{"id":73097,"date":"2025-05-11T18:11:33","date_gmt":"2025-05-11T18:11:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=73097"},"modified":"2025-05-11T18:11:53","modified_gmt":"2025-05-11T18:11:53","slug":"il-linguaggio-dellimmaginazione-da-fellini-a-sorrentino-contro-la-tirannia-del-reale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=73097","title":{"rendered":"Il\u00a0linguaggio dell\u2019immaginazione: da Fellini a Sorrentino, contro la tirannia del reale"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Carlo Di Stanislao<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/1000014516-1-1-1.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"932\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/1000014516-1-1-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-72939\" style=\"width:213px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/1000014516-1-1-1.jpg 960w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/1000014516-1-1-1-300x291.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/1000014516-1-1-1-768x746.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/1000014516-1-1-1-150x146.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p><em>\u00abLa realt\u00e0 \u00e8 una trappola, l\u2019immaginazione \u00e8 libert\u00e0. Sognare \u00e8 una forma di resistenza.\u00bb<\/em>&nbsp;\u2013 Federico Fellini<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>Nel 1965, un momento irripetibile si consuma nella storia del cinema e del giornalismo culturale italiano. Il giornalista Sergio Zavoli incontra Federico Fellini e ne nasce&nbsp;<em>Zoom su Fellini<\/em>, un documentario che \u00e8 molto pi\u00f9 di una semplice intervista: \u00e8 un viaggio nell\u2019anima di un artista che ha fatto dell\u2019immaginazione la sua lingua madre e della realt\u00e0 un materiale da deformare, reinventare, liberare. \u00c8 un colloquio pacato, profondo, che non cerca di spiegare Fellini, ma di ascoltarlo. Un\u2019operazione oggi rara.<\/p>\n\n\n\n<p>Fellini, in quella conversazione, chiarisce la sua visione: la realt\u00e0 \u00e8 una prigione, un meccanismo rigido e spesso ingannevole. Solo l\u2019immaginazione permette una forma di libert\u00e0 autentica, interiore e artistica. Per lui, ogni film \u00e8 un atto di autoterapia, ma anche una ribellione collettiva contro l\u2019omologazione. Il suo cinema non cerca il realismo, ma una verit\u00e0 pi\u00f9 profonda, archetipica, che emerge attraverso il simbolo, l\u2019immagine, il sogno.<\/p>\n\n\n\n<p>Al centro della sua poetica c\u2019\u00e8 il rapporto con la psicoanalisi, in particolare quella junghiana, che lo porta a esplorare l\u2019inconscio e a costruire i suoi film come percorsi iniziatici, densi di archetipi, visioni, fantasmi. Dopo l\u2019incontro con lo psicoanalista Ernst Bernhard, il suo immaginario si popola di madri giganti, clowns, doppi, figure oniriche e mitiche che sfuggono a ogni definizione. Il suo cinema diventa una seduta collettiva, una terapia dell\u2019anima.<\/p>\n\n\n\n<p>Accanto alla psicoanalisi, la magia occupa un posto centrale: Fellini la intende come percezione del mistero che attraversa la vita. Non \u00e8 superstizione, ma una forma di sapienza primitiva, arcaica, che restituisce alla narrazione il potere del mito. Il cinema diventa cos\u00ec un atto magico, un incantesimo collettivo, un rito dove la realt\u00e0 si dissolve nel meraviglioso.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo contesto, il ruolo di Zavoli \u00e8 esemplare: non interviene, non interpreta, ma crea le condizioni perch\u00e9 Fellini possa manifestarsi.&nbsp;<em>Zoom su Fellini<\/em>&nbsp;\u00e8 un modello di giornalismo culturale che non cerca la semplificazione, ma accompagna lo spettatore in un\u2019esperienza. E oggi, in un tempo in cui l\u2019informazione corre dietro all\u2019attualit\u00e0, quell\u2019approccio risulta quanto mai necessario.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma cos\u2019\u00e8 davvero il cinema? Per&nbsp;<strong>Andr\u00e9 Bazin<\/strong>, teorico fondante della modernit\u00e0 cinematografica, esso \u00e8 una finestra aperta sul mondo: uno strumento capace di rivelare la verit\u00e0 oggettiva del reale. Difendeva l\u2019integrit\u00e0 del tempo e dello spazio filmico, la profondit\u00e0 di campo, la durata continua, l\u2019anti-montaggio come fedelt\u00e0 alla realt\u00e0. Bazin \u00e8 spesso citato come il padre spirituale del Neorealismo e del cinema d\u2019autore moderno.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, il suo allievo prediletto,&nbsp;<strong>Fran\u00e7ois Truffaut<\/strong>, ne ha tradito (o meglio: trasformato) la lezione. Se Bazin credeva nel realismo, Truffaut \u2013 pur figlio della sua teoria \u2013 ha praticato un cinema fortemente stilizzato, emotivo, costruito sulla soggettivit\u00e0 e l\u2019invenzione narrativa. I suoi film, da&nbsp;<em>I 400 colpi<\/em>&nbsp;a&nbsp;<em>Effetto notte<\/em>, non sono reportage, ma racconti personali, stilizzati, spesso metacinematografici. \u00c8 la dimostrazione che anche chi nasce nel culto del reale pu\u00f2, da artista, scegliere l\u2019immaginazione come strumento di verit\u00e0 pi\u00f9 profonda.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa tensione tra realt\u00e0 e visione attraversa tutta la storia del cinema. Come ha scritto&nbsp;<strong>Gilles Deleuze<\/strong>, il cinema non \u00e8 solo uno specchio del mondo, ma anche una forma di pensiero autonoma. Nei suoi&nbsp;<em>L\u2019immagine-movimento<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>L\u2019immagine-tempo<\/em>, Deleuze mostra come il cinema possa diventare una macchina filosofica, capace di dare corpo al tempo, al sogno, alla crisi della percezione. Fellini \u2013 come Lynch, Resnais, Tarkovskij \u2013 rappresenta per Deleuze un punto di svolta: il cinema che non racconta pi\u00f9 storie logiche, ma sogni, memorie, visioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo \u00e8 anche il cuore del cinema di&nbsp;<strong>Paolo Sorrentino<\/strong>, forse il pi\u00f9 fedele erede contemporaneo di Fellini. I suoi film \u2013&nbsp;<em>La grande bellezza<\/em>,&nbsp;<em>Youth<\/em>,&nbsp;<em>\u00c8 stata la mano di Dio<\/em>, e ora&nbsp;<em>Parthenope<\/em>&nbsp;\u2013 non si preoccupano di \u201crappresentare\u201d la realt\u00e0, ma di reinventarla poeticamente. In&nbsp;<em>Parthenope<\/em>, Napoli \u00e8 vista attraverso la lente mitica della sirena fondatrice; la protagonista stessa \u00e8 una figura sospesa tra mito e realt\u00e0, tra corpo e simbolo. Il film non racconta, evoca. \u00c8 un viaggio interiore, un canto visivo, una confessione muta.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, mentre questo cinema dell\u2019immaginazione sopravvive, il panorama italiano dominante sembra volgersi tutto al realismo: film premiati, acclamati, celebrati, che raccontano storie vere, drammi civili, cronache familiari. \u00c8 un cinema spesso nobile, ma che si \u00e8 fatto sistema, quasi ideologia. L\u2019estetica del reale \u00e8 diventata l\u2019unico linguaggio ritenuto legittimo, e ogni deviazione verso il sogno, la metafora, il simbolo appare sospetta, marginale.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa \u201csmania di reale\u201d ha contagiato anche Hollywood, che da anni alterna solo due registri: da un lato, l\u2019iperrealismo tragico o biografico, dall\u2019altro, la fuga escapista del blockbuster. Tra questi poli, poco spazio resta per un cinema della visione, della psiche, del mistero.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco perch\u00e9 registi come Sorrentino sono tanto preziosi. Il suo non \u00e8 un cinema decorativo o astratto: \u00e8 un atto politico dell\u2019anima. \u00c8 una risposta all\u2019omologazione. In lui, come in Fellini, ogni film \u00e8 una dichiarazione d\u2019amore per ci\u00f2 che non si pu\u00f2 spiegare. \u00c8 cinema che non riflette la realt\u00e0, ma la sogna. E proprio per questo, la rivela.<\/p>\n\n\n\n<p>Come Deleuze ci ha insegnato, il cinema pu\u00f2 pensare. E come Fellini ci ha mostrato, pu\u00f2 anche farci sognare. In un mondo dove il reale \u00e8 ormai un\u2019ossessione, forse proprio l\u2019immaginazione \u00e8 la forma pi\u00f9 radicale di verit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carlo Di Stanislao \u00abLa realt\u00e0 \u00e8 una trappola, l\u2019immaginazione \u00e8 libert\u00e0. 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