{"id":76942,"date":"2025-07-20T11:01:20","date_gmt":"2025-07-20T11:01:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=76942"},"modified":"2025-07-20T11:01:43","modified_gmt":"2025-07-20T11:01:43","slug":"dalle-regole-al-rumore-il-tradimento-del-bembismo-e-la-crisi-della-lingua-italiana-nella-narrativa-contemporanea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=76942","title":{"rendered":"Dalle regole al rumore: il tradimento del bembismo e la crisi della lingua italiana nella narrativa contemporanea"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-table\"><table><tbody><tr><td><em>Carlo Di Stanislao<\/em><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><\/figure>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/images.jpeg\"><img decoding=\"async\" width=\"228\" height=\"221\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/images.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-76485\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/images.jpeg 228w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/images-150x145.jpeg 150w\" sizes=\"(max-width: 228px) 100vw, 228px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p><em>\u201cLa lingua \u00e8 la veste del pensiero.\u201d<\/em><br>\u2014 Samuel Johnson<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p>La lingua italiana ha conosciuto il suo massimo splendore nella norma, non nel caos. Oggi invece, tra narrazioni sfilacciate, ortografie sciatte e stili che sembrano voler sorprendere per disprezzo delle regole pi\u00f9 che per talento, \u00e8 lecito chiedersi: che ne \u00e8 stato del sogno bembiano? Che fine ha fatto quell\u2019ideale di eleganza, chiarezza e armonia che Pietro Bembo \u2014 raffinato umanista, teorico della lingua e guida spirituale del Rinascimento linguistico italiano \u2014 aveva immaginato per la nostra letteratura?<\/p>\n\n\n\n<p>Nel&nbsp;<em>Prose della volgar lingua<\/em>, Bembo scelse Petrarca e Boccaccio come modelli, non per nostalgia, ma per costruire una lingua alta, nobile, limpida. Una lingua che sapesse parlare al presente senza perdere l&#8217;eredit\u00e0 del passato. Il suo non era un passatismo sterile, ma un atto di civilt\u00e0. Una proposta di ordine. Di equilibrio. Di responsabilit\u00e0. Oggi, al contrario, l\u2019italiano scritto, persino quello pubblicato, pare rifuggire ogni forma di misura: il gusto per la frase ben costruita \u00e8 deriso come artificioso, mentre l&#8217;approssimazione viene esaltata come autenticit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>E invece eccoci qui. Oggi il bembismo \u00e8 un reperto da biblioteca. Un cimelio da accademici. La lingua italiana \u2014 quella letteraria in particolare \u2014 pare essersi rassegnata a un destino di approssimazione e sciatteria. La narrativa contemporanea \u00e8 spesso infarcita di frasi monche, di punteggiatura sgangherata, di termini inglesi infilati come brillantini nel fango, di dialoghi che sembrano trascrizioni da messaggi vocali. Leggiamo romanzi in cui i personaggi \u201ctipo che vanno in hangover\u201d, dove si \u201cfanno call\u201d invece di telefonarsi, dove le madri sono \u201cmood ansia\u201d e i pensieri \u201crandom\u201d. Ma non \u00e8 solo questione di lessico. \u00c8 la struttura stessa a essere implosa. Periodi spezzati, elenchi infiniti che si spacciano per stile, descrizioni che fuggono il dettaglio per rifugiarsi nel vago emotivo. Lo \u201cstream of consciousness\u201d ridotto a flusso di parole a caso.<\/p>\n\n\n\n<p>E il dramma \u00e8 che questi libri non restano ai margini. No, vincono. Trionfano. Si portano a casa premi prestigiosi: Strega, Campiello, Bancarella, Mondello. Romanzi che, nella maggior parte dei casi, non reggerebbero un confronto strutturale neppure con una pagina secondaria di&nbsp;<em>Zeno Cosini<\/em>, n\u00e9 tanto meno con le vertigini linguistiche di Joyce. Eppure eccoli l\u00ec, celebrati da giurie entusiaste, pubblicizzati come rivelazioni letterarie, lodati per una \u201cvoce autentica\u201d che troppo spesso \u00e8 solo voce sciatta. Non si tratta di flusso di coscienza alla maniera di Svevo o di Woolf, ma di corrente incontrollata, spesso inconsapevole, talvolta inconsistente.<\/p>\n\n\n\n<p>A questo si aggiunge l\u2019inquinamento continuo della lingua da parte del giornalismo, sia cartaceo che digitale, e della comunicazione televisiva. I quotidiani italiani, un tempo esempio di scrittura sorvegliata e colta, oggi sembrano rincorrere lo stile da blog: titoli gridati, linguaggio semplificato, aggettivi a valanga. La sobriet\u00e0 \u00e8 scomparsa, la precisione pure. La cronaca si mischia all\u2019opinione in un impasto che somiglia sempre pi\u00f9 a intrattenimento. La lingua dei giornali non forma pi\u00f9 il cittadino: lo blandisce, lo solletica, gli fa compagnia nella confusione.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel giornalismo online la situazione \u00e8 ancora pi\u00f9 estrema: si scrive come si twitta. L\u2019ansia del click genera testi composti come slogan, sintassi appiattita, nessuna attenzione alla coerenza argomentativa. E guai a sembrare \u201cdifficili\u201d, guai a usare una subordinata. Si deve \u201carrivare\u201d subito, come se il lettore fosse un bambino distratto da mille giochi.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche la televisione ha la sua parte di colpa. I talk show parlano l\u2019italiano della rissa, i telegiornali quello del torpore. Si \u00e8 perso il lessico specifico, il rispetto della terminologia, la cura del ritmo espositivo. Tutto \u00e8 scivolato verso un parlato informe, impastato di neologismi frettolosi, anglicismi finti, clich\u00e9 da social. La parola \u00e8 diventata un suono qualsiasi, un riempitivo, e spesso anche l\u2019unico contenuto.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma questa deriva ha radici pi\u00f9 profonde, e riguarda il livello culturale complessivo. I dati sulla lettura in Italia sono impietosi. Solo il 39% degli italiani legge almeno un libro all\u2019anno. Non un libro al mese, non un libro a settimana:&nbsp;<strong>un libro all\u2019anno<\/strong>. E di questi, una parte non finisce nemmeno quello. Le biblioteche sono deserte, i lettori forti \u2014 quelli che leggono pi\u00f9 di dodici libri l\u2019anno \u2014 sono una minoranza statisticamente irrilevante. Per confronto, in Germania la percentuale di lettori si avvicina al 60%, in Francia \u00e8 oltre il 65%, nei paesi scandinavi supera il 70%. In Italia, invece, siamo nella coda della classifica europea, assieme a Romania, Bulgaria e Grecia.<\/p>\n\n\n\n<p>E non si tratta solo di quantit\u00e0, ma anche di qualit\u00e0. Chi legge, spesso legge narrativa commerciale, libri che sono scritti pi\u00f9 per essere consumati che per essere compresi. Romanzi dai temi semplici, dalla lingua elementare, dallo stile scorrevole fino all\u2019insignificanza. \u00c8 il trionfo del bestseller da supermercato, del libro che si legge \u201cin due sere\u201d, del linguaggio che non ostacola mai. Il pubblico non chiede pi\u00f9 di essere elevato: chiede di essere confermato. Intrattenuto. Cullarato nella propria ignoranza.<\/p>\n\n\n\n<p>E la scuola, che dovrebbe formare il gusto e il rigore linguistico, \u00e8 ormai marginalizzata, spesso essa stessa piegata a una didattica facilitata, impoverita. Si leggono sempre meno classici, si scrive pochissimo, si corregge con timidezza per non ferire la sensibilit\u00e0 dell\u2019alunno. La grammatica \u00e8 vista come un retaggio del passato, non come fondamento del pensiero.<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec la lingua, che dovrebbe essere esercizio di pensiero, strumento di comprensione, campo di responsabilit\u00e0, diventa al contrario un ingombro da ridurre. Ecco perch\u00e9 il bembismo oggi non \u00e8 soltanto una questione da storici della lingua. \u00c8 una bandiera culturale. \u00c8 l\u2019idea che il parlare e lo scrivere bene siano atti di rispetto verso s\u00e9 stessi e verso gli altri. \u00c8 l\u2019opposto dell\u2019autoindulgenza stilistica, del compiacimento confuso, della scorciatoia costante.<\/p>\n\n\n\n<p>Naturalmente, ci sono ancora autori, giornalisti, insegnanti, intellettuali che resistono. Che sanno costruire un periodo con attenzione, che credono nel valore della parola precisa, che praticano la lingua come disciplina. Ma sono sempre pi\u00f9 minoritari. Sempre pi\u00f9 controvento. E spesso guardati con sospetto, come rappresentanti di un\u2019\u00e9lite linguistica fuori dal tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Se oggi Bembo potesse leggere certi romanzi vincitori di premi, ascoltare certi editoriali in televisione, o scorrere certi articoli pubblicati online, non si limiterebbe a scuotere la testa. Avrebbe piet\u00e0. Ma non per chi scrive: per la lingua stessa. Per ci\u00f2 che poteva essere \u2014 e che, per colpa nostra, non \u00e8 pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Tutte l\u2019opinioni versati nel sito correspondono solo a chi la manifesta. Non e necessariamente l\u2019opinione della Direzione<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carlo Di Stanislao \u201cLa lingua \u00e8 la veste del pensiero.\u201d\u2014 Samuel Johnson La lingua italiana ha conosciuto il suo massimo [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10,35],"tags":[],"class_list":["post-76942","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-italiano","category-opiniones"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/76942","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=76942"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/76942\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":76943,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/76942\/revisions\/76943"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=76942"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=76942"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=76942"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}