{"id":65379,"date":"2024-11-25T22:49:54","date_gmt":"2024-11-25T22:49:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=65379"},"modified":"2024-11-25T22:49:54","modified_gmt":"2024-11-25T22:49:54","slug":"26-novembre-100-anni-dalla-nascita-di-brunello-rondi-tirano-26-novembre-1924-roma-7-novembre-1989-coautore-della-dolce-vita-di-fellini-e-intellettuale-a-360-gradi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=65379","title":{"rendered":"26 novembre: 100 anni dalla nascita di Brunello Rondi (Tirano, 26 novembre 1924 \u2013 Roma, 7 novembre 1989) , coautore della \u00bbDolce Vita\u00bb di Fellini e intellettuale a 360 gradi"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Brunello-Rondi.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"340\" height=\"260\" data-id=\"65380\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Brunello-Rondi.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-65380\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Brunello-Rondi.jpg 340w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Brunello-Rondi-300x229.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Brunello-Rondi-150x115.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 340px) 100vw, 340px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Carlo-Di-Stanislao-3.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"932\" data-id=\"65381\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Carlo-Di-Stanislao-3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-65381\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Carlo-Di-Stanislao-3.jpg 960w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Carlo-Di-Stanislao-3-300x291.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Carlo-Di-Stanislao-3-768x746.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Carlo-Di-Stanislao-3-150x146.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Brunello Rondi, un Autore rinascimentale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>di<strong>&nbsp;Carlo Di Stanislao<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>C&#8217;\u00e8 differenza tra l&#8217;aver dimenticato e non ricordare<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Alessandro Morandotti<\/p>\n\n\n\n<p>Uno di questi \u00e8&nbsp;<strong>Brunello Rondi&nbsp;<\/strong>senza il quale non avremmo avuto capolavori felliniani come&nbsp;<em>La dolce vita<\/em>,&nbsp;<em>8 e 1\/2<\/em>,&nbsp;<em>La Citt\u00e0 delle donne<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>Prova d\u2019 orchestra<\/em>, tra i molti altri film di&nbsp;<strong>Fellini<\/strong>&nbsp;di cui Rondi fu uno degli sceneggiatori. E un superbo film che diresse come&nbsp;<em>Il Demonio<\/em>, una delle sue opere pi\u00f9 importanti che proprio in questi giorni \u00e8 riproposto in Basilicata e domani sera, 27 novembre, verr\u00e0 proiettato alla casa del Cinema come Omaggio per il&nbsp;<strong>Centenario dalla nascita<\/strong>&nbsp;(26 novembre 1924) di questo artista ed intellettuale a trecentosessanta gradi. Senza contare il suo lavoro di saggista, (pionieristici i suoi testi sul neorealismo italiano) critico, drammaturgo, poeta eccelso vincitore tra l\u2019altro del Premio Firenze con una giuria presieduta da&nbsp;<strong>Mario Luzi<\/strong>. Nel 2025, su iniziativa di&nbsp;<strong>Pupi Avati<\/strong>, consigliere del Centro Sperimentale di Cinematografia, il CSC ripubblicher\u00e0 un libro straordinario di Rondi, pietra miliare degli studi su Fellini, appunto&nbsp;<em>Il Cinema di Fellini<\/em>, gi\u00e0 editato nei primi anni Sessanta.<\/p>\n\n\n\n<p>Morto nel 1989 a soli 64 anni,&nbsp;<strong>Rondi&nbsp;<\/strong>\u00e8 stato definito \u00abun genio\u00bb da&nbsp;<strong>Roberto Rossellini<\/strong>, con cui collabor\u00f2 per la sceneggiatura di alcuni film, e uomo di \u00abcaratura rinascimentale\u00bb dal fratello di Brunello, il celebre critico&nbsp;<strong>Gian Luigi Rondi<\/strong>.Collaboratore creativo di grandi registi, dicevamo, come&nbsp;<strong>Roberto Rossellini<\/strong>&nbsp;e soprattutto&nbsp;<strong>Federico Fellini<\/strong>, si form\u00f2 nella cruciale temperie cinematografica del Neorealismo. Attratto dalle ambiguit\u00e0 delle passioni, interessato a indagare le superstizioni e gli stati patologici della psiche e incuriosito dal mondo magico-religioso, mosso da una volont\u00e0 di critica della societ\u00e0 e della corruzione morale degli ambienti borghesi, svilupp\u00f2 e approfond\u00ec questi motivi oltre che nel lavoro di sceneggiatore, anzitutto per&nbsp;<strong>Fellini<\/strong>, anche come autore e regista di film caratterizzati da una sensibilit\u00e0 acuta e inquieta, del tutto interessante e davvero particolare.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1962, dopo aver diretto alcuni cortometraggi, esord\u00ec nella regia di un lungometraggio a soggetto,&nbsp;<em>Una vita violenta<\/em>, tratto dall&#8217;omonimo romanzo di&nbsp;<strong>Pier Paolo Pasolini<\/strong>, realizzato in collaborazione con&nbsp;<strong>Paolo Heusch<\/strong>. Nello stesso anno, diresse un altro interessante film,&nbsp;<em>Il demonio<\/em>, seguito nel 1964 da&nbsp;<em>Domani non siamo pi\u00f9 qui<\/em>. Dopo questi film,&nbsp;<strong>Rondi<\/strong>&nbsp;segu\u00ec un suo percorso pi\u00f9 personale, incentrato sull&#8217;analisi di inquietanti e problematiche figure femminili, che non hanno eguali nella storia del cinema italiano.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei suoi 21 anni di carriera come regista ha diretto molti film, fra cui:&nbsp;<em>Una vita violenta<\/em>,&nbsp;<em>Il demonio<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>I prosseneti<\/em>, tre opere di grande valore formale e narrativo ed altre originali pellicole come:&nbsp;<em>Le tue mani sul mio corpo<\/em>&nbsp;(1970),&nbsp;<em>Ingrid sulla strada<\/em>&nbsp;(1973),&nbsp;<em>Velluto nero<\/em>&nbsp;(1976).&nbsp;<em>Una vita violenta<\/em>&nbsp;\u00e8 un film bellissimo e impegnato, tratto, come detto, da un romanzo di&nbsp;<strong>Pasolini<\/strong>, nello stile del neorealismo e sulla scia di&nbsp;<em>Accattone<\/em>&nbsp;dello stesso Pasolini, uscito l\u2019anno prima. L&#8217;interesse di&nbsp;<em>Una vita violenta<\/em>&nbsp;dipende dal fatto che il film non rientra nel diffuso filone delle facili e sospette varianti pasoliniane, care a certo cinema italiano. Intatti non ci troviamo di fronte n\u00e9 alla esaltazione estetistica del vitalismo e della \u00ablibert\u00e0\u00bb del ragazzo di vita (il Bolognini de&nbsp;<em>La notte brava<\/em>), n\u00e9 al vagheggiamento patetico-crepuscolare di tante pellicole su questo tema, uscire in quegli anni. Lo stile quasi documentaristico con cui \u00e8 raccontata la storia, il lasciar parlare pi\u00f9 i fatti che i personaggi, consentono un ritmo sostenuto ed avvincente con sequenze stilisticamente davvero molto riuscite.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;anno dopo (1963) esce&nbsp;<em>Il demonio<\/em>, oggi cult internazionale citatissimo su internet e di recente riproposto a Lincoln Center di New York, alla mostra di Venezia e al Festival di Locarno, interessantissimo spaccato cupo e carnale del male figlio dell&#8217;arretratezza e della superstizione bigotta, con cui si alimenta fino a diventare un vero e proprio flagello. L&#8217;inizio ha evidenti echi verghiani (<em>La Lupa<\/em>), poi la descrizione degli eventi amalgama bene la scrupolosit\u00e0 documentaristica e le svolte fantastiche, senza concessioni facili all&#8217;horror.<\/p>\n\n\n\n<p>Il film che ha ispirato anche&nbsp;<strong>William Friedkin<\/strong>&nbsp;per&nbsp;<em>L\u2019esorcista<\/em>, tra il melodramma, l&#8217;horror e il saggio antropologico, \u00e8 un fulgido esempio del miglior cinema \u201cmaledetto\u201d, misterioso per i suoi toni scuri di casa nostra anche se ispirato a una chiara e trasparente denuncia culturale e sociale del sopruso sulle donne<\/p>\n\n\n\n<p><em>Le tue mani sul mio corpo<\/em>&nbsp;(1970) parla invece di nevrotismo edipico e della noia che pervade i giovani borghesi. La giovent\u00f9 introversa non \u00e8 sicuramente stata inventata da&nbsp;<strong>Rondi<\/strong>&nbsp;e ha diversi predecessori, a partire da&nbsp;<strong>Moravia<\/strong>. Ma qui il regista fa riaffiorare pian piano le problematiche psicologiche del protagonista, grazie sia ai flashback inquietanti e poetici sia all&#8217;ambientazione desolata della spiaggia (specchio della solitudine interiore) e alla bravura di&nbsp;<strong>Capolicchio<\/strong>. Introspettivo, subdolo, affascinante,&nbsp;<em>Le tue mani sul mio corpo<\/em>&nbsp;\u00e8 un film atipico che richiama certe atmosfere antonioniane, ma le realizza in modo del tutto nuovo ed originali.<\/p>\n\n\n\n<p>La psiche e la psicologia alla base del soggetto, specialmente del personaggio di&nbsp;<strong>Capolicchio<\/strong>; relazioni morbose e sbagliate per un&#8217;ossessione che ti distrugge l&#8217;anima in un lungometraggio che rispecchia perfettamente l&#8217;epoca e talune sfaccettature di una certa borghesia, fanno del film un unicum che credo non sia stato sufficientemente capito ed apprezzato, ritenuto erroneamente un&#8217;opera sospesa fra&nbsp;<strong>Bertolucci<\/strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Samperi<\/strong>, mentre si tratta di un dramma dalle tinte funeree (l&#8217;inatteso finale) che immerge lo spettatore in una realt\u00e0 malata e perversa: quella di una mente nichilista, fallocratica e distruttiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Da ricordare anche&nbsp;<em>Prigione di donne<\/em>&nbsp;del 1974. che ne mostra la capacit\u00e0 di esplorare problemi drammatici e trascurati, come violenze e soprusi nelle carceri femminili. Come in tutti i film di&nbsp;<strong>Rondi<\/strong>, forte \u00e8 la presenza dell&#8217;erotismo, ma non si scade mai nel volgare. In queste donne umiliate e macerate resta la grande forza di volont\u00e0 di ribellarsi al sistema della societ\u00e0, e delle carceri stesse, dirette da suore non molto cristiane.<\/p>\n\n\n\n<p><em>I Prosseneti<\/em>, del 1976, \u00e8 invece l&#8217;audace ritratto di una borghesia depravata e patetica, decadente e schiava dell&#8217;infimo, con singoli episodi ora grotteschi, ora inquietanti, ora irriverenti (il regista&nbsp;<strong>Luciano Salce<\/strong>&nbsp;nella parte di un regista da strapazzo con la fissa delle indigene) davvero molto riusciti, pi\u00f9 della maggior parte dei film ad episodi usciti in quegli anni. Il \u201clungo respiro\u201d \u00e8 la metafora usata da&nbsp;<strong>Fellini<\/strong>&nbsp;per descrivere la straordinaria versatilit\u00e0 di&nbsp;<strong>Brunello Rondi<\/strong>&nbsp;ed \u00e8 anche il titolo di uno splendido libro a cura di&nbsp;<strong>Stefania Parigi<\/strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Alberto Pezzotta<\/strong>&nbsp;dedicato a Rondi, con tutti gli itinerari, anche i pi\u00f9 segreti, delle molteplici passioni che spesso si intrecciano e si motivano a vicenda nella sua produzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tentativo \u00e8 quello di comporre un ritratto inedito e, per i pi\u00f9, sconosciuto di una personalit\u00e0 che ha attraversato la storia della cultura italiana del secondo Novecento con uno sguardo inquieto e vertiginoso, aperto ai pi\u00f9 vivaci stimoli delle sperimentazioni artistiche europee e internazionali: dai saggi pionieristici su Bart\u00f3k, alle collaborazioni cinematografiche con Fellini, Rossellini e Pasolini.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma un libro da leggere ed un Autore tutto da riscoprire e da riscoprire anche come poeta, drammaturgo e saggista, rileggendo i suoi modernissimi drammi come&nbsp;<em>Amanti<\/em>&nbsp;(da cui&nbsp;<strong>Vittorio De Sica<\/strong>&nbsp;trasse un sottovalutato film con&nbsp;<strong>Marcello Mastroianni<\/strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Faye Dunaway<\/strong>) o&nbsp;<em>La stanza degli ospiti<\/em>; i suoi saggi di filosofia o i suoi libri di poesia, i suoi reportage di viaggio: tutti nel segno di una creativit\u00e0 da 360\u00b0 gradi, appunto \u00bbda uomo del Rinascimento\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Brunello Rondi, un Autore rinascimentale di&nbsp;Carlo Di Stanislao C&#8217;\u00e8 differenza tra l&#8217;aver dimenticato e non ricordare. 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