{"id":72124,"date":"2025-04-24T20:41:28","date_gmt":"2025-04-24T20:41:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=72124"},"modified":"2025-04-24T20:41:28","modified_gmt":"2025-04-24T20:41:28","slug":"giampaolo-pansa-a-5-anni-dalla-morte-e-a-90-dalla-nascita-il-giornalista-e-lo-scrittore-che-racconto-la-resistenza-e-la-guerra-civile-con-i-documenti-e-le-testimonianze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=72124","title":{"rendered":"Giampaolo Pansa. A 5 anni dalla morte e a 90 dalla nascita. Il giornalista e lo scrittore che raccont\u00f2 la Resistenza e la guerra civile con i documenti e le testimonianze\u00a0"},"content":{"rendered":"\n<p><em>di Pierfranco Bruni<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/IMG_20250424_223745.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"874\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/IMG_20250424_223745-1024x874.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-72125\" style=\"width:379px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/IMG_20250424_223745-1024x874.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/IMG_20250424_223745-300x256.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/IMG_20250424_223745-768x655.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/IMG_20250424_223745-1536x1311.jpg 1536w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/IMG_20250424_223745-2048x1747.jpg 2048w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/IMG_20250424_223745-150x128.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Giampaolo Pansa. Ebbi&nbsp; modo di conoscerlo alla fine degli anni Novanta (1999) quando scriveva su \u201cL\u2019Espresso\u201d, nella redazione del settimanale, ma in seguito ci incontrammo anche verso via della Scrofa. Giampaolo Pansa, giornalista, saggista, scrittore e \u201crevisionista\u201d era nato nel Piemonte di Casale Monferrato l\u20191 ottobre del 1935. E\u2019 morto a Roma il 12 gennaio2020. Il giornalista che cap\u00ec immediatamente le Rosse Brigate e che ebbe il coraggio di rileggere la storia del Fascismo oltre l\u2019accademismo. scrissi numerosi libri e lavor\u00f2 per diverse testate. Qui voglio ricordare lo scrittore. Uno scrittore che conosceva molto bene il senso il viaggio del narrare.<\/p>\n\n\n\n<p>Letteratura e politica, letteratura e storia sono stati sempre un intreccio indelebile. Credo che il romanzo di Giampaolo Pansa dal titolo: Romanzo di un ingenuo vada letto come uno spaccato politico \u2013 culturale che butta sulla scena tutti i cattivi pensieri ma riesce a buttare fuori dalla scena stessa anche delle impalcature. Una scrittura, come ho avuto modo di dire in altre occasioni, limpida. Anzi bella. Un linguaggio che riesce a catturare non per simpatizzare con il lettore ma perch\u00e9 \u00e8 \u201cun\u201d linguaggio: \u00e8 il linguaggio di Pansa. Un romanzo.<\/p>\n\n\n\n<p>Uno di quei romanzi che \u00e8 calato nello spirito di un\u2019epoca, dentro il Novecento, nella storia che diventa memoria ma che lascia come riferimenti alcune date significative. E\u2019 tutto un attraversamento ma \u00e8 anche una rilettura \u201cforte\u201d di spaccati della nostra storia recente. E mi voglio qui riferire al capitolo dal titolo: \u201cL\u2019inganno del Sessantotto\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Si legge: \u201cAnsiosi di realizzare la loro utopia libertaria, i leaderini studenteschi sfoderarono subito un\u2019arma che poi sarebbe stata usata dappertutto e contro tutti gli avversari: la deformazione sistematica della verit\u00e0. Sono troppo duro nel giudizio? Dimentico i tanti ragazzi e le tante ragazze che, nel Sessantotto, scoprirono il piacere di una libert\u00e0 pacifica? Pu\u00f2 darsi. Ma quelli che li guidavano, i loro pifferai, non meritano tenerezze. Erano dei bugiardi faziosi allora. E molti hanno continuato a esserlo oggi, nell\u2019et\u00e0 dei capelli grigi\u201d. Abbandoniamo per un attimo questo intaglio. Si tratta di un romanzo fatto di tradizione culturale in termini espressivi ma anche di recupero di tradizioni sul piano del contenuto. I grandi valori non si dimenticano e non si trascurano. La famiglia, il padre, la madre. Il racconto parte dal racconto stesso del padre e della madre.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo scrittore \u00e8 proprio qui. Perch\u00e9 spiana il tutto in una tensione narrativa che \u00e8 fatta di avventura. Pansa ci conduce, lentamente, verso il mistero del racconto nella realt\u00e0. Testimonianze che si intrecciano e ritornano a farsi vita emozionante. Storia delle emozioni e storia delle idee si incontrano. Si parlava di pifferai. Sempre nel romanzo si legge: \u201cEbbero una schiera di complici, questi pifferai. Primo fra tutti, il vecchio Pci. O almeno una delle due anime del partitone rosso, allora governato da Luigi Longo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Non c\u2019\u00e8 soltanto la ragione della fine di una ideologia. C\u2019\u00e8 la fine di una passione che ha attraversato generazioni. E in queste pagine c\u2019\u00e8 l\u2019uomo, c\u2019\u00e8 lo scrittore, c\u2019\u00e8 il giornalista ma soprattutto il testimone che ha sempre saputo guardarsi intorno. E sa essere pungente. Molto. Si leggano quelle poche pagine sui fatti di Reggio Calabria del 1970: alcune cesellature condivisibili. Ma qui la storia \u2013 realt\u00e0 che diventa racconto c\u2019\u00e8 tutta. Ma lo scrittore \u00e8 cos\u00ec dentro la vita di questi anni tanto che si avverte una interazione emblematica tra l\u2019uomo con la sua vita e il giornalista \u2013 scrittore che qui diventa scrittore \u2013 uomo.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando un giornalista si fa narratore. Giampaolo Pansa. Romanzo come raccordo tra la storia e l\u2019avventura dei personaggi filtrati dalla cronaca, ma anche come intreccio tra un raccontare i fatti in una esplosione di sentimenti, di sensazioni, di emozioni. E in tutto questo i ricordi sono un ricomponimento di giorni vissuti che per\u00f2 tessono con pazienza la ragnatela della memoria. I romanzi di Giampaolo Pansa sono un entrare costante nella cronaca della storia e ridisegnano non solo i fatti (alcuni fatti che si lasciano narrare sulla corda del narrato stesso) ma anche delle tensioni che sono toccate esistenziali di avvenimenti o di singoli personaggi.<\/p>\n\n\n\n<p>La storia dunque. Ma pi\u00f9 che la storia si vivono tracciati di cronaca. Sul Fascismo, sulla Resistenza, sulla Repubblica, sul tempo di tangentopoli. Anche nel romanzo di Giampaolo Pansa si inquadra in questo contesto storico. La storia \u00e8 dentro gli intrecci del narrato e in questo entrare ed uscire, appunto, dalla storia il Novecento rappresenta lo scenario e il palcoscenico delle avventure e delle vicende. Romanzo di un ingenuo in questi giorni in libreria \u00e8 lo specchio di un attraversamento che \u00e8 stato gi\u00e0 visto e sottolineato nei precedenti libri.<\/p>\n\n\n\n<p>Pansa giornalista che ha amato la scrittura non solo come cronaca ma anche come modello di narrazione e quindi come elemento di durata. Al di l\u00e0 di alcune posizioni ideologiche i suoi libri (e mi riferisco ai romanzi) costituiscono una chiave di lettura di questo nostro Novecento passato ma sempre presente nella nostra coscienza e nella nostra consapevolezza culturale. I suoi romanzi sono un gioco ad incastro. Il Novecento \u00e8 il filtro di questo gioco giocato.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019appartenenza ideologica \u00e8 dentro alcuni dettagli ma ci\u00f2 che andrebbe chiaramente verificato \u00e8 il dato narrativo che significa qui dato anche letterario. Ma al di l\u00e0 della posizione o dell\u2019appartenenza culturale i suoi libri sono una forte testimonianza con la quale occorre confrontarsi perch\u00e9 sono tasselli di un mosaico dentro il quali ci siamo tutti. L\u2019intreccio naviga tra il personale dei personaggi che vivono comunque le loro vite (tra amori, guerre, destino, fantasie, sogni) e gli avvenimenti che tracciano gli anni e le diverse et\u00e0 o i diversi itinerari epocali. Ma al di l\u00e0 dei fatti che accadono (o dei fatti accaduti e che hanno segnato la vita di una Nazione) sono le tensioni esistenziali proprio dei personaggi che creano in realt\u00e0 l\u2019attraversamento narrativo. Tensione umana e forza morale fanno parte di questo iter: \u201cLe nostre madri, senza rendersene conto, ci avevano insegnato che le donne erano forti almeno quanto noi, se non di pi\u00f9. E che un gesto di tenerezza e un atto d\u2019amicizia erano l\u2019unico modo giusto per dare inizio a una storia d\u2019amore\u201d. Cos\u00ec in Romanzo di un ingenuo.<\/p>\n\n\n\n<p>Si pensi poi a I nostri giorni proibiti. Un romanzo s\u00ec di guerra ma soprattutto di passione, di amore, di attesa. Si pensi a Siamo stati felici in cui un \u201cordinario\u201d amore si inserisce nello scenario della fine della guerra e precisamente in quella spaccatura politica e storica che \u00e8 stato il 1948. Si pensi al racconto della guerra civile e alla semplicit\u00e0 di Ma l\u2019amore no. Si pensi a La bambina dalle mani sporche nelle cronache attuali della tangentopoli dove non c\u2019\u00e8 soltanto politica e affari ma anche l\u2019amore e la morte, la passione e il destino tragico di alcuni personaggi. La morte rende sempre i personaggi tragici ma qui \u00e8 una tragedia che pur non facendo dimenticare l\u2019attualit\u00e0 si veste in fondo anche di ironia. Si pensi ancora a quell\u2019affresco che si legge in Il bambino che guardava le donne dove si pu\u00f2 leggere: \u201cC\u2019\u00e8 una verit\u00e0 che dimentichiamo sempre: nelle guerre civili perdono tutti, anche quelli che hanno la ragione dalla loro\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Una lezione, questa, che proviene da una visione pavesiana e da una concettualizzazione fenogliana. Ma in Pansa la costante che si registra nei suoi romanzi sta nel voler superare gli schieramenti che la guerra civile aveva contrapposto. E proprio per questo ci\u00f2 che resta \u00e8 la sensibilit\u00e0 dei personaggi altrimenti ci troveremmo di fronte, in termini piuttosto di analisi critico \u2013 letteraria, a fare i conti con la cronaca. Ma la cronaca si consuma in letteratura, si sbriciola e lo sfarinamento non cattura. Invece i romanzi di Pansa catturano nel momento in cui si esce dalla cronaca o meglio si supera la cronaca stessa e non per diventare storia ma per essere depositata nelle sue nicchie e ci\u00f2 lascia \u00e8 la bellezza del personaggio.<\/p>\n\n\n\n<p>In Siamo stati felici non sono, in fondo, gli avvenimenti della post \u2013 resistenza a determinare lo scenario (qui sta la cronaca). E\u2019 piuttosto il rapporto conflittuale, se si vuole anche \u201cideologico\u201d ma che poi si trasforma, tra Anna e Paolo. O meglio tra la giovinezza di Anna e quella di Paolo. Una giovinezza che \u00e8 fisica, corporale, che si tocca. Insomma \u201cavevano da vivere insieme la stagione della giovinezza\u201d come si legge in conclusione del romanzo e quindi il resto, anche lo scontro ideologico, alla fine conta relativamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Pur nella drammaticit\u00e0 e nel dolore e a volte nella disperazione Ma l\u2019amore no racconta una infanzia, quella di Giovanni, tra il 1943 e il 1945, in una \u201csagra\u201d familiare funestata da terribili fatti. Ma l\u2019amore, quell\u2019infanzia, quei paesaggi non sono il contorno del romanzo. Anzi rappresentano l\u2019humus sul quale si costruire l\u2019avventura. Perch\u00e9 il romanzo c\u2019\u00e8. Ed \u00e8 questo il dato concreto sul piano letterario. Una tensione letteraria che si lega ad una costante tensione morale. Romanzo di un ingenuo: \u201d La vita modesta ti aiuta a non dimenticare da dove sei venuto e ti vaccina contro i passi indietro che potresti fare\u201d. Ma anche qui un romanzo di paesaggi e di luoghi: \u201cD\u2019estate il Po era il mare della citt\u00e0, la vacanza dei poveri o di chi non poteva permettersi dell\u2019altro. Spiagge bianche\u2026\u201d. E poi i paesi e lo svolgimento del quotidiano, le feste, i giochi, l\u2019amore: \u201cTe la ricordi la festa di san Pietro?\u201d. E poi ancora ritratti. Per esempio, in questo romanzo, \u201cLa cartolina di Nenni\u201d. Ma procediamo ad incastro.<\/p>\n\n\n\n<p>Molto coinvolgente il destino di Carla e di Marco in I nostri giorni proibiti. Un destino che ha toni dolenti ma che poi nel prendere coscienza dell\u2019accaduto la consapevolezza di un amore fa diventare tutto tollerante anche se le ferite restano. E\u2019 la dimostrazione che sono romanzi, questi, in cui la soggettualit\u00e0 porta ad una ricerca interiore. Ma nell\u2019interiorit\u00e0 ci sono le storie e non soltanto la Storia. Il caso proprio di Marco. Un\u2019esistenza segnata ma \u00e8 l\u2019amore che risolve, il parlarsi, il conoscersi, il comprendere.<\/p>\n\n\n\n<p>Bella, e senza circoscrivere la trama ma siamo oltre la guerra civile, nel 1956, anche se l\u2019itinerario narrante rimanda a quella data, la chiusa del romanzo: \u201cIn quella notte di dicembre, mentre sulla citt\u00e0 cadeva la prima neve dell\u2019inverno, pure la guerra di Carla Aloisio e di Marco Bassi fin\u00ec. Non ci sarebbero pi\u00f9 stati giorni proibiti. E col tempo anche i loro fantasmi sarebbero diventati ombre benigne, forse\u201d. Immagini di un tempo che si raggomitolano nel cavo del cuore come queste di Romanzo di un ingenuo: \u201cMe lo ricordo bene, quel posto magico, proprio allo sbocco in citt\u00e0 del ponte stradale sul Po. L\u2019odore del vino. Il profumo del gorgonzola. Gli effluvi della cucina dove la zia Pinota preparava i piatti per i clienti\u2026\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 uno scrittore, Pansa, dai paesaggi punteggiati. I luoghi costituiscono anche un iter narrante. E questi luoghi sembrano avere un io che parla da solo. Non solo fotografie. Ma fotografie che riportano ai segni dell\u2019anima, ai segni della memoria, ai segni di un tempo che comunque attraversa la pagina. La cronaca dei nostri giorni \u00e8, come gi\u00e0 si diceva, in La bambina dalle mani sporche. Il martello del racconto batte costantemente, in questo romanzo, sulla cronaca. La trasposizione di alcuni fatti, le allegorie, le metafore sono dentro il travaglio della pagina. E\u2019 uno dei romanzi in cui i personaggi sono meno definiti e la cronaca \u00e8 appunto pi\u00f9 esuberante anche se non mancano scontri \u2013 incontri tra personaggi come Cucchi (il ministro), Giulio, Wanda, Gloria e poi i partiti, i tangentisti, la politica dell\u2019affare ma c\u2019\u00e8 l\u2019amore e la morte (il suicidio) e la morte per malattia. La cronaca che entra dunque nella storia. Ecco in Romanzo di un ingenuo: \u201cPoi cominciarono a piovere le pietre. E in pellicceria finirono entrambi, sia pure con una sorte diversa. Craxi ci rimise la pelle. Mentre Andreotti riusc\u00ec a salvarsi la cosa\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il fatto \u00e8 che le pagine di questo romanzo sono meno depositate nella storia in termini letterari e proprio per questo si evidenzia la sottolineato del dato cronachistico. Si legge in La bambina delle mani sporche: \u201cIn realt\u00e0, a puzzare di morte era l\u2019intero universo delle eccellenze partitiche. Il loro numero uno, l\u2019uomo accettato da tutti quale simbolo di una repubblica in coma, il Vecchio Mandarino che guidava il paese, stava dimostrando che il resistere a un\u2019agonia poteva essere l\u2019unico, realistico programma di governo: resistere per esistere, per durare nel tempo, per sequestrare il potere al solo scopo di rimanere abbarbicati al potere\u201d. In realt\u00e0 \u00e8 il romanzo pi\u00f9 \u201cgiornalistico\u201d di Pansa. Il romanzo meno romanzo, forse, anche se nei dialoghi, nell\u2019ultima parte del libro, tra Wanda e Giulio (e poi Gloria) ci sono esiti, in alcune occasioni, lirici. E poi questo spaccato con graffi di malinconia in Romanzo di un ingenuo: \u201cLe ragazze del tempo erano quasi tutte molto ritrose. Pudiche persino nel linguaggio. Morosavano con passione cautelosa. Le pi\u00f9 sfacciate ti facevano cento versi e una canzone, poi, sul pi\u00f9 bello, si fermavano\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Delle belle immagini narrative, un forte respiro in cui storia e romanzo si incontrano e i personaggi sono personaggi nella loro avventura e nel loro destino, si incontrano in Il bambino che guardava le donne. Rapporti tra et\u00e0, memorie che raccolgono la cronaca e che si perdono e si ritrovano, tragedie, trasposizioni e metafore e poi paesaggi. E ancora la storia nelle storie e viceversa. E\u2019 vero: \u201cnelle guerre civili perdono tutti\u201d. E\u2019, infatti, questo, il romanzo della forte consapevolezza. O meglio della trasmissione non solo letteraria ma anche storica, ideologica ed etica della consapevolezza che anche il nemico quando viene sconfitto resta un uomo per dirla con Pavese.<\/p>\n\n\n\n<p>Giampaolo Pansa traccia, dunque, avventure lungo i tasselli della storia. E costruisce dentro le storie i personaggi. I personaggi che sanno di umanit\u00e0 e creano tensioni morali, esistenziali, letterarie. Personaggi nel tempo. Si pensi ancora una volta a Romanzo di un ingenuo. Nella memoria di questi personaggi c\u2019\u00e8 la commozione che non diventa n\u00e9 rabbia ne pietismo. Un fatto significativo che restituisce alla letteratura il linguaggio e la dimensione delle immagini in un paesaggio, come si diceva, di luoghi e di anime che si cercano, si incontrano e si parlano. Cos\u00ec come in un altro suo romanzo dal titolo lirico: Ti condurr\u00f2 fuori dalla notte.<\/p>\n\n\n\n<p>Da Le notti dei fuochi a Prigionieri del silenzio, da Il revisionista, Bella ciao. Controstoria della Resistenza, Eia Eia Alal\u00e0. Controstoria del fascismo, Il mio viaggio tra i vinti. Neri, bianchi e rossi sino ai libri del 2019 Quel fascista di Pansa e Il dittatore. Matteo Salvini: ritratto irriverente di un seduttore autoritario la scrittura \u00e8 stata sempre un intrecciare la cronaca divenuta storia con la politica che si \u00e8 sempre confrontata con la letteratura. Il saggista e il narratore in una univa voce.<\/p>\n\n\n\n<p>Metafora e sogno e poi avventure che si intrecciano. Superando per\u00f2 la cronaca e restituendo alla memoria. Ma la fantasia \u00e8 nella vita. Come risulta dalle 352 pagine di Romanzo di un ingenuo. Tutta una vita dentro le parole. Una vita fatta di ricordi di famiglia, di stagioni di impegno (il racconto degli anni di piombo), di formazione. Ma queste parole metaforizzano, tra l\u2019altro, specchi di esistenza, graffi generazionali, memorie.<\/p>\n\n\n\n<p>Raccontano in fondo la storia di un uomo vissuto tra le parole e la storia. Le parole che non sono solo metafore di realt\u00e0. Le parole sono una vitalit\u00e0 straordinaria in questa recita costante che \u00e8 la vita. Il romanzo della vita. Lo afferma con coerenza proprio chiudendo il libro: \u201cRomanzo perch\u00e9 molte di queste vicende vengono da un tempo cos\u00ec lontano, e tanto diverso dal nostro di oggi, che appariranno create dalla fantasia. (\u2026) Senza l\u2019ingenuit\u00e0, non avrei mai la forza di fare un passo sopra un terreno nuovo, di scrivere un libro che non ho mai scritto, di scrutare con amicizia un essere umano sconosciuto. E di avventurarmi nel mondo ogni mattina, con la stessa incosciente fiducia di quand\u2019ero bambino\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Una chiusura, questa di Pansa, che sembra l\u2019apertura per un nuovo viaggio in questo nostro tempo che avanza. In questo nostro tempo che chiede ragione, in questo nostro tempo che \u00e8 fatto di memoria, sentimenti e di cammini che stanno davanti a noi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Pierfranco Bruni Giampaolo Pansa. 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