda.&nbsp;<em>Il Corvo&nbsp;<\/em>\u00e8 insomma un film di passaggio, un ponte tra due decenni che riesce a individuare con estrema precisione tutte quelle caratteristiche di continuit\u00e0 tra gli eccessi e le pose degli Eighties e il nichilismo cobainiano del decennio successivo. Persino la colonna sonora \u00e8 costruita con questo criterio: ci sono Cure, Jesus &amp; Mary Chain e Thrill Kill Kult, ma anche Pantera, Nine Inch Nails e Rage Against the Machine, e il miracolo \u00e8 che lo stacco temporale non si sente (aiuta che due di queste tre band interpretino cover di pezzi anni Ottanta).<\/p>\n\n\n\n<p>Capita spesso che i film connotati temporalmente assomiglino a capsule temporali cristallizzate in un certo periodo;&nbsp;<em>Il Corvo<\/em>&nbsp;\u00e8 invece la testimonianza diretta di un cambio di decennio, di un momento di passaggio, e anche per questo \u00e8 riuscito gi\u00e0 trent\u2019anni fa a parlare a due generazioni contigue ma ragionevolmente diverse. Uno dei segreti mica tanto segreti di&nbsp;<em>Il Corvo<\/em>&nbsp;\u00e8 pi\u00f9 che altro una cosa della quale non si discute mai a sufficienza:&nbsp;<strong>Alex Proyas<\/strong>, che al tempo era appena al suo secondo film dopo aver debuttato anni prima con quella che era quasi un\u2019autoproduzione, era la persona giusta al posto giusto e al momento giusto. Il suo&nbsp;<em>Spirits of the Air<\/em>,&nbsp;<em>Gremlins of the Clouds<\/em>&nbsp;era una sciocchezzuola sci-fi con tante idee buffe ma una certa carenza di visione d\u2019insieme. Con<em>&nbsp;Il Corvo<\/em>, anche grazie a una sceneggiatura che si appoggia al fumetto senza snaturarlo ma semplificandolo dove serve,&nbsp;<strong>Proyas&nbsp;<\/strong>trova (gi\u00e0) la sua dimensione. Che \u00e8 poi quella onirica:&nbsp;<em>Il Corvo<\/em>&nbsp;\u00e8 un film di inquadrature sbilenche, angoli impossibili, movimenti di macchina volti a disorientare e spiazzare. A tratti \u00e8 ai confini con l\u2019espressionismo, e quest\u2019estetica da sogno alcolico si accompagna alla perfezione a una sceneggiatura che procede per strappi e scossoni, salti temporali in avanti e all\u2019indietro, continui cambi di punti di vista e anche scarti di tono.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il rebot non ha niente del genere. Si tratta&nbsp;in sostanza di un rape &amp; revenge nel quale la revenge \u00e8 a carico di una terza persona e non della vittima del rape, e questa terza persona passa un\u2019ora e mezza a sfogarsi contro chi l\u2019ha ammazzato. Non ci sono mai veri dubbi sul successo della sua missione di vendetta: sembra di vedere&nbsp;<strong>Liam Neeson<\/strong>&nbsp;in Io vi trover\u00f2, che scena dopo scena elimina interi eserciti di avversari senza sudare. Insomma il protagonista \u00e8&nbsp;\u00e8 un Terminator, o se preferite il mostro di uno slasher anche se ha ragione. Si tratta di un film molto triste e anche di&nbsp; una mera&nbsp; spacconata ipermuscolare di cui non avevamo bisogno. Molto meglio il video, diretto da&nbsp;<strong>Derek Soto<\/strong>, del brano&nbsp;<em>The Crow<\/em>, appena pubblicato dai Life of Agony, dedicato a Brandon Lee e registrato a 30 anni dopo l&#8217;uscita dell&#8217;iconico film di Proyas e della tragica morte dell&#8217;attore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0Carlo Di Stanislao La distinzione tra passato, presente e futuro \u00e8 solo un&#8217;illusione ostinatamente persistente. 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