{"id":75346,"date":"2025-06-22T10:29:11","date_gmt":"2025-06-22T10:29:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=75346"},"modified":"2025-06-22T10:29:31","modified_gmt":"2025-06-22T10:29:31","slug":"dylan-thomas-in-persia-poesia-petrolio-e-sciacalli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=75346","title":{"rendered":"Dylan Thomas in Persia: poesia, petrolio e sciacalli"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Carlo Di Stanislao<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000014516-1-1-1-1-1.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"932\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000014516-1-1-1-1-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-75344\" style=\"width:344px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000014516-1-1-1-1-1.jpg 960w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000014516-1-1-1-1-1-300x291.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000014516-1-1-1-1-1-768x746.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000014516-1-1-1-1-1-150x146.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p><em>\u00abIl poeta \u00e8 un fingitore. Finge cos\u00ec completamente che arriva a fingere che \u00e8 dolore il dolore che davvero sente.\u00bb<\/em><br>\u2014&nbsp;<strong>Fernando Pessoa<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p><strong>L&#8217;Iran appartiene ai poeti.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Henry de Montherlant, il grande scrittore francese, d&#8217;aristocratico e riottoso ingegno, preferiva i poeti persiani. In un cammeo autobiografico del 1937 \u2013 nel bel mezzo del suo capolavoro, il ciclo de&nbsp;<em>Les Jeunes Filles<\/em>&nbsp;\u2013, alto esercizio di egotismo,&nbsp;<strong>ammette di preferire \u201ci maestri dell&#8217;Iran\u201d ai \u201crimari e ai rimatori europei\u201d<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>I grandi poeti di laggi\u00f9, eletti in sapienza lirica, \u00abHafez, Saadi, Rumi&#8230; Mi hanno svelato la via raffinata; mi hanno insegnato la riservatezza, il segreto, l&#8217;estasi (appropriata alla morte) che si ricava dal profilo di un corpo o di un viso, l&#8217;immersione nelle acque profonde della poesia, la lunga stupefazione nei meandri della bellezza\u00bb.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il genio dell&#8217;Iran \u00e8 nei suoi poeti.<\/strong>&nbsp;Nell&#8217;eros che trasuda dai loro versi, nella lotta spirituale. L\u2019Iran \u00e8 terra di profondit\u00e0 spirituali prima che nucleari. Ce lo ricorda una recente antologia,&nbsp;<em>Poeti iraniani. Dal 1921 a oggi<\/em>, edita da Mondadori.<\/p>\n\n\n\n<p>Folgorato da Hafez \u2013 una sorta di Petrarca di Persia \u2013&nbsp;<strong>Goethe<\/strong>&nbsp;imbast\u00ec il&nbsp;<em>Divano occidentale-orientale<\/em>, una delle vette liriche della poesia europea.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Gertrude Bell<\/strong>, archeologa e avventuriera, fu la pi\u00f9 audace studiosa di Hafez. Ai&nbsp;<em>Poems from the Divan of Hafiz<\/em>&nbsp;dedic\u00f2 il suo primo studio importante. Pi\u00f9 che \u201cLawrence d&#8217;Arabia\u201d, fu una protagonista della storia e della geografia dell\u2019Iran. Rileggerla&nbsp;<em>oggi<\/em>&nbsp;\u00e8 capire l\u2019oggi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L&#8217;Iran \u00e8 per lo pi\u00f9 i suoi poeti.<\/strong>&nbsp;Non \u00e8 un&#8217;esagerazione. In questa pagina, che sovrappone alla geopolitica la&nbsp;<em>geopoetica<\/em>, preferiamo due letture laterali:<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\">\n<li>La rilettura di\u00a0<strong>Farid al-Din \u2018Attar<\/strong>, sommo poeta mistico di Nishapur.<\/li>\n\n\n\n<li>Il gioco (diventato inseguimento e poi libro) che ci porta a\u00a0<strong>Dylan Thomas in Iran<\/strong>, nel 1951, nel bel mezzo di un intrigo internazionale.<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Dylan Thomas in Iran: ovvero il poeta tra i pozzi di petrolio<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Nel gennaio del 1951, inebriato dall\u2019esotismo e dal bisogno di denaro,&nbsp;<strong>Dylan Thomas accett\u00f2 di partire per l\u2019Iran<\/strong>. Il viaggio dur\u00f2 oltre un mese, dall\u20198 gennaio al 14 febbraio. Secondo alcuni studiosi,&nbsp;<strong>fu in Iran che abbozz\u00f2&nbsp;<em>Do not go gentle into that good night<\/em>.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sponsorizzato dalla&nbsp;<strong>Anglo-Iranian Oil Company<\/strong>, il tour doveva generare materiale per un film sulla \u00abbeneficenza\u00bb petrolifera inglese. Una fotografia lo ritrae ad Abadan, giacca e cravatta,&nbsp;<strong>ignaro di essere al centro di una crisi diplomatica<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1951, il premier&nbsp;<strong>Mohammad Mossadeq<\/strong>&nbsp;revoc\u00f2 la concessione agli inglesi, nazionalizzando il petrolio. Ci\u00f2 provoc\u00f2 la famigerata&nbsp;<strong>Operazione Ajax<\/strong>, l\u2019intervento congiunto di CIA e MI6 per rovesciare Mossadeq nel 1953. Il petrolio iraniano pass\u00f2 sotto controllo anglo-americano; Enrico Mattei fu escluso dal banchetto.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dylan Thomas non scrisse nulla di concreto in Iran.<\/strong>&nbsp;Fu disgustato dalla povert\u00e0 (\u201cbambini rannicchiati nell\u2019insussistenza\u201d), assalito dalla noia. L\u2019unico documento del suo passaggio \u00e8 un testo radiofonico,&nbsp;<em>Persian Oil<\/em>, trasmesso il 17 aprile 1951.<\/p>\n\n\n\n<p>Il finale \u00e8 apocalittico:<br><strong>\u201cIl petrolio \u00e8 al primo posto. Il petrolio \u00e8 tutto\u2026 Alle rovine di Persepoli tutto \u00e8 vanit\u00e0 immemorabile\u2026 I ricchi sono ricchi. Il petrolio \u00e8 oleoso. I poveri aspettano.\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Thomas S. Eliot gli invi\u00f2 un assegno<\/strong>, Marguerite Caetani pubblic\u00f2 su \u201cBotteghe Oscure\u201d la poesia abbozzata in Iran.<br>L\u2019anno dopo usciranno i&nbsp;<em>Collected Poems<\/em>, l\u2019ultimo libro di versi pubblicato in vita.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La corrispondenza segreta con Pearl Kazin<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Il viaggio iraniano \u00e8 raccontato nelle lettere a&nbsp;<strong>Pearl Kazin<\/strong>, tradotte in italiano da Fabrizia Sabbatini in&nbsp;<em>La mia ferita \u00e8 il mondo<\/em>&nbsp;(Magog, 2024).<\/p>\n\n\n\n<p>Pearl, factotum di&nbsp;<em>Harper\u2019s Bazaar<\/em>, fu amante di Dylan. La relazione fu breve ma incandescente:<br><strong>\u201cOgni istante penso a te. Ti sento, ti desidero, ti parlo in silenzio\u2026 Mia amata Pearl\u2026 Provvedo a prenotare una stanza d\u2019albergo?\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1953, Pearl \u00e8 tra le ultime persone a dare l\u2019addio al poeta morente al St Vincent\u2019s Hospital di New York.<\/p>\n\n\n\n<p>Dylan trov\u00f2&nbsp;<strong>\u201cnauseabonda\u201d<\/strong>&nbsp;Abadan, assisa sul&nbsp;<strong>\u201cribollente blu di questo fottuto Golfo Persico\u201d<\/strong>. Disprezzava i giacimenti, le vite operaie, e trovava nel canto degli sciacalli l\u2019unica poesia autentica.<\/p>\n\n\n\n<p>Am\u00f2&nbsp;<strong>Shiraz<\/strong>, patria di Hafez, dove \u201ci leopardi delle nevi vagabondano\u201d e \u201cdervisci supplicano sotto il mio letto\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Un giovane iraniano,&nbsp;<strong>Ebrahim Golestan<\/strong>, futuro regista e traduttore di Hemingway, gli parl\u00f2 di Hafez. Dylan gli parl\u00f2 di Bach:<br><strong>\u201cIl poeta \u00e8 un semidio. Opera una nuova creazione, una seconda creazione\u2026 personale, intima, unica.\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Farid al-Din \u2018Attar: il Simurg e l\u2019annichilimento<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Di Attar resta soprattutto il poema mistico&nbsp;<strong>Man\u1e6diq a\u1e6d-\u1e6d\u00e0ir<\/strong>&nbsp;(<em>La conferenza degli uccelli<\/em>), in cui i volatili partono alla ricerca del loro re, il Simurg. Superano valli, prove, desolazioni. Quando giungono alla fine:<br><strong>essi stessi sono il Simurg, e il Simurg \u00e8 ciascuno di loro.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Lo racconta&nbsp;<strong>Jorge Luis Borges<\/strong>&nbsp;nel suo&nbsp;<em>L&#8217;accostamento ad Almotasim<\/em>:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>\u201cInsaziabile ricerca di un\u2019anima attraverso i delicati riflessi che essa ha lasciato nelle altre\u201d.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p><strong>Attar fu maestro di Rumi.<\/strong>&nbsp;Mistico prima che poeta, cerc\u00f2 l\u2019annientamento del s\u00e9. Della sua opera resta un frammento, ma quel frammento ha&nbsp;<strong>\u201cla violenza del cristallo\u201d<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La poesia persiana \u2013 carnale, mistica, trasfigurante \u2013 \u00e8 ci\u00f2 che resta della Persia vera.<\/strong><br>La terra del petrolio ha avuto in sorte, prima ancora, l\u2019estasi.<br>E i poeti.<br>I suoi veri padroni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco l\u2019aggiunta che inserisce un paragrafo conclusivo, collegando poeticamente e storicamente&nbsp;<strong>l\u2019Iran dei poeti<\/strong>&nbsp;con&nbsp;<strong>l\u2019Iran degli Ayatollah e dei Pasdaran<\/strong>, mantenendo il tono e lo stile dell\u2019articolo:<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dall\u2019Iran dei poeti all\u2019Iran dei Pasdaran<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Da allora, l\u2019Iran ha cambiato volto.<\/strong><br>Il regno lirico dei poeti, degli sciacalli notturni e dei mistici dervisci si \u00e8 trasformato in un&nbsp;<strong>regime teocratico e militarizzato<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1979, la rivoluzione guidata da&nbsp;<strong>Ruhollah Khomeini<\/strong>&nbsp;ha abbattuto il trono millenario dello Shah, instaurando&nbsp;<strong>la Repubblica Islamica<\/strong>.<br>Il potere \u00e8 passato ai&nbsp;<strong>Guardiani della Rivoluzione (Pasdaran)<\/strong>, braccio armato dell\u2019ideologia sciita, e al clero:&nbsp;<strong>una teocrazia che esercita il controllo totale sulla vita, sul pensiero, sulla parola<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>I poeti esistono ancora, certo, ma spesso in esilio, silenziati, o murati vivi nel proprio dolore.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019estasi \u00e8 diventata dottrina. La poesia, sospetto. La bellezza, rischio.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Chi un tempo invocava Hafez o Rumi, oggi si ritrova sotto il velo dell\u2019ortodossia o sotto il mirino della censura.<br><strong>L\u2019Iran \u00e8 passato \u201cdal profumo del gelsomino al clangore dell\u2019acciaio\u201d<\/strong>.<br>Eppure, nei cortili, nelle case, nei versi sussurrati a mezza voce,&nbsp;<strong>la poesia non \u00e8 mai morta<\/strong>.<br>Nemmeno l\u2019ayatollah l\u2019ha potuta seppellire.<br>Nemmeno il Pasdaran l\u2019ha potuta stanare.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>I poeti sono ancora l\u00ec.<\/strong><br>In attesa di un altro Simurg.<br>O di un\u2019altra notte da non attraversare docilmente.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Tutte l\u2019opinioni versati nel sito correspondono solo a chi la manifesta. Non e necessariamente l\u2019opinione della Direzione<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carlo Di Stanislao \u00abIl poeta \u00e8 un fingitore. 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