{"id":75920,"date":"2025-07-02T10:50:08","date_gmt":"2025-07-02T10:50:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=75920"},"modified":"2025-07-02T10:50:38","modified_gmt":"2025-07-02T10:50:38","slug":"scuola-holden-picca-e-lindustria-culturale-anatomia-di-una-crisi-annunciata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=75920","title":{"rendered":"Scuola Holden, Picca e l\u2019industria culturale: anatomia di una crisi annunciata"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Carlo Di Stanislao<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000014516-1-1-1-1-1-1.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"932\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000014516-1-1-1-1-1-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-75749\" style=\"width:473px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000014516-1-1-1-1-1-1.jpg 960w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000014516-1-1-1-1-1-1-300x291.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000014516-1-1-1-1-1-1-768x746.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000014516-1-1-1-1-1-1-150x146.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>\u00abLa cultura \u00e8 ornamento nella buona sorte, rifugio nella cattiva.\u00bb<\/em>&nbsp;\u2014 Aristotele<\/p>\n\n\n\n<p>Qualche giorno fa, una timida ma significativa polemica ha attraversato i social attorno alla Scuola Holden. Il casus belli? Una studentessa ha pubblicamente denunciato il clima tossico che regnerebbe tra i corridoi della celebre scuola torinese: competizione sfrenata, adulazione sistemica e arrivismo disinibito, il tutto incorniciato da una retta di 10.000 euro l\u2019anno. In cambio, due anni dopo, si promette poco pi\u00f9 di una ricevuta firmata da Baricco, un bacio simbolico da Chiara Valerio e, per i pi\u00f9 fortunati, la possibilit\u00e0 di pubblicare con la casa editrice del giovane Cattelan \u2013 quello che ha deciso di fare l\u2019editore perch\u00e9 \u00ableggere \u00e8 anche divertente\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>La replica della Holden \u00e8 stata a suo modo sconcertante: un video promozionale con genitori degli studenti che si dichiaravano entusiasti dell\u2019investimento. Parlano di \u00absorrisi negli occhi\u00bb dei figli, come se avessero pagato per un trattamento di recupero emozionale. Il video \u00e8 stato prontamente rimosso: la community ha giudicato troppo alto il suo tasso di imbarazzo involontario.<\/p>\n\n\n\n<p>Conosciamo bene la Holden. Alcuni nostri amici ci sono cascati. Hanno chiesto ai genitori ventimila euro per rimandare lo schiaffo della realt\u00e0, per guadagnare tempo sulle proprie allucinazioni letterarie. I genitori, da parte loro, si sono tolti un peso dalla coscienza: un biennio di maledettismo adolescenziale delegato a una struttura esterna, che funziona come un elegante ammortizzatore emotivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo frequentato anche noi, da imbucati, alcune delle celebri feste a margine del Salone del Libro. Volevamo vedere da vicino il \u201ctempio dello storytelling\u201d. C\u2019erano tutti: l\u2019intera intellighenzia italiana, riunita in una sola stanza. E bisogna dirlo: i nostri scrittori sono i pi\u00f9 scialbi d\u2019Europa. Dai lineamenti incerti di Paolo di Paolo al look trasandato di Francesco Piccolo, passando per il baffetto porno-soft di Mario Desiati e l\u2019assenza tragica di mento di Antonio Scurati, il panorama \u00e8 desolante. Chi oggi desidererebbe diventare scrittore, se questo vuol dire finire vestiti come Paolo Cognetti, testimonial inconsapevole della sciatteria escursionistica?<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo nostalgia di Pasolini con i suoi addominali, di Moravia nei suoi gessati impeccabili, delle camicie di Arbasino, degli aviator di Flaiano. Almeno sembravano avere una visione.<\/p>\n\n\n\n<p>Per fortuna esiste ancora Aurelio Picca. Stregone della parola, pugile della sintassi. Scrive come se ogni frase potesse essere l\u2019ultima, come se ogni punto e virgola dovesse salvargli la vita. Leggetelo, tutto. Se non riuscite a trovare i suoi libri, cercate almeno le sue fotografie. Guardate quegli occhi da Volsco dei Colli Albani, le basette da vampiro, gli anelli da gemmologo \u2013 titolo che rivendica con fierezza. Veste di visone, indossa camicie esagerate, anfibi gotici. \u00c8 l\u2019ultimo scrittore che ha il coraggio di sembrare colpevole: di amare le donne, le belle macchine, l\u2019alta sartoria, la brutalit\u00e0 dello sport. Tutto ci\u00f2 che oggi viene nascosto sotto il tappeto del moralismo soft.<\/p>\n\n\n\n<p>Nato a Velletri nel 1960, Aurelio Picca \u00e8 romanziere, poeta e giornalista. Ha attraversato generi e stili con una scrittura rabbiosa e incandescente, animata da un lessico arcaico e una sintassi tagliente. Ha collaborato con testate come il&nbsp;<em>Corriere della Sera<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>Il Messaggero<\/em>; ha pubblicato con importanti case editrici tra cui Mondadori, Bompiani e Rizzoli. Tra i suoi titoli pi\u00f9 rilevanti si segnalano&nbsp;<em>Sacro cuor selvaggio<\/em>&nbsp;(1997),&nbsp;<em>L\u2019esecuzione<\/em>&nbsp;(1999, finalista al Premio Viareggio),&nbsp;<em>Se la fortuna \u00e8 nostra<\/em>&nbsp;(2003),&nbsp;<em>Addio<\/em>&nbsp;(2012),&nbsp;<em>Bellissima<\/em>&nbsp;(2017),&nbsp;<em>Il desiderio di essere come tutti<\/em>&nbsp;(2019, premio Dess\u00ec) e&nbsp;<em>Roma. L\u2019ira, la grazia<\/em>&nbsp;(2020), un potente ibrido tra autobiografia e affresco urbano. \u00c8 un autore fuori asse, inclassificabile, e per questo necessario.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo incontrammo una volta nei pressi del lago di Nemi. Ci promettemmo un libro:&nbsp;<em>I mulatti<\/em>, viaggio psichedelico e feroce, uscito negli anni Novanta e oggi introvabile. Lo incontreremo ancora, tra i tigli e le ombre, e speriamo venga pubblicato.<\/p>\n\n\n\n<p>Picca \u00e8 bello, bellissimo \u2013 il pi\u00f9 vivo dei viventi in un ambiente di autori morenti. Con lui vuoi copiarne l\u2019outfit, abbracciare i suoi pensieri inammissibili. \u00c8 il residuo di un\u2019epoca in cui lo scrittore non doveva chiedere perdono per le proprie passioni. Oggi invece gli autori si mascherano di umilt\u00e0 prefabbricata, di solidariet\u00e0 da centro sociale, si travestono da guide civiche. Ti dicono come votare, come piangere, come amare, come parlare a tua madre. Preti laici, la cui scrittura sembra redatta dal consiglio condominiale. Incapaci di trasformare il loro trauma in una forma memorabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Leggiamo Aurelio Picca perch\u00e9 \u00e8 l\u2019unico ancora esposto: la parola non lo protegge, lo espone al giudizio universale, somma di tutte le prepotenze della vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed \u00e8 proprio di una scuola di vita che avremmo bisogno, non di una scuola di scrittura.<\/p>\n\n\n\n<p>A margine, aleggia un\u2019altra minaccia: quella della sovrapproduzione culturale. Si \u00e8 fatto credere che la cultura non possa saturarsi, che sia sempre poca, sempre necessaria. Ma \u00e8 falso. Siamo gi\u00e0 sommersi: mostre, festival, podcast, pubblicazioni, newsletter, romanzi, reading. Il cittadino medio non ha pi\u00f9 tempo nemmeno per consumare i propri prodotti culturali, figurarsi quelli degli altri.<\/p>\n\n\n\n<p>Il sistema \u00e8 saturo. La produzione di segni eccede la capacit\u00e0 d\u2019assorbimento. L\u2019arte diventa effimera non per riflettere la fragilit\u00e0 della vita, ma per sopravvivere in un mercato che divora se stesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec come nel 1929 l\u2019eccesso produttivo mand\u00f2 in crisi l\u2019economia materiale, oggi assistiamo a un\u2019economia culturale inflazionata, prossima al collasso. Si dice che la cultura non sia mai troppa: \u00e8 un\u2019illusione. E se nessuno interverr\u00e0 per frenare questa bulimia di contenuti, sar\u00e0 inevitabile una domenica nera anche per la cultura. Come allora si bruciava il caff\u00e8 per salvare il valore, forse oggi si dovr\u00e0 sacrificare parte della produzione culturale per ridare senso al gesto, al segno, alla parola.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carlo Di Stanislao \u00abLa cultura \u00e8 ornamento nella buona sorte, rifugio nella cattiva.\u00bb&nbsp;\u2014 Aristotele Qualche giorno fa, una timida ma [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4,10],"tags":[],"class_list":["post-75920","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-cultura","category-italiano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/75920","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=75920"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/75920\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":75921,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/75920\/revisions\/75921"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=75920"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=75920"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=75920"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}