{"id":76042,"date":"2025-07-04T09:34:17","date_gmt":"2025-07-04T09:34:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=76042"},"modified":"2025-07-04T09:34:38","modified_gmt":"2025-07-04T09:34:38","slug":"il-trionfo-annunciato-di-lanniversario-cronaca-di-una-vittoria-contro-il-patriarcato-e-di-unassenza-che-fa-piu-rumore-della-politica-culturale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=76042","title":{"rendered":"Il trionfo annunciato di\u00a0L\u2019anniversario: cronaca di una vittoria contro il patriarcato (e di un\u2019assenza che fa pi\u00f9 rumore della politica culturale)"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Carlo Di Stanislao<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000014516-1-1-1-1-1-1.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"932\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000014516-1-1-1-1-1-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-75749\" style=\"width:490px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000014516-1-1-1-1-1-1.jpg 960w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000014516-1-1-1-1-1-1-300x291.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000014516-1-1-1-1-1-1-768x746.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000014516-1-1-1-1-1-1-150x146.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>\u201cScrivere \u00e8 un atto di coraggio. Raccontare \u00e8 rompere il silenzio.\u201d<br>\u2014&nbsp;<em>Marguerite Duras<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>Il Premio Strega 2025 si \u00e8 concluso come molti immaginavano, ma non per questo con meno peso simbolico. A vincere \u00e8 stato&nbsp;<em>L\u2019anniversario<\/em>&nbsp;di&nbsp;<strong>Andrea Bajani<\/strong>&nbsp;(Feltrinelli), con&nbsp;<strong>194 voti<\/strong>&nbsp;su&nbsp;<strong>646<\/strong>, distaccando di oltre sessanta voti la seconda classificata. Una vittoria netta, s\u00ec, ma anche profondamente politica, in senso alto: il libro di Bajani non solo racconta un lutto familiare, ma si fa carico della disarticolazione del potere patriarcale attraverso il racconto silenzioso, lirico, misurato di un figlio che torna nella casa materna dopo la morte della madre. La figura del padre \u2013 presenza muta e opprimente \u2013 domina la scena come un\u2019ombra: pi\u00f9 assente che presente, e proprio per questo pi\u00f9 pervasiva. Bajani scrive con uno stile che lavora per sottrazione, ricordando la compostezza tragica di Peter Handke, la precisione dolorosa di Natalia Ginzburg, e l\u2019indagine memoriale e frammentata di W.G. Sebald. Ogni parola \u00e8 controllata, quasi chirurgica, in un romanzo dove il non detto \u00e8 pi\u00f9 importante del detto.<\/p>\n\n\n\n<p>La serata finale, condotta da Pino Strabioli e accompagnata dalle voci teatrali di Anna Foglietta e Filippo Timi, si \u00e8 svolta come da tradizione a Villa Giulia, tra discorsi, brindisi e una platea elegantemente tesa tra mondanit\u00e0 e letteratura. A mancare, per\u00f2, era proprio il ministro della cultura,&nbsp;<strong>Alessandro Giuli<\/strong>. Ufficialmente in missione a Berlino per cercare fondi per il cinema italiano, ha fatto sapere di non aver ricevuto i libri dei finalisti e di sentirsi \u201cescluso\u201d dalla Fondazione Bellonci. La replica \u00e8 stata immediata e, diciamo, didattica: chi esce dalla giuria \u2013 come ha fatto Giuli, in quanto ministro \u2013 non riceve i libri, per semplice statuto. Ma l\u2019impressione \u00e8 che dietro lo sdegno ci fosse ben altro: una certa allergia a un mondo culturale che non si \u00e8 ancora adeguato all\u2019estetica guerriera del governo, e che continua a produrre romanzi che parlano di dolore, memoria, corpi femminili, silenzi e lenti smottamenti interiori. Non proprio ci\u00f2 che si stampa su una T-shirt di partito.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul podio, insieme a Bajani, si \u00e8 distinta&nbsp;<strong>Elisabetta Rasy<\/strong>&nbsp;con&nbsp;<em>Perduto \u00e8 questo mare<\/em>&nbsp;(Rizzoli), un romanzo raffinato e sommerso, tutto giocato su ritratti di donne e memorie dimenticate. La sua scrittura elegante e riflessiva richiama l\u2019intellettualismo nitido di Annie Ernaux, ma anche la gravit\u00e0 classica di Marguerite Yourcenar. Rasy costruisce una genealogia femminile fatta di voci interrotte, storie sottratte alla Storia. Un libro che sembra pi\u00f9 scritto per durare che per brillare, e che forse per questo non ha conquistato il primo posto: oggi il dolore deve essere immediato, e Rasy invece lavora con lentezza, come una corrente che trascina con grazia.<\/p>\n\n\n\n<p>Al terzo posto&nbsp;<strong>Nadia Terranova<\/strong>, con&nbsp;<em>Quello che so di te<\/em>&nbsp;(Guanda). Romanzo intenso, delicato, che continua il percorso autobiografico e psicanalitico dell\u2019autrice messinese, gi\u00e0 finalista con&nbsp;<em>Addio fantasmi<\/em>. Qui, il rapporto madre-figlia diventa campo di battaglia identitario, ma con una voce narrativa pi\u00f9 matura e stratificata. Si avverte l\u2019influenza di Ferrante \u2013 nei temi e nella tensione affettiva \u2013 ma anche quella della Munro nel modo di rendere l\u2019ordinario pregnante. Terranova scrive con la consapevolezza di chi sa dosare tenerezza e ferocia, e riesce a dare profondit\u00e0 al quotidiano senza retorica.<\/p>\n\n\n\n<p>Il quarto classificato,&nbsp;<strong>Paolo Nori<\/strong>, porta in finale&nbsp;<em>Chiudo la porta e urlo<\/em>&nbsp;(Mondadori), il libro pi\u00f9 parlato, pi\u00f9 sgrammaticato (nel senso migliore del termine), pi\u00f9 \u201cnoriesco\u201d possibile. La sua prosa \u00e8 una raffica disarticolata, fatta di elenchi, ripetizioni, variazioni sul tema, come se Thomas Bernhard fosse finito in Emilia con una radio sintonizzata sulle frequenze del bar sotto casa. Nori si rif\u00e0 anche a Danilo Ki\u0161 per la presenza della Storia in filigrana, ma lo fa col tono dell\u2019umorismo tragico, del disincanto quotidiano. \u00c8 un libro che sembra svagato ma non lo \u00e8 affatto: urla, appunto, ma con ironia e precisione.<\/p>\n\n\n\n<p>Infine, il quinto posto \u00e8 una sorpresa:&nbsp;<strong>Michele Ruol<\/strong>&nbsp;con&nbsp;<em>Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia<\/em>&nbsp;(TerraRossa). Un esordio poetico, pi\u00f9 lirico che narrativo, che mescola prosa e versi in una forma frammentaria, evocativa. Ruol \u00e8 vicino a poeti come Mariangela Gualtieri e Valerio Magrelli, ma con la tensione narrativa di chi sa che la letteratura pu\u00f2 anche essere inventario emotivo. Un libro fragile e potente, come un paesaggio dopo l\u2019incendio.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ombra del ministro Giuli ha aleggiato anche dopo la cerimonia: la sua proposta di spostare la prossima edizione del premio a Cinecitt\u00e0 \u2013 per l\u201980esimo anniversario \u2013 \u00e8 parsa a molti una mossa da reality show culturale. La Fondazione Bellonci ha risposto con diplomazia, dicendosi pronta a \u201cdiscutere\u201d la proposta. Ma spostare il premio Strega in uno studio televisivo suona come ambientare&nbsp;<em>La coscienza di Zeno<\/em>&nbsp;a Disneyland. La letteratura non \u00e8 una scenografia: \u00e8 carne viva, conflitto, pensiero critico. Non ama i riflettori, li sopporta. E di certo non tollera i palinsesti.<\/p>\n\n\n\n<p>In conclusione, il Premio Strega 2025 ha dato spazio a scritture solide, impegnate, profonde. Ha mostrato che la letteratura italiana, se lasciata libera, racconta ci\u00f2 che brucia sotto la superficie: i legami, la violenza, la cura, le eredit\u00e0 emotive. Ha premiato la parola come atto di resistenza, contro il rumore di fondo della propaganda. E se il ministro non ha letto i libri, beh, pu\u00f2 sempre recuperarli. A Berlino, forse, li trova anche in traduzione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Tutte l\u2019opinioni versati nel sito correspondono solo a chi la manifesta. Non e necessariamente l\u2019opinione della Direzione<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carlo Di Stanislao \u201cScrivere \u00e8 un atto di coraggio. 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