{"id":76481,"date":"2025-07-12T09:36:15","date_gmt":"2025-07-12T09:36:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=76481"},"modified":"2025-07-12T09:36:37","modified_gmt":"2025-07-12T09:36:37","slug":"a-90-anni-dellarrivo-di-cesare-pavese-in-calabria-una-rilettura-necessaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=76481","title":{"rendered":"A 90 anni dell&#8217;arrivo di Cesare Pavese in Calabria.\u00a0 Una rilettura necessaria"},"content":{"rendered":"\n<p><em>PIERFRANCO BRUNI<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/1000153816.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"720\" height=\"960\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/1000153816.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-76482\" style=\"width:338px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/1000153816.jpg 720w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/1000153816-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/1000153816-113x150.jpg 113w\" sizes=\"(max-width: 720px) 100vw, 720px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>4 agosto del 1935. Cesare Pavese arrivava a Brancaleone. Calabria. Doveva scontare tre anni di confine per accusa rivelatesi&nbsp; poco fondata. Tanto che dopo diverse lettere che Cesare indirizza a Mussolini viene completamente graziato e resta a Brancaleone soltanto alcuni mesi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Prosciolto. Cesare scrive a Mussolini. Lui e la sua famiglia non sono mai stati antifascisti. La sorella Maria conferma in un&#8217;altra missiva al Duce tutto ci\u00f2 (di questo ho scritto abbondantemente nei miei libri).<\/p>\n\n\n\n<p>Bastano pochi mesi in terra calabra per far comprendere a Cesare l&#8217;importanza del mito, dei riti, della grecit\u00e0 profonda. Nasceranno da questa sua permanenza in Calabria romanzi e poesie fondanti come \u00abIl carcere\u00bb, \u00abLo stendazzu\u00bb, una poesia significativa del suo vocabolario lirico, \u00abIl mestiere di vivere\u00bb e di scrivere che a Brancaleone annota i primi passi e quei \u00abDialoghi con Leuc\u00f2\u00bb che resta l&#8217;unicum del Novecento oltre a diversi racconti pubblicati poi sulla rivista di Giuseppe Bottai \u00abPrimato\u00bb e su altre riviste fasciste.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La grecit\u00e0 e la Magna Grecia restano nell&#8217;anima di Pavese in una comparazione stretta con le sue Langhe. Pavese vive la Calabria con i suoi fichi d&#8217;India, con quella quarta parete che \u00e8 il mare, con la bellezza della feste e della gente sempre ospitale e con le donne con l&#8217;anfora in testa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Scriver\u00e0 \u00abQui ho trovato una grande accoglienza. Brave persone, abituate a peggio, cercano in tutti i modi di tenermi buono e caro. (\u2026) Che qui siano sporchi \u00e8 una leggenda. Sono cotti dal sole. Le donne si pettinano in strada, ma viceversa tutti fanno il bagno.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>La vita di Pavese \u00e8 nello scrivere la vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 27 agosto del 1950 Pavese viene trovato morto in un albergo di Torino. Il suicidio come discesa nel Regno dell\u2019infinito con accanto Tiresia. Senza mito non ci sar\u00e0 mai poesia. La poesia \u00e8 la ripetizione di senso. Cesare Pavese. Uno scrittore che ha attraversato le malinconie dell\u2019amore in un vissuto di esistenze e di parole. Lo scrittore che non ha mai creduto nel realismo, e non credendoci, non lo ha mai accettato sia nel linguaggio che nelle forme. La metafora di Leuc\u00f2 \u00e8 una costante nei suoi scritti.<\/p>\n\n\n\n<p>Uno scrittore osteggiato e, anche, temuto perch\u00e9 la sua poesia e il suo romanzo hanno fatto scuola, ovvero hanno creato degli indirizzi letterari, metaforici e linguistici sul filo di una profonda metafisica in linea con la grecit\u00e0 dell\u2019ulissismo e dei simboli. Non esiste realismo con Pavese. Il labirinto azzera ogni forma di rappresentazione e la vita \u00e8 uno scavo perso nei meandri infiniti che cercano di comprendere il finito.<\/p>\n\n\n\n<p>Il&nbsp; racconto su Pavese, che porto avanti da decenni, \u00e8 un percorso in cui gli archetipi della sua infanzia ritornano costantemente a fare luce all\u2019interno della sua inquietudine \u2013 foresta. I miei sette otto libri su Pavese con gli ultimi&nbsp; &nbsp;\u201cAmare Pavese\u201d e il recentissimo \u00abLa profezia del bosco\u00bb&nbsp; (Zaffiri, Pellegrini) sono un attraversare il mio \u201cgorgo\u201d per raccogliere la consolazione dei distacchi che, diversamente delle lontananze, feriscono il cammino.&nbsp; Si racconta degli amori e, in particolare, di Constance Dowling, il suo ultimo amore, che dar\u00e0 i versi di \u201cverr\u00e0 la morte\u2026\u201d.&nbsp; Ma c\u2019\u00e8 una presenza importante nella sua vita che \u00e8 quella di Bianca Garufi.<\/p>\n\n\n\n<p>Una presenza forte che va oltre certamente sia Constance che la Tina Pizzardo dalla voce roca. Con Bianca Garufi ha scritto il libro chiave che \u00e8 l\u2019incompiuto \u201cFuoco Grande\u201d e a lei ha dedicato non solo le poesie de \u201cLa terra e la morte\u201d, ma i \u201cDialoghi con Leuc\u00f2\u201d, l\u2019unico libro del Novecento italiano in cui il mito, il mistero e la profezia si incontrano lungo la traccia di una antropologia metafisica. Pavese scese con Leuc\u00f3 nel Regno dei morti per catturare il mito della fine. Trov\u00f2 lo sguardo di Bianca e cerc\u00f2 di farsi raccontare la fantasia dell\u2019infanzia.<\/p>\n\n\n\n<p>Una originalit\u00e0 straziante che Pavese mette in evidenza attraverso un sostegno mistico e antropologico &#8211; umanistico che tenta di percorrere i labirinti dell\u2019anima. Comprese che la nostalgia \u00e8 un viaggio interminabile e indefinibile. \u00abFuoco grande\u00bb \u00e8 il fal\u00f2 del tempo. Con \u201cLa luna e i fal\u00f2\u201d riemerge il viso del gorgo e diventa sguardo dentro l\u2019anima. Il volto specchiato \u00e8 fisicit\u00e0. Il silenzio \u00e8 metafisica ancestrale. \u00c8 scendere nel gorgo muto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Novecento letterario, nella sua complessit\u00e0, si apre con Pirandello &#8211; D\u2019Annunzio e si chiude con Pavese. Si vive un viaggio tra l\u2019estetica e il mito in una saggezza tra Mediterranei e Oceani. La donna \u00e8 il mito ed incarna la vita e la morte, il mistero e la finzione, la bellezza e l\u2019indefinibile. Ed \u00e8 Bianca che intreccia il canto dell\u2019esistere e del morire perch\u00e9 in essa c\u2019\u00e8 la discesa negli Inferi, ovvero il mito che si abita nel rito.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo navigare tra la grecit\u00e0 e i miti ancestrali dei popoli primitivi, il linguaggio pavesiano&nbsp; incontra, soprattutto, la differenza tra il senso di disperazione e di tragico, il cui centro \u00e8 dato dalla conoscenza profonda di Nietzsche, sul quale Pavese ha dedicato molto suo lavoro, e l\u2019umanesimo della nostalgia che diventa viaggio verso il centro &#8211; labirinto. \u00c8 Omero che diventa la definizione del viaggio pavesiano. Leuc\u00f2 \u2013 Bianca \u00e8 la metafora di Penelope \u2013 Circe \u2013 Calipso. \u00c8 una terra e un mare. Da qui inizia l\u2019ultima fase della creativit\u00e0 di Pavese. Siamo nel 1945. Si conclude con il suo suicidio, 1950,&nbsp; e con il dire che il suo dovere \u00e8 stato fatto. Ha dato poesia agli uomini. Non scrisse per testimoniarsi. Ma per sfidare la morte in ogni pagina. Come con i \u201cDialoghi\u201d nei quali il dialogare \u00e8 un confrontare le griglie simboliche che affollano la morte nel vivere. Il mio Pavese non conosce la storia. Si vive scendendo nelle stanze della nostalgia abitate dai porti al centro dei mari.<\/p>\n\n\n\n<p>Cesare Pavese era nato a Santo Stefano Belbo il 9 settembre del 1908. Muore, suicida, il 27 agosto del 1950 nell\u2019Albergo \u201cRoma\u201d di Torino. Sul comodino i \u201cDialoghi con Leuc\u00f2\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>In Calabria scopre il senso del selvaggio e quel mito fatto di tragico e di tempo. Incontra Concia e le altre donne che hanno nomi omerici in un paesaggio di tramonto rosso sulle rocce e quelle onde che hanno i colori del vento. La Casa del Confine a Brancaleone \u00e8 una testimonianza vibrante e Tonino Tringali&nbsp; il proprietario e innamorato di Cesare ha reso punto nevralgico per approfondire il Pavese calabro. Sono passati 90 anni dal suo arrivo in Calabria e si ricorda e non si dimentica la necessit\u00e0 e il dovere di continuare a discutere su Pavese. Perch\u00e9? Ebbe a scrivere: \u00abLa gente di questi paesi \u00e8 di un tatto e di una cortesia che hanno una sola spiegazione: qui una volta la civilt\u00e0 era greca. Persino le donne che, a vedermi disteso in un campo come un morto, dicono \u00abEste u\u2019 confinatu\u00bb, lo fanno con una tale cadenza ellenica che io mi immagino di essere Ibico e sono bell\u2019\u00e8 contento.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Il resto \u00e8 visitare i luoghi calabresi abitati dal mio nostro Cesare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PIERFRANCO BRUNI 4 agosto del 1935. Cesare Pavese arrivava a Brancaleone. Calabria. 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