{"id":72693,"date":"2025-05-05T14:33:46","date_gmt":"2025-05-05T14:33:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=72693"},"modified":"2025-05-05T14:34:07","modified_gmt":"2025-05-05T14:34:07","slug":"leternauta-e-limpossibilita-dellimmaginario-domato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=72693","title":{"rendered":"L\u2019Eternauta e l\u2019impossibilit\u00e0 dell\u2019immaginario domato"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-table\"><table><tbody><tr><td><em>Carlo Di Stanislao<\/em><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><\/figure>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1000014516-1-1-1.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"932\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1000014516-1-1-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-72353\" style=\"width:369px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1000014516-1-1-1.jpg 960w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1000014516-1-1-1-300x291.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1000014516-1-1-1-768x746.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/1000014516-1-1-1-150x146.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>\u201cLa fantascienza non descrive il futuro, descrive il presente attraverso metafore esagerate.\u201d<\/em><br>\u2014 Ursula K. Le Guin<\/p>\n\n\n\n<p>Di recente su Netflix \u00e8 approdata&nbsp;<em>L\u2019Eternauta<\/em>, serie argentina diretta da Bruno Stagnaro. Avrebbe potuto essere un omaggio potente a una delle opere pi\u00f9 significative della narrativa disegnata del Novecento. E invece \u00e8 soltanto una confezione moderna, conforme, svuotata. Un prodotto che finge di rispettare, ma in realt\u00e0 consuma. E lo fa nel modo pi\u00f9 banale: trasformando la visione in intrattenimento, l\u2019angoscia in azione, il pensiero in estetica da algoritmo.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019opera originaria,&nbsp;<em>El Eternauta<\/em>&nbsp;di H\u00e9ctor Germ\u00e1n Oesterheld, pubblicata nel 1957, \u00e8 molto pi\u00f9 che una storia di alieni. \u00c8 una parabola sulla resistenza, sull\u2019isolamento dell\u2019individuo, sull\u2019orrore che si infiltra silenzioso nella quotidianit\u00e0. Come nei romanzi di Ray Bradbury (<em>Fahrenheit 451<\/em>) o nei racconti di Dino Buzzati (<em>Il colombre<\/em>,&nbsp;<em>La boutique del mistero<\/em>), la minaccia pi\u00f9 grande non \u00e8 fuori: \u00e8 dentro, \u00e8 il sonno della coscienza.<\/p>\n\n\n\n<p>Oesterheld crea un eroe corale, collettivo, fragile: non c&#8217;\u00e8 un \u201csalvatore\u201d, ma un uomo comune, Juan Salvo, che combatte nel nome della sopravvivenza e della memoria. Proprio come accade nel cinema di Chris Marker (<em>La Jet\u00e9e<\/em>) o nelle pagine di Stanis\u0142aw Lem (<em>Solaris<\/em>), il viaggio nello spazio \u00e8 sempre viaggio interiore.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la serie Netflix sembra ignorare tutto questo. Sostituisce la complessit\u00e0 con la frenesia, l\u2019introspezione con l\u2019effetto speciale. Come se la profondit\u00e0 dovesse sempre cedere al ritmo, come se il tempo dell\u2019immaginazione non avesse pi\u00f9 diritto d\u2019esistere.<\/p>\n\n\n\n<p>Per respirare immagini vere, ci si rivolge altrove. A&nbsp;<em>Twin Peaks \u2013 The Return<\/em>, dove Lynch fa esplodere la serialit\u00e0 come forma d\u2019arte, come allucinazione. A Satoshi Kon (<em>Perfect Blue<\/em>,&nbsp;<em>Paprika<\/em>), che racconta la psiche in frantumi attraverso l\u2019animazione. O ad Aleksei German con&nbsp;<em>\u00c8 difficile essere un dio<\/em>, film estremo, cupo, visionario, in cui la fantascienza diventa una domanda: cosa resta dell\u2019umano quando tutto \u00e8 fango?<\/p>\n\n\n\n<p>E poi, sempre, Tarkovskij. Lo sguardo che interroga, che invita a rallentare, a contemplare. Nei suoi film (<em>Stalker<\/em>,&nbsp;<em>Nostalghia<\/em>,&nbsp;<em>Lo specchio<\/em>), non succede nulla. Eppure accade tutto: l\u2019interiorit\u00e0 si rivela, il tempo diventa materia, l\u2019invisibile prende forma.<\/p>\n\n\n\n<p>Viviamo in un\u2019epoca che diffida della lentezza e quindi rifiuta la profondit\u00e0. Le piattaforme sommergono di immagini, ma poche sono davvero visioni. Una visione non si consuma, si attraversa. Ti cambia. Le&nbsp;<em>antivisioni<\/em>, invece, sono comode. Sono digeribili. Sono redditizie. E pericolose: fanno dimenticare come si guarda davvero.<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo inondati da \u201ccontenuti\u201d, ma abbiamo fame di senso. \u00c8 difficile scegliere, \u00e8 difficile resistere, ma \u00e8 necessario. Non per nostalgia, ma per sopravvivenza spirituale. Il futuro sar\u00e0 di chi sapr\u00e0 custodire la meraviglia. E la meraviglia, oggi, si trova dove meno si guarda: nei silenzi di una poesia di Celan, nella geometria delirante di Escher, nei quadri di Remedios Varo, nei paesaggi sonori di Brian Eno.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo canta Battiato:<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cMa quando ritorno in me<br>Sulla mia via, a leggere e studiare<br>Ascoltando i grandi del passato<br>Mi basta una sonata di Corelli<br>Perch\u00e9 mi meravigliosi del creato.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ogni creazione autenticamente umana \u00e8 un atto di resistenza. Un gesto che sfida il rumore con la luce. Un passo che rompe il formicaio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carlo Di Stanislao \u201cLa fantascienza non descrive il futuro, descrive il presente attraverso metafore esagerate.\u201d\u2014 Ursula K. 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