{"id":71788,"date":"2025-04-18T15:37:45","date_gmt":"2025-04-18T15:37:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=71788"},"modified":"2025-04-18T15:38:12","modified_gmt":"2025-04-18T15:38:12","slug":"einstein-settantanni-dopo-il-genio-e-ancora-tra-noi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=71788","title":{"rendered":"Einstein settant\u2019anni dopo. Il genio \u00e8 ancora tra noi"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Sebastiano Catte<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/cover_Einstein.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"424\" height=\"652\" data-id=\"71789\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/cover_Einstein.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-71789\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/cover_Einstein.jpg 424w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/cover_Einstein-195x300.jpg 195w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/cover_Einstein-98x150.jpg 98w\" sizes=\"(max-width: 424px) 100vw, 424px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Einstein_ritratto.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"700\" height=\"394\" data-id=\"71790\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Einstein_ritratto.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-71790\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Einstein_ritratto.jpg 700w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Einstein_ritratto-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Einstein_ritratto-150x84.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<p><strong>La scienza come stupore, la vita come sinfonia: il viaggio del grande scienziato tra equazioni, luce e infinito<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Una mattina di primavera, settant\u2019anni fa, <strong>Albert Einstein<\/strong> si svegli\u00f2 per l\u2019ultima volta. Era il <strong>18 aprile 1955<\/strong> a <strong>Princeton<\/strong> (New Yersey), in una stanza d\u2019ospedale dove era stato ricoverato a seguito di una emorragia causata da un aneurisma dell\u2019aorta addominale. Sul comodino dei fogli con degli appunti sulla cosiddetta \u201cteoria del tutto\u201d che doveva riunire la relativit\u00e0 con la meccanica quantistica, un tema verso il quale aveva mostrato un certo scetticismo ma che lo aveva tenuto occupato negli ultimi giorni della sua vita. Mor\u00ec poche ore dopo. Ma Einstein per certi versi lo ritroviamo oggi ancora qui tra noi, nelle costellazioni piegate dal tempo, nei satelliti che calcolano la tua posizione con precisione relativistica, nei pannelli solari che assorbono fotoni come lui aveva predetto, nei circuiti quantistici che smentiscono la sua diffidenza verso il caso. \u00c8 nei meme, nei poster, nelle tazze da colazione con la lingua di fuori.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec settant\u2019anni dopo, quel vecchio uomo con i capelli arruffati continua a parlarci. E oggi, nel tempo delle intelligenze artificiali, delle guerre infinite e delle verit\u00e0 liquide, ascoltarlo \u00e8 pi\u00f9 urgente che mai. Nacque il <strong>14 marzo 1879 a Ulma<\/strong>, in <strong>Germania<\/strong>, nel giorno in cui si celebra il Pi greco \u2014 un presagio da romanzo. La madre gli regala un violino, il padre una bussola. Lui capisce che c\u2019\u00e8 qualcosa di invisibile che orienta gli aghi e le orbite, e decide di cercarla. Sar\u00e0 questo il suo <em>daimon<\/em>, la sua vocazione: ascoltare il mormorio segreto dell\u2019universo. A scuola qualche professore lo reputa inadeguato. Troppo assorto, troppo libero. Ma Albert \u00e8 come un uccello nato per volare fuori dal reticolo scolastico. A 16 anni, la famiglia si trasferisce a <strong>Pavia<\/strong>, dove il padre aveva avviato un\u2019attivit\u00e0 che avrebbe partecipato ai lavori per l\u2019illuminazione di un palazzo sede di alcuni istituti dell\u2019ateneo pavese. E qui succede qualcosa di magico. \u201cFurono i giorni pi\u00f9 felici della mia vita\u201d, scriver\u00e0. L\u2019Italia gli regala bellezza, tempo per pensare, luce per immaginare. Studia da solo ma non \u00e8 ancora pronto per l\u2019universit\u00e0. Verr\u00e0 respinto. Dovr\u00e0 aspettare. Frequentare una scuola liberale a Aarau, in Svizzera. E poi il <strong>Politecnico di Zurigo<\/strong>. \u00c8 l\u00ec che incontra <strong>Mileva Mari\u0107<\/strong>, sua futura moglie e prima interlocutrice intellettuale. I due discutono di fisica, matematica, sogni. Una coppia come un\u2019equazione, finch\u00e9 il risultato non si complica.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019Annus Mirabilis<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><a><\/a> Einstein fa fatica a trovare un lavoro accademico. Troppo anticonformista, troppo giovane. Lo otterr\u00e0 invece all\u2019<strong>ufficio brevetti di Bern<\/strong>a. E qui, nel <strong>1905<\/strong>, accade l\u2019incredibile. In quell\u2019anonimo ufficio grigio, con carta e penna, Einstein spalanca le porte del cosmo. Pubblica cinque articoli scientifici, di cui almeno tre rivoluzionari. \u00c8 il suo <em>annus mirabilis<\/em>. Uno di questi articoli introduce la teoria della relativit\u00e0 ristretta. Il tempo, lo spazio, la massa: tutto \u00e8 relativo al punto di vista dell\u2019osservatore. Niente \u00e8 assoluto, tranne la velocit\u00e0 della luce. \u201c<strong>E = mc\u00b2\u201d<\/strong> \u00e8 la sintesi pi\u00f9 elegante e tremenda del secolo: massa ed energia sono la stessa cosa che si traveste. La luce, scrive Einstein, non cambia mai passo. \u00c8 come una divinit\u00e0 neutra che scorre con la stessa velocit\u00e0, sia che le si corra accanto, sia che le si venga incontro. Da qui nasce una nuova visione del mondo: non esiste un tempo universale. Ogni orologio batte secondo il proprio viaggio.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma Albert non si ferma. Nel 1915, dopo dieci anni di ostinazione e formule che sembrano partiture musicali, pubblica la teoria della relativit\u00e0 generale. La gravit\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 una forza misteriosa, ma la curvatura dello spazio-tempo. Come una palla che deforma un tappeto, ogni massa curva l\u2019universo attorno a s\u00e9. Anche la luce curva. Le stelle si piegano nel buio. L\u2019universo, d\u2019un tratto, diventa elastico, poetico, sorprendente. Eppure Einstein non era mai soddisfatto. Non gli bastava spiegare. Cercava un senso. Voleva unificare tutto: le forze della natura, i popoli della Terra, la mente e il cosmo.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1919, un\u2019eclissi di Sole conferma la teoria. La luce delle stelle devia come previsto da Einstein. Il mondo si accorge del genio. La stampa lo celebra. Le fotografie lo inseguono. Nasce il primo scienziato pop della storia. Ma dietro l\u2019applauso, Einstein resta un uomo inquieto, un viandante del pensiero. Nel suo violino cerca armonie invisibili. Nei tramonti legge equazioni. Non indossa calzini, non si pettina, non ama la formalit\u00e0. A chi lo cerca per una verit\u00e0 definitiva, offre sempre un dubbio in pi\u00f9. \u201cIl mistero \u00e8 la cosa pi\u00f9 bella che possiamo sperimentare\u201d, dice. Ed \u00e8 il mistero che comincia a sedurlo pi\u00f9 della fisica.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Un viaggio dentro la mente e l\u2019anima dello scienziato<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In un libro pubblicato di recente, dal titolo <em>Sono parte dell\u2019infinito<\/em> (Egea, 2024), <strong>Kieran Fox<\/strong> \u2014 neuroscienziato, non biografo \u2014 ci accompagna in un viaggio diverso: quello dentro la mente e l\u2019anima di Einstein. Il titolo \u00e8 una sua frase. \u201cUna parte dell\u2019infinito\u201d. Era cos\u00ec che si sentiva. Einstein, ci spiega Fox, in un certo senso era anche un mistico oltre che un grandissimo scienziato: un mistico razionale. Un panteista senza tempio. Leggeva Spinoza, citava le Upanishad, parlava con <strong>Tagore<\/strong> di coscienza cosmica. Non credeva in un Dio personale, ma in un ordine sacro sottostante il mondo. Per lui, \u201cscienza e spiritualit\u00e0 erano due sguardi sullo stesso mistero\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La sua \u201creligione cosmica\u201d \u2014 termine suo, non inventato \u2014 non chiedeva riti o dogmi, ma meraviglia. \u201cLa sua spiritualit\u00e0 \u2014 racconta <strong>Fox<\/strong> \u2014 non offre credenze confortanti. Anzi, ci chiede di accettare i nostri limiti con umilt\u00e0\u201d\u200b. Ed \u00e8 proprio per questo che \u00e8 cos\u00ec attuale. In un tempo che idolatra l\u2019onnipotenza dell\u2019Io, Einstein ci ricorda che il sapere pi\u00f9 profondo \u00e8 riconoscere ci\u00f2 che non possiamo sapere. Einstein, ebreo, fugg\u00ec dalla Germania nazista nel 1933. Negli Stati Uniti divenne simbolo della libert\u00e0 intellettuale, ma anche di qualcosa di pi\u00f9: della coscienza inquieta della scienza. Scrisse la famosa lettera a Roosevelt che diede impulso al progetto Manhattan. Non partecip\u00f2 direttamente alla costruzione della bomba atomica, ma ne sent\u00ec il peso per il resto della vita. Pacifista da sempre, negli ultimi giorni aveva scritto la sua ultima lettera a Bertrand Russell con la quale si dichiarava d\u2019accordo a firmare un manifesto che esortava tutte le nazioni a rinunciare alle armi nucleari. Ma la sua battaglia pi\u00f9 profonda era contro un\u2019illusione: quella della separazione. \u201cLa nostra disunit\u00e0 \u00e8 un\u2019illusione ottica della coscienza\u201d, scriveva. \u201cIl compito della vera religione \u00e8 liberarsene.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Einstein oggi: AI, atomi e anima<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Cosa direbbe Einstein dell\u2019intelligenza artificiale o del quantum computing? Fox ha un\u2019idea: \u201cApplaudirebbe al progresso, ma ci avvertirebbe di non farne degli idoli, ha affermato in un\u2019intervista rilasciata a Wired. \u2018Sii creativo \u2014 diceva \u2014 ma assicurati che ci\u00f2 che crei non sia una maledizione per l\u2019umanit\u00e0\u2019\u201d\u200b. Einstein non si fidava dello sviluppo scientifico-tecnologico se questo non era al servizio della saggezza. Credeva pi\u00f9 nella responsabilit\u00e0 che nel libero arbitrio. E oggi, nel tempo in cui algoritmi decidono cosa vediamo e chi siamo, la sua voce risuona quasi come una sveglia: sii parte dell\u2019infinito, non del meccanismo. E non si tratta solo di metafore. Le sue teorie vivono nei GPS, nelle risonanze magnetiche, nei buchi neri osservati da LIGO. Ma anche nel modo in cui pensiamo alla realt\u00e0: come un tessuto dinamico, relazionale, mai separato dallo sguardo di chi osserva.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel suo libro Fox ricorda che quando and\u00f2 a Princeton, Einstein ricevette l\u2019incarico di insegnamento con una raccomandazione ironica: \u201cNon vi promettiamo di insegnarvi la fisica, ma che vi divertirete con un uomo straordinario\u201d. E lo era davvero. Suonava il suo amato violino nei momenti di angoscia. Amava camminare da solo per ore. Parlava lentamente, ma pensava pi\u00f9 velocemente di chiunque. E quando ricevette il Nobel, lo us\u00f2 per aiutare la moglie Mileva, da cui era gi\u00e0 separato. Era geniale, s\u00ec, ma anche fragile, a volte brusco, sempre in cerca di qualcosa. Una volta disse: \u201cL\u2019importante \u00e8 non smettere mai di fare domande.\u201d Forse \u00e8 questa la sua vera eredit\u00e0. Una fame insaziabile di senso. Un desiderio testardo di verit\u00e0. E una fede incrollabile nella bellezza del mistero. La teoria unificata che cercava non \u00e8 mai arrivata. La pace mondiale neppure. E la sua spiritualit\u00e0 radicale \u2014 cos\u00ec scomoda, cos\u00ec priva di consolazioni \u2014 \u00e8 ancora ai margini. \u201cSiamo ancora affamati di nutrimento spirituale\u201d, scrive Fox, \u201cma viviamo in un\u2019epoca barbara e materialista\u201d. Forse per questo, settant\u2019anni dopo, Einstein serve pi\u00f9 che mai. Non come icona da stampare sulle magliette, ma come guida per un futuro pi\u00f9 umano. Perch\u00e9, come dice Fox, \u201cl\u2019invito di Einstein \u00e8 continuare a esplorare, scoprire e usare al massimo le nostre menti\u2026 per sentirci parte di un infinito accessibile\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sebastiano Catte La scienza come stupore, la vita come sinfonia: il viaggio del grande scienziato tra equazioni, luce e infinito [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[43,10],"tags":[],"class_list":["post-71788","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-historias","category-italiano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/71788","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=71788"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/71788\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":71791,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/71788\/revisions\/71791"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=71788"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=71788"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=71788"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}