{"id":76103,"date":"2025-07-07T11:09:25","date_gmt":"2025-07-07T11:09:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=76103"},"modified":"2025-07-07T11:09:41","modified_gmt":"2025-07-07T11:09:41","slug":"hemingway-a-venezia-memorie-fantasmi-e-silenzi-di-una-nazione-dimentica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=76103","title":{"rendered":"Hemingway a Venezia: memorie, fantasmi e silenzi di una nazione dimentica"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-table\"><table><tbody><tr><td><em>Carlo Di Stanislao<\/em><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/descarga-7.jpeg\"><img decoding=\"async\" width=\"265\" height=\"190\" data-id=\"76104\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/descarga-7.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-76104\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/descarga-7.jpeg 265w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/descarga-7-150x108.jpeg 150w\" sizes=\"(max-width: 265px) 100vw, 265px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000014516-1-1-1-1-1-1.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"932\" data-id=\"75749\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000014516-1-1-1-1-1-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-75749\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000014516-1-1-1-1-1-1.jpg 960w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000014516-1-1-1-1-1-1-300x291.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000014516-1-1-1-1-1-1-768x746.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1000014516-1-1-1-1-1-1-150x146.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<p><em>\u201cIl mondo \u00e8 un bel posto e vale la pena di lottare per esso. Sono d&#8217;accordo con la seconda parte.\u201d<\/em><br>\u2014 Ernest Hemingway<\/p>\n\n\n\n<p>Nel cuore della Venezia postbellica, silenziosa e sospesa tra la rovina e la rinascita, si muove un uomo stanco, segnato nel corpo e nell\u2019anima da due guerre. \u00c8 il colonnello Richard Cantwell, alter ego di Ernest Hemingway, protagonista di&nbsp;<em>Di l\u00e0 dal fiume e tra gli alberi<\/em>, romanzo tardo e meno celebrato dello scrittore americano, ora portato sullo schermo da Paula Ortiz in un film lirico, colto, volutamente fuori tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Girato durante la pandemia, quando la citt\u00e0 lagunare era stranamente vuota, spettrale, il film trova in quella Venezia irreale la scenografia perfetta per raccontare una storia di memoria, perdita, orgoglio e rassegnazione. Ma soprattutto, attraverso lo sguardo straniero del protagonista, riesce a riflettere un&#8217;immagine dell\u2019Italia del 1945 che ancora oggi risulta difficile da accettare: un paese formalmente liberato, ma ancora occupato; vinto e salvato insieme, eppure privo di vera consapevolezza di s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>La vicenda ruota attorno a un congedo. Il colonnello Cantwell \u2014 interpretato da un misurato Liev Schreiber \u2014 torna a Venezia, citt\u00e0 che aveva conosciuto da giovane durante la Prima Guerra Mondiale. Ora, anziano e malato, porta su di s\u00e9 il peso di una nuova tragedia: la morte del figlio nella recente guerra mondiale. Il viaggio \u00e8 una sorta di pellegrinaggio verso l\u2019addio: al corpo, all\u2019amore, alla vita. Venezia diventa lo specchio di questo addio, sospesa tra la bellezza e la decadenza, tra la pietra e l\u2019acqua, tra ci\u00f2 che \u00e8 stato e ci\u00f2 che non sar\u00e0 pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Accanto a lui, in un gioco sottile di contrasti, si muove Renata, giovane veneziana di nobili origini ma ormai povera, interpretata con grazia contemporanea da Matilda De Angelis. Renata non \u00e8 la tipica donna del neorealismo italiano, n\u00e9 la giovane ingenua di un feuilleton sentimentale. \u00c8 moderna, lucida, consapevole della distanza tra desiderio e dovere. Sa che non potr\u00e0 sposare l\u2019uomo che ama, ma sapr\u00e0 amarlo ugualmente, con una dedizione intelligente e matura. La loro storia \u00e8 fatta di sguardi, di pause, di parole misurate. \u00c8 un amore che si consuma nel breve arco di pochi giorni, ma che si imprime nella memoria con una forza che le grandi passioni non sempre riescono a eguagliare.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo rapporto impossibile tra un uomo in declino e una donna troppo giovane per lui si riflette, per Hemingway, non solo il tema universale della perdita, ma anche quello della distanza tra l\u2019ideale e il reale. L\u2019amore, qui, non \u00e8 mai realizzazione, ma tensione. La vicinanza si nutre di distanza, e il sentimento si rafforza proprio nell\u2019impossibilit\u00e0 del compimento. \u00c8 una metafora perfetta per un\u2019epoca intera: la Venezia occupata degli anni Quaranta come l\u2019Italia di quegli anni \u00e8 un paese che si scopre diviso tra ci\u00f2 che sogna e ci\u00f2 che pu\u00f2, tra l\u2019orgoglio che dovrebbe avere e la resa che ha gi\u00e0 accettato.<\/p>\n\n\n\n<p>La regia di Paula Ortiz restituisce tutto questo con eleganza visiva e pudore emotivo. La sua Venezia non \u00e8 cartolina, non \u00e8 stereotipo, ma nemmeno documentario. \u00c8 piuttosto una citt\u00e0 mentale, un luogo dell\u2019anima dove si incontrano la memoria e l\u2019illusione, la Storia e il sentimento. L\u2019uso della luce, della nebbia, degli interni decadenti, crea una tensione costante tra realt\u00e0 e sogno, tra ci\u00f2 che \u00e8 stato vissuto e ci\u00f2 che \u00e8 stato immaginato. In questo spazio onirico, il passato non \u00e8 mai completamente trascorso, ma torna a bussare alle porte della coscienza.<\/p>\n\n\n\n<p>Non meno importante \u00e8 il contesto politico e sociale. L\u2019Italia che Hemingway descrive \u2014 e che Ortiz visualizza \u2014 \u00e8 un paese attraversato da una profonda ambiguit\u00e0. Gli americani sono dappertutto, e non solo con le loro divise, ma con i loro codici, i loro gesti, il loro modo di parlare e di occupare lo spazio. Sono i nuovi padroni, gli alleati-liberatori, eppure la loro presenza \u00e8 anche il segno tangibile di una sovranit\u00e0 ancora negata. Gli italiani, in confronto, sembrano figure secondarie, ombre silenziose, rassegnate. Solo due personaggi emergono con una fierezza diversa, con un piglio revanscista che, in un paese normale, avrebbe dovuto essere la regola e non l\u2019eccezione.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa visione, che pu\u00f2 apparire dura, quasi ingenerosa, \u00e8 in realt\u00e0 una delle intuizioni pi\u00f9 acute di Hemingway, che da straniero ha saputo cogliere con spietata chiarezza le contraddizioni dell\u2019Italia postbellica. Non c\u2019\u00e8 compiacimento nel suo sguardo, n\u00e9 cinismo. C\u2019\u00e8 piuttosto una tristezza partecipe, quella di chi ha amato un paese e ne ha visto il lato fragile. Non a caso, lo scrittore aveva servito volontario in Italia durante la Grande Guerra, riportando ferite nel corpo e nell\u2019animo che avrebbero segnato tutta la sua opera.<\/p>\n\n\n\n<p>Il film di Paula Ortiz, in questo senso, \u00e8 fedele non tanto alla lettera del testo, ma al suo spirito. Non cerca di imitare Hemingway, ma di tradurne l\u2019atmosfera. Non tenta di spiegare, ma di evocare. E proprio in questa scelta di sobriet\u00e0 e suggestione, trova la sua forza. \u00c8 un film letterario nel senso pi\u00f9 nobile del termine: non parla per slogan, non semplifica, non cerca il consenso. Chiede allo spettatore di fermarsi, di ascoltare, di osservare.<\/p>\n\n\n\n<p>In un panorama cinematografico spesso dominato da ritmi frenetici e da narrazioni urlate,&nbsp;<em>Di l\u00e0 dal fiume e tra gli alberi<\/em>&nbsp;appare quasi come un oggetto fuori dal tempo. Eppure \u00e8 proprio questo suo anacronismo che lo rende prezioso. Perch\u00e9 ci costringe a guardare indietro, a interrogarci sul passato, sulle radici del nostro presente, su ci\u00f2 che abbiamo dimenticato o voluto dimenticare.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 la memoria, come l\u2019amore, ha bisogno di distanza per esistere. E forse, proprio grazie allo sguardo lontano di Hemingway e a quello elegante della regista spagnola, possiamo oggi tornare a vedere pi\u00f9 chiaramente chi eravamo. E capire, almeno un po\u2019 meglio, chi siamo diventati.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carlo Di Stanislao \u201cIl mondo \u00e8 un bel posto e vale la pena di lottare per esso. 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