{"id":70992,"date":"2025-04-10T11:53:47","date_gmt":"2025-04-10T11:53:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=70992"},"modified":"2025-04-10T11:54:41","modified_gmt":"2025-04-10T11:54:41","slug":"pupi-avati-il-regista-che-ha-raccontato-litalia-con-lanima","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=70992","title":{"rendered":"Pupi Avati: il regista che ha raccontato l\u2019Italia con l\u2019anima"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Carlo Di Stanislao<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/descarga-6.jpeg\"><img decoding=\"async\" width=\"219\" height=\"231\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/descarga-6.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-70993\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/descarga-6.jpeg 219w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/descarga-6-142x150.jpeg 142w\" sizes=\"(max-width: 219px) 100vw, 219px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><br><em>\u00abIo non ho mai fatto film per vincere premi. Ho sempre cercato di fare film per vincere le persone.\u00bb<\/em>&nbsp;\u2013 Pupi Avatii<\/p>\n\n\n\n<p>Ci&nbsp; sono autori che fanno cinema per stupire, altri per scuotere, altri ancora per vincere. Poi c\u2019\u00e8 Pupi Avati, che ha sempre fatto cinema per raccontare. Raccontare l\u2019Italia profonda, quella delle famiglie e dei cortili, dei sogni spezzati e delle tenerezze inattese. \u00c8 questo il cuore pulsante del volume&nbsp;<em>Pupi Avati. Tutto il suo cinema dagli esordi a L\u2019orto americano<\/em>&nbsp;(Historica Edizioni, 2025), firmato da Giuseppe Palma e Francesco Erriquez, con la prefazione dello stesso Avati. Un libro che non \u00e8 soltanto un saggio, ma un atto d\u2019amore nei confronti di uno dei registi pi\u00f9 lirici e personali del nostro panorama cinematografico.<\/p>\n\n\n\n<p>Il testo attraversa quasi sessant\u2019anni di cinema avattiano, partendo dal 1968 e arrivando fino al 2025, con un\u2019analisi rigorosa eppure emozionata di ogni singolo film. L\u2019ultimo,&nbsp;<em>L\u2019orto americano<\/em>, \u00e8 stato presentato \u2013 significativamente fuori concorso \u2013 alla 81\u00aa Mostra Internazionale d\u2019Arte Cinematografica di Venezia il 7 settembre 2024, dove gli autori hanno incontrato nuovamente Avati dopo una lunga intervista avvenuta a Roma il 15 giugno dello stesso anno, nella casa del regista. \u00c8 un\u2019opera di chiusura che sembra quasi una carezza, un film che corona una carriera coerente, umana e profondamente radicata nei sentimenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Palma ed Erriquez non si accontentano di offrire una carrellata di trame o un\u2019antologia di curiosit\u00e0: il loro approccio \u00e8 analitico, affettuoso e penetrante. Ogni film viene esaminato nel dettaglio, con attenzione alla scrittura, alle scelte registiche, ai simbolismi ricorrenti, alle emozioni che si sprigionano tra le pieghe della narrazione. \u00c8 anche per questo che Pupi Avati ha deciso di scrivere la prefazione del libro, chiudendola con parole che pesano come un riconoscimento autentico:&nbsp;<em>\u00absia il mio cinema che la loro scrittura parlano la stessa lingua, ricorrono allo stesso lessico.\u00bb<\/em>&nbsp;Una dichiarazione che suggella una consonanza di sguardi e sensibilit\u00e0 rara da trovare tra artista e critici.<\/p>\n\n\n\n<p>Il volume dedica ampio spazio ai film pi\u00f9 emblematici della carriera del regista bolognese:&nbsp;<em>La mazurka del barone, della santa e del fico fiorone<\/em>,&nbsp;<em>Una gita scolastica<\/em>,&nbsp;<em>Storia di ragazzi e ragazze<\/em>,&nbsp;<em>Il cuore altrove<\/em>,&nbsp;<em>Il pap\u00e0 di Giovanna<\/em>,&nbsp;<em>Lei mi parla ancora<\/em>. Ma anche&nbsp;<em>Regalo di Natale<\/em>,&nbsp;<em>Il testimone dello sposo<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>Il figlio pi\u00f9 piccolo<\/em>, dove la malinconia e il dolore diventano trama e destino, senza mai cedere alla retorica.<\/p>\n\n\n\n<p>Uno degli aspetti pi\u00f9 affascinanti messi in luce da Palma ed Erriquez \u00e8 il ruolo del regista nella costruzione delle performance attoriali. Nei film di Pupi Avati, non sono gli attori a elevare il valore del film, ma \u00e8 il film stesso \u2013 la scrittura prima, la regia poi \u2013 a trasformare le interpretazioni in qualcosa di memorabile. Non a caso, sia Carlo Delle Piane che Silvio Orlando vincono la Coppa Volpi a Venezia \u2013 nel 1986 e nel 2008 \u2013 grazie a due ruoli nati dall\u2019immaginario e dalla penna di Avati.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma il regista non si limita a valorizzare i grandi interpreti: li scopre, li riscopre, li reinventa. Fa recitare comici in ruoli drammatici con risultati sorprendentemente profondi \u2013 da Massimo Boldi in&nbsp;<em>Festival<\/em>&nbsp;a Ezio Greggio ne&nbsp;<em>Il pap\u00e0 di Giovanna<\/em>, fino a Cristian De Sica ne&nbsp;<em>Il figlio pi\u00f9 piccolo<\/em>. E poi, c\u2019\u00e8 il suo talento tutto speciale nel riportare in scena attori dimenticati o relegati a ruoli marginali, come Carlo Delle Piane o Diego Abatantuono, restituendo loro dignit\u00e0 artistica e spazio emotivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il libro restituisce anche la coerenza stilistica e tematica di un autore che non ha mai inseguito le mode, ma ha preferito scavare nelle radici della sua memoria e del suo Paese. C\u2019\u00e8 nei film di Avati un\u2019Italia che scompare, un\u2019Italia sospesa tra nostalgia e rimpianto, in cui il tempo \u00e8 spesso protagonista invisibile, e dove la gentilezza diventa rivoluzionaria.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, nonostante l\u2019originalit\u00e0 dello sguardo, l\u2019umanit\u00e0 del tratto e la solidit\u00e0 della sua poetica,&nbsp;<strong>Pupi Avati non ha mai vinto un premio come miglior regista in un grande festival internazionale<\/strong>. Un\u2019assenza che lascia l\u2019amaro in bocca ma che, a ben vedere, non sorprende. Il cinema dei grandi festival spesso predilige la sperimentazione spinta, il linguaggio visivo esasperato, l\u2019urgenza sociale o politica. Avati, al contrario, ha fatto della delicatezza il suo stile, della narrazione lineare la sua forza, della semplicit\u00e0 una forma di resistenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Il suo cinema non urla, ma sussurra. Non si impone, ma accompagna. E forse \u00e8 proprio per questo che, pur essendo amato dal pubblico, rispettato dagli attori e celebrato dagli studiosi,&nbsp;<strong>non \u00e8 mai stato \u00abdi tendenza\u00bb. Ma \u00e8 sempre stato profondamente autentico.<\/strong>&nbsp;E in un\u2019epoca in cui tutto cambia con rapidit\u00e0 vertiginosa,&nbsp;<strong>la coerenza di Pupi Avati \u00e8 forse il premio pi\u00f9 grande che un autore possa concedersi.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carlo Di Stanislao \u00abIo non ho mai fatto film per vincere premi. 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