{"id":75361,"date":"2025-06-23T10:37:58","date_gmt":"2025-06-23T10:37:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=75361"},"modified":"2025-06-23T10:38:18","modified_gmt":"2025-06-23T10:38:18","slug":"lillusione-delleredita-paola-cortellesi-non-e-monica-vitti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=75361","title":{"rendered":"L\u2019illusione dell\u2019eredit\u00e0: Paola Cortellesi non \u00e8 Monica Vitti"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-table\"><table><tbody><tr><td><em>Carlo Di Stanislao<\/em><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><\/figure>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000014516-1-1-1-1-1.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"932\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000014516-1-1-1-1-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-75344\" style=\"width:349px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000014516-1-1-1-1-1.jpg 960w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000014516-1-1-1-1-1-300x291.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000014516-1-1-1-1-1-768x746.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000014516-1-1-1-1-1-150x146.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p><em>\u201cL\u2019arte non ripete, l\u2019arte reinventa.\u201d<\/em><br>\u2014 Pier Paolo Pasolini<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>Negli ultimi mesi si \u00e8 fatta strada un\u2019affermazione che, a forza di essere ripetuta, rischia di diventare verit\u00e0 accettata pi\u00f9 per stanchezza che per lucidit\u00e0:&nbsp;<strong>\u201cPaola Cortellesi \u00e8 l\u2019erede di Monica Vitti.\u201d<\/strong><br>Una frase pronunciata con entusiasmo da giornalisti, critici e spettatori dopo il successo di&nbsp;<em>C\u2019\u00e8 ancora domani<\/em>, opera prima da regista dell\u2019attrice romana, diventata rapidamente fenomeno di pubblico e di industria. Il film \u00e8 stato definito necessario, educativo, coraggioso. Ed \u00e8 vero: ha parlato a molti. Ha sollevato domande. Ha scosso coscienze. Ma da qui a evocare l\u2019ombra gigantesca di Monica Vitti, il salto non \u00e8 solo lungo: \u00e8&nbsp;<strong>sintomo di un sistema culturale pigro<\/strong>, che preferisce proiettare sul presente un\u2019icona del passato piuttosto che affrontare la sfida del nuovo.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 Monica Vitti non era una formula da ripetere, era un\u2019anomalia da accettare. E oggi, chi ha il coraggio di accettare le anomalie?<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Monica Vitti: quando il volto raccontava l\u2019assenza<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Monica Vitti \u00e8 stata, ed \u00e8 ancora, uno degli enigmi pi\u00f9 affascinanti del cinema italiano. Il suo volto, la sua voce roca, la sua presenza vibrante riuscivano a tenere insieme leggerezza e vertigine. Era&nbsp;<strong>una donna che sembrava sempre altrove<\/strong>, anche quando rideva. Una figura che bucava lo schermo non per riempirlo, ma per&nbsp;<strong>lasciare spazio al mistero<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Con Antonioni ha incarnato la solitudine e l\u2019incomunicabilit\u00e0 come nessuna. Con Monicelli e Scola ha fatto ridere mentre raccontava l\u2019amarezza della condizione femminile con anticipo su ogni discorso femminista. Vitti era&nbsp;<em>fuori forma<\/em>&nbsp;rispetto ai modelli dominanti: non era n\u00e9 la diva statuaria n\u00e9 la ragazza della porta accanto. Era&nbsp;<em>una frattura<\/em>. Una che sembrava sempre sull\u2019orlo di un\u2019altra versione di s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>E soprattutto:&nbsp;<strong>non rassicurava mai<\/strong>. Vitti non \u201cportava un messaggio\u201d. Non serviva cause. Era una figura libera e indisciplinata, in grado di destabilizzare persino quando faceva commedia.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Paola Cortellesi: ordine, mestiere e consenso<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Paola Cortellesi \u00e8 un\u2019artista capace, seria, completa. Ha attraversato con grazia variet\u00e0 televisivo, teatro, comicit\u00e0, cinema d\u2019autore e popolare. Ha costruito una carriera senza sbavature. E&nbsp;<em>C\u2019\u00e8 ancora domani<\/em>&nbsp;\u00e8 senza dubbio un\u2019opera importante, soprattutto per il pubblico femminile, per il modo in cui denuncia il patriarcato con un linguaggio semplice, accessibile, intergenerazionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma \u00e8 proprio qui che nasce la differenza sostanziale:&nbsp;<strong>Cortellesi non spiazza, spiega. Non turba, accompagna. Non apre interrogativi, li chiude.<\/strong>&nbsp;Il suo film \u00e8 fatto per piacere, per essere accolto con applausi. Ed \u00e8 stato infatti accolto con premi, cifre record al botteghino, e con l\u2019investitura quasi religiosa di \u201cerede\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma&nbsp;<strong>non basta raccontare le donne per essere Vitti<\/strong>. Anzi, Vitti non \u201craccontava le donne\u201d: Vitti&nbsp;<em>era<\/em>&nbsp;il racconto, in tutta la sua opacit\u00e0, contraddizione, sfuggevolezza. Non stava mai dentro un\u2019idea. Era una presenza che metteva in discussione anche chi la guardava.<\/p>\n\n\n\n<p>Paola Cortellesi \u00e8 brava. Ma non \u00e8 ambigua. E il nostro tempo ha pi\u00f9 bisogno di ambiguit\u00e0 che di conferme.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Un sistema che blinda il gi\u00e0 noto e ignora il nuovo<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>La domanda da porsi non \u00e8 \u201cchi \u00e8 l\u2019erede di Vitti?\u201d, ma:&nbsp;<strong>perch\u00e9 cerchiamo sempre un\u2019erede e mai un\u2019autentica novit\u00e0?<\/strong>&nbsp;Perch\u00e9 continuiamo a riproporre, riciclare, ricondurre ogni figura femminile pubblica a modelli del passato? Non \u00e8 una forma di controllo anche questa?<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre Paola Cortellesi occupa il centro della scena \u2014 meritatamente, certo \u2014&nbsp;<strong>altre attrici, forse pi\u00f9 visionarie, pi\u00f9 rischiose, pi\u00f9 \u201cscomode\u201d<\/strong>, faticano a trovare spazio. Non perch\u00e9 manchino, ma perch\u00e9&nbsp;<strong>non si vuole rischiare<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Sara Serraiocco, ad esempio. Attrice di spessore, con un volto fuori dagli standard, uno sguardo in grado di tenere dentro l\u2019infanzia e la tragedia. In&nbsp;<em>Salvo<\/em>,&nbsp;<em>Brutti e cattivi<\/em>,&nbsp;<em>Lo spietato<\/em>, e anche nelle sue esperienze internazionali, ha mostrato una capacit\u00e0 rara:&nbsp;<strong>non cerca di farsi amare, cerca di essere vera<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>E con lei Linda Caridi, intensa, tagliente, in grado di sostenere personaggi stratificati e instabili. Michela De Rossi, piena di forza fisica e vulnerabilit\u00e0 drammatica. Aurora Giovinazzo, giovanissima ma con una sensibilit\u00e0 gi\u00e0 adulta, mai artificiale. Queste sono&nbsp;<strong>voci nuove<\/strong>,&nbsp;<strong>corpi nuovi<\/strong>,&nbsp;<strong>immaginari diversi<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure&nbsp;<strong>non vengono messe al centro<\/strong>. Il sistema produttivo continua a scegliere i nomi gi\u00e0 noti, le facce gi\u00e0 familiari. Non per mancanza di talento, ma per&nbsp;<strong>paura del rischio<\/strong>. E allora il problema non \u00e8 Paola Cortellesi, ma tutto ci\u00f2 che il suo successo finisce involontariamente a oscurare.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>La scena che il cinema italiano si rifiuta di girare<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Immaginiamo un film. Un regista giovane, sconosciuto, propone un\u2019idea: raccontare una donna attraverso&nbsp;<strong>quattro attrici diverse<\/strong>. Non un biopic, non un\u2019agiografia. Ma&nbsp;<strong>un ritratto a frammenti<\/strong>. Una donna che cambia volto con il passare del tempo, delle emozioni, delle scelte.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>\u201cLa ragazza che osserva il mondo in silenzio sar\u00e0 Sara Serraiocco.<br>La donna che ride per non crollare sar\u00e0 Linda Caridi.<br>La madre che ama e si autodistrugge sar\u00e0 Michela De Rossi.<br>La figura che fugge da ogni etichetta sar\u00e0 Aurora Giovinazzo.<br>Nessuna protagonista fissa. Nessun volto centrale.<br>Solo l\u2019idea che&nbsp;<strong>nessuna donna sia solo una<\/strong>.\u201d<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>Ecco il film che manca. Il film che&nbsp;<strong>spaventa i produttori, disorienta il marketing, turba i distributori<\/strong>. Ma \u00e8 proprio questo il cinema che oggi serve: un cinema che non chiude, ma apre. Che non educa, ma interroga. Che non replica, ma inventa.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Conclusione: smettiamo di cercare eredi, cominciamo a cercare coraggio<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Chiamare Cortellesi \u201cl\u2019erede di Vitti\u201d \u00e8 un gesto affettuoso, ma&nbsp;<strong>culturalmente regressivo<\/strong>. \u00c8 il modo in cui un paese invecchiato si rifiuta di guardare davvero in faccia il presente. \u00c8 il riflesso di un cinema che ha paura della complessit\u00e0. Ma Monica Vitti&nbsp;<strong>non vuole discepoli, vuole eretiche<\/strong>. Donne che non chiedano il permesso, che non vogliano essere \u201ccapite\u201d, che osino essere sgradevoli, spigolose, inclassificabili.<\/p>\n\n\n\n<p>Il problema non \u00e8 Cortellesi. Il problema \u00e8 che&nbsp;<strong>non facciamo spazio a chi potrebbe davvero cambiare lo sguardo<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Vogliamo onorare Monica Vitti? Allora smettiamo di evocarla come una santina da adorare e cominciamo a&nbsp;<strong>credere in chi oggi ci destabilizza<\/strong>. Le nuove Vitti esistono. Sono vive. Ma&nbsp;<strong>non fanno ridere nei talk show<\/strong>. E soprattutto:&nbsp;<strong>non rassicurano<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>E questo, oggi, \u00e8 il loro pi\u00f9 grande atto rivoluzionario.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Tutte l\u2019opinioni versati nel sito correspondono solo a chi la manifesta. Non e necessariamente l\u2019opinione della Direzione<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carlo Di Stanislao \u201cL\u2019arte non ripete, l\u2019arte reinventa.\u201d\u2014 Pier Paolo Pasolini Negli ultimi mesi si \u00e8 fatta strada un\u2019affermazione che, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10,35],"tags":[],"class_list":["post-75361","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-italiano","category-opiniones"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/75361","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=75361"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/75361\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":75362,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/75361\/revisions\/75362"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=75361"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=75361"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=75361"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}