{"id":74691,"date":"2025-06-08T10:24:48","date_gmt":"2025-06-08T10:24:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=74691"},"modified":"2025-06-08T10:25:08","modified_gmt":"2025-06-08T10:25:08","slug":"a-cento-anni-di-ossi-di-seppia-montale-e-un-poeta-che-trasporta-la-tradizione-dellultimo-ottocento-nella-contemporaneita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=74691","title":{"rendered":"A cento anni di Ossi di seppia Montale \u00e8 un poeta che trasporta la tradizione dell&#8217;ultimo Ottocento nella contemporaneit\u00e0\u00a0"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Pierfranco Bruni\u00a0<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000144679.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"993\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000144679-993x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-74692\" style=\"width:437px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000144679-993x1024.jpg 993w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000144679-291x300.jpg 291w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000144679-768x792.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000144679-1489x1536.jpg 1489w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000144679-1985x2048.jpg 1985w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000144679-145x150.jpg 145w\" sizes=\"(max-width: 993px) 100vw, 993px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Eugenio Montale nel Novecento delle poetiche filosofiche \u00e8 una linea che non supera Pirandello.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Novecento letterario italiano conosce diverse letture. Lo scavo poetico diventa interpretazione ma anche metafora delle immagini di un linguaggio poetico che ha assorbito testimonianze e retaggi, dimensione filosofiche e poetiche del secolo precedente. Tra i poeti di mezzo vi \u00e8&nbsp; Eugenio Montale. Un poeta e un profilo di poesia tracciato su una linea che ha marcato gran parte del Novecento italiano. Una presenza costante. Da Ossi di seppia del 1925 a Quaderno di quattro anni del 1977 e Altri versi del 1981.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Una vita disegnata sulla corda del verso. Indubbiamente ci sono diverse fasi e stagioni che hanno contrassegnato l\u2019iter poetico di Montale. E ci sono anche separazioni espressive che si sono intrecciate tra un recitare basso e un canto armonico. Un verso, comunque, sempre calibrato. Quasi \u201cragionato\u201d o meglio quasi \u201crazionalizzato\u201d che ha avuto un percorso graduale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono alcune poesie che restano nella storia.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8&nbsp; complesso introdursi in un discorso del genere. Ma non tutto Montale ha una sua completa elevazione. Il segreto della poesia, d\u2019altronde, sta proprio in un altalenarsi di echi e di verseggiare. Montale ha regalato una forte poesia con un sicuro impegno letterario e con una forma di letteratura che ha risentito enormemente di quel tardo Ottocento che poi ha aperto le porte a ci\u00f2 che, in parte, \u00e8 stato definito primo Ermetismo. D\u2019altronde scrive sulla rivista \u201cPrimato\u201d di Giuseppe Bottai un intervento sottolineando la sua visione sull\u2019\u201cermetismo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>In Montale c\u2019\u00e8 il Mal giocondo di Pirandello, nonostante, egli dice, non amasse lo scrittore siciliano. Ci sono Pascoli (nella sua compostezza metrica del verso) e c\u2019\u00e8 la grande visione dannunziana che misura con stentato desiderio. Montale non gradiva gli \u201cismi\u201d.Egli stesso \u00e8 stato un iniziatore sulla scia della rottura che si era gi\u00e0 creata, sia in termini stilistici che poetici, con una poesia cardarelliana. Ma il Novecento nasce sotto il vocabolario di Cardarelli e la dimensione alcyonica. Montale a D\u2019Annunzio deve molto. In Ungaretti c\u2019\u00e8 la metafora della dissolvenza.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 in Montale un ondulare variegato tra il tempo e la perdita del tempo. Ovvero la dilatazione tra tempo e spazio non conosce la malinconia della durata. Conosce, invece, la preoccupazione dell\u2019attesa. Che \u00e8 cosa ben diversa di ci\u00f2 che in Cardarelli potrebbe essere definita nostalgia. In realt\u00e0 in Montale manca l\u2019impatto ardente della nostalgia (come \u00e8 ben riscontrabile in poeti come D\u2019Annunzio, Quasimodo, Ungaretti, Pirandello). Il dolore di Montale \u00e8 sempre razionale. Non \u00e8 quello ungarettiano e il male di vivere non \u00e8 altro che la metafora del mal giocondo pirandelliano.C\u2019\u00e8 invece il ricordo. Una memoria sottile i cui tasselli sono ricordi di estrema omogeneit\u00e0 stilistica.<\/p>\n\n\n\n<p>Si pensi alla poesia:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAntico, sono ubriacato dalla voce \/ch\u2019esce dalle tue bocche quando si schiudono\/ come verdi campane e si ributtano\/ indietro e si disciolgono. \/ La casa delle mie estati lontane\/ t\u2019era accanto, lo sai,\/ l\u2019ha nel paese dove il sole cuoce\/e si annuvolano l\u2019aria le zanzare\/. Come allora oggi in tua presenza impietro\/ mare, non pi\u00f9 degno\/ mi credo del solenne ammonimento\/ del tuo respiro. Tu m\u2019hai detto prima\/ che il piccino fermento\/del mio cuore non era che un momento\/ del tuo; che mi era in fondo\/ la tua legge rischiosa: essere vasto e diverso\/e insieme fisso\/ e svuotarmi cos\u00ec d\u2019ogni lordura\/ come tu fai che sbatti le sponde\/ tra sugheri alghe asterie \/ le inutile macerie del tuo abisso\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 una poesia di \u201cMediterraneo\u201d di Ossi di seppia. In molte poesie di Montale si nota uno sdoppiamento tra la prima e la seconda parte. Ovvero si avverte un interscambiabile messaggio che va dal poetico all\u2019esistenziale al civile. Il poeta non \u00e8 soltanto un insieme di sensazioni e di emozioni. \u00c8 sostanzialmente un incrocio di temi. In Le occasioni del 1939 l\u2019attesa (che \u00e8 sempre priva di nostalgia) ha una sensazione di perdita (e anche i sconfitta se si vuole). C\u2019\u00e8 la certezza della perdita. E in questa certezza non c\u2019\u00e8 la speranza di un ritorno. D\u2019altronde mancando la nostalgia (come elemento vivificante di una poetica del ritorno) manca la speranza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLo sai: debbo riperderti e non posso\/ Come un tiro aggiustato mi sommuovo\/ogni opera, ogni grido e anche lo spiro\/salino che straripa\/dai moli e fa l\u2019oscura primavera di Sottoripa. Paese di ferrame e alberature a selva nella polvere del vespro. Un ronz\u00eco lungo viene dall\u2019aperto, strazia com\u2019unghia ai vetri. Cerco il segno smarrito, il pegno solo ch\u2019ebbi in grazia da te. E l\u2019inferno \u00e8 certo.\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La poesia di Montale \u201cricalca\u201d le immagini. Nelle immagini ci\u00f2 che ha luogo \u00e8 il paesaggio. \u00c8 una poesia del paesaggio. Il paesaggio si ricerca nella natura. Non mancano le descrizioni. Montale \u00e8 un conoscitore dei paesaggi e li vive interiorizzandoli. C\u2019\u00e8 l\u2019attacco della poesia: \u201cDue nel crepuscolo\u201d da La bufera e altro del 1956 che recita:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cFluisce fra te e me sul belvedere un chiarore subacqueo che deforma col profilo dei colli anche il tuo viso\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un incontro che viene filtrato dalle luce e dal paesaggio. Il contesto, in realt\u00e0, \u00e8 l\u2019atmosfera paesaggistica. \u00c8&nbsp; un quadretto singolare. Il quadro dentro il quadro. L\u2019uomo e la natura. O meglio l\u2019umano nella natura trova una sua sublime capacit\u00e0 evocativa. L\u2019evoluzione appunto in Montale \u00e8 un incipit fondamentale. Non andr\u00e0, per\u00f2, oltre Pirandello e oltre D\u2019Annunzio.<\/p>\n\n\n\n<p>In questa evocazione la memoria come nostalgia non trova spazio. Ma non trova spazio n\u00e9 un viatico mitico n\u00e9 tanto meno un approccio sacrale (nonostante alcuni tentativi).<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec recita Montale:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cVivere di memorie non posso pi\u00f9\u201d in Satura del 1971. E perch\u00e9 questo? Lo spiega in un verso di un\u2019altra poesia della stessa raccolta\u201d Avevamo studiato per l\u2019aldil\u00e0\/un fischio, un segno di riconoscimento.\/ Mi provo a modularlo nella speranza\/ che tutti siamo gi\u00e0 morti senza saperlo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8&nbsp; piuttosto una sfida. Ma siamo in pieno clima laico e, nonostante la possibilit\u00e0 di riprendere il segno della speranza, ironizza con i versi di \u201cFanfare\u201d in cui giustamente si nota come, fermo il principio della felicit\u00e0, la poesia di Montale \u201csia una poesia d\u2019inappartenenza\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Pirandello e D\u2019Annunzio sono eredit\u00e0 dell\u2019appartenenza. Di una in appartenenza che ha consapevolezza di ci\u00f2 che accade intorno. E quel che accade serva come metro di misura per una intera comunit\u00e0. Da questo punto di vista la poesia di Montale \u00e8 dentro i fatti. O forse \u00e8 dentro la storia. Ma a quale storia bisogna riferirsi?<\/p>\n\n\n\n<p>In una poesia dal titolo \u201cFine del 68\u201d sempre di Satura si ascolta:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cTra poche ore sar\u00e0 notte e l\u2019anno\/ finir\u00e0 tra esplosioni di spumanti\/ e di petardi. Forse di bombe o peggio, ma non qui dove sto. Se uno muore\/ non importa a nessuno purch\u00e9 sia sconosciuto e lontano\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questo distacco \u00e8 poetico certamente, ma \u00e8 soprattutto esistenziale. Il poeta e l\u2019uomo, comunque, si raccontano lungo la pagina. Il pi\u00f9 delle volte Montale vuole essere il critico di se stesso, senza riuscirci. Con un gioco di metafora, in cui tira in ballo ancora la natura, Montale recita: \u201cIl tu\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cI critici ripetono\/ da me depistati\/ che il mio tu \u00e8 un istituto.\/ Senza questa mia colpa avrebbero saputo\/ che in me i tanti sono uno anche se appaiono\/moltiplicati dagli specchi. Il male\/ \u00e8 che l\u2019uccello preso nel paretaio\/ non sa se lui sia lui o uno dei troppi\/ suoi duplicati\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In Diario del 1972 l\u2019approccio mitico sembra una riconversione del tempo storia verso il tempo memoria. Ma \u00e8 un approccio soltanto. Nella poesia dal titolo \u201cI visitatori\u201d c\u2019\u00e8 un atteggiamento di recupero del \u201critorno\u201d. Questo ritorno \u00e8 s\u00ec un sogno. Ma un sogno che, pur portando sulle tracce di un passato antico, si dissolve quando i segni che si possono rintracciare sono scritti \u201cnell\u2019anagrafe\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tempo non \u00e8 scritto nel calendario. Il tempo che conta. Il tempo che ha anima, il tempo che \u00e8 memoria e nostalgia. Resta scritto nell\u2019anagrafe appunto perch\u00e9 Montale non conosce la nostalgia, non conosce quella nostalgia che si fa mito, magia, mistero, archetipo. Parla degli Dei con stanchezza e forse anche con sarcasmo.<\/p>\n\n\n\n<p>Non riconosce quest\u2019ansia del mistero pur vivendo il sentiero dell\u2019evocazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec in Altri versi (1981):<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPare evidente che i Numi\/cominciano a essere stanchi dei presunti\/loro figli o pupilli\/ Anche pi\u00f9 chiaro che Dei o semi dei\/ si siano a loro volta licenziati\/ dai loro padroni, se mai n\u2019ebbero.\/ Ma\u2026\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questa durezza la si avverte anche nelle ultime sue poesie. Una durezza che rende il canto pi\u00f9 rigoroso usando un linguaggio piuttosto rimosso e scheletrico, ma sempre incisivo. Qui cerca la dissolvenza dannunziana ma non ci riesce.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco una delle sottolineature pi\u00f9 marcate:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPu\u00f2 darsi che sia ora di tirare\/ i remi in barca per il noioso evento.\/ Ma perch\u00e9 fu sprecato tanto tempo\/ quando era prevedibile il risultato?\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Una chiusura tragica che fa della poesia un tocco pi\u00f9 esaltante ma anche sul piano esistenziale esprime un radicale dolore. Il tempo dell\u2019attesa si trasforma nel superamento stesso dell\u2019attesa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLa verit\u00e0 \u00e8 nelle nostre mani\/ ma \u00e8 inafferrabile e sguiscia come un\u2019anguilla.\/ Neppure i morti l\u2019hanno mai compresa\/ per non ricadere tra i viventi, l\u00e0\/ dove tutto \u00e8 difficile, tutto \u00e8 inutile\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo al raggiungimento di un epilogo in cui ancora il tempo diventa il solo punto di contatto ma si prende coscienza, recita Montale, che non esistono \u201ctempi corti\u201d e \u201csembra anche ridicolo parlare\/ di vivi e morti\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Indubbiamente Montale ha percorso i solchi&nbsp; della letteratura del Novecento italiano. L\u2019ha percorsa su strade che si incrociano ma anche su binari. L\u2019eleganza del suo verso, in poche occasioni, \u00e8 una testimonianza alla quale si lega un pubblico generazionale sia sul piano critico che storico.<\/p>\n\n\n\n<p>La certezza del dubbio ha dominato la sua pagina e, pur radicata in una formazione culturale (e a volte espressiva) tardo novecentesca, ha segnato un itinerario nel Novecento poetico della memoria razionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Certo, non appartiene ai poeti del ritorno, pur vivendo quella poesia del viaggio che ha caratterizzato l\u2019eredit\u00e0 della contemporaneit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Montale cattura l\u2019Ottocento finale e lo dissolve, ma resta legato profondamente ad un Decadentismo smarrito tra Crepuscolarismo ed Esistenzialismo. Resta stretto tra Pirandello, D\u2019Annunzio e Cardarelli.<\/p>\n\n\n\n<p>La sua poesia \u00e8 una linea. Ungaretti una dimensione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pierfranco Bruni\u00a0 Eugenio Montale nel Novecento delle poetiche filosofiche \u00e8 una linea che non supera Pirandello. 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