{"id":75359,"date":"2025-06-23T09:50:59","date_gmt":"2025-06-23T09:50:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=75359"},"modified":"2025-06-23T09:51:17","modified_gmt":"2025-06-23T09:51:17","slug":"harold-pinter-ventanni-dopo-il-nobel-il-dramma-che-ci-guarda-negli-occhi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=75359","title":{"rendered":"Harold Pinter, vent\u2019anni dopo il Nobel: il dramma che ci guarda negli occhi"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-table\"><table><tbody><tr><td><em>Carlo Di Stanislao<\/em><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><\/figure>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000014516-1-1-1-1-1.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"932\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000014516-1-1-1-1-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-75344\" style=\"width:443px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000014516-1-1-1-1-1.jpg 960w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000014516-1-1-1-1-1-300x291.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000014516-1-1-1-1-1-768x746.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000014516-1-1-1-1-1-150x146.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>\u00abIl vero potere \u00e8 nel silenzio. Le parole lo nascondono.\u00bb<\/em><br>\u2014 Harold Pinter<\/p>\n\n\n\n<p>Esattamente vent\u2019anni fa, nel 2005, l\u2019Accademia di Svezia assegnava il Premio Nobel per la Letteratura a&nbsp;<strong>Harold Pinter<\/strong>, drammaturgo, poeta, attore, sceneggiatore, polemista, coscienza scomoda e acutissima del nostro tempo. All\u2019epoca, la notizia suscit\u00f2 reazioni contrastanti: qualcuno esult\u00f2, molti stortarono il naso. Non era uno scrittore facile da celebrare. Non scriveva per rassicurare, non intratteneva. Pinter&nbsp;<strong>disturbava<\/strong>. Lo fa ancora.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure oggi, due decenni dopo quel riconoscimento, appare sempre pi\u00f9 evidente quanto la sua opera sia diventata&nbsp;<strong>profetica<\/strong>. Non tanto perch\u00e9 abbia previsto qualcosa \u2013 Pinter non era un veggente \u2013 ma perch\u00e9 ci ha lasciato strumenti per&nbsp;<strong>vedere meglio<\/strong>&nbsp;ci\u00f2 che stava gi\u00e0 accadendo. Strumenti imperfetti, taglienti, scomodi. Ma necessari.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Il silenzio che dice tutto<\/h3>\n\n\n\n<p>Il teatro di Pinter si costruisce sul vuoto apparente:&nbsp;<strong>dialoghi semplici, ripetitivi, quasi banali<\/strong>, interrotti da silenzi lunghi, disarmanti. Eppure proprio quei silenzi sono il cuore pulsante del suo linguaggio. Non sono pause:&nbsp;<strong>sono esplosioni silenziose<\/strong>, fenditure nel reale, crepe in cui lo spettatore \u2013 e oggi anche il lettore, il cittadino, il testimone del presente \u2013 \u00e8 costretto a guardare dentro.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel suo discorso del Nobel,&nbsp;<em>Art, Truth and Politics<\/em>, Pinter diceva:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>\u00abNon c\u2019\u00e8 una verit\u00e0 definitiva da scoprire. Ma ci sono molte verit\u00e0 che ci ignorano. Noi le ignoriamo a nostra volta, a nostro rischio e pericolo.\u00bb<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>Quella frase \u00e8 forse il suo testamento pi\u00f9 bruciante. Viviamo in un\u2019epoca che&nbsp;<strong>afferma tutto e comprende poco<\/strong>, in cui la velocit\u00e0 con cui si comunica ha sostituito la profondit\u00e0 con cui si pensa. Pinter ci obbliga a&nbsp;<strong>stare nel dubbio<\/strong>, a convivere con l\u2019ambiguit\u00e0, a&nbsp;<strong>non credere alla prima versione<\/strong>, e nemmeno alla seconda.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Il teatro come atto politico (ma non ideologico)<\/h3>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 un caso che Pinter, dopo aver rivoluzionato la scena teatrale, si sia fatto voce politica \u2013 e senza compromessi. Critic\u00f2 apertamente la guerra in Iraq, la propaganda occidentale, il linguaggio anestetizzante del potere. Ma attenzione:&nbsp;<strong>non fu mai ideologico<\/strong>. Il suo teatro non predica, non prende posizioni nette. Piuttosto smonta. Svela le strutture. Fa crollare le impalcature del pensiero pigro.<\/p>\n\n\n\n<p>E oggi, in un\u2019epoca di narrative tossiche, storytelling manipolatori, guerre raccontate come esportazioni di libert\u00e0, leader che parlano come attori e attori che diventano leader,&nbsp;<strong>Pinter ci insegna a diffidare delle parole che suonano bene<\/strong>. Ci insegna a chiedere sempre:&nbsp;<em>chi sta parlando? Perch\u00e9? A chi conviene questa narrazione?<\/em><\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Cosa ci insegna oggi Harold Pinter?<\/h3>\n\n\n\n<p><strong>1. A non fidarci mai dell\u2019apparenza.<\/strong><br>Tutti i suoi testi, da&nbsp;<em>Il custode<\/em>&nbsp;a&nbsp;<em>Ritorno a casa<\/em>, da&nbsp;<em>Vecchi tempi<\/em>&nbsp;a&nbsp;<em>Ceneri alle ceneri<\/em>, mettono in scena relazioni apparentemente normali, che poi si rivelano gabbie, trappole, guerre domestiche. Il suo teatro ci ricorda che&nbsp;<strong>l\u2019orrore pu\u00f2 avere la voce di chi ti chiede il sale a tavola.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>2. Che la realt\u00e0 \u00e8 una costruzione fragile.<\/strong><br>Oggi lo sappiamo pi\u00f9 che mai, tra deepfake, intelligenze artificiali e opinioni che valgono pi\u00f9 dei fatti. Pinter lo aveva gi\u00e0 messo in scena: nei suoi drammi,&nbsp;<strong>la verit\u00e0 \u00e8 sempre doppia, ambigua, sfuggente<\/strong>. Il passato non \u00e8 mai davvero passato, e ci\u00f2 che sembra accadere pu\u00f2 essere solo un\u2019eco, un sogno, o un incubo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>3. A rifiutare l\u2019indifferenza.<\/strong><br>Non si pu\u00f2 guardare Pinter senza sentire una certa inquietudine. Non si pu\u00f2 uscirne comodi. Il suo \u00e8 un teatro che&nbsp;<strong>ti mette in discussione, che ti guarda mentre guardi<\/strong>, che ti obbliga a riconoscere che dentro quei personaggi \u2013 violenti, manipolati, muti o colpevoli \u2013 c\u2019\u00e8&nbsp;<strong>qualcosa di noi<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>4. A usare le parole con coscienza.<\/strong><br>Viviamo in un tempo di inflazione verbale. Pinter invece taglia, asciuga,&nbsp;<strong>fa della sottrazione un atto etico<\/strong>. Le sue parole sono come lame affilate: non dicono tanto, ma indicano tutto. E ci ricordano che parlare troppo pu\u00f2 voler dire nascondere, confondere, manipolare.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Nessuno aspetta pi\u00f9 Godot. Ma noi?<\/h3>\n\n\n\n<p>La disperazione che animava i personaggi beckettiani in attesa di un salvatore qualunque \u00e8 finita. Pinter non aspetta. Non ha pi\u00f9 tempo. I suoi personaggi sono gi\u00e0 dentro la rovina, dentro l\u2019inesplicabile, dentro la violenza. E noi?<\/p>\n\n\n\n<p>Forse&nbsp;<strong>la lezione pi\u00f9 profonda<\/strong>&nbsp;che ci lascia Harold Pinter, oggi, \u00e8 questa:<br>non aspettare che arrivi qualcuno a spiegare, a salvare, a dire cosa \u00e8 vero.<br>Il teatro \u2013 come la vita \u2013&nbsp;<strong>non ha un regista esterno. Tocca a noi decidere cosa vedere, cosa ascoltare, cosa credere.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel mondo di Pinter, la posta in gioco \u00e8 sempre altissima:&nbsp;<strong>non la comprensione, ma la coscienza.<\/strong><br>E questo, oggi pi\u00f9 che mai, \u00e8 ci\u00f2 di cui abbiamo bisogno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carlo Di Stanislao \u00abIl vero potere \u00e8 nel silenzio. 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