{"id":6961,"date":"2019-07-11T09:19:10","date_gmt":"2019-07-11T09:19:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=6961"},"modified":"2019-07-11T09:19:10","modified_gmt":"2019-07-11T09:19:10","slug":"la-storia-al-microscopio-recensione-a-lozio-coatto-di-giuseppe-lorentini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=6961","title":{"rendered":"LA STORIA AL MICROSCOPIO &#8211; Recensione a \u201cL\u2019ozio coatto\u201d di Giuseppe Lorentini"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-6961 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=6962'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/image-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=6963'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Giuseppe-Lorentini-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure>\n\t\t<\/div>\n\n<p class=\"western\" align=\"center\"><b>LA STORIA AL MICROSCOPIO<\/b><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\"><b>Recensione a \u201c<\/b><i><b>L\u2019ozio coatto<\/b><\/i><b>\u201d di Giuseppe Lorentini<\/b><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Solo un esperto di ricerca scientifica a livello di informatizzazione digitale poteva presentare la diagnosi d\u2019un micro-campo di concentramento come quello di <b>Casoli<\/b>. Uno dei quattordici campi di internamento, in <b>Abruzzo<\/b>, delineati nel libro \u201c<i>I campi del duce<\/i>\u201d di <b>Carlo Spartaco Capogreco<\/b>, che affronta per la prima volta e con particolare attenzione l\u2019internamento civile nell\u2019Italia fascista (1940-1943). <b>Giuseppe Lorentini<\/b>, sia perch\u00e9 nativo di Casoli e, soprattutto, storico affermato per i suoi studi, offre una panoramica rigorosa del campo, in tutti i suoi aspetti, come un piccolo mondo. Perfino, in appendice, con l\u2019elenco dei singoli personaggi, per conservarne la memoria. Certamente sulla base dello slogan di storici alla <b>Lucien Febvre<\/b>, <b>Fernand Braudel<\/b> o <b>Marc Bloch<\/b>, \u201cLa storia \u00e8 l\u2019uomo\u201d. In linea con quanto ha affermato <b>Jacques Le Goff<\/b> di quest\u2019ultimo: \u201cMarc Bloch \u00e8 un affamato, un affamato di storia, un affamato di uomini nella storia. Lo storico deve avere un buon appetito. Egli \u00e8 un mangiatore di uomini\u201d.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Lorentini sostiene, giustamente, che la storia dei campi di internamento in Italia \u00e8 nata da poco, una ventina d\u2019anni, sull\u2019esempio delle ricerche di <b>Carlo Spartaco Capogreco<\/b> sul campo di Ferramonti, <b>Costantino Di Sante<\/b>, <b>Gianni Orecchioni<\/b>, <b>Anna Pizzuti<\/b>, ecc. C\u2019era stato un libro autobiografico, sul campo di Lanciano, di <b>Maria Eisenstein<\/b>, dal titolo \u201c<i>L\u2019internata numero 6<\/i>\u201d, pubblicato a Roma nell\u2019ottobre del 1944, rimasto sconosciuto, oggi a cura di Capogreco, che meriterebbe di essere un testo scolastico, non meno di \u201c<i>Se questo \u00e8 un uomo<\/i>\u201d di <b>Primo Levi<\/b>.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Il libro di Lorentini si apre con una Introduzione che tende a specificare il concetto e la terminologia di campo di concentramento e di universo concentrazionario, per poi trattare della storia sociale di un campo di concentramento fascista tra teoria e documenti. Il campo di <b>Casoli<\/b> fu adibito per due tipi di internati, in due periodi diversi: ebrei internati e internati politici jugoslavi. L\u2019esposizione dei dati e delle formalit\u00e0 burocratiche viene riportata con una documentazione d\u2019archivio che impressiona, per la solerzia e l\u2019acribia che caratterizza l\u2019autore. Anche solo i numeri sono tali da rimanerne sotto choc: 4500 documenti in 215 fascicoli. Numeri che comunque potrebbero restare tali, senza una necessaria e corretta interpretazione storica. Un lavoro emblematico per successive ricerche sui vari e numerosi campi per internati, creati durante il fascismo.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Al contrario, la storia dei campi di concentramento per i prigionieri di guerra (POW) ha una sua specificit\u00e0, a motivo del numero dei prigionieri che in Abruzzo, con tre grandi campi di prigionia, raggiungeva il numero di oltre diecimila, secondo lo storico inglese <b>Roger Absalom<\/b> (<i>L\u2019alleanza inattesa: mondo contadino e prigionieri alleati in fuga in Italia 1943-1945<\/i>, <b>Uguccione Ranieri<\/b> di Sorbello Foundation, ed. Pendragon, Bologna 2011). Una storia che ha trovato in particolare le testimonianze scritte dagli stessi prigionieri, come avvenuto per il Campo 78 di Fonte d\u2019Amore a Sulmona. Se nei campi di concentramento per ebrei e civili mancava il filo spinato, per i campi di concentramento il filo spinato era l\u2019elemento caratterizzante. Per questo una delle testimonianze di un ex prigioniero, John Fox, ha per titolo \u201c<i>Spaghetti and barbed wire<\/i>\u201d (\u201cSpaghetti e filo spinato\u201d). Due trattamenti notevolmente diversi tra le due specie di campi se lo stesso Fox, ricordando la vita del campo, scrive: \u00ab<i>What a miracle it would be if such camaraderie, esprit de corps, call it what you will, prevailed in everyday life. The world would then indeed be a step nearer the ultimate Utopia of our cherished dreams <\/i>(Che miracolo sarebbe se un simile cameratismo o spirito di corpo, chiamatelo come volete, prevalesse nella vita quotidiana. Il mondo allora davvero sarebbe un passo pi\u00f9 vicino all&#8217; ultima Utopia dei nostri sogni pi\u00f9 cari)\u00bb.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Se la storia \u00e8 lo studio dell\u2019uomo, nelle sue diverse sfaccettature, non pu\u00f2 che aiutarci a conoscerlo. Una scienza in cammino, anche se ancora nell\u2019infanzia, come rilevava Marc Bloch, che affermava: \u00abLa storia deve rinunciare alle false arie di arcangelo, aiutandoci a guarire da questo difetto. Essa \u00e8 una vasta esperienza delle variet\u00e0 umane, un lungo incontro fra gli uomini\u00bb. Proprio il caso Casoli, il paese come tale, \u00e8 simbolo di questo incontro tra uomini, perch\u00e9 non \u00e8 stato solo luogo del campo di concentramento per internati, ma anche punto d\u2019arrivo dei prigionieri di guerra che fuggivano dai campi di concentramento per raggiungere il comando alleato, che aveva conquistato il paese nell\u2019autunno del 1943. Migliaia di persone, dal settembre 1943 al giugno 1944, affrontarono il sentiero della Libert\u00e0, partendo da Sulmona e giungendo a Casoli. Scrive Fox: \u00abDel gruppo di cento uomini che si erano messi in marcia, alle quattro di pomeriggio del 13 gennaio, arrivarono a Casoli alle 11 del mattino del 15 gennaio, dopo un cammino di 36 ore, 47 uomini e 22 di essi furono ricoverati in ospedale per congelamento o per spossatezza. Non sono mai stato in grado di sapere che cosa accadde agli altri\u00bb.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">E, come lui, <b>Carlo Azeglio Ciampi<\/b>, Presidente della Repubblica Italiana, partito il 24 marzo 1944 e che raggiunge Casoli il 26 marzo: \u00abDopo una notte insonne seguita ad una fatica eccezionale, alle dodici siamo portati a Casoli, dove al castello esiste un accantonamento per i \u201c<i>refugee from enemy territory<\/i>\u201d costituito da una specie di largo corridoio coperto ai due lati da uno strato di paglia. L\u00e0 donne e uomini, giovani e vecchi: quando arriviamo noi hanno da poco portato via un morto. L\u00ec possiamo finalmente dormire, se pure al meglio\u00bb (cfr. \u201c<i>Terra di Libert\u00e0, storie di uomini e donne nell\u2019Abruzzo della seconda guerra mondiale<\/i>\u201d, a cura di Maria Rosaria La Morgia e Mario Setta). I prigionieri di guerra nei campi non subivano \u201c<i>l\u2019ozio coatto<\/i>\u201d, come il titolo del libro di Lorentini. Tra l\u2019altro, termine usato spesso dagli stessi internati. Nei campi Pow era possibile leggere libri, studiare l\u2019Italiano, frequentare lezioni, divertirsi in diversi giochi, scrivere e ricevere lettere, comunicare notizie (cfr. \u201c<i>The Sulmona Sun<\/i>\u201d, giornalino di campo), ecc. La coazione dell\u2019ozio era la forma pi\u00f9 grave per distruggere la persona, dal momento che l\u2019<i>otium<\/i>, nell\u2019antichit\u00e0, era il tempo libero, il tempo di studio per elevare la propria dignit\u00e0.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><a name=\"_GoBack\"><\/a> Una ricerca storica a largo raggio, di genere macroscopica, potrebbe trovare documenti o testimonianze sul rapporto tra i vari personaggi che in quei tre-quattro anni furono a <b>Casoli<\/b>. Nel libro sulla vita di <b>Rita Rosani<\/b>, \u201c<i>Non era una donna, era un bandito<\/i>\u201d, <b>Livio Isaak Sirovich<\/b> scrive: \u00ab<span style=\"color: #000000;\">L\u20198 settembre 1943 si sparge la notizia dell\u2019armistizio. Ma la situazione degli ebrei internati resta inalterabile.\u00a0Il 2 novembre 1943 Salo, Eige, Kubi e gli altri internati di Castelfrentano \u201csi lasciano prendere docilmente\u201d. La mattina del 3 novembre trasferiti alla fornace Crocetta. Poi al campo dei prigionieri di guerra di Chieti Scalo. Vi rimangono fino al 20 novembre, affermando che \u201ci soldati tedeschi ci trattavano veramente bene\u201d. Trasportati da Chieti a L\u2019Aquila. Da L\u2019Aquila a Bagno a Ripoli vicino Firenze. A San Vittore. Infine ad Auschwitz\u00bb. Un calvario. Avrebbero potuto evitarlo, ma nessuno sembra sia stato capace di salvarli. Per i prigionieri di guerra si \u00e8 parlato e si parla di \u201cResistenza Umanitaria\u201d. Un fenomeno tipico abruzzese, che lascia un segno di ottimismo umanitario nella storia della seconda guerra mondiale.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\">Per l\u2019Associazione \u201cIl Sentiero della Libert\u00e0\/Freedom Trail\u201d<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\"><b>Maria Rosaria La Morgia<\/b><\/span><span style=\"color: #000000;\">, Presidente<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\"><b>Mario Setta<\/b><\/span><span style=\"color: #000000;\">, storico <\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; LA STORIA AL MICROSCOPIO Recensione a \u201cL\u2019ozio coatto\u201d di Giuseppe Lorentini Solo un esperto di ricerca scientifica a livello [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10,22],"tags":[],"class_list":["post-6961","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-italiano","category-libros-y-revistas-literatura"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6961","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=6961"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6961\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=6961"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=6961"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=6961"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}