{"id":75451,"date":"2025-06-24T10:29:24","date_gmt":"2025-06-24T10:29:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=75451"},"modified":"2025-06-24T10:29:40","modified_gmt":"2025-06-24T10:29:40","slug":"raboni-oggi-la-voce-necessaria-della-poesia-civile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=75451","title":{"rendered":"Raboni oggi: la voce necessaria della poesia civile"},"content":{"rendered":"\n<p>C<em>arlo Di Stanislao<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000014516-1-1-1-1-1.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"932\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000014516-1-1-1-1-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-75344\" style=\"width:367px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000014516-1-1-1-1-1.jpg 960w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000014516-1-1-1-1-1-300x291.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000014516-1-1-1-1-1-768x746.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000014516-1-1-1-1-1-150x146.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>\u00abUn poeta \u00e8 sempre nel mezzo. Anche quando tace.\u00bb<\/em>&nbsp;\u2014 Giovanni Raboni<\/p>\n\n\n\n<p>A cent\u2019anni dalla nascita (1923\u20132004),&nbsp;<strong>Giovanni Raboni<\/strong>&nbsp;\u00e8 ancora una delle voci pi\u00f9 vive e necessarie del secondo Novecento italiano. Poeta e intellettuale appartato, ma lucidissimo, ha saputo fondere&nbsp;<strong>linguaggio lirico e sguardo civile<\/strong>&nbsp;come pochi. Non ha mai urlato, ma ha sempre detto: con misura, con precisione, con ostinata fedelt\u00e0 alla verit\u00e0 delle parole.<\/p>\n\n\n\n<p>Rileggerlo oggi \u00e8 un atto di resistenza, ma anche un\u2019esigenza. Perch\u00e9 Raboni non \u00e8 solo \u201cstoria letteraria\u201d: \u00e8 ancora presente, nella lingua e nello sguardo, nella sua idea di poesia come atto morale, come gesto umano prima che letterario.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Una poesia dentro il mondo<\/h3>\n\n\n\n<p>La poesia di Raboni non fugge dalla realt\u00e0, ma la attraversa. Non per spiegarla, ma per trattenerne&nbsp;<strong>l\u2019intensit\u00e0 e il dolore<\/strong>, le luci minime e le grandi fratture. Milano, la citt\u00e0 che amava e osservava con occhi disillusi, \u00e8 scenario costante: non solo luogo fisico, ma paesaggio dell\u2019anima, specchio del cambiamento sociale e interiore.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei suoi versi la citt\u00e0 non \u00e8 mai neutra, mai solo sfondo: \u00e8&nbsp;<strong>storia viva, corpo ferito, luogo della memoria e della scomparsa<\/strong>. Una Milano in cui il \u201cferro dei balocchi\u201d si scontra con la disillusione della modernit\u00e0, ma anche con una malinconia costruttiva.<\/p>\n\n\n\n<p>E in ogni libro, da&nbsp;<em>Le case della Vetra<\/em>&nbsp;fino a&nbsp;<em>Ultimi versi<\/em>, il tono resta inconfondibile:&nbsp;<strong>una lingua sobria, che rifugge l\u2019enfasi<\/strong>, capace di un\u2019empatia profonda, mai sentimentale, sempre sorvegliata.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Il critico che prende posizione<\/h3>\n\n\n\n<p>Ma Raboni non \u00e8 stato solo poeta: \u00e8 stato anche un&nbsp;<strong>critico letterario radicalmente libero<\/strong>, capace di posizioni scomode e coraggiose. Celebre \u2014 e ancora discussa \u2014 la sua&nbsp;<strong>lucida presa di distanza da Eugenio Montale<\/strong>, di cui pure conosceva e apprezzava la grandezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Raboni riconosceva in Montale una qualit\u00e0 stilistica altissima, ma ne criticava il&nbsp;<strong>pessimismo sterile<\/strong>, il venir meno dell\u2019impegno civile negli anni della maturit\u00e0, e soprattutto&nbsp;<strong>l\u2019incapacit\u00e0 di fare i conti con il proprio tempo<\/strong>. In un\u2019intervista dichiar\u00f2:&nbsp;<em>\u00abA un certo punto, Montale ha smesso di parlare al mondo. Ha scelto di nascondersi dietro l\u2019eleganza del disincanto. A me non basta.\u00bb<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Era un giudizio impopolare, soprattutto in un\u2019Italia che aveva santificato Montale con il Nobel. Ma Raboni credeva che&nbsp;<strong>la poesia non potesse essere solo esercizio di forma o ritirata elegante<\/strong>, e lo diceva con franchezza: anche a costo dell\u2019isolamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Allo stesso modo, fu uno dei pochi a&nbsp;<strong>denunciare le derive clientelari del sistema letterario italiano<\/strong>, prendendo la decisione \u2014 altrettanto rara \u2014 di&nbsp;<strong>uscire dalle giurie dei premi letterari<\/strong>. Non per snobismo, ma per coerenza. Dichiar\u00f2:&nbsp;<em>\u00abQuando ho capito che le decisioni erano prese altrove, e che la qualit\u00e0 contava sempre meno, ho preferito andarmene.\u00bb<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>In anni di conformismo editoriale e opacit\u00e0 culturale, questi gesti valgono quanto un libro.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Poesia e responsabilit\u00e0<\/h3>\n\n\n\n<p>Raboni non ha mai separato poesia e pensiero. Ogni suo verso \u00e8 anche una posizione, una scelta. Da critico militante e traduttore eccellente (Proust, Baudelaire, Mallarm\u00e9), ha praticato&nbsp;<strong>una letteratura vissuta, dialogica, solidale<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei suoi articoli e interventi pubblici \u2014 mai accademici, sempre limpidi \u2014 ha difeso con forza l\u2019autonomia della cultura, la funzione critica della poesia, il suo potere di interrogare il mondo senza cedere a mode o compromessi.<\/p>\n\n\n\n<p>E oggi, in un\u2019epoca in cui la parola sembra inflazionata e svuotata,&nbsp;<strong>la sua voce torna come argine, come bussola<\/strong>, come gesto di pulizia intellettuale e di coscienza.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">I maestri di Italo Nostromo<\/h3>\n\n\n\n<p>Questa stessa esigenza etica, questa fedelt\u00e0 alla parola e alla realt\u00e0, \u00e8 ci\u00f2 che riconosce in lui il poeta contemporaneo&nbsp;<strong>Italo Nostromo<\/strong>, che \u2014 non senza ironia \u2014 si definisce \u201cpoeta per fatica\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Nostromo guarda a Raboni come a uno dei suoi maestri interiori, insieme a&nbsp;<strong>Pasolini, Ungaretti e Mario Luzi<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Da&nbsp;<strong>Raboni<\/strong>&nbsp;eredita il tono discorsivo e la malinconia consapevole,&nbsp;<strong>il rapporto con lo spazio vissuto come corpo e segno<\/strong>, la cura della lingua come responsabilit\u00e0. Ne condivide anche l\u2019attitudine: schiva, sobria, resistente.<\/p>\n\n\n\n<p>Da&nbsp;<strong>Pasolini<\/strong>&nbsp;prende l\u2019urgenza morale, la parola come denuncia, la poesia come ferita e come scomoda necessit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Da&nbsp;<strong>Ungaretti<\/strong>&nbsp;la densit\u00e0 verticale, la ricerca di senso attraverso la sottrazione e il silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>Da&nbsp;<strong>Luzi<\/strong>&nbsp;infine l\u2019apertura all\u2019altrove, la tensione metafisica, l\u2019idea che il verso sia un varco e non una definizione.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo pantheon ideale, Raboni \u00e8 il punto pi\u00f9 umano, pi\u00f9 vicino al presente, pi\u00f9 concretamente politico:&nbsp;<strong>quello che insegna che si pu\u00f2 scrivere senza urlare, ma dicendo tutto.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Una voce che ci riguarda<\/h3>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 rileggerlo oggi? Perch\u00e9&nbsp;<strong>la sua poesia ci interroga come cittadini e come persone<\/strong>. Perch\u00e9 racconta un\u2019Italia concreta, fatta di corpi e cemento, ma anche di coscienze in ascolto. Perch\u00e9 \u00e8 uno dei pochi che ha saputo&nbsp;<strong>dare forma alla malinconia senza cadere nel lamento<\/strong>, uno dei pochissimi che ha saputo difendere la dignit\u00e0 della parola anche nel rumore.<\/p>\n\n\n\n<p>Raboni \u00e8 ancora necessario. Non perch\u00e9 sia stato giusto, ma perch\u00e9 \u00e8 stato onesto. Non perch\u00e9 avesse soluzioni, ma perch\u00e9 non ha mai smesso di porsi domande. In questo \u00e8 stato \u2014 ed \u00e8 \u2014&nbsp;<strong>un maestro silenzioso<\/strong>, un testimone che parla ancora.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Inedito di Italo Nostromo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Per Raboni (2024)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Non ti ho incontrato mai, Giovanni,<br>ma ti conosco.<br>\u00c8 nei giorni neutri che mi raggiungi,<\/em><br><em>quando la strada \u00e8 una frase senza ritmo<br>e la luce sembra una nota sbagliata.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Non c\u2019\u00e8 citt\u00e0 nei tuoi versi \u2014<br>ma un\u2019idea di citt\u00e0,<br>come un\u2019eco sulle scarpe asciutte.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Non ho tram n\u00e9 nebbie,<br>solo bordi di provincia<br>e chilometri senza gloria,<\/em><br><em>ma tu parli anche qui,<br>tra questi campi in cui<br>la malinconia non ha storia.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Cos\u00ec cammino piano,<br>in un italiano disossato,<br>come insegnavi tu:<br>dirlo tutto,<br>ma senza gridare mai<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carlo Di Stanislao \u00abUn poeta \u00e8 sempre nel mezzo. 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