{"id":72162,"date":"2025-04-25T09:01:50","date_gmt":"2025-04-25T09:01:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=72162"},"modified":"2025-04-25T09:02:53","modified_gmt":"2025-04-25T09:02:53","slug":"25-aprile-ottantanni-dopo-siamo-diventati-indegni-della-liberazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=72162","title":{"rendered":"25 Aprile: ottant\u2019anni dopo, siamo diventati indegni della Liberazione?"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Carlo Di Stanislao<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1000014516-1-1.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"932\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1000014516-1-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-71653\" style=\"width:337px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1000014516-1-1.jpg 960w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1000014516-1-1-300x291.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1000014516-1-1-768x746.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1000014516-1-1-150x146.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p><em>\u201cLa libert\u00e0 \u00e8 come l\u2019aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare.\u201d<\/em><br>\u2014&nbsp;<em>Piero Calamandrei<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>Ottant\u2019anni. Tre generazioni. Eppure sembra che il tempo, invece di rafforzare la memoria, l\u2019abbia sbiadita. Siamo un Paese che si \u00e8 liberato da s\u00e9, ma che oggi sembra non sapere pi\u00f9 nemmeno da cosa. La domanda che brucia non \u00e8 tanto&nbsp;<em>che cos\u2019\u00e8<\/em>&nbsp;il 25 Aprile, ma&nbsp;<em>perch\u00e9 ci imbarazza ancora?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ogni anno si ripete la stessa sceneggiatura. I cortei, i discorsi ufficiali, i post d\u2019obbligo. Ma c\u2019\u00e8 qualcosa di stanco, di meccanico, di sordo. Un Paese che dovrebbe celebrare il proprio riscatto si divide su tutto: se i partigiani siano ancora un esempio, se \u201cBella Ciao\u201d sia una canzone divisiva, se \u201cantifascista\u201d sia ancora una parola degna di stare nella bocca delle istituzioni.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p><em>\u201cIl fascismo non \u00e8 un&#8217;opinione: \u00e8 un crimine.\u201d<\/em><br>\u2014&nbsp;<em>Sandro Pertini<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>Eppure eccoli l\u00ec, gli imbarazzati, i silenziosi, gli assenti, quelli che&nbsp;<em>\u201c\u00e8 una festa di parte\u201d<\/em>, che \u201cc\u2019erano crimini da entrambe le parti\u201d, che \u201c\u00e8 ora di riconciliarsi\u201d. Ma con chi dovremmo riconciliarci? Con chi ha abolito la libert\u00e0? Con chi ha firmato le leggi razziali? Con chi ha portato il Paese nella guerra, nella miseria, nel disonore? La Liberazione non \u00e8 un&#8217;opinione. \u00c8 un fatto. Ed \u00e8 stato il punto zero della nostra democrazia. Negarlo o relativizzarlo non \u00e8 revisionismo: \u00e8 vigliaccheria storica.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p><em>\u201cChi non conosce la storia \u00e8 condannato a ripeterla.\u201d<\/em><br>\u2014&nbsp;<em>George Santayana<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>Ma qui non si tratta solo di non conoscere. Si tratta di non volerla pi\u00f9 riconoscere. In un\u2019Italia dove i libri di storia vengono compressi a poche ore di lezione, dove i test Invalsi contano pi\u00f9 del pensiero critico, dove gli studenti sanno a malapena distinguere Mussolini da Mazzini, la memoria non \u00e8 pi\u00f9 una risorsa: \u00e8 un peso. E allora si nasconde. Si evita. Si archivia. Fino a quando sar\u00e0 troppo tardi.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p><em>\u201cL\u2019indifferenza \u00e8 il peso morto della storia.\u201d<\/em><br>\u2014&nbsp;<em>Antonio Gramsci<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>L\u2019indifferenza \u00e8 diventata il nostro stile nazionale. L\u2019Italia del 25 Aprile 2025 \u00e8 un Paese dove le persone possono tranquillamente definirsi \u201cnon antifasciste\u201d senza che nessuno si scandalizzi. Dove si rimette in discussione ci\u00f2 che dovrebbe essere ovvio: che non si pu\u00f2 stare in una democrazia senza ripudiare il fascismo. \u00c8 come voler essere sani negando la medicina.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p><em>\u201cLa Resistenza \u00e8 stata una cosa sporca, difficile, faticosa. Proprio per questo \u00e8 stata nobile.\u201d<\/em><br>\u2014&nbsp;<em>Beppe Fenoglio<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>Ma oggi non vogliamo la fatica della storia. Preferiamo le scorciatoie del presente. Preferiamo pensare che il fascismo sia solo un insulto del passato, non una mentalit\u00e0 che torna: nei linguaggi d\u2019odio, nei manganelli facili, nei decreti che limitano la protesta, nella nostalgia travestita da folklore. Non vediamo che il fascismo oggi non marcia pi\u00f9 con stivali e camicie nere. Marcia con toni pacati, con i sondaggi favorevoli, con la falsa equidistanza, con il \u201cbasta con le divisioni del passato\u201d. E in quella zona grigia, si insinua. E attecchisce.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p><em>\u201cL\u2019uomo libero \u00e8 colui che non ha paura di andare fino in fondo alla verit\u00e0.\u201d<\/em><br>\u2014&nbsp;<em>Jean-Paul Sartre<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>E la verit\u00e0 \u00e8 che oggi abbiamo paura. Paura di dire che siamo antifascisti, perch\u00e9 \u00e8 diventato scomodo. Paura di spiegare cos\u2019\u00e8 stata davvero la Resistenza, perch\u00e9 \u00e8 complessa, non sloganabile, non adatta ai tempi rapidi dei social. Paura di ricordare che la libert\u00e0 non ci \u00e8 stata regalata, ma conquistata. E che ogni diritto, oggi, \u00e8 figlio di quella scelta.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 25 Aprile non \u00e8 un giorno per tutti, oggi. Non perch\u00e9 non dovrebbe esserlo. Ma perch\u00e9 troppi non lo vogliono. Troppi lo ignorano. Troppi lo celebrano con l&#8217;ipocrisia di chi, il resto dell&#8217;anno, smonta pezzo per pezzo il senso stesso di quella giornata. Troppi che applaudono la democrazia mentre coltivano l\u2019autoritarismo. Che si dicono liberali mentre attaccano chi dissente. Che parlano di patria senza sapere cos\u2019\u00e8 una coscienza civile.<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo diventati indigni della Liberazione? Forse s\u00ec. Perch\u00e9 non basta un giorno di celebrazione. Non basta cantare \u201cBella Ciao\u201d se poi il 26 aprile tutto torna come prima. Se ci dimentichiamo che la libert\u00e0, ogni giorno, si difende, si coltiva, si custodisce. E se smettiamo di farlo, allora non siamo pi\u00f9 un popolo libero. Siamo solo spettatori benestanti della nostra stessa decadenza.<\/p>\n\n\n\n<p>E se un giorno \u2014 distratti, disillusi, stanchi \u2014 perderemo tutto ci\u00f2 che il 25 Aprile rappresenta, sar\u00e0 troppo tardi per accorgercene. Perch\u00e9 la libert\u00e0 non fa rumore quando se ne va.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p><strong><em>Eredit\u00e0<\/em><\/strong><br><em>di Italo Nostromo<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ci hanno lasciato pane duro e verit\u00e0,<br>non medaglie.<br>Ci hanno lasciato la voce rauca<br>dei morti senza foto,<br>e la libert\u00e0 \u2014<br>non come premio,<br>ma come ordine.<\/p>\n\n\n\n<p>I padri,<br>quelli veri,<br>avevano mani piene di terra<br>e occhi pieni di fuoco.<br>Non ci hanno chiesto di amarli,<br>ci hanno chiesto di ricordare.<br>E noi abbiamo scelto di dimenticare.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo spento il loro fuoco<br>per accendere schermi.<br>Abbiamo seppellito i loro nomi<br>sotto le polveri delle polemiche.<br>Abbiamo preso la loro storia,<br>e l\u2019abbiamo ridotta<br>a una festa rossa,<br>a una gita,<br>a una bestemmia.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora li nominiamo solo per odiare.<br>Solo per dire \u201cera guerra\u201d,<br>\u201cerano tutti uguali\u201d,<br>\u201cbasta col passato\u201d.<br>Ma loro non erano uguali.<br>Erano uomini<br>che seppero dire no<br>quando era pi\u00f9 facile inginocchiarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo perso l\u2019eredit\u00e0.<br>Non ci scorre pi\u00f9 nelle vene.<br>Ci resta solo il sangue,<br>ma non il coraggio.<br>Solo il rancore,<br>ma non la scelta.<br>Solo la bandiera,<br>ma non la lotta.<\/p>\n\n\n\n<p>E allora s\u00ec,<br>non siamo figli.<br>Siamo orfani di ideali,<br>profughi nella democrazia,<br>ospiti nella libert\u00e0<br>che altri hanno costruito per noi<br>con mani nude e schiene spezzate.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora stiamo qui,<br>a guardare il 25 Aprile<br>come un\u2019eco scomoda,<br>un fastidio cerimoniale.<br>E mentre lo ricordiamo,<br>lo lasciamo morire.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Tutte l\u2019opinioni versati nel sito correspondono solo a chi la manifesta. Non e necessariamente l\u2019opinione della Direzione<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carlo Di Stanislao \u201cLa libert\u00e0 \u00e8 come l\u2019aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare.\u201d\u2014&nbsp;Piero Calamandrei Ottant\u2019anni. 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